Milano, 11/8/96, ORE 9,30
Dopo aver controllato l'efficenza delle toilettes dei treni tedeschi
c'è perfino la carta igienica!), eccoci finalmente partire alla volta
della Krukkolandia!
L'entusiasmo proprio non ci manca, anche se un primo intoppo ci
voleva. Infatti...scopriamo non senza un certo disappunto che la
nostra brava Luigina (l'addetta dell'agenzia di viaggi) ci ha
prenotato i posti su due file diverse, SGRUNT SGRUNT, ma ora tutto è
stato accomodato. Ma anche le nostre cose si sono "accomodate" sui
tavolini di fronte al sedile:
1. pacchetto di panini di Alfio
2. pacchetto di panini di Simo
3. pacchetto di biscottini di Simo
4. due confezioni di the succhiabile
5. marsupio di Simo
6. marsupio di Alfio
7. walkman
8. guida turistica di Monaco di Baviera
9. taccuino di viaggio
Non sembriamo esattamente dei globe-trotters, ma va bene così, a noi
piace essere comodi!
I nostri vicini sono per ora mozzarelle senza sale.
Ore 12,45
La situazione si è notevolmente surriscaldata: ora i nostri eroi (noi)
sono circondati su tutti i fronti (visto che siamo in Trentino) da un
manipolo di "montanari in gonnella" che, visto il tempo pessimo,hanno
optato per una cordata in treno.
Altre tre ciliegine USA sulla torta (Sacher) sono: una "american girl"
very fine (non [fain]) che da tre ore se ne sta a piedi all'aria sui
braccioli altrui, mostrando a tutti lo smalto sulle dita e
masticando la cicca a spron battuto, un mozzarellone al pepe nero che
sembra avere qualche problema di pronuncia nella sua stessa lingua e
poi, chicca fra tutte...un rasta biondo che ogni tanto si fa una
sfilata.
A proposito...volevamo farci anche noi due sfilatini, ma abbiamo
dovuto optare per qualche semplice panino al prosciutto e qualche
sorso di the. Siamo però sempre in tempo a rifornirci di birra al
vagone ristorante, visto che quella sembra l'unica bevanda contemplata
su questo treno.
Ore 13,45
Là dove osano le aquile...
Il trenino sbuffa quasi al culmine della salita e noi stiamo
attraversando le nuvole tra pini e cascatelle. L'altoparlante
annuncia la stazione di Brennero e fine corsa del treno (?!)...
Speriamo bene. Il tempo è sempre uno schifo (lo è stato per tutta la
mattinata).
Nell'esatto momento in cui il treno siè fermato al confine la radio
del nostro walkman ha cominciato a trasmettere una serie di canzoni
bavaro-tirolesi. E' un segno del destino! (o la trasmissione pirata
di qualche nostalgico Schuetzen).
12/8/96, ore 13,20
Ieri abbiamo girato tutta Innsbruck in un pomeriggio e fotografato
ogni casa dipinta o colorata che vedevamo. Siamo così diventati due
veri "austriaci felici", tanto che di sera abbiamo cenato in una
Biergarten all'aperto molto tirolese, se non fosse stato per i
pescatori di Amburgo che la organizzavano e per un tipo strano di
imbonitore che lanciava da un camion trote surgelate sul pubblico che
rideva da vero "austriaco felice".
Stamattina, dopo aver speso tutti i nostri scellini, averne cambiati
altri, averli rispesi, ecc., abbiamo preso il treno per Monaco.
Un controllore con la faccia da Ispettorederrick con la barba ci ha
fatto pagare £. 6.000 non si sa bene perché (deve essere una specie
di "pizzo" austriaco o di fondo pro Tirolo libero).
Dopo cinque minuti una grossa famiglia di obesi austriaci ci ha fatto
alzare assieme a due merluzzi teutonici perché noi non avevamo la
prenotazione e loro si (molto infantili questi tirolesi).
Così siamo finiti in uno scompartimento occupato solo (chissà perché)
da un biondo nibelungo con capelli al gomito, chiodo nero con borchie
e tatuaggione da avambraccio. Ora il metallaro è sceso ad una
stazione che non so neanche pronunciare (né tantomeno scrivere) e noi
ce ne stiamo coi piedi sui sedili a mangiar panini (ci vedesse la
signorina Rottenmeier!).
Siamo entrati in Germania, Germany, Allemanie, Deutschland...
