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Racconti di viaggio

Di Davide Motta

La Georgia è un paese confinante con il mar Nero, la Russia, l’Azerbaijan, l’Armenia e la Turchia; a questi stati andrebbero poi aggiunte le regioni georgiane di Abcasia ed Ossezia del sud, autoproclamatesi indipendenti poco dopo la caduta del muro di Berlino, e tali de facto a partire dal conflitto del 2008 che ha visto la Georgia schierata contro l’Abcasia, l’Ossezia del sud e la Russia. Ma questa è una storia vecchia che ricorda gli avvenimenti del 1921, quando l’invasione, da parte della Georgia Menscevica, di Ossezia del Sud ed Abcasia, giustificò la reazione che portò ad un conflitto in cui si schierarono, da un lato, la Russia Bolscevica, l’Armenia e Azerbaijan, in collaborazione con la Turchia, e dall’altro la Georgia. La conclusione primaria del conflitto del 21 fu assonante a quella del conflitto del 2008 e comportò la sconfitta dei Menscevichi con l’annessione della Georgia all’Urss (si veda a riguardo la pagina di wikipedia.com perché quella in lingua italiana riporta solo notizie parziali ed imprecise).
La superficie del paese, con Abcasia ed Ossezia del sud è, all’incirca, un terzo in più di quella della Svizzera; gli abitanti sono poco meno di quattro milioni, mentre altri sei milioni (fonte: guida turistica del museo di Stalin) sarebbero dispersi per il mondo, principalmente in Turchia. La lingua ufficiale è il georgiano; il russo è largamente utilizzato, mentre l’inglese è parlato principalmente nelle strutture turistiche o da qualche giovane; l’alfabeto è il georgiano; la moneta è il lari; la religione principale è il Cristianesimo Ortodosso autocefalo.

Il turista italiano che voglia raggiungere la Georgia può farlo rapidamente in aereo, attualmente, per costi e comodità, le compagnie più gettonate sono turche od ucraine, ma a breve verranno aperte tratte low cost con partenza da Bergamo ed arrivo a Kutaisi. Al costo di poco meno di 300 euro (assicurazione compresa) è attualmente possibile atterrare a Tbilisi partendo da Malpensa; assai più caro è invece raggiungere l’aeroporto di Batumi.
Il turista Europeo che volesse recarsi in Georgia dovrà procurarsi un passaporto in corso di validità e nulla più.

Tbilisi, oltre ad essere l’aeroporto più economico su cui far rotta, è anche la meta più qualificata per chi desidera approntare un punto di partenza da cui muovere verso le maggiori località turistiche georgiane, armene ed azere. È stata quindi questa capitale, forte di quasi un milione di abitanti, la prima tappa del nostro viaggio: città che purtroppo non definirò bella, ma tuttavia dotata di un fascino estraneo che cattura l’attenzione del visitatore.
Tbilisi è tagliata in due dal piccolo fiume Mtkvari, la cui sponda destra sarà quella che il visitatore percorrerà principalmente ed è qui che incontrerà le felici isole turistiche di stampo occidentale, circondate da quel mare transcaucasico di case malconce e semidiroccate che rapidamente diverrà la cornice della tela sui cui si stende il proprio viaggio. In queste isole di gioiosa allegria turistica sarà possibile passeggiare guardando le vetrine in cui sono in vendita i prodotti simbolo della nazione, oppure rilassarsi in un pub, magari tedesco, davanti ad un bicchiere servito da un frettoloso cameriere, guardando forse una partita di calcio femminile e riflettendo sulla contraddizione che vuole che nella piscina termale poco distante donne ed uomini debbano utilizzare vasche separate.
In estate, Tbilisi, è calda, umida, appiccicosa e gli odori risaltano immediatamente alle narici, in primis quello del tanto diffuso coriandolo, spezia onnipresente nei piatti tipici e nei numerosi mercati locali che si trovano un po’ ovunque, ma prevalentemente lungo le principali fermate della metropolitana.
