Tappa 1
Lima si presenta come una piatta distesa di case non più alte di 3
piani, sospesa a 200 metri su di una piattaforma
a strapiombo sul pacifico. Sotto, il mare langue nella "garua", una
nebbiolina che toglie luce e vitalità alle cose.
I viali si aprono spaziosi costeggiati da case senza cortili,
diritti per chilometri e ingombri di traffico.
La città non affascina. Passiamo un paio di notti nel quartire Mira
Flores, il quartire ricco lungo il mare.
Qui i palazzi sono nuovi e su diversi piani, ci sono anche delle
Mall in stile americano con Mac Donalds e cinema
multi sala. Il Sud America appena si arrichisce diventa subito molto
Nord Americano nelle infrastrutture e nello
stile di vita. Da qui per andare in centro saliamo su un
"collettivo". Il neo liberismo e la concorrenza sono
esemplari a Lima in fatto di trasporti. Il bus pubblico non esiste
ma in compenso ci sono
una miriade di piccole imprese di trasporto costitite da un
pulmino, un autista e un urlatore.
L'urlatore ad ogni incrocio urla la destinazione della corsa e
ammicca un passaggio ai passanti.
Tutto costa poco, 1 euro sono circa 3 Real e mezzo (2003), una corsa
costa da mezzo a un Real. (TBC).
Dopo mezzora di viaggio si arriva in centro. Il centro è costituito
da un quartiere pedonale
il cui perimetro settentrionale e occupato dalla bella piazza de
Armas su cui si affacciano
il palazzo del governo e alcuni edifici
coloniali, sopravvissuti al terremoto della prima metà
dell'ottocento che rase al suolo la città.
Percorriamo la via pedonale di domenica. C'è molta gente che passeggia
avanti e in dietro. Lungo la via ci sono
negozi, locali, piccole botteghe e casinò. Si può comprare di tutto
ma la roba occidentale costa più che da noi.
Maggiamo invece una "tucumanas": una sorta di panzerotto fritto con
dentro carne e verdure, buonissimo.
Più ti allontani dal centro a piedi più è rischioso. Sconsigliamo di
avventurarsi troppo fuori dal centro o da
Mira Flores anche di giorno. Un uomo nei pressi dell'università fa
una scenetta con una schimmietta e appena
ci vede ci chiama "gringos" e ci coinvolge per un'attimo nel suo
spettacolo. Ci sganciamo sorridendo ma
l'appellativo "gringos" non è propriamente simpatico.
Tappa 2,3
Lasciata Lima andiamo verso Sud, verso il deserto della costa. La
nostra meta è Nazca. Il viaggio in pulman
è confortevole fino a Ica, di lì in avanti, per raggiungere Nazca in
breve tempo, saliamo su un collettivo insieme
a polli, contadini e venditori ambulanti. Sui pulman il Perù vive e
commercia. La cosa è piuttosto divertente e
certo non ci si annoia. A Nazca una piccola delusione: non risciamo
ad imbarcarci su di un volo per sorvolare
le famose linee. Al mattino la garua ha impedito che gli aerei si
staccassero da terra provocando sovraffollamento
nel pomeriggio quando arriviamo noi. Decidiamo di andare nel deserto
con un taxi fino alla torre bel vedere che si
stacca 30 metri sulla superficie del terreno. Da lì si vede
qualcosa: la mano a 4 dita, l'albero, i grandi trapezi
che si perdono all'orizzonte e le linee che si dipartono a raggera
dalla vicina collinetta. L'atmosfera è da
"Incontri Ravvicinati del terzo Tipo". Il deserto è bruno chiaro,
invaso da frammenti di rocce sminuzzate e queste
linee che vi affiorano, alludono a qualcosa che sta nell'aria, nel
cielo.
Tappa 4
Ad Arequipa arriviamo dopo un lungo viaggio nella notte. Il deserto
costiero s'innalza a metà altezza
fra la costa e il lago Titicaca e in quel punto, a circa 2300
m.s.d.m., sorge Arequipa: la città bianca.
Le case scendono giù ai piedi dei tre vulcani che sovrastano la
città. Il Misti è il più incombente dei tre
e quello dalla forma più perfetta: un cono rovesciato di colore
bruno, ricoperto da frammenti di roccia lavica.
Dietro le case, i cortili dei capannoni della perifieria appare
questa montagna gigantesca che sembra raggiungibile
a piedi in un quarto d'ora tanto è incombente.
La plaza de Armas è bellissima: su di un lato c'è la chiesa bianca
con i campanili che svettano di giorno e di notte,
sugli altri tre lati si aprono i portici dei tre bei palazzi
terrazzati.
Quando arriviamo noi, pieno Agosto, c'è "fiesta". In effetti in Perù
c'è "fiesta" quasi ovunque in Agosto.
Di giorno si sfila, di sera e di notte si canta e si balla.
I cortei passano per la piazza e scompaiono per le belle vie:
militari, scolaresche e majorette: tutti insieme
appassionatamente. Risalendo la folla arriviamo fino al Monastero di
Santa Catilina che vale una visita.