II. "B" Come... Baviera
A proposito di Baviera, sto cercando di riconoscere fra tutti questi
magnifici cascinali quello del Dottor Bayer! Chi è??? Nessuno si
ricorda il telefilm del baffuto veterinario e della sua "arca"?
Forse è più facile trovare al nostro arrivo in stazione l'ispettore
Derrick.
14/8/96
Siamo sul treno per Regensburg e speriamo che la città non tenga fede
al suo nome (Regensburg = Città della pioggia?).
Sto scrivendo malissimo perché su questo treno regionale sembra di
essere sul Tagadà a San Giuseppe.
Breve resoconto sui due giorni trascorsi a Monaco:
appena arrivati, carichi con le nostre solite some, abbiamo cercato
ospitalità presso un taxista turco che ci ha fatto subito ridiscendere
dalla sua "Mercedes Benz 18.750 cc."...No, non perché eravamo degli
emigranti italiani (e da un turco trapiantato in Germania ci si può
aspettare di tutto), ma perché il nostro albergo era proprio vicino
alla stazione.
Dopo aver preso atto che l'hotel era veramente tecnologico (tipo
alveare giapponese per impiegati amministrativi Honda), il nostro
spirito duramente provato (nonché il nostro corpo) ha trovato un poco
di sollievo salendo in ascensore con l'accompagnamento musicale di
Indiana Jones che ci ha fatto pensare..."coraggio e via! verso nuove
avventure.
La giornata è poi trascorsa velocissimamente, girando, osservando,
passeggiando, comprando e soprattutto clickando e aprendo e chiudendo
l'ombrello ogni dieci minuti.
La bella giornata, anche se un poco rattristata dalla pioggia,
è finita magnificamente nella famosissima Hofbrauhaus, ex-sede della
antichissima casa birraia reale, dove abbiamo asssaggiato salsicciotti
d'ogni tipo, bevuto un bel po' di birra (la più piccola era da un
litro) e soprattutto abbiamo vissuto l'atmosfera pazzesca della più
turistica delle birrerie di Monaco!
Alle ore 19,30 molti tedeschi (che avevano già collezionato diversi
boccaloni fin dal pomeriggio) cominciavano a fare la hola
accompagnando l'orchestrina che suonava l'equivalente bavarese della
monferrina. Nostri compagni di panca erano una coppia di fiorentini
allibiti quanto noi e tre vecchie babbione inglesi del tipo: "molto
pittoresco", che trincavano il loro litro di birra storpiando alla
Stanlio & Ollio le canzoni che venivano urlate nel locale.
Nella panca accantosedeva un trio di autentici e veraci ubriachi da
Biergarten (per dare l'idea uno era vestito con Lederhosen consumati,
giacca di loden, cappello con piuma, pettorina con Edelweiss e due
baffoni incorporati al faccione viola). Abbiamo cercato di tenere la
contabilità dei litri di bionda che si suseguivano sul loro tavolo
ma abbiamo smesso perchè cominciavamo a sentirci ubriachi al posto
loro. Non potevamo non fotografarli, ma purtroppo non siamo riusciti
a fare una istantanea delle facce della famigliola italiana che si é
incautamente avventurata al loro tavolo e ne é rimasta inglobata.
La madre tricolore cercava disperatamente di rivolgersi a noi,
preoccupata dei pugni che il baffone picchiava di tanto in tanto sul
tavolo e dei bacini che le mandava l'altro. Dopo i doverosi saluti e
un "profumatissimo" baciamano (solo a Simo naturalmente!) da parte del
Bavarese, non ci era rimasto che uscire, visto che la Biergarten la
avevamo vissuta intensamente.
2° baciamano della serata: quello di un membro del duo che con
fisarmonica suonava e ballava vestito da ungherese sulla Marienplatz
dopo aver prelevato Simo dalla folla e averla fatta volteggiare a
ritmo di valzer.
Girando la città abbiamo visto che una ordinaria manutenzione è il
lavaggio delle fontane: si toglie l'acqua, la si lava con l'acqua, si
rimette l'acqua: un laaavorone inutile! e non ci sono nemmeno le
monetine da recuperare che lo giustificano!
