Budapest, essenza dell’Ungheria

di Marco Marmotti –
“Budapest è la più bella città del Danubio; una sapiente auto-messinscena, come Vienna, ma con una robusta sostanza e una vitalità sconosciute alla rivale austriaca. Budapest dà la sensazione fisica della capitale, con una signorilità e un’imponenza da città protagonista della storia”. E’ in questa  frase di Claudio Magris che è racchiuso, forse, tutto quello che si potrebbe raccontare di Budapest. Una città d’acqua priva uno sbocco al mare ma con la presenza di un fiume che non è solo un fiume. Perché il Danubio rappresenta per Budapest soprattutto la grande separazione fisica e storica delle due città: la vecchia Buda, con sua  tranquillità di cartapesta ridotta a «città-spettacolo» da esibire al turismo e la Mitteleuropea Pest tra i negozi di souvenir e le spudorate luci dei nuovi casinò per turisti occidentali. Cinque sesti di Vienna si trovano a sud-ovest del Danubio; ci si può fermare mesi a Vienna senza essere consapevoli della presenza del flusso d’acqua. Budapest invece viene da questo divisa in due parti separate in alcuni punti anche da 800 metri di distanza. Quel fiume, per Budapest, ha un fascino insuperabile. E’ sempre presente nella città, ne è la vita stessa, anche se può definirsi tutto tranne che blu, anzi diciamo decisamente beige.

L’impressione che dà Budapest a prima vista è quella di una città perennemente alla ricerca del proprio destino, incapace di lasciarsi completamente alle spalle un paio di secoli di sottomissione coatta. E’ anche difficile capire quanto sia rimasto della dominazione russa nello stile di vita e nella cultura degli ungheresi. Probabilmente c’è stata una rimozione. I russi sono stati considerati sempre degli occupanti. Le tracce più visibili sono, invece, quelle dell’impero austroungarico. 
Ma il vero temperamento ungherese ossia, quel passare repentinamente da una situazione di cupo pessimismo ad un’improvvisa fame di vita, si riconosce facilmente in ogni angolo della città.

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Budapest ha vissuto un momento di splendore alla fine del XIX secolo e agli inizi del XX. Con la realizzazione di due grandi operazioni, il tracciato di Andrássy út e Nagykörút si dà inizio alle grandi trasformazioni della città. Questi e altri interventi hanno sicuramente modificato molti aspetti della città e sacrificato qualche elemento di valore, ma è questo l’aspetto di Budapest che viene difeso ancora oggi. Dopo questa iniziativa, Budapest ad oggi non ha più avuto alcun progetto di politica urbanistica degno davvero di una capitale. Certo, nel 1900 la differenza tra Buda e Pest erano maggiori rispetto a quelle di pochi anni più tardi e molto diversa dalla fisionomia odierna. Questa voglia di cambiamento e di rinascita si coglie ovunque: dalle luminose insegne dei negozi, alle eleganti facciate delle case in centro appena ristrutturate, passando per le nuove aree di periferia dove non si respira più l’opprimente e grigia atmosfera di venti anni fa. Le più importanti griffe della moda occidentale hanno posizionato i loro atelier in viale Andrássy, spuntano come funghi nuovi caffè che si rifanno alla tradizione dei locali di fine Ottocento, aree pedonali, boutique hotel e decine di ristoranti, club e bar di tendenza, che sono lì a testimoniare la velocità con cui la capitale ungherese ha accorciato le distanze dalle principali metropoli europee. Non a caso la Banca Mondiale, il più importante organismo internazionale per la ricostruzione, aveva indicato Budapest come un modello da seguire per i paesi emergenti reduci da regimi totalitari.



