Capo nord e le Repubbliche Baltiche

di Giovanni Caradonna –

Dati di viaggio.
Periodo: 2 agosto – 24 agosto
Km percorsi: 10500 circa (da Firenze)
Moto utilizzata: Ducati Multistrada 1100S
Partecipanti: 32 persone e 19 moto. Moto: KTM 990 Adventure, Bmw R1200RT, R1200GS, F650, Yamaha FZS Fazer 1000, Moto Guzzi California, Ducati Multistrada 1100 e 1100S, Monster 750, Harley Davidson Electra Glide, Suzuki Bandit 1250, Kawasaki ZR-7.

Nota
Questo diario è stato scritto durante il viaggio, giorno per giorno. Al ritorno dal viaggio sono state aggiunte solamente le fotografie e sono state fatte solo alcune piccole correzioni al testo.
Capo Nord e Repubbliche Baltiche in moto

2 agosto – da Chiusa a Praga – 680km

La partenza per questo viaggio tanto desiderato è lì alle porte. I minuti prima della partenza sono dedicati alla colazione ed a un piccolo briefing per le ultime presentazioni e raccomandazioni. Alla colazione qualcuno già si conosce.

Il primo conto dei presenti dice subito che siamo 19 moto e 32 persone, organizzatori compresi. Su una Multistrada del gruppo c’è addirittura una coppia di ragazzi in viaggio di nozze! Bellissimo!

Il primo trasferimento può sembrare un po’ noioso, con la strada sempre dritta e monotona, però la sola novità di essere partiti per un viaggio così “importante” è in grado di movimentare tutta la giornata.

Il tempo è buono, solo un po’ freddo nel passaggio in Austria. Il traffico invece è intenso, in alcuni casi ci troviamo in mezzo a code anche molto lunghe, che fanno rallentare parecchio soprattutto i due furgoni più che il trenino di moto. C’è da dire che si tratta di un importante weekend di controesodo per i tedeschi, che quindi riempiono tutte le direttrici verso la Germania.

Il primo trasferimento serve anche a capire quali potranno essere i ritmi del gruppo, molto legati alle diverse tipologie dei partecipanti stessi. Da subito si nota che le pause sono decisamente lunghe, specie perché alcuni tendono ad allungare molto la sosta invece di ripartire con il gruppo.

Dopo circa 680km di marcia quasi completamente autostradale finalmente siamo a Praga. L’hotel è veramente di alto livello, e dopo pochi minuti per l’organizzazione del gruppo, siamo già ognuno nella propria camera a goderci il primo meritato riposo. In serata andiamo subito a visitare la città. Pensando a Praga la mente va subito alla Torre dell’antico orologio, veramente molto bella (figura 1), ma alla fine il suo famoso carillon si dimostra un po’ una delusione. Viceversa la città è veramente bellissima, la piazza centrale lascia a bocca aperta per la sua bellezza, specie quando di notte è illuminata dalle luci che vengono proiettate sui monumenti.

3 agosto – Praga

Il risveglio nell’hotel è un’occasione in più per notare quanto alto sia il suo livello ed anche la colazione che propone. L’intera giornata è dedicata alla visita della città.

Inizialmente, appena arrivati in centro con la comodissima metropolitana (la fermata è vicina all’hotel e dista solo tre fermate dal centro), si genera un po’ di confusione per organizzarci su cosa vogliamo fare. C’è chi vorrebbe fare tour della città più completi e costosi, c’è chi invece preferisce andare da solo a piedi in autonomia. La libertà nel poter fare queste scelte porta il gruppo a dividersi in un gruppo principale più altri che decidono per soluzioni alternative.

Il gruppo principale resta di 19 persone, con l’idea di fare un tour guidato che attraversi i principali luoghi della città in pullman. Ci avviciniamo ad uno dei tanti banchi di strutture che organizzano giri in pullman. Dopo una trattativa di più di mezz’ora riusciamo a configurare un tour di 2 ore e mezza che ci porterà in giro tutti insieme, nell’orario che vogliamo, con una guida parlante italiano, e ovviamente al prezzo giusto! Alla fine la spesa è di 22€ a testa.

Il tour prevede una prima parte seduti nel pullman in giro per il centro città, ed una seconda a piedi al castello e al quartiere ebraico. La guida, un signore di Praga, è un po’ monotona però sembra ben preparata sulla storia e le abitudini del luogo. Questa visita è sicuramente la prima occasione perché il gruppo inizi a costruirsi ed unirsi. La città è veramente stupenda.

Finito il tour cerchiamo da mangiare, ma è un po’ tardi. Anche qui vengono fuori subito delle differenze tra i partecipanti. C’è chi preferisce accontentarsi dei panini, chi vuole invece il tavolo al ristorante. Finito di mangiare proseguiamo verso il famosissimo ponte Carlo (figura 3), l’unica cosa che ci resta da vedere e che non è inclusa nel giro guidato. Dopo questa visita più o meno tutti vogliono tornare in hotel per riposarsi e preparare i bagagli per la partenza del giorno dopo.

La sera è il momento per il primo dei nostri briefing quotidiani, ed è anche l’occasione per incontrare il secondo gruppo che viaggia verso Capo Nord un giorno dopo di noi, arrivato da poco. Questo secondo gruppo, viaggiando sugli stessi percorsi ma con un giorno di ritardo, lo possiamo incontrare tutte le volte che restiamo fermi almeno un giorno in un luogo. Nel secondo gruppo ci sono anche alcuni amici oltre al big boss Antonio. Durante il briefing vengono distribuite le polo a manica lunga e vengono ricordate alcune importanti regole per il viaggio dell’indomani. In particolare la necessità di stare uniti se decidiamo di viaggiare in gruppo, visto che nel primo giorno qualcuno tendeva a restare troppo indietro.

Appena finito il briefing andiamo tutti fuori a cena, i due gruppi uniti insieme. Troviamo un ristorante carino, in cui possiamo stare un po’ con gli amici. C’è un’atmosfera molto goliardica, le persone presenti sono molto contente e si divertono molto. Ci sono dei suonatori nel ristorante che ci intrattengono e ci fanno cantare. Una bella serata sia al ristorante sia dopo cena, quando ci avviamo verso la metro per tornare in hotel. Purtroppo, vista la stanchezza e visto che il giorno dopo dovremo partire presto, decidiamo comunque di andare a letto non troppo tardi.

4 agosto – da Praga a Varsavia – 610km

L’appuntamento di questa mattina è già alle 8, ci aspettano più di 600km da Praga a Varsavia. Questa volta siamo tutti in orario e riusciamo a muoverci all’orario previsto.

Il cielo è coperto e c’è un alto rischio di pioggia, però fortunatamente ancora per molto non pioverà! Dopo la partenza ci perdiamo quasi subito, perché la scopa deve chiudere il gruppo ma anche guidare i furgoni. È invece fondamentale che la scopa funzioni con due regole: non deve mai abbandonare il gruppo delle moto, quindi non deve fare da testa ai furgoni che seguono; deve fermarsi ad aspettare i furgoni in un posto a vista solo quando il gruppo si ferma tutto insieme in un posto nascosto.

Dopo la pausa per pranzare ripartiamo ma purtroppo uno dei partecipanti, mentre ripartiva dopo un semaforo rosso, cade praticamente da fermo. La caduta è apparentemente banale ma ha il braccio destro un po’ dolorante e, dopo una breve sosta per riprendersi, decide di continuare la giornata senza passeggero, per evitare ulteriori inutili rischi!

Proseguendo lungo l’itinerario arriviamo alla città di Wroclav dove, per una grossa deviazione temporanea, ci perdiamo di nuovo. Purtroppo non riusciamo più a sentirci per telefono perciò i due gruppi che si sono separati continuano da soli fino alla sosta per il pranzo. In realtà alcuni addirittura proseguono da soli a causa di numerosi semafori che frequentemente spezzano il gruppo.