L'ultima sera abbiamo lasciato l'hotel (a proposito di hotel, la
chiave della nostra stanza non è una chiave ma una specie di
biglietto del tram: e come sul tram non si riesce ad obliterare, così
noi non riuscivamo ad aprire la porta) alla volta di Schwabing, il
quartiere più caratteristico, il quartiere più tradizionale, il
quartiere più...boh!?
All'inizio siamo rimasti un po' delusi perchè ci aspettavamo qualcosa
di più tipico di alti palazzoni e di superristoranti. Poi abbiamo
capito che dovevamo lasciare la superstrada e immetterci nelle viette
laterali. Allora la delusione ha lasciato spazio allo stupore: un
enorme limone con una fluente capigliatura campeggiava sulla facciata
di un palazzo liberty: "Il limone coi capelli" era il nome del locale.
Poco più in là un gruppo eterogeneo (un ragazzo con Lederhosen, uno
con hot-shorts di vernice nera, una ragazza in abito da sera Mortisia-
style, ecc.) segnalavano la presenza di qualcosa di anomalo (e quindi
di molto interessante!). Lustspielhaus è il nome sul portone che ci
attira come piccole, curiose, ansiose ed entusiaste calamite italiane.
III. "C" Come... Cabaret (O "Kabarett" come si dice qui)
Eccoci catapultati improvvisamente indietro di almeno sessant'anni ed
entrambi ci sentiamo come Lisa Minnelli. Davanti a noi la stessa
popolazione eterogenea è ammassata attorno ad una cinquantina di
tavolini in una atmosfera retrò, tra piccole abat-jour, candelabri,
pareti damascate e naturalmente boccali di birra. La scarsa illumina-
zione ed il velo di fumo che aleggiava, attribuivano al palco un alone
di misticità.
Esattamente alle ore 20,30 (come da programma, si sa che i tedeschi
sono puenktlich), appaiono da dietro il sipario di pesante velluto
rosso i "Geschwister Pfister"! I dialoghi erano un attimino difficili
da interpretare (?!), ma la musica e le urla del pubblico erano tal-
mente coinvolgenti che ci illudevamo di capire. Lo spettacolo era
interattivo, cioè il pubblico provocava e partecipava attivamente,
tanto che la prima parte dello show si è poi conclusa con uno spinello
che è passato dal palcoscenico ai tavolini degli spettatori più ri-
cettivi. Noi, presi dall'entusiasmo (e anche per non fare brutta fi-
gura) ridevamo "simpaticamente", cioè adeguandoci agli ululati del
tavolo accanto, non a caso il famoso spinello si era fermato proprio
lì. Il buon vecchio Wedekind sarebbe stato soddisfatto dal risultato.
Dopo aver consumato la nostra cenetta all'ombra di due boccali, siamo
usciti al quinto bis, non scorgendo un minimo cenno di conclusione
all'improvvisazione sopra e sotto il palco.
Spariti nella brumosa notte monacense sopra un taxi con coprisedili
di orso polare, ci sentiamo ormai pronti come giovani iniziati ad
accogliere e penetrare il grande segreto delle rombanti macchine teu-
toniche. Esse sono di un tenue color creme, lunghe circa dodici metri
e trenta centimetri e si contraddistinguono dall'innocua scritta TAXI
sul lucido e biondo tettuccio. Gli interni sono in pelle "umana" e
tappetini persiani bukara. I taxisti hanno occhi cerulei, guance con
cuperose (o meglio birrose) e una pancia che arriva al volante e fun-
ge quindi da servosterzo.
Queste macchine germaniche (che qui chiamano Mercedes) hanno sul cofa-
no un simbolino che in relatà è un mirino. Ecco la vera funzione di
questi transatlantici da asfalto: svolgono allo stesso tempo due ser-
vizi alla società: trasporto a pagamento, ma soprattutto selezione
della razza: i semafori pedonali rimangono verdi esattamente per tre
secondi e mezzo. Gli individui più lenti, meno scattanti, meno prepa-
rati fisicamente, soccombono alla furia purificatrice dei Mercedes in
agguato. Coloro che sopravvivono verrano finiti dalle biciclette che
sfrecciano sui marciapiedi esclusivamente sulla loro corsia preferen-
ziale (in questo caso vengono giustiziati anche tantissimi pedoni
distratti che, pur sul marciapiede, sconfinano sulla striscia cicli-
stica).
