All'aeroporto di Roma - Ciampino saliamo a bordo del
Boeing della Royal Air Maroc. Ad una velocità di circa 850 Km/h sorvoliamo
il mar Tirreno e la Sardegna; cerco di individuare le isole Baleari,
Minorca, Maiorca e Ibiza, ma sono troppo piccole da quell'altezza. Poco
dopo, il pilota ci avverte che la temperatura interna è di 24° C mentre
quella esterna è di - 45° C; infatti, la parete dell'aereo mi raffredda
la spalla. Inoltre il comandante annuncia che a Marrakech il tempo è
buono. Giunto sopra Almeria in Spagna, l'aereo vira a sud, diretto in
Africa, attraversa l'estremità occidentale del Mediterraneo, non lontano
dalle colonne d'Ercole, stretto che gli antichi navigatori avevano paura
di oltrepassare. Nello stretto di Gibilterra in un tratto di 14 Km le
fredde acque dell'Atlantico incontrano quelle calde del Mediterraneo.
Durante l'ultimo conflitto mondiale, la satira inglese chiamava ironicamente
Gibilterra: "Il tappo della bottiglia mediterranea".
Nel frattempo il personale di bordo, un'hostess e due steward, ci ha
servito il pranzo a base d'insalata di riso, piselli e pollo in salsa
gialla, burro, marmellata, pasticcini, Coca Cola imbottigliata a Casablanca,
acqua e vino. Il Marocco ha più di dieci montagne che superano i 4.000
metri d'altezza. Numerosi corsi d'acqua, anche a carattere torrentizio
(uadi), nascono dalle nevi perenni dell'Atlante e sfociano nell'oceano
Atlantico. Per quello che ho potuto vedere dall'aereo, le zone sorvolate
non mi sono sembrate particolarmente ricche di vegetazione arborea d'alto
fusto. Il terreno ha un tenue colore rossiccio, vi sono fattorie, serre
e campi irrigati.
Il leone berbero
Un antico proverbio arabo dice: " La Tunisia è una donna, l'Algeria
è un uomo, il Marocco è un leone". Sui monti del Medio Atlante
viveva un tempo un magnifico felino il
leone berbero o dell'Atlante (Panthera leo leo).
Il leone berbero si distingue dagli altri leoni per la criniera più
scura, più estesa e per la peluria nera che ha sul petto e sull'addome.
E' il leone della Sfinge d'Egitto, poi ricostruita con il volto del
faraone Cheope, e dei Romani.
Sfortunatamente l'ultimo leone berbero è stato ucciso da un cacciatore
in queste montagne nel 1922. I sultani del Marocco però avevano da tempo
nei serragli un certo numero di esemplari di leoni berberi. Con l'ausilio
dei pochi leoni che avevano forti tratti distintivi dell'antica specie,
ricercatori e scienziati, mediante selezioni ed incroci, stanno cercando
di ridare vita a quest'animale leggendario. Il leone berbero, per maestosità
e bellezza, è considerato il re di tutti i leoni. Molto importanti sono
stati gli studi e le ricerche condotti dallo zoologo tedesco prof. Leyhausen
e nel 1974 dal Dr. Helmut Hemmer dello zoo di Francoforte. In Italia
del progetto di conservazione e di recupero del leone berbero se ne
sta occupando il prof. Mariani dell'Università di Chieti.
In Africa!
Dopo meno di un'ora di volo, siamo arrivati a Marrakech dove si fa scalo.
Poi si proseguirà con un volo nazionale per Agadir. All'aeroporto di
Marrakech una giovane donna sembrava il factotum: controllava i biglietti,
organizzava i transiti e le partenze, indirizzava i passeggeri alle
porte, annunciava i voli. Ci ha radunati esclamando ad alta voce in
francese: "Passager Agadir", poi ci ha consegnato il biglietto
di transito e ci ha fatto accomodare nella saletta di partenza. Nell'attesa
ho cercato di trovare con il walkman - radio FM qualche stazione che
trasmettesse musica leggera, ma ho trovato solo un muezzin che invitava
alla preghiera. Il traffico non era intenso. L'aeroporto, in stile arabo
di costruzione forse risalente agli anni cinquanta non era dotato di
aria condizionata; la temperatura si aggirava sui 35° C, si stava bene
perché il clima è molto asciutto. Dalle vetrate si potevano ammirare
lussureggianti piante di banane, in un angolo dell'aeroporto alcuni
gattini dormivano tranquillamente. Nel bar ho notato una macchina da
caffè espresso, di fabbricazione italiana, del tipo a leva che da noi
è scomparsa dai banconi oltre 30 anni fa. In una parete in alto vi era
un grande quadro raffigurante la marcia verde del novembre del 1975,
che portò i marocchini ad occupare il Sahara Occidentale, già abbandonato
dagli Spagnoli.
