21/04/2001
Anche questa volta,
nonostante le mille traversie che hanno rischiato di compromettere la
partenza, è giunto il tanto agognato momento di partire per una meta
così a lungo desiderata: CUBA.
La giornata è fredda
(7 gradi centigradi) quando arriviamo alla Malpensa dove ci imbarchiamo
sul nostro volo Air France con partenza prevista per le ore 13,15. Dopo
circa 10 ore
di volo (con scalo a Parigi) arriviamo all’ Havana e ci sorprende il
fatto che, a differenza di quanto ci avevano detto, la coda alla dogana
è breve anche se gli addetti sono veramente lenti. Dopo qualche minuto
arrivano anche i voli della British e della Lauda Air e in poco tempo
la sala che conduce ai banchi della dogana diventa affollatissima e
l’ aria irrespirabile poiché non esiste il divieto di fumo e questo
basta a scatenare le ciminiere rimaste tranquille per le ore del volo.
Anche se tra i primi ad essere sdoganati, decidiamo di aspettare una
coppia di amici che ha volato con British Airways e che si trova alla
fine della coda: questo ci costa circa tre ore di attesa
al
caldo assaliti da zanzare fameliche poichè alla coda si aggiunge l’
attesa per il ritiro del loro bagaglio che, alla fine, risulterà smarrito
durante il cambio di aereo a Londra (verrà consegnato solo il 26/04/2001).
Alle 0,30 ora locale arriviamo a casa di Iskra (una cara amica che ora
vive in Italia e che ci ha ospitato nella sua bella casa a Vedado) dove
facciamo conoscenza con i suoi amici Lourdes, Raulito e Noel: Raulito
è l’ uomo di fiducia di Iskra (il nostro uomo all’ Havana) e si dimostrerà
efficientissimo oltre che molto simpatico, Lourdes è una cara amica
di Iskra e vive nel suo appartamento durante la sua assenza, Noel convive
con Lourdes e oltre ad essere un bravo ballerino si rivelerà anche un
ottimo cuoco. Finalmente un letto in cui si possa riposare in posizione
orizzontale anche se il sonno sarà complicato dagli effetti negativi
dovuti alla differenza di fuso orario.
22/04/2001
Come avevamo
richiesto la sera prima, al mattino Raulito ci ha procurato (al mercato
nero) latte, frutta, biscotti, caffè e acqua per la colazione. Non facciamo
in tempo a finire che il nostro mitico tuttofare si presenta nella via
con una Lada (scassatissima) che sarà il nostro mezzo di trasporto per
quella giornata; per la benzina ecco che si materializza dallo scantinato
dello stabile dove vive Iskra un ragazzo con una tanica di benzina a
prezzo conveniente: iniziamo la nostra convivenza con il sistema cubano
dove tutto quello che uno vuole lo può ottenere al mercato nero (basta
avere i dollari). Prima di dirigerci verso il centro facciamo una puntatine
all’ agenzia di viaggio “Cubatour” (calle 23 Esquinal, Vedado. Ciudad
de la Habana, Cuba. Tel.: 66 / 2139 ; Fax: 53 / 7 / 33 / 3142) presso
l’ Hotel Havana Libre per prenotare la notte all’ Hotel Moka (Las Terrazas)
e per il soggiorno a Cayo Levisa (in questa occasione troviamo un’ impiegata
gentile che parla uno splendido italiano: Sig.ra Lucile Cardella Fuster
– Tel: 554736). Sotto il sole cocente abbiamo quindi visitato l’ Havana
Vieja (Plaza de la Catedral …) gironzolando per le viuzze fino alla
Plaza Vieja. Ci fermiamo per uno spuntino in un bar dove un complessino
ci allieta con brani di salsa e son. La cosa che ci colpisce immediatamente
è il numero esagerato di poliziotti che incontriamo nel nostro girovagare
tra vie e vicoli dell’ Havana Vieja.
La città
ci appare splendida, proprio come l’ avevo immaginata; non avevo invece
immaginato le condizioni in cui sono costretti a vivere i cubani: spesso
abitano all’ interno di palazzine al limite del crollo, sono costretti
a utilizzare autocarri per i loro spostamenti (vengono caricati nei
cassoni accalcati gli uni agli altri), devono fare code spaventose nei
negozi statali dove possono acquistare prodotti di prima necessità utilizzando
la “libreta” (non è detto che poi questi negozi siano forniti della
merce richiesta, anzi spesso sono desolatamente vuoti). Nonostante tutto
uomini e donne sono allegri, vivaci e hanno, in genere, voglia di comunicare
(anche se spesso tutto è finalizzato a qualche richiesta). La sera ceniamo
in un Paladar con arredo piuttosto allucinante ma in cui con 15 dollari
ci portano il piatto della casa: riso, fagioli, verdura, aragosta, gamberoni,
filetto di pesce e banane fritte (Vedado Calle K entre 11 y 13 è una
casa con colonne dipinte di rosso e con un sorvegliante sempre presente
all’ ingresso), diventerà il nostro Paladar all’ Havana.