Abbiamo vagato anche per l'Englischer Garten che la nostra guida (Edi-
zioni Economiche I Gabbiani) presenta come il più grande parco citta-
dino del mondo. Abbiamo coperto chilometri di prato vedendo nell'or-
dine: un musulmano inginocchiato verso La Mecca, uno scoiattolo che
ci ha fatto la lingua prima di salire su un albero, un tempietto gre-
co, una torre cinese a pagoda con relativa Biergarten. A questo pun-
to, sfiniti, imploravamo un tandem con possibilmente motore da 125 cc.
e pertanto lasciavamo il parco ed i suoi prati per l'asfalto della
Monaco che finora avevamo conosciuto, non senza prima accorgerci da
una mappa del tipo "voi siete qui" che ci stavamo perdendo un lago
con barchette ed una pista di sci di fondo (il tutto incorporato nel
parco).
IV. "D" Come... bel Danubio blu (a noi e' sembrato verde)
Il giorno 14/8 (vedi cap. "B") la città di Regensburg, come volevasi
dimostrare, ha poi mantenuto fede al suo nome (sig!). Si aggiravano
per la città due esseri somiglianti vagamente a dei marziani plasti-
ficati: quattro occhi sbirciavano alternativamente nelle macchine
fotografiche, superando una spessa coltre di k-way, foulard, ombrelli
e zainetti. L'acqua non arrivava solo da sopra, infatti una delle
bellezze della città è proprio il Danubio, la cui vista in un altro
momento avrebbe potuto dare una desiderabile senzazione di freschezza,
ma quel giorno proprio non ce n'era bisogno!
La cittadina, piuttosto austera (sede vescovile da centinaia d'anni)
non offriva, a parte un bellissimo duomo gotico, molte attrattive
architettoniche, ma Alfio ha saputo cogliere gli aspetti migliori di
tutto ciò che gli si presentava innanzi(*). E così, dopo avermi tra-
scinata nello stesso pomeriggio in due diverse birrerie al fine di
provare tutte le marche di birra più famose in vendita in Germania
di fregare i sottobicchieri), è riuscito a trovare interessante un
negozio di foto che, come si suol dire, "tirava nella schiena" dei
passanti vecchie macchine fotografiche in disuso da decenni.
All'uscita del negozio, raggianti, avevamo in mano una specie di
scatoletta grigia con due buchi e una serie di rullini, tra i quali
uno da sole 8 pose (per la scatoletta grigia con due buchi, ovvia-
mente).
(*)Veramente anch'io mi sono un po' lasciata prendere ed ho consumato
con vero piacere un bel piatto di frittelle di mela con gelato e pan-
na, la cui bontà sapeva ben compensare il gusto di strutto che nel
frattempo mi colava in gola.
Avvertimento per chi frequenta gli alberghi tedeschi:
alle ore 8 (dico otto!) si scatena per i corridoi dell'hotel un gruppo
di attivissime Putzfrauen (non è un insulto, significa solamente donna
delle pulizie) che non si ferma dinanzi a niente e nessuno. Dopo un
colpo sulla porta ti entrano in camera pretendendo di fare pulizia.
Sorpresi da questaintrusione improvvisa Simo è corsa in bagno ed io mi
sono tuffato sotto le coperte invocando un "Moment, Moment, bitte!!"
Astuti come volpi abbiamo scoperto che l'unica barriera possibile è il
cartello "DO NOT DISTURB" che finora avavamo visto solo nei films di
Cary Grant o nei cartoni di Cip e Ciop.
Lasciata Regensburg abbiamo conquistato Norimberga. Abbiamo piacevol-
mente scoperto che il nostro albergo è all'interno delle mura storiche
e quindi fa parte di quell'immenso plastico che è la parte antica del-
la città (e la meglio ricostruita).
Ci sentiamo due playmobil medioevali in cerca di un pasto finalmente
non a base di maiale per una catarsi corporea: ovviamente non ci
siamo riusciti. Abbiamo cenato a base di medaglioni di suino inpanati
con contorno di funghi innaffiati da spumosa birra della Franconia nei
suggestivi sotterranei di una torre gotica davanti al gotico Duomo.
Per addolcire l'austero ambiente medioevale ci siamo concessi l'enne-
simo "Apfelstruedel con panna e gelato alla vaniglia cosparso di zuc-
chero a velo e polvere di cacao".
In questo locale molto teutonico ci siamo subito sentiti a casa nostra
perché al di là della grata di ferro battuto un genovese ed una emi-
liana ci hanno dato consigli culinari sulla cucina francone.
