Sabato 21 e Domenica 22 Dicembre 2002
Ci sono voluti diversi mesi di progetti e preparativi, letture e
connessioni ad internet ... ma alla fine siamo in procinto di partire per
uno dei viaggi piu’ belli ed emozionanti che abbiamo fatto! Un altro paese
africano, ma questa volta nell’ Africa australe, nell’ Africa vera, quella
dei leoni e degli elefanti.
In aereo da Verona, via Francoforte, abbiamo volato fino a Windock, la
piccola capitale namibiana. Conta solo poche centinaia di migliaia di
persone ed in effetti, piu’ che una città’, pare un paesone. Qui ci
accoglie un ragazzone nero che ci accompagna subito all’ agenzia CAMPING
CAR HIRE ,dove abbiamo noleggiato l’ automobile che ci accompagnera’ nella
scoperta del Paese. L’ organizzazione e’ perfetta, di stampo davvero
tedesco. E’ da ricordare infatti, che la Namibia ha subito una lunga
colonizzazione da parte della Germania; in quel periodo veniva chiamata
AFRICA SUD OCCIDENTALE TEDESCA, e da quello stesso periodo e’ rimasto
radicato nella popolazione il ben noto senso dell’ organizzazione, dell’
ordine e della pulizia tipici dei paesi nordici. Nel 1919, la Namibia
passo’ sotto il dominio sudafricano fino al 1990, quando ottenne
finalmente l’ agognata INDIPENDENZA!v
Ma torniamo a noi: la scelta di viaggiare con un pick up “full equipped”
(ovvero comprensivo di tutto il materiale necessario al campeggio) si e’
rivelata decisamente ottima, anche considerando i prezzi davvero buoni per
il noleggio!! Questo mezzo 4x4, e’ il solo in grado di permettere un’
esplorazione ottimale del territorio africano, anche se dobbiamo ammettere
che qui in Namibia le strade sono quasi tutte molto ben messe, pure quando
sono bianche. Una piccola precisazione: noi adoriamo le strade sterrate,
per cui scegliamo apposta di seguirle, laddove ci puo’ essere la
possibilita’ di raggiungere un determinato punto anche con strade
asfaltate! In Namibia, tuttavia, e specilmente nelle zone da noi visitate,
questa alternativa il piu’ delle volte non si e’ presentata .... con
nostra gioia!
Utilissimo in questo viaggio e’ stato il GPS, che ci ha aiutato in
molteplici situazioni a capire dove eravamo o semplicemente ci ha fatto
sentire tranquilli di essere sulla pista giusta! Troverete percio’,
durante il resoconto di viaggio, molti punti GPS, specialmente delle zone
piu’ remote.
Ovviamente, e’ consigliabile avere a disposizione una buona mappa, il piu’
dettagliata possibile e recante i punti GPS appunto. In Italia non se ne
trovano, quindi noi abbiamo domandato all’ agenzia Camping Car Hire di
procurarcene una: al nostro arrivo era pronta sulla scrivania per noi!
Partiamo dunque, cercando di prendere confidenza con la guida a sinistra.
Prima meta del nostro viaggio e’ il Parco chiamato WATERBERG PLATEAU, un
prezioso rifugio per alcune specie rare ed in pericolo di estinzione, fra
cui il timido rinoceronte nero. Si tratta di uno dei pochi parchi privati
sul suolo namibiano, al quale si ha accesso solo su mezzi del parco
stesso, previo pagamento di una modesta somma di denaro. Un grande
altopiano di arenaria, lungo 50 Km e largo 16, svettante sulla vasta
pianura circostante, le cui rocce rosse sembrano illuminarsi di luce
propria al tramonto: cosi’ si presenta ai nostri occhi avidi la prima
meraviglia naturale della Namibia!
Passiamo la notte nel piccolo ma accogliente campeggio alla base del
plateau, dormendo fantastiche ore silenziose nella tenda sopra il tetto
della jeep.
Lunedi’ 23, Martedi’ 24, Mercoledi’ 25 Dicembre
All’ alba si parte per un breve giro all’ interno del parco, su strade
sabbiose, entrando e uscendo ripetutamente dalla boscaglia. Pochi sono gli
incontri con la fauna locale e il tempo e’ piovoso, ma siamo in vacanza e
non c’e’ spazio per la tristezza! Ci rifaremo senz’ altro nei giorni a
venire!!
Nel primo pomeriggio, partiamo decisamente verso nord, alla volta di uno
dei parchi africani piu’ grandi e ricchi di animali, l’ ETOSHA NATIONAL
PARK, visitabile con la propria automobile. Al suo interno si trovano 3
bellissimi campeggi, in ciascuno dei quali consigliamo di trascorrere
almeno una notte.Il parco si presenta come una enorme distesa
pianeggiante, solo punteggiata da una rada vegetazione, percorsa sul suo
lato meridionale da tante stradine bianche che si intrecciano, si
uniscono, si allontanano in una sorta di grande gioco dove i partecipanti
vagano senza una meta apparente alla ricerca costante di qualche animale!
Cosi’ entriamo in questo mondo fantastico, adattandoci immediatamente alla
vita che riempira’ i nostri prossimi giorni.
A pochi Km dall’ ingresso facciamo la conoscenza con alcuni SPRINGBOK,
piccole e graziosissime antilopi che spiccano balzi verticali tenendo le
zampette rigide e la schiena arcuata. Non sono affatto spaventate dalla
nostra presenza, ben sapendo di non dover considerare gli esponenti della
specie umana alla stregua di possibili predatori.Questa caratteristica
accomuna un po’ tutti gli animali dell’ Etosha e fa veramente bene al
cuore sapere che esistono posti come questo dove uomo e animali possono
convivere pacificamente. Incontriamo in un solo giorno decine di angolosi
GNU, ZEBRE coi loro puledrini nati da poco, GIRAFFE maestose dallo sguardo
dolcissimo, un solitario e tranquillo ELEFANTE, splendidi ORICI dalle
lunghissime corna dritte ed assai pericolose per i leoni ... ed un enorme
LEONE intento a finire il suo pasto! Descritto cosi’ sembra tutto un po’
freddo, ma non si puo’ immaginare l’ emozione di scoprire uno dopo l’
altro animali che si sono fino a quel momento visti solo in foto o in
documentari televisivi: c’ e’ il loro odore, ci sono i loro versi, si
respira la stessa aria...e in certi momenti ti senti uno di essi perche’
vivi le loro emozioni, la paura del predatore dietro il cespuglio e’
tangibile e lo si capisce dai loro occhi, dai loro movimenti, dal loro
stare continuamente nel branco. E’ vietato uscire dal proprio mezzo e ogni
tanto una pietra recante la scritta “stay in your car” lo ricorda a tutti,
ma vi assicuriamo che non viene davvero la voglia di scendere e farsi un
bel giretto a piedi: ti senti una preda allo stesso modo di un impala e di
uno gnu! E’ un’ emozione troppo bella e forte e viverla per 3 giorni di
seguito ha fatto si’ che dai nostri occhi scendessero lacrime di perdita
al momento di abbandonare il parco!!
