Cubanacán

di Paolo Taddio –
L’Habana, una città bellissima, giovane, affascinante come le donne che la abitano. La capitale di un paese socialista dove “el pueblo”, vive felice nella sua umile povertà, senza essere toccato dai miti occidentali del consumismo e del denaro. Queste erano le idee che mi ero fatto di questa città, ma ben presto sin dal mio arrivo in aeroporto mi sono ricreduto in parte… Altro che felici.. gente umile e orgogliosa certo, ma che tira avanti con pochi dollari al mese (in media 12 – 13 dollari per lavoratore) e con quello che ottengono con il loro libretto mensile (la livreta) , un razionamento che gli non gli assicura neppure i generi necessari per un mese. Sono circa 6 uova a testa, 4 libbre di carne e di pesce, sempre al mese, un panino al giorno a testa, tot riso… questo è quello che passa il governo e non sempre tutto è disponibile.
Come vivere allora? Arrangiandosi e soprattutto con i dollari dei turisti… Solo girando per l’Habana Vieja capisci come vive realmente molta gente nella capitale: rubando, con il mercato nero, con la prostituzione e la carità. Ma ci sono anche molte persone oneste e socievoli, come Miguel, che non esita ad accompagnarmi alla scoperta del centro, dei suoi segreti, delle sue piazze principali e senza chiedermi nulla in cambio. Mi porta anche nelle vie popolari ( la vera “calle”), ci fermiamo a bere in piccoli chioschi per cubani, vediamo il mercato e tutte le figure più o meno pittoresche che lo popolano. Ad un certo punto, visto anche il caldo, decidiamo di fermarci a bere qualcosa e ci facciamo di gusto un buon “mojito” che ci disseta e rinfresca per bene, non parliamo poi dell’aria condizionata a 0 gradi, da morire… uno sbalzo termico da dentro al locale a fuori di almeno 20 gradi (ho notato l’utilizzo esagerato dell’aria condizionata in quasi tutti i negozi e locali cubani)!!! Usciti, non senza aver accusato lo schiaffo caldo dell’aria sulla nostra pelle infreddolita, Miguel mi invita nella sua umile dimora, situata all’ultimo piano di un edificio che in Italia sarebbe dichiarato inagibile, in una via poco distante. Qui conosco i suoi due figli di 7 e 9 anni ,che stanno studiando, e la moglie (una dottoressa che guadagna 14 dollari al mese !!!) che mi prepara subito un ottimo caffè, forse il migliore che io abbia mai bevuto. Come vivono penso.. due stanze, arredamento fatiscente, una TV in bianco in nero, aria di abbandono. Mi fanno notare che hanno due canali televisivi e restano sorpresi quando dico loro che in Italia ce ne sono un centinaio. Appeso al muro c’è il poster di un centro turistico con raffigurate delle persone che si divertono. Che triste dev’essere per loro vivere a contatto con noi turisti che veniamo da realtà certamente più agiate, e ostentiamo una ricchezza che forse loro non potranno mai avere.
Parlando salta fuori che mi interessa portare a casa qualcosa che raffigura il mitico Che Guevara e Miguel tira subito fuori una moneta con la sua effigie e me la regala. La moglie invece esce e torna dopo poco con un portachiavi che ritrae il “Che” di cui mi fa dono dicendomi di tenerlo come souvenir di Cuba. Io imbarazzato ringrazio… Vorrei dar loro dei soldi ma ho paura di offenderli per cui decido di regalargli in seguito un paio di magliette. Da Miguel comprerò poi due scatole di sigari (Cohiba e Montecristo) al prezzo stracciato di 20 dollari e di ottima qualità. Del resto lui lavora in una fabbrica di sigari dove purtroppo non sono riuscito ad entrare per vedere la preparazione a mano dei mitici puros cubani, una vera e propria arte.