La rinascita, naturalmente, ha lasciato molto spazio anche alla speculazione. Più che altro sembra che invece di una strategia comune ci siano solo singole idee che cambiano da un anno all’altro, gli impulsi allo sviluppo sono generalmente sporadici.
Un altro problema da non sottovalutare è il fatto che in questi ultimi anni l’aria a Budapest è risultata dannosa per la salute dei suoi abitanti per circa cento giorni l’anno. La causa dell’inquinamento atmosferico è rappresentata, in gran parte, dagli scarichi delle automobili. Ma questo problema è correlato con il fatto che gli spazi verdi in città sono alquanto ridotti: nelle zone centrali, c’è solo mezzo metro quadrato di verde per abitante, una percentuale veramente bassa. In ogni caso, nel bene e nel male, oggi Budapest rappresenta l’essenza dell’Ungheria in sé. Se in Italia Roma è la capitale, ma Venezia è già diversissima, qui senza Budapest l’Ungheria non avrebbe alcuna identità. C’è “Budapest” e poi il resto, “il paese, la campagna”, che sono tutte le altre regioni dell’Ungheria.
I casini di questo staterello in realtà sono ancora tanti: dall’ingresso nell’Unione Europea, l’unica cosa ad essere diventata davvero di respiro europeo, sono stati i prezzi. Infatti i prezzi nei supermercati sono identici a quelli italiani mentre la tecnologia è molto più costosa. Eppure i problemi economici di Budapest non sono pochi. Si calcola che un abitante su tre viva sotto il livello di minima esistenza. Ma se i salari ungheresi sono la metà che in Italia, direte voi, come fanno a campare gli ungheresi? Ovvero, mi domando io, tutti quelli che a Budapest girano con macchine da centomila euro e hanno ville da star del cinema sulle colline di Buda, quale attività svolgono? Mi limito ad una profonda riflessione… sarà forse che, esattamente coma da noi, il 50% del reddito imponibile non viene dichiarato?
Comunque, sono migliaia gli ungheresi che vivono per strada, arrabattandosi con lavori occasionali e la maggior parte non riesce a trovare posto neanche nei dormitori. E infatti i barboni si accalcano sui cartoni, avvolti nelle coperte di lana, davanti ai centri commerciali e nei sottopassaggi della metropolitana. Budapest è davvero la città dei contrasti. Negozi di Gucci e mendicanti davanti alle vetrine…

Le difficoltà economiche – comunque relative e probabilmente momentanee – si innestano nel quadro di una più ampia debolezza politica, riflesso della scarsa “qualità democratica” del sistema politico ungherese. La vita politica ungherese è infatti caratterizzata dal continuo emergere di casi di corruzione a tutti i livelli, di distorsione di fondi pubblici, speculazioni, abusi di potere.
Parlando di cose più frivole, Budapest ha una particolarità: è ricca di sorgenti termali. L’acqua termale fuoriesce da centinaia di sorgenti naturali. Nella capitale si può scegliere quindi tra decine di stabilimenti di acque curative, tra cui anche bagni turchi. Una risorsa strategica che consente alla capitale ungherese un vantaggio competitivo rispetto ad altre destinazioni urbane. Non a caso gli ungheresi amano per tradizione portare le loro panze obese alle terme. Un’esperienza mistica per alcuni, da evitare accuratamente per altri. Personalmente non capirò mai cosa i turisti ci possano trovare di così interessante. Come in tutti i bagni, entri e un caldo infuocato ti entra nei polmoni. Poi resti lí e sudi insieme a questi arzilli vecchietti che girano allegramente nudi facendo le loro abluzioni. Mah…

