EVVIVA! dopo alcuni mesi passati a prepararci per il viaggio, leggendo,
cercando informazioni sul web, studiando cartine geografiche e percorsi,
finalmente partiamo per la Tanzania!
23 agosto 2004
Partiamo dall’aeroporto di Milano Malpensa e dopo otto ore di volo
notturno atterriamo all’aeroporto di Zanzibar, nei pressi di Stone
Town.
A differenza degli altri italiani che viaggiano con i tour operator,
noi abbiamo deciso di fare un viaggio fai da te.
In realtà molte informazioni su internet davano la Tanzania come un
luogo “non troppo sicuro” per i turisti, quindi memori di quello che
avevamo letto siamo usciti zaino in spalla dall’aeroporto un poco
timorosi ma molto eccitati dall'idea di essere in quel luogo.
Come da "copione" ci piombano addosso decine di tassisti più o meno
improvvisati, che ci propongono chiassosamente passaggi per
qualunque destinazione. Noi per il momento preferiamo rivolgerci ai
tassisti ufficiali e con 10$ andiamo al porto.
L’autista di nome Yussef è subito molto disponibile e ci aiuta a
fare i biglietti del traghetto e a sbrigare le procedure doganali.
La zona del porto è separata dalla città di Stone Town da un vecchio
cancello e ci si accede solo con il biglietto in mano. Molta gente
cerca di entrare abusivamente, ma viene mandata indietro da una
guardia armata; la zona è sicura anche se al suo interno regna la
confusione.
Pur avendo comprato il biglietto di prima classe siamo costretti a
stare in seconda, infatti in prima c’è una delegazione di Arabi che
banchetta. Con imbarazzo un ufficiale di bordo si scusa e ci
restituisce la differenza di 5$.
Il battello è confortevole; se non fosse per l'etnia presente
sembrerebbe di fare una gita alle isole Tremiti.
Dopo un’ora e mezza entriamo nel porto di Dar es Salaam, e la prima
impressione che abbiamo è che c’è gente ovunque e sembra che tutti
ci stiano aspettando. Scesi dal traghetto, appesantiti dagli zaini,
siamo nuovamente assaliti dal solito gruppetto di tassisti.
Ne scegliamo uno (che poi sono diventati due), che ci sembrano più
affidabili. Sono oltremodo felici di essere nostri tassisti e subito
si mostrano molto disponibili e gentili. Ci accompagnano al terminal
dei bus Scandinavia ed acquistiamo i biglietti per il viaggio che
faremo domani per Arusha.
Diciamo loro che abbiamo fatto una prenotazione via internet presso
l’hotel Econolodge, ci sconsigliano di andare lì perché dicono che è
sporco e pericoloso; ci propongono lo SleepInn, centrale e vicino al
terminal del bus.
Dopo aver dato un’occhiata alla camera (controllatela sempre prima
di pagarla) decidiamo di stare. Per circa 37500 Tsh, ovvero 35$,
disponiamo di una doppia con bagno, aria condizionata e TV.
Non c’è la zanzariera, noi ne abbiamo una nostra che montiamo
prontamente sopra il nostro letto, sarà l’unica volta. Dopo esserci
cosparsi di autan usciamo; Alpha & socio (i tassisti) ci portano a
fare un giro per la città.
Le strade sono sterrate e piene di buche e di gente che si muove con
ogni mezzo. A piedi, con carretti trainati da buoi, con dalladalla
(furgoncini adibiti al trasporto pubblico) e biciclette. Ci sono
galline, mucche, bancarelle, cucine improvvisate ed un’infinità di
bambini.
Tutti sono in giro ad arrabattare la giornata e noi siamo gli unici
europei; ci rendiamo conto di essere in una dimensione nuova e siamo
investiti dalle emozioni, dai colori e dagli odori africani.
Alpha insiste a volerci portare da un suo amico che ha un’agenzia
che organizza safari.