Bello anche il mercato appena fuori dal comprensorio dove vale la
pena comprare almeno un maglione di Alpaca.
Tappa 4 bis
Al mattino presto quando partiamo per il Colca Canyon gli
irriducibili della fiesta sono ancora in piazza che
cantano e ballano. Per raggiungere il Colca ci vuole più di mezza
giornata in pulmino. Con una simpatica compagna
di giovani europei passiamo 2 bei giorni nel Canyon. Il passo che
bisogna attraversare per raggiungerlo
è a quesi 5000 metri per cui se non vi siete ancora
ambientati vi consigliamo di fare uso di foglie di coca. Noi optiamo
per la versione sotto forma di caramelle e
mentre il pulmino s'inerpica fra i vulcani ne consumiamo parecchie.
Risultato: stiamo benissimo, nessun problema di
altitudine.
La discesa nel Colca, dopo il passo si scende infatti a 3600 metri,
è spettacolare. L'aria è azzurra e sotto di noi
la montagna precipita in tante tonalità di marroni e di gialli. Sul
fondo il canyon rimbalza nel profilo dei
terrazzamenti per le cotivazioni.
Il clu del tour del Colca è il secondo giorno: si discende il canyon
lungo la strada per quasi due ore fino al punto
di avvistamento dei Condor. Questo uccello gigantesco (3 metri di
apertura alare) è solito svolazzare da queste
parti. I visitatori del Colca sono tutti qui, a grappoli nei punti
migliori lungo il precipizio che in questo punto è impressionante.
Tutti aspettano ma non si vede nulla. Poi all'improvviso appare: uno
di quei pazzi uccelli si è buttato giù
dalla rupe ed ora vola sotto di noi, brevemente fino allo sperone
che subito cela la vista. E' uno spettacolo!
Dopo la prima attesa e gli sforzi iniziali, se si prende il sentiero
che costeggia il baratro (50 minuti di giro)
si finisce con l'essere letteralmente sorvolati da uno di quegli
enormi volatili. La cosa fa anche un po' paura:
"e se quello mi scambia per un agnello?". Comunque non temete sembra
che prediliga la carne morta e le carcasse.
Tappa 5
Da questo punto in poi noi siamo andati in Bolivia per circa 10
giorni (vedi viaggio bolivia) e tornati in Perù verso
la fine di Agosto dopo un'ultima tappa sul lago Titicaca dalla parte
Boliviana (Isola del Sol).
Nel viaggio verso Cuzco abbiamo sostato a Puno, di li in battello
siamo andati a visitare le famose "Isole Galleggianti"
degli Uros. Si tratta di una gita simpatica anche se un po'
confeziona, fa questo effetto specie se si arriva dalla Bolivia.
Le isole costruite dagli antenati Uros non galleggiano veramente ma
sono di paglia posata su dei bassi fondali paludosi.
Comunque quando ci sali sopra l'effetto è curioso: sembra di essere
su di un grande materasso sul quale ci stà
un intero villaggio di casette di paglia.
Tappa 6
Da Puno a Cuzco si può andare in treno: ci vuole circa un giorno e
bisogna prenotare in anticipo. L'alternativa più
economica e veloce è il pulman, come sempre. Meglio quello notturno.
Noi abbiamo optato per questa soluzione ma
chi a preso il treno è rimasto soddisfatto e ce ne ha parlato bene.
Cuzco è la regina delle città coloniali spagnole ed è la ex capitale
dell'impero Inca. Da qui si può proseguire per la
Valle Sacra e inifine per Machu Picchu. A Cuzco il turismo è
fortemente organizzato, gli alberghi sono ottimo, i negozi
costosi e si mangia piuttosto bene. Ciò non toglie fascino alla
città anche se del fasto antico, dei templi d'oro
degli Inca non c'è rimasta che qualche pietra.
Partecipiamo a un tour organizzato della città e dei dintorni. Lo
standard è americano e di americani del nord ce ne
parecchi sul pulman. La lingua ufficiale diventa subito l'inglese e
la guida racconta i fatti in modo "very impressive".
Veniamo a sapere che Cuzco ha la forma di un puma dove Saqsaywaman,
l'antico sito cerimoniale in cima alla collina,
rappresenta la testa. Il puma è un animale sacro del panteon degli
Inca e rappresenta la forza, il potere e
la vitalità; sopra vola il condor: lo spirito, l'aldilà, il
veicolatore delle anime; sotto serpeggia il serpente:
la terra, la tomba. Saqsaywaman fu costruita dagli antichi popoli
andini e gli Inca ne fecero un templio importante.
La guida si dilunga parecchio sul mistero dei massi ciclopici che
costituiscono il tempio principale
sviluppato sui tre livelli.
Affascinante, anche se il mistero di come avessere fatto a
trasportare i massi ci sembra un dettaglio.
Manco Inca invece qui si ribellò all'invasore spagnolo e su questa
spianata fu combattuta una cruenta battaglia.
Gli spagnoli lo avevano messo a capo dell'impero come un monarca
fantoccio in loro pugno; ma Manco Inca pensò
bene di ribellarsi e organizzare l'utima resistenza appena Pizarro
si fosse allontanato da Cuzco, e così fu.
