Il Sahel
Lunedì 11 agosto 1997, scendendo di quota dall'aereo a Monastir, ho
avuto occasione di ammirare il Sahel dall'alto. Il terreno è di un colore
che si avvicina alla terra di Siena ed in gran parte pianeggiante, il
deserto non si vede nemmeno in lontananza. Il verde non manca, vi sono
sterminati oliveti. Le fattorie, spesso, sono poste al centro delle
lunghe file di olivi a simmetria radiale. Nei numerosi vigneti, le viti
sono disposte in filari, ma senza alcun sostegno, si appoggiano sul
terreno come a Malta. Evidentemente il clima asciutto non permette il
diffondersi della peronospora e dell'oidio, tipiche malattie della vite
in Italia. Saline dalla forma geometrica attirano l'attenzione, per
il colore bianco abbagliante e si notano grandi campi da golf, ben tenuti.
Apprendo poi che la Tunisia centrale era chiamata il granaio di Roma.
L'aeroporto di Monastir, dove atterriamo, non è grande, ma più efficiente
e funzionale di quello di Roma Ciampino, forse a causa del minor traffico.
Poco dopo essere arrivati all'hotel Abou Nawas, verso le ore 19.00,
mentre osservavamo dalla terrazza della camera un bel giardino interno
di agrumi, il cielo si era quasi per metà coperto di nubi e si stava
velocemente facendo buio. Il fatto ci ha un po' rattristati, ci siamo
detti: "Ecco la nuvoletta di Fantozzi dei turisti iellati, che
ci ha seguito anche in terra d'Africa, ai confini del Sahara, per rovinarci
le vacanze". In seguito ci siamo resi conto che si trattava, invece,
della differenza di orario, che si faceva sentire: la Tunisia non adotta
l'ora legale e quindi d'estate si fa sera prima. Le nuvole, il mattino
possono occupare un quinto, un sesto del cielo poi si dileguano e a
volte ricompaiono la sera. Non siamo riusciti a spiegarci come mai il
cielo in queste zone si copre così spesso di nuvole!
Nel parco di dieci ettari dell'hotel, gli oleandri sono grandissimi
e con tanti fiori colorati,
però i fiori più grandi e più belli sono quelli delle numerose e rigogliose
buganvillee. Mentre prendiamo il sole tra la spiaggia e la piscina,
alcune rondini, rimaste per allietarci la vacanza, sorvolano i cespugli
fioriti, a caccia d'insetti, che visitano i fiori bianchi e rosa degli
oleandri e gli splendidi fiori rossi delle buganvillee. Gli ombrelloni,
alti e molto robusti, sono di colore bianco e azzurro, osservandoli
dalle finestre, sembrano le tende dell'accampamento dell'esercito di
Solimano il Magnifico.
Le palme sono numerose e rigogliose, soprattutto quelle della varietà
ornamentale. Esse vengono innaffiate, curate e regolarmente potate dai
numerosi giardinieri, perché lungo il fusto altrimenti si anniderebbero
le zanzare. All'arrivo, ingenuamente ho pensato: "Finalmente ho
trovato le palme da datteri". Di questi frutti dolci e nutrienti
me ne parlava sempre mio padre, quando ero piccolo: lui li aveva mangiati
in Libia. Invece le palme da datteri erano rare, ne abbiamo viste solo
due o tre, perché esse vegetano in un clima desertico, molto più a sud
a oltre 300 chilometri di distanza. I datteri maturano verso novembre
- dicembre. La palma da datteri (Phoenix dactylifera) inizia a fruttificare
solo dopo l’ottavo anno di vita, raggiunge la maturità a trent’anni
e inizia a deperire dopo cento anni.
Nel Grande sud si trova anche qualche pianta di banane, dal frutto molto
piccolo ma dolcissimo. L'albergo da novembre a marzo rimane chiuso,
vi lavorano solo pochi giardinieri, per la manutenzione del grande parco
giardino.
Abbiamo fatto amicizia con il capo giardiniere, tipico Tunisino dal
fisico asciutto dell'età di circa 50 anni, che parlava con molta competenza
della flora, usando anche nomi latini e dimostrando un'ottima conoscenza
della materia. Quest'uomo ci ha detto che il parco possiede anche le
seguenti altre specie vegetali: lantana (Verbenacee), palma precciarina,
calepsus, hibiscus (Malvacee), canà.
Meravigliati dal fatto che i mici del parco non ci degnavano nemmeno
di uno sguardo, quando li chiamavamo "micio micio micio!",
abbiamo chiesto chiarimenti, il brav'uomo ci ha spiegato che i gatti
in Tunisia rispondono solo al seguente richiamo: "crush crush crush!".
Vallo a sapere! Ci raccontò anche di avere alcuni figli e tutti frequentavano
la scuola. In ultimo esclamò in modo benevolo: "Lasciate qui la
figlia andrà a scuola insieme ai miei, l'anno prossimo, quando la ritornerete
a prendere, avrà imparato bene le lingue". Nelle scuole tunisine
si studia l'arabo, il francese ed anche l'inglese.
A sud del Mare nostrum L'hotel Abou Nawas ex Club Robinson è posto in
località Skanes circa a metà strada tra Sousse,
chiamata anche Susa dagli Arabi, e Monastir l'antica Ruspina, città
natale di Habib Bourghiba, padre della Tunisia moderna, dove viveva.
A pochi metri dalla spiaggia, sono stati piantate siepi di oleandri
e tamarindi che, divenute alte e rigogliose riparano così il club dalla
brezza, proveniente dal mare. Quando soffia il vento dal nord, le acque
del mar Mediterraneo si intorbidano leggermente. La temperatura dell'acqua
è ideale come quella che in Italia si usa, per fare il bagno nella vasca.