Abbiamo dovuto attendere circa due ore per riprendere lo stesso aereo
che nel frattempo si era rifornito. In 20 minuti ci ha portato a destinazione,
sorvolando a bassa quota l'Alto Atlante e giungendo in vista dell'Anti
Atlante. L'aeroporto di Agadir è moderno, piccolo e attivo. Appena scesi
dall'aereo abbiamo notato subito la differenza del clima da Marrakech:
lì l'aria era secca e calda, qui fresca e frizzante. Si avverte la vicinanza
del grande oceano!
Finalmente in Africa, terra dal dolce clima, dai ritmi naturali, dai
colori antichi e morbidi dal cielo azzurro profondo! Nel Maghreb si
è in Africa, ma anche in Oriente, inoltre si è abbastanza vicini da
poter gustare i buoni sapori della cucina mediterranea. Amo il Nord
Africa anche perché il clima è ottimo, la gente è amichevole. Sento
una sensazione fortissima che mi dice sei a casa! Non mi sembra di trovarmi
in una terra lontana e straniera.
Non so se questo sia solo merito dell'ospitalità del luogo, della cortesia
di questi popoli o della mia passione di viaggiare; forse di tutti e
tre.
L'oceano
Agadir si trova sulle rive dell'Atlantico, l'aria di montagna s'incontra
con l'oceano, conferendo un clima sano che permette il riposo e la rimessa
in forma fisica. Il clima è mitigato dalla brezza marina, la temperatura
in agosto rimane stabile sui 26°. Con una temperatura del genere, a
mio avviso, non occorrerebbe nemmeno l'aria condizionata, purtroppo
però è molto usata. E' il clima è ideale soprattutto per chi soffre
il gran caldo. E' detta la Miami Beach del Marocco. Mi dicono all'hotel
che grazie all'inverno molto mite, questa ospitale cittadina è meta
dei turisti del Europa settentrionale. Ad Agadir si praticano tennis,
golf, sci nautico, paracadute ascensionale e pesca sportiva. E' inoltre
un'ottima base di partenza per le escursioni nell'entroterra e nel deserto.
Veniamo avvertiti che la moneta locale è il dirham suddivisa in 100
centesimi, equivalente a 187 Lire italiane. Si ricorda inoltre di cambiare
i dirham prima di partire, poiché è proibita la loro esportazione e
che il venerdì gli esercizi pubblici gestiti da mussulmani sono chiusi,
anche se nelle zone turistiche ciò si avverte poco. In Marocco i telefoni
cellulari funzionano; compare la scritta "MOR ONPT GSM".
Il giorno dopo l'arrivo, il nostro tour-operator ha indetto un briefing
all'hotel La Kasbah per illustrarci il programma della settimana. Questo
hotel, completamente in stile arabo, è molto caratteristico. Nella saletta
riunioni c'erano delle foto autografate di personaggi illustri che vi
avevano soggiornato in passato: Elvis Presley, Raquel Welch, Paul Newman
e molti altri divi di Hollywood.
Il Carrubo
L'hotel Tikida Beach, della catena tedesca Iberotel, si trova a pochi
metri dalla spiaggia oceanica e a circa 15 minuti a piedi dal centro
di Agadir. Dispone di quattro ristoranti, tra i quali uno italiano,
di un centro di talassoterapia, di due campi da golf, di una discoteca
interna e di un'ampia piscina all'aperto. Nella piscina a forma di laghetto,
riscaldabile d'inverno, vi è un chiosco di legno con copertura in fibre
vegetali; si può accedere al bar anche dall'acqua, sedendosi su degli
sgabelli appoggiati sul fondo della piscina. L'hotel ha un ricco programma
sportivo: tornei di tennis, passeggiate, giri in bici dei dintorni,
jogging, ginnastica anche in acqua, tiro con l'arco, ecc..
L'albergo era circondato da un bel giardino, non molto grande, ma ben
tenuto e curato, ricco di fiori, cespugli fioriti e pochi alberi. Un
angolo soleggiato, nei pressi del ristorante era riservato ai cactus
e piante grasse. Un giovane albero di Carrubo (Ceratonia siliqua), messo
a dimora alla costruzione dell'hotel (4 anni prima), indicava che la
struttura aveva preso il nome dal carrubo, Tikida in berbero. Nel parco
dell'hotel, sufficientemente sopraelevato per evitare le lunghe onde
dell'oceano e il dislivello tra alta e bassa marea, si snodavano ameni
vialetti tra collinette artificiali simili alle dune del deserto; sullo
sfondo l'azzurro dell'oceano. Gli uccelli cinguettavano canti melodiosi,
si avvicinavano senza alcun timore a beccare le molliche cadute nella
terrazza della prima colazione.
Ammiro volentieri le palme perché è la pianta che più di altre mi dà
l'idea di viaggi, ferie e relax.
Nel parco c'erano alcune alte palme che però sembravano sofferenti.
Mi sono subito chiesto il perché! Qualcuno mi ha risposto che la causa
del loro malessere era la brezza salata dell'oceano. Ho scoperto poi
che le palme, provenienti dall'entroterra, erano state trapiantate da
adulte dopo la costruzione dell'hotel; non si erano quindi ancora completamente
acclimatate.
