Trascorrere una vacanza nelle isole Maldive è senza dubbio uno dei sogni più
frequenti di tante persone. Per molti anni non nascondo è stato anche il mio
e...volere del destino, mi trovo sotto agli occhi un'eccezionale offerta di
solo volo per Malé,capitale del suddetto stato. Il problema però è trovare un
tour operator che mi venda solo il servizio a terra, e ciò non è per niente
facile.Infatti queste isole vengono sempre proposte in "pacchetti
vacanza", comprensivi di volo+soggiorno. Mi metto quindi alla ricerca,
scartabellando tra varie riviste di viaggio e su internet,finché non trovo
quello che cerco. Ora non mi resta che prenotare e partire! Infatti due mesi
dopo spicco il volo, con il mio fidanzato, per questo paradiso terrestre. Dopo
sole nove ore di volo mi trovo catapultata in un mondo che prima neppure
immaginavo esistesse; dal finestrino dell'aereo inizio ad intravedere una
moltitudine di atolli bianchissimi circondati da una trasparente barriera
corallina. Poi in mezzo a questi,uno con una lunga striscia di cemento nel
mezzo,che solo pochi minuti dopo mi rendo conto essere la pista dove il mio
aereo dovrà atterrare. Non nascondo che provo una forte tensione ed una
domanda mi sorge spontanea: "e se l'aereo non frenasse in tempo?"... ma un
attimo dopo sono all'imbarco degli aliscafi che conducono alle varie
isole. La mia destinazione è Bandos Island nell'atollo di Malé nord, a circa
mezz'ora di navigazione da qui. La barca ci fa attendere per più di un'ora e
subito mi rendo conto di come il ritmo di vita di queste persone sia più
rallentato e più tranquillo del nostro. All'arrivo sull'isola veniamo
sbarcati sul pontile di attracco e immediatamente ci sentiamo in vacanza:ad
accoglierci vi è infatti un aperitivo tropicale ed un asciugamanino
profumato per rinfrescarsi dal lungo viaggio. Dopo una descrizione sulla vita
del villaggio e sulle strutture presenti, ci sistemiamo nel nostro
bungalow.La stanchezza mi assale ma il desiderio di sole e mare ha il
sopravvento e,ancora prima di sfare i bagagli, sono già in costume pronta
per un bagno in questo mare paradisiaco. Neanche quindici passi che sono in
acqua; la sensazione che provo è fantastica: la temperatura interna è
praticamente uguale a quella esterna e la limpidezza del mare è
assoluta, tanto da dimenticarsi di esservi dentro.Ma l'aspetto senza dubbio
più spettacolare di questi atolli è la vita sottomarina: già in mezzo metro
d'acqua mi accuccio con la maschera e mi ritrovo in un vero e proprio
acquario coloratissimo. Il modo migliore per godere di questo scenario è fare
immersioni subacquee ma, anche se fornita di brevetto sub, mi diletto nello
snorkelling che,vista la limpidezza e la ricchezza sottomarina, offre le
stesse sensazioni dell'immersione. E' indescrivibile ciò che si prova a dare
da mangiare a sgargianti pesci pappagallo, oppure a nuotare tra piccoli
squali grigi, tanto da dimenticare il pericolo che si può correre tra
questi, perché è come se anche tu facessi parte di loro. Ma tralasciamo per un
attimo l'aspetto marino per parlare un pò dell'isola. Cosa dire in
merito? Bandos è un atollo circolare di circa quattro kmq, tranquillamente
visitabile a piedi in quindici minuti. Lungo tutto il suo perimetro si
sviluppa il villaggio: una serie di bungalow in successione fanno il giro
dell'isola, ognuno dotato di veranda e giardinetto privato; solo una decina di
metri di palmeto e spiaggia bianca li separano dal mare. La spiaggia
circostante l'atollo è attrezzata di lettini sdraio che noi posizioniamo
dentro l'acqua, trascorrendovi giornate intere. L'alternativa è quella di
riposarsi sotto le palme,oppure andare al circolo sportivo del villaggio che
propone diverse attività ed è dotato anche di centro benessere, con tanto di
massaggiatrici qualificate. All'interno dell'isola, e quindi del villaggio,
vi è la parte riservata ai dipendenti del villaggio, i quali vivono in
piccole stanzette con diversi letti ciascuna ed hanno anche un loro circolo
dove, finito il lavoro amano riunirsi e organizzare feste con danzatrici
locali.
