Perché il Guatemala? Perché da tempo avevamo voglia
di un viaggio particolare e quando abbiamo visto su di una rivista le
bellezze di questo paese ne siamo rimasti così estasiati da non pensare
ad altri viaggi possibili. Ci siamo andati nel periodo di Pasqua, periodo
particolare per osservare il popolo guatemalteco con i tradizionali
riti religiosi di origine cattolica mischiati con le usanze del popolo
Maya.
Siamo partiti il 23/03/2002 in una mattinata decisamente ventosa, io
non stavo molto bene, ma la voglia di avventura mi dava la forza per
vivere al meglio ogni attimo.
Il viaggio in aereo è stato piuttosto lungo, con due cambi di aeromobile:
il primo a Madrid, il secondo a Miami. Siamo arrivati a Città del Guatemala
alle 18.30 di sera, il fuso orario di ben sette ore in meno rispetto
all’Italia ci ha fatto sembrare la giornata interminabile!
All’uscita dall’aeroporto un fiume umano di persone, venditori, curiosi
e quant’altro ci si è fatto incontro, tutti avevano qualche cosa da
vendere o da raccontare; la prima sensazione che ho avuto è stata di
confusione e mi sono sentita quasi assalita da quella calca impressionante.
Ci siamo diretti verso la pensilina dei taxi , ne abbiamo preso uno
e ci siamo fatti portare al nostro albergo. In poco tempo, e poca strada,
ci siamo subito resi conto di come il modo di guidare guatemalteco fosse
decisamente azzardato rispetto il nostro, ma per fortuna siamo arrivati
sani e salvi al nostro albergo.
Stanchissimi siamo andati subito a dormire, senza neppure cenare, dalla
strada arrivava il frastuono dei locali notturni vicini, ma ciò non
ci ha impedito di addormentarci praticamente subito.
24/03/2002 Guatemala City – Antigua
Alla mattina del 24, di buon’ora, siamo già pronti per la nostra avventura.
Andrea esce sul balcone e riprende con la telecamera Guatemala City
dall’alto. Il panorama è molto bello, in lontananza il Vulcano “Fuego”
emana fumo.
Dopo esserci preparati prendiamo la navetta dell’albergo diretti nuovamente
all’aeroporto, lì c’è l’autonoleggio con la nostra auto prenotata dall’Italia.
Arriviamo velocemente all’agenzia di autonoleggio, qui abbiamo già il
primo assaggio della disorganizzazione e della flemma guatemalteca….la
nostra prenotazione non esiste!! non ci sono auto per noi riservate!!
Per fortuna il problema si riesce a risolvere nel giro di una mezz’ora
e da li a poco ci portano la nostra vettura.
Carichiamo i bagagli sulla nostra Mazda 323 e partiamo, in ritardo ma
felici, per Antigua.
Non è facile trovare la strada e per un po’ giriamo per Guatemala City
senza trovare la benedetta statale 1 diretta ad Antigua.
Dopo parecchie indicazioni e inversioni continue di marcia imbocchiamo
finalmente la via esatta ed arriviamo alla tanta cercata Statale ;
arriviamo ad Antigua che è tarda mattina; Antigua è molto bella e particolare,
le strade sono quasi tutte a senso unico e una buona parte chiuse al
traffico per via della processione della Settimana Santa, inoltre, come
in tutto in Guatemala, i cartelli stradali sono quasi inesistenti e
così ci risulta difficile trovare il nostro albergo, la “Posada San
Sebastian”. Chiediamo così più volte indicazione e finalmente arriviamo
alla Posada.
Il posto è molto bello e caratteristico, il piccolo giardino interno
è ricco di fiori e pappagalli, io sono piena di entusiasmo. Clara si
dirige alla reception, io rimango all’ingresso a parlare con un ragazzo
del posto mentre Andre e Ric vanno a cercare un parcheggio per la macchina.
Qui purtroppo ci attende un’amara sorpresa, il senso di disorganizzazione
anche qui ha prevalso e non si trova la nostra prenotazione. Purtroppo
l’albergo dispone di sole nove stanze e posto per noi non c’è.
Per fortuna alla Posada riconoscono l’errore e si adoperano subito per
trovarci una sistemazione.
La cosa è quasi immediatamente risolta, a una “quadra” (isolato) di
distanza si trova l’hotel Aurora, che dispone di due stanze libere.
Ci trasferiamo a piedi nel nuovo hotel, è molto grazioso, nel suo giardino
vi è una splendida fontana e una miriade di fiori colorati.
L’hotel dispone persino di un parcheggio privato e questo ci tranquillizza,
perché non ci piaceva molto l’idea di lasciare l’auto in strada.