Alla fine per fortuna ci ritroviamo tutti in un’area di servizio in cui ci fermiamo per mangiare. In quel momento passa una notevole perturbazione che porta una pioggia violenta con un vento molto forte! Non sarebbe stato possibile continuare in quelle condizioni, ma caso vuole che è proprio il momento in cui abbiamo deciso di fermarci per mangiare! Alla ripartenza, lungo la strada vediamo i resti del passaggio della perturbazione, con tantissimi rami spezzati lungo le strade e confusione ovunque.

Il resto del trasferimento è molto lento con un po’ di traffico vicino a Varsavia. Ancora una volta c’è qualcuno che tende a restare indietro più dell’accettabile, sia durante la marcia sia nei momenti di rifornimento!

Da notare che le strade della Polonia sono letteralmente tappezzate di rilevatori di velocità, simili ai nostri telelaser fissi. In alcuni punti capita di trovarne uno ogni 10 minuti. Non sembra che abbiamo flash e per fortuna la quasi totalità di questi fa le foto sul davanti dei veicoli, di conseguenza non costituisce un problema per i motociclisti.

Altra cosa curiosa sono le autostrade con i semafori e gli incroci a raso. È incredibile ma sulle autostrade, con due corsie e l’emergenza per ogni senso di marcia, si possono trovare gli incroci con altre strade e addirittura a volte i semafori, con conseguenti pericolosissime code improvvise!

Forse è una conseguenza di questo la sequenza di incidenti che si incontrano per strada! Abbiamo visto un furgone ribaltato sul lato della strada, poi una macchina per metà in un fosso e girata nel senso opposto a quello di marcia con il passeggero addirittura ancora seduto al suo posto!

All’arrivo in città troviamo il nostro hotel, il Marriott, in maniera molto semplice; si tratta infatti di un grattacielo con 40 piani (figura 4)! L’hotel è stupendo e lussuoso, peccato che ci creano qualche piccolo problema per loro questioni organizzative (ognuno dei partecipanti deve firmare una propria scheda di ingresso e il personale dell’hotel non riesce a trovarci il posto per i furgoni).

Dopo essere stati nelle camere per una sciacquata, usciamo tutti insieme per andare a mangiare in un posto vicino all’hotel con l’obiettivo di non fare troppo tardi. Tre di noi lasciano il gruppo dopo aver letto il menù perché preferiscono andare in centro a cercare qualcos’altro. Per tutti gli altri che restano lì è l’occasione ancora una volta per conoscersi meglio.

Rientrati in hotel facciamo una piccola visita all’ultimo piano per verificare se la vista da lassù sia davvero come promettono in hotel. Effettivamente da oltre 100m di quota il panorama notturno è bellissimo.

05 agosto – Varsavia

La giornata è interamente dedicata alla visita della città di Varsavia. Questo vuol dire per tutti potersi svegliare all’ora che ognuno ritiene giusta, senza particolari appuntamenti.

La colazione all’hotel Marriot è a dir poco imponente, hanno preparato tutto ciò che una persona desiderosa di cibo possa immaginare; l’unico vero rischio è quello di passarci troppo tempo, oltre ovviamente alla necessità di mantenere la linea!

Finita la colazione quasi tutti decidono di andare in centro a piedi, dato che l’hotel è distante circa venti minuti dalla città antica. Non essendo particolarmente estesa, la città vecchia è anche il punto dove alla fine ci incontriamo un po’ con tutto il resto del gruppo, decidendo poi di continuare tutti insieme. Le aspettative particolarmente basse su quello che avrebbe offerto la città di Varsavia forse alla fine hanno fatto sì che il risultato finale fosse la sensazione di una città per niente male da visitare.

Effettivamente non ci sono tante attrazioni, però la parte antica è gradevole, con la piazza centrale veramente molto carina (figura 5). C’è da dire che si tratta comunque di una città rasa al suolo durante l’ultima guerra, quindi quasi tutto ciò che è possibile vedere è una ricostruzione post-bellica.

Come sta capitando sempre più spesso il gruppo si dimostra molto omogeneo e molto divertente. A parte chi, per le più svariate esigenze personali, tende a rimanere da solo, quelli che restano sono decisamente affiatati e hanno una gran voglia di restare insieme anche se spesso le necessità sono molto diverse tra tutti. Purtroppo non mancano i primi piccoli disaccordi tra alcuni dei partecipanti ma rappresentano qualcosa di assolutamente limitato e più che normale per un gruppo così esteso.

Questa volta il pranzo lo facciamo comprando pane e affettati in un minimarket locale, e mangiando alla meno peggio su delle panchine ai bordi della strada. Può sembrare riduttivo, ma alla fine queste occasioni si dimostrano eccezionali per rafforzare le amicizie e divertirsi in maniera molto semplice.

Finito di mangiare andiamo a vedere la residenza estiva del re in un parco in cui alla fine, più che pensare all’aspetto storico ci soffermiamo a giocare con gli scoiattoli e ad ammirare la ruota ed il relativo corteggiamento di un bel pavone.

Ancora una volta il cielo è coperto e c’è un vento fortissimo, ma per fortuna la pioggia si fa attendere per parecchio. Una cosa curiosa in questa città è la quantità impressionante di volantini, attaccati ovunque e poi di conseguenza sparsi per strada, con la pubblicità di donne molto “disponibili”. A parte il fatto che questo ovviamente genera nel gruppo uno scherzo continuo, è davvero impressionante quanti ce ne siano in ogni punto della città.

Al rientro in hotel qualcuno sperimenta con soddisfazione la piscina e la sauna, oltre che i lettini per sdraiarsi a riposare. La cena invece andiamo a farla in una steak house vicino all’hotel, dove l’unico grosso problema è che ci mettono ben più di un’ora e mezza per portarci da mangiare, facendoci fare molto tardi nonostante la sveglia per il giorno dopo sia prevista decisamente presto. L’indomani ci aspetta Vilnius, capitale della Lituania.

06 agosto – da Varsavia a Vilnius – 470km

Oggi trasferimento verso Vilnius, la prima capitale (nella direzione di marcia) delle tanto famose Repubbliche Baltiche! Il tempo durante il viaggio è stato sempre coperto ma di pioggia ce n’è stata veramente poca! Solo il freddo è stato un po’ inaspettato e ha costretto tutti a coprirsi più di quanto potessimo immaginare la mattina prima della partenza!

Tutto scorre senza particolari intoppi. Tra le cose particolari troviamo un distributore che vuole il rifornimento pagato in anticipo. Ovviamente ce ne andiamo, visto che è difficile sapere con le moto quanta sarà la benzina necessaria per fare il pieno.

A pranzo invece troviamo una pizzeria che, dalla reazione di chi ci lavora dentro, forse non ha mai visto 30 clienti tutti insieme. Ci mettono veramente tanto tempo a far pagare tutti e soprattutto a fare la pizza per tutti. In particolare la cosa che si nota è che c’è un tizio che corre come un matto per soddisfare tutte le nostre richieste mentre altri che sono lì insieme a lui sembra riescano a fare solo alcune cose, poi si fermano e restano in attesa. La pizza non è male però la sera è ancora nello stomaco quasi di tutti.

L’hotel a Vilnius soffre del confronto diretto con il Marriot di Varsavia del giorno prima, però non è così male! Peccato solo che le moto devono restare in strada, nonostante siano recintate con delle transenne. Un tizio dell’hotel fa anche capire che vuole qualcosa perché non succeda nulla alle moto durante la notte; comunque alla fine alle moto non è successo niente davvero.