I trasporti pubblici funzionano molto bene. Quella di Budapest è la seconda metropolitana più antica al mondo e la prima dell’Europa continentale. Le scale mobili sono velocissime, ai limiti della sicurezza, e non permettono distrazioni di sorta. I biglietti devono essere convalidati all’ingresso presso le macchinette arancioni, prima di poter accedere alla zona interna e devono essere conservati fino all’uscita dalla stazione. Al momento della convalida viene stampata la data e l’orario, insieme al nome della stazione. I biglietti sono controllati in maniera a dir poco maniacale dai controllori, che generalmente si posizionano all’entrata o alla fine delle scale. Se si cambia metropolitana, inspiegabilmente, si deve timbrare un nuovo biglietto. Vi consiglio vivamente, di fare l’abbonamento per tutto il periodo della vacanza.
Ma adesso alcune informazioni pratiche…
Per arrivare in auto dall’Italia il percorso più breve e comodo è quello che da Trieste passa per la Slovenia: si arriva a Budapest in circa 5 ore senza mai uscire dall’autostrada e senza alcun confine. Seguite il percorso Trieste, Lubiana, l’A1 fino a Maribor per poi proseguire in direzione dell’Ungheria (Pince). Entrati in Ungheria si prosegue verso Letenye e poi M7 fino a Budapest. E’ utile dire che in Ungheria è il contrario che in Italia: le strade statali hanno la cartellonistica verde, le autostrade quella azzurra e sono precedute da una M (M1 Vienna, M7 Slovenia, quella che prendete voi se venite dall’Italia etc.). Ultima indicazione: non tutti i navigatori satellitari funzionano o sono aggiornati, meglio non fidarsi troppo e seguire i cartelli…
Lungo quasi tutte le strade di Budapest, dal lunedì al venerdì, dalle ore 8:00 alle 18:00, il parcheggio è a pagamento e i prezzi sono da rapina.

La lingua ungherese è la più difficile lingua del mondo. Appartiene al ceppo uralico ed è pertanto geneticamente estranea alla maggior parte degli idiomi europei: pensate, tanto per farla facile, esistono 12 vocali. La caratteristica più apprezzabile sono comunque certi sardismi, che possono solo far sorridere. Ad esempio, “Lei è una bella ragazza” va invertita nell’ordine delle parole e si dice più o meno “Una ragazza bella lei è”.
Budapest pullula di italiani. Sarà una coincidenza ma l’Ungheria è anche il paese in cui ho visto le ragazze più belle del mondo. Visi eleganti e corpi da top-model. Peraltro Budapest, patria di Cicciolina ed Eva Henger, eroine dell’hard nostrano, non tradisce affatto la fama di capitale europea del sesso. E tutto questo, ovviamente, costituisce anche la più famosa trappola che Budapest prepara nei confronti degli ingenui turisti occidentali: è ormai famosa la rete di adescatori e adescatrici in cui ci si imbatte passeggiando per la città. In Vaci Utca, in particolare dal tramonto in poi, è facile incrociare gli sguardi ammiccanti di qualche giovane fanciulla. Il loro unico scopo è quello di trascinare i ragazzi in qualche bar “complice”, per bere drink a prezzi da capogiro. Cosa che del resto accade anche in Italia, ma forse a prezzi molto più ragionevoli! Questi fatti sono ormai di dominio pubblico, molti turisti un po’ sprovveduti hanno dovuto far strisciare la carta di credito per uscire tutti interi dal locale. L’ambasciata americana diramò tempo fa persino un comunicato con una sorta di black list dei locali da evitare attentamente. Comunque, sappiate che le donne di Budapest hanno una bellezza raffinata e non hanno per niente l’aria di donne che si conquistano facilmente.