Siamo stati nell’ Etosha per 3 giorni appunto, dormendo la prima notte nel
campo di NAMUTONI, che si sviluppa intorno ad un candido ex fortino
tedesco; la seconda notte al campo di HALALI, il cui nome in tedesco
indica il suono del corno che chiudeva la caccia e il cui significato in
afrikaner indica come qui la caccia sia finita per sempre; la terza notte
al campo piu’ meridionale di OKUAKUEIO, dove dall’ alto della sua torre si
gode lo spettacolo di un indimenticabile tramonto africano.Ogni campo ha
la sua pozza, riempita artificialmente per assicurare l’ acqua agli
animali anche nei periodi piu’ secchi. Protetti da reti e palizzate, i
visitatori rimangono in rispettoso silenzio nella speranza di veder
scivolare verso la preziosa acqua qualche amico a 4 zampe. Il piu’delle
volte l’ attesa da’ i suoi buoni frutti e allora gli occhi si spalancano,
la mente si libera e ogni senso si adopera per imprimere il piu’ possibile
nella memoria questi attimi fuggenti che solo la natura sa donare. Sono
rimasti mitici i nostri incontri con il RINOCERONTE e con un mastodontico
ELEFANTE alla pozza di OKUAKUEYO.
Giovedi’ 26 Dicembre
Usciti a malincuore dal grande parco, ci dirigiamo verso nord-ovest, con
l’ intenzione di visitare la terra dei DAMARA, il DAMARALAND appunto. E’
questa una delle 11 etnie ancora presenti in Namibia con le sue antiche
tradizioni; anche se molte di queste si sono perse nel corso degli anni
(come il nomadismo), hanno mantenuto per esempio il loro linguaggio
tribale, davvero caratteristico ed indimenticabile! Infatti presenta,
oltre alle normali lettere alfabetiche, alcuni “suoni” (detti CLIC)
prodotti premendo la lingua su palato, denti o lati della bocca ...
rimaniamo incantati ad ascoltarli conversare, dopo aver superato il primo
momento di stupore durante il quale pensiamo che ci stiano prendendo in
giro!!
Dopo un tragitto piuttosto lungo, durante il quale facciamo rifornimento
di acqua e benzina, raggiungiamo in serata il territorio chiamato PALMWAG
(19°53’09”S 13°56’13”E), dove si trova il Palmwag Lodge, gestito da
tedeschi e meta della giornata.
Rimaniamo stupefatti dallo scoprire che non c’e’ posto! Sapevamo, infatti,
che era necessario prenotare i vari lodge sul nostro itinerario, ma
pensavamo che non ci fossero particolari problemi a trovare posto,
considerando anche il fatto che non abbiamo visitato la Namibia in periodo
di alta stagione (agosto). Non abbiamo pero’ considerato le grandissime
distanze che separano i vari lodge e che inevitabilmente radunano i pochi
turisti nei pochi lodge sparsi sul territorio! Un consiglio? Telefonate
sempre almeno 1, 2 giorni prima al lodge dove volete dormire!!
Ad ogni modo, a noi non e’ andata male, in quanto ci siamo dati un po’ da
fare ed abbiamo trovato un incantevole “campeggio” molto vicino al Palmwag
Lodge. In realta’ non si trattava di un vero campeggio aperto al pubblico,
ma il suo gestore, di origine sudafricana, RUDY, si e’ dimostrato
splendido con noi, permattendoci di trascorrere li’ la notte... senza
volere alcun compenso! Gestisce un progetto di salvaguardia del
rinoceronte, cosi’ alla fine, prima di salutarlo, ci e’ sembrato carino
lasciare un’offerta alla sua associazione.
Venerdi’ 27 Dicembre
Il giorno seguente, abbiamo passato la mattina a scorazzare nei dintorni;
per la precisione, siamo stati all’ interno della concessione del Palmwag
Lodge, per entrare nella quale siamo prima passati a farci rilasciare il
permesso dallo stesso lodge. Le strade sono leggermente sconnesse (nessun
problema con un mezzo 4x4) e i panorami mozzafiato si dipingono in uno
scenario intatto da mondo primordiale! Indichiamo soprattutto il canyon
TWEE PALMS, con due solitarie palme molto pittoresche; il canyon
VAN’ZILIS, regno dell’ elefante del deserto; ed infine il canyon di AUB
con grossi blocchi di roccia caduti in fondo ad una profonda spaccatura,
dove le acque verdi di 2 pozze donano una pennellata di colore al contesto
rosso fuoco dei dintorni!
Verso mezzogiorno, arriviamo a SESSFONTEIN (19°07’14”S 13°37’05”E), uno
dei paesi piu’ grossi del territorio a cavallo fra Damaraland e Kaokoland.
Si tratta per la verita’ di un polveroso avamposto dove poter fare ancora
rifornimento di bevande, cibo e soprattutto, benzina. Superato questo
punto, infatti, bisogna essere completamente autosufficienti dal momento
che (fatta eccezione per un altro piccolo paese, OPUWO) non troveremo
alcun modo di approviggionarci di alcun che’! Ma andiamo per gradi e
torniamo brevemente a Sessfontein.
Ci fermiamo qui, all’ ombra di alcuni begli alberoni, a pranzare con pane
e salamino (portato ovviamente dall’ Italia!); quasi subito si forma poco
distante un gruppetto di bimbi neri (sono ancora DAMARA) che rimangono
pero’ a debita distanza da noi. Si legge nei loro sguardi una grandissima
voglia di venirci vicino, ma i loro genitori seguono da lontano i loro
movimenti e li richiamano all’”ordine” non appena li vedono avvicinarsi!Al
contrario di quanto accade normalmente nei Paesi del nord Africa, qui gli
adulti insegnano ai propri figli il rispetto per i turisti, evitando in
questo modo che finiscano a fare l’ elemosina per strada anziche’ cercare
lavoro per vivere! In tutto cio’ si legge la grande dignita’ di un popolo
che pure vive di pastorizia ed abita in misere capanne di legno!