Per chi non ama trascorrere la giornata in spiaggia o comunque nel
villaggio, vengono organizzate gite in barca per visitare isole deserte o
abitate dai locali. Un'escursione da non perdere è appunto quella che
organizza il villaggio settimanalmente e prevede diverse tappe; la prima
all'isola dei pescatori Hura: qui, dopo aver assistito ad un'esercitazione
militare, visitiamo la scuola, la moschea, il cimitero e le umili abitazioni
dei locali, dove non mancano mai tranci di tonno appesi fuori ad essicare.Poi
una breve sosta ai piccoli negozietti di souvenirs: parei colorati, oggetti in
cocco, spezie e profumate candele sono pronti ad essere acquistati da noi
visitatori. Ma è ora di pranzo e la sorpresa che ci aspetta è davvero
unica. Infatti un servizio di camerieri ci attende all'isolotto deserto di
Kuda Bandos dove è stato organizzato un ricco buffet tutto per noi e
poi......tutta l'isola a nostra disposizione,proprio stile Robinson
Crusoe! L'ultima tappa del nostro giro in barca è la favolosa Paradise
Island, che come dice il nome stesso è un vero e proprio paradiso.Qui ci
abbandoniamo nelle acque cristalline fino a sera,quando la barca ci riporta
al villaggio. La vita notturna è pressoché assente, infatti l'unica vera
attrazione del posto è andare a dare da mangiare ai pesci, i quali sembrano
ormai saperlo,perché al calar del sole si radunano a centinaia sotto al
pontile in attesa dei resti della nostra cena. Ma nessuno sembra rimpiangere
le rumorose serate cittadine e tutto ciò sembra bastare ai vacanzieri del
villaggio, pienamente appagati dall'ambiente circostante. Se abbiamo
nostalgia della vita caotica possiamo sempre fare un giro in barca fino
all'atollo di Malé sede dell'omonima capitale. E' questa l'unica isola dove
hanno accesso mezzi di locomozione e dove il cemento è riuscito a realizzare
anche qualche grattacielo; per altro non c'è molto da visitare, tolto il
mercato di frutta e verdura quello del pesce, la moschea ed il porto, dove
tonni giganteschi vengono continuamente sbarcati dai dhoni(tipiche barche
locali)dei pescatori, per essere venduti o inscatolati.
La mia vacanza è ormai giunta al termine e l'unica notizia che ci giunge,
dopo una settimana di isolamento dal mondo "civilizzato", è quella di una
forte ondata di neve e gelo che ha avvolto l'Italia in questi giorni.
Ciò contribuisce ad aumentare la mia tristezza e la mia voglia di rimanere
in questo paradiso dimenticato da televisione, telefono e mezzi di
trasporto, dove il solo rumore è quello delle onde che si infrangono contro
la barriera corallina o delle palme mosse dal vento. Una natura a 360 gradi,
della quale entri subito a fare parte e dove sarei rimasta per chissà quanto
tempo ancora, lontana dalle grigie giornate invernali dove la nostalgia di
sole e mare mi assale e il desiderio di lasciarmi alle spalle il freddo
dell'inverno è fortissimo. Questo è il posto ideale per farlo...questo forse
è il paradiso!!!
......interminati spazi, sovrumani silenzi e profondissima quiete...
forse quando Leopardi scrisse l'infinito era proprio al Canada che stava
pensando, perché queste sono esattamente le sensazioni che provai quando,
qualche anno fa, "assaggiai" questo vasto paese.
Un assaggio dico, perché vi rimasi per soli tre giorni, in un'escursione
alle cascate del niagara, con partenza da New York.Ma mi promisi di tornare
per restare più a lungo e poter visitare un'intera regione.
.......sono a casa seduta sul mio divano a fare zapping finché non mi
imbatto in un documentario riguardante una delle zone più belle del
Canada,il Quebec. Da quel momento inizio ad organizzare il mio primo viaggio
"fai da te", raccogliendo informazioni sui punti di maggiore interesse di
questo paese. I mesi migliori per visitare il Canada equivalgono alla nostra
estate quando la temperatura é gradevolmente mite e la natura é nella sua
massima espressione. Ed é proprio nel mese di luglio che, assieme a mio papà,
raggiungo questa meta con un volo diretto che collega Londra a Montrèal,
capitale del Quebec. All'arrivo in aereoporto ritiro la macchina a noleggio
prenotata precedentemente e, a bordo di una crysler, inizia la mia
avventura! La prima tappa é appunto la città di Montrèal, dove pernottiamo
per due notti in un fantastico hotel che si affaccia su place des arts: hotel
Wyndham Montrèal.