Una fontana con decorazioni berbere e con una cascata d'acqua ornava
l'ingresso del ristorante a buffet seminterrato. Nella serata berbera
un dromedario riposava nei pressi dell'ingresso del ristorante. Nella
sala da pranzo ammiro Fatima, la giovane e bella maîtresse de maison
del ristorante ha i capelli neri, i lineamenti fini e si muove con eleganza
e disinvoltura. Ci consente di scattare una foto insieme nella fontana.
La spiaggia prossima all'hotel con sabbia fine e dorata è molto lunga.
Si nota subito la differenza tra il Mediterraneo e l'oceano, dove le
maree sono molto più alte e l'acqua è più fredda e meno trasparente.
Nella spiaggia dell'hotel vi sono ombrelloni di legno robusti e pesanti;
la parte superiore è costituita da fibre vegetali. Somigliavano alle
capanne degli indigeni nel cuore dell'Africa.
Fino alle ore 9.00 -10.00 del mattino il cielo era coperto. Più che
foschia a me sembravano nuvole, suppongo derivanti dall'evaporazione
di vapore acqueo dall'immensa massa d'acqua dell'oceano a contatto con
il continente africano. Per certi versi ciò comprometteva purtroppo
gran parte della mattinata. Nelle guide dei migliori tour operator questo
fenomeno è in ogni modo segnalato.
Al mattino, la spiaggia era frequentata da chi passeggiava a piedi,
a cavallo e giocava a palla.
Divagazioni in riva all'oceano
Seduto sulla spiaggia dell'oceano, rifletto e immagino; la mia mente
è libera di pensare e di viaggiare superando le barriere dello spazio
e del tempo.
Cristoforo Colombo ha avuto certo un bel fegato ad affrontare l'immensità
di quest'oceano, senza sapere nulla di ciò che poteva aspettarlo dall'altra
parte. Sull'altra sponda c'è l'America del Nord, fin dalla sua scoperta
meta di europei in cerca di libertà di culto, terra e lavoro.
Mi immagino il dolore e le sofferenze umane causate dal commercio triangolare
introdotto dai portoghesi. Navi cariche di oggetti di scarso valore,
tessuti alcool partivano dall'Europa dirette in Africa dove caricavano
schiavi da portare nelle Americhe. Lì venivano caricati zucchero, tabacco,
cotone e Rhum da riportare in Europa.
Vedo navi corsare inglesi, come la Golden Hind di sir Francis Drake,
all'arrembaggio dei galeoni spagnoli carichi d'argento provenienti dalle
miniere sud americane di Potosì.
Davanti a queste coste, nel 1800 - 1900, sono passati piroscafi carichi
di emigranti europei diretti in America del Sud in cerca di lavoro e
di fortuna come la Principessa Mafalda
Escursione a Marrakech
Il mercoledì si parte alle ore 6.00 per un'escursione a Marrakech che
comprendeva anche pranzo e serata berbera (costo 650 dirham a persona).
Percorriamo circa 150 Km di strada ben tenuta ma senza banchina transitabile.
La nostra guida Salah, diplomato al liceo turistico, indossa, come tutte
le guide ufficiali, una tunica chiara detta "djellaba", il
cartellino distintivo e calza un paio di babbucce.
Il Marocco dispone di una buona rete stradale, le strade anche se non
eccessivamente larghe sono comunque ben tenute, il parco veicoli circolante
sembra abbastanza funzionale. Nelle città e dintorni vi sono molti cantieri
edili e stradali in opera. Ai lati del pullman scorrevano distese di
palme, olive, mandorli, eucalipti, tamarindi.
Durante tutto il percorso, la nostra guida ci ampiamente illustrato
la storia del paese con le diverse dinastie regnanti succedutesi nei
secoli. Impegnato ad ammirare le bellezze dei luoghi, ricordo solo in
parte.
Durante il viaggio da Agadir a Marrakech, la guida ci ha ampiamente
illustrato la storia del paese con le varie dinastie regnanti succedutesi
nei secoli. Inoltre, ci ha raccontato un fatto davvero curioso e interessante!
"Vedete questa pianta che somiglia all'olivo si chiama Argan, è
tipica della zona, produce un frutto polposo simile ad una prugna, molto
gradito alle capre. Quando il frutto è maturo le capre sono accompagnate
nelle piantagioni di Argan e leste si arrampicano sugli alberi. Le capre
ghiotte mangiano la polpa esterna e lasciano cadere il nocciolo, che
quindi viene raccolto a terra senza alcuno spreco di energie. Non si
ricorda che una capra sia caduta da un albero. Il nocciolo viene poi
macinato in appositi frantoi e così si ottiene l'olio di Argan che si
usa in dosi minime per condire, ma viene anche usato come decontrattante
muscolare per i massaggi. Per ottenere un litro di olio di Argan occorrono
100 Kg di frutti; quindi, data la scarsissima resa, l'olio costa circa
50.000 lire al litro".
