Discesa della strada della morte

di Massimo Gallizia – 
Fra un mese compio 75 anni e il modo migliore per festeggiare è fare un viaggio. Dove andare? Con chi? Lancio la proposta a mezzo Facebook per andare in Bolivia ed affrontare la discesa della “Strada della morte” in mountain bike. Unico ad accettare è l’amico Glauco, quarantenne residente in Perù. Detto fatto ci organizziamo prenotando passaggi in pullman sia per le andate che per il ritorno, prenotiamo anche la discesa con la “Gravity” . Unica discordanza è che al ritorno Glauco va direttamente a Lima per aspettare suo padre che viene dall’Italia, mentre io mi fermo ad Arequipa per un trekking di tre giorni al Canyon del Colca. Viaggiamo in scioltezza fino ad Arequipa dove ci fermiamo alcuni giorni. 


Glauco non conosceva ancora la “Città Bianca” e abbiamo così l’opporunità di visitare a fondo il Monastero di Santa Catalina, i dintorni della città, il museo dove sono raccolti i resti dellala giovane principessa Juanita immolata a non so quale Divinità Inca e naturalmente i vari ristoranti e discoteche. Ripartiamo per Puno sul lago Titicaca, il passaggio della frontiera con la Bolivia ci porta via abbastanza tempo, in ogni caso un taxi collettivo rapidamente ci porta sino alla capitale La Paz. Alloggiamo in uno dei migliori alberghi della citta´ situato nelle vicinanze dellasede Gravity, il cambio e`decisamente favorevole e ce lo possiamo permettere. 

bolivia bici

Una volta sistemati e fatta una sospirata doccia, andiamo a prenotare la discesa. Una parentesi si rende necessaria, la Gravity é l’agenzia senz’altro piú cara di quelle che operano in concorrenza, diciamo il doppio di quanto richiedono le altre. Dispone peró di una esperienza e di un’organizzazione eccellenti. Decidiamo di fare la discesa alla domenica, giorno meno trafficato in quanto i giovani nei giorni festivi preferiscono frequentare le discoteche. Partiamo alle sette del mattino con il pulmino della società, la quasi totalità dei partecipanti non supera i trent’anni. 



I veterani siamo noi due Italiani. A turno ci presentiamo al resto del gruppo ed ognuno declina età, professione, preferenze e tendenze, provocando l’ilarità degli altri. Quando tocca al sottoscritto, esordisco confessando oltre agli anni e le caratteristiche fisiche, il fatto che mi piace bere, mangiare ed in ultimo che mi piacciono le donne. Guadagno un lungo e sostenuto applauso. Arriviamo infine al punto di partenza situato a 4750 meri, poco meno del nostro Monte Bianco. 

strada della morte
Una laguna dalle acque limpide e di color azzurro raccoglie le acque dovute allo scioglimento delle nevi circostanti e contribuisce ad abbellire il panorama. Scarichiamo le bici che nulla hanno a che vedere con quella che mi sono fatto preparare per il mio allenamento. Sono degli autentici pesi massimi con un’efficienza pari a quella di un carro-armato. Inforco il mezzo e faccio i primi approcci sul terreno in riva al lago. Subito penso che ho fatto assolutamente bene ad allenarmi tutti i giorni per due mesi. Finalmente tutti i velocipedi sono scaricati, facciamo circolo intorno al capo delle guide che ci elargisce i consigli del caso: imboccata la “Strada della Morte” viaggiare tassativamente alla sinistra e sorpassare a destra, non superare le guide lungo il percorso ecc. ecc. Bene, ci mettiamo in cammino. Il primo tratto su strada asfaltata permette una velocita  sostenuta, la bicicletta data la truttura é stabile. Giungiamo all’ inizio della fatidica strada e paghiamo il balzello dovuto (se le inventano tutte per spillarti quattrini) ed iniziamo il percorso su sterrato. A lato della strada profondi e scoscesi dirupi ti consigliano di stare lontani dal ciglio. 


Presa confidenza con il mezzo, ognuno viaggia alla velocità che la sua esperienza gli permette. Il sottoscritto, dato lo spirito agonistico che sempre mi ha accompagnato, incomincia a pedalare con lena distanziando la maggior parte del gruppo, preceduto solo dai piu giovani e gagliardi, non parliamo poi del quarantenne Glauco relegato alla retrovie. Si transita sotto a cascate che sembrano più ad un velo da sposa mosso dal vento che a cascate vere e proprie, diciamo esagerando che sembrano un autolavaggio. Un piccolo torrente non ci ferma e dimentichi delle raccomandazioni delle guide, distanziamo anche loro. Un giovane statunitense visto che voglio superarlo mi stringe alla destra, cerco allora di superarlo alla sua sinistra e mi spinge verso il bordo della strada sull’orlo del precipizio A questo punto lo allontano colpendo con il piede la sua biciletta. Colto alla sprovvista sbanda leggermente, quanto basta per superarlo e gettarmi a rotta di collo per la discesa.

strada della morte in bici
Mi raggiungerà solo quando la strada inizia a salire ed i miei polpacci non reggono il confronto con i suoi. Giunti alla fine del primo tratto dove ci si ferma per riposare cercherà di innescare la lite, ma un sorriso e la mano tesa in senso di amicizia troncheranno il tentativo. Il fondo del canyon che costeggia la stada per tutta la sua lunghezza, 64 km per inciso, è cosparso dei rottami dei mezzi precipitati, le croci a memoria di quanti sono periti lungo il percorso non si contano, fortunatamente ora la strada è percorsa quasi esclusivamente da gruppi di ciclisti, e detto ad onor del vero non presenta pericoli di sorta. Ê comunque una bella gita da fare fra amici e che esula dai percorsi classici. Una volta giunti al fondo una doccia cancellerà le tracce di stanchezza ed un pranzo ristoratore smorzerà i reclami provenienti dallo stomaco. Il ritorno sul pulman della Gravity vedrà i passeggeri stanchi con gli occhi propensi a chiudersi con il pensiero che ripercorre la spaventosa Strada della Morte.

Massimo Gallizia
Avenida la Rivera 750 Huanchaco – Trujillo
Perù

 

 
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