Dopo qualche discussione decidiamo di andare a parlarci. Donatus, il
Gestore si dimostra subito serio e ci fa la sua proposta, gli
diciamo che siamo già in parola con un altro operatore di Arusha ,
che ci fa un prezzo di 120$ al giorno per persona.
Lui esprime le sue perplessità riguardo questa agenzia perché pensa
che non siano in possesso della regolare licenza (in effetti esiste
un'organizzazione, la TATO, che elenca in un documento tutte le
agenzie con regolare licenza). Dopo una trattativa durata più di
un’ora ci propone un prezzo di 95$ al giorno a persona, con un
gruppo di altre 3 persone.
Ma con un pò di fortuna riusciamo ad ottenere lo stesso prezzo
avendo a disposizione la macchina solo per noi due, compresa la
guida (che è anche autista) e un cuoco, fantastico!
Possiamo anche pagare il safari con i Travel cheques in dollari Usa
e inclusi nel prezzo ci sono tutti i trasferimenti, due notti in un
piccolo resort, cibo, acqua e tenda per le due notti in campeggio.
Siamo felici ma molto stanchi e ci facciamo accompagnare all’hotel.
Diamo loro 7 dollari in totale e li salutiamo. Sono stati veramente
gentili e disponibili con noi per tutto il giorno.
Stasera mangiamo in camera le nostre scatolette con riso e tonno,
prendiamo il malarone, accendiamo l’aria condizionata e andiamo a
letto.
E’ un po’ caldo e umido ma non vediamo zanzare. Fuori è buio, (non
c’è illuminazione per le strade) ma sono ancora tutti in giro.
Lentamente veniamo investiti dai rumori della notte di Dar. Dormiamo
come sassi, la scorsa notte passata in aereo e tutto il resto ci
hanno veramente provati.
Sveglia alle ore 7, anche se il Muezzin, mezzo addormentato, con il
suo richiamo, ci aveva già svegliato alle 5.
Si parte per Arusha!
Ci svegliamo alle sette, e i rumori della città già in fermento ci
avvolgono. Prepariamo gli zaini e scendiamo nell'atrio per
incontrare l'autista che l'agenzia di safari ci ha messo a
disposione.
C'è anche il tempo per una breve colazione a base di caffè e papaia.
Saliamo in auto e ci tuffiamo nel traffico caotico di Dar. In 10
minuti siamo al terminal dei bus. La sala d'aspetto è gremita per la
maggior parte di locali, quelli più abbienti però, unici a potersi
permettere un viaggio di lusso. Dopo un'attesa di circa 30 minuti
saliamo sul bus e partiamo alla volta di Arusha. Il viaggio è lungo
ma il panorama è splendido; si alternano zone verdi e collinose ad
altre pianeggiati coltivate ad ananas e banane. Sui lati della
strada vediamo piccoli villaggi costituiti da capanne in fango
argilloso e foglie. Il colore rosso della terra è ovunque ed
infiamma il panorama.
Il viaggio sarebbe confortevole se non fosse per l'aria condizionata
altissima e per dei film in videocassetta gracchianti il cui audio
non ci permette di riposare. Il bus è dotato di servizi igienici e
hostess che ci porta acqua e qualche snack. Facciamo una sola sosta
per il pranzo in una specie di area di servizio dove c'è un
ristorante, un mercato e venditori ambulanti di anacardi quì
coltivati. Fa molto caldo. Dopo 7 ore di viaggio il paesaggio cambia
sensibilmente, diventando montagnoso.
Dopo aver percorso 600 chilometri in 10 ore, arriviamo ad Arusha
esausti, quando è già buio. Scendiamo dal bus e una plotone di
tanzaniani ci viene incontro, come al solito per offrirci i loro
servigi. Dietro il gruppetto agguerrito fortunatamente spunta una
mano con un foglio su cui sono scritti i nostri nomi; è Jiulian, la
nostra guida. Felici e rassicurati saliamo sul fouristrada e ci
facciamo portare all'hotel Mezzaluna. E' difficile renderci conto
del luogo in cui siamo, è molto buio, notiamo solo grande confusione
così come a Dar. L'hotel Mezzaluna, viceversa è molto tranquillo;
prendiamo possesso della stanza, paghiamo il safari e dopo cena
andiamo subito a letto, è fresco quì, ci saranno 20 gradi. Anche
stasera siamo distrutti e guadagnamo il letto velocemente.