Nella serata facciamo un giro in città. La cosa strana, capitata anche in Polonia, è che nei ristoranti o nei negozi il personale si comporta con i clienti in maniera distante anni luce da come capita da noi. Sembra che non sappiamo che sono i clienti a decidere delle loro sorti e tutto ciò che fanno sembra te lo facciano come un favore. La città non ha quasi niente però, come abbiamo notato in altre occasioni, è molto pulita e tenuta bene, per lo meno la parte centrale in cui ci sono i turisti. In città sembra che la ricchezza sia maggiore che nel resto del paese. Fuori città invece la situazione sembra decisamente peggiore rispetto alla Polonia.

7 agosto – da Vilnius a Riga – 300km

In questo trasferimento da Vilnius a Riga il tempo è finalmente bello anche se fa sempre un po’ freddo. I circa 300km scorrono abbastanza velocemente e qualcuno inizia a volersi fermare per fare qualche foto, specie al confine tra Lituania e Lettonia. Una cosa curiosa è che qui le autostrade, simili alle altre di questi paesi, hanno anche le fermate degli autobus. La cosa strana è pensare alle persone che devono arrivare all’autostrada per prendere l’autobus.

Arriviamo a Riga verso le 14:30 ora locale (nei paesi baltici l’orologio va portato un’ora avanti), l’appuntamento è con tutti alle 16:00 già dopo pranzo. Il gruppo più folto va ad un Mc Donald’s dove però non accettano né le carte di credito né gli euro, incredibile! In una banca cambiamo 20 euro in moneta locale, il lat.



Nel pomeriggio facciamo una visita alla città, decisamente più carina di Vilnius e con qualcosa in più da vedere (figura 7), anche se non molto.

In particolare spiccano le ragazze veramente belle di questa città, alte e ben “formate”, anche se spesso vestite e truccate in maniera vistosa ed eccessiva. Verso le 18 torniamo in hotel per poter riposare un po’ fino all’appuntamento successivo, fissato per la cena.

In serata ceniamo in 20 in un ristorante in centro dove avevamo già prenotato nel pomeriggio. Mangiamo bene e il personale femminile è un bell’esempio delle bellezze locali. C’è anche un disco club al piano inferiore, vuoto dato che è ancora troppo presto, ma tutti decidono di tornare in hotel.

Sulla strada del ritorno in hotel uno di noi fa una battuta ad un gruppetto di ragazze che poi ci avvicina. In cambio di un pallone chiedono 5 lat e così inizia la trattativa. La stessa persona che ha fatto la battuta inizia con queste ragazze a scherzare, in maniera sempre più coinvolgente; alla fine, manco a dirlo, ci scappa anche qualche bacio e qualche “tastatina”. Memorabile la richiesta di pagamento di una di queste ragazze con carta di credito da strisciare nel décolleté. Le foto e le riprese sono un obbligo e testimoniano tutto l’accaduto.

La serata passa in maniera molto piacevole dopo l’evento delle ragazze, e tutti scherzano su ciò che era successo. Il rientro in hotel avviene di lì a poco, l’indomani è prevista la partenza per Tallinn con una tappa che ci farà costeggiare finalmente il mar Baltico.

08 agosto – da Riga a Tallinn – 300km

Per oggi, nel trasferimento da Riga a Tallinn, ancora una volta la giornata è ottima, fa quasi caldo perché tutti si sono organizzati per il freddo del giorno prima mentre alla fine fa più caldo del previsto. La tappa è di poco meno di 300km, ma facciamo un paio di soste in più per qualche foto lungo il percorso. In particolare alla prima vista del mar Baltico tutti hanno voglia di immortalare l’evento e ci soffermiamo sulla spiaggia per le immancabili foto di gruppo.

La strada è normale, molto dritta e non molto panoramica a parte il tratto lungo il mare. Fa impressione la distesa di betulle che per centinaia di km costeggia la strada. Una foresta continua! Altre foto al confine con l’Estonia e poi diritti in hotel. Il pranzo questa volta lo facciamo prima di arrivare in hotel, in un fast food accanto al distributore in cui facciamo benzina. Questo distributore tra l’altro è solo automatico e molti hanno difficoltà ad utilizzare la carta di credito con il pin per fare rifornimento.

Arrivati in hotel scopriamo che non è quello giusto. Nel road book è indicato quello dell’anno prima, mentre la prenotazione per quest’anno è in un hotel della stessa catena ma più in centro. Tra l’altro in questo modo è più semplice uscire a piedi per cenare ed andare in giro in centro.

Arrivati in hotel c’è la consueta distribuzione dei bagagli intorno alle 16, e poi il briefing intorno alle 17. Oggi è importante incontrarci al briefing perché la mattina dopo abbiamo il traghetto per Helsinki alle 8 e dobbiamo essere lì un’ora e mezza prima. Al briefing decidiamo anche di fermarci ad Helsinki per un paio d’ore, pur non essendo previsto nell’itinerario base, sempre che il tempo non sia troppo brutto. Purtroppo c’è ancora qualcuno che non partecipa ai briefing regolarmente e questo crea qualche difficoltà nelle decisioni di gruppo.

Concluso l’incontro corriamo a visitare la città, nota per essere la più carina tra le tre capitali baltiche. Ed effettivamente si dimostra tale. Due passi per le vie del centro (figura 9) e poi su alle mura del castello per qualche vista panoramica. Anche questa sera c’è un nuovo approccio con delle ragazze locali, e ancora una volta per opera della stessa persona! Questa volta però, sempre nelle risate di tutti, il tutto finisce presto e senza “premi”!

Per la cena il gruppo si separa in più sottogruppi, ma è curioso che poi ci siamo ritrovati in parecchi davanti all’hotel per le ultime chiacchiere della giornata. L’indomani c’è la sveglia presto e nessuno vuole fare tardi. Qualcuno ha mangiato l’orso per cena, e sembra che non sia proprio così facilmente digeribile!

Unico appunto di questa giornata è che ci sono alcune critiche agli organizzatori, però sembrano proprio fuori luogo rispetto allo spirito della vacanza di gruppo. Spesso infatti si spengono già con le risposte degli altri partecipanti. Fortunatamente quasi tutti vogliono divertirsi e sono in grado di accettare i piccoli compromessi necessari per poter andare avanti bene tutti insieme.

9 agosto – da Tallinn a Vaasa – 510km

Questa tappa è sicuramente quella con il trasferimento che prevede la partenza prima di tutti gli altri. Dobbiamo traghettare da Tallinn ad Helsinki, e poi proseguire in Finlandia per Vaasa. La partenza del traghetto è alle 8:00 ed è richiesto di essere al porto almeno un’ora e mezza prima per sicurezza. L’hotel ha preparato per le 5 un caffè per tutti ed un toast. Purtroppo all’ora concordata mancano ancora alcuni ritardatari, in più qualcuno il giorno prima non è nemmeno riuscito a fare il pieno di benzina a causa delle macchinette automatiche che non prendevano i pin. Fortunatamente poi tutto si risolve per il meglio e al porto arriviamo per tempo (figura 10).

Il punto diventa quindi capire qual è la procedura per imbarcarsi; rimbalziamo tra diversi uffici fino ad ottenere comunque in un tempo accettabile i biglietti per l’imbarco. Sulla nave alcuni corrono a dormire, visto l’orario della sveglia, altri cercano di fare colazione, altri ancora iniziano a girovagare per i negozi disponibili. Il traghetto è veramente molto bello all’interno. Poco dopo essere saliti ci ritroviamo con il solito gruppo più folto (circa 20 di noi) per due risate nel bar semivuoto, come del resto anche tutta la nave.

Arrivati in porto a Helsinki parcheggiamo le moto per un giro in centro. Come già detto, questo non è previsto nel programma ma, con una votazione al briefing della sera prima, abbiamo deciso di fermarci.