L'altopiano di Marrakech mi è sembrato fertile e coltivato. Marrakech
costituisce una delle quattro città imperiali con Rabat, Fes e Meknes;
il tour che le tocca tutte è lungo 1047 Km e richiede circa otto giorni
di tempo.
In periferia della città visitiamo i giardini e il bacino della Menara,
con il padiglione saadiano che si specchia nelle sue acque tranquille.
Arrivati a Marrakech, notiamo alcuni
dromedari sellati che
pascolano; i proprietari attendono i turisti che vogliono fare la tradizionale
passeggiata. I dromedari hanno l'aspetto di animali mansueti e, a differenza
dei cavalli, riposano seduti: sulle zampe hanno, infatti, dei calli,
dove si appoggiano a terra.
Attraversando la periferia di Marrakech, lungo la grande avenue de la
Menara, la guida ci segnala che a destra vi è l'hotel Mamounia e ci
dice: "E' l'hotel più lussuoso e costoso dell'Africa; qui hanno
soggiornato numerosi capi di stato tra i quali Winston Churchill e alcuni
presidenti americani". Notiamo che all'ingresso vi sono due guardie
di servizio. Forse anche allora era ospite qualche personalità importante!
Sovrasta e domina la città il minareto della moschea Koutoubia alto
77 m. che, costruito nel XII sec. dagli Almohadi eguaglia in altezza
le torri della cattedrale di Notre - Dame a Parigi. Sebbene via siano
altri minareti più nuovi e dai colori più vivi, il simbolo della città
è la Koutoubia.
Ecco Marrakech "la perla del sud", città risalente al IX sec.
d.c., dai colori ocra e rosso al centro di un gran palmeto (150.000
alberi). E' circondata da oliveti, agrumeti e meli, i suoi bastioni
murari color ocra dalle quali si stagliano verso il cielo altissime
palme, sullo sfondo le cime innevate dell'Alto Atlante. La cinta muraria,
dichiarata patrimonio dell'umanità dall'UNESCO, misura 12 chilometri
di lunghezza e 7 metri d'altezza. La città, che si stende ai piedi dell'Alto
Atlante, fu fondata nel 1062, ma raggiunse il maggior splendore sotto
gli Almohadi. Attrasse numerosi scienziati e poeti tra cui il famoso
Averroè, filosofo e giurista arabo celebre per i commenti sugli scritti
aristotelici, che vi morì nel 1198.
Da sempre nobili e benestanti sofferenti di problemi respiratori hanno
trascorso qui qualche periodo, beneficiando del clima salubre perché
molto asciutto. Anche per questa sua peculiarità vi è un notevole afflusso
di turisti tutto l'anno.
Passiamo a piedi sotto la porta Aguenaou, la più antica delle dieci
porte della città per recarci in visita alle tombe saadiane, che a dir
la verità mi sono apparse un po' spoglie.
Il Palazzo Bahia è stato costruito da Ahmed el Mansour, sovrano che
ha garantito al paese grande ricchezza, in stile arabo-moresco con materiali
preziosi, tra i quali marmo di
Carrara che è stato scambiato con carichi di zucchero. L'ampio cortile
e il loggiato con pavimenti di marmo e piastrelle erano destinati alle
concubine del sultano. Immagino il palazzo all'epoca di maggior splendore,
il vociare, i pettegolezzi, fascino e i colori delle belle concubine;
così mi è sembrato vuoto! Abbiamo poi ammirato le rigogliose piante
di banane, aranci e profumati gelsomini del giardino Andaluso. Proseguiamo
la visita della bellissima città imperiale entrando nei vicoli stretti
ed affollati dei souk, dove si mescolano i più svariati odori a mille
colori. I souk sono divisi per mestieri e corporazioni, gli artigiani
possiedono botteghe molto piccole e strette, così la maggior parte di
loro lavora sui vicoli, impegnandoli in parte. Per esempio i fabbri,
usavano la forgia all'interno, ma usavano la saldatrice elettrica sul
marciapiede dove transitavano le persone. Invece caratteristica della
corporazione dei tintori erano i capi d'abbigliamento appena tinti,
stesi ad asciugare e i recipienti con le tinte un po' dappertutto. Si
possono trovare venditori di qualsiasi tipo di merce. Questo è il più
pittoresco e caotico souk che abbiamo mai visto, infatti, quello di
Tunisi al confronto sembrava un ordinato mercato europeo.