Una passeggiata in compagnia di questi italici beoni nella suggestiva
Norimberga by night ha concluso la nostra permanenza nella città.
Alla ricerca di un soggetto interessante per inaugurare la nuova sca-
tola fotografica, abbiamo trovato dei modelli perfetti anche se diffi-
cili da riprendere: un gruppo di punk con le teste variopinte accampa-
ti, bevendo e ruttando, in un magnifico contrasto sotto i ricami di
pietra del portale del Duomo. Venti minuti di camping hanno ridotto i
gradini del Duomo ad una discarica abusiva.
La mattina della partenza abbiamo consumato una abbondantissima cola-
zione "abbuffè" all'ombra della Koenigstor. Come Silvan, al pronuncia-
re SIM-SALA-BIN siamo riusciti a trafugare due uova sode nonché una
vistosa banana sotto i vigili occhi di una coppia di ex kapò.
V. "E" come evviva...! Finalmente a Rothenburg!
19/08/96
Siamo seduti su un prato a picchiopendio cosparso di fiori bianchi e
di api che ci scambiano per enormi fiorelloni italici. Davanti ai no-
stri occhi dal bosco spuntano le mura e le torri di Rothenburg.
Stiamo ascoltando col walkman una cassetta intitolata Edelweiss e ci
sentiamo tanto come Heidi e Peter (manca solo l'altalena attaccata
alla nuvola).
Finalmente il tempo è stupendo e siamo a piedi nudi nell'erba alta
(speriamo bene). In pancia abbiamo un tagliere di quattordici tipi di
salami, pane imburrato, il tutto pucciato nella bionda birra locale:
i brufoli si stanno appropriando ormai delle nostre facce, ma non im-
porta, dobbiamo sperimentare empiricamente la genuinità di questi
prodotti.
Rothenburg ci ha accolto in maniera meravigliosa: uno spendido sole
ha cominciato a fare la sua comparsa già dal viaggio di trasferimento
in treno. Qui, su un vagone pieno zeppo di umanità abbiamo socializ-
zato con un immigrato algerino (che ci ha chiesto di poter sfruttare
il nostro biglietto valido per cinque persone) e con un cuoco tedesco
che girava il treno con la sua lattina di birra in cerca di una Toi-
letten.
Giunti alla stazione abbiamo lasciato la strana coppia e con un taxi
ci siamo diretti all'hotel. Su quest'ultimo avevamo qualche riserva,
visto che era l'unico che eravamo riusciti a prenotare ad un prezzo
nettamente inferiore agli altri. Le abbiamo subito superate quando,
scesi dal taxi con gli zaini e vestiti quasi da hippies, siamo stati
accolti da un addetto in livrea rossa, non molto pratico di qual'è la
presa corretta per trasportare i nostri sacconi.
L'hotel Roter Hahn (Gallo Rosso) ci ha riservato una stanza con perfi-
no frigobar e cassaforte, a trenta metri dal municipio e dall'orologio
con carillon riproducente la "Grande Bevuta".
A proposito dell'orologio, ogni ora i giapponesi corrono ad orde da
ogni lato della città per FOTOGRAFARE la stessa scena del carillon,
dove la spettacolarità sta proprio nel MOVIMENTO e nella MUSICA.
20/08/96 ore 12,25
Siamo sul treno diretti a Friburgo, ultima tappa del viaggio e proroga
di due giorni sul tabellino di marcia. Abbiamo da poco lasciato Ro-
thenburg, una città che non è possibile descrivere (e pertanto non
scriverò niente). Di Rothenburg si possono guardare solo le immagini
per capire di che cosa si tratta: torri medioevali e spesse mura di
pietra incorniciano casette e palazzi di marzapane con travi di cioc-
colato e tetti di zucchero colorato.
Dovunque c'è una atmosfera da paese dei balocchi, con carri trainati
da cavalli che accompagnano in un giro turistico delle città e auto-
mobili ridotte al minimo indispensabile: quasi esclusivamente taxi
(riecco le Mercedes).
Le vetrine espongono torte e dolci stratosferici da cartellone pubbli-
citario oppure migliaia di bambole (Puppen) e marionette di tutti i
tipi e dimensioni con prezzi da leasing.