Io voglio credere che sia questa la gente vera di questo paese, povera ma ospitale ed orgogliosa. Il giorno dopo camminando per le vecchie stradine del centro scopro anche la realtà del contrabbando, del mercato nero e della gente che cerca di fregarti in tutti i modi. Ti propongono di comprare sigari di varie marche, rum, droga, di cambiare soldi in nero, ma il mio amico Miguel mi ha avvertito di stare attento a certe proposte e resto alla larga dai numerosi cubani che mi si avvicinano, in certi casi dando anche sfoggio di un ottimo italiano. Anche qui il turismo ha rovinato un paese. Gli unici soldi che questa gente può avere in più provengono dai turisti che lasciano intravedere ai cubani uno stile di vita da sogno e poi visto che stanno bene e soprattutto hanno i preziosi dollari, si possono permettere tutto e sono trattati meglio anche da Polizia ed istituzioni. Per questo forse cominciano le prime forme di intolleranza verso il regime di Fidel, quel comunismo che per anni ha garantito loro una vita povera, ma senza invidie tra nessuno visto che tutti hanno le stesse cose… voleva servire da modello agli stati stranieri e alla loro cultura del consumismo per far capire loro che forse, grazie al comunismo, si può cercare di avere tutti una vita migliore… Ma, evidentemente, non ha funzionato forse anche a causa dell’embargo USA.
Quando torno in albergo ho una brutta sorpresa, hanno aperto la finestra della mia camera dal palazzo adiacente e sono entrati rubandomi 500 dollari, un paio di scarpe e alcune magliette di cotone. Per fortuna tenevo 300 dollari in portafoglio. Accidenti , penso subito che se avessi fatto in tempo a farmi la carta di credito prima di partire non avrei avuto certo questo inconveniente. Denuncio subito l’accaduto alla Polizia locale e mi tengono in centrale ad aspettare se riescono a catturare qualcuno (dicono di avere degli informatori). Attesa che si rivelerà inutile… Durante l’attesa però posso osservare come si comportano gli agenti,vedo gente maltrattata senza motivo, ammanettano tranquilli, picchiano, arrestano e rilasciano, ma non noto mai che scrivano qualcosa, atti o verbali. Di certo non hanno problemi di burocrazia. Il giorno seguente, ancora incazzato per il furto subito, faccio un giro per l’Habana Vieja e dopo aver passato l’insenatura del porto, dominata dalla fortezza del Morro, mi trovo a camminare lungo il Malecon, una strada che corre per chilometri separando il mare dalla città con un muretto di circa tre metri alla base del quale stanno gli scogli. Scogli e centinaia di cubani che fanno il bagno, pescano, si divertono, e prendono il sole. Mentre passeggio, godendomi affascinato lo spettacolo delle onde che per chilometri e fino all’orizzonte si infrangono sul Malecon, la mia attenzione viene attirata da alcuni fischi. Penso subito ai soliti scocciatori che vogliono venderti qualcosa, invece sono tre ragazze che mi chiamano. Tre sirene tra gli scogli, penso subito, quindi attratto dal loro richiamo non posso far altro che spiccare un salto e scendere verso di loro, non senza rischiare una caviglia nell’atterrare sugli scogli. Appena gli arrivo vicino due di loro si alzano e se ne vanno salutando, hanno già deciso a chi tocca lo straniero? Il dubbio c’è ancora… Quella che resta si chiama Yanderlin ed è una splendida mulatta di 23 anni. Mi siedo accanto a lei, mi tolgo la maglietta visto il sole che batte e cominciamo a parlare. Dopo circa un’ora trascorsa lungo l’affascinante Malecon, luogo di amore e incontri, oltre che di pesca e divertimento, l’accompagno alla sua casa vicino al “Floridita”(dove è nato il daiquiri), locale del mito Hemingwayano con la “Bodeguita del medio”(casa del mojito) che si trova vicino alla cattedrale. Lungo la strada riceve più complimenti e occhiate lei di chiunque altra, forse oltre che per la sua bellezza anche per il costume non certo pudico… Ci lasciamo con un appuntamento alla sera davanti al Floridita alle 20.30, per andare poi al grande concerto di musica salsa che si tiene nella piazza di fronte al Capitolio (immaginate il Campidoglio americano più in grande e a Cuba).