Durante la faticosa attraversata dei souk, la guida ci ha portato in
un laboratorio d'erboristeria, del quale però non sono riuscito a notare
l'insegna. Ci hanno fatto accomodare su alcune panche disposte in circolo
in una bella stanza. Sulle mensole e scaffali vi sono vasi in vetro
contenenti radici, piante ed estratti d'erboristeria. Il presentatore,
assistito da alcuni giovani aiutanti, parlando un discreto italiano
ci ha mostrato le principali erbe usate in erboristeria, spiegandoci
chiaramente le proprietà curative e i vari usi. Il presentatore indossava
un grembiule bianco, parlava bene l'italiano; ogni tanto faceva qualche
battuta scherzosa, senza però urtare minimamente la suscettibilità di
nessuno. Ci disse che a noi italiani spiegava a voce, mentre ai turisti
tedeschi dava dei depliant, poiché non conosceva il tedesco. Ci ha mostrato
moltissimi prodotti! Ha illustrato le proprietà curative di vari prodotti
d'erboristeria, un estratto da respirare per chi soffre di raffreddore
e di una pomata per distorsioni o mal di schiena. A questo punto alcuni
dei presenti, me compreso, si scoprirono le spalle per farsi massaggiare
con questo prodotto. Ognuno dette una mancia ai massaggiatori. Ci ha
poi mostrato uno stick facendolo passare sul palmo delle mani a signore
e signorine volontarie. Si poteva stabilire, secondo come cambiava colore,
se la donna era brillante, pimpante oppure aveva le batterie scariche.
Mi ricordo il viso di una ragazza alla quale disse che aveva le batterie
un tantino scariche! La giovane rimase un po' delusa. Non mancava l'henné
una polvere usata da millenni per il trucco femminile. Alla fine i commessi
passavano per consegnare ciò che ognuno aveva acquistato. Noi abbiamo
comprato una boccetta d'olio d'Argan, ottimo per i massaggi e una sostanza
che, messa in un fazzoletto, strofinata e respirata, calma le infiammazioni
nasali. Questa all'erboristeria è stata una sosta veramente piacevole
e rilassante! Ci siamo divertiti molto; quando si tratta di vendere
qui nel Maghreb ogni rivendita è un palcoscenico e i commercianti diventano
attori consumati!
Percorriamo poi la Piazza Jama el Fna (convegno dei defunti) che
è il cuore pulsante della città, il luogo più vivo di Marrakech; una
folla multicolore e multietnica rende la piazza diversa a seconda delle
ore del giorno. Il mattino è pressoché vuota, sembra una normale piazza;
il pomeriggio inizia a riempirsi di bancarelle, ambulanti. La sera è
unica: ammaestratori di serpenti, di scimmie, caratteristici venditori
d'acqua, danzatori, acrobati, maghi guaritori, scrivani pubblici, venditori
ambulanti rappresentano un colorito spettacolo unico e indimenticabile.
Singolari sono i venditori d'acqua. "C'è persino chi toglie i denti!"
ci dice la guida. A sera inoltrata si leva il fumo prodotto da chi cuoce
o scalda le vivande. La guida ci ha detto: "Per trovare una piazza
simile a questa bisogna andare in India, in Africa non c'è". La
guida ci assicura che alla fine ognuno si occupa di sistemare i propri
rifiuti, non vengono lasciate in giro lattine, bottiglie o cartacce.
Marrakech è il crocevia di diverse strade africane, quindi luogo d'incontro
e di scambio di merci dalla notte dei tempi. Mi sembra di vedere una
carovana con cammelli e uomini che si dissetano, riposano si divertono
finalmente dopo centinaia di chilometri percorsi nel cuore del Sahara
sotto il sole ardente. Dalla notte dei tempi, sarà accaduto che qualcuno
sbagliando la pista è quindi rimasto nel deserto inospitale più del
dovuto. La bella città di Marrakech sarà apparsa come un miraggio!
Ad un'ora d'auto da Marrakech vi è Oukaimden, un'importante località
sciistica sull'Atlante.
La Piazza Jama el Fna è un luogo da visitare assolutamente per comprendere
il paese di ieri e di oggi. Agadir è una cittadina moderna, i contrasti,
i colori e gli odori del vero Marocco si scoprono solo a Marrakech.
Consiglio di visitare questa città con un'ottima guida o con un'escursione
organizzata; i souk sono troppo caotici per girare da soli.
Ultima tappa della nostra escursione è la cena in un tipico locale marocchino,
molto caratteristico. Le vivande sono buone; allietano la serata danze
del ventre con musiche tipiche. Salah, la nostra guida, scherzando ci
ha confidato di avere un sogno: sposare una ragazza giamaicana e trascorrere
la luna di miele in Italia.
Le origini di Agadir
Nel 1505 un gentiluomo portoghese Joào Lopes de Sequeira costruì una
fortezza chiamata Santa Cruz de Cap Guè. Nel 1540 la dinastia saadiana
riconquista le città dopo un lungo assedio. A causa della sua posizione
privilegiata sull'Atlantico, la città di Agadir divenne presto ambita
meta delle potenze coloniali europee e quindi teatro di lotte fra loro.
La città è, infatti, ricordata anche per il cosiddetto "Incidente
di Agadir". Nel 1911 il governo tedesco inviò ad Agadir la cannoniera
Panther (1 luglio) a monito delle truppe francesi entrate a Fes e Meknes
nell'aprile precedente. L'incidente di Agadir si risolse il 4 novembre
1911 con un accordo che riconosceva alla Francia la supremazia in Marocco
e alla Germania una porzione di territorio nel Congo. Il porto di Agadir
è il più importante del Marocco per la pesca e del mondo per la pesca
delle sardine.