Quando la temperatura sale parecchio, si avvicinano alla costa le meduse;
a protezione dei bagnanti ci sono delle reti e cartelli, che segnalano
il pericolo.
La sabbia del mare è fine e bianca, a volte le onde depositano sulla
riva delle alghe verdi, a forma di tagliatelle, tutte curiosamente della
stessa larghezza.
Al mattino, di buon ora, un addetto riordinava la spiaggia, raccogliendo
eventuali alghe, disponeva di un carretto, trainato da un cavallo. Isabella
ha dato un paio di zollette di zucchero al mansueto animale. Poi abbiamo
notato con curiosità che l'uomo non spingeva né toccava in alcun modo
le redini. L'animale sembrava lavorasse in sinergia con l'uomo, il quale
ci ha spiegato che comandava al cavallo sottovoce: "iiiii"
per dirgli, vai avanti, "iiissstt" per farlo fermare ed il
cavallo obbediva pazientemente.
Sulla battigia trovo anche dei bianchi ossi di seppia, ho chiesto se
vi fossero delle nasse e un uomo mi ha risposto: "La bas au profond".
Infatti, allungando lo sguardo verso l'azzurro, si vedono dei galleggianti.
Si possono ammirare parecchie donne Europee, Tedesche e Francesi prendere
il sole in topless, purtroppo però, non tutte sono eccezionalmente belle,
come l'occhio maschile si aspetterebbe. Ad un dipendente dell'hotel
ho chiesto come mai alcuni suoi connazionali emigrano clandestinamente
nella vicina Lampedusa, mi ha risposto che i manovali in Tunisia guadagnano
solo 200 dinari al mese: sperano di trovare in Italia un lavoro più
remunerativo.
Lungo gran parte delle spiagge della Tunisia centro Nord si pratica
lo sci nautico, il windsurf e il paracadute ascensionale, un paracadute
decolla dalla riva con un passeggero, grazie al traino di un potente
motoscafo, un giro costa 16 dinari. E' possibile praticare anche l'equitazione.
Sulla battigia transitano anche pattuglie a cavallo della Guardia Nazionale,
la gendarmeria tunisina, con splendidi cavalli berberi.
Nel Club Situato di fronte ad un grande campo da golf da 27 buche, dispone
di 314 camere, due ristoranti di cui uno alla carte, di quindici campi
da tennis e due piscine. Nel ristorante, diviso in due, una parte all'interno
l'altra all'aperto, sotto i gazebo con i profumati fiori, qui, dal maître
Jaziri ai cuochi e camerieri, tutti mettono grande impegno e pazienza
nel soddisfare i clienti.
Al maître Jaziri, con il quale abbiamo fatto amicizia, ho chiesto alcune
informazioni sui piatti del ristorante, poco prima del rientro in Italia
mi disse: "Se mi inviate una bella cartolina dall'Italia, mi farà
piacere, la mostrerò ai colleghi".
Il mattino, dopo la ricchissima colazione internazionale, gli uccellini
si avvicinavano senza timore ai tavoli, per beccare le briciole di pane
e delle brioche cadute.
Nel club vi sono Tedeschi, Francesi e circa duecento Italiani, mancano
curiosamente gli Inglesi. Nel ristorante alcuni italiani, ostentano
superiorità, cercando di distinguersi, dicendo a voce non troppo bassa:
"Questo non lo sanno cucinare", "Manca quest'altro",
ecc.. Costoro non sono veri viaggiatori, ma frettolosi turisti non riescono
ad apprezzare gli usi e costumi tradizionali del paese in cui si trovano.
Diceva Renè de Chateaubriand che il turista è un visitatore frettoloso
che preferisce i monumenti agli esseri umani, egli dà la preferenza
all'inanimato, perché la conoscenza dei costumi umani richiede tempo.
Il piatto tipico nazionale è il Couscous: semolino di grano duro cotto
a vapore, misto con carne e verdure, completato di una salsa molto piccante
a base di peperoncino e spezie varie. Richiede una lunga e laboriosa
preparazione. Oltre alle portate internazionali, mi sembrava che venissero
apprezzati anche i piccanti e ben conditi piatti locali. I ristoranti
interno ed esterno, dovrebbero aprire alle 19.30, ma già alle 19.00
sono al completo e si cena con grande appetito. Già verso le ore 20.00
alcune pietanze sono terminate.
Ci servono l'acqua minerale Zulel, dal gusto piacevolmente acidulo,
che ha vinto una medaglia d'oro a Roma nel 1995, abbiamo bevuto anche
un'altra marca: la Melliti. Il vino rosato, quello più comune in Tunisia,
è leggero e gradevole, a volte non viene servito fresco, ma a temperatura
ambiente. Nella zona di Tabarka al nord vi sono delle piantagioni di
querce da sughero, che suppongo venga usato per i tappi.
Nel ristorante a buffet ognuno si serve da solo dalle grandissime tavolate
imbandite, che farebbero impallidire anche Lucullo! Il pane, il pesce,
i dolci e la frutta sono eccezionalmente buoni. Ci diciamo tra noi:
"Questi luoghi non sono adatti a chi ha problemi di dieta".
Nella pizzeria interna si possono gustare delle ottime pizze al piatto.
Purtroppo scarseggiano i formaggi freschi morbidi come la mozzarella.
Grazie al clima mite la frutta e gli ortaggi maturano in anticipo, giungono
sui mercati europei come primizie. Il cocomero, suppongo del secondo
raccolto dell'anno, molto buono dai semi grandi, è della varietà dalla
forma allungata a zucca, curiosamente al mattino viene esposto sui tavoli
del ristorante self service senza buccia, la sera a cena con la buccia.