In questa lato della città vale la pena:
- Percorrere a piedi la via Rustaveli
- Salire a piedi od in filovia alla vecchia fortezza ed esplorare la zona alta, come anche l’orto botanico
- Visitare la bella moschea sita tra la vecchia fortezza ed il quartiere delle terme (anobatumi)
- Fare un bagno termale affittando una vasca privata; oppure andando alle terme pubbliche dove, come già detto, la promiscuità non è permessa
- Salire in autobus al parco giochi vicino al ripetitore della televisione e scendere in tramvia
- Comprare pugnali, sciabole, vecchi ricordi sovietici, rottami elettronici, ritratti di Stalin, libri ammuffiti, pezzi di lampadari, rayban nuovi fiammanti, microscopi, vetrerie chimiche, pietre poco preziose e modesti gioielli, il tutto presso il mercatino dell’usato nelle vicinanze del ponte secco
- Vi sarà assolutamente impossibile evitare una visita al ponte pedonale in acciaio e vetro, disegnato da un italiano, detto ponte della pace, che collega i vicoli turistici della città vecchia al parco con le fontane danzanti.
- Vi è poi tutto un piccolo quartiere ebraico, una serie di chiese Ortodosse, ed una Armena, molto interessanti, che il viaggiatore potrà, e finirà, col visitare praticamente per inerzia
La sponda sinistra della città è invece la parte meno turistica, più popolare, ma ritengo che valga la pena visitarla tanto quanto quella destra. Certo anche qui è presente una zona di attrazione turistica che ha come fulcro la nuovissima cattedrale, non ancora ultimata, e nel recarvisi ci si può fermare per guardare dall’esterno la bella cupola del palazzo presidenziale; magari nel farlo vi ritroverete a dar le spalle a vecchie case di mattoni percorse da profonde crepe, davanti alle quali giocano nella polvere dei rari bambini.
Muoversi a Tbilisi, e ciò che qui dico valga per tutto il resto della Georgia, è relativamente semplice, economico e spesso divertente. Questa città è dotata di una rete metropolitana le cui stazioni odorano un poco di aria stantia, tuttavia esse sono pulite, efficienti ed il prezzo del biglietto è sorprendentemente economico: soprattutto perché per ogni stazione lavorano fino sei persone contemporaneamente. È inoltre presente una nutrita rete di autobus che, nonostante i mezzi un po’ bislacchi e trasandati, è assai efficiente ed economica. I treni sono invece da evitare tassativamente e più avanti spiegherò il perché. I taxi sono numerosissimi, troppi a mio dire; costano dai pochi lari fino a 25 o 30 per una corsa notturna in aeroporto, tuttavia, in alcune occasioni, degli autisti onesti si son rifiutati di assumere l’incarico perché non conoscevano la strada per la meta richiesta. Per chi invece volesse spostarsi fuori città, a largo raggio, il mezzo più utilizzato dai locali, e che vi consiglio vivamente di provare, è il marshrutka: questo genere di trasporto è diffusissimo il tutto il Caucaso; in Italia ho visto qualcosa di simile solo nel mercato domenicale di piazzale Cuoco a Milano, poi peraltro vietato, probabilmente a seguito di un intervento dei vigili urbani. In ogni caso, il marshrutka, è contemporaneamente: una risposta antica all’estremo bisogno di mobilità, unità con il più moderno metodo organizzativo che sarebbe l’economia della condivisione, tanto esaltata da internet. Il marshrutka è spesso un furgoncino riadattato in modo tale da poter trasportare anche oltre una ventina di passeggeri: esso parte da un punto prestabilito, come un vero autobus, ma diversamente dall’autobus, garantisce quasi unicamente la tappa finale. Nel mezzo tutto può accadere: c’è chi scende a richiesta, c’è chi sale facendo all’autista un cenno dalla strada, c’è chi telefona all’autista per chiedergli di raccogliere un pacco lasciato ad un incrocio prestabilito e consegnarlo ad un amico che attende sotto un cavalcavia; c’è chi parte solo quando il furgone è pieno, e chi è invece rigoroso con gli orari di partenza; l’unica vera regola che io abbia notato consiste nel fatto per cui solo all’autista è permesso fumare. Infine chi volesse mantenere una maggior autonomia di movimento potrebbe noleggiare un autoveicolo, i prezzi sono simili a quelli praticati in Italia, ma la benzina costa molto meno.