23/04/2001
Alle ore 09,00
Paolo e Lucio si incamminano per l’ Hotel Havana Libre dove li aspetta
l’ ufficio dell’ agenzia “Cubacar” ( cubacar@cbcan.cyt.cu ) contattato via Email
dall’ Italia. Dopo 1 ora e ½ ritornano con l’ auto che sembra essere
in buone condizioni. Si parte per la regione di Pinar del Rio
dopo aver
salutato i nostri ospiti. Notiamo subito la quasi totale mancanza di
segnaletica stradale (al posto dei cartelli stradali le strade sono
tappezzate di cartelli di regime caratteristici ma poco utili) per cui
iniziamo a utilizzare il sistema di orientamento tipico del luogo: desculpame
por … ? Gracias ….. Questa frase diventerà il tormentone della vacanza.
Usciamo dall’ Havana senza grossi problemi e ci rendiamo conto delle
enormi difficoltà che i cubani devono affrontare nei loro spostamenti:
ad ogni incrocio si formano gruppi di persone che, pazientemente e con
rassegnazione, aspettano sotto il sole o la pioggia che un mezzo qualsiasi
(dal sidecar all’ autotreno) li carichi a bordo. Spesso nei punti di
maggior traffico è presente una persona che ha la funzione di annotare
gli automezzi statali che non si fermano a di organizzare la salita
dei passeggeri (le auto statali hanno infatti l’ obbligo di fermarsi
a caricare i cubani in attesa di un passaggio). Arriviamo al nostro
Hotel (Moka) a Las Terrazas (Las Terrazas Compl. Turistico – Reservas
y Coordinacion en la Habana: calle 8 n° 306 e/ 3ra y 5ta – Tel: 243739
– Telefax. 245305 – Email: commoka@teleda.get.cma.net
- Hotel Moka tel: 082 78555 – Telefax: 082 78605 – Email: hmoka@teleda.get.cma.net ), scarichiamo
i bagagli e ripartiamo rapidamente per Vinales e Pinar del Rio. Vinales
è una cittadina incantevole con una via
centrale
costeggiata da caseggiati coloniali caratterizzati da ampi porticati.
La chiesa non ha nulla di artisticamente rilevante, ma è comunque da
vedere per quello che c’è accatastato all’ interno. Sulla strada del
ritorno ci fermiamo a vedere i Mogotes da un punto panoramico in prossimità
di un albergo della catena Horizontes. Dopo Vinales raggiungiamo Pinar
del Rio. Anche questo centro urbano ha il suo fascino, ma è decisamente
più caotico del precedente; purtroppo arriviamo troppo tardi per poter
entrare a visitare la fabbrica di sigari. Ai semafori si formano strani
ingorghi in cui sono coinvolte auto che possono andare da auto americane
anni 50 ad auto russe tipo Lada, furgoni, autocarri, biciclette, sidecar,
carretti trainati da cavalli, uomini a cavallo ….. Rientriamo quindi
verso il nostro
Hotel con
un po’ di ansia dovuta al serbatoio che è al limite minimo e alla scarsità
di distributori in questa parte dell’ isola (il consiglio è di tenere
sempre il serbatoio pieno). Lungo il tragitto subiamo il continuo bombardamento
delle frasi storiche di questo regime, a volte i ponti su cui sono appesi
questi cartelli non hanno né la rampa di accesso né quella di uscita
e sembra che abbiano solo due funzioni: 1) fungere da sostegno per il
cartellone 2) far ombra ai poveri cubani in attesa di un passaggio.
Cena all’ Hotel Moka senza lode né infamia (proveremo di meglio ma anche
di peggio; in linea di massima si trova cibo migliore nei paladar che
nei ristoranti dei grossi alberghi gestiti dai Cubani, noi non abbiamo
provato alberghi a gestione straniera).
