Croazia in auto

di Rosario –

Croazia: in auto da Trieste a Dubrovnik, Makarska, Spalato, Hvar e Brac
Famiglia di tre persone
Lunedì 20 luglio, partenza da Trieste alle 7.
Rallentamenti a Fiume.

Dopo Spalato (Split) alle 11 l’autostrada dovrebbe finire, ma vedo i cartelli autostradali che indicano Dubrovnik a 200 Km e , 86 Km per Makarska, che dovrebbe diventare la meta e la base del nostro viaggio. Quindi (illusi !) c’è l’autostrada fin là ! No! Proseguiamo e l’autostrada inaspettatamente finisce, però un cartello arancione MAKARSKA ci indirizza su una strada in rifacimento e anche se poi non ci sono più indicazioni della nostra meta proseguiamo diritti. Ci accorgiamo di essere andati sul confine con la Bosnia (!) . Per un attimo, in mezzo all’inca volatura, mi rendo conto che siamo al bivio di due mondi; da una parte l’interno dei Balcani, che fa pensare a guerre , Sarajevo, Mostar, pellegrinaggi ,Mdjugorje, e dall’altra la luce e l’allegria della costa (misera questa schematizzazione , ma in questa situazione è già tanto ). Ci riportiamo sulla strada che con quaranta Km di curve su fondo sconnesso e discese pericolose porta sulla costa, pericolose perché è difficile staccare l’occhio dal paesaggio. Con guida rallystica ( mi accorgerò solo domani di avere una gomma bucata) sfido qualche raro gippone che percorre questa strada deserta e cerco di recuperare qualcosa del tempo perso. Gli ultimi 10 Km e il panorama della città dall’alto valgono la deviazione e il tempo perso. Dalla alta roccia si scende e si penetra a 400 m slm nella splendida vegetazione mediterranea. Entriamo a Makarska, sono le 14, stradoni lunghi e brutti, insegne pubblicitarie invadenti, peones a centinaia, con infradito, lettini, andatura da dementi stracotti, abbronzature indecenti, borse gialle della spesa (cioè come sarò io già domani). Mi sembra la fotocopia di una di quelle città balneari che ho sempre cercato di evitare .No! Non vogliamo tutto questo, risaliamo a Nord la coste alla ricerca di un centro più piccolo. Un po’ di vita di sera ci vuole, ma non questa massa . Scendiamo a Basko Voda. Parcheggio. Lungomare. Sì, qui tutto è più piccolo e stretto, sembra il lungomare di Primosten dell’anno scorso. Non c’è nulla di meraviglioso, ma potrebbe andarci bene . Primo incontro con italiani a cui chiedo informazioni . Sugli italiani in Crozia ci sarà molto da dire .Chiediamo e cerchiamo un appartamento libero. -Ci saranno senz’altro. Un’agenzia ci dice che non ce ne sono più, solo alberghi.

Rita e Gabriele aspettano all’ombra, salgo una stradina con un’ultima speranza di trovare un appartamentino. C’è una casina isolata senza tetto tra palazzi nuovi, con una vecchia alla porta. Mi dice che c’è posto ! Entro: è proprio un appartamento ? Sì. Mi affaccio sulle stanze: buona location per girare “Il ritorno del soldato Mestricovic” . Forse è anche meglio che dormire in macchina . un giorno potremo raccontare ai nipoti . Se queste stanze le vede la Rita fa una smorfia che non riesce a togliere per tre giorni. Quindi quando la rivedo speranzosa le dico che non c’è niente, non le racconto della ruggine che affiora dagli arredi della cucina e delle sfumature di giallo e marrone che contornano sanitari e piastrelle. Ritorniamo a Makarska. L’occhio astuto o disperato della Rita aveva intravvisto sullo stradone principale un’agenzia. Ci precipitiamo, dentro è anche fresco. L’attesa dura poco . Sì, con il suo inglese ferraginoso (da che pulpito !) ma efficace la Rita capisce che c’è un appartamento libero ! Il titolare arriva dopo qualche minuto, ci accompagna . E’ nuovo e bellissimo ! C’è l’aria condizionata, due camere con soggiorno, tutto arredato in rosso ferrari (!), un terrazzone e. il posto macchina! Stiamo sognando ? No, dopo aver svuotato borse e valigie, con Gabriele in dieci minuti raggiungo la spiaggia più vicina che è la principale e centrale della città. Dire che è affollata è un eufemismo. Non è possibile raggiungere il mare perché non c’è un metro quadrato libero negli ultimi venti metri di spiaggia. Aggiriamo la massa e spostandoci sulla sinistra ci riusciamo ad infilare e il primo bagno in un’acqua tipo barcola è fatto. Che delusione però . Una passeggiata alla sera nella parte vecchia della città, una cenetta nel ristorantino vicino alla piazza principale ci fa riconciliare con Makarska.