Il parco delle statue è un luogo, molto fuori città, pubblicizzato su tutti i depliant che danno a Budapest. Le statue in realtà non hanno alcun valore artistico. Diciamo che gli abitanti di Budapest sono stati furbi: mentre tutti i paesi dell’Est hanno approfittato della fine del Comunismo per buttare giù le statue sfogando sul marmo decenni di frustrazioni, qui hanno fatto di meglio. Hanno trasformato questi colossi in un ottimo strumento di sfruttamento della memoria, per quanto brutta possa essere. Hanno quindi messo insieme tutte le statue che rappresentano le grandi figure del comunismo (Marx, Lenin, Stalin, Bela Kun) insieme ad anonimi soldati liberatori dell’ex Urss e hanno creato un Memento Park del comunismo. Se non vi basta guardare in faccia i “compagni” ma volete portarvene a casa un pezzettino, potete anche comprare memorabilia degli anni della Guerra Fredda (spille, spillette, magliette, sigarette d’epoca). Tenete presente che arrivare, visitare il luogo e tornare indietro ci vuole almeno mezza giornata.
A Nyugati tér, proprio adiacente alla stazione, vi è un magnifico locale con soffitti novecenteschi costruito da Gustave Eiffel. Da non perdere! Infondo, non è che capiti tutti i giorni di mangiare in un McDonald in stile art nouveau…
L’Hotel Hilton di Budapest si trova accanto al bastione dei Pescatori ed alla chiesa San Mattia, in mezzo al quartiere del Castello. Può essere definito senza mezzi termini una sorta di lussuoso e mostruoso scempio edilizio!
C’è un’isola sul Danubio che si chiama Margitsziget, ovvero l’isola di Margherita. E’ un posto incantevole, interamente chiusa al traffico e senza costruzioni, ad eccezione di impianti sportivi. Tante persone di tutte le età erano vanno lì a passeggiare al sole. Si vede da una parte e dall’altra il Danubio, quasi come un mare. Insomma, qui vale davvero la pena di farci un giretto, perché nei giorni di festa sembra proprio di fare “un dimanche après-midi à l’Île de la Grande Jatte”.
Per fare un po’ di shopping la maggior parte dei turisti si butta a capofitto nella zona commerciale di Vaci Utca. Niente di più sbagliato! E’ una vera e propria trappola per turisti, dove troverete tutto…molto più caro! Allontanatevi da questa zona e andate verso la stazione centrale oppure entrare in uno dei giganteschi centri commerciali, dove peraltro sembra di assistere a vere e proprie sfilate di moda offerte involontariamente (o quasi) dalle fanciulle locali…. Un altro posto segnalato dalle guide per fare degli acquisti è il Grande Mercato Coperto. Si tratta di un enorme mercato che si sviluppa su due piani. Numerosi artisti famosi ed ospiti esteri importanti ci comprarono dell’aglio o la paprika rossa davanti alle telecamere. A mio avviso decisamente poco autentico…. Il Salame Pick, buonissimo, lo potete comprare pure al supermercato. Per fare la spesa, vicino a Vaci Utca e precisamente a Deak Ferenc Ter (dove si incrociano le tre linee della metro) c’è un supermercato aperto 24h: prima o poi è impossibile non capitarci…
Serve l’inglese per Budapest? Ma no, tanto neanche loro lo sanno… ci si relaziona il più delle volte a mò di tarzan e jain…
Nel centro di Budapest non si trovano molti bagni pubblici che siano adatti all’uso. In caso di necessitá meglio usare, come al solito, il bagno dei fast food piú noti e quelli dei centri commerciali. Nella maggior parte dei ristoranti e dei caffé si può usare il bagno solo se si consuma qualcosa a meno che non si supplichi in ungherese, in tal caso potreste riuscirci anche gratuitamente. In caso di necessità non sono da scartare anche alcuni hotel piccoli o non troppo grandi che hanno il ristorante. In questa categoria si trova un bagno solitamente vicino all’entrata. I gabinetti di qualitá peggiore si trovano comunque nei sottopassaggi. La loro pulizia non é proprio definibile ineccepibile e inoltre si paga pure.
Per quanto riguarda le cose da vedere, oltre a quelle solite indicate dalle guide turistiche, ci sono anche bellezze meno evidenti: io consiglio il settimo distretto, che ha appunto una bellezza meno evidente. Dietro anonimi portoni trovi cortili e giardini molto curati, decorazioni particolari, piccoli gioielli architettonici. Tutta Pest è comunque seminata con fulgidi esempi di Art Nuveau.
Infine, è sicuramente da vedere l’edificio di viale Andrassy 60. Il silenzio che squarcia i muri di quella casa attraversa l’anima e la mente.

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