Effettivamente la città non offre molto e non ha molti monumenti da visitare (figura 11). Decidiamo allora di fare un giro nelle vie del passeggio locale, suggerite da un punto informazioni turistiche. Qualcuno in realtà va a visitare la chiesa nella roccia, della quale in diversi hanno sentito parlare, però alla fine non è risultata niente di eccezionale. La città invece colpisce ancora una volta per come è pulita e tenuta bene.

Dopo la visita, con un po’ di ritardo sulla tabella di marcia, ripartiamo per Vaasa, tappa di solo passaggio. Il viaggio, a parte il primo affaccio sul mar Baltico con le doverose foto di rito, riserva qualche piccola difficoltà perché il gruppo in varie occasioni si spezza. I motivi sono vari, a volte perché la vena artistica di qualcuno lo porta a immortalare qualche panorama o scorcio speciale, a volte per la necessità di indossare o togliere la tuta antipioggia, altre volte ancora per qualcuno che sceglie di procedere in maniera particolarmente lenta. Una prerogativa di questi trasferimenti è il forte sonno che ti assale specialmente dopo pranzo. La stanchezza infatti inizia a farsi sentire, e il pranzo sullo stomaco è sicuramente un suo alleato. Così diventa difficile restare svegli guidando con medie decisamente basse su strade che non hanno curve per centinaia di km!

L’arrivo a Vaasa è verso le 20, l’hotel è buono e la registrazione abbastanza veloce. Usciamo a piedi e cerchiamo un posto per mangiare ma il centro è veramente piccolo e deserto. Alla fine ci dividiamo, anche a causa dei prezzi davvero improponibili di alcuni dei pochi ristoranti aperti!

10 agosto – da Vaasa a Rovaniemi – 540km

Purtroppo piove già alla partenza da Vaasa ed il tempo non sembra promettere niente di buono. Senza rispetto di qualsiasi previsione si dimostrerà invece una delle giornate più belle, meteorologicamente parlando.

La tappa è di puro trasferimento, non c’è molto da vedere ma qualche scorcio notevole allevia la vista, con laghi o fiumi e le case di legno con i tetti spioventi. Anche il gruppo è abbastanza unito nel viaggio tranne alcuni rallentamenti di una moto in particolare, abbastanza anomali, che hanno finito per spezzare il gruppo stesso. Qualcuno finalmente è riuscito a vedere la prima renna su questo percorso.

La destinazione del giorno è Rovaniemi, sul circolo polare artico, paese di Babbo Natale. Il freddo inizia a farsi sentire, nonostante la giornata alla fine non sia stata per niente male.

Si tratta anche della tappa in cui è previsto il primo pernottamento in chalet. Il posto è a dir poco incantevole, una serie di casette in legno tenute benissimo immerse in un bellissimo bosco (figura 12). Dentro sono grandissime e attrezzate con lavatrice, asciugatrice e addirittura una sauna per ogni chalet. Per la prima serata in chalet l’esperienza è forte, deve essere organizzata una cena per 32 persone, dalla preparazione dei piatti fino a tutta la ricerca e disposizione di tavoli e sedie. Alla fine per fortuna tutto va bene, a parte forse un po’ di tempi lunghi. La sera fuori fa decisamente

freddo ed è pieno di zanzare, ma fortunatamente con l’avanzare dell’orario ne sparisce la maggior parte.

Ultimo spettacolo della giornata è la luce in cielo ancora visibile a mezzanotte. È veramente incredibile vedere che non esiste un’ora in cui il cielo diventa del tutto buio, e vedere a mezzanotte che all’orizzonte c’è ancora parecchia luce. Siamo al circolo polare! La serata è abbastanza affaticante però il gruppo sembra veramente unito e tutti si divertono molto. Chi è stato presente in altri viaggi a Capo Nord ha confermato che questa è un’annata notevole dal punto di vista dell’unione del gruppo. Infine sarà una nottata molto breve anche questa!

11 agosto – da Rovaniemi a Inari – 320km

Sveglia presto a Rovaniemi per la prima esperienza con la colazione di gruppo. Ci sono caffè e latte caldo per tutti. Ci sono pane e marmellate, biscotti, fette biscottate, yogurt, succhi di frutta e chi più ne ha più ne metta. Tutti sembrano gradire, siamo organizzati con un tavolo sulla veranda di uno chalet e la colazione in piedi per tutti. Il tempo tra la colazione e la partenza questa volta è molto più lungo perché c’è anche la necessità di risistemare lo chalet prima di partire.

La mattina fa molto freddo ma il tempo è buono, e sappiamo che non potrà essere così ancora per molto. Tutti si organizzano per indossare il massimo dell’attrezzatura per il freddo, ma dopo poco ci accorgiamo che purtroppo non basta! Infatti la sera all’arrivo c’è anche qualcuno che si organizza per comprare dell’abbigliamento aggiuntivo. Nei giorni successivi anche alcuni locali confermeranno che si tratta di un’estate particolarmente fredda anche per la Norvegia.

Subito dopo la partenza, 10km più a nord, ci fermiamo a Napapijri, il punto in cui passa il circolo polare artico dalla parte della Finlandia. Questa è anche la patria di Babbo Natale. Le foto di rito sotto il cartello del circolo polare ci prendono molto tempo e quindi decidiamo di fermarci per un’oretta. Il posto è una calamita per turisti, nonché un’imponente macchina raccogli soldi, però è carino e la sosta alla fine si dimostra molto piacevole. Qui tutto è a tema su Babbo Natale, con la sua casa, l’ufficio postale per spedire le sue letterine e tante altre cose. C’è anche la possibilità di fare con lui delle foto e di scrivere una lettera che verrà recapitata al destinatario per Natale! Inoltre ci sono decine di negozi di souvenir, ancora una volta molto molto cari!

Oltre a Babbo Natale l’altro tema, decisamente più scientifico, è che di lì passa il circolo polare artico. Oltre a una striscia in terra che lo rappresenta (figura 15) c’è il famoso palo che riporta i cartelli con le distanze delle principali città del mondo. Anche qui le foto si sprecano.

Il tour riparte verso nord, senza eventi particolarmente rilevanti tranne i primi veri incontri con le renne, che a questo parallelo iniziano ad essere veramente frequenti sui lati della strada e spesso anche sulla strada stessa. In varie occasioni riusciamo a fotografare sia animali singoli, sia in coppia sia in branco. Inoltre è davvero impressionante notare come, man mano che aumenta la latitudine, la natura diventi sempre più incontaminata, sembra di entrare in un parco naturale, dove sono gli uomini e le loro costruzioni ad essere in minoranza. I boschi poi sono infiniti.

Anche la sensazione di freddo cresce ed il Sole non è mai alto, con la conseguenza che il suo irraggiamento quasi non riscalda; forse per questo la percezione è di un freddo ben superiore a quello che c’è da noi alla stessa temperatura.

La destinazione è un paese minuscolo, su un bellissimo lago (figura 16) sul quale è possibile fare anche dei voli in idrovolante. È molto piacevole restare fuori fino a tardi ad ammirare una natura e dei fenomeni naturali così diversi dai nostri! Dopo la cena decidiamo infatti di fare un piccolo giro a piedi fuori e qualche foto ad un tramonto senza fine con dei colori che lasciano senza parole. Qui siamo ad un passo dal tetto del mondo, e domani saremo ancora più vicini!

12 agosto – da Inari a Capo Nord – 380km

Anche oggi l’ennesima partenza sotto un cielo ben coperto ma ancora senza pioggia. Poco dopo la partenza c’è anche un incontro ravvicinato con un folto gregge di renne, con decine di animali tutti riuniti insieme.