Nel frattempo torno all’albergo, mi riposo un po’, faccio la doccia e sono finalmente pronto per la serata latina. Arrivo in anticipo all’appuntamento ma la trovo già lì ad aspettarmi. Appena mi vede mi corre incontro sorridente e mi bacia sulle labbra. Non si può certo dire che qui si perdono in inutili convenevoli… Ci dirigiamo quindi verso il concerto. Le strade sono piene di gente e la piazza sembra scoppiare per quanto è piena. Sul Palco si alternano complessi cubani che con i loro ritmi fanno ballare tutti, anche i meno portati come me, che di certo non ho certe sonorità nel sangue. La serata passa veloce e mi diverto ballando con Yanderlin, che tra l’altro si rivela un’abile ballerina di salsa, oltre che sensualissima. Verso la mezzanotte chiedo se vuole andare via e lei mi risponde sorridendo di sì confidandomi all’orecchio che vuole fare l’amore con me. Passerò un bella nottata…
Il giorno seguente, dopo averla salutata a malincuore, prendo un taxi particular (una macchina americana anni ’60 scassatissima) che per 8 dollari mi porta a Guanabo un paese situato nelle Playas del Este, le più famose spiagge dell’isola (la Rimini cubana). Finalmente sono fuori dalla caotica, rumorosa ed erosa Habana. Erosa, sì, erosione, causata dal vento, dal mare e dai mancati interventi di ristrutturazione, è la parola che più rende l’idea della capitale. In 45 minuti siamo a Guanabo, un paese che fa parte delle bellissime Playas del Este, che si trova di fronte al mare e mi faccio portare subito all’indirizzo che ho avuto via internet di una casa particular. Scendo dalla macchina e il caldo sole caraibico mi colpisce caldissimo. Entro in casa e faccio subito conoscenza con la proprietaria, una simpatica vecchietta di 62 anni, che si fa chiamare “Abuela” (nonna) o “La Guajira” (contadina, almeno credo..). Dopo aver visto le mie stanze mi accordo per il prezzo di 15 dollari al giorno, comprensivo di pulizie e cucina, e prendo possesso dell’appartamento.
Dopo aver sistemato tutto esco dalla mia camera e noto subito due belle ragazze sedute su due sedie a dondolo nel terrazzo. Vado a conoscerle, sono Yamilè e Maidolis, mulatta di 26 e bianca di 18 anni rispettivamente. La più giovane vive lì dall’Abuela e si è sposata da poco con un inglese di 38 anni (sta attendendo che le varie pratiche burocratiche per espatriare siano completate), mentre l’altra abita in un appartamento vicino con il figlio di 4 anni avuto dal suo matrimonio con un cubano dal quale ha divorziato. Noto subito un certo interesse delle due ragazze nei miei confronti anche perché cominciano a fare degli apprezzamenti piuttosto “pesanti” sul mio fisico (sono in costume). Io faccio finta di non capire nulla di quello che dicono anche se comprendo quasi tutto e mi sento molto imbarazzato. Dopo aver conversato un po’ di questo e di quello, non senza inserire qualche battutina con doppio senso in agguato, mi invitano ad andare la sera in una discoteca che si chiama “Terrazza” a Santa Maria del Mar, un paese vicino. Naturalmente accetto anche perché oltre ad essere affascinanti e belle sono anche simpaticissime. Mi congedo da loro con un appuntamento per le 22.30 e mi dirigo verso la spiaggia per ammirare questo tanto decantato mare caraibico. La sabbia è bianchissima ed abbaglia mentre il mare è di un azzurro trasparente introvabile in Italia, le palme di cocco sparse qua e la, le capanne, e la tranquillità rendono il paesaggio unico e mi incantano. Purtroppo in certi punti noto che la spiaggia, come d’altronde le strade è tenuta un po’ male e c’è molta sporcizia. Non tutelano certo molto il loro patrimonio…. Stendo il mio telo mare sulla bianca sabbia e dopo un tuffo in questa splendida acqua prendo il sole per un’ora circa. Ora che si rivelerà fatale visto che mi si arrossirà la pelle nel petto, sulle spalle e sulla schiena e successivamente in queste zone comparirà un eritema che mi costringerà ad evitare il sole per tre giorni.