E' questo un punto strategico, perchè in questo periodo si svolge proprio
nella suddetta piazza il festival del jazz, manifestazione che attrae un
gran numero di artisti in campo mondiale , ed un altrettanto numero di
spettatori.Le finestre della nostra camera di albergo fanno da tribuna su
quello che è uno stracolmo teatro di compositori, cantanti e ballerini.La
città di Montrèal è una grande metropoli situata alla foce del fiume San
Lorenzo, dal quale trae anche la principale fonte di ricchezza, perchè la
mette in comunicazione con i paesi più industrializzati degli stati uniti
settentrionali.La popolazione è prevalentemente di origine francese, ma in
realtà si risente molto della vicina America e la lingua più diffusa è
l'inglese.La nostra visita inizia dalla zona del vecchio porto e più
precisamente da place Cartier che pullula di piccoli ristorantini,
bancarelle di fiori, mimi, musicisti e giocolieri che accompagnano i turisti
nella passeggiata fino al centro città dove sorgono imponenti centri
commerciali e moderni grattacieli. Dal vecchio porto due ponti collegano la
città all'isola S. Helenè e all'isola Notredame, che ospitano
rispettivamente la biosfera-costruzione circolare interamente dedicata
all'acqua-ed il parco J.Drapeau la prima, il casino ed il circuito di
formula uno la seconda.Alle spalle della città sorge la collina di Mont
Royal, occupata dall'omonimo parco e da un belvedere dal quale si gode di
una fantastica vista sulla città e sul San Lorenzo.Un'altra importante
visita merita poi il parco olimpico, costruito per le olimpiadi del'76, ed
accanto ad esso il giardino botanico, dove sono esposte serre che
riproducono i vari climi del mondo.Ma la gita certamente più caratteristica
è quella alla riserva di indiani irochesi Kahnawake,situata a sud della
città e dimora di giovani discendenti indiani;qui vi è un piccolo parco per
bambini immerso nel verde dove sono riprodotte esattamente le abitazioni
indiane di un tempo.
Trascorsi tre giorni mi dirigo verso la seconda tappa del mio viaggio: Quebec
city. Due sono le strade che posso percorrere per giungervi, quella a nord e
quella a sud del fiume San Lorenzo: scelgo la prima perchè mi viene
consigliata come la più interessante paesaggisticamente.In Canada le
autostrade sono vaste ed il controllo elettronico della velocità è
frequente: bisogna quindi fare attenzione al limite perchè è facile
superarlo, visto che il traffico da queste parti è pressochè assente.Come
facile è anche perdersi dato che le indicazioni stradali sono numeriche ed
alla minima distrazione ci si indirizza nella direzione opposta. Abbandonatii
grattacieli di Montrèal si inizia a respirare un'atmosfera nuova e ci si
trova immersi in una natura rigogliosa che è ovunque intorno a noi. E poi un
susseguirsi di paesini: piccole casette in legno e pietra, chiesette con
campanili dai tetti spioventi, fino a giungere a Trois Rivierès, primo e
unico paese di rilevante importanza:da qui si può infatti attraversare il
San Lorenzo percorrendo l'unico ponte tra Montrèal e Quebec e si può anche
raggiungere Cap de la Madeleine,meta di molti viaggiatori.Ma eccoci giunti a
Quebec: qui tutto ci ricorda la Francia ed il motto "je me suviens" appare
ovunque. Dopo esserci sistemati all'Holiday Inn Select e parcheggiato la
nostra vettura, usciamo alla scoperta della città.Il centro storico, detto
il vieux quebéc, è formato dalla alta città e dalla bassa città;la prima
circondata dalle mura è senza dubbio la più affascinante e l'influsso
architettonico francese raggiunge la sua massima espressione nel Chateau
Frontenac, maestoso castello adibito ad hotel e divenuto simbolo della
città. Esso è sito in place d'armes,dalla quale parte un lungo camminamento
in legno, la terrasse Dufferin, che si affaccia per tutta la sua estensione
sul fiume. La passeggiata conduce fino alla Citadelle, sede dell'esercito
canadese, dove assistiamo ad un caratteristico cambio della guardia.Fuori
dalle mura, ai piedi della cittadella troviamo il museo del Quebec dove
espongono artisti del posto.La parte alta è collegata alla bassa da una
funicolare che porta in rue Petit Champlin, a mio avviso la via con negozi e
ristoranti più caratteristici della città. Non lontano da qui sorge il Vieux