24/04/2001
Finalmente
una bella dormita in un buon letto king size! Oggi ci aspetta un lungo
tragitto fino a Boca de Guamà (abbiamo infatti intenzione di dormire
una notte a “Villa Guamà” nel mezzo della palude). Utilizzando l’ autopista
arriviamo a destinazione senza grossi problemi, prenotiamo per la notte
un bungalow con 2 camere e il relativo transfer ma, avendo ancora diverse
ore di luce, decidiamo di fare una puntatina alla baia dei porci (Playa
Giron). La spiaggia è molto bella, ma rovinata in una sua parte da una
diga in cemento armato. Sulla spiaggia, accanto ai bagnanti e semisommersi
dalla sabbia, ci sono ancora i bunker segno di una paura, non ancora
passata, di una possibile invasione Yankees. La strada che da Playa
Larga conduce a Playa Giron viene segnalata sulle guide consultate come
a rischio di forature per la presenza di granchi che in grande quantità
attraversano la strada per dirigersi verso la boscaglia dopo aver assolto
all’ accoppiamento e alla deposizione delle uova sulla spiaggia. Ignari
di quello che sarebbe successo il giorno successivo abbiamo insultato
l’ autore della guida avendo visto solo qualche resto di crostaceo
ai bordi della striscia di asfalto. Il transfer per “Villa Guama” avviene
con un piccolo motoscafo guidato da un tipo fuori di testa che, da un
certo punto
si disinteressa dei comandi e si porta a prua affidando a noi la conduzione
del battello che intanto sfreccia sulle onde di un piccolo lago (la
laguna del tesoro). Giunti in prossimità dell’ approdo, da uno spazio
sotto il sedile di guida estrae un piccolo caimano dell’ età di 2 anni
e ce lo passa come se si trattasse di un gattino. Villa Guamà è un albergo
situato sulla laguna e costituito da diverse palafitte collegate tra
loro da ponti di legno semipericolanti. I bungalow sono dotati di televisione,
aria condizionata, ma sono datati e, a quanto pare, non hanno avuto
opere di manutenzione dal 1963 anno di nascita di Paolo e di costruzione
di questo affascinante complesso turistico. Ad un certo punto si fulmina
la lampadina della camera da letto e quindi chiamiamo il responsabile
per la sostituzione: dopo ½ ora arriva il tecnico e ci informa che non
ne hanno una nuova per la sostituzione. Paolo propone di smontarne una
analoga da un bungalow non utilizzato, il tecnico sembra perplesso,
ma poi accetta la soluzione. Torna con la lampada dopo 1 ora in compagnia
del direttore che ha dovuto verificare l’ effettivo non funzionamento
di quella originale (iniziamo ad abituarci al concetto di tempo a Cuba).
Per la sera
decidiamo di provare la carne di coccodrillo al bar che funziona anche
come griglieria con i tavolini all’ aperto. Poiché c’è qualche zanzarina
chiediamo al responsabile se è possibile fare qualche cosa per allontanare
gli animaletti molestatori: senza saperlo scateniamo una specie di guerra
chimica. Nel giro di qualche minuto si materializza una specie di rambo
dotato di un nebulizzatore atomico. L’ aria diventa satura di un vapore
mefitico, riusciamo a malapena a ripararci in un anfratto. Al termine
dell’ attacco non si sente più un insetto (alla faccia dei nostri repellenti
alla citronella) e pensiamo non se ne sentiranno più per vari mesi.
La cena è appena commestibile, al coccodrillo preferiamo sempre la nostra
vecchia e cara mucca sia pure un poco pazza. Commento: Villa Guamà è
un luogo che vale la pena di visitare, anche se per una notte solamente.
25/04/2001
Lasciamo il nostro
bungalow senza grossi rimpianti e ci dirigiamo all’ allevamento di coccodrilli
dove si possono vedere diversi esemplari piccoli e grandi in cattività
(visita che si potrebbe anche evitare). Dietro consiglio del responsabile
delle “pubbliche
relazioni”
di Villa Guamà ci dirigiamo verso Santa Clara seguendo la strada che
passa da Playa Larga e Playa Giron. Ci accorgiamo in breve tempo che
le condizioni stradali sono cambiate rispetto al giorno precedente:
l’ asfalto è completamente invaso da migliaia di granchi con tendenze
suicide alcuni dei quali vanno dalla spiaggia alla boscaglia, altri
in senso inverso, altri ancora appaiono indecisi. Nonostante i tentativi
di evitarli non possiamo fare a meno di ucciderne diversi. E’ impressionante,
non abbiamo mai visto uno spettacolo del genere: la strada è completamente
tappezzata dai resti e appare rossa ai nostri occhi, l’ odore di crostaceo
grigliato è nauseante. Decidiamo di proseguire secondo il tragitto previsto
confidando nel buono stato dei pneumatici o presunto tale. Qualche chilometro
dopo la baia dei porci, in aperta campagna, la macchina inizia a produrre
uno strano rumore e, a un controllo, ci accorgiamo di avere il pneumatico
posteriore destro sgonfio. Sotto il sole cocente provvediamo alla sostituzione
della gomma che risulterà forata da una chela dei maledetti granchietti
(per fortuna, seguendo i
consigli
trovati in un racconto di viaggio, avevamo portato con noi dei guanti
da lavoro). Ad un attento esame ci accorgiamo che anche la posteriore
sinistra ha alcune chele conficcate nel battistrada: non avendo altra
possibilità decidiamo di proseguire (questa volta la sorte ci favorirà
facendo si che la ruota resti gonfia fino alla tappa successiva: Trinidad).
Finalmente, dopo aver sbagliato anche direzione e fatto diversi chilometri
su di una strada sterrata, arriviamo a Trinidad: la vista di questa
città coloniale ci rasserena immediatamente e, armati di buona volontà,
iniziamo la visita delle case particular per cercare quella di nostro
gradimento (anche in questo caso devo dire che ci è stata più utile
la lettura dei racconti di viaggio piuttosto che quella della guida).