Una giorno alla settimana c'è una serata di gala, con tipiche specialità
italiane.
Nel ristorante all'aperto la sera un uomo in costume tipico girava con
un carrello, annunciando la vendita del thé alla menta e del caffè turco,
prima in arabo, poi in francese e tedesco. Il thé alla menta contiene
una foglia di menta, il caffè alla turca è aromatizzato con alcune erbe.
Il tutto veniva fatto sul momento, mediante un teiera, riscaldata con
un fornello a carbone. Era disponibile anche un liquore di datteri e
la pipa ad acqua, per fumare il tabacco, munita di tubo collegata alla
tipica ampolla detta narghilè. Quando mi sono avvicinato con aria incerta,
dubbiosa, l'uomo, leggendomi nel pensiero, mi ha detto in buon italiano
che non si trattava di droga, ma semplicemente di tabacco.
La sera, sotto un grande gazebo, oppure in uno dei due caratteristici
anfiteatri (uno coperto e l'altro scoperto), interni alla struttura,
si svolgevano simpatici spettacoli di animazione per bambini e adulti,
a cura del personale dell'Alpitour, dell'hotel o di compagnie teatrali
esterne. Non mancava la discoteca. Per mantenersi in forma fisica, il
club disponeva di una sauna, palestra e sala massaggi.
Nelle camere vi sono pochissimi mobili in legno, gli armadi sono a muro,
i ripiani in muratura, ciò è dovuto alla carenza di legno, adatto per
mobili: il legno di palma è troppo tenero. In Tunisia come in Egitto
e tutto il Nord Africa scarseggia il legname di qualità. Gli antichi
Egizi si rifornivano nell'attuale Libano.
Una sensazione piacevolmente indescrivibile è quando si fa la doccia
in albergo, perché l'acqua, che esce dal rubinetto, non necessita di
alcuna regolazione, è già gradevolmente calda, sapientemente miscelata
dalla natura.
I condizionatori d'aria sono in ottimo stato e molto efficienti (anche
troppo per i miei gusti), noi lo accendevamo solo qualche volta al minimo,
prima di uscire dalla stanza, ma in effetti non era nemmeno necessario.
Per rendersi conto meglio del clima, riporto le seguenti temperature,
rilevate con un termometro sveglia digitale nella nostra stanza d'albergo:
senza condizionatore 28.6 C°
con condizionatore al minimo 28.2 C°
con condizionatore al massimo per poche ore 27.3 C°.
Il proprietario della catena di diciotto hotel Abou Nawas, presenti
in tutta la Tunisia, si trova nel Kuwait. Il nome deriva da tale Abou
Nawas, un poeta Arabo, vissuto a Baghdad prima dell'avvento dell'Islam.
Nel 1985 all'inaugurazione del complesso alberghiero ha tagliato il
nastro l'allora presidente della Tunisia Habib Bourghiba.
Un addetto al club ci raccontò che negli anni passati venne in visita
in Tunisia Gheddafi, presidente della vicina Libia, il quale rimase
stupefatto per l'avanzata modernizzazione del paese. Chiese a Bourghiba
di isolare la Tunisia e chiuderla all'Europa e agli Stati Uniti d'America,
in cambio di denaro e petrolio. Sembra che alla proposta, Bourghiba
abbia risposto sprezzantemente: "No".
Bourghiba è stato esonerato dal potere il 7 novembre 1987 dal suo primo
ministro Ben Alì con l'aiuto di un cardiologo e di uno psichiatra, che
gli hanno riscontrato una manifesta incapacità. La guida che ci spiegò
questo fatto, pur non mettendo in dubbio i meriti di Bourghiba, sembrava
favorevole al nuovo corso politico più moderno. L'attuale presidente
Ben Alì il 5 dicembre 1997 ha ottenuto dall'Università degli Studi di
Ancona la laurea Honoris causa in Economia e Commercio. Nonostante le
difficoltà di lingua, ho cercato di parlare con tutti quelli che avevano
del tempo disponibile, per cercare di sapere notizie, storie di vita
vissuta direttamente dalla gente comune, non mi piace credere solo ai
massmedia.
Il venerdì è la giornata di preghiera dei mussulmani, ma qui nelle zone
turistiche questo fatto sembra non avvertirsi. Molti Tunisini sono mussulmani
non praticanti, tolleranti, cordiali e ospitali. Ho notato anche che
in genere sono di buon umore, forse per merito dell'ottimo clima. Ciò
è a dimostrazione che per essere felici non occorre necessariamente
essere ricchi. Vi erano due ragazze Alpitour: Marina, piemontese, si
occupava delle escursioni, Micaela, di Civitanova Marche, era una delle
animatrici nel Club. Micaela mi dice: "I Tunisini tengono un ritmo
di vita più lento di noi Europei", io obietto "Qui manca lo
stress che ci prende nel vecchio continente".
Uno dei primi giorni, mentre stavamo prendendo il sole nei pressi della
piscina, Isabella va a rinfrescarsi sotto la doccia, io le dico: "Isabella
ricordati di toglierti il cappello che hai in testa!". Si avvicina
una bella donna di circa trent'anni che dice di chiamarsi Cappello,
la quale aveva pensato che mi ero rivolto a lei. Così facciamo amicizia
con la signora Zaruk Cappello, tecnico delle luci e del suono presso
il teatro del residence El Shems CNRO.