Vorrei ora sfatare un mito riguardante il popolo georgiano, ossia quella diceria secondo la quale essi non sappiano guidare: nulla di più falso. I georgiani sanno guidare benissimo, molto meglio degli italiani. Il problema semmai è che essi guidano in condizioni estreme: strade malconce spesso prive di asfalto, segnaletiche verticali carenti ed orizzontali quasi inesistenti, i nomi ed i numeri delle strade sono presenti solo in rari casi, ed, in Tbilisi, esisteranno forse due rotonde ed una manciata di semafori; come se tutto ciò non bastasse vi è da aggiungere che i veicoli sono generalmente malconci, moltissimi di questi hanno parti mancanti o danneggiate come il cristallo anteriore che è spesso crepato (cosa che accade prevalentemente sulle auto di nuova fattura), il posto del guidatore è posizionato indifferentemente a destra o a sinistra, non esiste obbligatorietà per l’assicurazione e quasi sicuramente neanche per la revisioni. Tutti questi elementi denotano la profonda l’assenza dello stato nella regolamentazione del traffico, fatto che crea una deregolamentazione assai pericolosa.
Nel complesso, questa citta, vale un soggiorno minimo di tre notti.
I ristoranti consigliati sono: il bar Palermo: buono, economico, con personale gentile ed affabile e con un ottimo cantante, si può raggiungerlo salendo il ponte che conduce alla cattedrale e svoltando a destra al primo grosso incrocio; un ristorante nella zona turistica sito davanti al pocanzi detto ponte con i leoni e collocato su di un rialzo di venti scalini, ha posti a sedere esterni, è buono, economico, ma con un pessimo servizio.
Rimpianti: non aver visitato il lago, anche chiamato “mare di Tbilisi”; non aver meglio esplorato il lato destro, in particolare la zona dello stadio; non aver visitato il cimitero.

Mtsketa è una piccola cittadina sita alla confluenza dei fiumi Aragvi e Kura, a circa venti kilometri da Tbilisi, un tempo essa fu capitale della Georgia ed è ancora la sede della chiesa ortodossa autocefala georgiana. Con una visita di una mezza giornata si può vedere: la vecchia cattedrale medievale di Vetitskhoveli, dove sarebbe sepolta la tunica di Gesù Cristo; il monastero di Jvari, sito su una collina fuori città; altre chiese ed edifici di età medievale; il restante è la solita isoletta turistica piena di paccottiglie.
Pernottare sarebbe uno spreco di tempo: è assai più pratico fare una gita in giornata da Tbilisi, partendo dalla fermata di Didube, dove si potrà affittare un taxi che vi accompagnerà e vi aspetterà per tutto il tempo della visita, oppure, se riuscirete a diblare i tassisti in agguato all’uscita della metropolitana, potreste anche salire a bordo di un marshrutka.

Il monte Kazbeck (un vulcano spento) e la chiesa di Gergeti, rappresentano una gita che può essere interpretata come un’escursione in giornata, partendo sempre da Tbilisi, oppure una vacanza nella vacanza a cui dedicare un numero di giorni pari alla vostra voglia di esplorare monti e gole di rara bellezza.
Salendo a bordo, sempre alla stazione di Didube, di un marshrutka diretto a Kazbegi (10 lari), ci si dirige verso Ananuri (altro sito che meriterebbe una visita, magari con pernottamento, visto anche la presenza del bel lago artificiale), da qui poi la vecchia strada militare prosegue attraverso un paesaggio montano impressionante, scollina nelle vicinanze del monte Gdauri e scende in un sistema di valli e di gole che, seguendo il letto del fiume Terek, arriva fino al confine Russo dell’Ossezia del nord. Attualmente, vista la situazione di Abcasia ed Ossezia del sud, questa può essere considerata l’unica via percorribile a chi voglia entrare in Russia, ma dubito che il passaggio sia consentito ai turisti non residenti in Georgia od in Russia.
