Un capodanno all’altro capo del Mondo

di Graziella Ginepro –
Al mio rientro dal Sud Africa gli amici
mi hanno chiesto: qual è la cosa che ti ha colpito di più? Non è stato difficile rispondere: l’espressione degli occhi di un leone, alla luce di un faro, al tramonto. In quello sguardo ritengo ci sia concentrato tutto ciò che il Sud Africa significa: animali prima di tutto, e poi territorio e vegetazione, soprattutto splendidi e unici fiori, moderne e vivaci città, e poi i contrasti di un paese che per ancora molti anni dovrà sforzarsi per arrivare a trovare una propria nuova identità. Ciò che sicuramente rimarrà scolpito indelebilmente nel mio cuore è la scoperta degli animali della savana. Da tanti anni sentivo questo fortissimo desiderio di vedere questi animali nel loro habitat naturale e da sempre speravo di non dover essere un indesiderato spettatore ad un loro banchetto dopo caccia: uno spettacolo che mi avrebbe reso troppo triste!
Questa parte mi è stata fortunatamente risparmiata, ma in compenso ho assistito ad una lotta tra 4 leoni per il predominio territoriale e la dominazione sulle due femmine presenti nel territorio stesso. E la cosa che mi ha profondamente colpita è che una femmina, che civettava con un leone, è stata costretta da uno dei leoni maschi a sdraiarsi dietro un cespuglio e a non più muoversi in assoluto mentre il leone intorno a lei ruggiva come un forsennato. Questa mancanza di libertà di scelta da parte della leonessa mi è un po’ spiaciuta, ma l’espressione del leone, accucciato di fronte alla leonessa, alla luce del faro, mi rimarrà per sempre negli occhi!
E’ incredibile come gli animali non si lascino affatto intimidire dai rumorosi fuoristrada che attraversano le piste ed entrano direttamente nella savana e nella boscaglia alla loro ricerca; neppure il rumore degli alberelli e dei cespugli che vengono abbattuti provoca stupore o paura. Una certa curiosità la si nota in certi momenti dal movimento dei loro occhi quando le macchine fotografiche producono il caratteristico “clik”, più o meno violento…
Anche il piccolo leopardo, abbarbicato su un ramo d’albero, non mostra alcun segno di interesse: pensiamo sia in attesa del rientro della sua mamma e credo che tutti noi, io per prima, avremmo molta voglia di accarezzarlo!
Gli elefanti sono proprio grandi, anche se sono tutte femmine, con i piccini attaccati alla proboscide o alla coda: sono tutti in cerchio all’ombra di un gigantesco albero e stranamente non fanno alcun rumore: cosa aspetteranno?
I rinoceronti sono sporchissimi e quando sulla loro pellaccia il fango si secca vanno a cercare una nuova sporchissima pozzanghera per potersi rotolare nuovamente nell’umido… L’uccellino che gira intorno agli occhi del rinoceronte ha il becco rossiccio, non so come sia chiama, ma è simpaticissimo e credo il rinoceronte gli sia molto grato per il lavoro di pulizia agli occhi che gli viene fatto.
A spasso nella savana e in linea di massima sempre e solo di corsa troviamo gli impala, le antilopi e le zebre, i kudu. Gli impala sono tantissimi e ci sono anche tantissimi piccoli… Le zebre viaggiano spesso a due a due e hanno veramente l’aria felice di una coppia innamorata.
L’enorme elefante che ci precede sulla pista non ha alcuna voglia di farsi sorpassare: andrà alla ricerca della sua famigliola raccolta sotto l’albero?
Di tanto in tanto spuntano i lunghi colli delle giraffe, animali molto più tranquilli. Ci viene insegnato come distinguere i maschi dalle femmine, in funzione dei peli presenti o meno sui cornini. Io riesco a vedere questa differenza solo se esamino con attenzione con il binocolo.
E mi sento tanto cittadina…
I bisonti fanno paura: quando incontriamo il branco il silenzio cala immediato. Anche ai click si cerca di mettere il silenziatore…Ma dopo il primo momento di imbarazzo tutto torna nella normalità: in fondo non siamo animali interessanti! Mi sembra che i bisonti siano forse anche più sporchi dei rinoceronti…
I babbuini sono in tre ed è simpatico pensare che si siano messi in posizione strategica per farsi fotografare nella classica posizione “Io non vedo, Io non sento, Io non parlo”. Sulla nostra strada incontriamo anche “l’albero degli avvoltoi”, un albero secco e senza foglie su cui sono appoggiati decine di avvoltoi, e anche un tronco cavo su cui si sta arrampicando un grosso e pericolosissimo serpente black mamba!
I grossi coni di terra che si incontrano sono in realtà termitai; molti sono ormai stati vuotati dai formichieri e così utilizzati come nursery da tutti gli animali che abitano la savana…
Il tramonto è spettacolare, come vuole il copione: un tocco di rosso, uno di arancio, qualche grigio, una spruzzata di bianco.(Ma perché qui non esiste il rosa?)
