Considerazioni sul Marocco

di Eno Santecchia –
Frutto di tre viaggi e dalla collaborazione con la signora Samira el Barbouchi, mi accingo a esprimere le mie considerazioni generali sul quel paese dell’Atlante che incarna pienamente lo spirito del Maghreb. Nell’ultimo decennio il Marocco sta vivendo un grande cambiamento: l’economia sta andando bene; francesi, spagnoli, inglesi e italiani amano stabilirvisi.
In Marocco l’ospitalità è sacra, non è solo turismo o politica. Non è più un paese dove trascorrere solo le vacanze, ma anche per viverci. Molti si recano per organizzare attività ricettive quali pizzerie, ristoranti e altro. In effetti, mancano piccole attività in generale.

Da lungo tempo molti europei hanno scelto il Marocco come luogo di soggiorno invernale. Il clima secco di Marrakech cura le affezioni respiratorie dovute all’umidità; lì l’inverno è mite, così molti vi comprano la seconda casa; quelle tradizionali si chiamano Riad ed hanno un cortile interno, come le antiche abitazioni romane. Altri le restaurano e poi le trasformano in attività ricettive. Ciò ha fatto lievitare enormemente il prezzo di quelle abitazioni, un tempo a buon mercato; oggi non sono più alla portata di tutti.

Gli investitori si sono spostati a Fes, anch’essa antica città imperiale, mentre la vecchia Fes el Beli (fondata nel 809 d. C.) è in collina; in quella medina i vicoli sono molto stretti, tanto che vi può transitare un solo asino. La nuova Fese el Jdid si trova in pianura.


Marrakech è molto attraente. Fes è ricca di monumenti: ha molti negozi di gioielli, tappeti berberi fatti a mano e quant’altro.
Qualche anno fa la Tunisia, per la grande vicinanza geografica all’Italia, attirava un alto numero di visitatori; oggi la stabilità politica del Marocco ha portato tantissimi turisti europei e americani. Li attirano la cultura, il folclore, la musica, l’ottima cucina con ingredienti mediterranei, il clima buono e vario, ma anche il calore e l’ospitalità delle persone.
Casablanca è una grande metropoli del Maghreb che ha saputo mescolare sapientemente il passato con il presente moderno, mantenendo i mestieri artigianali: ebanisti, decoratori di gesso, maestri del ferro battuto, fabbri, mosaicisti, artigiani del cuoio, ceramisti e tintori. Un esempio che li compendia e coniuga la tradizione con la modernità è la facciata e il grande portone della moschea di Hassan II.

Nell’Otto-Novecento, come in Egitto, i maestri artigiani che decoravano palazzi e moschee provenivano dall’Italia e dall’Europa, oggi l’artigianato locale sta vivendo un nuovo sviluppo.
Walili (Volubilis) è un sito archeologico di epoca romana, a circa 27 km da Meknes. Nella zona di Meknes ci sono buoni produttori di vino; l’olivo è molto diffuso non solo per la produzione dell’olio extravergine; lo sa bene la “Pieralisi” di Jesi che vi esporta da tanti decenni i suoi macchinari per la lavorazione delle olive.



Le olive del Marocco (come quelle della vicina Spagna) sono ottime, ne esiste una gran varietà, sono servite in tutte le salse. Uno dei segreti e che l’olivo è coltivato in ambienti e terreni diversi, le qualità organolettiche cambiano di regione in regione.

Essaouira è un’antica città fenicia, detta “la perla dell’Atlantico”, “la bella addormentata”, o anche la “città dei venti”, oggi patrimonio dell’Unesco; sembra una terra persa nel tempo, con case in stile andaluso. A Essaouira si sono stabiliti molti artisti provenienti da svariate nazioni. Su quella spiaggia si può gustare la bontà del pesce oceanico cotto alla griglia con il carbone.

A Tangeri è in costruzione un enorme porto franco per collegamenti con tutto il mondo. Le autostrade sono diffuse in quasi tutta la nazione, le strade principali erano già ben tenute all’epoca del mio primo viaggio, nel 1999. Molti artisti europei e americani sono rimasti incantati dal fascino di Tangeri: l’irlandese Oscar Wilde, lo scrittore francese André Gide, gli americani Jack Kerouac, Tennessee Williams, il pittore e scultore francese Henri Matisse, il fotografo britannico Cecil Beaton, e politici come Winston Churchill che ha soggiornato anche a Marrakech.
A Tangeri sono da vedere la kasba, il piccolo souk, i giardini con erbe aromatiche, limoni e aranci. Il limone si conserva in vasetti con acqua e sale e poi si consuma per decorare la tajine (carne). Ma attenzione: la tajine è anche il nome di una pentola. In una vicina località, a occidente della città all’interno di una riserva, si può ammirare l’incontro tra le acque dell’oceano Atlantico con quelle più calde del mar Mediterraneo.

Nello zoo del sultano di Rabat si possono ammirare i discendenti del leone berbero, estinto nel 1920. Un leone straordinario dalla criniera scura, molto bello.
Nel nord del Marocco la seconda lingua è lo spagnolo, nel resto del paese predomina la lingua francese.

Il Re Mohammed VI, appena salito al trono (1999), ha avviato una politica sociale per aiutare le fasce più deboli della popolazione; oggi lo chiamano “il Re dei poveri”.
Dal mausoleo moschea di Hassan di Rabat si può ammirare, dall’alto, il fiume Bouregreg, che sfocia nell’oceano, dividendo Rabat dalla cittadina di Salé. Sul fiume si possono fare gite in barca ammirando il castello di Chellah, una fortezza di epoca merinide (XIII – XV sec.). Medina è il nucleo storico di un’antica città, kasbah è una fortezza di solito costruita più in alto. Molto bella la kasbah de Oudaya che domina il fiume; le bianche case dalle porte azzurre ricordano le isole greche.

Il Marocco è un paese aperto al mondo, dalla duplice anima: atlantico ma allo stesso tempo mediterraneo. Ha pianure, fiumi, la catena dell’Atlante e il deserto del Sahara: regioni diverse, tradizioni, colori, profumi e anche sapori diversi.

Chiudiamo con una perla: in Marocco tutto ciò che è italiano significa “bellezza, eleganza e il piacere del vivere”.
Eno Santecchia

Per conoscere meglio Ahmed Salah potete leggere l’articolo “Amore per l’Italia” nel sito Storie e Racconti di Eno Santecchia

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