Troviamo alloggio all’ “Hostal Sobeida” (Hostal Sobeida Rodriguez –
Macea n° 619 e/ Pablo Pichs Y Piro Guinart Trinidad, Sancti Spiritus,
Cuba – C.P. 62600 – Tel: 4162), una casa particular con 2 camere dotate
di aria condizionata (il condizionatore è più rumoroso di un locomotore
diesel, ma riesce a mitigare la calura); la vecchina che abita di fronte
viene indicata dalla nostra ospite come la “guardiana” della nostra
auto (costo $ 2 a notte).
La proprietaria
e il marito sono molto teneri e cordiali. Passeremo in questa casa cubana
2 giorni di relax circondati da una atmosfera molto famigliare, cenando
con superbe aragoste (di cui è vietata la vendita ma che troverete ovunque)
e bevendo ottime spremute di frutta che la Sig.ra Sobeida prepara di
persona. Questa città offre al turista attento infiniti particolari
degni di uno scatto fotografico e l’ atmosfera che si respira è decisamente
piacevole (fotografie con cui tortureremo parenti e amici per i prossimi
mesi). In prossimità della Plaza Major facciamo conoscenza con il “Pintor
del Che” (Pasqual Cadalso Hernandez – Ruben Martinez Villana 71 – Trinidad,
Sancti Spiritus, Cuba c.p. 62600) e con il suo incredibile atelier in
cui si possono vedere e acquistare tele con immagini del Che (sua prima
fase artistica) o tele con uomini nudi particolarmente dotati che vagano
in uno spazio indefinito (sua seconda e attuale fase artistica). Vista
la simpatia del personaggio e convinti che la sua prima fase artistica
sia la migliore, gli commissioniamo due tele con Che Guevara.
26/04/2001
Dopo una
notte riposata nonostante i “mojitos” ingurgitati ieri e dopo una colazione
preparata dalla Sig.ra Sobeida, usciamo per un giro tra le bancarelle
del mercatino di Trinidad. La vecchina ci informa che la nostra auto
ha la ruota posteriore sinistra sgonfia (me lo aspettavo, stramaledetti
granchi !!!), immediatamente ci viene incontro il figlio della sig.ra
che si offre di smontarci la ruota e di far riparare le due gomme alla
cifra di $ 10. Accettiamo e nel frattempo ci incamminiamo tra le bancarelle
dove riusciamo ad incrementare il nostro bagaglio con diversi acquisti
per parenti e amici (nel mercatino troverete gli stessi oggetti dell’
Havana ma con prezzi decisamente più vantaggiosi).
Grazie alla
simpatia di una venditrice veniamo a sapere che, anche in questo caso,
il regime permette la libera iniziativa di questi artigiani, ma li spolpa
(letteralmente) chiedendo a priori $ 100 al mese indipendentemente dal
fatto che loro riescano a vendere o meno. Al nostro ritorno l’ auto
è riparata e siamo quindi pronti a partire con destinazione la valle
de Los Ingenios.Si tratta di una splendida vallata in cui in passato
erano concentrate le coltivazioni di canna da zucchero. Oggi è possibile
visitare le antiche aziende in genere trasformate in bar, trattorie
e negozietti per turisti; quella che abbiamo visitato noi è caratterizzata
dalla presenza della torre da cui venivano controllati i movimenti degli
schiavi. Al ritorno verso Trinidad ci fermiamo per uno spuntino in un
punto d’ osservazione da cui è possibile ammirare gran parte della vallata
e scattare qualche foto. La tappa successiva prevede la visita di Playa
Ancon che si rivela deludente: la spiaggia è ampia, ma ricoperta di
alghe, il mare oggi è mosso e quindi non possiamo esprimere un parere
oggettivo in quanto appare torbido per la sabbia sollevata in grande
quantità, il paesaggio è devastato da un terribile albergo in stile
sovietico praticamente sulla spiaggia (risparmiate pure tempo evitando
questa escursione). Rientriamo piuttosto presto per cui abbiamo tempo
per andare a prendere un aperitivo nel bar situato sulla scalinata a
fianco della cattedrale e per ascoltare musica dal vivo.
La sera
solita cena a base di aragosta (questa sera grigliata e con abbondante
razione di banane fritte), fagioli e riso. Al termine, dietro nostra
richiesta, la sig.ra Sobeida rintraccia “XY” (meglio evitare nomi visto
che si tratta di un commercio illegale) un venditore di sigari di contrabbando
con cui passiamo 1 ora ascoltando i suoi racconti e trattando l’ acquisto
di diverse confezioni di Cohiba, Montecristo …. (mitico rimarrà il racconto
dello zio che, lavorando in una manifattura di tabacco, imbosca i sigari
in tutti i pertugi possibili). Siamo consapevoli che, molto probabilmente
non sono della migliore qualità, ma la “fiesta” che “XY” farà quella
notte e la notizia che ci darà il mattino successivo (ci dirà che parte
del denaro gli è servito per comprare un lettino nuovo per la bambina)
li rende per noi i migliori sigari del mondo.