Ovviamente, alla fine i bimbi si sono avvicinati perche’ li abbiamo
invitati noi.. e allora e’ iniziata una grande festa come solo i bimbi
sono capaci di fare!!
Riprendiamo la strada e giungiamo verso sera a OPUWO (letteralmente: LA
FINE!!18°03’66”S 13°49’85”E). Siamo finalmente entrati nel territorio
detto KAOKOLAND, il piu’ selvaggio, incontaminato, primitivo angolo di
mondo che abbiamo mai avuto modo di esplorare!
Ci sistemiamo nel campeggio KUNENE VILLAGE, alle porte del paese, e
ceniamo in tenda con pane e formaggio.
Sabato 28 Dicembre
Svegli poco prima dell’ alba, optiamo per partire subito verso nord.
Nostra meta di oggi e’ la localita’ piu’ turistica dell’ intero Kaokoland:
EPUPA FALLS. La pista e’ buona e molto bella, ora bianca, ora rossa; la
vegetazione e’ rigogliosa ...ed ogni tanto da dietro un albero sbuca una
ragazza appartenente al gruppo etnico degli HIMBA! E’ il nostro primo
contatto con loro e restiamo affascinati!!
Gli Himba rappresentano quella parte di popolazione indigena che non ha
mai voluto sottomettersi ai regimi coloniali e che gli zelanti missionari
cattolici, nel corso degli anni, non sono riusciti a convertire. Meno
male...altrimenti il mondo avrebbe perso per sempre un altro piccolo
pezzetto della sua storia!!
Lungo la pista incontriamo solo donne e bambini, poiche’ gli uomini sono
impegnati in quella che rappresenta la loro principale attivita’: la
pastorizia. Gli Himba, infatti, vivono ancora come secoli fa: allevano
capre, pecore e qualche mucca, raccolgono frutti e tuberi e riescono
ancora ad essere semi-nomadi!
Le donne hanno mantenuto il loro delizioso ed inconfondibile costume
tradizionale, costituito da una corta gonna con piu’ strati di pelle di
capra e da diversi monili realizzati con conchiglie, pelle e ferro
(talvolta anche con coloratissime perline colorate!). Inoltre, usano
cospargersi la pelle di tutto il corpo con una “crema di bellezza” a base
di okra, cenere e grasso animale, che le dipinge di uno spettacolare
colore rosso! Molte di loro cospargono di questa crema anche i capelli, i
gioielli ed i vestiti. Per tale motivo, l’ odore che da esse emana e’
molto forte e risulta sgradito alla maggior parte degli europei...ma vi
assicuriamo che ci si fa presto l’ abitudine e che quando non lo si sente
piu’ se ne prova nostalgia!!
I nostri incontri con i gruppetti di Himba sono sempre molto vivaci, amano
farsi fotografare e si divertono a mettersi in posa; qualcuno di loro si
e’ un po’ “svegliato” e chiede un piccolo compenso per ogni foto! Se
possiamo darvi un consiglio, portatevi da casa delle caramelle senza
zucchero (perche’ non possono curare eventuali carie!) ed aquistate nei
negozietti locali pacchetti di farina e bottigliette d’ acqua. Evitate
invece di donare cibi e oggetti che non possono trovare a casa loro, per
non invogliare sopprattutto gli esponenti piu’ giovani ad abbandonare le
tribu’ per un mondo diverso, piu’ comodo o goloso. E’ da far notare
comunque che diversi giovani abbandonano le loro tribu’.. ma che quasi il
90% di essi tornano indietro perche’ non riescono ad essere felici nel
mondo moderno! E’ davvero una bella cosa.
Il panorama non e’particolarmente interessante, cosi’ a mezzogiorno siamo
gia’ in vista di OMURANGO, il campo dove passeremo la notte, esattamente
nella zona detta Epupa Falls (17°00’13”S 13°14’65”E).
Siamo all’ estremo nord della Namibia, proprio sul confine con l’ Angola.
Fra questi due Paesi corre il fiume KUNENE, uno dei piu’ importante dell’
Africa australe. Il campo si trova proprio sulle sue rive ed e’ un sogno
per noi, abituati al caldo torrido della pista. Infatti, le Epupa Falls
sono immerse in una meravigliosa palmeraia, ombrosa e fresca. A non piu’
di 10 metri dalla jeep corre il fiume, con le sue acque torbide di terre
raccolte lungo il percorso e vorticose di correnti nascoste.Visitiamo
dunque le cascate piu’ famose della Namibia. Il salto piu’ alto e’ di 37
metri ed e’ ovviamente piu’ spettacolare quando il fiume raggiunge la
portata massima, ovvero in marzo... ma quella che ci si para innanzi e’
gia’ una tale meraviglia che non possiamo non emozionarci! Il Kunene, poco
prima del grande salto, si divide in 2 grossi rami, nel mezzo dei quali si
trova un delizioso, piccolo angolo di terra di nessuno. Le acque del ramo
namibiano cadono fragorosamente in una profonda spaccatura, sopra la quale
e’ perennemente visibile un dolcissimo arcobaleno. Tutto il panorama
intorno e’ dolce: i colori tenui ma decisi, le caprette che brucano, i
bimbi che sguazzano felici. I nostri sguardi vengono attratti inoltre da
alcuni mastodontici esemplari di alberi somiglianti ai baobab, dai tronchi
lucidi e possenti e dalle fluenti chiome; le loro grosse radici corrono
parallele alle pareti a picco sul Kunene.
Alle Epupa Falls si trova un piccolo spaccio, dove si possono trovare
bibite, birre, biscotti ed altre poche cose. Non si trova invece nessuno
che ti vende benzina.