Lasciamo tutti i bagagli in camera, ci armiamo di telecamere e macchine
fotografiche e partiamo per la nostra avventura. Ci dirigiamo verso
il centro cittadino alla ricerca di un posto dove fermarci a pranzare
e capitiamo in un ristorantino all’aperto dove servono un “lomito” eccezionale,
l’atmosfera è favolosa, c’è musica ovunque e le persone del posto sono
molto gentili.
Finito il nostro pranzo ci dirigiamo verso le vie dove si snoda la processione,
nell’aria c’è un misto di profumi: fiori, incenso, aghi di pino. Le
strade sono riccamente decorate con tappeti di segatura colorata, e
ornate da fiori ed aghi di pino e tutta la popolazione contribuisce
alla realizzazione di questi bellissimi tappeti.
La processione, costituita da baldacchini di notevoli dimensioni portati
a spalla da uomini e donne, si snoda lungo le vie di Antigua passando
proprio sui tappeti preparati con tanta cura e pazienza.
Abbiamo seguito per un qualche isolato la processione e poi siamo andati
a visitare i luoghi più belli in Antigua.
Ci siamo diretti verso la Cattedrale della Merced, a piedi della chiesa
c’era un brulicare di gente: donne che preparavano fiori e palme per
la processione, il mercato con i suoi odori e la sua gente.
La chiesa della Merced è molto povera nel suo interno, mentre esternamente
è uno spettacolo: l’intonaco giallo delle facciate fa risaltare i bassorilievi
bianchi che quasi sembrano di soffice crema poggiati su un insolito
pan di spagna.
Anche il convento è molto bello, peccato che il terremoto lo abbia semi
distrutto. Al centro del patio del convento, vi è una fontana di 17
metri di diametro semplice ed elegante allo stesso tempo.
Finita la giornata ci dirigiamo verso il nostro piccolo hotel, ci prepariamo
per la sera e andiamo a cenare alla “Posada di Don Rodrigo”. Qui bevo
la mia prima “pina colada”….. è buonissima!!!.
La serata finisce presto, siamo molto stanchi e il fuso orario comincia
a farsi sentire, così, dopo innumerevoli sbadigli, decidiamo di andare
a dormire.
25/03/2002 Panajachel
Alla mattina ci alziamo presto, sono le 7.00 ed io ed Andrea siamo già
nel giardinetto dell’hotel a prendere il sole.
Richi e Clara ci raggiungono poco dopo e assieme andiamo a fare colazione.
Il tempo è eccezionale, intorno a noi c’è una calma incredibile.
Facciamo una ricca colazione, lasciamo l’hotel e ci dirigiamo verso
il Lago di Atitlan.
Il Guatemala ha un territorio montuoso, ricco di vulcani, le strade
sono un susseguirsi di salite e discese, non esistono gallerie o trafori,
il terreno e troppo franabile per permettere tali opere.
Di conseguenza i tempi per gli spostamenti sono piuttosto lunghi, e
l’auto in nostro possesso è bella solo da vedere, infatti in salita
non riesce a superare i 20 Km orari.
Ci fermiamo lungo il tragitto in un suggestivo punto panoramico, in
lontananza si vede il lago di Atitlan e il paese di Panajachel.
Arrivano di corsa due bellissime bimbe che vogliono venderci dei braccialettini,
noi non compriamo nulla ma le riempiamo di caramelle…questa è la cosa
che le rende più felici, giocano persino con le carte delle caramelle
che gli abbiamo dato, fanno una incredibile tenerezza.
Ripartiamo dopo circa mezz’ora, arriviamo a Panajachel che è quasi ora
di pranzo.
Cerchiamo il nostro hotel il “Dos Mundos”, fortunatamente lo troviamo
quasi subito, è praticamente in centro paese.
L’hotel è molto bello, è costituito da bungalow immersi in un incantevole
giardino. Il proprietario è un italiano tifoso della Roma, infatti all’ingresso
i muri sono tappezzati da poster romanisti, sciarpe, scudetti ecc.
Riccardo che è sia romano che romanista si sente a casa!!
Lasciamo i bagagli nelle nostre stanze e andiamo a visitare Panajachel.,
facciamo un breve giro sul lungo lago e ci fermiamo a pranzare al “Sunset
Cafè” il locale è incantevole si trova su di una terrazza all’aperto
con una meravigliosa visuale sul lago di Atitlan.
Qui degustiamo delle nachos veramente deliziose.
Nel pomeriggio decidiamo di visitare la riserva naturale di Atitlan,
secondo le indicazioni del personale dell’albergo, la riserva è raggiungibile
a piedi in circa dieci minuti. In realtà il tempo necessario per arrivarci
è quasi il triplo e la strada è per di più quasi tutta in salita. Arriviamo
alla riserva, compriamo il biglietto (che costa decisamente di più di
quanto ci aspettassimo) ed iniziamo la nostra gita.