Primo giorno di Safari!!! siamo molto eccitati dall'idea di passare
5 giorni all'avventura :) Sveglia alle 8, Omari, referente della
Elephantour ci accompagna a fare il biglietto aereo che prenderemo
per tornare a Zanzibar e ci presenta Plamba, il nostro fantastico
cuoco. Siamo pronti a partire, la vettura con cui faremo il safari è
una LANDROVER defender a passo lungo, verde, piena di provviste ed
attrezzatura da campeggio. Questo mezzo non ha nessuna difficoltà a
macinare chilometri sulle piste sterrate che ci portano ai parchi.
La prima tappa del safari è il Parco Nazionale del Tarangire, detto
anche parco degli elefanti. Si trova a 120km da Arusha, a sud est
del lago Manyara. Dopo un viaggio di circa due ore arriviamo
all'ingresso. Il primo avvistamento che facciamo è quello delle
zebre, che malauguratamente si portano dietro delle aggressive
mosche TZE TZE, con le quali facciamo immediatamente conoscenza,
infatti veniamo punti entrambi, fortunatamente senza conseguenze.
Sono di fatto dei tafani nostrani, che possono trasmetterti la
malattia del sonno. Il paesaggio è arido, caraterrizzato da grandi
alberi di Baobab.
Il parco nazionale del Tarangire ha la più alta concentrazione di
animali durante la stagione secca, che va da luglio a novembre, in
quanto gli animali trovano refrigerio nel fiume Tarangire. Questo
parco è anche il paradiso degli uccelli, ce ne sono più di 550
specie, e sono coloratissimi, dal verde al blu elettrico al rosso.
Ecco le giraffe, ci tagliano la strada e non sono per nulla
impaurite, indolentemente rosicchiano foglie dagli alberi davanti ai
nostri occhi.
Noi godiamo di un punto d'osservazione privilegiato perchè il tetto
del nostro mezzo si apre e noi possiamo stare in piedi ed osservare
agevolmente gli animali.
E' un "Pop up roof" e ci permette di stare a pochi metri dagli
animali senza che vetri o altre protezioni si frappongano tra noi.
L'emozione è grande quando arriviamo al fiume Tarangire; famiglie di
elefanti, con molti piccoli, si abbeverano in questo corso d'acqua,
di fianco a loro zebre, antilopi e gazzelle. Pranziamo al sacco in
un punto panoramico che ci permette di ammirare la bellezza di
questo ecosistema incontaminato dove l'uomo e fortunatamente solo un
ospite.
Sembra di essere in paradiso. Fa caldo, specialmente perchè, per
paura delle zanzare, siamo ben coperti. Il sole picchia, e il
percoso è sconnesso ma le emozioni che proviamo cancellano la
stachezza. Respiriamo questa natura aspra a pieni polmoni convinti
di quanto ci stia facendo bene. Dopo aver girato per il parco alla
ricerca di animali (in inglese lo chiamano "game drive") lasciamo il
parco appagati della visita e ci dirigiamo verso il villaggio di Mto
Wa mbu, dove passeremo la notte al Fig resort.
Il villaggio è molto povero ma c'è un pub dove andiamo a prendere
una birra con Jiulian mentre Plamba ci prepara la cena. In tanzania
non c'è gas e tutti cucinano sul fuoco, Plamba questa sera ci
prepara dell'Hugali, un piatto locale, ottimo. Notiamo la presenza
di zanzare, prendiamo il malarone, incrociamo le dita e andiamo a
dormire, domani visita al Serengeti.