Alla sera si cena tutti insieme intorno ad un lungo tavolo: siamo appena
in una ventina di turisti e si sta divinamente! Il cibo e’ ottimo e presto
si inizia a scambiare qualche parola con gli altri commensali, quasi tutti
sudafricani e tedeschi. Ci sconsigliano di attraversare in solitaria il
passo forse piu’ “temuto” del Kaokovelt (versione in tedesco del termine
Kaokoland). Mi riferisco al VAN ZYL’S PASS, che separa gli altipiani del
Kaokoland dalle vaste distese erbose di MARIENFLUSS, nostra meta dei
prossimi giorni. Questa pista, in effetti, e’ molto ripida, impegnativa
per chi guida, lenta (5 Km orari nel punto piu’ difficile) e disseminata
di rocce aguzze davvero pericolose per le gomme! Tuttavia, e’ molto
panoramica e, a detta di tutti quelli che l’ hanno percorsa, stupenda!
Percorrerla da soli, pero’, puo’ essere pericolosa, in quanto il
“traffico” da quelle parti e’ veramente scarso (se va bene, in questo
periodo dell’ anno, passa un’ automobile ogni 7, 8 giorni); cosi’, pur
essendo totalmente autosufficienti per una quindicina di giorni, decidiamo
di raggiungere la valle del Marienfluss seguendo una pista che corre un
poco piu’ a sud, meno pericolosa e ripida: OTJIHAA PASS.
Domenica 29 Dicembre
Ci svegliamo anche oggi prima dell’ alba e partiamo subito dopo colazione.
La pista che seguiamo e’ la medesima di ieri, fino ad Opuwo. Qui, si
imbocca la pista che lentamente sale al passo Otjihaa (1200 metri),
passando da un paesino chiamato ETANGA (17°51’89”S 13°01’67”E), ed
attraversando un panorama un po’ monotono di alberini bassi. Durante il
lungo tragitto, che impegnera’ tutto il giorno, ci fermiamo per visitare e
fotografare da vicino le capanne di un villaggio Himba, momentaneamente
abbandonato. Sono costruzioni rotondeggianti, basse, composte da uno
scheletro di legna e rivestite di uno spesso strato di terra secca secca;
ci divertiamo ad immaginare la vita delle persone fra queste buffe case
che sembrano uscite da una fiaba!
Nei pressi di un importante incrocio (il nostro fedele GPS ci indica che a
destra si trova il famigerato Van Zyl’S pass, mentre a sinistra c’e’ il
“nostro” passo! 17°47’00”S 12°57’80”E), facciamo la conoscenza con due
ragazzine Himba, che forse piu’ di tutte le altre ci rimarranno nel cuore.
Non appena ci fermiamo per meglio consultare le mappe, ci si avvicinano,
curiose. Una delle due e’ una vera esplosione di esuberanza e ci riempie
di gioia osservarla, mentre cerca di comunicare con noi a gesti e piccoli
suoni gutturali. E’ sempre lei che mi sfila per prima, subito seguita
dalla sua “socia”,delicatamente gli occhiali da sole dal viso e se li
porta agli occhi: io rimango di sasso e non riesco ad oppormi...conoscera’
qualcosa che non appartiene al suo mondo, ma come si fa ad evitarlo?
Rimaniamo qualche minuto ad osservarle, mentre alzano gli occhi al cielo
lanciando acuti gridolini di sorpresa! Poi ci chiedono dell’ acqua.. e
ancora una volta restiamo fulminati dal vederle bere: nella frazione di un
solo secondo, si sono gia’ scolate mezzo litro a testa come fosse un
bicchierino!!!
Improvvisamente pero’, mentre curiosano avide nell’ interno della jeep,
iniziano ad urlare spaventate e con un balzo scappano via. Gelati dal loro
inaspettato comportamento, iniziamo a cercare la causa di tanto
terrore...per trovarla dopo breve! Hanno semplicemente scorto una grande
fotografia sulla copertina di una rivista, raffigurante un bel ghepardo!!!
Non avendo mai visto la carta stampata, non potevano certo immaginare che
quello li’ non fosse un ghepardo reale ma solo una sua rappresentazione!
Ragazzi, che esperienza! Davvero qui pare di essere stati catapultati
nella preistoria!
Salutiamo le due ragazze, per riprendere la strada. Dopo poco, incontriamo
due donne intente a “lavarsi i denti” con dei bastoncini. Portano in testa
un buffo copricapo di pelle che indica che sono “sposate”; posano serie
per una nostra foto.
Superato il passo, il panorama si apre, trasformandosi in morbide colline
gialle, con uno sfondo di nuove montagne. Su queste colline cerchiamo
ORUPEMBE, indicato sulla mappa con un grosso punto rosso. Per questo , ci
aspettavamo di trovare un paese, tipo Opuwo...ed invece ci troviamo di
fronte un bel pozzo! Su queste selvagge alture, infatti, non si trovano
paesi ed i punti importanti sono proprio i pozzi!!(18°11’04”S 12°53’26”E)
Divertiti dalla recente scoperta, seguiamo le zelanti indicazioni per il
campeggio di Orupembe; una seria di bassi cartelli ci spinge verso il
letto in secca di un fiume: ecco il campeggio! Nessuno in vista; non un
guardiano, non un turista: siamo soli in mezzo al nulla piu’ assoluto.
Che
esperienza, l’ Africa!!
Ci sistemiamo per la notte, guardandoci le spalle l’ un l’ altro, nel
timore “frizzante” di veder comparire un leone o un ghepardo!
Lunedi’ 30 Dicembre
Questa mattina, una gradita sorpresa ci attende. Mentre facciamo
colazione, infatti, alle nostre spalle compare un ragazzo Himba (uno dei
pochissimi uomini Himba incontrati!), vestito di beige. Molto timidamente,
questi si avvicina a noi e rimane in silenzio; dopo poco comprendiamo che
si tratta del “guardiano” del campeggio... che altri non e’ se non un
pastore della zona che, tutte le mattine, accompagnando le mucche al
pascolo, passa da qui e, se ci sono turisti, riscuote la tariffa (intorno
ai 5 euro per entrambi)!
Per cortesia, gli offriamo un caffe’ ed alcuni biscottini, e restiamo ad
osservarlo in rispettoso silenzio mentre consuma tutto felice questa certo
inaspettata colazione. Successivamente, egli ci dona un piccolo
rinoceronte di legno che lui stesso ha creato, facendoci cosi’ un regalo
speciale che ora “troneggia” nella nostra sala!