Prima di arrivare alla rupe negli ultimi chilometri cresce una voglia incredibile di affacciarsi lassù per coronare il sogno di una meta sempre desiderata. C’è stanchezza, fa freddo, piove, ma non è questo che interessa. Ora c’è solo la voglia di arrivare, ad ogni costo, in qualsiasi condizione. Prima di arrivare il panorama è tetro, alberi brulli, terreno pieno di rocce, gli unici animali sono le renne, e se ne vedono a centinaia. Alcune sono addirittura pericolose perché si buttano in mezzo alla strada all’improvviso. Sono tra l’altro animali molto curiosi, sembrano quasi interessati alle moto ed alle persone che si fermano per guardarle e fotografarle!

Questa è anche la prima giornata in cui il gruppo inizia a dividersi nelle tappe in moto. La punta di Capo Nord si trova su un’isola, Mageroya, alla quale si accede tramite un tunnel che passa sotto il mare. È molto particolare da attraversare perché si vede nettamente che c’è una parte in discesa e poi una in salita. Inoltre la temperatura nel tunnel scende parecchio, come succede spesso qui.

All’arrivo andiamo prima allo chalet per assegnare le camere e per la distribuzione dei bagagli, il posto è carino anche se molto piccolo. Si trova a un passo dall’ultimo bivio per capo nord, vicino ad un piccolo lago molto suggestivo.

Prima di cenare ci dirigiamo già verso la tanto sognata rupe. Il biglietto d’ingresso vale 2 giorni ed è tremendamente caro. Purtroppo, ma qui non c’è speranza di trovare niente di diverso, piove ed è brutto tempo. Nonostante questo l’emozione di essere lì non fa sentire né il freddo né i problemi legati al tempo.

Mille foto di ogni tipo alla rupe, al mappamondo, in mille posizioni diverse ma purtroppo senza moto. Oltre al famoso mappamondo lassù ci sono un negozio di souvenir, un cinema, una terrazza panoramica e poco più!

Finita la visita alla rupe torniamo in hotel per la cena, ma la testa pensa già a tornarci anche dopo cena, non fosse altro che per la speranza di trovare un tempo migliore. Ed effettivamente il tempo migliora leggermente, anche se di poco; lassù c’è ancora molta luce ed è quasi mezzanotte. Al ritorno in hotel ci aspetta una nebbia impressionante, da non vedere a 3m di distanza, e con il rischio delle renne c’è veramente da andare molto piano. Una moto va fuori dalla strada ma per fortuna poi si ferma e non succede niente.

13 agosto – da Capo Nord a Langfjordbotn – 320km

In questa giornata in capo al mondo la mattina è una mattina libera. Tutti chiaramente decidono di ritornare alla rupe, nella speranza di un po’ più di bel tempo per qualche foto e qualche panorama mozzafiato. Arrivati al cancello d’ingresso tutto è libero, nessun guardiano, nessuna sbarra. Guardiamo gli orari e ci rendiamo conto che lì tutto inizia alle 11:00. Il pensiero è uno solo, arrivare con le moto fino a sotto il mappamondo, per una foto che resterà impressa per sempre nella “carriera” motociclistica di tutti noi. Inizialmente siamo solo in 3, però con qualche telefonata arrivano anche gli altri dopo poco tempo; c’è da sbrigarsi, prima che arrivi il personale del luogo e ci faccia uscire!

Ognuno scatta quante più foto riesce ad inventare; ci sono quelle da single sotto il mappamondo, in pose più o meno da vincitori di sfide di altri tempi; ci sono quelle in coppia, più con le moto che con i propri fidanzati o fidanzate, ma ci sono anche quelle più romantiche; poi quelle ai panorami, anche se il tempo è migliorato solo un po’, le immancabili foto di gruppo e alla fine anche quelle creative con persone che sostengono il mappamondo in mano oppure ci si appoggiano con una spalla! Dopo tutta questa strada e l’impegno impiegato, il reportage fotografico è una sorta di sfogo per dimostrare a tutti quelli che sono rimasti a casa quanto importante sia la meta!

Ripartiti dalla rupe il resto della mattinata è dedicato a visitare i villaggi dei pescatori, molto carini e quasi deserti, come un po’ tutto quassù. Di conseguenza a breve ripartiamo in direzione Alta, dove a Langfjordbotn troveremo il nostro prossimo campeggio. Poco dopo la ripartenza ci fermiamo in un’area di sosta nella quale incontriamo il secondo gruppo in viaggio per Capo Nord, che in serata dovrà arrivare alla rupe. Sono passati tanti giorni dall’ultimo incontro con loro ed è un piacere ritrovare altri amici di avventura!

Nel pomeriggio ci avviamo verso il campeggio, è decisamente la giornata più fredda di tutta la vacanza! Tutti raccontano di non aver mai provato un freddo del genere anche con temperature molto più basse. L’attrezzatura invernale non è sufficiente, nemmeno con l’aggiunta di un pile o altro come hanno fatto in molti.

Il campeggio all’arrivo è un novità rispetto agli itinerari degli anni precedenti, e purtroppo non è all’altezza di ciò che abbiamo trovato negli altri paesi; inoltre inizialmente sembra non avere tutte le camere a disposizione ma alla fine riusciamo a sistemarci tutti per passare la nottata. Qualcuno è decisamente arrabbiato per questa sistemazione, ma per fortuna riusciamo a cenare tutti insieme in una grande sala ed a divertirci passando una bella serata. Mangiamo anche molto bene, finalmente possiamo assaporare quel salmone che da queste parti è una prelibatezza.

14 agosto – da Langfjordbotn a Tromsø – 230km

Al risveglio la mattina si dimostra ancora molto fredda ma forse un po’ meno del giorno prima. In ogni caso l’esperienza provata con quel freddo ci spinge tutti a coprirsi con più abbigliamento possibile!

Questa è anche la prima vera giornata di strade un po’ più guidate. Fino a Capo Nord si era quasi sempre trattato di percorsi praticamente rettilinei, mentre adesso iniziamo a costeggiare i primi fiordi norvegesi, di conseguenza le strade iniziano a piegarsi in belle curve e tornanti ed iniziano anche i vari saliscendi. Per un motociclista questo vuol dire un bel po’ di divertimento anche durante le lunghe tappe che caratterizzano questo viaggio! Il percorso non prevede attrazioni particolari, ma il paesaggio compensa l’assenza di soste con panorami difficilmente ritrovabili in altri posti in Europa.

15 agosto – da Tromsø a Svolvær (isole Lofoten)

Il giorno di Ferragosto è una giornata passata sotto l’acqua. Continuano le strade panoramiche e addirittura, tra una curva e l’altra, ad un certo punto compare davanti un arcobaleno stupendo, che diventa immediatamente oggetto di tantissime foto ricordo.

Il percorso prosegue regolarmente verso la destinazione prestabilita. Inizialmente è previsto di prendere un traghetto per approdare sulle isole Lofoten, come è sempre stato fatto negli anni precedenti.

In realtà dall’anno scorso a questo è stata ultimata una strada, con un paio di ponti ed un tunnel sotterraneo, che porta direttamente sull’arcipelago. In realtà ci accorgiamo di questa novità solamente sul luogo, quando qualcuno si dirige comunque a prendere il traghetto nonostante siamo già arrivati sulle isole.

Sulla scia dell’evento precedente scopriamo anche che per il traghetto che ci dovrebbe riportare sulla terraferma, previsto due giorni dopo, è stata eliminata la partenza della mattina. Resta solamente quella delle 16:00, ma è troppo tardi per tutto ciò che è previsto nella nostra tappa. Di conseguenza scattano le operazioni per individuare un’alternativa valida e la troviamo in un altro traghetto che parte poco indietro nel nostro percorso e che alla fine ci farà perdere solo un’ora circa. Per fortuna nello chalet in cui siamo per la notte sono appesi in bacheca tutti gli orari dei traghetti che dai vari paesi collegano le isole alla terraferma.