Il viaggiatore che si accingesse lungo questa via non potrà non notare le interminabili code dei camion fermi a bordo strada in attesa delle ore notturne per poter riprendere il viaggio verso il confine; e non potrà non notare le mucche ed i cavalli che si attardano placidamente sulla carreggiata, come se fossero al pascolo. Le case sono in larga misura diroccate, rovinate e malconce: evidente segno dell’abbandono e dello spopolamento che ha colpito questa nazione a partire dall’inizio degli anni 90 (si veda ancora la voce demografia georgiana della wikipedia in inglese), vuoi per lo scoppio dei numerosissimi conflitti interni, ed esterni, vuoi per la connessa venuta meno del relativo benessere economico garantito dall’Unione Sovietica.
Kazbegi è un distretto montano nato dall’unione delle municipalità di Gergeti e di Stepantsminda; la prima è un misero agglomerato disordinato di polverose casupole rettangolari abbarbicate sulla sponda sinistra del Terek, lungo la strada sterrata che conduce all’omonima chiesa; la seconda è la municipalità orgogliosa di aver dato i natali allo scrittore ottocentesco kazbeck: essa ha dei ristoranti, dei bar, una fermata di marshrutka, un negozio di vini e souvenir finanche un hotel casinò a principale uso e consumo dei numerosissimi russi diretti al confine e desiderosi di sbarazzarsi dei lari residui. Ma questa è tutta scena: in realtà, a Stepantsminda è più facile comprar caviale, vodka e giocare alla roulette che trovare un paio di scarpe da tennis, figuriamoci procurarsi un minimo di attrezzatura per affrontare il monte Kazbeck (5000 metri di quota); mentre l’acqua potabile, nonostante la presenza del fiume, è presente solo per alcune ore al giorno. Tuttavia esistono almeno due negozi che noleggiano materiale sportivo e guide, quest’ultime costano circa 200 dollari.
Come sopradetto è possibile interpretare la visita a kazbeck come una gita in giornata al monastero di Gergeti, prendendo prima un marshrutka da Didube, per salire poi alla chiesa a piedi (un’ora circa), od in fuoristrada, e quindi far rientro a Tbilisi entro la serata. Va detto che, a Stepansminda, fu iniziata negli anni 80, dai sovietici, la costruzione di una filovia ma, (secondo la Lonely planet del 2012) il profondo sentimento religioso dei locali ha fatto sì che essi la distrussero, ringraziando la lonely per la garbata spiegazione di tale gesto, avanziamo tuttavia la più realistica ipotesi secondo la quale gli autisti dei numerosissimi minivan privati che risalgono la montagna si sentirono privati dalla loro principale fonte di reddito, e per tal motivo hanno sfasciato la filovia. Ciò tuttavia non toglie che il sentimento religioso sia, in Georgia in generale e nelle valli montane in particolare, assai manifesto. In alternativa alla gita in giornata consiglio di recarsi a Kazbegi con armi e bagagli ed ivi pernottare per alcuni giorni.
Qui sarà possibile:
- Risalire la montagna di Gergeti, a piedi od in minibus e visitare la chiesa con le sue incantevoli icone
- Proseguire a piedi, insieme a numerosi turisti russi, dalla chiesa di Gergeti verso il ghiacciaio principale del monte Kazbeg, raggiungerlo, oppure fermarsi poco prima di esso e rientrare in valle per la serata: camminata impegnativa ma per cui non sarà necessario un equipaggiamento specifico
- Affrontare il ghiacciaio e bivaccare nel campo base: camminata di due giorni (ma anche tre per acclimatare il fisico alla quota) per cui sarà necessario procurarsi materiale specifico, scorte alimentari ed esser fisicamente preparati
- Affrontare la cima del Kazbeck, magari osservando la grotta della natività (sorta di cassaforte naturale sospesa tra mito e realtà, in cui venivano sigillati i tesori della valle nei momenti bui della storia, modalità protettiva che si ritrova similarmente anche nella valle dello Svaneti). La porta di questa grotta è custodita nel piccolo museo di Stepansminda
- Visitare a piedi, od in bici, il tratto del Terek tra Gergeti e Stepantsminda, per scoprire che il letto del fiume è luogo di smaltimento di calcinacci e materiale edile vario.