Partiamo nuovamente verso nord, alla scoperta della selvaggissima valle di
Marienfluss. La pista e’ piatta e veloce, correndo fra immensita’ gialle
dorate, dove brucano mucche, capre e qualche raro springbok. Quindi inizia
a salire, superando un passo pietroso.
Oltrepassata la montagna, ci si rituffa a valle, ancora nel bush, fino ad
un incrocio importante denominato RED DRUM (17°47’76”S 12°31’38”E).
Ci troviamo a cavallo di due vallate; quella da cui proveniamo e quella
detta di HARTMANN. Un vivace bidone rosso segnala l’ incrocio, oltre a
dare il nome alla zona.
La nostra attenzione, a questa punto, viene attratta da un gruppetto di
persone all’ ombra di alcuni alberoni. Si tratta di una corpulenta donna
Himba e di due suoi bimbi. Si capisce che sono maschietti per la
caratteristica testolina rasata con solo un’ esile crestina al centro, che
ricorda quella dei mohicani! La donna ci saluta nella sua lingua (qua
siamo lontani davvero dalla civilta’ come la intendiamo noi, per cui non
c’e’ proprio altro modo di comunicare se non usando la mimica!), poi ci
mostra il piedino ferito del bimbo piu’ piccolo: ci sta chiedendo aiuto!
Purtroppo, noi non siamo medici, e non potevamo certo immaginare che si
trattasse semplicemente di un’ ulcera tropicale...e che per guarirla
subito e definitivamente sarebbe bastato applicarci sopra un poco di
polvere di pennicillina. Cosi’, l’ abbiamo medicato con acqua ossigenata,
un antinfiammatorio per bocca ed un calzino per proteggerlo dalla polvere.
Non sara’ servito a molto, ma abbiamo fatto del nostro meglio. Una cosa
comunque l’ abbiamo imparata: d’ ora innanzi, in valigia sara’ sempre
presente la pennicillina!!
Dopo aver donato della farina alla donna, ci allontaniamo seguendo la
pista che si dirige decisamente verso nord, ad incontrare nuovamente il
fiume Kunene. Siamo spostati molto piu’ ad ovest rispetto alle Epupa
Falls, quindi potremo vedere il fiume da una nuova angolazione.
Ed eccoci arrivati! Troviamo il campeggio dopo esserci soffermati a
guardare un grazioso cartello di legno con un esplicito disegno, che ci
mette in guardia dagli abitanti piu’ temuti delle acque africane: i
coccodrilli! In realta’, non avremo modo di vederne alcuno, e questo un
po’ ci dispiace. Ad ogni modo, il panorama sull’ Angola e’ spettacolare e
restiamo a lungo pensierosi, osservando quelle terre che assomogliano
tanto a queste, ma dove purtroppo, si celano tante orribili mine.
In questo senso, la Namibia e’ veramente un Paese fortunato, trovando come
unica regione “pericolosa” quella del CAPRIVI, a nord-est, dove gruppi di
separatisti e di profughi angolani della guerra civile, determinano una
poco tranquillizzante situazione di “turbolenza”. Questo non toglie
comunque la possibilita’ di spingersi a visitare anche questa zona, con la
raccomandazione di non uscire dalle piste per le eventuali mine.
Tornando al campeggio OKAROHOMBO (17°14’42”S 12°26’10”E), proprio sulle
rive del fiume, vi diremo che si tratta semplicemente di una zona
recintata con dei bellissimi ed ombrosissimi alberoni. E’ selvaggissimo
anche questo, fatta eccezione per un piccolo villaggio Himba appena fuori,
dal quale sentiamo provenire dolci note musicali, battere di mani e colpi
sui tamburi sul finire della giornata!
Come consiglio a chi si dovesse spingere fin qui, indichiamo la
possibilita’ di seguire una pista che si dirige ad ovest, correndo quasi
parallela al fiume, su una serie di divertenti “montagne russe”
naturali... e che conduce su un piccolo pianoro senz’ ombra, da cui si
puo’ godere di una vista fantastica! Si puo’ anche scendere al fiume a
piedi... ma attenzione ai coccodrilli!
Martedi’ 31 Dicembre
Dopo colazione, ripercorriamo a ritroso tutta la pista fatta ieri,
scoprendo scenari bellissimi che ieri ci eravamo lasciati alle spalle! In
prossimita’ del guado di un torrente (in secca!), fermiamo l’ auto per
bere qualcosa (teniamo le bibite nel comodissimo piccolo frigo nel
cassone!) e rallegrare le nostre gole arse.. quando all’ improvviso
notiamo qualcosa muoversi sotto un gruppetto di alberini. Una figura
scura, longilinea, immobile: e’ una ragazza Himba, bellissima, col suo
bimbo al fianco, che sta li’ e ci osserva. Una visione primordiale, che si
imprime per sempre sulle nostre retine, come il dipinto sulla tela del
pittore!
Ad un nostro cenno, ella si fa piu’ vicino e si ferma ancora,
osservandoci. Non domanda nulla, non dice nulla; solo ci guarda e sorride.
Siamo tutti come inebetiti, perche’ il momento e’ davvero magico; non
succede niente e forse e’ proprio per questo: si tratta di una di quelle
situazioni nelle quali cio’ che gli occhi vedono, racconta piu’ di cio’
che le orecchie odono!!
Doniamo alla ragazza dei fiammiferi (ecco un altro regalo interessante per
gli indigeni: non serviranno per le sigarette.. ma per il fuoco della
cucina!), poi torniamo in auto e ci allontaniamo. Giungiamo ad Orupembe a
meta’ giornata circa, quindi imbocchiamo la nuova pista per PURROS. Ci
stiamo spostando verso sud e fra non molto usciremo definitivamente dal
Kaokoland. La cosa ci sgomenta, anche perche’ rientreremo lentamente nella
civilta’ e quindi si fara’ sempre piu' vicino il rientro a casa. Sono
state tantissime le emozioni, tante le immagini che non potremo scordare
piu’. Di tutto il viaggio, questa del Kaokoland e’ senz’ altro la regione
namibiana che torneremmo di corsa a visitare un seconda volta!!