27/04/2001
Partiamo
con un po’ di tristezza nel dire addio a Sobeida, al marito, alla vecchina
e a “XY” (in due giorni abbiamo portato un po’ di lavoro e di moneta
in questa via ma abbiamo ricevuto decisamente di più di quanto dato).
La tristezza aumenta quando arriviamo a Santa Clara e ci dirigiamo verso
il monumento al Che:la cosa più devastante non è la statua (anche se
decisamente brutta), ma la piazza che è di dimensioni esagerate, con
ampi viali costruiti apposta per le manifestazioni militari e circondata
dalle solite frasi ormai fastidiose. Se non altro nella piazza, grazie
alla presenza massiccia della polizia, non si viene assaliti da fastidiosi
ragazzi in bicicletta che fanno di tutto per aiutarti là dove non c’è
bisogno di alcun aiuto e che fanno di tutto per cercare di essere arrotati
dall’ auto. Prendiamo l’ autopista in direzione di Varadero dove abbiamo
deciso di fermarci per 2 giorni per un poco di relax. All’ arrivo in
questa “Rimini dei Carabi” cerchiamo la casa di un ragazzo cubano (meglio
evitare i nomi e i riferimenti visto che a Varadero è proibito affittare
camere) che gestisce una casa particolar abusiva. Lo troviamo
svaccato
in poltrona intento a guardare i cartoons in televisione, ci viene incontro
con scarso entusiasmo e in costume da bagno. La casa non è male, ma
le camere che ci affitterebbe (a $ 20 a notte) sono ricavate all’ interno
di un box nel retro della costruzione e sono piccole, molto piccole
e squallide, enormemente squallide. Ci congediamo dal “macho” e decidiamo
di provare l’ esperienza di un albergo “all inclusive” che forse incarna
maggiormente lo spirito di Varadero che tutto sembra tranne Cuba. Dopo
aver visto l’ albergo “Los Delfines” (strapieno di italiani), decidiamo
di fermarci al “Villa Tortuga” dove ci facciamo riservare una camera
vista mare; veniamo immediatamente marchiati con il braccialetto che
individua il turista balneare tipo. La camera è veramente bella, spaziosa,
pulita, con acqua corrente (nel vero senso della parola) per cui già
assaporiamo il gusto di una doccia come dio comanda, fornita di tv satellitare
(con cui
riusciamo a vedere anche “Rai international” con le notizie del telegiornale
e con l’ inaspettata visione di una amica invitata ad un programma di
medicina). Purtroppo la cena non è all’ altezza dell’ albergo, ma il
caffè espresso è ottimo e questo per il momento ci basta. La serata
la trascorriamo in una discoteca (Havana Club, alla faccia della fantasia
!!) in compagnia di un ragazzo sloveno che abbiamo conosciuto in aeroporto
il giorno dell’ arrivo (anche lui arrivato con British Airways e anche
lui con bagaglio smarrito a Londra …. precisione anglosassone !!) e
che adesso risiede nel nostro stesso albergo. Vedere i cubani ballare
la salsa è uno spettacolo unico, sembra che per loro la danza sia una
cosa naturale, come per noi camminare o respirare la serata ha il suo
culmine in una gara di salsa vinta da una coppia di ragazzi italiani
che, a dire il vero, erano allo stesso livello dei migliori cubani.
28/04/2001
Giornata di riposo
completamente dedicata all’ ozio in spiaggia. Veniamo immediatamente
agganciati dal bagnino che ci fa presente di parlare bene l’ italiano
perché ha un fratello in Italia (gran parte dei cubani hanno parenti
in Italia o in altri paesi in cui sono fuggiti, per cui non stupitevi
se spesso vi attaccano bottone millantando un fratello o un cugino a
Milano, Roma …. probabilmente è vero, anche se poi viene utilizzato
anche come pretesto per iniziare la conversazione che spesso termina
nell’ offerta
di qualche prodotto dell’ isola). Dopo qualche minuto di interessante
scambio di notizie sui nostri paesi, eccolo che inizia a proporre tutto
quello di cui un turista può aver bisogno: dai sigari, alla cena a base
di aragosta, alla gita a Trinidad, alla cavalcata sulla spiaggia, all’
uscita in barca con escursione sub per concludere con la ciliegina sulla
torta …. l’ offerta di una donna cubana a mio marito, incurante della
mia presenza a qualche metro di distanza. Per la sera andiamo in un'altra
discoteca di Varadero: la “Rumba”. L’ ambiente è decisamente meno caratteristico
rispetto all’ “Havana Club” e la musica è piuttosto assordante e di
tipo occidentale con un solo stacco di salsa e balli caraibici.