Dopo l’imprudente esposizione “al potente sole caraibico allo zenit”, torno in appartamento, mi faccio una doccia (l’acqua è salata !!!, come tutta quella dell’acquedotto, quella potabile viene portata nelle case periodicamente con delle autobotti) e vado alla scoperta del piccolo mercato di Guanabo dove si compra in pesos a prezzi veramente bassi. Carne, frutta, verdura e dei piccoli chioschi che con 20 pesos ( duemila lire) ti danno riso, carne, insalata e da bere un refresco al melon o alla cereza. Per la strada cambio in nero 20 dollari nella moneta locale e col malloppo che mi ritrovo in tasca compro tutto quello che mi serve. Torno a casa utilizzando un coche (carretto trainato da un cavallo) che mi costa un dollaro e ceno con pane, prosciutto (jamon), formaggio (queso) e un mango. Finito di mangiare sto con le ragazze a vedere che si truccano e si preparano per la serata. Pessima idea… ci mettono più di un’ora. Parlando scopro altre cose sul loro conto: Yamilè è una ex “jinetera”, cioè una ragazza a caccia di turisti per soldi, anche se ultimamente non esce molto perché sta aspettando di andare in Italia a sposarsi con un ragazzo Viterbese di 24 anni che le manda 250 dollari al mese, soldi che consentono di vivere agiatamente a Cuba, almeno ad un cubano. Anche Maidolis riceve soldi mensilmente dal marito ma non disdegna ugualmente qualche uscita per divertirsi ed avere del denaro in più a disposizione. Quando finiscono di prepararsi andiamo un po’ in centro (si fa per dire visto le dimensioni del paese) a bere un cuba libre alla “Casa del Pollo”, un locale abbastanza brutto a dire il vero, ma Guanabo non offre molto di meglio. Qui non posso non notare una scena inusuale, frotte di ragazze vestite da prostitute che si avventano letteralmente sui turisti per cercare di conquistarli, inoltre, al contrario che in Italia, tutte le ragazze stanno fuori, mentre gli uomini (prevalentemente stranieri) dentro.
Finito di bere prendiamo un taxi che per 3 dollari ci porta in discoteca. Qui davanti troviamo la polizia che controlla le carte di identità (carnè de identidad) alle ragazze e porta quelle non residenti nella provincia in prigione per alcuni giorni con l’accusa di essere prostitute. Quando vengono rilasciate hanno la carta segnata e se vengono beccate per più di due volte possono restare in carcere anche per parecchio tempo (tutte misure contro la prostituzione). Per fortuna non controllano i documenti di Maidolis che risulta residente a Santiago… Entriamo dopo aver pagato tre dollari a testa. Il locale è piccolo e freddo, l’aria condizionata dev’essere al massimo, la musica è tutto tranne che salsa. Mi accorgo subito della presenza massiccia di italiani, nazionalità di gran parte dei turisti a Cuba. Yamilè mi offre subito un cuba libre e dopo qualche bicchiere alternato al ballo in pista, comincio ad essere un po’ brillo. A questo punto mi si avvicina Yami chiedendomi se voglio ancora qualcosa da bere ed io le rispondo con un bacio sulle labbra che non trova ostacoli, anzi… Lei mi rivela che sperava che questo succedesse dal primo momento in cui mi aveva visto (bugia o verità?), anch’io le confesso allora che mi aveva colpito subito con il suo fascino di mulatta. Ed era vero, però non le dico che anche l’amica mi piaceva. Poco lontano incrocio gli occhi di Maidolis che subito distoglie il suo sguardo dal mio lasciando trasparire dal suo comportamento un po’ di gelosia per l’amica. Mi dispiace perché anche lei era bella, purtroppo una scelta andava fatta.
Alle tre torniamo a casa e Yamilè senza esitazioni mi segue in camera, una notte da sogno… Resterà con me per tutto il resto della vacanza arrivando addirittura a chiedermi di sposarla al posto dell’altro italiano. Io le rispondo sempre di no anche quando mi chiede se la amo (cosa che le mi ripete in continuazione). Io le rispondo che mi piace e le voglio bene, ma non posso dire di amarla e tanto meno mi sento di poter sposare una persona che conosco da così poco tempo, per quanto stia bene con lei. In questi giorni conoscerò anche il figlio Adrian, un bambino bellissimo che non sta fermo un secondo, un vero monello.