La pista si fa sempre piu’ larga e dritta; ormai abbiamo raggiunto il
confine orientale della famosa SKELETON COAST, chiamata cosi’ perche’
sulle sue rive desertiche si trovano diversi relitti di imbarcazioni
affondate nel corso dei secoli nelle turbolente acque dell’ Oceano
Atlantico che la bagna. Si tratta di un vasto Parco naturale, per un
grande tratto assolutamente non visitabile se non mediante permessi
governativi, difficili peraltro da ottenere. Vi si ha accesso solo a
partire dalla meta’ del Parco in giu’, e comunque chi ha seguito la sua
pista parallelamente al mare non ne e’ rimasto particolarmente colpito.
Noi non ci siamo entrati, percio’ non possiamo darvi la nostra versione!!
Scendiamo sempre piu’ a sud, fino al paesino di Purros (18°46’46”S
12°57’15”E), dove troviamo il campeggio. Per raggiungerlo, superiamo
alcune basse dune di morbida sabbia candida, da cui si innalzano alcuni
alberoni vivi ed altri secchi (causa la siccita’ di 2 anni fa). Lo
scenario e’ fantastico ed il campeggio non e’ da meno! Visitatelo
assolutamente se transitate da qui, e riposatevi un poco sotto gli immensi
ombrelloni naturali degli alberi che ne segnano le “piazzole”!!
Da non perdere e’ anche un breve ma intenso tour in jeep nel fantasico
canyon di Purros! Chiedete al ragazzo del campeggio di salire sulla vostra
auto: vi portera’ a scoprire una delle due famiglie di elefanti del
deserto della zona! Se sarete fortunati potrete vederle entrambe, ma ad
ogni modo l’ incontro sara’ senz’ altro emozionante!
Si conclude velocemente anche questa giornata, che e’ anche l’ ultima
dell’ anno 2002. Immersi in un silenzio incredibile, ci ritiriamo nella
nostra comoda tenda alle 21.00!!
Mercoledi’ 1 Gennaio 2003
Oggi ci svegliamo con piu’ calma, mettendoci in marcia quando sono da poco
passate le 10.00. Continueremo a spostarci verso sud, raggiungendo
dapprima Sessfontein, quindi Palmwag Lodge; a questo punto ci dirigeremo
verso un posto nuovo, denominato TWYFELFONTEIN, altra meta piuttosto
battuta dal turismo.
Arriviamo infatti verso sera, al Twyfelfontein Country Lodge (20°32’05”S
14°22’11”E), l’ unico lodge dove abbiamo dormito durante le due settimane
di permanenza in Namibia. La scelta e’ stata ottima, in quanto la
costruzione e’ bellissima, l’ ingresso e’ costituito da due grandi
pietroni color rosso, sotto cui passa un piccolo corridoio e sulle pareti
dei quali ci sono alcuni petroglifi originali. Da lontano, la
mimetizzazione e’ stupefacente: da vedere assolutamente!
Per cena organizzano uno splendido buffet, servito al ristorante situato
su una terrazza panoramica e molto romantica!
Giovedi’ 2 Gennaio
Questa mattina abbiamo visitato la zona dei petroglifi vicino al lodge,
che abbiamo salutato immortalando con la macchina fotografica due
splendidi esemplari di lucertoloni coloratissimi e vivaci sulle sue belle
rocce rosse.
Riprendiamo la strada, che oggi ci portera’ molto vicino all’ Oceano.. al
quale pero’ ancora non arriveremo. Tocchiamo il paese di UIS (21°13’15”S
14°52’10”E) per continuare in direzione sud-est verso CAPE CROSS. Prima di
giungere ad un importante incrocio( nei pressi di Brandberg), ai lati
della pista abbiamo notato delle strane creature vegetali, che ricordavamo
di aver visto sulla guida Lonely Planet. Si tratta della WELWITTSCHIA
MIRABILIS, una pianta considerata alla stregua di un fossile, in quanto
gli esponenti piu’ anziani hanno la bellezza di 2000 anni! Praticamente,
sono nati insieme a Gesu’ e sono tuttora ben vivi!! A dire il vero, non
sono piante dalla spiccata bellezza, con le loro foglie accartocciate su
se stesse e tutte sbruciacchiate dal sole... ma incontrarle e’ stato molto
emozionante!
Prendiamo poi un bivio verso est che ci conduce nel cuore delle montagne
dell’ UGAB RIVER. In mezzo a queste spettacolari formazioni rocciose, e’
celato un imperdibile CAMP SITE, gestito dalla stessa associazione per la
salvaguardia del rinoceronte che abbiamo trovato a Palmwag Lodge!
Una piccola valle sabbiosa con grossi e distanziati alberoni a formarne
delle piazzole, questo campeggio e’ curato da una donna tedesca, che
insieme alla sua biondissima bimba, al suo pastore tedesco ed al suo gatto
Massimo (!!) abita una bella casona in pietra, subito all’ ingresso.
Dentro, potrete trovare una piccola ma curiosa esposizione di animaletti
in legno, costruiti dagli indigeni che vivono nel villaggio alle porte del
campeggio: costano pochissimo e sono stupendi!
Attraverso il campeggio, che non e’ in alcun modo recintato per non
ostacolare il passaggio degli animali, specie durante la notte, possono
transitare gli elefanti, abitanti selvaggi di queste zone assieme ai
rinoceronti neri. Spingetevi sulla pista oltre il campeggio, se ne avete
il tempo: vi troverete immersi in un panorama incontaminato, punteggiato
qua e la’ di grossi esemplari di Euphorbia! Tale pista e’abbastanza
impegnativa (in un’ ora abbiamo percorso solamente 10 Km!!) e corre per un
centinaio di Km, fino ad arrivare a Twyfelfontein: puo’ essere un’ ottima
alternativa alla piu’ lunga ma piu’ veloce pista che abbiamo seguito noi!
Venerdi’ 3 Gennaio
Salutiamo il campeggio e riprendiamo la strada per l’ oceano. Fa molto
caldo e solo quando arriviamo in vista del mare si inizia a respirare...
ma solo per rimpiangere l’ aria soffocante ma almeno profumata di prima!!
Infatti , lungo la costa aleggia un terribile odore di pesce andato a
male. Avvicinandoci a piedi alla onde (la lunga spiaggiona che segna tutto
il confine occidentale della Namibia, non e’ assolutamente bella, di un
brutto colore grigio e, appunto, puzzolente!), scopriamo la causa del
forte odore: sono i tanti corpicini senza vita di altrettante otarie,
morte a causa dei pescatori o per motivi naturali.