29/04/2001
Questa mattina il
cielo è coperto e pioviggina, per cui dopo colazione e una puntatina
ai mercatini di Varadero (dopo averli visti un consiglio che ci sentiamo
di dare è quello di non perdere neanche un minuto poiché non hanno nulla
di caratteristico), decidiamo di caricare l’ auto e di fare rientro
all’ Havana. Tanto per cambiare abbiamo una ruota sgonfia per cui Paolo
(ormai più esperto di un meccanico di professione) la sostituisce con
quella di scorta sperando di non avere più inconvenienti del genere
sino alla destinazione. Arriviamo in calle K che ormai è sera e la vista
di Raulito ci riempie di gioia (è un ragazzo sempre disponibile, sempre
sorridente che incute una sensazione di felicità e di serenità).
Oggi è il
compleanno di Lourdes (auguri !!) e la troviamo in casa con Noel intenta
a ballare, per cui ci invita a provare ….. in pochi minuti la casa di
Iskra diventa una discoteca latino americana con tanto di istruttori
e di allievi alle prime armi. Ceniamo allo stesso Paladar dei primi
giorni, ma questa sera a un certo punto si scatena un temporale di una
intensità tale per cui improvvisamente ci troviamo in un lago d’ acqua
(la sala dove pranzano i clienti è infatti ricavata in un cortile interno
a cui è stata posta una copertura) e senza luce. Ci trasferiamo all’
interno della abitazione del proprietario dove attendiamo che spiova.
L’ attesa ci permette di osservare con attenzione la casa: a parte i
vari oggetti accatastati sui mobili in modo apparentemente casuale,
la casa è molto bella con alti soffitti, stucchi alle pareti e mobili
piuttosto vecchi molto caratteristici; all’ ingresso sono collocate
alcune statuette e altri oggetti che richiamano riti africani che sull’
isola sono ancora seguiti.
30/04/2001
Sveglia alle
ore 06,45 per partire alla volta di “Cayo Levisa” nell’ arcipelago del
“Los Colorados” provincia di Pinar del Rio. La giornata è iniziata male
perché dopo 1 ora di attesa del pulmino da noi prenotato per il transfer
fino all’ imbarcadero (con appuntamento previsto alle ore 08,00 di fronte
all’ Hotel Havana Libre) e dopo che, ad un nostro primo reclamo all’
agenzia dove abbiamo pagato l’ escursione, l’ impiegata ci ha rassicurato
dicendoci che probabilmente il ritardo era dovuto al fatto che aveva
perso tempo nella raccolta dei turisti dai vari alberghi (ma non si
è preoccupata di telefonare alla sede di Horizontes per avere informazioni
a tale proposito), poichè alle 09,30 non si era vista l’ ombra del fatidico
pulmino, siamo tornati all’ agenzia chiedendo un interessamento maggiore.
Solo a questo punto la solerte impiegata ha deciso di telefonare venendo
in questo modo a sapere che la nostra attesa poteva durare per l’ eternità
poiché non risultava alcuna prenotazione (in verità in un primo tempo
aveva tentato di inventare una scusa parlando di un fantomatico incidente
in cui era incorso l’ automezzo). A questo punto la pazzesca macchina
burocratica che caratterizza le strutture statali cubane ha messo in
evidenza (se ce ne fosse ancora bisogno) i suoi limiti: abbiamo proposto
che il tour operator Horizontes ci fornisse un altro mezzo per il transfer
considerando anche che il traghetto per l’ isola parte solo due volte
al giorno e che quindi eravamo con i minuti contati ….. la risposta
è stata solo la promessa che qualche cosa avrebbero fatto. Dopo diversi
minuti, non vedendo alcun interessamento da parte delle signorine, abbiamo
richiesto di parlare direttamente con un responsabile di Horizontes.
Al telefono la guida con cui abbiamo parlato ci ha rassicurato che prima
o poi qualche cosa avrebbero fatto per noi e che il problema non dipendeva
da loro (il gioco dello scaricabarile non è praticato solo da noi !!!).
Improvvisamente un si fa vivo un tizio che dice di essere un portavoce
del tour operator e che, per iniziare la procedura per ottenere il trasferimento,
dovevamo inoltrare un reclamo scritto alla sede (a Paolo è venuto voglia
di iniziare la lettera con : “Caro Fidel ….). Improvvisiamo un reclamo
scritto in italiano e alle 10,30 viene chiamato finalmente il mezzo.
L’ avventura non termina qui: l’ autista è poco pratico per cui perde
la strada per ben tre volte; quando arriviamo al molo la barca che,
a detta dei responsabili Horizontes, doveva aspettarci non c’ era e
l’ attesa durerà un ora.A questo punto accaldati e affamati abbiamo
chiesto al gestore del bar posto all’ imbarcadero se poteva offrirci
un caffè o una bibita visto che la struttura era sempre di Horizontes,
ma ci è stato risposto che senza una autorizzazione da parte del responsabile,
al momento introvabile, non poteva servirci nulla. Finalmente arriviamo
all’ isola, sono le tre del pomeriggio.