Osservando una vecchia cartolina ristampata, noto che già verso la fine
degli anni 50 iniziarono a svilupparsi numerose strutture alberghiere.
Nella notte del 29 febbraio 1960 un violento terremoto di 15 secondi,
con epicentro nel centro storico, la rase al suolo provocando 15.000
vittime. Il re Mohammed V volle ricostruirla tre chilometri più a sud,
nei pressi della foce dell'uadi Souss.
Nel XX sec. divenne un'importante località balneare detta la Miami Beach
del Marocco, un centro turistico internazionale grazie ai 10 Km di spiaggia
sabbiosa frequentata anche nei mesi invernali per il clima mite e dolce.
Ad Agadir ci sono 40 hotel e otto residence.
La città
Il giovedì abbiamo fatto un giro nel centro di Agadir. Siamo andati
a fare un prelievo di contante in banca, abbiamo poi acquistato dei
francobolli all'ufficio postale. Passeggiando per bei viali spaziosi
e alberati, siamo entrati in una libreria per comprare una guida del
Marocco e sulla città. Il locale è pieno di libri scolastici in francese
e in arabo, per i bambini delle scuole di primo grado. Visitiamo poi
la "Vallè des oiseaux" che è un piccolo, ma bellissimo parco
nel cuore della città. Il giardino è percorso per tutta la lunghezza
dalle fresche acque di un ruscello che, scende dai vicini monti dell'Atlante
per poi gettarsi nell'oceano Atlantico. E' ben tenuto e curato; ricco
di diverse specie animali, di cascate e varia vegetazione tra cui cespugli
di papiro che qui vegeta bene all'aperto. Tra gli animali vi sono grandi
pappagalli rossi, fenicotteri rosa, ecc. ed alcune ricostruzioni in
scala di animali preistorici. Ad Agadir vi sono in vacanza anche numerose
famiglie marocchine provenienti da altre regioni del paese.
Percorrendo boulevard Mohammed V, il viale più importante della città,
abbiamo notato la nuova moschea costruita in stile moderno, abbiamo
scattato alcune foto all'esterno. Sapevo che non si poteva visitare,
ci siamo affacciati all'entrata ed ho chiesto al custode "Jusqu'a?",
che mi ha fatto un cenno bonario di conferma con il capo. Abbiamo però
potuto ammirare il salone principale, decorato da una miriade di colonne
e da splendidi lampadari in cristallo. In città vi è anche la chiesa
protestante di Sant'Anna ed una sinagoga. La cittadina possiede numerosi
mercati rionali.
Oltre ad alcune passeggiate nella città di Agadir, abbiamo fatto un'escursione
in auto, merito di un bravo tassista, il quale, nonostante avesse un'auto
un tantino malmessa (il motore stentava ad avviarsi), è stato molto
paziente e cortese. Ci siamo subito diretti alla Kasbah, la vecchia
città di Agadir. Il colle Cap Ghir, con su scritto a grandi caratteri:
"Allah Patria Re", che domina la città nuova è alto 236 m,
ha sulla sommità la vecchia fortezza. Mentre stavamo salendo i tornanti
che portano alla montagna, abbiamo visto uno sparuto gruppetto di turisti
che si arrampicavano a piedi per il colle. Ho esclamato: "Questi
giovani si fanno una bella arrampicata tra i cactus, che qui crescono
liberamente all'aperto". L'autista mi ha risposto che tra i cactus
ci sono i serpenti cobra. Se si tratta del cobra (Naja naja), dal quale
si fece mordere la regina Cleopatra d'Egitto, si può affermare che è
veramente pericoloso perché uccide in maniera fulminea. Non sono più
convinto che abbiano scelto bene il luogo dell'arrampicata!
Nei pressi della vecchia fortezza vi erano alcuni dromedari con piccoli
al pascolo; con una mancia al proprietario possiamo fotografarli da
vicino.
La fortezza risalente al XVII secolo mostrava chiaramente i segni del
disastroso sisma del 1960. Sulla porta principale c'era una targa scritta
in olandese. Non sono riuscito a capirla e nessuno è stato in grado
di tradurmela! Dal colle si può ammirare uno splendido panorama: la
baia, il lungo litorale, la distesa di abitazioni e alberghi bianchi,
il centro abitato della nuova Agadir e i massicci dell'Alto Atlante.
Siamo poi passati vicino al grande porto di Agadir dove attraccano i
pescherecci oceanici. Agadir possiede un ampio porto commerciale, da
qui partono per l'Europa le navi cariche di pesce appena lavorato e
inscatolato. Infatti, nelle vicinanze vi sono grandi stabilimenti per
la lavorazione e il confezionamento del pesce (sgombri, sardine, naselli,
branzini, tonni cefali, gamberi, aragoste, astici).