Personalmente non ho trovato questo luogo così bello, mi è parso tutto
molto abbandonato e mal curato.
Clara e Ric decidono di fare il percorso più lungo, io ed Andrea optiamo
invece per andare a vedere la “fattoria delle farfalle”.
Non è stato facile trovare la fattoria, perché le indicazioni per arrivarci
non c’erano e gli addetti del Parco non capivano ne la parola “farfalla”
ne “butterfly”.
Dopo molti tentativi di spiegazione tra noi e gli addetti, siamo riusciti
a comprenderci a vicenda. Ora so che farfalla si dice “mariposa”.
Arriviamo alla fattoria, è un posto molto piccolo e pieno di fiori,
le farfalle sono poche, ma quelle che svolazzano sono comunque meravigliose.
Su di una balconata c’è un aquilotto, è molto tranquillo e si lascia
avvicinare e fotografare.
Finiamo il nostro giro e ci ritroviamo fuori dalla riserva con Clara
e Ric.
Alla sera decidiamo di cenare in un piccolo ristorante sul lago che
ci sembrava davvero invitante. In realtà abbiamo mangiato veramente
male, ed il servizio è stato lento ed inefficiente, per fortuna la vista
sul lago ci ha ripagato in parte dell’atroce cena subita!
Subito dopo cena facciamo un giro in paese ad ammirare le numerose bancarelle
di artigianato presenti e poi, ancora una volta esausti, ci ritiriamo
nelle nostre stanze.
26/03/2002 Panajachel – lago di Atitlan
Alla mattina di buon’ora ci prepariamo per effettuare la gita sul lago
di Atitlan. Arriviamo al molo da dove partono le imbarcazioni che organizzano
escursioni sul lago.
Decidiamo di salire a bordo della “Naviera Santa Fe”, è una imbarcazione
modesta ma grande e bella solida…l’unico problema è che non è quella
che ci porterà in giro per il lago!!!! Ci fanno infatti salire su questa
naviera, ma non ci fanno accomodare…la naviera è solo uno specchietto
per le allodole….la vera imbarcazione è dietro!!! Attraversiamo il ponte
della “Santa Fe” e scendiamo su di una bagnarola ben nascosta, con tutti
i vetri rotti e le assi di legno divelte.
Io incomincio a ridere, anche gli altri passeggeri fanno lo stesso.
..a questo punto l’unica nostra speranza è che la bagnarola stia a galla!!!
Iniziamo la nostra gita….il lago è molto grande, i vulcani tutt’attorno
sono un vero spettacolo.
Arriviamo al primo paese “San Pedro la laguna”. Nel paesino le donne
sono indaffarate al mercato, mentre gli uomini, nella piccola chiesa,
preparano i festeggiamenti per la Pasqua.
Troviamo sulla strada dei bellissimi bambini vestiti con i loro abiti
tradizionali, Andrea si fa fotografare in loro compagnia e come ringraziamento
diamo a loro delle caramelle.
Sono felicissimi e allegrissimi, la loro gioia di vivere è contagiosa.
Dopo un breve giro al mercato, ricco di colori ma anche di odori insopportabili,
riprendiamo la nostra imbarcazione per andare alla seconda meta della
nostra gita.
Arriviamo dopo circa mezz’ora di navigazione al paese di “Santiago de
Atitlan”. Il paese è decisamente più grande del precedente ed è notevolmente
più turistico.
Anche qui si svolge il mercato, ma è diviso in zone, la parte più bella
è quella della zona vicino al molo, ricca di prodotti artigianali: tessuti,
sculture in legno , oggetti in giada.
Un bimbo ci viene incontro per portarci a vedere “Maximon” un Santo
del posto venerato dalla gente….purtroppo non ci andiamo perché Clara
sta poco bene, cerchiamo così un posto dove fermarci per fare uno spuntino,
bere un po’ d’acqua e soprattutto ripararci dal forte sole.
Ripartiamo da Santiago dopo un’oretta per andare alla terza meta, Clara
nel frattempo si è leggermente ripresa.
Arriviamo a “Sant’Antonio Palopo” che il caldo è veramente alle stelle.
Il paesino è molto piccolo, ma estremamente accogliente, si sviluppa
tutto in salita, bisogna faticare parecchio per visitarlo. In alto,
vicino alla chiesa, spicca un enorme cartello bianco con scritto “benvenidos”,
già in lontananza l’avevamo notato.
Lungo il lago ci sono donne e bambine che preparano fiori e palme probabilmente
per le festività pasquali.
Qui affrontiamo le nostre prime spese, ci sono piccoli laboratori dove
le donne confezionano a mano coperte, sciarpe, vestiti, borse ecc.