La signora Zaruk, il pomeriggio, veniva a godersi il sole nel parco
del nostro hotel, insieme a sua nipote Wissal, studentessa venticinquenne
alla facoltà di Scienze Matematiche ad indirizzo economico presso l'Università
di Tunisi. La stessa ci raccontò che al termine del corso di laurea
doveva trascorrere in Pennsylvania negli Stati Uniti un periodo di due
anni per uno stage. La moderna ragazza voleva occuparsi degli studi
con il massimo impegno e non aveva alcuna intenzione di sposarsi in
fretta.
La sera stessa Zaruk ci invitò ad uno spettacolo teatrale, ma per non
aver ben compreso l'ubicazione del residence e per il buio non siamo
riusciti a trovare il teatro. Peccato ci aveva riservato un tavolo e
sedie solo per noi e ci aveva aspettato!.
Il giorno dopo alla luce del sole abbiamo visitato il residence CNRO
(Caisse Nationale des Retraites Ouvrieres) dove ci sono dei mini appartamenti
bungalow bassi bianchi, stile fortificazioni, costruite dalla Legione
Straniera, occupati da famiglie Francesi, che trascorrono qui le vacanze.
Nell'ampio parco vi era un vetraio, che con l'ausilio di una fiamma,
alimentata da una bombola di gas, costruiva piccole anfore e ampolle
in vetro colorato di squisita fattura. Vi era anche una tenda con nomadi
Berberi, che mostravano le loro stoffe e tappeti, nelle vicinanze un
tranquillo dromedario riposava seduto, sotto gli occhi curiosi di adulti
e bambini che gli davano qualcosa da sgranocchiare.
Tra i cespugli, all'ombra delle alte palme, alcuni bei gatti, bianchi
e neri o tigrati, alcuni con la coda volpina, simile ai gatti turchi
dormivano profondamente. Conosciamo anche un ragazzo di nome Safar che
solo per il periodo estivo svolgeva le mansioni di custode della piscina.
Abita a Sousse, è studente universitario della facoltà di Lettere dell'Università
di Kairouan indirizzo letteratura americana.
Kairouan, distante 60 km. da Sousse, è sede di una antica università,
è anche l'unico luogo santo per l'Islam nel Maghreb. Per un mussulmano
visitare sette volte Kairouan dispensa dall'obbligo del pellegrinaggio
alla Mecca.
Con Safar parlo in francese e, quando non ricordo qualche parola in
quella lingua, uso l'inglese. In difficoltà mi trovo io lui, oltre all'arabo
e francese parla inglese e comprende anche un po' d'italiano. I giovani
tunisini hanno come madre lingua l'arabo, studiano il francese, ma comunicano
bene anche in italiano, inglese, tedesco e spagnolo o qualsiasi lingua
sia a loro utile nei bazar o nella loro attività.
Ci ha raccontato che cinque suoi docenti universitari Americani, la
sera frequentano dei corsi, per imparare l'arabo e durante il mese del
ramadan, pur non essendo mussulmani, per fare esperienza, osservavano
il precetto del digiuno anche loro. Lo stesso ambisce a diventare insegnante
possibilmente a Sousse. Il padre, che lavora presso il locale Ufficio
del Lavoro, è benestante, possiede due abitazioni una a Sousse e l'altra
a Monastir, gli passa 500 dinari al mese per gli studi. Gli ultimi anni
del corso di laurea anche lui dovrà recarsi negli Stati Uniti, per un
lungo stage.
Conversando, ci ha raccontato degli esami universitari superati, quelli
da superare, degli scrittori Americani ed Inglesi studiati, tra i quali
Edgar Allan Poe. Ritornava a casa da Kairouan, ogni una o due settimane.
Ci dice anche di essere sì mussulmano, ma non praticante, e che l'uso
degli stupefacenti nei campus universitari tunisini non è un fenomeno
così diffuso come in Europa. In Tunisia in inverno ci sono parecchie
giornate umide e piovose. Gli ho chiesto quindi che tipo di riscaldamento
si usava nelle abitazioni, mi ha risposto che usavano l'energia elettrica.
Dal che ne ho dedotto che non fa poi tanto freddo come da noi, oppure
l'energia elettrica, che suppongo derivante da centrali termiche, ha
un costo più che accessibile. Ci ha lasciato l'indirizzo con il telefono
ed il fax.
Della cittadina di Sousse, Safar ci ha consigliato di visitare: Beb
Bhar (centro), moschea, Soula Sousse market, Medina, rue Abou Nawas
Boujafar (lungomare di Sousse), Museum d'histoire, chiesa, Face de Bogart
shop, Tej Marhaba Market.
Sousse la perla del Sahel
Sousse, per abitanti, è la terza città della Tunisia dopo Tunisi e Sfax.
Il pomeriggio del giorno seguente, muniti delle indicazioni di Safar
e di un paio di cartine, ci apprestiamo ad una escursione fai da te.
In hotel su una cartina ci evidenziano che ci sono anche delle catacombe
cristiane, contenenti quasi 25.000 tombe.
Abbiamo fatto chiamare un taxi dall'albergo. Il tassista, che aveva
già sintonizzato la radio su un'emittente italiana, è stato molto gentile.
La corsa ci è costata una somma modesta, poi l'uomo ci ha chiesto a
che ora saremmo rientrati in albergo, perché così ci avrebbe atteso
per riaccompagnarci. Così è stato, puntuale ed onestissimo, tutta un'altra
cosa rispetto ai tassisti di Malta!
Innanzitutto devo precisare il significato di questi tre termini:
MEDINA: cittadella dalle alte mura e dai vicoli stretti (la parte vecchia
delle città)
KASBA: roccaforte munita di bastioni, situata di solito nel punto più
elevato della Medina, vi risiedeva il presidio.
RIBAT: è una fortezza monastero abitata da monaci soldati.