Alla fine del lungo giro il tassista, di sua iniziativa, ci ha portato
in un ingrosso il complesso artigianale Aroussat El Janoud. Sono rimasto
sbalordito dal vastissimo assortimento. Suppongo che lì c'era tutto
quello che si può comprare in Africa e non solo, ho anche saputo che
lì si riforniscono tutti gli ambulanti. Logicamente i prezzi erano molto
più bassi, ma fissi non si poteva trattare. Nell'ufficio mi sono soffermato
ad osservare due giovani donne occupate ad elaborare testi con Word
usando la tastiera araba. Quando mi sono avvicinato ho pensato: "Come
mai queste ragazze che hanno i lineamenti del viso così fini vestono
in maniera tradizionale araba?". Evidentemente mi hanno letto nel
pensiero, in quanto una di loro mi ha detto: "E' una nostra libera
scelta, non ci costringe nessuno".
Nel parcheggio dell'hotel, una sera uscendo abbiamo visto un addetto
che, seduto, vigilava le auto. Un proverbio arabo, sempre valido, infatti,
dice: " Confida in Dio, ma lega il cammello!".
La sera uscivamo per una passeggiatina; nei dintorni vi erano moderni
negozi molto ben forniti. Ottima la pelletteria e tutti i prodotti derivanti
dalla lavorazione della pelle. Mia moglie ha acquistato per conto di
un'amica un fez colore rosso tipico copricapo, quello color viola è
meno conosciuto perché è usato solo dai nobili. Molte persone di Agadir
hanno familiari o parenti che lavorano, anche stagionalmente, in Italia
e in Europa. Agadir è una cittadina tranquilla e non è per nulla pericoloso
spostarsi senza guida anche di notte. L'unico problema è che i commercianti
vorrebbero che si comprasse sempre qualcosa. Appena si dimostra un briciolo
di interesse si è coinvolti in lunghe trattative. La contrattazione
rientra nella cultura dei magrebini, chiunque si deve impegnare al ribasso
del prezzo. Per noi occidentali ci sembra un paradosso, ma nelle trattative
al ribasso è importante non avere fretta, si acquisterà così la considerazione
e la stima del venditore; la trattativa diventa spesso una conversazione
cordiale e amichevole. Si racconta che nel mondo arabo le donne fossero
acquistate pagandole in cammelli, e ancora oggi i giovani del luogo,
per scherzo, quando vedono una bella ragazza chiedono con quanti cammelli
possono acquistarla.
Sabato mattina, mentre i miei familiari sono rimasti in albergo sono
andato a fare un passeggiata a piedi per la città. Sono passato davanti
al moderno casino "Le Mirage" dove, a differenza degli altri,
possono accedervi anche i minori, ma suppongo solo per assistere. Sono
transitato vicino ad un villaggio Valtur, una residenza reale, un grande
McDonald's. Poi
mi sono recato a visitare il locale museo dell'arte berbera, piccolo,
ma ben tenuto; il custode mi ha permesso di scattare alcune foto. Vi
erano tappeti, tende e suppellettili dei nomadi berberi, una sella completa
per dromedario, contenitori per vivande intrecciati in fibre vegetali,
antichissime lampade a olio sia in metallo che in ceramica, tipo quella
di Aladino per intenderci.
Nei centri turistici e nelle grandi città i ritmi di vita e di lavoro
sono molto vicini a quelli europei, ma nei piccoli villaggi la giornata
è scandita dal sole. Nei paesi mussulmani l'ospitalità è sacra e lo
straniero è benvenuto. Cortesia e buon umore sono diffusi e ricambiati.
In Marocco Islam e modernità si coniugano bene, la religione è leggera
e non opprimente come in alcuni paesi. La coesistenza con altre religioni
è ottima e garantita dalla costituzione. Come in altri paesi del Maghreb
gli uomini sono scherzosi, le donne più riservate, ma molto attive.
Noto che la gente ha una gran voglia di fare ed assicurare ai figli
un avvenire migliore. In Marocco la popolazione è giovane ci sono molti
bambini; un terzo della popolazione ha meno di 15 anni. La disoccupazione,
mi è sembrata elevata forse a causa dell'alta natalità; ci sarebbe forse
bisogno di programma di controllo delle nascite più energico.
Tutte le persone con cui ho avuto modo di conversare serbavano un buon
ricordo del Re Hassan II deceduto il mese precedente il nostro arrivo.
Con la vicina Algeria, per via dell'appoggio fornito da questa ai guerriglieri
del Polisario, non corre buon sangue. Un signore ci ha spiegato che
il petrolio non è acquistato dai vicini bensì dagli Stati Uniti o da
altri paesi arabi.
Una sera nell'hotel c'è stato lo spettacolo della danza del ventre,
ma a causa della mia non perfetta tecnica fotografica, non sono riuscito
a fissare sulla pellicola la giovane ballerina. Non n'e' rimasta traccia
sulla pellicola è venuta la foto senza ballerina!