Andrea e Ric incominciano a contrattare sui prezzi, io e Clara lasciamo
fare a loro, perché noi due saremmo ben capaci di farci fregare facilmente!!
Ric si prende del taccagno da una donna del posto, ma alla fine ci portiamo
via parecchie cose, anche quelle che non ci servono!!!
Ripartiamo dopo appena tre quarti d’ora e alle 15.00 del pomeriggio
attracchiamo al molo di Panajachel. Pieni di pacchetti ci dirigiamo
al “Sunset cafè” , abbiamo voglia di gustarci le nachos al formaggio
che ci piacciono tanto. Al locale fanno una musica briosa ed il contesto
è meraviglioso: dal lago arriva una piacevolissima brezza ed è bellissimo
degustare le nostre nachos al ritmo di musiche così piacevoli e con
un panorama così mozzafiato davanti a noi. Restiamo al Sunset Cafè per
parecchio tempo , poi andiamo in paese a fare il consueto giro tra le
bancarelle in cerca d’affari.
Io compro due collanine di perline, Andre contratta a lungo per un tappeto,
Clara prende un bellissimo copri cuscino fiorato.
Alla sera decidiamo di cenare in albergo, il ristorante italiano è buonissimo,
ed io mi mangio dei poco “guatemaltechi” bucatini all’amatriciana, lo
so che è un po’ insolito, ma la pasta mi manca davvero molto!!
Finito di cenare ci ritiriamo presto nelle nostre stanze, non ritorniamo
a fare un giro in paese perché siamo piuttosto stanchi, ci salutiamo
e ci diamo appuntamento per il mattino dopo.
27/03/2002 Quetzaltenango – Fuentes Georginas
Alla mattina del 27 non abbiamo bene in mente cosa fare. Decidiamo durante
la colazione il tragitto della giornata.
Prendiamo la nostra macchina e ci dirigiamo verso Quetzaltenango.
Il paese è molto grande, ma da vedere non c’è poi molto. Facciamo un
giro nel “Parque Centramerica” , visitiamo la cattedrale e il teatro
municipal.
Ci rechiamo all’ufficio dell’INGUAT, (l’ente del turismo guatemalteco)
per prendere le carte per arrivare a Fuentes Georginas, che dalla nostra
guida appare come la più bella stazione termale del Guatemala.
La strada per arrivare alle fonti è lunga e praticamente tutta in salita.
Da Quetzaltenango ci arriviamo dopo quasi un’ora di viaggio. Nel tragitto
passiamo in mezzo a paesini quasi irreali, poveri ma estremamente colorati,
brulicanti di gente indaffarata ma sempre sorridente.
Ci fermiamo in più punto ad ammirare il panorama, il paesaggio è un
susseguirsi di pianure sterminate contornate da monti e vulcani che
si perdono all’orizzonte.
È veramente tutto molto bello e suggestivo, il paesaggio che si apre
ai nostri occhi è un vero spettacolo, tutta la strada effettuata è in
qualche modo riappagata dallo spettacolo che la natura ci sta offrendo.
Arriviamo finalmente alla nostra meta, le fonti non sono male ma sono
troppo affollate e l’acqua è piuttosto sporca.
Rinunciamo così al nostro bagno e decidiamo di intraprendere il sentiero
che ci porta al Vulcano Zunil. Il percorso è ben segnalato ma piuttosto
difficoltoso.
Io mi sento molto stanca, tutti i medicinali che prendo per curare la
mia sinusite mi debilitano parecchio. Decido di fermarmi circa a metà
del percorso e con Andre ritorno indietro all’inizio del percorso.
La discesa è più difficile del previsto, scivolo più di una volta, le
mie scarpe dalla suola in gomma non sono decisamente adatte alla scalate
di un vulcano.
Con tanta fatica , e anche un po’ di paura, riusciamo a ritornare al
punto di partenza e li aspettiamo Clara e Ric.
Al ritorno dei due compagni decidiamo di tornare a Quetzaltenango a
consumare uno spuntino, le Fuentes Georginas sono state un po’ deludenti,
ma anche le cose negative fanno parte dell’avventura.
A Quetzaltenango facciamo uno spuntino al “Cafè Baviera”…è un locale
in stile europeo, con fontana al centro e numerosi oggetti provenienti
dall’Europa appesi alle pareti. Ci portano dei sandwich di pollo con
patatine fritte in piatti tutti sbeccati ma il sandwich è comunque buono
ed il caffè è il migliore che fin’ora abbiamo provato.
Finito di mangiare ci rimettiamo in marcia verso Panajachel.
Arrivati a Pana decidiamo di darci alle spese, compriamo delle bellissime
coperte fatte a mano, io ne prendo due: una per me e Andrea e l’altra
da regalare ai miei genitori, mia mamma si è tanto raccomandata di portargliene
a casa una e non posso certo non farlo!