In questo posto ceniamo ancora una volta utilizzando due degli chalet assegnati al gruppo; l’indomani ci aspetta una giornata libera perciò il tema ricorrente riguarda le scelte su come passare un’intera giornata sulle isole.

16 agosto – Isole Lofoten

Per questa mattinata libera decidiamo quasi tutti di andare a fare un giro in barca attraverso questo arcipelago spettacolare, le isole Lofoten; siamo tutti tranne 3. Il giro previsto è di 3 ore in un fiordo. Prima di partire, con una lunga trattativa, riusciamo ad ottenere un ottimo prezzo sul biglietto del tour, sfruttando la dimensione notevole del nostro gruppo. Il battello per il giro è per 50 persone, e noi lo riempiamo quasi tutto.

Il giro inizia senza pioggia, ma purtroppo ben presto sarà proprio questa a condizionare il risultato dell’escursione; infatti siamo costretti a rimanere ben coperti e anche l’uso delle macchine fotografiche resta un po’ limitato per non rovinarle. I paesaggi visti restano comunque quanto di più bello di possa ammirare tra gli spettacoli che la Norvegia offre ai turisti (figura 20 e figura 21). Nel viaggio di ritorno al porto una serie di gabbiani inizia a seguire il battello, attratti dai pezzi di pane che qualcuno di noi inizia a mostrargli in una mano. Anche se poco collegato al paesaggio che avevamo intorno, il divertimento è garantito e un po’ tutti provano a sporgersi dal battello per vedere avvicinarsi alla mano un gabbiano in volo e prendere il pezzo di pane. Nel gruppo di gabbiani ad un certo punto compare anche un’aquila pescatrice. Ci avevano informato della presenza del rapace in zona, però non sempre c’è la fortuna di vederlo, mentre a noi è andata bene..

Una volta rientrati dal giro in battello è l’ora di pranzo; purtroppo le isole ed i vari paesi non offrono molto dal punto di vista dei negozi, ma questo forse è un bene; mangiamo degli ottimi panini e proseguiamo per il campeggio.

I paesaggi qui sono veramente stupendi, quasi irreali quando il Sole illumina il panorama anche in orari in cui da noi non è possibile vederlo. Oltre a questo c’è anche un fenomeno di marea impressionante, sale e scende con una velocità impensabile e, quando sale, si vedono proprio le onde di marea arrivare e non tornare indietro.

A parte pochi nel pomeriggio quasi tutto il gruppo va in moto fino alla punta ovest delle isole, la bellissima città di Å. Il percorso è bellissimo e i panorami sono stupendi, pure il tempo è decisamente buono e dà la possibilità di ammirare tutto nella pienezza dei colori di questi posti. Quei pochi che non seguono il gruppo restano in chalet per riposarsi.

Questo è anche l’unico altro giorno, dopo le capitali continentali, per potersi incontrare con il secondo gruppo. Con loro infatti decidiamo di cenare insieme; chiediamo al responsabile dello chalet se ci presta una sala da pranzo che normalmente rimane vuota, così riusciamo finalmente a mangiare tutti seduti comodamente intorno ad un tavolo normale. Purtroppo in questa serata si accende qualche piccolo battibecco tra i partecipanti al viaggio, ma per fortuna la cosa è molto limitata; in generale tutti i gruppi hanno solo voglia di divertirsi e questo passa sopra ogni discussione.

Finita la cena è davvero uno spettacolo quello che si presenta davanti agli occhi guardando il panorama delle isole di notte, con il cielo libero dalle nuvole; sono quelle immagini che restano impresse durante un viaggio e difficilmente poi possono abbandonare i ricordi di chi era lì ad osservarle dal vivo.

17 agosto – da Svolvær (isole Lofoten) a Mo i Rana – 400km

In questa tappa ci muoviamo dalle isole Lofoten alla località di Mo i Rana. Come già accennato, visto che è stata costruita la strada nuova sulle isole, molti dei consueti viaggi dei traghetti sono stati cancellati e così è anche per quello previsto inizialmente la mattina; l’unico viaggio restante parte alle 4 di pomeriggio ed è troppo tardi per noi. Per ripartire dobbiamo cambiare itinerario. Decidiamo di ripartire da un porto un po’ più indietro nel nostro percorso, che ci allunga in totale la tappa di circa 100km, però non è una grossa variazione.

Alla partenza dallo chalet, prima di arrivare al traghetto, si apre davanti ai nostri occhi una mattina ancora di un cielo incredibilmente nitido, e senza nessuno che circola sulle strade. Sugli specchi d’acqua che sono un po’ ovunque in queste isole si riflettono le montagne in una maniera talmente chiara e limpida che quasi non si riesce a capire dove finisce l’acqua e inizia davvero il monte. Stupendo!

Il traghetto ha un tragitto di un’ora, e come al solito è l’opportunità per fare due chiacchiere tranquille con tutti i partecipanti. Dopo il traghetto riprendiamo la marcia. Finalmente una vera giornata di Sole pieno, e senza che il freddo la faccia da padrone. I panorami sono ancora una volta mozzafiato. Il percorso è misto e molto montuoso, quindi dall’alto spesso si possono vedere i fiordi con degli scenari bellissimi.

Nel pomeriggio siamo al circolo polare, questa volta dalla parte della Norvegia, a circa 20km dall’arrivo della tappa. Anche questa è un’altra occasione per fare molte foto simboliche, tra di noi e con le nostre moto. Il posto non ha niente di particolare, molto meno che in Finlandia, è in quota a circa 700m, ed ha il solito ristorante con annesso il negozio di souvenir.

All’arrivo ci aspetta un campeggio molto bello, ci sono anche dei campi sportivi, con degli chalet molto grandi e tenuti veramente bene; il panorama nei dintorni è bellissimo, c’è anche la vista sul mare e qualcuno più tardi dirà seriamente di aver visto nel mare delle pinne di animali molto grandi da poter essere presi per cetacei. Riusciamo a fare una cena tutti intorno allo stesso tavolo, organizzato per l’occasione davanti ad un solo chalet.

18 agosto – da Mo i Rana a Trondheim – 480km

La tappa di oggi, da Mo i Rana a Trondheim, è una tappa di solo trasferimento, anche se arriva effettivamente in una città decisamente carina, con una cattedrale sicuramente da andare a vedere.

La strada sembra anche oggi molto bella ma purtroppo sono il freddo e la pioggia a farla da padrone, perciò non è possibile riuscire ad apprezzare fino in fondo ciò che ci circonda. In più siamo veramente tutti stanchi e davvero c’è il rischio di avere dei colpi di sonno durante la guida; un’aggravante è che in molti casi il gruppo ha dei ritmi abbastanza lenti, cosa che può capitare quando il gruppo stesso è abbastanza nutrito.

Una curiosità è che quassù i lavori alle strade li fanno senza preoccuparsi di lasciare troppe segnalazioni per automobilisti e soprattutto motociclisti, perciò ti puoi trovare una ruspa che con tutta naturalezza lavora in mezzo alla strada, dietro una curva, senza preavviso.

Purtroppo nella giornata di oggi inizia una sequenza di eventi che nei giorni a venire peggiorerà ulteriormente. Nel pomeriggio una moto che il giorno prima aveva forato, e per la quale era stata fatta con successo una riparazione d’emergenza, tutto ad un tratto perde pressione alla gomma posteriore, in maniera anche pericolosa. Per fortuna non c’è nessuna conseguenza né per il motociclista né per la moto. Appena ce ne accorgiamo, in pochi minuti la moto è sul camion e più tardi anche dal gommista per la riparazione. Il gruppo intanto prosegue per Trondheim, dove la speranza è appunto quella di visitare la rinomata cattedrale. Purtroppo scopriamo che chiude alle 15, mentre noi siamo lì più o meno un’ora dopo. In ogni caso riusciamo a visitare un po’ la città, che merita una visita anche perché è il primo vero centro abitato un po’ più pieno di vita da queste parti. Anche solo le vie del centro valgono una visita.