Susa è una delle più belle città della Tunisia, vi sono ottimi negozi
di abbigliamento, calzature, farmacie ecc. Nelle vie nuove forse quello
che la fa distinguere di più da una città europea è quel sottilissimo
velo di polvere fine, che rimane sui marciapiedi a causa delle scarse
piogge estive. In città, con vista sul mare, c'è l'hotel Abou Nawas
Boujaafar della stessa catena del nostro. Sul lungomare la spiaggia
era molto affollata di bagnanti, soprattutto persone del luogo, ho notato
anche una tenda, adibita a posto di polizia; la sicurezza non manca.
Purtroppo non abbiamo potuto visitare la moschea di Sousse, perché il
pomeriggio era chiusa ai non credenti!
Mentre passeggiavamo nel centro storico, ammirando le mura della Medina
e la moschea dall'esterno, un Tunisino, si avvicina e molto gentilmente,
affermando di lavorare all'Abou Nawas (?) ci prega di seguirlo in un
luogo vicino, dove ci farà vedere qualcosa di interessante. Forse un
po' imprudentemente lo seguiamo per i vicoli della città vecchia, ci
porta in un laboratorio di produzione di tappeti. Qui ci lascia e due
addetti ci mostrano diversi tappeti, che erano ordinatamente esposti
ai lati dell'ampio locale. Sono veramente belli, lavorati a mano e ben
rifiniti, essi contengono dai 10.000 a circa 500.000 nodi al metro quadro
e sono muniti della targhetta governativa recante le caratteristiche,
composizione, dimensione, fissata con un sigillo di piombo.
In un angolo ci sono parecchi tappeti già arrotolati, imballati e pronti
per lo sdoganamento e la spedizione ad acquirenti in Germania, Francia,
Italia, ecc.: saranno pagati poi in contrassegno. A causa del peso nessun
turista se ne sarebbe portato via qualcuno sottobraccio.
In ultimo ci offrono un thé alla menta e ci accompagnano al piano di
sotto, dove ci sono dei bei giubbotti di pelle nabuk. Mi chiedono di
indossarne uno della mia taglia per prova, poi un ragazzo prende un
accendino e me lo avvicina alla manica del giubbotto, lo allontano,
ma lui mi dice che questa pelle non si rovina con il fuoco, infatti
resiste anche alla fiamma dell'accendino per pochi secondi, senza cambiare
nemmeno colore. Poi improvvisamente prende un'ampolla d'acqua e me la
getta addosso, la pelle non si bagna nemmeno: è impermeabile.
Di ottima fattura sono i prodotti di pelletteria: portafogli, cinture
ed accessori, le borse da donna in genere sono sfoderate e quindi forse
un po' più leggere del necessario. Quando lasciamo i locali, senza acquistare
nulla, ci rimangono male, ma ci consegnano un biglietto da visita. Vediamo
così che si trattava della cooperativa Dar El Medina, sita in rue de
Malte. Il nostro rammarico va al fatto di non avere un'abitazione adatta
per quei bellissimi tappeti. Abbiamo visitato il Soula Centre, un centro
commerciale di 16.000 m2.,disposto su quattro piani. Come ogni supermarket,
per turisti che si rispetti, ha all'interno un angolo, dedicato alla
produzione dei tappeti, con delle donne che lavorano su basse panche
davanti agli alti telai. Inutile dire che era fornito di ogni ben di
Dio, pardon di Allah!
A Sousse c'è un pastificio che produce il Couscous il tipico piatto
nazionale: si chiama Cousscusserie du centre. Ho notato anche un Internet
provider. In periferia della città vi è uno stabilimento di produzione
autoveicoli della Renault. Numerose sono le autofficine e i rivenditori
di ricambi di tutte le marche, compresa la FIAT.
Hammamet e Nabeul Venerdì escursione di 90 km. in bus per mezza giornata
(costo 16 dinari tunisini a persona). Transitando con il pullman nella
città di Hammamet, alcuni turisti chiesero alla guida se sapesse dove
abitava Bettino Craxi. La guida visibilmente imbarazzata, dapprima cercò
di affermare che non lo conosceva affatto, ma poi, dopo un vociferare
ironico ad alta voce di quasi tutti i turisti del Nord Italia, si fece
sfuggire: "Sì lo conosco, ha rovinato l'Italia, anche noi abbiamo
un ministro che è fuggito in Francia, portando con sé molto denaro pubblico".
La guida non ci ha comunque rivelato l'ubicazione della villa dell'on.
Bettino Craxi.
Nel golfo di Hammamet (hammam in arabo significa bagno) il mare è particolarmente
limpido ed azzurro. Nel forte si accede al prezzo di un dinaro a testa,
all'interno non c'è nulla di particolare all'infuori di alcune piante
e degli alti spalti con i camminatoi per la ronda. Sulle mura, al posto
dei merli dei castelli europei, ci sono dei semplici fori per l'avvistamento.
La cittadina di Nabeul è un centro artigianale famoso per il vasellame
e le ceramiche artistiche. Abbiamo visitato un atelier di ceramiche
dove ci hanno spiegato che gli artigiani importano un fine caolino dalla
Khrumiria, in quanto l'argilla locale è grossolana ed utilizzano, al
posto delle antiche polveri di metallo ossidato, colori chimici francesi.
Il souk di Nabeul, mercato settimanale del venerdì, è molto affollato
vi si trova di tutto, dai bijoux alle tartarughe, dalle borse in pelle
alle piantine di palma. Abbiamo acquistato una grande conchiglia nella
quale si può ascoltare il rumore delle onde del mare.