Martedì
Mi devo ricredere su Makarska soprattutto all’indomani mattina, quando faccio una lunga passeggiata sul porto e soprattutto nella zona boscosa a sinistra del porto. Hanno sì permesso insensatamente di costruire un grande hotel all’inizio del promontorio incantevole, ma un sentiero sale tra le rocce e la vegetazione mediterranea e si allunga sulla costa intatta. E offre degli scorci e dei profumi tra i più belli che abbia provato. Mi ricorda il sentiero Rilke , ci sono anche degli scoiattoli che non scappano. Dopo un’ora incontro le prime persone e l’incanto un po’ sfuma. Piccola spesa alimentare ( anche una tipica focaccia con ricotta; non riesco ad imparare una parola in croato anche se ogni giorno la commessa me li ripete divertita) Il titolare e suo figlio alle 9 mi fanno notare che c’è un chiodo in un pneumatico piuttosto sgonfio della mia macchina. (!) Allora ieri ho fatto un’ora di rally così! Qual è il Santo del posto? Gentilissimi, mi accompagnano dall’amico gommista e alle 10 siamo al mare, un po’ più in là della massa. Qui il mare è più bello, non ancora quello che cerco. Sul bagnasciuga mi diverto a distinguere le varie “etnie” che ci circondano. Oltre al tipo croato, alto , snello, spesso biondo ( che nella versione femminile è spesso una meraviglia anche quando è mora, anzi .), ci sono all’incontrario dei tipi grassocci con la pelle scura (come la simpatica famiglia che abbiamo vicino). Credo vengano da qualche zona della Bosnia, ma vorrei saperne di più. Il pomeriggio cerchiamo un posto migliore, andiamo nella penisoletta di S.Peter e nonostante le rocce siano un po’ scivolose e la ricerca di un posticino tranquillo non facile ci adattiamo e il mare qui è ancora più bello. Siamo vicini al piccolo faro e da lì facciamo il giro della penisoletta con un sentiero che ad un certo punto sale , si inoltra nel verde, entra nel recinto della chiesetta di S Pietro, raggiunge un belvedere e una grande statua di S. Pietro. Quello che vediamo dall’alto , quello sì che è il mare che cerchiamo.

Mercoledì
Partenza per Dubrovnik
La strada è bella e lunga. Bisogna attraversare un tratto di strada sul breve sbocco della Bosnia sul mare. Al confine basta mostrare la C.I. e passiamo velocemente. Molta prudenza in quel tratto, non si sa mai. Dopo due ore e mezza siamo in vista di Ragusa
Parcheggio fortunato e veloce (troveremo la multa al ritorno) sulla strada che sta sopra la cittadina. Ci caliamo per la bella scalinata fiancheggiata da palme che reca direttamente alla porta Pile, la più usata per l’ingresso alla città. Entriamo e saliamo subito la scala che ci porta sulle mura. ( euro )
Percepiamo di essere in uno dei luoghi più interessanti e più affascinanti (non adesso, alle 11 con un sole accecante) del mondo. E’ diversa da come l’aspettavo, anche se ho sentito spesso decantarne la bellezza e ho visto molte immagini. Il giro delle mura che sovrastano l’abitato mi fa capire l’importanza della scelta delle tegole per riparare le case danneggiate dalle cannonnate. Il panorama della città, dei suoi monumenti e campanili emergenti con lo sfondo quel mare e le isole, i monti e la vegetazione mediterranea alle spalle sono mozzafiato. Dalle mura si intravvedono i monumenti importanti del centro che poi visiteremo. Se le mura sono a tratti già affollate, vediamo dall’alto lo stradun che brulica di un turismo più vario che altrove. Mi piacerebbe venirci in una stagione non turistica, ma c’è ? Voto 10 all’ingresso da porta Pilee alla piazzetta che vi si trova con la fontana, la chiesetta di . , la prima vista dello stradun e le scale ripide che salgono sulle mura. Voto 10 al giro delle mura, esperienza unica. Per quante mura ci siano in altre città medievali o più antiche (e ne abbiamo viste parecchie: Lucca, Carcassone , Rotemburg ab der Tauer.) queste sono sicuramente le più belle.
Monastero e chiostro dei Francescani: 7. A me 5 che non mi soffermo sui capitelli del chiostro , scopro dopo essere molto interessanti. 8 al palazzo Sponza , che contiene una sala come piccolo museo dell’ultima guerra e una sala dedicata ai caduti per la liberazione dall’esercito Jugoslavo. Chi fosse venuto qui venti anni fa avrebbe potuto immaginare qualcosa del genere ? 9 al Palazzo dei Rettori e 10 allo scalone centrale. Qui è la luce che colpisce . Monastero dei domenicani: 8. Bello il chiostro anche se siamo ancora sommersi dal ricordo di chiostri gotici visti gli anni scorsi in Francia e Portogallo. 6 al Duomo 9 alla signora che ci vende tovaglia e tovaglioli ricamati, che qui come in altre città della Dalmazia sono molto caratteristici e perfetti souvenirs. 6 al ristorante sul Stara Luka, il porto vecchio. Porzioni minuscole e più cari del solito.