Una cinquantina di Km piu’ a sud rispetto a dove ci troviamo ora, infatti,
si trova la nota meta di CAPE CROSS, sede della colonia di otarie piu’
numerosa di tutta l’ Africa. Sono molti i turisti che si spingono fin qui
per visitarla; noi siamo arrivati al cancello troppo presto e, dato che la
nostra meta di oggi e’ piuttosto lontana, decidiamo di proseguire, cercando
di immaginare la colonia dalle descrizioni di altri turisti.
Attraversiamo qualche piccolo, colorato ma tutto sommato insignificante
paesino di mare (tipo HENTIES BAY), ancora respirando cattivi odori!
Quindi entriamo finalmente nel grande Parco del NAMIB, che da’ proprio il
nome alla Namibia! Occupato da uno dei deserti piu’ antichi ed aridi del
pianeta, inizialmente si presenta come un’ ampia distesa candida
punteggiata di radi cespuglietti ed abitata solo (per quello che possiamo
osservare noi!) da numerosi e timidi struzzi.
Dopo 100 Km circa,si giunge sul finire del parco ad un passo montano,
finalmente immerso in uno scenario nuovo e lunare. Qui, i colori dominanti
sono il marron ed il giallo. E’ caldo da mozzare il fiato: a stare fermi
si suda copiosamente e la pista e’ molto polverosa. Per tali motivi, ci
convinciamo a chiudere i finestrini e ad accendere l’ aria condizionata
(fino ad ora tenuta spenta, anche per non incidere sui consumi di
carburante, troppo prezioso!!): non la spegneremo fino a sera!
Nel primo pomeriggio, giungiamo alle porte di SOLITAIRE, che consiste in
un benzinaio con annesso bar ed in due casine bianche. Ogni viaggiatore
diretto all’ oasi di SOSSUSVLEI si ferma obbligatoriamente qui, dopo tanti
km di nulla, se non altro per bere qualcosa di fresco e per riempire il
serbatoio dell’ auto. Affisso al muro dietro alle pompe, si trova una
piccola lavagna dove qualcuno ogni giorno scrive le notizie piu’
importanti dal resto del mondo! Sara’ fatta per noi italiani, che neppure
in vacanza riusciamo a staccare completamente il cervello...ma noi due
rimaniamo un po’ scossi nel renderci improvvisamente conto che il resto
del mondo esiste ancora! Siamo infatti ancora completamente assorbiti
dall’ Africa, dalle sue cose semplici eppure fondamentali,
esistenziali...che fatichimo molto ad immaginarci di nuovo a Bologna!
Raccimoliamo le ultime forze per spingerci fino a SESRIEM, dove ci aspetta
un campeggio con piscina, alle porte del deserto, punto ideale per
iniziare la perlustrazione delle famose dune del Namib. Sono le 18 ed il
caldo non da’ tregua: cercando riparo all’ ombra dal vento bollente, ci
divertiamo ad osservare i volti dei diversi turisti che vagano qua e la’,
tutti allucinati!!!
Vi consigliamo di prenotare un tavolino al ristorante del lodge che si
trova accanto al campeggio: organizzano un buffet fantastico in un
giardino incantevole, godrete del fresco delle ore serali con lo sguardo
perso in un cielo infuocato. Le nere sagome degli alberi stagliati contro
il rosso, vi faranno esclamare:” ecco la vera Africa!!”
Sabato 4 gennaio
Alle 4 e 30, il campo e’ gia’ tutto in fermento! I turisti si riversano a
decine sulla strada (orrendamente ed insensatamente asfaltata) che, in una
sessantina di km, conduce alle fotografatissime dune di Sossusvlei. Noi
facciamo un poco tardi e l’ alba ci coglie mentre percorriamo il nastro
scuro fra le rosse dune circostanti. Fra queste, spicca la DUNA 45 (detta
cosi’ perche’ si trova a 45 km dall’ ingresso del parco), su cui si notano
tanti puntini scuri: sono tante persone che l’ hanno scalata per godere
dell’ alba sulle altre dune! Noi ce la lasciamo alle spalle, per il
momento: torneremo a vederla quando sara’ vuota, sola e silente come si
addice ad una vera duna del deserto!!
La sabbia di questo deserto e’ originaria del KALAHARI, un altro grande
deserto nella confinante Botswana; il fiume Orange l’ ha lentamente
trasportata fino al mare e da qui la fredda corrente del Benguela l’ ha
depositata sulle coste namibiane. Oggi, le dune coprono un’ area di ben
150 km per 200, ed hanno un colore chiaro, pallido vicino alla costa
mentre, mano a mano che si spingono verso l’ interno e sono percio’ piu’
vecchie, assumono una colorazione okra, tipica del Namib.
Ormai l’ alba alle nostre spalle ha rischiarato il cielo e la fugace
visione di un istrice “pallonzolante” da’ il buon giorno a questa bella
valle. La strada corre dritta verso Sossusvlei, una “pozza” ora in secca
ma che si riempie d’ acqua durante la stagione delle pioggie, per la gioia
di decine di animali, specie per quelli che amano la sabbia, come lo
struzzo e lo springbok.
A destra e a sinistra, enormi lingue sabbiose si avvicinano alla strada,
restando comunque sempre distanti da essa almeno 100 metri. Sembrano l ‘
immagine ferma di onde che lambiscono un’ assolata spiaggia caraibica!
Sono tutte barcane, ovvero dune che assumono la forma di mezzaluna con la
punta rivolta nella direzione del vento e le loro creste perfette si
disegnano nitidamente sul cielo ormai blu’.
Superiamo il parcheggio per le auto 2x4 e ci lanciamo sulla pista sabbiosa
(ricordate di abbassare la pressione delle gomme!) per raggiungere il
parcheggio 4x4. Alcuni alberoni spinosi fanno ombra alle auto parcheggiate
(fuorche’ alla nostra!) ma per il resto c’ e’ solo qualche cespuglio
giallo e secco. Da qui parte un sentiero a piedi che conduce nella DEAD
VLEI, o VALLE DELLA MORTE.