Per le vie della città sembra che il tempo si sia fermato, con gente
che passeggia tranquillamente col passo del turista e agli angoli del-
le vie cori e musicisti classici con flauti e chitarre che ne costi-
tuiscono la colonna sonora.
Qui gli adulti tornano bambini respirando un'aria quasi di irrealtà,
mentre i bambini diventano adulti: ieri una giapponesina di tre anni
girava per un negozio ripetendo "credit card, credit card!".
Il negozio più mistico e metafisico che abbiamo visto è uno di giocat-
toli e di articoli natalizi, per un totale di tre piani più altri tre
nella succursale dall'altra parte della strada: occorre una piantina
per trovare l'uscita.
Stelle, luci, musica di sottofondo, alberi di trenta piani di celenta-
niana memoria ti proiettano in pieno clima natalizio a ferragosto.
Altra curiosità: c'è un negozio di giocattoli solo ed esclusivamente
d'orsi: ve ne si trovano di ogni dimensione e sotto qualsiasi forma.
Lasciando l'hotel abbiamo scoperto che il nostro Roter Hahn era la ca-
sa del borgomastro protagonista della celebre "Grande Bevuta". Che
emozione aver dormito e soggiornato nelle stanze dove il borgomastro
si inciuccava!
Stiamo viaggiando su un treno con wc da pubblicità Ideal Standard,
tutto azzurro e con un soffione d'aria per asciugare le mani. Sui se-
dili c'è Ihr Fahrplan, cioè il piano di volo con tutte le fermate e le
relative coincidenze del nostro IR2560. Stiamo controllando dal Fahr-
plan gli orari di arrivo e partenza in ogni stazione, come Furio e
Magda in "Bianco, rosso e verdone": non sgarrano di trenta secondi
questi tedeschi mangiakrauti!
Alla partenza del treno supersonico dagli altoparlanti si sente una
voce che dice: "Il mio nome è..., sono il capotreno...," con tutte le
notizie relative al volo. Pazzesco!
Sul sedile accanto al mio uno strano tipo di ometto con la faccia da
Gruendland sta leggendo il libro "Morte di un maiale" (che caso stra-
no!).
VI. "F" Come... Friburgo
22/08/96
Stiamo scrivendo con una biro tedesca trovata nella Foresta Nera (è
stata smarrita, perché in Germania non buttano i rifiuti nei boschi).
Siamo sul treno che ci riporta a casa, il mitico ICE: un treno che
sembra un aereo, con finestrini a specchio, moquette, giornali a bor-
do. Abbiamo cercato le istruzioni per poter usare i comandi dei sedi-
li ed ora abbiamo inserito lo spinotto delle cuffie nel bracciolo e,
cosa strana, abbiamo a disposizione otto programmi di radio tedesche.
Dopo un po' di musica classica ci siamo rotti ed ora stiamo ascoltan-
do Rosanna Fratello con "Ciribiribin che bel faccin".
Abbiamo uno scompartimento tutto nostro che abbiamo difeso dai merluz-
zoni con ventiquattrore saliti a Friburgo.
Racconto del soggiorno nella Foresta Nera:
Siamo arrivati a Friburgo alla cieca: senza prenotazione nell'albergo
e senza informazioni sulla città.
All'Ufficio Turistico una Heidi bionda ci ha proposto un'offerta spe-
ciale fruibile presso un hotel in posizione centrale.
Si trattava del fantomatico "PARK HOTEL POST".
Una coloratissima hall arredata in maniera ricercata ha accolto noi
ed i nostri coloratissimi zaini arredati in maniera "ostello della
gioventù". Abbiamo notato una leggera smorfia di disappunto sul volto
della receptionist nel vederci varcare la soglia con tanto di bermu-
doni, sandali e capelli sconvolti dal viaggio.
Stavamo già addocchiando i cioccolatini Milka a disposizione della
clientela sul bancone, quando la Fraulein ci ha offerto per cortesia
un succo d'arancia e noi per cortesia abbiamo subito accettato.
[Piccolo intermezzo pubblicitario: tra i boschi e i laghetti svizzeri
attraversiamo un paesino che si chiama Lietikon, come la caramella da
mangiare "se afete male a fostri pieti, fostri pieti farano ankora
male, ma fostra cola sarà molto felice"]
Giunti in stanza verifichiamo subito che il comfort è estremo: vasca
abitabile, scrivania con carta intestata, frigobar e, oltre al tv co-
lor, due radio e soprattutto tre telefoni (3 telefoni 3).