Tappa 7
Il giorno dopo, con una gita organizzata, partiamo da Cuzco per
visitare la Valle Sacra.
La guida peruviana è sempre la stessa del giorno prima.
Simpatica se non fosse un po' fastidiosa la sua debolezza per il
pubblico americano.
Si scende giù lungo una valle secondaria fina a Pisac dove
s'incontra la Valle Sacra dell'Urubamba. Il fiume
è un tributario del Rio delle Amazzoni e sepeggiando giù giù verso
l'Amazzonia, forma un profondo canyon in un
punto del quale, su di uno sperone, sorge la mitica città-santuario
di Machu Picchu. Da Pisac al santuario
Inca ci sono altri 80 km di trenino. La nostra meta della giornata è
Aguascaliente, il piccolo villaggio
sul fondo del canyon che giace alla base della rocca del Machu
Picchu. Con il gruppo visitiamo il mercato
di Pisac dove troviamo dei prezzi davvero convenienti e facciamo
diversi buoni affari. Se sapete di venire qui
organizzatevi in modo da avere qualche ora e trattenetevi dal
comprare a Cuzco. Qui l'artigianato è molto bello
e a metà prezzo. Nel pomeriggio siamo a Ollantaytambo dove ci
congediamo dal tour e proseguiamo con il treno per
Aguascaliente. Ollantaytambo è un crocevia di tre valli: quella
della Valle Sacra arrivando da Cuzco,
quella che prosegue verso Machu Picchu ed è costeggiata dal Inka
Trail e quella che in 30 km porta in Amazzonia.
Qui Manco Inca si ritirò per l'ultima estrema difesa.
La storia racconta dell'unica vittoria degli Inca sugli Spagnoli.
Allagarono le pianure davati alla fortezza e
fecero impantanare i conqusitadores con le loro armature e i cavalli
bardati e poi: giù botte! Ma alla fine Manco
dovette ritirarsi e lui e i suoi presero la via breve verso
l'Amazzonia e scomparvero.
Tappa 8
Ad Aguascaliente arriviamo di notte con il treno da Ollantaytambo.
Fino al mattino del giorno dopo non ci accorgiamo in che posto siamo
finiti anche se appena
scesi dal treno sembra subito molto pittoresco.
La stazione è in mezzo al paese, o meglio: non esiste; una volta
giù dal vagone devi scansare
le bancarelle e la gente che si affolla attorno ai binari.
Alcuni alberghi si affacciano sulle rotaie e ci sono internet caffe
e un sacco di gente per le stradine
del paese.
Il nostro piccolo albergo è carino e pulito e si trova in cima alla
stradina attorniata dai ristoranti. Iniazia ad
essere fine stagione: i ristoratori fanno offerte al ribasso
incredibili; il primo che incrociamo offre
un menù a buon prezzo, il secondo aggiunge il vino, il terzo il
dolce etc.
Passiamo una notte tranquilla e il giorno dopo ci svegliamo all'alba
per prendere la prima coriera per il santuario
di Machu Picchu.
Scopriamo così di essere in fondo alla valle del Urubamba tra
ripidissime pareti di roccia
ricoperte da una fitta vegetazione. E' un paesaggio inatteso dopo
settimane di altopiano e di Puna (il deserto
stepposo dell'altopiano andino). E' come se il nostro occhio non fosse più
abituato a tanto verde e fosse improvvisamente
saturato da tale visione. Alle cinque e mezza siamo in marcia su per
la ripidissima strada. Il pulman arranca
tornate dopo tornate su per la rocca. Alle sei siamo a piedi lungo
il sentiero, immersi in una fitta nebbia.
Alle sei e mezza inizia l'attesa. Siamo alla casetta del bel vedere
ma davanti a noi non si vede nulla.
C'è una nebbia fittissima. Dopo un po' arrivano quelli dell'Inka
Trail. Nulla, non si vede niente.
Verso le sette e mezza, improvvisamente, un alito di vento fa
breccia fra le nubi e davanti alla sbucciatura
che si viene a creare inizia a sorgere la città.
Sgorga dalle nebbie bianche con i muri di pietra scura e lucida; si
vede prima una gradinata,
poi il grande panettone di roccia che sovrasta il terrapieno, poi
un tempio: è il tempio del Sole.
In breve, pezzo a pezzo la città si svela ai nostri occhi e ci
lasci davvero senza fiato.
E' bellissima: un ricamo d'erba e pietra in cima a una rocca
sospesa sopra l'Urubama.
Trascorriamo l'intera giornata fra Machu Picchu e l'Inka Trail.
E' infatti possibile percorrere a ritroso il sentiero fino alla
tappa del terzo
terzo giorno: Winaywayna, senza pagare l'extra costo del parco e senza
necessità di una guida.
L'antico sentiero risale la montagna fino a un piccolo passo. In
questo punto sorge una costruzione Inka:
Inti Punku: la Porta del Sole da dove si gode un bellissimo panorama
sul santuario.
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