Il campeggio a Trondheim è di qualità media, ceniamo in due chalet distinti, come era capitato altre sere e, per una volta, non facciamo troppo tardi.

19 agosto – da Trondheim a Lom – 540km

Oggi ci aspetta una tappa, da Trondheim a Lom, molto particolare perché lungo il percorso attraversiamo alcuni tra i più bei posti che la Norvegia offre. Di conseguenza anche la tappa stessa diventa decisamente più lunga, a causa delle varie visite che vale veramente la pena fare.

La partenza purtroppo è ancora una volta sotto la pioggia, ma fortunatamente poi il tempo migliora già durante la mattina. I paesaggi come sempre sono molto belli, soprattutto quando il Sole ci dona la sua presenza e, come d’improvviso, si riescono ad apprezzare tutti i colori offerti dalla natura intorno.

Per pranzare sfruttiamo un bar lungo la strada, che ha dei tavolini con una fantastica vista sul fiordo a pochi passi dal mare. Veramente bellissimo. Dopo pranzo ripartiamo per la cosiddetta via dei Troll, una stupenda strada che si inerpica sulla montagna con una serie magnifica di tornanti che, man mano che la strada sale, danno una vista sempre più spettacolare sulla valle sottostante. La stessa valle è altrettanto ricca di natura da osservare, come per esempio una stupenda cascata (figura 24) che si affaccia ai nostri occhi ad ogni tornante.

Ovviamente ogni scorcio è l’occasione per fare sempre più foto al paesaggio circostante. Alla fine della strada, percorsa salendo, ci sono alcuni negozi di souvenir dove si possono acquistare i tipici pupazzi raffiguranti i Troll, i brutti folletti dei boschi norvegesi. Percorrendo a piedi una strada che parte nel punto in cui ci sono questi negozi si riesce ad arrivare ad una terrazza che dà un’ulteriore vista sulla valle, ancora una volta veramente stupenda!

Un po’ in ritardo per la necessità di immortalare un simile spettacolo, ripartiamo per il Geiranger Fjord, dove ci fermiamo su una piazzola costruita apposta per ammirare il fiordo e fotografarlo. Il fiordo è spettacolare, la vista da così in alto lo rende visibile per buona parte della sua estensione. Il colore dell’acqua è fantastico, sembra di avere davanti agli occhi qualcuno di quei quadretti ad acquerello in cui i colori la fanno da padrone! Insieme a noi sulla terrazza c’è una folla di turisti mai vista prima da queste parti; di solito è invece la loro assoluta assenza a dominare la scena.

Alla ripartenza due dei partecipanti decidono di scambiarsi la moto per una prova. Purtroppo dopo poche curve troviamo una delle due moto nel fosso al lato della strada. Per fortuna alla fine nessuno si fa male però la moto nel fosso è veramente difficile da recuperare. Alla fine ci riusciamo tirandola fuori con una cinghia agganciata al furgone e diversi di noi a tenerla mentre viene tirata. Apparentemente i danni ci sono ma non sembrano molti, la moto si accende e sembra funzionare regolarmente. Dobbiamo solo passare un po’ di tempo a smontare le parti di carrozzeria danneggiate che impediscono di usare il pedale del freno posteriore. Appena ripartiamo viene fuori che c’è un problema al freno anteriore, meno efficiente del normale, e c’è anche il manubrio leggermente storto.

Il gruppo riparte separandosi in due parti, perché alcuni di noi restano con la moto incidentata per aspettare che venga messa in strada e per scortarla in caso di necessità. Il gruppo principale invece va avanti anticipando l’arrivo al campeggio.

All’arrivo al campeggio ci accorgiamo che una delle persone non è rientrata. Purtroppo il gruppo principale era dovuto rimanere senza scopa e alla ripartenza da un rifornimento questa persona ha preso una strada sbagliata. Per fortuna riesce a fare una telefonata prima che si scarichi il telefono cellulare, ma poi si chiude qualsiasi comunicazione con lui. Da quel momento la preoccupazione inizia a crescere, perché passa il tempo e lui non rientra al campeggio. Dopo poco una moto ed un furgone partono alla ricerca, ma alla fine arriverà in campeggio alle 22:30, con il tempo fuori già buio e freddo.

Questa è stata davvero una giornata dura, però per fortuna tutto si è risolto senza problemi gravi.

20 agosto – da Lom a Bergen – 360km

Nella mattina di oggi ci aspetta la visita di un ghiacciaio bellissimo. Per arrivarci è sufficiente una piccola deviazione sul percorso che ci porterà a Bergen. Qui la strada da asfaltata diventa sterrata e inizia a salire in maniera importante. Iniziamo a vedere che le nuvole sopra di noi si avvicinano, talmente tanto che alla fine ci arriviamo proprio dentro. In quel momento la visibilità è molto scarsa e continuiamo a velocità molto bassa. Dopo pochi chilometri finalmente passiamo addirittura sopra le nuvole e a quel punto si apre davanti agli occhi un panorama ancora una volta spettacolare. Si vede il paesaggio montano a 360°, e tutto sopra le nuvole (figura 25). Magnifico! Siamo a quota 1600 metri.

In pochi minuti arriviamo in vetta dove ci aspetta la vista stupenda del ghiacciaio (figura 26), con dei colori incredibili. Nello specchio d’acqua lì sotto il ghiacciaio, immobile per la totale assenza di vento, si riflettono le immagini del panorama in maniera da non riuscire a riconoscerle dalla vista reale. Lì accanto al ghiacciaio c’è addirittura una pista da sci ed un impianto di risalita, aperto e con le persone che lo stanno usando sci ai piedi!

Per ritornare sulla strada principale del nostro percorso ripassiamo di nuovo attraverso le nuvole, e poi ci avviamo verso Bergen. La strada è molto bella e molto guidata, solo che dopo poco si stringe parecchio. Purtroppo questo è il motivo per cui una persona del gruppo, per un rallentamento improvviso prima di una strettoia, frena troppo e scivola con la ruota davanti bloccata. La moto finisce contro una macchina che stava salendo in direzione opposta, mentre lui si ferma vicino al guard rail. Lì per lì è un po’ dolorante ma non sembra avere niente di grave. Il giubbotto, i pantaloni e lo stivale sono graffiati, segno di una scivolata di qualche metro. La moto viene alzata e spostata velocemente, mentre è un po’ più difficile tenere buone le persone che erano nella macchina, una famiglia di israeliani che spinge per vedere subito i documenti e per chiudere velocemente le formalità. Ovviamente diamo priorità alla salute del motociclista caduto, spostandoci in un punto più comodo e verificando che non sia necessario chiamare un’ambulanza. Alla fine, dopo quasi un paio d’ore, ripartiamo con la moto incidentata ed il suo proprietario entrambi sul furgone.

Lungo la strada un’interruzione ci fa perdere ancora un po’ di tempo; una strada è interrotta per dei lavori e dobbiamo aspettare più di mezz’ora finché non la riaprono. Nell’attesa ci ritroviamo anche sommersi dalla nube di polvere che i mezzi da cantiere sollevano ogni volta che ci passano accanto.

L’arrivo a Bergen è nel tardo pomeriggio, l’hotel è molto valido. La città è veramente stupenda, si tratta dell’ex-capitale, e la parte del centro e del mercato del pesce varrebbe una visita più approfondita. L’unico vero problema di questa città, così come di tutte le altre città scandinave, è il costo della vita altissimo, più o meno 3 volte superiore a quello dell’Italia. Per darne un piccolo esempio basta raccontare ciò che la sera è successo per cena. In un locale nella piazza del mercato, con sedie e tavoli in plastica sulla piazza (non un posto di lusso quindi), per due birre e due specie di fish & chips il cameriere ci ha chiesto la bellezza di 47 Euro! Alle nostre rimostranze per la cifra ci ha semplicemente risposto con la frase: “That’s Norway!”