Appena un turista si avvicina ad un venditore, per chiedere informazioni,
viene coinvolto nella rituale contrattazione ed è di fatto quasi costretto
ad acquistare l'oggetto. Se è stato abile nella trattativa, avrà pagato
il giusto prezzo, con grande soddisfazione anche del venditore. Come
ci ha detto la guida un prezzo equo ed onesto è ? di quanto richiesto.
Tutti i Tunisini sono dei commercianti nati, degni discendenti degli
antichi Fenici.
Parecchie donne di una certa età e solo poche giovani vestono ancora
il tipico abito mussulmano, ma senza chador, le altre vestono all'europea:
hanno i capelli neri mediamente lunghi a volte con bei riccioli, pelle
liscia, il rossetto colore rosso e il fisico slanciato, anche se sono
di statura media. Di carattere riservato, non sono scherzose come gli
uomini.
Nella campagna si notano gli uadi, corsi d'acqua che d'estate sono asciutti.
Le strade principali hanno la velocità controllata dal radar, il traffico
scorre senza ingorghi, a parte qualche carretto, trainato da cavalli
e qualche autocarro con il carico un po' sbilanciato, che fa sorridere.
Un litro di benzina costa 600 millesimi di dinaro, il quale corrisponde
a circa 1.600 lire italiane (ogni dinaro si divide in 1.000 millesimi).
Agli incroci sono presenti pattuglie di polizia composte da due o tre
agenti, per il controllo della circolazione stradale.
I veicoli in circolazione: auto e pullman sono molto più nuovi di quelli
maltesi. I caratteristici vecchi autobus di Malta di colore verde, dell'autostazione
della Valletta, sita tra Floriana, il quartiere delle ambasciate, ed
il centro storico erano di fabbricazione inglese, avevano trascorso
la vita utile in India, ed erano stati poi portati a Malta.
Un altro fatto, che mi è rimasto impresso, sono i numerosissimi cantieri
in opera sia edili che stradali; strade, marciapiedi, grandi complessi
turistici, abitazioni civili; si costruisce a pieno ritmo in Tunisia!
Durante il ritorno in albergo, nei pressi di Sousse ho notato in lontananza
una grande acquicoltura con bellissimi aironi bianchi e cenerini, almeno
così sembravano.
Verso Cartagine
Sabato escursione per una giornata intera di circa 150 km. in pullman
a Tunisi, Cartagine e Sidi Bou Said (costo 45 dinari)
Sull'autostrada Sfax - Tunisi, ben tenuta, ma in via di completamento,
mancano ancora i gard rail laterali e la recinzione esterna, il limite
di velocità e di 110 km./ora. Ad un certo punto, la guida spontaneamente
ci ha indicato una prigione: in Tunisia per la violenza carnale, gravi
omicidi è prevista la pena di morte, che non è stata mai abolita, per
il traffico di droga, peraltro non diffuso e circoscritto in alcune
zone, è previsto l'ergastolo.
La guida, durante il percorso, ci spiegò i significati precisi e la
differenza di due termini che a volte in Europa si confondono: arabo
e mussulmano. Inoltre, da convinto mussulmano, raccontò che la mezzaluna
indicava il massimo dell'espansione dell'Islam verso l'Europa, una punta
indicava l'arrivo sotto le mura di Vienna, l'altra Poitiers in Francia.
Inoltre evidenziò il fatto che la battaglia di Granada sancì l'abbandono
della penisola iberica da parte degli Arabi dicendo: "Per voi cristiani
è stata la presa di Granada, per noi fu la caduta di Granada".
Percorrendo l'autostrada a destra a circa un chilometro di distanza,
ci indicò una fattoria molto simile a quelle europee, posta su un leggerissimo
rialzo del terreno: disse: "Quella fattoria fu adattata, perché
avrebbe dovuto soggiornarvi Mussolini, ma non ci venne mai".
Per delimitare appezzamenti di terreno o cortili vi sono siepi di fichi
d'india e qualche breve filare di cipressi, i quali fanno impressione,
perché non hanno quel verde profondo tipico della pianta, sono impolverati
e sembrano soffrire la mancanza di piogge estive più degli altri alberi.
Nel periodo estivo per l'irrigazione vengono utilizzati i pozzi numerosi
e profondi.
I veri pascoli sono pochi, ciò è dovuto al fatto che le piogge sono
concentrate da novembre a marzo. Nella zona da Monastir a Tunisi a pascolo
vi sono poche mucche, dromedari, qualche pecora, capra e asino. I cimiteri
mussulmani, sono molto più discreti di quelli cristiani, tanto che,
anche cercandoli con l'occhio, non sono riuscito a vederne neanche uno.
La Tunisia attualmente è divisa in 23 governatorati. Lungo l'autostrada
poco prima di Tunisi si incontra la c.d. montagna cornuta, in una delle
due cime è installato un ripetitore della televisione di stato e di
quelle private anche estere.
Alle ore 9.00 di sabato 16 agosto 1997 siamo giunti al casello autostradale
di Tunisi, dove il termometro indicava 33 C°.
Scesi vicino alla Kasba e a un ospedale, abbiamo attraversato piazza
del governo, la piazza del palazzo presidenziale, e percorso una via
pavimentata, passando davanti al ministero degli affari esteri, in direzione
delle sottostanti viuzze del souk. A Tunisi i souk sono raggruppati
per corporazioni: dei librai, dei gioiellieri, dei profumieri, della
lana, ecc. Si vendono tipici cappelli tunisini, profumi, spezie orientali,
pregiati gioielli ed i più svariati prodotti dell'artigianato.