A malincuore lasciamo Dubrovnik-Ragusa. Qui bisognerà proprio tornare, soggiornare nelle vicinanze, venrci anche di sera, passeggiare la mattina presto. Andiamo fino a Cavtat per dare un’occhiata alla cittadina-madre di Dubrovnik. Per vedere qualcosa con interesse o per fare il bagno bisognerebbe scoprire qualche tratto di costa più in là, ma siamo frastornati dalla visita coinvolgente e impegnativa di Dubrovnik. Oggi il turismo culturale ha prevalso su quello balneare. Gabriele sì che ha diritto al bagno ma lo farà solo al ritorno poco prima di Makarska.

Giovedì
Alle sette sono al supermercato.
Alle otto noleggio una bici e vado alla scoperta della costa a nord. La stradina si trasforma in un sentiero polveroso, la vegetazione diminuisce poi di nuovo esplode, la bici si blocca ogni tanto tra le radici degli alberi. Il mare si fa sempre più bello ed “esclusivo”, a quest’ora non c’è quasi nessuno. ll sentiero ad un certo punto è scavato nella roccia liscia che va a picco sul mare. Malvolentieri ritorno, ma sono contento di aver individuato un bel posto per il bagno che faremo insieme dopo. Ci ritorniamo in macchina, ma ora c’è gente e gli anfratti più belli sono “prenotati” dai nudisti. -Mettiamoci lì ad una certa distanza ! Io vado a cambiarmi nello spogliatoio, la Rita fa le solite contorsioni nell’asciugamano. – Ti filmano con il telefonino e quest’inverno, al “Club del perfetto nudista” proietteranno la scena tra risate fragorose !

