A casa di Ludwig

di Monica Chiorino – 
Ho sempre sognato di andare un giorno alla scoperta delle verdissime terre della principessa Sissi, in Baviera, ma mai mi sarei immaginata che fossero tanto ricche di fascino e mistero. Ho trovato un dettagliatissimo itinerario su di una famosa rivista di viaggi e, munitami di carta, penna ed elenco di hotels fornito dalla più vicina agenzia di viaggi ho dato fondo a tutte le mie energie realizzando qualcosa di molto simile ad un programma di una gita scolastica (partenza ore.., pranzo al sacco, etc.), ma che si è rivelato azzeccatissimo (modestamente!) e completo. Tutto pronto dunque, bagagli, telecamera, macchina fotografica ed una buona dose di entusiasmo. 

Giovedì 08/04/99
In una fredda e cupa giornata affrontiamo il lungo (!) viaggio che, attraverso la tempesta di neve sul Brennero, ci porta fino alla meta. Mi faccio conquistare dal paesaggio tirolese, in particolar modo dalle piccole casupole in legno sparse sui prati in parte ancora innevati, che molto ricordano dei letamai, e mi domanderò per tutta la durata del viaggio quale sia la loro reale funzione (domanda tuttora senza risposta!).
Finalmente nel primo pomeriggio giungiamo a Garmisch. Che cosa centra con Sissi? Vi domanderete. Niente, ma è esattamente posizionata nel punto in cui avevamo pensato di fare tappa e l’avevo sentita nominare talmente tanto durante il mio corso di tedesco, seguito per altro con grande successo (!!) che non potevo assolutamente perdermela.
Ne è valsa la pena. E’ una graziosa cittadina con case affrescate mantenute così bene da sembrare appena dipinte: arabeschi, stemmi, personaggi seduti sulle panchine, che sembrano veri, finestre adorne di fiori, insomma il primo rullino di diapositive se ne è quasi andato! Per non parlare poi dell’albergo in cui pernottiamo. Era un vecchio Hotel della Posta, ancora oggi arredato in stile d’epoca, camere comprese. Si respira un clima d’altri tempi, come dentro una favola, dalla sala della colazione al ristorante, dove per poco non ci tocca lavare i piatti per pagare il conto! A parte il fatto che, forte della mia conoscenza della lingua, ordino un piatto in cui riconosco la parola “vitello” e solo al momento di consumarlo scopro che si tratta di “lingua di vitello” (BLAH!), il colpo di grazia è stata la bottiglia di acqua minerale! Avremmo dovuto insospettirci già al momento dell’ordinazione quando il cameriere ci ha fatto scegliere tra due o tre tipi di acqua tutte italiane, ma quando ci ha versato l’acqua nel bicchiere per farcela assaggiare, abbiamo avuto la tremenda certezza di aver fatto un grosso errore. Risultato: 12 DM per un litro di S.Pellegrino!
Da quel momento la limpida bevanda è stata bandita.