E al tramonto i Rangers , potenza dell’organizzazione, in una spianata sicura, preparano i tavoli con bibite, caffè , thè , vino, whisky e anche un po’ di Bilung, (la carne secca) le noci, le patatine….
Nel lago di fronte a noi gli ippopotami escono dall’acqua e vanno a strofinarsi sulla corteccia degli alberi presenti sulle sponde del lago. Peccato che siano lontani, non riuscirò a fotografarli, ma con il binocolo riesco a seguire tutti i loro movimenti.
Durante i safari incontro anche tantissime faraone a pois che trotterellano sulle loro corte zampette, coloratissimi uccelli: il martin-pescatore turchese, la ghiandaia azzurra e verde, il long tail schrank con la lunga coda bianca, gli ibis dal lungo becco … ma non riesco a fotografarli, volano troppo veloci… non riesco ad imprimere sul rullino neppure le maestose aquile con i loro larghi giri…
In mezzo alla strada passeggiano anche le tartarughe: dobbiamo fermare la macchina e spostarle con la mano…
Non pensavo poi che potesse essere così istruttiva una passeggiata a piedi nella savana: il ranger Derrik ci insegna come è possibile procurarsi uno spazzolino da denti con un ramo di Magic Guarri o come utilizzare come carta igienica ecologica le foglie di Weeping Wattle. Per guarire il male d’orecchi sono necessarie le ceneri dei gusci delle lumache o le ceneri dei millepiedi (ma la scelta tra i due rimedi può essere fatta solo dal Sagoma, la guida spirituale delle tribù Shangana o Zulu!)
Ormai è estate piena: la savana e la boscaglia sono verdissime e fiori scarseggiano. Peccato, perché quelli che rimangono sono ancora così belli che immagino come potevano essere anche solo il mese scorso…
La cena al Lodge Ngala è al lume di candela , purtroppo con interferenze di cavallette, mantidi e insetti volanti vari, ma comunque piacevole e abbondante. Il dopo cena è rallegrato da balli folcloristici accompagnati da canti e dal suono dei tamburi.
La cosa più emozionante è rientrare in camera: dopo il tramonto non è possibile, per questioni di sicurezza, circolare all’interno del villaggio senza l’ accompa-gnamento di una guardia armata di …fucile e di luce: una volta raggiunta la camera le notti sono piacevolissime anche perché sopra il letto è montata una enorme zanzariera sotto la quale si dorme sicuri da incontri ravvicinati di mosche, zanzare, gechi, ranocchi e simili.
L’albero con l’enorme nido segna il confine tra il lodge e la savana: mi sento triste nel vederlo per l’ultima volta. E la pista perfettamente diritta è di fronte a noi: ci aspettano nuovi orizzonti, speriamo altrettanto validi!
Parlando di territorio non si può non ricordare la zona dei cercatori d’oro, non lontano dal parco Kruger. La miniera Bourke Luck è ora conosciuta con il nome “le marmitte dei giganti”. Le masse di sabbia e ghiaia trasportate dall’acqua del Blyde river hanno creato delle straordinarie forme di erosione: ogni angolo vale una fotografia , sia per i colori che per le forme!
Il Blyde River Canyon pare sia il terzo canyon al mondo per ordine di grandezza: lo spettacolo rappresentato dalle tre rocce a forma di capanna è assolutamente straordinario, così come lo scenario del lago creatosi alla confluenza con l’Ohrigstad river!
La serata al villaggio dei minatori di Pilgrim Rest rappresenta una vera chicca! Si respira ancora oggi l’atmosfera dei cercatori d’oro del secolo scorso. Anche l’Hotel è in perfetta sintonia con l’ambiente: la vasca da bagno della mia camera ha i piedini dorati e quando mi immergo nell’acqua mi sembra di sentire il sapore di oro antico…
La notte di Capodanno la trascorriamo a Port Eisabeth. C’è un vento terrificante e arriva anche il temporale. Peccato! Erano previsti i fuochi artificiali sul molo a mezzanotte…. Restiamo nel casinò a cercare di capire il funzionamento delle macchinette fino a poco prima di mezzanotte e poi brindiamo in Hotel con un curioso champagne locale che dovrebbe essere dry e che invece è dolce. Buono però!
Il percorso lungo la Garden Route, che unisce l’oceano indiano all’oceano atlantico, è un classico che non può mancare in un breve tour in Sud Africa. La Garden Route è protetta da una lunga catena di montagne la cui presenza garantisce le piogge necessarie per conservare una vegetazione lussureggiante e coloratissima. Tutte le località che si incontrano in questo tratto di costa sono estremamente piacevoli e in questo momento estremamente vive: è il periodo delle vacanze e in realtà mi sembra di essere sulla costa italiana nel mese di agosto! Devo però ammettere che in Italia non trovo la foresta pluviale del Tsitsikamma National Park: il parco vale una visita, così come vale la pena fotografare la noce più alta del Sud Africa!
