Balcani in moto

di Claudio Chiumello –
Finalmente Balcani ! E’ da un mucchio di tempo che desideravo scrivere questa frase ed oggi posso scriverla, anzi lo faccio ancora una volta ed in modo liberatorio: Finalmente Balcani !!
Appuntamento all’area di servizio dopo la barriera di Melegnano dell’autostrada del Sole per raggiungere Ancona dove alle 21.00 è previsto il traghetto della linea croata Jadroljnia che per 280 euro a testa ci porterà fino a Spalato e riporterà indietro martedì prossimo insieme alle moto e con l’opportunità di poter dormire pure in una tranquilla cabina doppia.

L’arrivo è previsto per le 7.00 a Spalato, poi strada costiera via Dubrovnick fino a Kotor nel Montenegro e arrivo a Tirana, capitale dell’Albania, dove alloggeremo la prima sera. Domenica attraversamento dell’Albania ed ingresso in Macedonia fino alla capitale Skopje dove faremo la seconda sera: poi saranno solo Balcani liberi in moto con l’unico vincolo di essere martedì alle 21.00 a Spalato per la partenza del traghetto di rientro in Italia.
Viaggio caldo e noioso in autostrada lungo i 450 chilometri per arrivare ad Ancona dove alle 18.30 inizia pure una fastidiosa pioggia che ci accompagna nelle procedure di imbarco movimentate solo da uno zelantissimo funzionario della guardia di finanza italiana che con urli e insulti obbliga tutti i motociclisti ad indossare il casco prima di effettuare la salita sulla rampa d’ingresso della stiva del traghetto.

Veloce assegnazione delle cabine prenotate in precedenza attraverso il sito internet della compagnia di navigazione e alle 22.15 non siamo ancora partiti nonostante abbiano già annunciato che si arriverà domani a Spalato alle 6.00 Cena mangiata per fame allo squallido ristorante della nave, pianto di bambino in corridoio, odore di gabinetti intasati, rumore di eliche in manovra, rollio di onde: il “viaggio” inizia qunado prendiamo possesso della nave, esplorandola mentre salpa. Tra gente che sistema scomodi materassini e una non sgradevole cena con tovaglia bianca, ci inebriamo del senso dell’avventura quando dal ponte osserviamo l’imbrunire e le stelle sferzati dalla brezza marina. Sembra di essere ai tempi dell’università quando si andava in Grecia, solitamente in “posto ponte”. Siamo pervasi da una gradevole sensazione di ignoto e di avventura. Buona notte a tutti !

Sabato 30 Maggio

Scrivo queste note dalla terrazza dell’Hotel Tirana, affacciato proprio sopra piazza Skanderbeg centro nevralgico dell’Albania, ed animato a tutte le ore, dopo che abbiamo percorso più di 500 chilometri da Spalato. Siamo infatti arrivati con una vera puntualità svizzera e siamo riusciti a sbarcare e passare il controllo doganale per essere già sulla strada costiera alle 7.00. Fino a Dubrovnick è un susseguirsi di curve, cartelli con appartamenti e stanze in affitto e belle calette con spiagge sassose. Poi il panorama inizia a farsi più brullo e selvaggio per finire davanti alla zona del fiordo di Kotor dove se non si vuole percorrerlo sulla strada costiera un comodo traghetto con 1,5 euro permette l’attraversamento in meno di 10 minuti ed il risparmio di oltre 40 chilometri. Sostiamo brevemente nel centro di Podgorica, capitale del Montenegro, con la sua architettura ancora socialista ed i negozi con le firme italiane e poi di nuovo in moto verso il confine con l’Albania. Ci fermiamo in un bar trendy con poltrone in simil vimini, e la birra ghiacciata è un’ottimo refrigerio dopo i primi 300 km. La simpatica cameriera ci osserva con un pò di curiosità, veniamo da lontano e siamo evidentemente viaggiatori allegri che non accettano compromessi.