Le vie erano affollate di gente: anziani in costume tunisino tipico,
turisti Tedeschi, Francesi, Spagnoli, anziane donne con il vestito lungo
tipico e qualche uomo d'affari che si distingueva, perché vestiva all'europea
portava una valigetta ventiquattro ore e camminava in fretta, senza
distrarsi minimamente. A causa dello scarso tempo che ci aveva concesso
la guida per il prossimo rendez-vous, non abbiamo potuto accedere nella
Grande moschea Ez - Zitouna (anno 732) detta anche moschea dell'Olivo
(si visita il mattino dalle ore 8.00 alle 11.00 escluso il venerdì),
né goderci più di tanto i souk. Terminati i quali, ci siamo trovati
di fronte la Porte de France (in arabo Bab el Bahar porta del mare)
che divide i quartieri arabi da quelli europei, in pratica la vecchia
dalla nuova città. Si tratta di un arco piuttosto basso rispetto al
nome, dovuto forse alla grandeur francese. Le targhe sono scritte solamente
in arabo, nei pressi ben integrata con i palazzi in stile tunisino,
cioè di colore bianco e infissi colore azzurro, vi è l'ambasciata della
Gran Bretagna.
Sul luogo mi sono chiesto: "Perché porta del mare, quando il mare
non si vede nemmeno?". Sembra che nell'ottocento il mare lambisse
quel quartiere, poi una nobile Francese diede ordine di scaricare nella
zona detriti e materiali di riempimento, la città acquistò quindi più
spazio e il mare si allontanò dalla porta. Le acque salate del lago
El Bahira, detto anche piccolo mare, nel medioevo giungevano fin sotto
le mura della Medina.
In Avenue de France, che prosegue poi con l'Avenue Habib Bourghiba che
è la via più importante di Tunisi, ci sono bei negozi ed alcune librerie,
fornite di testi in arabo, francese, spagnolo ecc., stampe e copie,
con copertina dorata del Corano, il libro sacro.
Il museo del Bardo (per somiglianza al museo del Prado di Madrid) ha
sede nella vecchia residenza del Bey di Tunisi. I Bey erano sovrani
di origine turca.
Nei siti archeologici e musei in Tunisia, per fare fotografie, si deve
pagare un droit de photo, di solito un dinaro.
Nel museo si trova la più bella collezione di mosaici romani dell'Africa
del nord. Divisi per stanza ed epoca alcuni sono addirittura sul pavimento.
Il Bardo venne inaugurato nel 1882 e comprende sei dipartimenti: preistorico
(sala 16) , punico (sale 2, 3 e 4), greco, romano, paleocristiano e
basso impero.
Uno dei più bei mosaici esposti raffigura lo scrittore Virgilio mentre
sta scrivendo l'Eneide con alla sua destra Clio, la musa della storia
ed alla sua sinistra la musa della tragedia, recante una maschera in
mano. Vi sono molte statue dell'età romana purtroppo quasi tutte danneggiate,
con il naso rotto ecc. dai Vandali e dai conquistatori successivi. Affascinanti,
misteriose e un tantino inquietanti sono le maschere dell'età fenicia,
esse sembrano evocare la dea punica Tanit, splendida nel suo abito d'argento.
Il Bardo è un museo molto interessante che merita un'altra visita più
lunga e attenta. Tra l'altro non abbiamo potuto acquistare una grande
guida illustrata in lingua italiana, perché quel giorno non era disponibile.
Ho provato successivamente a richiederla per corrispondenza, ma senza
successo.
Cartagine oggi è la ricca periferia della città di Tunisi, dove bellissimi
giardini e ville di benestanti hanno in parte coperto le ricchezze archeologiche
dell'antica città, che venne messa a ferro e fuoco e cosparsa di sale
da Publio Cornelio Scipione l'Emiliano nel 146 a.C.
Le terme romane dell'imperatore Antonino Pio si trovano dove sorgeva
l'antica città di Cartagine. Voglio riportare l'impressione di Greenville
Temple, che nel 1835 scrisse nel suo Excursions in the Mediterranean,
perché descrive bene anche il mio stato d'animo: "Le vestigia dello
splendore e della magnificenza di questa possente città sono tutte scomparse
…. Non scorgo altro che pochi frammenti di edifici sparsi e informi
… Il cuore non mi regge". Sono rimasto infatti quanto meno costernato
nello scoprire che di questa antica città non è rimasto più nulla. Questo
lussuoso quartiere residenziale si trova poco lontano da Tunisi, direttamente
sul mare, nei pressi di una collina soprastante, ove sorge la residenza
estiva del presidente della repubblica (è proibito fotografare in quella
direzione).
All'interno delle splendide ville residenziali, site vicinissime alle
terme di Antonino Pio, curiosamente ho notato che dei capitelli e tronconi
di colonne romane venivano usate come sedie da pic-nic nei giardini.
Inorridito da uno scempio così palese, ho chiesto alla guida come mai
fosse permesso a quelli che in Italia chiamiamo tombaroli di impossessarsi
di reperti così ben conservati e poi rivenderli o metterli spudoratamente
nei giardini di casa, in mostra vicinissimo ad un sito archeologico,
di straordinario interesse. La guida mi rispose che quei reperti non
erano stati asportati dagli scavi, ma rinvenuti negli stessi giardini
dai proprietari, in occasione di lavori di scavo per la costruzione
dell'abitazione o annessi. Il terreno edificabile nella zona ha costi
proibitivi.
Nel parco adiacente le terme vi sono altissime palme, alberi e cespugli
tipici della macchia mediterranea, la costa è rocciosa, l'acqua è stupendamente
azzurra e limpida. La guida, molto competente, ci spiegò anche che i
Berberi si dividono in tre categorie: nomadi, seminomadi e sedentari.