Ric e Andre contrattano , come al loro solito, ma anche come si usa
fare da queste parti, sui prezzi; confrontiamo le offerte migliori tra
i vari venditori e alla fine decidiamo di acquistare le coperte da una
signora molto gentile che lavora il suo cotone li nel suo “negozietto”
assieme alla sua bimba che avrà circa 3 anni.
Portiamo i nostri acquisti in albergo.
La nostra valigia è gia piena , cerchiamo di organizzarla al meglio
per farci stare tutti i regali…manca ancora metà della vacanza e abbiamo
già comprato un’infinità di cose!!
Usciamo per cenare, e andiamo nuovamente al “Sunset cafè”, il posto
è molto bello, il cibo è veramente buono, per questo alla fine ci piace
tornare lì.
Anche questa sera c’è musica dal vivo, le musiche in Guatemala sono
sempre allegre e coinvolgenti, a stento riesco a trattenermi da ballare
mentre mangio.
Finito di cenare facciamo un ultimo in giro in paese, è l’ultima sera
che passiamo a Pana, e so già che questo paese così bello e radioso
mi mancherà tantissimo.
28/03/2002 Chichicastenango
Di buon’ora partiamo da Panajachel.
Salutiamo il nostro grazioso hotel e partiamo alla volta di Chichicastenango.
È giovedì ed a Chichi il giovedì e la domenica si svolge il mercato
più famoso di tutto il Guatemala, i venditori arrivano già dalla sera
prima per preparare le loro bancarelle, e lo spettacolo di questo mercato
è veramente unico. 
Arrivati a Chichi, lasciamo l’auto nel “Parquet San Tomas”, qui troviamo
un ragazzo del posto che parla molto bene l’italiano che si offre di
farci da guida per tutta la giornata.
Lo reclutiamo e partiamo per la nostra visita.
Il mercato è davvero immenso, i pezzi di artigianato meravigliosi. Tra
le prime bancarelle ne noto una che ha degli splendidi lavori di cotone.
Mi piace davvero molto una rappresentazione del calendario Maya, fatta
interamente a mano. Al centro del calendario spicca una delle piramidi
di Tikal con ai lati due “Quetzal” il volatile simbolo del Guatemala,
che da inoltre il nome alla moneta nazionale.
Decidiamo di ripassare più tardi e di continuare la visita per il paese.
Arriviamo, attraverso le bancarelle, alla “Iglesia de San Tomas”. Il
portone centrale è insolitamente aperto, e anche a noi occidentali è
consentito, in questa occasione, salire sugli scalini sacri di questa
chiesa.
L’interno è molto povero, sul pavimento ci sono aghi di pino che emanano
un profumo davvero particolare. In fondo, verso l’altare, ci sono delle
pale molto belle ma estremamente logorate dal tempo.
Dall’alto degli scalini della chiesa si ha una splendida visuale sul
mercato. Frontalmente si intravede la “Capilla del Calvario”, più tardi
andremo a visitarla. Tomas, la nostra guida, ci porta a vedere un alberghetto
vicino che ha al suo interno un giardino meraviglioso con bellissimi
pappagalli. Nel giardino c’è un’anziana donna che vende graziose bamboline,
decidiamo di comprarne alcune, lei ci sorride e ci dice che oggi siamo
i suoi unici clienti.
Mi fa molta tenerezza, ha uno sguardo molto dolce e mi ricorda la mia
nonna. Usciamo dall’alberghetto e ci dirigiamo verso la “Capilla”.
Nei pressi della Capilla c’è molta confusione, sta arrivando la processione;
degli uomini anziani, piuttosto magrolini, portano a spalla dei baldacchini
con sopra delle statue rappresentanti Gesù e la Madonna. Tutt’intorno
i venditori si accalcano con la loro mercanzia.
Nell’aria si sente una musica molto struggente che accompagna un fedele
che recita delle preghiere al microfono. L’incenso è dappertutto, l’atmosfera
è magica, io sono entusiasta di quello che mi accade intorno, per me
è uno spettacolo che non scorderò mai.
Questo sarà senza dubbio uno dei ricordi migliori che porterò con me
del Guatemala.
Dopo la processione continuiamo il nostro giro , proseguo con gli acquisti,
io sono alla ricerca di una maglietta per mio fratello, Andre cerca
dei quadrettini per i suoi genitori.
Ci fermiamo a pranzare al hotel – ristorate San Tomas.
Tutto a Chichi prende il nome da Tomas, il Santo patrono: la chiesa,
le vie, il parcheggio, il ristorante, l’albergo, la nostra guida….è
tutto un unico Tomas!!!.
Pranziamo in questo incantevole ristorante con un magnifico giardino
e tanti pappagalli colorati. Il cibo è molto buono ed è, come al solito,
accompagnato da molta musica.