Sabato 7 agosto 1999 è arrivato in camera un biglietto di invito ufficiale
per la partecipazione al cocktail che si teneva sulla terrazza dalle
18.30 alle 19.30 in occasione del quarto anniversario dell'inaugurazione
dell'hotel Tikida.
Sull'aereo al ritorno abbiamo conosciuto una simpatica ragazza abruzzese,
grande viaggiatrice, che aveva acquistato una grande pentola tajine
in terracotta completa di coperchio e treppiede. Aveva la pentola nelle
valige mentre il treppiedi nel bagaglio a mano. Chissà se avrebbe dovuto
poi ricomporre i pezzi?
L'amore per i souvenir non si discute!
La cucina magrebina
La cucina magrebina, considerata la migliore delle cucine orientali,
accosta con raffinatezza legumi, frutta, pesce, carne e spezie.
Protagonista è il couscous, semolino cotto a vapore con carne e verdure,
che può essere considerato come il nostro primo piatto di pasta. Il
couscous è anche un piatto dell'isola di Lampedusa. Nei ristoranti internazionali
e nei luoghi turistici la cucina nord africana sente molto l'influenza
della cucina francese, ma nei villaggi e nelle campagne ciò non avviene.
Nel Maghreb non si rispetta l'ordine delle portate. La tajine è uno
stufato di carne o di pesce, ma anche il nome della pentola in terracotta
con cui si fa. L'harira è una zuppa a base di lenticchie, cipolle, pomodori,
altre verdure, vitello e carne di montone. La pasticceria è buona, ma
molto dolce; può dar fastidio la grande quantità di zuccheri e sciroppi
di cui si fa uso.
Significativo è quanto dice il Corano: "I credenti mangiano con
tre dita, i profeti con due e gli ingordi con cinque".
Ottimi sono i vini di Meknes. Il the alla menta viene servito zuccherato
e con una foglia di menta fresca in piccoli bicchierini di vetro, è
una bevanda molto dissetante e rinfrescante.
Da vedere senz'altro
Oltre al giro delle città imperiali, consiglio di visitare la famosa
città di Casablanca e la bella Tangeri.
Bellissime sono le cascate d'Ouzoud dove l'omonimo fiume precipita da
un'altezza di 110 metri, è l'unica cascata del genere nel Maghreb.
Vicino Agadir nei pressi della foce del fiume Massa c'è il parco nazionale
del Souss Massa con canneti, banchi di sabbia rifugio ideale di uccelli
migratori. Nel parco vi sono il raro ibis eremita, fenicotteri, anatre,
tortore, aironi cenerini, falchi pescatori, gazzelle, cinghiali e manguste.
Purtroppo siamo venuti a conoscenza troppo tardi dell'esistenza di questo
parco, per questo non abbiamo potuto visitarlo.
La strada costiera che da Agadir porta a Tiznit e poi Tan Tan è lunga
400 km e porta al Grande Deserto il Sahara immenso, il deserto per eccellenza.
A Guelmin c'è il più grande mercato di cammelli del Marocco.
Consiglio anche un'escursione nautica sull'oceano al largo di Agadir.
Considerazioni finali
Siamo ben lieti che in Marocco l'integralismo e il fanatismo religioso
non abbiano preso piede, altrimenti questo bel paese non potrebbe essere
ammirato da tanti occidentali.
Per svariati motivi, trai quali il rispetto, la tolleranza e il desiderio
di conoscenza, la mia famiglia ed io ci siamo sempre trovati bene a
contatto con l'Islam, non abbiamo mai avuto problemi. Forse anche perché
non abbiamo mai mostrato ostilità né chiusura a conoscere i loro usi
e costumi, condividendo, per quanto possibile, i loro punti di vista.
Ho quindi l'impressione che ci sta di fronte spesso ha la capacità di
intuire e distinguere chi è loro ostile e chi no. Sono in ogni caso
per la tolleranza religiosa, non apprezzo minimamente le discriminazioni
religiose, razziali e gli integralismi da qualunque parte vengano. Il
viaggiatore che vuole veramente arricchirsi culturalmente, deve rispettare
gli usi e costumi del luogo che visita.
Credo che i quaderni di viaggio possano fornire alcune informazioni
che non si trovano nelle guide ufficiali o nei siti Internet di Enti
o Agenzie turistiche e non si possano estrarre dalle semplici foto.
Le foto, pur importanti, da sole non sono sufficienti a restituirci
i ricordi, le emozioni, le sensazioni, i colori, i sapori, i profumi
così come li abbiamo vissuti. Anche le impressioni e le considerazioni
personali hanno la loro importanza.
Mi auguro quindi che questa relazione sia di aiuto a chi voglia affrontare
un viaggio analogo. Queste mie esperienze, impressioni ed emozioni messe
per iscritto inoltre mi consentiranno di ricordare ciò che il tempo
tende inevitabilmente a cancellare.
Eno e Isabella Santecchia
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