“Claudio, stai solo attento alla testa !” è quello che mi dice il doganiere albanese restituendomi il passaporto e la carta verde non valida per circolare in Albania ma convinto che per il poco tempo che vi rimarremo dovremo stare sicuramente attenti al modo di guida spericolato e incosciente, peggiore solo in Kossovo come potremo constatare nei prossimi giorni. Alcuni chilometri di strada dissestata subito dopo il confine e la curiosità di alcuni abitanti al passaggio delle nostre moto, poi inizia la strada principale con la polizia che controlla tramite il telelaser la velocità fino ad arrivare alla periferia caotica di Tirana ed un enorme centro commerciale chiamato “Casa Italia”. Un ampio viale conduce direttamente alla famosa piazza di pianta quadrata delimitata ai lati dal palazzo dell’opera, quello della banca nazionale in puro stile fascista, alcuni ministeri ed il palazzo del congresso sormontato da uno splendido mosaico socialista che rappresenta le varie classi sociali presenti cinquanta anni fa in Albania: il soldato, il contadino, il burocrate, lo studente, l’operaio, la massaia ed il muratore. Al centro lo spazio occupato dal piedistallo della statua ormai rimossa di Hoxha è desolatamente vuoto. Due giovani e sorridenti impiegate ci accolgono alla reception dell’hotel, situato in uno degli angoli della piazza e con i suoi 15 piani fino a poco tempo fa considerato uno degli edifici più alti dell’intera Albania e incredule ascoltano il nostro percorso effettuato in un solo giorno per arrivare a Tirana, attraverso differenti stati balcanici. Piacevoli sono i dintorni della piazza, dove andiamo per un aperitivo e per la cena a base di carne alla griglia ai margini del parco cittadino Rinia frequentato da famiglie con i bambini che giocano sull’erba ben tenuta. Moltissimi sono gli albanesi che parlano l’italiano e sono ben felici di poterlo parlare con noi spiegandoci anche il loro astio verso la vicina Grecia che oltre ad essere stata paese invasore aveva chiuso le frontiere negli anni dell’esodo successivo al crollo dell’ex Yugoslavia, sparando su coloro che volevano entrarvi, al contrario dell’Italia che fin dal 1991 aveva accolto le barche ed i gommoni stracarichi di disperazione e speranza.



Domenica 31 Maggio

La terrazza dell’hotel dove consumiamo una buona prima colazione è un ottimo punto di osservazione anche alla mattina presto di domenica del passaggio di auto, autobus e pedoni: assistiamo pure ad uno scippo in diretta da parte di uno zingarello che ha strappato nel bel mezzo della piazza la collana dal collo di una anziana vestita di nero che stava passeggiando insieme ad un gruppo di altre anziane vestite di stesso nero che hanno tentato una timida ma rassegnata reazione, non aiutate da nessuno. Quando siamo partiti il gruppo di anziane era ancora nello stesso punto della piazza e stavano ancora commentando l’accaduto mentre la vita continuava a scorrere accanto a loro. Percorriamo un largo viale che dalla piazza arriva fino all’università e costeggia la famosa “piramide”, il mausoleo voluto dal dittatore Enver Hoxha, ed ora con poca manutenzione destinato a sede di mostre artistiche temporanee. Sia l’università, che sembra la copia del palazzo dell’Eur a Roma, che il vicino stadio di calcio sono stati edificati nel periodo italiano e sono tuttora in ottime condizioni ed utilizzati.
Puntiamo la moto in direzione Nord e attraverso colline coltivate a frutta e verdura e qualche raro paese con case costruite senza nessuna regola urbanistica tutte comunque dotate di antenna parabolica per iniziare poi a salire verso il confine con la Macedonia. Il percorso a nord di Tirana verso la Macedonia è splendido, con strade che corrono lungo ripidi dirupi e scenari molto ampi di valli e montagne lontane. Ad un certo punto si giunge in vista ad una vallata con un’enorme fabbrica anni ’70 grande come una media città, e apparentemente rugginosa, ai margini della città di Elbasan. Passato il bordo di questo insediamento si risale una montagna verde di conifere e dal culmine roccioso. La strada si sviluppa sinuosa tra montagne verdi ed inesplorate per aprirsi quasi all’improvviso davanti al lago Ohrid, confine naturale tra i due stati. L’ultima immagine che ci portiamo via dell’Albania, Shipteria “il paese delle Aquile” sono gli innumerevoli bunker di cemento armato disseminati come funghi sulle pendici delle montagne di fronte al lago, fatti costruire per evitare un’eventuale invasione dagli stati confinanti ed ora completamente in disuso, circondati da greggi di pecore e vegetazione rigogliosa.

Qualche battuta amichevole sulle squadre di calcio italiane ed il pagamento dell’assicurazione temporanea di 15 euro per chi non ha la carta verde valida per questa nazione, e siamo già in Macedonia, ora FYROM – Former Yugoslavia Republic Of Macedonia, con i cartelli stradali che ci accolgono anche con i caratteri cirillici, retaggio di culture diverse ma non particolarmente recenti. Le rovine del castello di Ohrid e la vicina chiesa ortodossa di Santa Sofia sono da ricordare per l’ampio panorama che offrono del lago e dei suoi dintorni montuosi e le venditrici ambulanti di patetici ricordi prodotti in Cina che ci cantavano i ritornelli delle canzoni italiane, perché la vicina cittadina turistica ha solamente meritevole un polverosa passeggiata lungo il lago stesso. Imbocchiamo facilmente una moderna autostrada poco frequentata ma con ben 3 stazioni di pagamento pedaggio per l’equivalente di 0,50 euro per volta negli 80 chilometri che percorriamo per arrivare fino a Skopje, dominata da una collina con una enorme croce cristiana sinistramente illuminata di notte e dalle rovine del castello medioevale dall’altro lato del fiume Vardar che l’attraversa. Una delle poche attrazioni di questa città è l’antico ponte in pietra che dalla piazza Macedonia, il centro commerciale e turistico, porta verso la zona delle moschee con alti minareti. La domenica sera in piazza, complice il bel tempo atmosferico, c’è un concerto gratuito di musiche tradizionali e moltissimi giovani dalla vicina zona pedonale brulicante di bar frequentati per l’aperitivo si spostano verso la zona del concerto passando vicino ai ruderi della vecchia stazione ferroviaria, ora sede del museo della città, ed altra attrazione turistica insieme alla casa dove era nata Madre Teresa di Calcutta, poi missionaria in India. La gente si accalca allegra intorno agli artisti di strada, bancarelle vendono hot dog e zucchero filato, la musica hip hop o pop locale domina. Non fosse per le scritte in cirillico potrmmo essere in una qualsiasi città austriaca o tedesca, magari della ex Germania est. Cena eccellente nel ristorante Stara Kuk vicino all’hotel arredato in modo rustico di cui però siamo però gli unici frequentatori dei saloni.