- Noleggiare una bicicletta e pedalare fino al poco vicino villaggio di Juda (2150 metri s.l.m.), nella stretta gola dello Sno, e divertirsi nel ridiscendere la ripida strada sterrata.
Kazbegi può essere un ottimo punto di partenza per esplorare i monti al confine con la Russia e le vallate circostanti: in direzione ovest si potrà esplorare la valle di Truso fino al confine con l’Ossezia del sud (l’accesso in Ossezia del sud, dalla Georgia, generalmente non è consentito). Verso est si potrà percorrere una stretta gola ed arrivare al villaggio di Juda da cui sarà possibile valicare il monte Chaukhi e scendere verso la valle del Khevsureti; proseguendo oltre si aprirà la valle del Tusheti, stretta tra la Cecenia ed il Daghestan. Un altro metodo per raggiungere il Tusheti consiste nell’affrontare un viaggio in fuoristrada della durata di svariate ore, su di una strada sterrata assai malconcia ed a cui bordi si susseguono numerose lapidi mortuarie con annesse parti di auto (notizie riportatemi da una coppia italiana conosciuta in loco). Purtroppo non ho avuto un’esperienza diretta di questi ultimi viaggi di cui scrivo, tuttavia basta la logica per comprendere che l’affrontare tali tragitti impone l’esser preparati, sia nei mezzi materiali, che in quelli spirituali: la miseria in cui vive la gente di questi monti è forte, le valli circostanti sono dure, e strette scarsa (alcune valli si popolano solo in estate) e principalmente dedita a mestieri poveri come la pastorizia, i negozi sono rari, le strade sterrate e spesso percorribili solo con mezzi a trazione integrale, ovvero a piedi ed a cavallo. Ovviamente chi sceglierà di muoversi a piedi all’interno di queste valli dovrà considerare che la velocità di spostamento sarà necessariamente subordinata agli eventi climatici, mentre le scorte alimentari dovranno esser trasportate seco per ogni evenienza.
Il ritrovarsi praticamente soli tra valli poco abitate, povere e confinanti con zone (Cecenia, Ossezia e in minor misura il Daghestan) che sono state recenti teatri di sanguinosissimi conflitti di vasta portata, sicuramente, e giustamente, pone il viaggiatore straniero in una condizione di ansia e di preallarme. Personalmente ritengo che la Georgia urbana non sia affatto più pericolosa di certi quartieri milanesi; per quanto riguarda invece quel pezzetto di Georgia montana che ho visitato, riconosco che essa abbia tutte le prerogative per poter esser un posto estremamente pericoloso, e quantunque cronache di viaggio non troppo recenti descrivono la regione montana dello Svaneti come un mezzo covo di briganti (Goreki: “La terra del vello d’oro”), e quantunque sia stato in prima persona testimone di un piccolo traffico di armi da fuoco nella zona del Kazbeck (solo una pistola), devo tuttavia riconoscere che, come si suol dire, il diavolo non è poi così brutto come lo si dipinge: in primo luogo i Georgiani hanno un profondo rispetto della donna, in particolare quando essa si accompagna ad un uomo; in secondo luogo, gli abitanti dei monti lasciano spesso aperte le proprie abitazioni (moltissime delle quali non hanno neppure la serratura), il bestiame destinato allevato è libero di scorrazzare dove meglio crede, paese e campagna, giorno e notte; mentre gli autisti dei pulmini lasciano le autovetture aperte con l’incasso in bella vista; ed, infine, io stesso, sarei potuto andarmene dalla guest house che mi ospitava senza pagare il conto. Tutti questi elementi sono la conseguenza di una relativa assenza della criminalità, che indubbiamente esisterà come essa esiste in qualsiasi parte del mondo, ma che ritengo esser qui assai limitata.
