Dalla Macedonia

di Eno Santecchia –
Siamo nella terra di Alessandro Magno nei primi decenni del Novecento. Xhabir era un commerciante di sale di Gurgunica, un villaggio a 18 km da Tetovo, quinta citta’ della Macedonia. Arrotolava e fumava le sigarette con il trinciato, d’inverno indossava una pelliccia di montone. L’uomo aveva un parente che durante la guerra del 1921-22 (per ristabilire l’unita’ e l’indipendenza della Turchia), aveva militato agli ordini del generale Mustafa’ Kemal. Non ricevendo piu’ notizie, Xhabir ando’ alla ricerca del suo parente fino a Smirne senza trovarlo. Era rimasto impressionato dalla figura di quel grande statista dagli occhi azzurri e dai capelli biondi nato a Salonicco. Quando ebbe dei nipoti volle imporre il nome Kemal, con il secondo ci riusci’. 

Ecco che il cittadino macedone Kemal Alili si ritrova con il nome del padre della Turchia moderna, al quale nel 1934 fu attribuito l’appellativo di Atatark. Il nostro uomo, peraltro nato nello stesso bacino fluviale del suo illustre omonimo, vive e lavora da venti anni in Italia e in ultimo a Caldarola.

La Macedonia era una regione storica divisa oggi in ben cinque stati, la repubblica macedone ha l’estensione del Piemonte e si e’ formato nel 1991 dopo la disgregazione della Jugoslavia. Il suo nome non e’ riconosciuto dalla Grecia perche’ lo ritiene un’usurpazione nei confronti della regione greca confinante.



La sicurezza e’ migliorata, e’ iniziata anche una certa ripresa economica e l’occupazione e’ in aumento. Notevoli sono le risorse minerarie ma l’industria siderurgica ha causato un certo inquinamento. Vi sono anche cave di marmo e di silicati.

Esiste un buon artigianato della terracotta e della lavorazione del legno, grazie al buon patrimonio boschivo. E’ comparso il turismo, anche di passaggio verso altre nazioni vicine ed e’ in vigore da tempo una legge sulla tutela dei non fumatori. Per un maggiore sviluppo dovrebbe pero’ migliorare l’occupazione.
Le etnie principali sono due macedone e albanese, piu’ una minoranza di turchi e gitani. Le lingue parlate sono il macedone e l’albanese: la prima utilizza l’alfabeto cirillico e la seconda il latino; vi sono indicazioni stradali in alfabeto latino. Le religioni sono ortodossa e mussulmana, non vi sono problemi di convivenza.
Il paese di origine di Kemal e’ Gostivar che si trova a 20 km da Tetovo. Di quest’ultima citta’ mi mostra una foto della moschea dipinta o del pascia’ dalla strana forma a cassettone di probabile fattura ottomana, abbellita esternamente di pannelli di legno dipinti a mano. Nella capitale Skopje c’e’ anche il pregevole ponte a pietra (XV sec.) sul Vardar voluto dal sultano Maometto II; il fiume prosegue e poi si getta nel mar Egeo a ovest di Salonicco. Di recente e’ stato costruito un mausoleo a Madre Teresa di Calcutta nata in quella citta’ nel 1910. Ci sono antiche mura e palazzi in stile greco bulgaro. Diffusi sono gli hammam per il bagno turco; a Bitola citta’ universitaria non mancano le terme.

Tutta la Macedonia fu colpita dal terremoto del 26 luglio 1963, piu’ duramente la capitale, il robusto ponte di pietra sul Vardar ha resistito come qualche palazzo, ma fu distrutta meta’ della stazione ferroviaria e molti altri edifici.

Si coltivano cotone, ortaggi, riso e tabacco poi mele, noci e mandorle; l’allevamento e’ ridotto a capre e pecore. Della cucina del suo paese Kemal ricorda i buoni fagioli, le patate, le cipolle, lo spezzatino, le zuppe e le verdure. Il suxhuk e’ un wurstel cotto su una pentola di terracotta (tava), si usano anche i fornetti sa?i coperti con cenere e carbone per carne e burek (una specie di focaccia ripiena). Dell’Italia ama le lasagne, i cannelloni, la pastasciutta e il mare. Da noi il mare e’ vicino, al suo paese vi sono i laghi naturali di Ocrida, Prespa e Mavrovo, ma per la spiaggia doveva recarsi in Grecia o in Albania (possibile solo ultimamente). Quand’era bambino nevicava molto, metri e metri di neve ai quali ci si doveva adattare per forza: le temperature invernali toccavano anche i venti gradi sottozero. I contadini si munivano di molta legna e foraggio per il bestiame: l’inverno durava sei mesi.

Con i risparmi del lavoro in Italia Kemal e’ riuscito a costruirsi una bella casa al suo paese ma ora, dopo due decenni, gli dispiace lasciare l’Italia dove sono cresciuti i suoi figli.

Potete trovare altri racconti e articoli interessanti nel sito di Eno Santecchia www.storieeracconti.it

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