Il Serengeti: la pianura senza fine
Di buon ora partiamo alla volta del famoso parco nazionale del
Serengeti. Dal villaggio di Mto Wa Mbu al parco ci si mette circa 3
ore. La strada che percorriamo è asfaltata fino al villaggio di
Karatu, qui ci fermiamo a visitare il mercato. Questo è l'ultimo
avanposto abitato prima di entrare nel territorio dei grandi parchi
e vi si possono trovare delle sistemazioni molto spartane in dei
piccoli bad & breakfast e addirittura un internet cafè. Per andare
al Serengeti si deve obbligatoriamente passare attraverso l'ingresso
di Lodoare nell'area protetta del Ngorongoro, dove si paga un
biglietto che costa circa 25$ a persona.
Il punto di uscita che corrisponde con l'ingresso del Serengeti è
quello di Naabi Hill.
Prima di entrare nel Serengeti passiamo a visitare un villaggio
Masai che si trova sulla strada. L'ingresso, dopo aver contrattato
col capo villaggio, ci è costato 40$ in due. All'interno abbiamo
potuto assistere alle loro danze e visitare le loro capanne.
E'possibile fare fotografie e comprare oggetti fatti dalle donne. Se
volete acquistare prodotti di artigianato Masai a prezzi modici
questo è il posto giusto.
Il Serengeti è il parco più grande e famoso della Tanzania, con
circa 14.000 Kmq di superficie confina al nord con il parco Masai
Mara, in Kenya, e si presenta ai nostri occhi come una immensa
pianura arida e priva di alberi. Splendido il punto panoramico
all'ingresso del parco, dove è possibile salire sulla sommità di
un'enorme roccia e ammirare la vastità del territorio. Fa molto
caldo e bisogna difendersi dalla polvere che si alza ogni volta che
incrociamo un'altro fuoristrada, ma vi assicuriamo che ne vale
veramente la pena, qui vivono moltissimi ungulati, leoni, ghepardi,
zebre, grandi gruppi di giraffe, gazzelle, impala, antilopi,
facoceri e una grande varietà di uccelli. Abbiamo anche visto un
pitone grigio che sonnecchiava sotto un albero oltre ad ippopotami,
coccodrilli, simpatiche manguste e iene.
Il nostro primo avvistamento è quello di due leonesse, che Julian
(la nostra guida) scova a centinaia di metri dalla pista principale,
mentre camminano mimetizzate tra l'erba secca. Ci avviciniamo e
spegnamo il motore, l'emozione è grande, ascoltiamo il loro respiro
e le vediamo passare a pochi metri da noi incuranti della nostra
presenza.
Il game drive prosegue e gli avvistamenti si susseguono a ritmo
sostenuto, sopratutto nei pressi di pozze d'acqua dove gli animali
si avvicinano per dissetarsi. In una di queste oasi vediamo una
coppia di leoni che si dividono una preda appena catturata e dei
cuccioli con la loro mamma. L'unica volta che possiamo scendere dal
fuoristrada è nei pressi del laghetto degli ippopotami, la maggior
parte sono nell'acqua ma ne avvistiamo uno camminare fuori, non
lontano da noi! Ci sono anche dei coccodrilli che sonnecchiano sulle
rive del lago.
Una delle attrattive principali del Serengeti è la migrazione delle
mandrie di gnu che ogni anno, durante la stagione secca (tra luglio
e ottobre), si spostano nel vicino parco del Masai mara alla ricerca
di pascoli freschi per tornare nuovamente verso sud prima delle
pioggie. Ciononostante il Serengeti può essere visitato in qualunque
periodo dell'anno anche se, durante la stagione delle pioggie il
rischio di malaria è più alto. E' quasi il tramonto e ci dirigiamo
verso il Dik Dik public camp, campeggio nel quale trascorreremo la
prima nostra notte in tenda. La prima cosa che ci colpisce è che non
c'è nessun tipo di recinzione che impedisca agli animali di
raggiungere le nostre tende...ma la presenza di altri campeggiatori
ci rassicura. Il posto è veramente essenziale; i servizi igienici
sono molto spartani, praticamente un buco nel terreno, non c'è ne
acqua corrente nè elettricità (portatevi una torcia elettrica),
esiste però un grosso serbatoio d'acqua al quale attingere per le
proprie necessità. Le uniche strutture permanenti sono il gabbiotto
per cucinare e uno spazio con una tettoia sotto la quale è possibile
mangiare. Assistiamo ad un tramonto unico, il cielo ci regala
tonalità di rosso indimenticabili.