Venerdì
Arriviamo a Drvenik in anticipo (pochi sanno che da qui parte il comodo traghetto per l’isola di Hvar, mica solo da Spalato), è a mezzora da Makarska. Alle 9 parte la Jadroljinja per Sukuraj (non è coreano, vuol dire S. Giorgio) , costa 13 kune e arriva a in 40 minuti. Le traghettate in giornate come queste sono un momento essenziale del viaggio, della gita, una piccola crociera. Meglio se il fumo del traghetto non ti arriva al naso. Ci lanciamo veloci sulla strada che conduce a Hvar città, sappiamo che è lunga 72 Km. Lo sprint dura poco, i primi 50 Km sono tra i più “impegntivi” si possa immaginare. La strada ora è sì asfaltata, ma stretta, il fondo sconnesso, tutta curve, salite e discese. Protezioni sui burroni quasi inesistenti. Si incrociano poche macchine. Quando ci si ritrova un camioncino o un camper in senso opposto si deglutisce e ci si ritrova di colpo devoti della Madonna. Ma tutto questo vale la pena, perché il panorama, che cambia ad ogni curva, ricambia abbondantemente il rischio. Questa strada mi ricorda quella dell’isola di Cherso fatta qualche anno fa: la lunghezza è la stessa, ma quella non era così pericolosa. Gli ultimi 25 Km si fanno su una strada molto più agevole. Si parcheggia vicino al centro, che è percorso solo da macchinine elettriche. In tre minuti si è già nella piazza L’insieme è splendido. Non sono le singole cosa a rendere meravigliosa Hvar. La katedrala . il mandracchio . la loggia . la torre dell’orologio . il castello . presi singolarmente non hanno nulla di eccezionale. La vista del porto e delle isole dal castello quello sì che è formidabile. Il campanile di S.Marco sembra messo lì da uno scenografo per avere l’immagine perfetta. Eppure anche quel campanile con la sua chiesa in rovina, mi accorgerò dopo, non sono imperdibili. Qui come in tanti altri posti è l’insieme di natura-storia-arte a creare atmosfere e suggestioni forti. Posti in cui è più facile immaginare o inventare ciò che è stato . Dopo un pranzetto modesto in un localino del porto, ci riposiamo all’ombra dell’arsenale, gironzoliamo con cautela e ci soffermiamo in quella che è una vera oasi, il giardinetto vicino al Palazzo circondato da sette grandi palme, gira un venticello fresco e attorno scalinate assolate e infiorate, leoni di s Marco, qualche barca che esce lenta dal Mandracchio. Una passeggiata per vedere la costa est ? E’ troppo caldo, qui è troppo bello, un’altra volta, quando torneremo (?!) Sì , qui è giusto pensare di tornare. Ci sono dei posti , anche visitati con passione, che difficilmente poi si pensa di rivedere, ma queste località della Dalmazia lasciano tutte il desiderio, quasi l’obbligo di un’altra visita se non di un soggiorno. Ci sono i traghetti, le navi da crociera . Alle tre ritorno, breve sosta a Starigrad, con Gabriele facciamo un giro per la vecchia cittadina, ci sono dei luoghi interessanti ma . dopo Hvar tutto sembra modesto. Ma si può ripartire da Hvar senza fare un bagno? Vogliamo il posto che viene indicato il più bello? A Zavala ! Basta fare altri 15 più 15 Km, attraversare una galleria strettissima che sembra scavata nella roccia dai sette nanii e dopo una lunga discesa (ma chi ce lo fa fare?) ci si trova veramente in una zona molto bella (esclusiva .) di mare sulla costa meridionale.
Lo spirito d’esplorazione mi manderebbe a Jelsa, dove vanno tutte le gite in giornata che partono da Makarska o a Verboska. Ma è meglio avvicinarsi a Sukuraj e incolonnarsi da bravi sul porto, per non perdere il traghetto delle 19 e 30. E con la paura di perderlo (ma dobbiamo pur cenare) mi ingozzo velocemente di cevapcici nel ristorantino lì vicino. Gabriele non riesce a finire la pasta !! E’ la prima volta ?! La partenza al tramonto, il panorama indimenticabile, la consapevolezza di essere stati su una delle isole più belle dell’Adriatico non può che rendere il ritorno suggestivo, per qualche coppietta abbracciata sulle panche gialle direi superromantico. Ci pensa il fumo della Jadroljinja e qualche frase sgangherata di italiani a portarci alla realtà.

Sabato
Al mare.
Pomeriggio: passeggiate. Sul porto osserviamo meglio una scultura bronzea. Vogliamo capire meglio il significato simbolico di quelle due figure che procedono abbracciate. Non è il monumento all’amicizia partigiana, come mi sembrava , è il monumento al turista (!) Mi sembra impossibile, ma è così. Le due figure sono una coppia: lui con portamento fiero, busto in fuori, mento in alto si distingue dai “partigiani” di altre piazze solo per il trolly che trascina (!). Lei lo segue con petto lucente, perché il bronzo lì subisce frequenti palpeggiamenti dai turisti di passaggio. I tempi cambiano.
Di sera night ! Cioè ..visita all’imboccatura del locale notturno, una specie di grotta, scavato nella roccia in splendida posizione sul mare con le onde, questa sera il mare è mosso, che spruzzano acqua su chi si avvicina. La gente non è molta , alle nove di sera, solo curiosi e un gruppetto di allegre ragazzine americane ognuna con la sua brava birretta o bottiglia di vino in mano.