A Stepantsminda si può cenare in un ristorante sito poco sopra la fermata dei marsrutka, riconoscibile perché condivide la palazzina con un noleggiatore di attrezzature per l’alpinismo: il cibo è buono, il servizio discreto, i costi medi, ma i locali interni sono pessimamente illuminati e la musica era sempre fastidiosamente assordante.
Rimpianti: non aver scalato il Kazbegi, non aver esplorato a cavallo le valli circostanti fino a raggiungere il Tusheti.

Gori è una piccola città pulita e ben tenuta anche grazie ai piccoli canaletti in cui l’acqua scorre parallela ai marciapiedi; essa è sita a 70 km da Tbilisi (ed a 3 lari di marshrutka), costruita presso la confluenza dei fiumi Kura e Liakhvi, ma concretamente difesa da tre corsi d’acqua ben visibili dalla posizione sopraelevata dell’antica fortezza cittadina. Qui, il 21 dicembre del 1879, nacque Iosif Dzugasvili, altrimenti conosciuto come Stalin, personaggio a cui la cittadina ha dedicato un interessante museo, un’importante via rinominata all’americana in “Stalin avenue”, ed il sincero affetto dei concittadini che ben due volte scesero in piazza per impedire la rimozione della sua statua (Goreki: “la terra del vello d’oro”), finché nel 2010 la municipalità riuscii nell’impresa lavorando nottetempo e con il dispiegamento della polizia (“lonely planet 2012”).
Due cose qui si notano più che negli altri posti da me visitati, ma che ritengo essere una costante della transcaucasia e, forse, di tutto il caucaso: i tetti in amianto, e la presenza, praticamente ad ogni angolo, di grossi, paciosi, sonnolenti cani.
Non sarà nei locali turistici di Tbilisi tra camerieri troppo ansiosi di servir la cena che incontrerete la tanto famosa ospitalità Georgiana, e non sarà neppure tra i montanari del kazbeck, evidentemente troppo avulsi nei loro problemi, ma sarà in posti come Gori e in tutti i piccoli e medi centri urbani, in cui lo straniero potrà toccare con mano la tanto famosa ospitalità georgiana. Sono piccoli gesti, come l’offerta di un frutto da parte di uno sconosciuto incontrato per caso su di un pulmino e subito sceso alla prima fermata; sono poche parole spiegate coi gesti che raccontano spontaneamente di una quotidianità non richiesta; sono sguardi e sorrisi gentili; ed all’improvviso sboccia la famosa ospitalità.
A Gori val la pena:
- Visitare il museo di Stalin e l’annessa casa in cui egli passo gli anni giovanili
- Visitare il vicino sito archeologico di Uplistsikhe e la relativa cittadina, preferibilmente percorrendola in marshrutka
- Passeggiare lungo il vialone che porta da Stalin Avenue alla stazione degli autobus, curiosando tra i negozi dei cinesi ed i moltissimi rivenditori di telefoni cellulari e di gioielli usati
- Passeggiare nel piccolo, e ben curato, centro pedonale cittadino e frugare tra i moltissimi negozi di abiti usati
- Recarsi, sempre in centro, nel punto di informazioni e fare una qualsiasi domanda turistica, tanto per il gusto di sentirsi rispondere che non sono in grado di aiutarvi (cosa che potrebbe riuscirvi altrettanto bene anche nelle altre città qui descritte)
Pernottare a Gori è assai economico e conviene fermarsi una notte, potrebbe apparire troppo, tuttavia fermarsi solo un giorno sarebbe troppo poco.
Rimpianti: non esser riuscito a trovare un ristorante decente.

Batumi è una città marittima a due velocità: da un lato essa è l’attivissimo porto commerciale e sede di importanti raffinerie alimentate dall’oleodotto che trasporta il petrolio prelevato dal mar Caspio e raccolto a Baku; dall’altro lato è il paese del Bengodi, dove il turismo di lusso, animato dai russi e dagli arabi benestanti, ha permesso il proliferare di tutte quelle strutture che non possono mancare in una città turistica degna di nota.