E’ di un ingegnere italiano, Riccardo Morandi, il ponte sul fiume Storms, un arco teso lungo 192 metri su una gola profonda oltre 130 metri. Uno stop viene fatto anche al fiume chiamato Coca Cola, per via del suo colore marroncino!
Nel piccolo Karoo troviamo distese di luppolo… ci fermiamo per un assaggio dello sciroppo: pare di bere l’essenza stessa della birra. Sulla nostra strada incontriamo anche il curiosissimo albero degli uccelli tessitori, con il buco sotto il nido e l’albero del bottle brush: è buffo questo fiore, sembra davvero lo spazzolino per pulire le bottiglie!
Dopo un breve visita alle grotte calcaree Cango Caves con le loro fantastiche formazioni di stalattiti, con splendide sfumature di colore illuminate in modo sapiente arriviamo agli allevamenti degli struzzi a Oudtshoorn. Il periodo d’oro delle piume di struzzo risale alla fine dell’ottocento e all’inizio del novecento, come voluto dalla moda di Parigi e Londra, ma anche oggi questa industria si sta organizzando in modo notevole e il numero degli animali allevati supera ormai le 250.000 unità: la loro carne “colesterol free” sta diventando sempre più richiesta… Sono simpatici gli struzzi, soprattutto per quella loro abitudine di mangiare anche le pietre… che ho scoperto fanno parte della loro dieta: le pietre sono un elemento indispensabile per il loro processo digestivo! Le uova poi sono grandi e bellissime: ci vogliono 24 uova di gallina per fare una frittata grande come quella realizzata con un solo uovo di struzzo!
Non può mancare una visita, anche se breve, alla zona dei vigneti e il nostro giro prevede anche una sosta a Stellenbosch, splendida città universitaria e sede anche di un interessantissimo museo all’aria aperta: case perfettamente mantenute nelle condizioni originali, datate tra il 1710 e il 1850. Qualche acquisto viene fatto anche nel vecchio negozio dello Zio Sam “Oom Samie se Winkel”: per rendersi conto di tutto ciò che vi viene venduto si dovrebbe dedicare più di mezza giornata a curiosare nelle varie stanze…
Città del Capo è una bellissima città; curiosi sono i due ponti interrotti all’ingresso della città: da 25 anni attendono di essere finiti… sono autostrade nell’aria anziché autostrade nel deserto!
Il centro Victoria e Alfred Waterfront mi ricorda molto i vivacissimi pier di San Francisco e New York: mi piace gironzolare tra i negozi di souvenirs, mi sento molto turista in vacanza (!) e appena trovo qualcosa di carino non resisto alla tentazione di comprarlo… e così sono obbligata ad acquistare una borsa supplementare!
Il panorama della città dalla Table Mountain (si sale con una spettacolare funivia rotante) è grandioso. Si spazia con lo sguardo fino al Capo di Buona Speranza e la False Bay.
Incontro le procavie, animaletti simili a grossi toponi e tanti tanti cespugli fioriti di tutti i colori.
Le spiagge sono curiose, quasi tutte hanno una piscina “aperta” e il ricambio dell’acqua è garantito dalle quattro maree giornaliere… Mi chiedo comunque con quale coraggio si possa pensare di utilizzarle, considerato che la temperatura dell’acqua pare non superi i 12 gradi!!!
Al largo di Città del Capo c’è l’isola delle foche: lo spettacolo è incredibile! Pare ci siano oltre 3500 esemplari, di tutte le dimensioni! Non immaginavo che le foche potessero essere così agili sia dentro che fuori dell’acqua. Quando qualcuno degli amici mi dirà che mi muovo come una foca non mi sentirò assolutamente sminuita!
Poco lontano si trova la spiaggia dei pinguini, abitata da quest’ultimi solo da 15 anni.
Io non avevo mai visto pinguini e quindi sono rimasta stupitissima nel constatare che i pinguini africani sono piccoli, ma proprio piccoli e tenerissimi. La tentazione di metterne un paio nella borsa è fortissima..
Nel giardino botanico avremmo dovuto finalmente vedere tutte le specie di protee che invece sono quasi tutte sfiorite: peccato! A questo punto decido che le foto le dedico alla splendida esposizione di sculture e le protee andrò a vederle nel negozio di fiori o meglio ancora nella hall dell’Hotel Commodore dove ogni giorno viene cambiata una enorme e stupenda composizione di fiori.
Nel compiere il giro del capo di Buona Speranza mi sento davvero all’altro capo del mondo! Salire al faro e vedere la punta del capo è emozionante e non resisto alla tentazione di comportarmi da turista e richiedere il certificato di passaggio…
Addio capo di Buona Speranza, ciao Oceani, spero di ritornare uno di questi giorni, magari per imparare a fare surf sulle onde lunghe delle spiagge del capo…



 
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