Il posto
è davvero notevole, nonostante il forte vento e il mare mosso e nonostante
i bungalows siano proprio minimalisti per il costo del soggiorno ( $
60 a testa al giorno ½ pensione). Alla fine della giornata, con l’ arrabbiatura
alle spalle, notiamo come ci sia un’ enorme differenza tra coloro che
sono impiegati in strutture pubbliche e a cui non interessa nulla della
soddisfazione dei clienti e invece i proprietari delle case private
e dei paladar dove abbiamo sempre trovato persone cordiali, gentili,
attente come del resto sono i cubani in generale. Ci sono solo venti
bungalows (e difficilmente è al completo) con un bar, un ristorante
e una spiaggia lunghissima dove scorazzano indisturbati granchi e paguri.
La cena è alla carta, ma spesso non tutti i piatti sono disponibili
e a volte la portata non corrisponde alla ordinazione fatta.
01/05/2001
e 02/05/2001
Oggi primo
Maggio è festa nazionale. La televisione cubana inizia alle 07,30 ad
inviare immagini della manifestazione all’ Havana e continuerà con questa
diretta fino a sera inoltrata. A dire il vero il personale dell’ albergo
sembra più interessato alla visione di programmi sportivi ricevuti via
satellite da canali americani (nei grossi alberghi questo è permesso).
La giornata passa tra la spiaggia e il mare e non possiamo fare a meno
di rilevare l’ enorme differenza rispetto a Varadero. Oggi il personale
è cambiato completamente e notiamo subito la differenza nel servizio
e durante la cena. Dopo cena due ragazzi dello staff cercano di fare
animazione coinvolgendoci in una lezione di salsa. In questa occasione
facciamo la conoscenza di Orlando che è un po’ il tuttofare del villaggio.
Di giorno passa dalla mansione di facchino a quella di giardiniere,
la sera si rivela abile ballerino con una spiccata inclinazione all’
insegnamento. Nei giorni di permanenza in questo luogo stupendo, Orlando
sarà il nostro interlocutore preferito: ha una facilità incredibile
nell’ apprendere la lingua italiana e dimostra una vivace intelligenza.
Il 02/05 trascorre come il giorno precedente con completo relax, tintarella
e mare : un sogno !!
03/05/2001
Finalmente un segno
di cortesia da parte della pazzesca burocrazia cubana: la Horizontes,
dietro nostra
richiesta e a scusa dei disguidi patiti nel transfer all’ andata, ci
offre una escursione alla barriera corallina,del costo di $ 12 a testa,
con la possibilità di snorkeling. Alle 17,00 parte il nostro traghetto
e ci congediamo con un po’ di tristezza da questo stupendo angolo caraibico.Alle
ore 20,30 arriviamo all’ Havana dove Noel e Lourdes ci hanno preparato
una splendida cena (la migliore del nostro soggiorno a Cuba) in compagnia
degli amici di Iskra. E’ in questa circostanza che ci rendiamo conto
di come i cubani siano terrorizzati dalla possibilità che una loro
frase contraria al regime possa essere riferita alle autorità da parte
di un delatore: siate certi che se un cubano, in una conversazione a
tu per tu, si lascia andare a critiche nei confronti del regime, quando
vi troverete in presenza di altre persone (siano anche amici) la sua
versione cambierà completamente e non ammetterà mai di aver detto altro.
Per questo motivo e per rispetto nei confronti degli amici incontrati
nel nostro tour non faremo mai riferimenti a cose dette da tizio piuttosto
che da caio. Vengono sprecati elogi alla figura di Che Guevara eroe
della rivoluzione, una rivoluzione che ha eliminato la precedente dittatura
sotto cui la ricchezza era nelle mani di pochi, e che ha dato origine
ad un regime dove
la miseria è alla portata di tutti. Al termine della cena è d’ obbligo
completare la serata con un sigaro cubano. Noel cucina da Dio !!!
04/05/2001
Per oggi Raulito
e Noel ci hanno procurato una Willis anni 50 in buone condizioni, con
aria condizionata per $ 30 al giorno tutto compreso. L’ autista, che
poi è il figlio del proprietario, si chiama Adolfo e, come gli altri
cubani conosciuti in questa vacanza, è molto simpatico e gentile (Adolfo
Fernandez Cruz tel: 2613257 – Calle 114 e. 43 y 45 n° 4307 Marianao
– Havana). Decidiamo di farci portare a Playa dell’ Este dove trascorriamo
3 ore di completo relax all’ ombra di una palma. La spiaggia è molto
popolare, ma l’ angolo in cui ci ha portato Adolfo è veramente bello
ed è praticamente deserta. Alla sera, dopo aver cenato al solito paladar,
andiamo con Adolfo in centro per passare una serata in un locale tipico,
ma un improvviso attacco di cefalea mi costringe a rientrare (peccato,
sarà per un'altra volta).