Ceniamo sotto ad un cielo stellato illuminati da una lampada ad olio
ed intorno a noi sentiamo solo i rumori degli animali.
Durante la notte sentiamo il verso delle iene, non abbiamo paura e
dormiamo tranquillamente.
Sveglia alle sei, Plamba ci prepara un'ottima colazione e si parte
per un'altra mattinata dedicata al safari.
Un'immagine che ci rimarrà impressa è quella di due leoni sdraiati
all'ombra di un'albero di acacia, sembrava di essere all'interno di
un documentario!
Anche la presenza di enormi massi granitici chiamati Kopjes ci ha
colpito; attorno ad essi c'è ombra e si raccogle acqua
piovana,indispensabile alla sopravvivenza di animali e piante
specialmente durante la stagione secca.
Nel pomeriggio visitiamo il centro di informazione per turisti a
Seronera dove tra le altre cose è stato allestito un percorso
guidato per conoscere la storia del Serengeti.
Lasciamo il parco assistendo ad una cruenta scena di caccia da parte
di due iene nei confronti di una gazzella che viene catturata,
uccisa e mangiata sotto ai nostri occhi e quelli di un gruppo di
avvoltoi pronti ad avventarsi sui resti...questa è la dura legge
della natura.
Sulla strada per Ngorongoro ci fermiamo a visitare le gole di
Olduvai, dove è possibile visitare un piccolo museo (aperto fino
alle 15, l'ingresso costa 2 euro) all'interno del quale sono
custoditi tra le altre cose il cranio di un ominide
(Australopithecus Boisei) e il calco delle impronte di ominidi
vecchie 3,7 milioni di anni. Incluso nel prezzo abbiamo avuto la
spiegazione della storia della gola da parte del responsabile del
museo.
Ripartiamo e raggiungiamo il campeggio sulle cime del cratere del
Ngorongoro quando ormai il sole è tramontato.
Il cratere NGORONGORO: l'arca di Noè.
Siamo al public CAMP "SIMBA A" in cima al cratere del Ngorongoro.
Questo campeggio offre delle ottime vedute sul cratere, se le nuvole
lo permettono. Siamo a 2400 metri di altezza e dal freddo che fa
sembra di essere a Milano in febbraio!! La prima cosa che ci
colpisce è la presenza di un grosso elefante che si aggira nella
foresta ad una cinquantina di metri dal prato dove abbiamo deciso di
piantare la nostra tenda. Giulian la nostra giuda ci rassicura e ci
da una mano, in dieci minuti l'igloo è perfettamente montato. Ci
sono anche quì circa 20 tende, i bagni sono accettabili e c'è acqua
corrente (fredda), la mensa è una tettoia senza finestre. Ci sono
dei ragazzi nordici che fanno la doccia, sono pazzi! Plamba accende
il fuoco e comincia a cucinare. Mentre siamo in bagno odiamo degli
spari, corriamo fuori e con nostro stupore, vediamo il grosso
elefante intento a mangiare delle angurie e delle carote che sono
sul tetto di un fouristrada a pochi metri dalle tende. I rangers del
parco intervengono sparando in aria, ma il pachiderma prima finisce
il pasto e poi riguadagna la macchia, senza troppa fretta :)
La cena è servita da Plamba sul nostro solito tavolino; intorno a
noi ci sono altri turisti più o meno intirizziti, la temperatura è
intorno a zero gradi e per l'occasione mangiamo una zuppa calda di
legumi che ci aiuta molto. Torniamo alla tenda, guardando il cielo
che è invaso da costellazioni mai viste prima, e vediamo un branco
di zebre che si frappone tra noi e l'ingresso del nostro igloo.