Venerdì 09/04/99
Una giornata dal tempo incerto accompagna la nostra avventura nei castelli di re Ludwig. Sì perché in questa terra, tutto ma proprio tutto, è intitolato a questo strampalato e sfortunato re. Salito al trono molto giovane e tormentato da mille problemi esistenziali, ha dato sfogo alla sua sfrenata passione per Wagner ed alla sua follia, creando in Baviera un piccolo mondo incantato che ci ha letteralmente conquistati. Sfidando il freddo e la neve che ancora copre gli alberi ed i prati, visitiamo la residenza di Linderhof. E’ circondata da un immenso parco con un lago in cui abitano enormi cigni (altra passione del re) che svolazzando e stridendo terrorizzano i turisti, me compresa. Credo che questi giganteschi volatili siano stati per me l’unico elemento di disturbo (purtroppo ho paura anche di un piccione!), mentre Stefano, il mio fidanzato, sempre premuroso, passa minuti interminabili a riprendere i loro voli con la telecamera. Naturalmente a nulla valgono le mie preghiere! Fortunatamente trovo rifugio nella grotta artificiale realizzata su ispirazione della Grotta Azzurra di Capri, dove Ludwig sedeva meditabondo sulla barchetta a forma di conchiglia trainata da un cigno (finto per fortuna) ascoltando la musica di Wagner. Non perdetevela! Tornati nuovamente all’aria aperta consumiamo un veloce pasto, per me a base di würstel e patate (tra breve avrei cominciato a maledirle), e per il mio fidanzato una curiosa zuppa bianca nella quale nuota una palla di carne. Superata la diffidenza iniziale decreta la sua squisitezza. Nel pomeriggio trasferiamo armi e bagagli a Füssen dove pernottiamo davanti ad uno splendido lago. Ci avventuriamo dunque verso Hohenschwangau, castello estivo di Ludwig da cui si gode di una meravigliosa vista sul castello di Neuschwanstein, capolavoro d’arte che tutti, ma proprio tutti, avrete visto in fotografia almeno una volta. Dite di no? Pensate allora al castello di Disneyland, sua fedele riproduzione.
Emozionati varchiamo le porte di Hohenschwangau, preparati per ascoltare la voce della guida che parlerà in inglese. La nostra conoscenza della lingua è un po’ arrugginita, ma siamo pieni di orgoglio perché a Linderhof siamo riusciti a capire tutto. La visita ha inizio e dalla boccuccia carina del giovane cicerone tedesco escono suoni che hanno poco a che vedere con l’inglese e, tra le risatine dei turisti anglosassoni il bel “crucco” ci narra la storia del castello. Riesco a capire che Ludwig e Sissi erano parenti, cugini per l’esattezza, ed il mio entusiasmo cresce: l’eroina della mia infanzia ha calpestato lo stesso suolo su cui mi trovo in questo istante! Mi impossesso della telecamera, filmo il mio fidanzato mentre fa il buffone su di una catasta di tronchi e vengo colpita da un cigno immobile nel lago. “Farò una splendida zoomata”, penso, schiaccio il tasto entusiasta e al massimo dell’ingrandimento, mi rendo conto che si tratta di un’enorme pietra. Ecco perché era immobile! Presa dalla vergogna non lo racconto a nessuno, taglierò l’immagine in fase di montaggio.
La giornata termina con una romantica cena sulle rive del lago, tra un attacco di mal di pancia e l’altro (colpa della famigerata Kartoffelnsalat), ed una spedizione notturna ai piedi dei castelli. Una grande idea di Stefano che si rivela una genialata! I monumenti illuminati tolgono il fiato, garantito!



Sabato 10/04/99
Il sole splende altissimo, sembra che ci abbia fatto un favore per accompagnarci nella visita del castello più bello che io abbia mai visto (e ne ho visti tanti!): Neuschwanstein.
Ci avventuriamo tra le mura del castello, è organizzatissimo, esistono addirittura delle radioline portatili con l’audioguida in quattro o cinque lingue. Per noi è una novità, anche se in futuro scopriremo che all’estero è perfettamente normale.
Ci perdiamo con lo sguardo (non mi resta che quello visto che la mia audioguida ha smesso di funzionare dopo la prima sala!) in quei soffitti altissimi e negli arazzi dai colori vivi e meravigliosi.
Tutto è ispirato al fantastico, alle epopee e ai drammi di Wagner. Siamo entusiasti anche se un po’ delusi dalla povertà degli arredi.
Fuori dalle mura ci aspetta una breve marcia fino al Marienbrüke, il “ponticello” di legno sospeso sulla gola di Pollac (200m di profondità) dal quale si gode di una spettacolare vista del castello. Tanto per capirci, quella che si vede su puzzle, giornali, etc.
Visto che Stefano soffre di vertigini, mi incammino da sola su questo ponte scricchiolante che, a dire il vero, un po’ mi inquieta. Il forte vento ed il rumore assordante dell’acqua che a mala pena si intravede, attutiscono ogni suono e sono sola davanti alla maestosità di Neuschwanstein e della piana di Füssen.
A malincuore scendiamo, pranziamo in un ristorantino ai piedi del castello rimandando il più possibile il momento della partenza. Purtroppo il mio programma prevede una visita a Starnberg e dobbiamo sbrigarci. Raggiungiamo mestamente l’auto e percorriamo l’ultimo tratto della Romantische Straße. Con gli occhi pieni delle meraviglie ammirate negli ultimi giorni, abbiamo sete di nuove esperienze e belle cose da vedere. Mano a mano che ci avviciniamo ci pervade una sensazione di disagio, è come se il nostro inconscio ci volesse avvertire di non andare. Gli avessimo almeno dato ascolto!
Il lago di Starnber, tra la folla del sabato pomeriggio, si rivela una terribile bufala! Migliaia di bambini urlanti scorrazzano sulla riva, mentre una serie di oggetti, tra cui una coppetta di gelato, naviga allegramente nelle acque che videro la tragica fine di Ludwig. Non poteva trovare un posto più adatto dove morire!
Sono abbattuta, sconsolata, mi siedo sul molo e mi lascio scaldare le ossa dal tiepido sole primaverile. Solo dopo scoprirò che sulla riva opposta c’è Possenhofen, la località dove Sissi trascorse l’infanzia. Adesso non ci resta che raggiungere Monaco e lasciarci alle spalle Ludwig e le sue splendide follie.
Visitiamo la zona pedonale di Monaco, con la luce del tramonto, accompagnati dalle grida festanti dei tifosi dello Schalke04 ubriachi. Passeggiamo alla ricerca disperata di una pizzeria. Ho sempre riso degli italiani che non sanno sopravvivere senza un piatto di pasta e che lo cercano anche a Pechino, ma non se ne poteva proprio più, con una pizza forse ci sarebbe passato il mal di pancia.
Torniamo sazi attraverso le vie illuminate con i soliti tifosi ancora più ubriachi, alla nostra camera affacciata su un cantiere aperto! Per fortuna domani è domenica!