Domenica
Rilassati andiamo a Spalato, anzi ci ritorniamo perché l’abbiamo visitata l’anno scorso due volte. Eravamo rimasti colpiti dal Palazzo di Diocleziano e avevamo visto anche il Museo archeologico. Ci era rimasto il rimpianto per non essere saliti sul M. Marjan e per non aver visto la Galleria Mestrovic. E’ su questa che puntiamo quest’anno e in effetti il museo-casa dello scultore è un luogo interessante. Siamo vicini al Museo delle Arti Croate e diamo un’occhiata anche alle poche opere che espone oggi. Sul monte non c’è verso di salire in macchina e una passeggiata nel sole alle 11 è proibitiva. Il mare è bello anche lì, accidenti. Ma non è previsto il bagno adesso! Ci dirigiamo al centro, è ora di pranzo e una piccola e affollata trattoria ci fa ben sperare. Ottimo il risotto al nero di seppia e il pesce (Buffet Fife all’inizio della Trumbiceva Uvala – consigliatissimo – 149 kune, 20 euro in tre – Hvala !) Siamo attirati come calamite verso il Palazzo di Diocleziano e anche se tutto abbiamo visto lo scorso anno è impossibile non ridare un’occhiata al mausoleo-chiesa. Che commistione di epoche diverse, che ricchezza e concentrato di opere cristiane quasi a “profanare” il mausoleo del Pagano . Sogno di venir chiuso per sbaglio qui dentro e poter toccare tutto, potendo utilizzare anche una scala ( In questi casi divento feticista, scusate). Anche se lo abbiamo già fatto è impossibile non sedersi nel peristilio e immaginare l’Imperatore e la sua corte . Immaginare ? Ma l’Imperatore arriva, in persona. Appare sul protiro e dopo una breve arringa in latino, tra la sorpresa generale, ordina il saluto e tutti esclamiamo più volte AVE in un crescendo divertito. Mi convinco ancora di più dell’idea che ho da anni. Delle semplici animazioni, non solo per bambini e ragazzi, in luoghi storici e artistici , che spesso rimangono muti e insignificanti per la maggior parte dei turisti, renderebbe la visita più significativa e indimenticabile. Non tutti possono leggere libri di storia ed arte e le guide turistiche spesso non bastano . La stessa considerazione facevo a Chambord dove gli animatori coinvolgevano con efficacia bambini in età prescolare . Al ritorno ci fermiamo a fare il bagno a Brela. In questa zona per scendere sulla costa il parcheggio è caro, ma ne vale la pena. Qui si succedono 8 calette con un’acqua stupenda.