Abbiamo un po' di timore ma loro continuano a brucare l'erba non
curanti della nostra presenza. In fondo sembrano un pò dei piccoli
cavalli così decidiamo di entrare lo stesso (e cosa avremmo potuto
fare sennò?!). Ci infiliamo nei sacchi a pelo, ci copriamo con tutto
quello che abbiamo e ci addormentiamo ascoltando il brucare delle
zebre. La mattina sveglia alle 6, abbiamo dormito abbastanza bene
però quello che avevamo per coprirci era quasi sufficiente a
mantenerci ad una temperatura accettabile. C'è della nebbiolina che
avvolge tutto, e il freddo non ci molla. La colazione calda è un
sollievo. Un'ora dopo stiamo già scendendo in fuoristrada
all'interno del cratere lungo una pista ripida, intravediamo dei
Masai che portano al pascolo i loro greggi di bovini. Fortunatamente
alle 9 la temperatura sul fondo del cratere è migliorata, adesso
possiamo stare in maglietta. Il game drive quì è come viaggiare in
un mare di animali, sono ovunque intorno a noi, tutti concentrati in
questa "arca" di 20 chilometri di diametro.
Oltre a tutti gli animali già avvistati nel Serengeti abbiamo la
fortuna d'incontrare alcuni ghepardi, veramente magnifici, e il raro
rinoceronte nero (una mamma con cucciolo), che però è molto pauroso
ed è impossibile avvicinare. Ricordiamo che il rinoceronte nero in
Tanzania ed in altre regioni dell'Africa è una specie protetta in
quanto in via d'estinzione, ne rimangono pochissimi esemplari i
quali vivono esclusivamente all'interno del cratere, dove sono
protetti e possono trovare acqua tutto l'anno. Non disturbiamoli e
guardiamoli da lontano.
Pranziamo al sacco sulle rive di un grazioso laghetto, punto di
ritrovo dove tutti i partecipanti ai safari si fermano. Dopo aver
assistito all'attacco in picchiata di alcuni rapaci sul cibo di
sfortunati turisti, decidiamo di consumare il nostro pranzo
all'interno dell'abitacolo del fuoristrada. La visita prosegue nel
pomeriggio tra foreste, acquitrini, praterie, pozze essiccate di
acqua salata e centinaia di uccelli tra cui fenicotteri che
sguazzano nel lago caustico di Magadi. Dopo ore di vagabondaggio le
nostre energie e la nostra curiosità si esauriscono e la stanchezza
comicia a farsi sentire.
Risaliamo le sponde del cratere e la temperatura si abbassa di
nuovo, i colori cambiano, passando dalla savana color kaki alla
verdissima foresta tropicale. Risaliamo una pista che non è la
stessa che abbiamo percorso per entrare nel cratere, infatti si
scende da una parte e si risale da un'altra. Queste piste, che quì
sono di terra rossa, sono strette e a senso unico. Ripassiamo
nuovamente dall'ingresso di Lodoare ed usciamo dai parchi convinti
da aver vissuto un momento indimenticabile, appagati e liberi con
gli occhi pieni d'immagini che rimarranno per sempre indelebili
nella nostra mente.
Dopo poco raggiungiamo nuovamente l'argilloso villaggio di Karatu,
dove abbiamo l'occasione di entrare in un internet cafè e spedire
delle mail in Italia. Ci facciamo portare da Plamba presso un
negozietto per non turisti dove compriamo delle coperte masai.
Sono bellissime e pur essendo leggere tengono molto caldo. Facciamo
rifornimento e ripartiamo per il villaggio di Mto Wa Mbu dove
passeremo la notte , ci aspetta un'ora di strada, fortunatamente
asfaltata.