05/05/2001
Ultimo giorno, il
nostro aereo parte in serata e abbiamo già concordato il passaggio con
il simpatico Adolfo, per cui decidiamo di andare in centro a piedi con
obiettivo il museo della rivoluzione. La passeggiata à molto bella e
ci permette di notare dettagli che passando in auto non siamo riusciti
a cogliere (palazzi abitati pur essendo al limite del crollo, ragazzi
che confidando in una camera d’ aria si buttano tra le onde per poter
pescare qualche cosa di commestibile, negozi per cubani desolatamente
sprovvisti di qualsiasi cosa). Arriviamo all’ ingresso del museo giusto
in tempo perché in quel momento si scatena un temporale, entriamo incuriositi.
La nostra curiosità viene immediatamente delusa dalla vista di quella
che è solo una autocelebrazione della “Revolucion” (e non poteva essere
diversamente) fatta da un regime che fonda la sua esistenza sul continuo
ricordo di quei momenti sicuramente intensi ed eroici, ma che ormai
fanno parte solo della storia: non vediamo alcuna notizia sulla morte
di Camillo Cienfuegos (figura che probabilmente al tempo della rivoluzione
contendeva il primato a Fidel e che sembra sia scomparso in un incidente
aereo …..), il regime però ci mostra delle fotografie scattate all’
epoca della dittatura di Batista in
cui si vedono
donne cubane costrette a prostituirsi per sopravvivere …… ma oggi non
succede la stessa cosa ?????? Potere dell’ ipocrisia !!! Per cui la
conclusione è questa: se vi coglie un acquazzone entrate pure al museo
della rivoluzione, ma se sarete più fortunati di noi fate altro. Continuiamo
la nostra passeggiata andando a gustare l’ ultimo mojito nella piazza
della cattedrale, quindi ci incamminiamo lungo il malecon circondati
da ragazzi che ci offrono i soliti prodotti e servizi (sigari, taxi,
paladar ….) senza mai essere fastidiosi e/o insistenti. Ci accolgono
i sorrisi di Raulito, Lourdes e Noel sempre allegri e spensierati (per
lo meno nell’ apparenza): sento già che ci mancheranno, ma la promessa
di tornare presto in questa splendida isola rende più dolce il commiato.
Ciao Cuba e buona fortuna.
Considerazioni:
Al
termine di ogni viaggio mi piace trarre delle conclusioni su quello
che ho visto e percepito cercando di individuare le cose positive per
portarle nella mia borsa delle esperienze vissute. Cuba è certamente
un’ isola in cui troverete situazioni paradossali e sotto certi aspetti
incredibili. Sicuramente non troveranno spazio tra i miei ricordi i
cartelli di regime con le frasi retoriche e l’ indottrinamento continuo
a cui sono sottoposti i cubani, non mi ricorderò dell’ ipocrisia di
coloro che in Italia vivono
una
comoda vita borghese e che giunti in questa terra iniziano a recitare
invettive contro l’ imperialismo americano e, in preda a una sorta di
delirio ideologico, si fanno fotografare sotto il monumento al “Che”
con il pugno chiuso alzato, mi scorderò le immagini della manifestazione
del primo di Maggio ….. riunione oceanica a cui sono “invitati” tutti
i cubani (invitati in modo molto “caliente” con tanto di scritte nelle
strade e di delatori pronti a prendere nota di chi non partecipa), eviterò
di memorizzare la
vista di belle ragazze mulatte accompagnate a bianchissimi europei (molti
italiani) in cerca di avventure esotiche ovviamente a pagamento (pago
quindi pretendo !!!!) ….. Mi rimarranno nel cuore invece la simpatia
e la cordialità dei nostri ospiti e delle persone incontrate
sulla nostra strada, porterò sempre con me il ricordo di “XY” e di sua
figlia e di un popolo felice, vivo, fiero sempre disponibile a concederti
la sua attenzione, non potrò poi scordarmi le scorpacciate di aragoste
e fagioli, le bevute di mojito, l’ aroma dei mitici sigari cubani, la
splendida musica cubana. Cuba è un museo vivente quindi non cercate
in luoghi
chiusi i colori e le sensazioni che solo le strade, i palazzi, le spiagge
e la gente di cuba può darvi.
Fonti consultate:
Libri letti:
1) Latinoamericana,
un diario per un viaggio in motocicletta. Ernesto Che Guevara. Edizione:
universale economica Feltrinelli.
2) Vedi Cuba e poi
muori. A cura di Danilo Manera. Edizione: universale economica Feltrinelli.
Musica ascoltata
prima, durante e dopo il viaggio:
1) Buena vista social
club. Autori vari. World Circuit Production.
2) La vida es un
carnival. Isaac Delgado. Caribe Production.
3) Son del monte.
Compay Segundo. Egrem
4) Desde un principio.
Marc Anthony. Artcolor.
Guide
e fonti internet:
1) Guide EDT edizione
italiana delle guide Lonely Placet: Cuba.
2) http://www.markos.it/quaderni/
Claudia
& Paolo Marzi