Lunedì
Alle 8 partenza per Brac con la Jadroljinja direttamente da Makarska. Arriva a Sumartin in mezz’ora. Brac è l’isola delle cave di pietra, una pietra bellissima, utilizzata già da Diocleziano per il Palazzo che abbiamo visto ieri, ma anche per la Casa Bianca a Washington, il Reichstag di Berlino. Alcune delle cave di pietra si vedono già dal traghetto . La prima meta di Brac? Per noi è Bol. Eh sì, c’è la foto della sua spettacolare spiaggia Zlatni rat (lingua d’oro) su tutti i depliants della Croazia . L’immagine di Bol ci perseguita da giorni e finora abbiamo fatto il bagno in posti non sempre favolosi. E noi oggi, in barba ad un turismo culturale, sensibile, esclusivo, in barba alla visita di castelli e chiese, abbiamo un solo obiettivo: un bagno sulla costa più fotografata (dall’alto) dell’Adriatico. Chissà che fregatura, sospetto. E invece anche dal basso è sorprendente. La spiaggia di ghiaietta non ha quel biancore promesso, ma l’acqua è proprio trasparente e la gamma di sfumature azzurre e blu c’è tutta. Notevole anche il bosco intatto, salvato dalla speculazione, Questa attenzione alla speculazione edilizia mi sovviene spesso perché sono troppo coinvolto da due mesi nella lotta contro la cementificazione di Vicolo Martesin.(una zona verde vicino a casa nostra) . Ma qui è anche facile dimenticare i problemi. Dopo un bel bagno e un’esplorazione del posto (- Non ci si potrebbe stendere per qualche ora su uno degli invitanti lettini ? – pensa sicuramente la Rita) la smania di vedere altro ci fa ripartire.
Leggiamo sulla guida che sono state le donne nei secoli a fare i mucchi di pietre che si vedono ovunque per liberare il terreno e renderlo coltivabile. Qualche pensiero sul ruolo della donna nei secoli sono sicuro che affiora anche nella testa della Rita, ma siamo piuttosto stanchi per confrontare le nostre osservazioni e magari trovare che non coincidono,questa volta ci teniamo ognuno il nostro commento. Si potrebbe pensare al pranzo , ma l’indicazine per Skrip, che già per il nome incuriosisce ( fatico a distinguerlo da strip o spriz) e che abbiamo letto sulla guida essere l’insediamento più antico dell’isola , ci fa sterzare a destra e costeggiando una cava e scendendo su una strettissima stradina arriviamo tra queste poche case disposte disordinatamente. Forse perché non ci aspettiamo molto, ci pare interessante già il primo rudere accanto la chiesa, una contadina ci fa da cicerone (!) parlando solo croato (!!) e poi ci spinge nella sua cantina per venderci una bottiglia d’olio (scopriremo che è ottimo). Più aventi invece c’è proprio un piccolo museo e la ragazza che ci vende i biglietti ci descrive le parti illiriche , romane e successive della torre, luogo più interessante di Skrip. Nel museuncolo ci sono anche altre curiosità, fuori l’ambiente è particolare. C’è un’indicazione per una passeggiata di pochi Km che probabilmente porta fino al mare. Chissà che bello in un’altra stagione . Ma noi ora abbiamo fame. Qualche insegna di gostiona c’è, ma dobbiamo andare fino a Milna per mangiare. Strada interessante. Ci infiliamo nel primo ristorante all’ingresso del paese (bistro Palma) La grande insenatura naturale circondata dalla solita vegetazione lussureggiante (dal sussidiario di quinta), da chissà quali rocce e spiagge nei paraggi meriterebbe un abitato più bello, più ricco. No, Milna è modesta. Lo si capisce anche da una piccola loggia che forse imita buffamente quella di Hvar. E’ la cugina povera di altre località più frequentate come Supetar (S. Pietro) E dopo una siesta sulla panchina del porto e una bibita in un bar esoso, ci dirigiamo proprio a Supetar, capoluogo di Brac, e sappiamo già che non possiamo aspettarci le meraviglie di Hvar. L’impatto comunque è sorprendente. A pochi Km dalla città , la strada imbocca dopo un dosso, un rettilineo in discesa , il paesaggio cambia di colpo, appare il mare e sotto Supetar immersa nel verde, il mare la separa con la terra ferma e Spalato. Sì, riusciamo a distinguere i luoghi che abbiamo visitato ieri, la strada percorsa, il M. Marjan. Non parlo male di Supetar, primo perché il piccolo centro e la piazza supera le aspettative, secondo perché chissà che mare c’è nella penisoletta vicina, terzo perché la marea di bagnanti che arrivano dai frequenti traghetti da Spalato la riterranno sicuramente la perla dell’Adriatico. Niente bagno qui, accontentiamoci delle solite bouganville. Ritorniamo a Sumartin e, sorpresa, bellissimo il mare per un bagno , uno dei più belli, a mezzo Km dal paese. Poi predisponiamo la macchina sulla corsia dei traghetti, ricerca della solita cabina telefonica e stavolta la cena in anticipo che ci lascia il tempo per una passeggiata nel paese. Non ci sono meraviglie, ma il sole delle sette rende attraenti anche le casette sempliciotte e le onnipresenti palme. Dalla nave mentre partiamo riposiamo gli occhi sui riflessi dei barconi del porticciolo, poi ,staccandoci da Brac ,l’occhio va sulla costa di Makarka e cerca di distinguere la zona conosciuta, mentre il sole dorato (attenzione, non sono sdolcinature a buon mercato) rende la traversata da favola. Il tramonto accattivante è smorzato comunque dalle solite sguaiatezze in italiano, stavolta di ragazzi di Gorizia, che rendono meno suggestivo il paesaggio e i pensieri.

Martedì
Ritorno.
All’altezza di Senj lasciamo l’autostrada e ci caliamo sulla costa tramite la strada Giuseppina (Jozefinska cesta), che collega la costa all’entroterra attraverso una depressione, attraverso la quale d’inverno si incanala la bora. Bello in discesa inoltrarsi nella zona boscosa e ritrovare sotto il mare sulla costa rocciosa. Visiteremo un’altra volta Segna, patria di Uscocchi. Un bel bagno dopo Crikvenica . pesciolini a centinaia. Saliamo la costa e costeggiamo la baia di Buccari con il solito rammarico di non riuscire ancora a vedere questa insenatura ripulita dai resti delle industrie pesanti e che potrebbe essere uno dei posti più belli della Croazia.
Alle 17 siamo a Fiume. Anche se è vicina alla nostra Trieste sono anni che non vedo il centro, avevamo fatto solo una sosta a Tersatto due anni fa aal ritorno da Cherso. La visita è superficiale. Ci limitiamo a trovare le analogie, ce ne sono parecchie e le differenze con Trieste. Dalmazia, arrivederci !

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