Ricordiamo che Ngorongoro può essere visitato tutto l'anno però nei
mesi di aprile e maggio è piovoso quindi l'accesso al cratere
potrebbe essere limitato.
Gli ingressi aprono alle 7 e chiudono alle 16 ma il momento migliore
per la visita è alla mattina presto, quando ci sono relativamente
pochi turisti e fuoristrada.
Lake Manyara: il parco sottovalutato
Al Fig Resort incontriamo una coppia di ragazzi italiani con i quali
avevamo comunicato via mail all'inizio di agosto, mentre stavamo
organizzando il viaggio; loro sono appena arrivati e stanno per
partire per lo stesso giro che invece noi stiamo concludendo. La
sveglia al Fig Resort questa mattina fortunatamente è suonata più
tardi, abbiamo dormito nuovamente come sassi, noncuranti della
presenza nella nostra stanza di un ragno, che da un'osservazione
sommaria risultava essere un incrocio tra una vedova nera ed una
trantola. La colazione è come al solito ottima e anche questa
mattina Plamba si è superato preparando caffè, omelette e frutta
fresca. Si parte per il Lake Manyara National Park, che è
vicinissimo a Mto Wa mbu. Questo parco poco visitato si trova a
circa 1000 mt sul livello del mare, in realtà questo è un parco
molto bello. Si possono trovare una grande varietà di uccelli, i
leoni che si arrampicano sugli alberi, scimmie ed elefanti. Confina
da una parte con la Rift Valley e dall'altra col lago Manyara che
ospita moltissimi fenicotteri.
A differenza degli altri parchi la vegetazione qui è rigogliosa e
variegata, passando dalla savana ai boschi alle paludi; ci sono
anche degli enormi Ficus secolari chiamati Fig. Appena partiti
notiamo subito molti elefanti con i propri piccoli che usano anche
quì (come al parco del Tarangire) il tronco degli alberi per
grattarsi e ne mangiano allegramente i rami. Il tour è molto più
tranquillo e rilassato rispetto ai grandi parchi che abbiamo
visitato negli scorsi giorni. Dopo aver attraversato una rigogliosa
foresta ci avviciniamo al lago e gli alberi scompaiono lasciando il
posto ad un cimitero di alberi morti, come se fossero stati
burciati. Giulian ci spiega che la loro morte è dovuta
all'avanzamento dell'acqua alcalina del lago, che durante la
stagione delle pioggie esonda allagando circa due terzi di parco.
Proseguiamo quindi verso il lago, quì è possibile scendere dal mezzo
e fare due passi, in lontanaza scorgiamo ippopotami, stranamente
fuori dall'acqua con dei cuccioli piccolissimi e tantissimi
fenicotteri rosa. Siamo al centro di questo ennesimo scenario
mozzafiato; da una parte il lago con i suoi animali, dall'altra la
Rift Valley con la sua profonda scarpata, è un sogno. Mentre
scriviamo abbiamo la pelle d'oca al ricordo di quel luogo con la sua
natura così aspra. Il tempo per un pit-stop e riprendiamo il game
drive nuovamente in mezzo alla vegetazione, quì come per incanto,
c'imbattiamo in una comunità di babbuini, saranno una quarantina,
possiamo osservare da vicino la loro vita, come si spulciano
reciprocamente e il gioco dei cuccioli. Ad un tratto uno "grida" e
tutti fuggono sugli alberi; c'è un pericolo nelle vicinanze. Un
piccolo rimane a terra e grida disperato, in un attimo il maschio
dominante lo raggiunge e lo mette in salvo. Altro che mondo di
Quark! Proseguiamo e Giulian ci dice che questo è il suo parco
preferito, e non ha tutti i torti è proprio una favola.
Lungo la pista troviamo un piccolo autobus fermo, il conducente ci
chiede aiuto perchè il motore ha ceduto. Non si tratta di turisti,
ma di una scolaresca Tanzana, sono dei ragazzi delle superiori.