Sono le 7, l’ orario ideale per camminare qui in questa stagione, cosi’
partiamo seguendo alcuni paletti di legno e le innumerevoli impronte sulla
sabbia. Si supera una lunga e bassa duna, oltre la quale lo sguardo puo’
finalmente spaziare su una distesa magica che ha del surreale e del tetro
assieme: e’ la Dead Vlei! Immera nel rosso bruciato delle dune, infatti,
questa ampia vallata e’ di un bianco accecante: sedimenti rocciosi
durissimi hanno assunto forme di tante piastrelle pentagonali, ottagonali,
circolari, molto coese fra loro o separate da un’ esile linguina di
sabbia. Una visione fantastica e quasi allucinogena coglie chi vi cammina
sopra: provate a percorrerla tutta, guardando verso il basso.. e
raccontateci le vostre impressioni!
L’ aspetto tetro e’ dovuto alla presenza su questa “crosta” di parecchi
alberi secchi e nerissimi, ovviamente morti in seguito alla terribile
siccita’ che ha dato vita alla valle, ma che sembrano, nella loro mortale
immobilita’, decisi a sfidare comunque l’ eternita’!
Torniamo alla jeep, e con essa torniamo alla duna 45. Sono le 9 e non si
resiste gia’ piu’ per il caldo; siamo costretti a scattare in fretta
qualche foto per poi tornare sull’ auto dove ci aspetta l’ aria
condizionata!!
Per il resto della giornata, abbiamo vagato nei dintorni di Sesriem,
arrivando fino a Bullsport, ma non trovando panorami particolarmente degni
di nota. Verso sera siamo rientrati al campeggio e ci siamo preparati per
la notte.
Domenica 5 gennaio
E’ purtroppo giunto l’ ultimo giorno, e trascorriamo l’ intera mattina ad
avvicinarci alla capitale. Alle 3 siamo a Windhoek, dopo aver superato l’
incrocio con la strada che, 14 giorni fa, ci ha condotto in una splendida
avventura: quante emozioni, quanti ricordi! Oggi abbiamo parlato a lungo
di cosa ha significato per noi la Namibia. Molto piu’ di un viaggio, ci ha
fatto sentire non turisti ma esploratori, specialmente nelle selvagge
terre del Kaokovelt. E’ questa, infatti, la Namibia che ricordiamo di
piu’, la Namibia con la N maiuscola, quella priva di attrattive turistiche
e proprio per questo ancora integra e vera. La Namibia degli Himba,
perche’ questa e’ la loro terra ed e’ meraviglioso vederli qui, a casa
loro.
Un viaggio che ha richiesto mesi di preparazione e tanto tempo per
imparare ad usare il GPS. Un viaggio un po’ rischioso, come tutte le
avventure, quando avevamo paura di rimanere a piedi su quelle belle ma
solitarie piste, quando ci spaventava l’ idea che potesse nascondersi
sotto ogni sasso un mortale scorpione o che ci venisse meno la salute
proprio quando eravamo su quei monti dimenticati dal mondo cosiddetto
civile.
Un viaggio che ha saputo tirar fuori da noi una parte che non conoscevamo
e che ci e’ piaciuta molto. Insomma, un viaggio difficile da ripetere, ma
proprio per questo bello ed unico!
A Windhoek abbiamo svolto le pratiche per la restituzione dell’ auto e poi
di corsa all’ aereoporto, dove abbiamo salutato un’ ultima volta questo
bellissimo Paese.
APPUNTI “TECNICI” PER CHI SI APPRESTA A COMPIERE
UN VIAGGIO SIMILE AL NOSTRO IN NAMIBIA
a) Indispensabile una vettura 4x4: la nostra, un NISSAN pick up con
tutto l’ occorrente per il campeggio, era eccezionale!!
b) Importante una buona mappa, sopprattutto che riporti le
coordinate satellitari se vi portate appresso un GPS (buono ed
economico il nostro ,solo 220 euro, modello E-TREX della GARMIN):
noi abbiamo aquistato in Namibia due mappe (NAMIBIA e KAOKOLAND)
della CONTIMAP, sudafricana, con le quali ci siamo trovati
benissimo.
c) Sulle piste l’ importante e’ andare piano!! Sembra una
raccomandazione fatta da una madre al proprio figlio... ma e’ la
pura verita’! Molti ostacoli (anche i piu’ banali) se affrontati in
velocita’, possono diventare causa di sfregamenti o urti alla parte
inferiore del veicolo, che- pur essendo molto robusto per
costituzione!-non e’ affatto indistruttibile!
Detto questo, non preoccupatevi: con le marce ridotte, questi mezzi
vanno su per i muri!
d) Fate attenzione poiche’ alcune piste vanno seguite
obbligatoriamente in un solo senso: informatevi percio’ molto bene
su ogni tratto dell’ itinerario che avete scelto. Noi abbiamo
utilizzato la guida LONELY PLANET che si e’ rivelata molto utile e
ben fatta. Inoltre, abbiamo “conversato” con persone-soprattutto
tedesche- mediante INTERNET, trovando molti punti GPS importanti e
diversi suggerimenti.
e) Se visitate il Kaokoland, fate molta attenzione a:
.non uscire dalle piste, per non rovinare il panorama intatto e per
non incorrere in salate multe che il governo namibiano promette ai
trasgressori
(soprattutto nei parchi!)
.scorpioni e serpenti sotto le rocce, quando camminate a piedi: qui
i soccorsi non arriveranno facilmente, soprattutto perche’ le uniche
piste percorribili da loro sono le stesse che avete fatto voi,
percio’ lunghe e non veloci.
.avere sempre una scorta sufficiente di carburante: noi avevamo un’
autonomia di ben 1000 km, ovvero 6 taniche da 20 litri oltre al
pieno del serbatoio alla partenza da Opuwo.
.avere una scorta sufficiente di acqua: una tanica da 20 litri ci ha
accompagnato, oltre ad innumerevoli bottiglie di acqua minerale.
Ricordate che tutta l’ acqua dell’ acquedotto in Namibia e’
potabile, ma e’ piu’ prudente purificarla ulteriormente con le
pratiche pastiglie di MICROPUR
.avere una buona scorta di viveri.
.avere con se’ un GPS per la propria sicurezza e per essere in grado
di indicare con esattezza il punto in cui vi trovate se doveste mai
aver bisogno di aiuto.
.avere un telefono satellitare: vi sentirete piu’ tranquilli in ogni
angolo dell’ Africa. I cellulari, invece, sono ovviamente
utilizzabili soltanto nelle zone abitate o nelle loro immediate
vicinanze.
.avere con se’ almeno due ruote di scorta , specialmente se decidete
di seguire piste impegnative come quella del Van Zyl’ s Pass.