Port, dal quale partono battelli che effettuano escursioni all'isola di
Orléans e alle cascate di Montmorency.Trascorro a Quebèc tre piacevolissime
giornate, tanto quanto basta per rendersi conto di come qui la vita scorra
più lentamente e piacevolmente rispetto alla frenetica Montrèal. Ci
rimettiamo quindi in cammino verso nord, sempre costeggiando il San Lorenzo
fino a giungere a Baie S. Caterine, piccolo paesino all'ingresso del fiordo
Saguenay.Da qui prendiamo il ferry boat che in quindici minuti ci scende
sull'altra sponda, nella cittadina di Tadoussac.Non a caso pernottiamo qui
per una notte,all'hotel George,giusto il tempo necessario ad effettuare
un'escursione in battello, alla scoperta delle balene.Inutile è descrivere
la sensazione che ho provato quando, anticipata da un breve soffio, ho visto
uscire maestosamente dall'acqua una gigantesca balena. Poco dopo un'altra, e
un'altra ancora: ci troviamo nel bel mezzo del fiume, habitat naturale per
balene e delfini beluga che, dall'oceano atlantico si spingono fino a qui in
cerca di cibo, e vi restano visto le favorevoli condizioni che vi
trovano.Dopo quest'eccitante escursione di tre ore ripartiamo verso l'ultima
tappa del nostro viaggio.Ripercorrendo la stessa strada dell'andata in
direzione opposta, imbocchiamo ad un certo punto una via molto stretta e in
salita;dopo circa un'ora di tragitto raggiungiamoil piccolo paesino di Saint
Alexis de Monts.E'questo l'ultimo centro abitato che incontriamo:infatti da
qui ha inizio uno sterrato di qualche chilometro immerso nella foresta, che
termina proprio con un lago, la cui bellezza mi lascia senza fiato , e solo
quando il mio sguardo si abitua a tutto ciò mi rendo conto di essere
arrivata al lago Sacacomie.Qui, nel cuore della natura più selvaggia, sorge
lo chalet "la maison du lac", dove trascorrerò l'ultima notte.L'hotel emerge
da una foresta di abeti, che sono serviti a costruirlo;infatti la sua
struttura è completamente in legno, l'arredamento è semplice e nella grande
hall c'è un camino sempre acceso. Alle pareti troviamo appesi gli
innumerevoli trofei di caccia e l'impronta della cultura indiana é presente
ovunque.Le camere hanno tutte vista sul lago, così come la grande terrazza
che ospita ristorante e sala per la colazione.Il paesaggio é suggestivo in
maniera sconcertante. Dalle stanze parte un lungo sentiero in legno che,
attraverso la foresta, conduce al sottostante lago, abitato da numerose
paperette. Non vi sono grandi attività qui all'hotel, ma solo ore di
piacevole riposo e sconfinato silenzio.Qualcuno si concede un
bagno,qualcun'altro un giro in canoa o una passeggiata nel verde, ed i più
arditi si lanciano nell'esperienza in idrovolante.Inutile dire che io sono
fra quest'ultimi.Infatti all'indomani mattina ho appuntamento giù al pontile
con il pilota, nonché proprietario dell'hotel, per un lungo giro sul cessna
185, alla ricerca di un orso nero che abita nella foresta.La meraviglia che
provo guardando attraverso i finestrini del velivolo é tanto forte da
sovrastare il sentimento di paura che mi affligge.L'hotel appare ai miei
occhi circondato da un fitto bosco da una parte e dal lago dall'altra:non ho
mai visto niente di tanto rilassante e spettacolare ed il pensiero di essere
a soli trenta minuti di idrovolante dalla caotica Montrèal mi pare
impossibile.La pace regna sovrana e le acque del lago fanno da specchio alle
migliaia di abeti presenti qua e la, quasi a formare delle piccole
isolette.Ma dell'orso nessuna traccia.Poco male perché l'esaltazione del
momento me ne aveva fatto dimenticare.Un ultimo giro e poi il pilota punta
basso, infine plana sulle increspate acque del lago.Rimango agitata per il
resto della mattinata fino all'ora del pranzo.Ma il relax é giunto al
termine e, caricati i bagagli in macchina, si parte per l'aereoporto Dorval
di Montrèal. Dopo neppure un'ora di tragitto il traffico della metropoli
sembra fare male alle mie orecchie:é facile abituarsi all'incontrastato
silenzio della natura infinita e non é altrettanto facile tornare alla vita
di tutti i giorni, dopo un'esperienza simile.Ed é con un tramonto magnifico
che lascio questo paese,ma...questa é stata soltanto la parentesi di un
breve viaggio da custodire per sempre nei miei ricordi.