Finito il pranzo ritorniamo al mercato dove facciamo gli ultimi acquisti
prima di lasciare Chichi. Ci dirigiamo verso l’interno del mercato dove
vendono frutta e verdura, io compro un bustina contenete della frutta
fresca appena tagliata. Non mi curo troppo di tutte le raccomandazioni
su cosa mangiare e cosa non, la frutta in quei pacchettini di plastica
mi alletta troppo!!! Con in mano la mia bustina torniamo alla prima
bancarella vista, dove esponevano il calendario Maya che mi piaceva
così tanto, e decido con Andre di comprarlo. Anche Clara ne prende uno
simile, con raffigurato, al posto della piramide di Tikal, il lago di
Atitlan.
Tomas ci riaccompagna alla nostra auto, lo salutiamo, facciamo una foto
ricordo con lui e poi ripartiamo per andare a Guatemala City.
Sulla strada ci fermiamo al sito archeologico di Iximchè vicino a Tecpan.
Il giro al sito è purtroppo molto breve, perché il tempo a nostra disposizione
è ridotto, dobbiamo infatti essere prima delle 18.00 a Guatemala City
per restituire l’auto presa a noleggio e prendere poi l’autobus diretto
a Tikal.
Riusciamo ad arrivare puntuali a Guatemala City , e andiamo all’agenzia
a restituire l’auto, ma quando arriviamo sul posto troviamo l’agenzia
chiusa. La preoccupazione a quel punto diventa forte, dovevamo restituire
l’auto, riprenderci i soldi della caparra, e infine recarci a prendere
il pullman per Tikal.
Andre e Ric vanno all’aeroporto a cercare un bancomat ed a vedere se
all’altra agenzia di autonoleggio possono aiutarci, e mentre io e Clara
rimaniamo sedute in macchina, arrivano i gestori dell’agenzia che subito
si scusano del contrattempo e ci spiegano che avevano dimenticato le
chiavi del locale a casa!!!
Al ritorno di Ric ed Andre sbrighiamo le ultime formalità e poi ci rechiamo
a prendere il pullman.
Viaggeremo di notte diretti a Tikal.
29/03/2002 Tikal
Arriviamo a Flores che sono le sei del mattino, a causa della coincidenza
per Tikal, saltata per colpa del ritardo del nostro pullman, ci vediamo
costretti a salire su di un pulmino mal ridotto che fa la spola tra
i vari alberghi tra Flores e Tikal. Arriviamo a Tikal dopo un viaggio
di un’ora e mezza circa, e ci indirizziamo al nostro albergo, che si
trova proprio all’ingresso del sito, il “Jaguar Inn”.
L’hotel sembra carino, chiediamo di poter fare colazione e ci accomodiamo
ai tavolini del ristorante.
La colazione ci viene servita poco dopo, il pane è durissimo, il burro
salato ed il caffè è il più disgustoso che abbia mai bevuto!!! In compenso
il piatto di frutta è abbondante, e ci accontentiamo di quello.
Ci facciamo forza e, dopo aver lasciato le valigie nella hall, entriamo
al sito di Tikal.
Il sito archeologico è immerso nella foresta del Peten; già nella prima
piramide, la più bassa, mi tremano le gambe all’idea di salire e soprattutto
di scendere da quegli scalini così ripidi.
Mi faccio coraggio e, dopo una salita tutto sommato piuttosto semplice,
a forza di “culate” scendo dalla piramide, Andre e Ric se la ridono
allegramente, ma in realtà anche loro hanno le loro difficoltà nello
scendere!!
Sono molte le meraviglie di Tikal, senza dubbio la più esaltante è costituita
dalla “Grande Plaza” , dove i due templi gemelli e l’acropoli tutt’intorno
donano uno spettacolo meraviglioso. In un primo momento stento a decidere
di salire sull’altissimo e ripidissimo “Tempio II°” , poi ci salgo e
arrivata in cima mi accorgo che valeva certamente la pena fare tanta
fatica: lo spettacolo che si gode da lassù è senza dubbio meraviglioso.
Facciamo numerose foto e abbondanti riprese, poi decidiamo di scendere
e continuare la visita verso l’acropoli nord. La discesa è certamente
molto impegnativa, l’altezza è rilevante e la pendenza dei gradini è
estrema, ma alla fine riesco a scendere.
All’acropoli nord troviamo degli edifici con bellissime maschere giganti
scolpite sulle pareti, anche qui fotografiamo di tutto…persino un tacchino
che passa indisturbato tra la gente!!. 
La visita prosegue per numerosi edifici, il complesso di Tikal è veramente
immenso. Arriviamo verso sera alla piramide del “Mundo Perdido”, questa
piramide è alta ben 32 metri e la sua sommità è piatta e priva di tempietto,
per cui da li sopra si ha una visuale a 360° su tutta Tikal.