Domenica 11/04/99
Ahimé, il diluvio universale si è abbattuto su Monaco di Baviera! La pioggia torrenziale ci seguirà per tutta la giornata, ma non abbiamo fatto tutti questi chilometri per star chiusi in camera. Assistiamo al curioso spettacolo offerto dal carillon dell’Altes Rathaus che ogni giorno si mette in movimento per migliaia di turisti incantati e ci spingiamo fino agli immensi Englischer Garten. E’ quasi l’ora di pranzo e di ristoranti, bar e affini, nemmeno l’ombra. A Monaco di domenica si digiuna! E’ quello che pensiamo mentre ci inoltriamo nel parco, con le scarpe ormai fradice e lo stomaco brontolante. Stefano sta per gettare la spugna, vuole tornare in albergo, ha troppa fame, ma gli faccio notare che prima di raggiungere l’hotel ci vogliono un paio d’ore di marcia. Spinti dunque dall’istinto di sopravvivenza seguiamo le indicazioni per una pagoda cinese e ci appare un miraggio: bagni, sedie e lui! Un chiosco di panini!
Ci rifocilliamo e tornati sorridenti terminiamo la visita al parco. Riposatici in albergo cerchiamo un ristorante per la cena. Piove ancora, le forze sono quasi finite, il Mac Donald’s è dietro l’angolo…..
Non ce la facciamo proprio più, mangiamo rapidamente un hamburger, prendiamo un gelato e ce lo gustiamo sotto le calde coperte, finalmente all’asciutto.

Lunedì 12/04/99
Ultimo giorno, siamo un po’ tristi. Non ci rimane che visitare Nynphenburg dove troviamo i palazzi chiusi. Che peccato! Entriamo ugualmente nel parco, ci facciamo derubare per visitare un giardino botanico non ancora fiorito e ci restano ancora due ore prima della partenza.
Decidiamo così di andare a vedere il campo di concentramento di Dachau che sembra impossibile da trovare dal momento che è indicato come KZ (Konzentrationlager). Naturalmente è chiuso, ma l’arrivo casuale di un furgoncino ci permette di dare un’occhiata nel più completo silenzio. Non ci sono parole per esprimere quello che si prova davanti ad un luogo simile. La cosa che più mi infastidisce è l’erba verde che cresce sulle ceneri delle persone innocenti che sono state bruciate nei forni crematori che ancora troneggiano in mezzo al prato. E’ uno strano modo per concludere un viaggio così romantico, ma è una lezione di vita.
E’ proprio giunta l’ora di partire, imbocchiamo l’autostrada e passiamo a salutare Ludwig, che è ormai diventato un amico di famiglia.

Il Viaggio Fai da Te – Hotel consigliati in Germania

 

 
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