Nella Tunisia occupano solo il 2 % della popolazione, in Algeria il
12 - 15 % nel Marocco il 42 %. I Tuareg sono una varietà di Berberi,
i Beduini sono dei pastori nomadi, in cerca di pascoli per i loro armenti.
Sidi Bou Said
Questa caratteristica cittadina a venti chilometri da Tunisi viene chiamata
anche la Saint Tropez della Tunisia, perché è un ritrovo internazionale
di artisti, scrittori e borghesi benestanti. Sidi Bou Said prende il
nome da un eremita morto nel 1240 ed inumato in questo luogo. Vi morì
anche San Luigi.
Le case sono basse, uno o due piani al massimo, con tetto a terrazzo,
spesso hanno delle cupole rotonde a scopo ornamentale, simili a quelle
delle moschee. Risaltano le facciate bianchissime delle case, quasi
abbaglianti, e l'azzurro degli infissi, le porte sono chiodate con grossi
chiodi neri. Le persiane non hanno le normali lamelle spioventi, ma
delle griglie con una fitta rete antizanzara, il tutto rigorosamente
verniciato colore azzurro, che respinge gli insetti. Sono caratteristici
le masciarabie (moucharabies) cosiddetti balconi della gelosia, balconcini
chiusi da grate di legno, dall'interno le donne potevano osservare senza
esser viste.
Intenso è il profumo dei gelsomini, delle buganvillee, degli ibischi
color rosso vivo, nonché di limoni ed aranci. Nei tipici bar si può
sorseggiare il famoso thé ai pinoli.
L'artigianato locale produce delle belle gabbiette per canarini in legno
e metallo, finemente lavorate, di colore bianco e azzurro, che vengono
usate anche come abat-jour.
La penisola di Capo Bon è famosa per la viticoltura e per la produzione
di un liquore di fichi chiamato Boukha e di un liquore ottenuto da una
pianta ornamentale chiamato Tibarin, perché viene prodotto nella zona
di Tibar.
I conducenti degli autobus turistici qui adorano far funzionare i condizionatori
d'aria al massimo, con grande gioia di alcuni e disappunto di altri.
Quando si entra accaldati nel veicolo, si sente arrivare una forte corrente
d'aria fredda dall'alto che, come minimo, fa venire il mal di testa
e risveglia la cervicale. Suppongo sia dovuto al fatto che in Africa
del nord ci sono moltissimi turisti Tedeschi e loro non sono abituati
a queste temperature.
Qualche anno fa, ho avuto occasione di vedere un documentario televisivo
sulle oasi che si trovano nel sud della Tunisia. Luoghi che mi sono
rimasti impressi nella memoria per la bellezza, la varietà della flora
e fauna e per le splendide sorgenti d'acqua. Queste oasi, incantati
angoli di paradiso nel deserto inospitale, sono scelte da varie specie
d'uccelli per trascorrere l'inverno che in Europa sarebbe altrimenti
troppo rigido. Da allora mi sono proposto di visitare quei luoghi. Con
gran rammarico quindi, che abbiamo deciso di comune accordo di rimandare
l'escursione nel c.d. Grande Sud a causa della mancanza di tempo, occorrono
due giorni, e della lontananza distano circa 350 Km.. Rimandiamo la
visita di questi splendidi luoghi nel prossimo viaggio, magari partendo
dall'isola di Djerba o dalla città di Sfax entrambe più vicine al deserto
del Sahara.
Con il vento in poppa
Domenica escursione sul veliero Aziza con partenza
dal porto di El Kantaoui (costo 20
dinari a persona), che si trova a 5 - 6 chilometri da Sousse. Port El
Kantaoui è uno dei principali insediamenti turistici del paese, inaugurato
nel 1979, e da quanto ci hanno riferito sembra sia stato progettato
e costruito da Italiani. E' chiamato il primo porto giardino del Mediterraneo.
Il suo bacino può ospitare 340 posti tra barche a vela e yacht. Tutto
qui è in funzione dello svago e del riposo di una esigente clientela
internazionale.
I marinai di questo legno bialbero dalle vele quadrangolari e triangolari
colore rosso e bianco, ricostruito a modello delle navi a vela del 1600,
dimostrarono notevole perizia nel manovrare e nel gestire le vele: non
per nulla discendono dagli antichi Fenici!
Il canale di Sicilia, verso le coste africane, è ricco di tonni e sardine.
I pescherecci italiani di Mazara del Vallo sconfinano spesso in cerca
di pescato abbondante, che ormai sulla coste siciliane scarseggia. Sulla
costa del Sahel una leggera brezza soffia un po' tutto l'anno, ma al
largo i venti e le correnti sono più forti. I marinai ci dicono che,
più a sud nel golfo di Gabes, si pescano ancora le spugne naturali.
Abbiamo navigato a vela diretti a sud, fino al largo di Monastir poi
è stata gettata l'ancora. Mentre a tribordo una parte dei turisti pescava,
con tanto di lenza ed amo, a babordo altri si tuffavano per un bagno
rinfrescante nelle acqua turchine e limpidissime. Alla fine l'equipaggio
ci ha offerto del buon pesce cotto alla brace con pane e pomodori nonché
dell'ottima frutta di stagione: melone e uva. E' stata una splendida
giornata di sole e di mare, trascorsa a bordo di una nave in vista delle
coste del Sahel.
Il giorno dopo, salendo la scaletta dell'aereo della Tunisair, ho salutato
questa terra ospitale, dicendole: "Arrivederci a presto!".
Posso affermare con sicurezza di essere stato contagiato dal mal d'Africa,
cioè da una struggente nostalgia ed un insopprimibile desiderio di tornarvi.
Copyright © 2000 Eno Santecchia
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