Decidiamo di aspettare lì il tramonto, lo spettacolo è veramente unico
ma il sole scende ad una velocità sorprendente e in men che non si dica
su Tikal cala già il buio.
La discesa dalla piramide si fa quindi abbastanza difficile, gli scalini
sono piuttosto logorati e il buio non ci aiuta di certo. Per uscire
dalla foresta ci sono le guardie che con le pile ci fanno strada nelle
folta vegetazione.
Ci dirigiamo verso l’hotel e prendiamo possesso delle nostre stanze.
A Tikal non arriva la corrente elettrica e alle 21.00 staccano il generatore,
così ci tocca per primo mangiare a lume di candela nel ristorante dell’albergo,
e poi raggiungere le nostre stanze con torce a pila e candele!!!
Dormire nella foresta del Peten non è stato facile… le “scimmie urlatrici”
hanno “urlato” tutta notte, ed altri animali, non ben definiti, si sono
fatti tenacemente sentire, ma alla fine ci siamo comunque addormentati.
30/03/2002 Tikal
La nostra giornata (la seconda a Tikal) inizia presto.
Alle 7.00 siamo già all’ingresso del sito, pronti per terminare la visita
iniziata il giorno prima.
Ci dirigiamo subito verso il “Tempio IV°”. Questo tempio è il più alto
di Tikal, con i suoi 64 metri di altezza.
La cima è raggiungibile solo attraverso ripidi scalini in legno, perché
la scalinata originale è sepolta sotto la fitta vegetazione che ormai
non è più possibile estirpare.
Dalla cima si ha una visuale solo su di una parte di Tikal, ma l’altezza
è così impressionante che ne è valsa davvero la pena salire fin lassù.
Dopo una breve sosta per ammirare il paesaggio scendiamo e decidiamo
di ritornare alla “Grande Plaza” per terminare la visita all’acropoli
e per visitare i palazzi e i templi minori non ancora visitati.
Prima di sera abbiamo visitato tutta Tikal e io mi rendo conto che non
dimenticherò mai questo posto….. la cultura Maya è così misteriosa ed
affascinante….i segni lasciati da questa civiltà sono incredibili.
Usciamo dal sito quasi a malincuore. Saluto la ricca e lussureggiante
foresta del Peten, saluto le piramidi i palazzi e i templi Maya. La
vacanza sta volgendo al termine e ciò mi dispiace molto.
Torniamo alle nostre stanze a preparare le valigie (prima che tolgano
la corrente) e poi andiamo a cenare al “Jungle Lodge” , un altro albergo
interno al sito che offre una buona cucina e molta ospitalità.
La nottata passa più tranquillamente rispetto a quella precedente, forse
le nostre orecchie si sono abituate al frastuono della foresta, o forse
siamo solo molto stanchi… sta di fatto che sia io che Andre ci addormentiamo
più facilmente e ci svegliamo ben riposati il mattino dopo.
31/03/2002 Rio Dulce
Ci svegliamo davvero presto, tra le 5.00 e le 7.00 passa un pullman
per Flores. L’intervallo (5.00 – 7.00) di due ore ci vede costretti
ad aspettare senza sapere quando esattamente arriverà il pullman. Finalmente
il pullman arriva (alle 7.15) e ci porta a Flores dove abbiamo la coincidenza
per “Rio Dulce”.
Arriviamo a “Rio Dulce” che sono le 14.00, il paesino è caotico e pieno
di gente. Il nostro albergo è sull’altra sponda del fiume. Telefoniamo
all’albergo per avvisare del nostro arrivo e da li a cinque minuti arrivano
a prenderci con una imbarcazione a motore che ci porta direttamente
all’albergo, il “Catamaran”.
L’albergo ci è apparso subito incantevole, immerso in una lussureggiante
vegetazione caraibica con bungalow su palafitte direttamente sul fiume
e, al centro della struttura alberghiera, una incantevole piscina.
Passiamo la giornata a rilassarci in piscina, oggi decidiamo di riposare
un po’, Ric ed Andre sono felicissimi, a fatica si riesce a tirarli
fuori dall’acqua.
Pranziamo ai bordi della piscina con gustosissimi sandwich e “papas
fria” e sorseggiamo Coca Cola!! Più tardi Ric ed Andre vanno con un
motoscafo in paese a cercare un bancomat (come al solito abbiamo già
esaurito il contante!!) mentre io e Clara restiamo a riposarci in piscina.
In serata ceniamo nel ristorante con vista sul lago di Izabal, e gustiamo
specialità del posto a base di pesce. La serata passa tranquillamente
e anche la notte è abbastanza tranquilla, anche se scandita dai versi
dei rospi che sembra abbiano scelto come “campo base” proprio lo spazio
sottostante il nostro bungalow!!!