Subito abbiamo provato l'efficienza telefonandoci dalla camera al ba-
gno.
Alla mattina, a colazione, ci presentiamo con salopette e pantaloni a
zampa d'elefante più zainetto di plastica per trafugare i panini per
il pranzo. Gli altri clienti colleghi erano in abito da sera.
Ore 13
Fra due ore e mezza circa (da noi gli orari dei treni cominciano a
diventare più variabili) il nostro viaggio di ritorno in Italia sarà
terminato. Stiamo viaggiando ora su un treno IC delle Ferrovie Ita-
liane, uno di quelli belli, da esportazione: sedili macchiati, riscal-
damento che non funziona, serratura della toilette rotta e quanto di
meglio si può avere sulle linee italiane. Si, anche qui c'è la musica
anche se non si può sentire in cuffia: l'omino dello scompartimento
accanto sta cantando il suo amore per la bella che lo aspetta forse
a Pozzuoli, visto che la sua pronuncia non è propriamente nordica.
Friburgo ci è piaciuta molto, con le sue case dipinte e i rigagnoli
d'acqua pulitissima che scorrono a fianco di ogni marciapiede (malgra-
do tutti i bimbi della zona ci sguazzino a piedi nudi anche quando
piove).
Dopo l'ennesimo Duomo gotico e l'ennesimo Rathaus con fiorellini in-
corporati, ci siamo dedicati a collezionare immagini dei Musikanten di
passaggio e nell'ordine:
2 hippies con Alpenhorn
1 duo con violoncello e contrabbasso
1 gruppo multietnico con bongo, chitarra classica, violoncello e voce
solista
1 country-man con chitarra e cane sosia
1 quartetto di Dalai Lama in vacanza
e infine gli immancabili peruviani.
Dopo dieci giorni di ricerche instancabili, quando ormai la speranza
sembrava vana, finalmente in un negozio per bambini Simo riesce a tro-
vare un vestito da Heidi della sua misura a prezzo abbordabile.
Entusiasta, chiede alla Frau se può tenerselo addosso e così, con i
pantaloni gialli a zampa d'elefante nella busta tirolese se ne va or-
gogliona per Friburgo facendo consumare ad Alfio un altro rullino di
foto.
Abbiamo pranzato nel ristorante che più ci ispirava su un naviglio
friburghese, con una coppia di tedeschi ottantenni che ci parlavano in
spagnolo ricirdando il loro viaggio da millemiglia in Italia di tren-
tanni prima.
Stamattina siamo usciti dall'albergo in salopette e pantaloni da clown
con i ringraziamenti della direzione (probabilmente perché ce ne sta-
vamo andando).
Abbiamo appena superato la frontiera. Siamo entrati in Italia! il Pae-
se del sole, dei mandolini, degli spaghetti, della pizza.
Nel nostro scompartimento siamo ora in quattro: due pseudo globe-
trotters e due maschere di carnevale: noi siamo i globetrotters.
Le due maschere sono ovviamente assieme: una bella di notte con oc-
chiali e guanti bianchi da Wanda Osiris, collane ed orecchini di perle
finte penzule (un Albin: vedi il "Vizietto") con cerone a mo' di stuc-
co veneziano. Sembra sia amica più o meno intima della persona che le
sta di fronte: un monsignore con tanto di fusciacca porpora e tunica
sbottonata sul collo che sembra Aldo Fabrizi con gli occhiali.
Il monsignore parla di sé in terza persona.
Il tragitto Chiasso-Monza lo impiega intrattenendo la sua gentile
partner su cibi, vini e giudicando i suoi colleghi ("confratelli" li
chiama lui) in base a ciò che mangiano. Si è poi lamentato di una
stanza in cui è stato ospite dove non poteva dormire perché aveva i
piedoni freddi (povra gioia) ed ha preso in rassegna i vari monasteri
e ordini come se si trattasse di una serie di hotel nella guida del
Touring.
E' poi sceso a Monza con l'accompagnatrice lamentandosi delle ferrovie
italiane e facendo citazioni in latinorum.
Ora siamo diretti a Vercelli attraverso la famigliare periferia di Mi-
lano. Masticando un'Ovomaltina che sa tanto di Svizzera, ci rattri-
stiamo un po' perché la vacanza è
"G" Come... gia' finita (sigh!!)
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