Rimaniamo alcuni minuti gli uni di fianco agli altri, ci osserviamo,
ci sorridiamo; sono bellissimi, perfetti. Un popolo fortissimo,
resistenti a privazioni che farebbero impazzire qualsiasi opulente
occidentale. Ci viene in mente che Giulian, tribù del Kilimangiaro,
ha avuto la malaria 2 volte, ed è quì a raccontarcelo. Una volta
ancora ci sentiamo inadeguati, fuori posto, con le nostre fotocamere
digitali e i nostri occhiali high-tech. Carichiamo il professore
della scolaresca e partiamo per Mto wa mbu, ci aspetta Plamba per
l'ultimo pranzo al Fig Resort.
E' ora di tornare ad Arusha, ci attende un viaggio di due ore.
Mentre viaggiamo per l'ennesima volta, passiamo di fianco ad estese
piantagioni di ananas, che a prima vista scambiamo per Agave. Stiamo
evidentemente ritornado verso luoghi più popolati, intorno a noi
nuovamente c'è una moltitudine di persone intente ad arrangiare in
qualche modo la giornata. Arriviamo ad Arusha, ed incrociamo un
convoglio di fuoristrada bianche con sirene spiegate, sulle portire
hanno in simbolo O.N.U. Giulian ci dice che l'O.N.U. ha costruito
quì un carcere dove vengono trasferiti criminali ribelli Ruandesi,
semplicemente per gartire loro la vita, affinchè subiscano un
processo regolare e non vengano barbaramente giustiziati. Passiamo
nella via principale di Arusha ed è un pullulare di attività, ci
sono i sarti con la loro macchina da cucire sul marciapiede, gente
che vende di tutto, persino delle scarpe di gomma realizzate con
vecchi pneumatici. Acquistiamo della farina per fare l'ugali, del
caffè, dello zucchero di canna e il the che abbiamo bevuto durante
il safari; Plamba ci porta a comprarli in una stradina dove
probabilmente non è mai passato un occidentale, presso un negozietto
che vende le cose attraverso una grata. Siamo osservati da un gruppo
di uomini molto incurisiti. Vicino all'hotel Impala c'è un centro
fotografico dove possimo masterizzare un cd-rom con le foto scattate
durante il safari, ci costa 10 dollari, e sono degli indiani ad
esegiure il lavoro, un controsenso. Abbiamo un solo rimpianto,
quello di non aver portato con noi una reflex, che ci avrebbe dato
la possibilità di scattare delle foto migliori di quelle che siamo
riusciti a fare, questo è un consiglio spassionato.
Prendiamo la via dell'Hotel Mezzaluna, arrivati a destinazione
preghiamo Plamba e Giulian di attendere un attimo prima di andare.
Dopo aver preso possesso della camera, prepariamo due pacchetti con
delle magliette, quaderni, penne e un piccolo contributo in denaro.
Ci presentiamo di fronte a loro e li ringraziamo di tutto, con una
vena di tristezza ma con la speranza che quel piccolo aiuto possa
per un attimo facilitare la loro esistenza e quella delle loro
famiglie. Sono stati magnifici con noi, ma la cosa che più ci hanno
trasmesso è la calma e la convinzione che i preconcetti che avevamo
quando siamo arrivati quì erano esagerati. Tanzania Acuma matata!
Andiamo a mangiare di nuovo di fronte alla solita orchestrina che
suona sempre le stesse canzoni, ma è molto diverso dallo stare sotto
il cielo della savana... Andiamo a letto, tanto per cambiare
stanchi, è fresco. Domani ci attende un volo Air Tanzania che ci
porterà a Zanzibar.
Per organizzare il vostro viaggio in questo magico paese visitate il nostro sito, troverete informazioni, consigli, indirizzi e foto e se avrete ancora qualche dubbio potete sempre scriverci, saremo felici di aiutarvi!
http://www.vacanzefaidate.com/
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