Tutto è iniziato nel settembre '99,quando sono andata con i miei genitori al
palazzo grassi di Venezia in visita alla mostra della civiltà maya. E'
inutile dire che sono rimasta affascinata, da questa civiltà che ha radici
antichissime e che è così differente dalla nostra.Da quel momento non ho
fatto altro che desiderare visitare i luoghi dove quest'ultima si è
sviluppata ed è tutt'ora presente e viva.
...E' il mio 20° compleanno e... cosa c'è di meglio che un viaggio-regalo?
Infatti il 30 gennaio 2000 parto, insieme a mio padre, proprio per il
Messico, più precisamente per lo stato dello Yucatan. Scelgo un viaggio
organizzato,innanzitutto per visitare in poco tempo maggiori cose
possibili, secondariamente perché, come si sa, qui la viabilità non è delle
migliori e gli spostamenti sono limitati. Dopo tre giorni trascorsi nel lusso
sfrenato di Miami beach (prima tappa del mio viaggio), atterro al piccolo
aeroporto di Merida, capitale dello Yucatan e base di partenza del minitour
ai siti archeologici.
La prima sensazione che provo, a parte quella di un caldo soffocante, è di
una forte curiosità,sopratutto ora che mi trovo proprio lì da dove ebbe
inizio la suddetta civiltà. Purtroppo però è sera e devo attendere fino
all'indomani!
1a tappa
Percorrendo l'unica strada asfaltata passo attraverso vere e proprie foreste
fino a giungere al sito archeologico di Chichén Itza.
E' questo il centro maya più importante: contiene infatti 25 edifici
suddivisi in due zone da una strada trasversale, comprese tra il cenote dei
sacrifici ed il cenote di xtoloc.
Nel cenote, che significa pozzo, furono rinvenuti, assieme ad oggetti
votivi,scheletri di uomini e bambini vittime del dio delle pioggia Chac.
Nell'area nord troviamo il Castillo o tempio del Kukulcan, una grande
piramide formata da 364 gradini che io personalmente mi sono divertita a
salire e scendere per ben due volte.
Di quassù si gode di una fantastica vista sul resto della zona archeologica,
ed in particolar modo su una grande costruzione a forma di
chiocciola: l'osservatorio astronomico, seguito più a sud dall' edificio
delle monache.
A nord del castillo invece si trova il grande campo per la pelota con
importanti rilievi raffiguranti anche la decapitazione del vincitore, come
spesso accadeva a fine partita.
Dopo pranzo, terminata l'escursione, torniamo a Merida dove possiamo
trascorrere il resto della giornata facendo piacevoli passeggiate in calesse
per le calle della città oppure visitando il museo archeologico.
Ma la cosa certamente più interessante è il mercato, dove si respira la vera
vita cittadina:una moltitudine di oggetti in sisal, amache,stuoie e canestri
coloratissimi fanno da cornice ai numerosi banchi di frutta e verdura.
Ed è così che si conclude la mia prima giornata di escursione.
2a tappa
Dopo un'abbondante colazione si parte alla volta di Uxmal, dove tutti gli
edifici sono realizzati in un materiale rosato.
Fra tutti spicca la piramide dell'indovino,altissima costruzione con vista
sul quadrilatero delle monache, così chiamato perché gli spagnoli lo
scambiarono per un convento destinato alle vergini del tempio.