Torniamo al problema dei soldi. Sono preso piuttosto male visto che mi restano solo 150 dollari per 11 giorni e non sono certo sufficienti. Provo ad investire i miei ultimi soldi in un affare di sigari con un ragazzo cubano ma tutto va a rotoli perché la polizia lo becca mentre portava i sigari al canadese a cui li aveva venduti e quindi ci rimetto anche quello che mi restava. Sono così costretto a telefonare a casa per farmi mandare i soldi, cosa che avevo cercato di evitare fino all’ultimo, rischiando e perdendo anche gli ultimi dollari che mi restavano. In un giorno mi arrivano i soldi che mi vengono consegnati direttamente in appartamento da due ragazze dell’assicurazione che copriva il mio viaggio. Non so proprio come ringraziare i miei genitori e mio fratello. In ogni caso porterò loro un ricordo di Cuba. Ora sono più tranquillo e può cominciare la vera vacanza. Posso permettermi di noleggiare uno scooter (un’aprilia Gulliver, anche questo italiano..), mangiare aragosta, che costa comunque poco, da 2 a 4 dollari a seconda della grandezza e fare qualche compera, sigari, rum e souvenir vari. Le aragoste le compero da un ragazzo che ho conosciuto in spiaggia e che va a pescare ogni giorno con maschera, pinne, fucile subacqueo e una specie di bastone con un uncino che serve per prendere le aragoste che si rifugiano nella loro tana. E’ lui che mi istruisce anche sui vari tipi di pesce che si possono incontrare nelle acque antistanti. Mi dice anche che la carne migliore è quella della tartaruga che è però vietato catturare come del resto le aragoste. C’è il rischio di finire in galera !!!
Mi propone anche di andare con lui a pescare al largo ma purtroppo non sono un proprio quello che si può definire un nuotatore provetto e devo rinunciare alla sua proposta. Comunque immergendomi anche nei fondali vicino alla spiaggia ho ammirato pesci di vario tipo e coloratissimi e addirittura mi sono imbattuto in una manta gigante (senza esagerare aveva un’apertura di 2 metri !!!) e nel dubbio che potesse essere pericolosa mi sono allontanato subito. Peccato perché era uno spettacolo vederla “volare” in acqua… inoltre il mio amico pescatore in seguito mi ha detto che è innocua a meno che non la si importuni, a quel punto si rischia di essere infilzati dal pungiglione velenoso che ha sulla coda. Comunque penso che nessuno che se la trovi davanti osi disturbarla…
I giorni purtroppo scorrono veloci, caldi e soleggiati, interrotti da un solo giorno di pioggia. Arriva così il 28 maggio ed il momento della partenza e dei saluti. Faccio le valigie che riempio con una “guanavera”, un frutto che non ho mai provato e che voglio assaggiare, un dolce al cocco fattomi dall’ Abuela, souvenirs e tutte le mie cose. Yami non si farà purtroppo viva perché la sera prima abbiamo litigato e devo dire che non mi sono comportato molto bene nei suoi confronti, però non ce la facevo più a sentire proposte di matrimonio. In ogni caso la sentirò telefonicamente al mio ritorno in Italia. Dopo i convenevoli e le promesse di tornare, di scrivere, baci e abbracci, salgo sul taxi che è venuto a prendermi sotto quella che è stata “la mia casa cubana” e vado all’aeroporto dell’Havana. “La mia casa” perché sono stato sempre e solo in compagnia di gente del posto, ho mangiato i loro piatti, banane verdi fritte, riso e fagioli neri, carni super speziate, chincharrones, batido di frutta varia, ecc., ho parlato la loro lingua (anche se non so quanto bene…), ho vissuto i loro problemi.
Non amano molto Fidel che li bombarda ogni giorno con i suoi discorsi lunghissimi alla televisione, e li opprime con il suo stato di polizia. Per telefono ho saputo che anche la mia amica Maidolis è stata in carcere per 8 giorni senza aver fatto nulla, solo perché accusata di andare a turisti per denaro. Pazzesco… Ora sono all’aeroporto che scrivo ascoltando Guantanamera eseguita da un gruppo che suona in un bar vicino al punto d’imbarco. Una canzone veramente bella che forse racchiude nelle sue parole e nella sua musica Cuba più di ogni altro brano.
La vacanza è finita e si torna in Italia, per fortuna che mi restano altri 10 giorni di ferie da passare a casa ripensando ai caraibi e per adattarmi più dolcemente al ritorno alla realtà.



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