La spiaggia cittadina è libera, profonda e lunga circa 6 km, composta quasi esclusivamente da sassi che si tuffano in un mare placido, scuro e poco salato; alle sue spalle salgono colline ricoperte da una lussureggiante vegetazione, nitide alla mattina presto, avviluppate da pesanti nubi minaccianti pioggia sul far del tramonto: è un effetto provocato dal vapor acqueo che, durante il giorno, sale dal mar Nero e viene arrestato da queste colline, per esser poi disperso dai venti delle ore notturne. Parallelamente alla spiaggia corre una lunga passeggiata composta da un vialone pedonale ed una pista ciclabile, tutt’intorno si sviluppano parchi, bar, giostre, fontane danzanti, ristoranti, hotel e casinò. L’interno della città è molto animato, generalmente elegante e pulito: persino le vecchie case, costruite dai sovietici per il popolo, si amalgamo discretamente con i più lussuosi palazzi dalle strutture moderne ed audaci. Purtroppo i ristoranti sono pochi, spesso troppo affollati, oppure completamente deserti, ed offrono generalmente un servizio mediocre unito ad una cucina identica a quella nel resto del paese: è raro trovare un menù che contenga pesce di mare, pur essendo questa una vera e propria località di mare.
Batumi è la capitale dell’Agiara, regione autonoma della Georgia e sita al confine con la Turchia, questa regione è dotata di un microclima quasi tropicale; indubbiamente questa città, e questa regione, hanno molto più da mostrare che una spiaggia sassosa incoronata da una decina di sale da gioco, tuttavia, avendo io passato la maggior parte del mio tempo sulla spiaggia sassosa, posso aggiungere solo poche considerazioni elaborate durante il viaggio.
Rimpianti: aver perso 50 euro alla roulette.

Da Gori a Batumi corre un’anonima strada provinciale, ad una sola corsia per senso di marcia, che si snoda risolutamente attraverso villaggi e cittadine. Parallela ad essa corre l’unico binario dell’unica ferrovia che dal cuore della Georgia conduce al mare, ed una volta qui giunto si divide in due rami: uno che sale a nord, verso Poti e l’Abcasia secessionista, l’altro che scende a Sud, verso Kobuleti, Batumi e quindi al confine Turco. Già il lettore intuirà la fame di movimento che una tale penuria di infrastrutture genera, ma per toccar con mano tale fame è sufficiente percorrere la stretta strada in auto ed osservare le bancarelle che si accalcano ai margini di essa: ad un primo gruppo di quaranta fitte bancarelle che espongono esclusivamente cocomeri e meloni segue poi il nulla per molti lunghi chilometri quindi, improvvisamente, ricompaiono le fitte bancarelle, solo che non sono più le cucurbitacee a farla da padrone, ma tipici pani dolci con uvetta (nasuki), passati altri cinquanta o più chilometri, ricompaiono le solite bancarelle, solo che ora l’esclusività tocca alle terracotte, poi vengono le bancarelle di amache, quindi quelle che vendono scale realizzate con il bambù, ed infine, a pochi chilometri da Batumi, sono vendute orate e branzini appena pescati: comprateli qui perché in città si trovano solo trote e salmoni. Ecco spiegato perché è impossibile comprare il biglietto di un treno diretto a Batumi, se non con molti giorni di anticipo, e perché per farlo bisogna affrontare una lunga fila che può durare anche alcune ore.
Le eccedenze ristagnano palesemente nei luoghi di produzione, gli esuberi delle piante da frutto vengono utilizzati per produrre dei fogli di gelatina di frutta schiacciata che vengono avvolti su noci e nocciole infilate nello spago; le case nei villaggi sono spesso servite da un ampio giardino destinato in parte ad orto, in parte a frutteto, ed in parte a campicello coltivato a mais; anche gli animali vengono allevati in numero di pochi capi e pascolano, se non in giardino, nelle vicinanze delle case, probabilmente destinati anch’essi all’autoconsumo. In effetti i menù dei ristoranti non hanno importanti tagli di carne.