Terminata la visita proseguiamo per Kabah, distante 23 km, per visitare il
palazzo delle maschere, raffigurante il dio della pioggia Chac in ben 250
mascheroni.
Sulla via del ritorno sostiamo in un'azienda di artigianato locale dove
possiamo scendere per contrattare i prezzi di vari oggetti realizzati dalla
comunità maya.
Ripartiamo poi per Merida passando attraverso un vero e proprio villaggio
maya: qui il tempo sembra essersi fermato e per loro la parola tecnologia non
esiste,ma nonostante tutto sembrano ben contenti di ancorarsi ad usi e
costumi antichissimi.
Ormai è sera e rientriamo in hotel.
3a tappa
La giornata di oggi è dedicata ad un'escursione in una località affacciata
sul golfo del Messico: Celestun. Qui affittiamo una barca che ci porta alla
scoperta di cuccioli di coccodrillo che vivono in una laguna limitrofa. Ma
ciò che dobbiamo ancora scoprire è che questo luogo è dimora di migliaia di
fenicotteri rosa, che spiccano il volo al nostro passaggio.
Terminato il giro in barca ci rilassiamo nella piacevole spiaggia del
paesino successivo dove, dopo un bagno rinfrescante, ci aspetta un ottimo
pranzo a base di aragosta appena pescata. Nel pomeriggio rientriamo a Merida
e, visto che questa è l'ultima sera, dopo cena non si può mancare
all'appuntamento con Pancho's, il locale più famoso del posto, dove si
ascolta musica locale e si sorseggia il caffè maya, assistendone alla
preparazione.
Dopo un paio di piacevoli ore torniamo in albergo, facendo una passeggiata
in mezzo alle viuzze della città, e ciò che mi colpisce è come che, anche di
sera, questa sia tranquilla, contrariamente a quanto dicano.
Arrivata in hotel corro a letto perché la giornata di domani sarà l'ultima
ed anche la più intensa.
4a tappa
Sono ormai giunta alla fine del viaggio e non mi resta che visitare il sito
da me considerato il più spettacolare: Tulum.
E' questo infatti l'unico sito archeologico fortificato che si affaccia sul
mare caraibico ed è circondato da possenti mura interrotte da cinque
aperture. Vi si accede tramite un trenino e si giunge in un grande piazzale
attrezzato di bar, ristorantini e coloratissime bancarelle di souvenirs.Qui
ci accolgono un gruppo di discendenti maya che, in abiti tradizionali, ci
fanno assistere al rito del dio sole che consiste in una danza circolare
accompagnata da canti tipici, con la particolarità che si svolge in aria ed
i partecipanti sono legati con "maxi bretelle" ad un lungo tubo d'acciaio
che parte da terra e gira su se stesso. Finita la danza ci addentriamo nella
foresta ed iniziamo ad intravedere una grossa costruzione in pietra:il
Castillo, così chiamato per la sua mole imponente sita sul ciglio della
costa rocciosa.Al di là di questo un'incantevole vista sul mare dei Caraibi
e sulla barriera corallina. Più all'interno troviamo il tempio degli
affreschi dove sono ancora conservate pitture murali di un blu
verdastro.Prima di ripartire ci rilassiamo nell'adiacente spiaggia
bianchissima, dove non ci priviamo di un bagno rinfrescante nelle trasparenti
acque tropicali.
Ma purtroppo bisogna andare perché c'è un aereo che ci aspetta
all'aereoporto di Cancun, diretto in Italia.
Durante il viaggio veniamo avvisati via radio di un ritardo di sette ore sul
nostro volo;in un primo momento rimango male per la lunghissima attesa che
mi aspetta,sopratutto perché sono già le 19.30 di sera. Ma vengo ripagata in
splendida maniera perché l'attesa non sarà in aeroporto ma bensì come ospite
in un fantastico villaggio a Playa del Carmen, dove ci viene offerto un
ricco buffet,accompagnato da una serie di spettacoli in abiti locali.
Il tempo vola e...in un batter d'occhio mi ritrovo sull'aereo che mi riporta
a casa.
Le mie impressioni? Il Messico è un paese eccezionale dove antiche civiltà e
natura rigogliosa si intrecciano e fanno di esso un luogo misterioso tutto
da scoprire.Per non dire poi della gente del posto:povera ma felice,ed
accogliente come mai mi era capitato di incontrare!!!
|