La sera a Bergen abbiamo dovuto assicurarci che la persona caduta non avesse davvero niente di importante, passando in ospedale e facendo fare anche delle radiografie. Alla fine per fortuna non c’era niente di rotto perciò i dolori probabilmente erano solo dovuti alla “botta” e non erano sintomo di qualcosa di peggiore.

21 agosto – da Bergen a Oslo – 500km

Nel viaggio di oggi, verso la capitale Oslo, alla partenza la pioggia è molto poca, e tutto il resto del viaggio sarà quasi senza pioggia, però le strade sono lo stesso quasi sempre bagnate perché in precedenza aveva piovuto molto. Addirittura a Oslo c’era stato un nubifragio poco prima dell’arrivo del nostro gruppo.

La strada, nonostante siamo ormai nel sud della Norvegia, presenta ancora dei panorami molto belli da vedere. Decidiamo infatti di fermarci a mangiare in un posto molto carino con una bellissima vista sull’altopiano che stiamo attraversando per raggiungere Oslo.

Oggi, quasi alla fine della vacanza, per la prima volta il gruppo è effettivamente un po’ diviso. Infatti qualcuno decide di restare la mattina qualche ora a Bergen per la visita della città, qualcun altro anticipa il gruppo principale per arrivare prima ad Oslo e visitarla con un po’ più di tempo e di calma. In ogni caso all’arrivo la stanchezza e l’orario fanno in modo che molti prendano la decisione di non uscire nemmeno dall’hotel. Anche questa cena in hotel alla fine si dimostra un salasso impressionante sul nostro povero portafogli. Questo conferma che in Norvegia il costo della vita è incredibilmente più alto che nel resto dell’Europa occidentale. Sentirlo dire fa sicuramente effetto, ma provarlo nelle cose di tutti i giorni fa davvero tutto un altro effetto! A Bergen era stata anche sistemata la moto che due giorni prima era andata fuori strada. Non viene completamente riparata, ma messa nelle condizioni di marciare in sicurezza. Anche la persona che era caduta il giorno prima ha la spalla molto migliorata.

22 agosto – da Oslo a Copenaghen – 560km

Si avvicina la fine della vacanza, e con questa anche il rientro nell’Europa “vicina” con tappe di trasferimento abbastanza lunghe. Oggi è la volta del viaggio verso Copenaghen. Percorriamo quasi tutto il tempo l’autostrada, senza nessun evento strano in particolare. Il gruppo si è diviso verso la fine del percorso perché 5 di noi hanno preferito deviare dal percorso prestabilito e passare dal ponte che collega la Svezia alla Danimarca invece che fare la traversata con il traghetto; questo per circa 60km in più. Purtroppo poi hanno raccontato che la vista dal ponte non è niente di particolare, tranne per l’effetto simbolico di poter passare su un ponte così famoso! Tra l’altro non ci sono neanche delle aree di sosta per fermarsi e poter scattare delle foto!

L’hotel a Copenaghen è molto bello ma ha solo qualche problema per il parcheggio delle moto, che non è direttamente nell’hotel e i più vicini parcheggi pubblici non le accettano neanche. Alla fine risolviamo sistemandole alla meno peggio in un cortile interno dell’hotel stesso.

La serata prosegue con la visita della città di Copenaghen, veramente molto carina nella sua parte centrale. Molto caratteristico è il canale pieno di barche e bellissimi velieri, ai lati del quale è un proliferare di ristoranti caratteristici e alla fine nemmeno così cari. Qualcuno decide di andare a vedere la famosa Sirenetta, una statua di circa un metro su uno scoglio a pochi metri dalla costa.

Una particolarità della città è che è trafficatissima di biciclette, ancora più che nella famosa Amsterdam. Guidando in moto agli incroci c’è da tenere una particolare attenzione prima di svoltare per evitare di investire qualche cittadino ciclista che sta passando da quelle parti. Tra l’altro hanno anche l’abitudine di correre come pazzi lungo le proprie corsie preferenziali, perciò spesso è anche difficile vederli se non all’ultimo minuto.

23 agosto – da Copenaghen a Kirchheim – 690km

Dal punto di vista del meteo questa è decisamente la peggior tappa di tutto il viaggio. Freddo e, soprattutto, acqua ci hanno accompagnato per tutto il giorno. Qualcuno addirittura ha sentito il bisogno di fermarsi per l’eccesso di pioggia, ed è abbastanza normale visto che anche alcuni automobilisti lo stavano facendo! L’autostrada in alcuni punti era più simile ad un lago che ad un manto d’asfalto.

Purtroppo sotto il diluvio si ferma anche una moto, spegnendosi proprio durante la marcia. Inizialmente ci fermiamo sotto un ponte per vedere cosa può essere stato poi, spinta dal suo proprietario, la portiamo fino alla prima area di sosta disponibile che per fortuna è solo poche centinaia di metri più avanti. Il furgone assistenza è già oltre 50km avanti. In ogni caso viene avvertito per poter tornare indietro; dopo diverse prove alla fine la moto riparte e decidiamo di farla continuare senza caricarla sul furgone fino al traghetto per la Germania. Il traghetto è una vera e propria salvezza dalla situazione meteo ingestibile. Sono davvero poche le attrezzature antiacqua che si sono dimostrate in grado di garantire una vera impermeabilità sotto questo diluvio, pesante e continuativo! Sul traghetto mangiamo al caldo e con un minimo di riposo.

Nel pomeriggio, dopo tanti chilometri sotto l’acqua, qualcuno marcia veramente molto piano, d’altra parte la stanchezza è tanta ed anche il freddo diventa difficilmente sopportabile. Ad un passo dall’arrivo la moto che si era fermata la mattina si riferma ancora. Questa volta il furgone è lì a pochi metri e, visto che è molto tardi e visto che le condizioni meteo sono ancora avverse, la carichiamo subito senza fare troppi tentativi di riavviarla. Questi ultimi chilometri sono difficilissimi, fa freddo, è buio ed è anche difficile vedere qualcosa dalle visiere; il tutto aggravato anche dai mille riflessi nell’acqua dei fari delle auto nella direzione opposta. E’ difficile anche solo seguire la striscia bianca al lato destro della corsia in autostrada.

La sera la stanchezza si fa sentire per molti, nel luogo della sosta non c’è quasi niente a parte il motel in cui dobbiamo dormire; è chiuso anche il ristorante dello stesso motel perciò in molti decidono di andare a mangiare in uno dei fast food che ci sono lì vicino. Fortunatamente poi la serata passa in maniera piacevole, nonostante la giornata difficile.

24 agosto – da Kirchheim a Chiusa – 660km

Eccoci, ci siamo! L’ultimo giorno, il rientro, il viaggio fino a Chiusa! Il tempo si è rimesso e non pioverà fino alla fine. Sono gli effetti dell’avvicinamento alla nostra cara Italia! Già dal sud della Germania esce il Sole sul nostro percorso e ci accompagna fino a destinazione. L’arrivo in Italia effettivamente rappresenta la conferma di una vittoria per una sfida difficile, che è stata tracciata insieme a tanti momenti faticosi ma anche insieme a mille occasioni per condividere esperienze nuove ed a volte incredibili! L’arrivo in Italia su qualcuno ha anche l’effetto di un profondo senso di “casa”, un luogo sicuro in cui poter continuare a ricordare con piacere ed enorme soddisfazione le numerose avventure spettacolari di questo viaggio!

Firenze, 14 ottobre 2008

Giovanni Caradonna

carad@libero.it

Il Viaggio Fai da Te – Autonoleggio Low Cost in Europa del Nord

 

 
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