Questa scarsità dei mezzi di trasporto è la causa, o forse la conseguenza, di un’economia improntata all’autoconsumo: tolti i pochi scheletri arrugginiti delle industrie sovietiche, il paesaggio si compone prevalentemente, da vasti campi in cui le coltivazioni sono estensive solo di rado, e su cui gli animali, quando va bene, vi pascolano disordinatamente, perché quando va male pascolano direttamente sulla strada.
Rimpianti: non aver visitato le montagne in vista verso il confine sud.

La cucina Georgiana è buona ma purtroppo non molto varia: i piatti tipici si trovano praticamente in tutti i ristoranti di tutto il paese, anche se preparati in molte varianti, purtroppo dopo una dozzina di giorni si inizia ad aver nostalgia della cucina Nostrana.
Il pane Georgiano è tipico ed unico per tutto il paese, si paga a parte, e se non piace lo si può solo odiare: personalmente lo trovo al pari, se non migliore, di quello italiano, inoltre ha un’ottima conservabilità.
Sono molto diffusi dei pani, meglio dire focacce, ripiene di formaggio, carne, fagioli (lobiani) etc, nel complesso buone; analogamente viene preparata, in forno a legna, quella che ad un italiano ricorderà vagamente la pizza (khachapuri) solo che anch’essa è il solito pane ripieno di vari ingredienti, ma senza pomodoro e mozzarella, buona anche questa.
Diffusissimi sono dei grossi ravioli (Khinkali) simili a quelli cinesi, che si comprano al pezzo, i ripieni sono svariati e non si dovrebbe mangiare la parte sommitale.
Le zuppe sono prevalentemente di quattro tipi di cui una è Ucraina (la Karko), le altre contengono, solitamente: funghi, pomodoro, pollo e manzo (ori).
I piatti principali (anche questo paese, purtroppo, seppur avendo portate da primo, da secondo e da contorno, non ha però la cultura delle portate) sono di carne, tra di essi si possono trovare: gli spiedini cotti sulla brace, un pasticcio di carne di maiale leggermente piccante (Abkhazura), delle terrine contenenti carne (pollo maiale o vitello) con patate; si trova facilmente il coniglio, le quaglie, la lingua e la trippa, le frattaglie; molto diffuso è il pollo arrosto con cui si realizza anche una terrina con salsa bianca all’aglio (ckmeruli).
Il pesce è scarso: si trovano principalmente la trota ed il salmone, più raramente il caviale e l’aringa.
Da assaggiare sono le melanzane ripiene di salsa alle noci.
Tra le verdure si trovano assai facilmente il pomodoro, la melanzana, la patata ed il cetriolo. La frutta è assai diffusa nei mercati, in particolare uva, pesce cocomeri, meloni, mele e prugne, ma è raro trovarla nei ristoranti: deve esser richiesta. Tra le spezie la fan da padrone le noci ed il coriandolo.
Il vino è molto buono, spesso migliore dei vini nostrani serviti nei ristoranti italiani, tuttavia ciò che dico vale solo per i vini dolci: quelli secchi sono da evitare. Molto importante è l’astenersi accuratamente dal brindare con bicchieri pieni di bevande diverse dal vino, in particolare con la birra: ciò potrebbe offendere qualche Georgiano. È diffusa la pratica russa di pasteggiare con la vodka venduta a peso.
I dolci sono rari, ma in compenso il caffè ed il te sono diffusissimi ed ottimi, in particolare il caffè non ha nulla da invidiare ai nostri espressi.
Il servizio nei ristoranti è generalmente scadente: i menù non sono esposti, appena entrerete in un locale il cameriere vi farà immediatamente accomodare e vi porgerà un menù che potrebbe anche non esser in inglese, dopo dieci minuti scarsi sarà nuovamente da voi per chiedervi che cosa desiderate mangiare, e se non lo sapete tenderà ad offendersi. Per tale servizio i ristoranti gonfiano il conto del 10%.


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