Lunedì 1 Giugno

Visitiamo il castello di Skopje con la gioventù locale che lo sta pazientemente restaurando e come tante formichine portano con carriole il materiale già dalla mattina presto in un silenzio quasi irreale, e poi ancora pochi chilometri di strade anonime e siamo alla frontiera con il Kossovo. Anche qui ci vogliono 15 euro a testa perché nessuna assicurazione internazionale copre questa nuova repubblica in cui c’è ancora una forte presenza militare da parte della forza internazionale dell’Onu con gli eserciti delle varie nazioni che si incrociano nei loro ingombranti e lenti mezzi corazzati lungo l’unica strada mal tenuta. Soprattutto non esistono regole per il traffico e per tutta la circolazione stradale in genere vale la legge del più grande: camion, autobus, furgone, auto, moto, bici ed infine buon ultimo il pedone ! Evitiamo Pristina e, piegando subito dopo la frontiera verso ovest, percorriamo un bel passo che superiamo e in discesa ci dirigiamo verso Pec con il suo sterminato Campo Italia che rovina di cemento e plastica le pendici di un intero versante di una bassa montagna alla periferia di questa città piena di polvere e strade sconnesse in perenne manutenzione. Forti i contrasti nei centri abitati incontrati: nella cittadina di Prizren sembrava di essere ad Istanbul con gli anziani con il fez conico bianco, le donne completamente velate, le vetrine dei negozi con le tipiche specialità alimentari e soprattutto l’abbigliamento che si può trovare solo in riva al Bosforo, dominato dai minareti delle moschee costruite nella piazza principale ed il canto lamentoso quasi continuo del muezzin.
Rientriamo verso il Montenegro con una dogana in mezzo alle montagne e passi montani al di sopra dei 1500 metri di quota: rare le case di agricoltori e pastori in questi paesaggi quasi dolomitici. Allunghiamo la strada per Podgorica scegliendone una segnata sulla mappa come minore ma panoramica e ne restiamo entusiasti: nei 50 chilometri di curve in salita e veloci derapate in discesa in mezzo ai boschi fitti di lecci e castagni, non incontriamo una sola autovettura ! Forse siamo i primi motociclisti italiani ad avere attraversato quella strada, almeno in questo secolo, si direbbe dallo sguardo sorridente del contadino che accompagna la mucca lungo la stradina, con cui scambiamo quattro parole in inglese, non compresi.
Alloggiamo a Podgorica presso il centrale Hotel Crna Gora (che sta per Montenegro) per 70 euro inclusa la prima colazione, insieme alla squadra di calcio nazionale del Montenegro al completo, e nell’attesa dell’ora di cena proviamo in alcuni locali dei dintorni le differenti marche di birra.
Cena nel lussuoso salone delle feste dell’hotel arredato con tappeti e broccati polverosi, insieme a qualche raro avventore, e con camerieri in livrea: per meno di 25 euro a testa riusciamo a provare differenti piatti di carne alla griglia e pesce d’acqua dolce appena pescato annaffiato da generoso vino locale.

Martedì 2 Giugno

Partenza di buon ora verso la Croazia, pioggia battente dalla periferia di Podgotrica che ci accompagna per buona parte del viaggio non facendoci apprezzare la strada costiera con le lunghe isole di fronte. Prima di Spalato riusciamo a percorrere un centinaio di chilomerti sulla nuova autostrada con traffico inesistente.
A Spalato abbiamo tempo per visitare il centro storico ben tenuto subito fuori dal porto ed il grandioso palazzo di Diocleziano prima della partenza del traghetto di rientro verso Ancona previsto per le 21.00. Un’altra nottata sullo stesso mezzo del viaggio di andata e poi alle 6.30 sbarchiamo in Italia.

Percorsi dalla partenza da Milano e rientro 2526 chilometri, di cui almeno 900 in autostrada fino ad Ancona e ritorno. Nei Balcani, percorsi almeno 300 km sotto pioggia battente, l’ultimo giorno.

Moto utilizzate: Honda Africa Twin 750 del 2000
Suzuki GSF 900 del 1996

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