01/04/2002 Rio Dulce
La giornata è già splendida di prima mattina, decidiamo di fare una
gita lungo il fiume e di andare fino a Livingston, la prima cittadina,
sul mare dei Caraibi, più vicino a noi.
Purtroppo abbiamo solo poche ore a disposizione, alle 14.00 dobbiamo
prendere il pullman per andare a Guatemala City.
Alle 7.45 siamo già sulla barchetta a motore pronti per la gita. Velocemente
percorriamo il primo tratto di fiume per arrivare al “Biotopo Chocon
Machacas”, una riserva di 7.600 ettari posta in un bellissimo paesaggio
fluviale; con la nostra barchetta percorriamo dei sentieri d’acqua che
si snodano attraverso mogani, palme, mangrovie e stupendi fiori d’acqua.
Usciti dal Biotopo, ci dirigiamo verso una caletta dove l’acqua è bollente
perché alimentata dai vulcani vicini, facciamo un bagno rilassante…a
tratti l’acqua diventa ustionante, ad Andrea gli viene tutta la schiena
rossa.
Dopo una buona mezzora di immersione ritorniamo sulla nostra barchetta
e riprendiamo il viaggio verso “Livingston”. Poco prima di arrivare
alla meta entriamo in una gola chiamata “Cueva de la Vaca” le cui pareti
scoscese, coperte da una folta vegetazione, sono spettacolari.
Arrivati a Livingston facciamo una breve sosta, mentre Ric ed Andre
fanno un giro in paese, io mi sdraio al sole dei Caraibi. Purtroppo
rientriamo quasi subito a Rio Dulce, ma sulla strada del ritorno abbiamo
ancora il tempo di fare un piacevole bagno in una caletta vicino ad
un villaggio di pescatori.
Al nostro rientro al Catamaran, il personale dell’albergo ci ha già
preparato un pacchettino a testa contenente panini, bibite e frutta
per il nostro viaggio verso Guatemala City.
Ci riportano con la barchetta in paese, e lì aspettiamo, nell’agenzia
della “linea dorada” il nostro pullman per ritornare in città. Purtroppo
dopo circa due ore di attesa arriva la notizia che il nostro pullman
si è rotto lungo il tragitto, così ci caricano su di un pulmino e di
fretta e furia ci portano (a noi ed altri tre turisti) a Guatemala City,
dove arriviamo in serata.
Alle 19.00 circa siamo nella hall dell’Holiday Inn, lo stesso albergo
da cui è iniziata la nostra avventura. Andiamo nelle nostre stanze e,
dopo un bagno rilassante, ci rechiamo a consumare la nostra ultima cena
in Guatemala.
Inizio ad essere triste, ormai siamo proprio alla fine, abbiamo solo
mezza giornata ancora da trascorrere in Guatemala e poi si torna a casa.
02/04/2002 Guatemala City
L’ultimo giorno in Guatemala lo passiamo a visitare la città, prendiamo
un taxi e ci dirigiamo nel centro cittadino, il tassista ci raccomanda
di tenere bene stretti i portafogli, e toglierci da dosso qualsiasi
oggetto prezioso abbiamo con noi.
Dopo aver seguito i consigli del tassista , ci dirigiamo verso il “Mercato
central”, un mercato coperto dove si possono fare ancora buoni affari.
Il mercato è vasto e la merce esposta è molto varia. Dopo gli ultimi
acquisti ci dirigiamo verso la “Plaza Mayor” visitiamo la “Catedral
metropolitana”, il “Palacio Nacional” e poi il “Parque Minerva”.
Torniamo in pullman al nostro albergo, prendiamo i nostri bagagli e
con la navetta dell’albergo ritorniamo in aeroporto.
La vacanza è ormai finita, sbrighiamo le ultime formalità in aeroporto
e poi ci imbarchiamo sul nostro volo.
Il volo del rientro è ancora più lungo di quello dell’andata, soprattutto
perché si accumulano ritardi tra Miami e Madrid.
In aereo ho molto tempo per ripensare a questa vacanza… nella mia mente
rimarranno impressi i volti, i sorrisi e la gentilezza del popolo Guatemalteco.
I colori degli abiti, delle stoffe e delle case…
Il mercato di Chichicastenango, con la sua caoticità, il profumo di
incenso misto a quello di fiori e aghi di pino..
La magnificenza di Tikal con la Grand Plaza e il tramonto dalla cime
del “Mundo Perdido”.
E infine la natura, il Lago di Atitlan, il fiume Rio Dulce, il fumo
dal Vulcano Fuego.
Ricordi bellissimi e indelebili…un altro viaggio da ricordare e da cui
imparare a conoscere culture e civiltà diverse.
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