Diario di una crociera in Alaska

di Gianni Giatti –
Mentre l’aereo sorvola le alpi, il nostro pensiero corre indietro nel tempo, esattamente ad un anno fa. Nel giugno del 2001 infatti, avremmo dovuto fare questo viaggio. Ma, quando tutto era ormai pronto, con le valigie davanti alla porta, una telefonata dall’America ci comunicava di non partire in quanto, la nuovissima nave che inaugurava il ciclo di crociere, aveva avuto un’avaria. Certo, ripensando a quella notte, quando mancavano soltanto 4 ore alla partenza, la delusione fu grande. Ricordo anzi, il resto di una notte trascorsa insonne. Poi, passato il malumore per la vacanza annullata, d’accordo con Bruna abbiamo stabilito che per impegni vari l’avremmo rimandata di un anno.

Dopo aver sostato alcune ore ad Amsterdam, ci troviamo ora in volo verso il Canada. Lo scopo è raggiungere Vancouver e dopo la visita della città, imbarcarci per una crociera di 8 giorni lungo le coste dell’Alaska.

Guardando dal finestrino dell’aereo, mentre sorvoliamo la Groenlandia, fa un certo effetto ammirare le immense distese ghiacciate, dove l’occhio scruta inutilmente, in cerca di una qualsiasi forma di vita.

Dopo circa 12 ore di volo giungiamo in vista delle verdeggianti montagne che circondano la capitale della British Columbia, e puntualmente atterriamo a Vancouver. Da quando siamo partiti dall’Italia, sono trascorse circa 30 ore, ma per l’effetto del fuso orario è ancora giorno. Infatti sono le 4 del pomeriggio e quindi la giornata si prospetta ancora lunga.

Disbrigate velocemente le pratiche doganali ci dirigiamo verso l’albergo che si trova nel complesso dell’aeroporto. Giusto il tempo di una doccia e mezz’ora di riposo prima di decidere di dare uno sguardo alla città. La stanchezza non ha il sopravvento sulla voglia di girare, e poi dobbiamo abituarci fin da subito al nuovo orario.

Con un taxi ci dirigiamo verso la città che dista una ventina di km. dall’aeroporto. Qui ci troviamo in leggera difficoltà quando chiediamo all’autista di portarci in down town. Per il nostro autista la richiesta era piuttosto vaga.

Convinti di non essere stati capiti gli chiediamo di essere portati in: city center.
Dopo cinque minuti di incomprensioni e girovagare per la città ci siamo resi conto che l’autista ci chiedeva in quale parte della città volevamo essere lasciati, in quanto Vancouver non ha un centro vero e proprio, ma è tutto un centro.

Ci immergiamo quindi negli ampi viali ai lati dei quali spiccano altissimi grattacieli. Un passante a cui avevamo chiesto una informazione, ci fa notare che non siamo molto lontani dall’edificio dal quale si può avere una veduta panoramica della città.

Un ascensore che scorre lungo la parete esterna del grattacielo ci fa intuire di essere arrivati e dopo pochi secondi di salita, ci troviamo ad ammirare la città sotto di noi in tutta la sua maestosità.
E’ chiamata “Perla del Pacifico” per il suo bellissimo scenario naturale che la colloca a pari merito con Rio de Janeiro e Hong Kong.
La metropoli vanta una serie di primati. Con una popolazione di 2 milioni di abitanti, è considerata una delle città più belle del mondo, famosa sia per l’atmosfera amichevole e sicura, che per le montagne incantevoli e lo splendido oceano che la circondano.
Questa città è la figlia più bella del Canada, Le colline su cui si erge Vancouver insieme ai suoi numerosi ponti, offrono straordinarie viste sull’oceano, le baie e la città stessa.

Vancouver e’ la terza città più popolosa del Canada e uno studio condotto da un Gruppo di ricerche di Ginevra per conto delle Nazioni Unite, la posiziona al primo posto, nella classifica mondiale per qualità della vita. Le montagne che la circondano inoltre, le conferiscono le migliori condizioni climatiche di tutto il Canada che non superano i 30° d’estate e raramente scende sotto lo zero d’inverno.

Oltre alla sua bellezza ed organizzazione, conta uno dei migliori sistemi di trasporto di massa più completi del mondo composto, tra l’altro, da Bus, linee marittime, treni della neve, Ferries boat e idrovolanti che permettono di spostarsi rapidamente ed economicamente nella città’ e nei sobborghi.

Vancouver è una metropoli multietnica piena di vita, ricca di luoghi di interesse turistico, attività culturali e divertimento, hotels, ristoranti, moderni centri commerciali ed una interminabile lista di attrazioni. Ha un tessuto urbano cosmopolita vivacissimo composto da ben 60 diversi gruppi etnici, che convivono armoniosamente nel rispetto di un ordinatissimo sistema sociale.

Il clima mite (a confronto con gli standard canadesi) e una movimentata atmosfera di stile californiano la rendono talmente particolare che persino i suoi vicini statunitensi (che tradizionalmente usano parole poco lusinghiere nei confronti del Canada), la considerano stupenda, probabilmente perchè si trova esattamente al confine.

Il centro di Vancouver è un autentico labirinto di attrazioni, dal rinomato fascino vittoriano dell’antica zona di Gastown, al bellissimo parco cittadino, uno dei più belli del mondo, lo Stanley Park con i suoi 9 km. di passeggiata sul mare, e le spiagge sull’oceano rendono infine la città meta di surfisti di tutto il mondo.

E’ una città ad altissimo profilo turistico che accoglie ogni anno circa 6 milioni di visitatori da tutto il mondo, in particolare croceristi (da Vancouver partono le prestigiose crociere per l’Alaska).


Vancouver infine, è una città spensierata grazie alla forte presenza di giovani provenienti da tutto il mondo per lo studio della lingua Inglese che è parlata, qui, in maniera estremamente chiara ed armoniosa poiché considerata “seconda lingua” per la sua popolazione multietnica.

Il tempo trascorre velocemente e quasi non ci accorgiamo che si è fatta ormai notte. Facciamo quindi ritorno all’hotel stanchi e assonnati. Dobbiamo recuperare per essere pronti domani a cominciare la nostra crociera.

Il ristorante dell’ hotel da su una grande finestra panoramica sulle piste dell’aeroporto, e quando ci troviamo a consumare la superba colazione come si usa da queste parti, ci godiamo lo spettacolo degli aerei che si alternano nelle varie fasi di decollo e atterraggio.

Abbiamo a disposizione ancora tutta la mattina prima di imbarcarci e quindi pensiamo di ritornare in città. Poi però consapevoli di non aver recuperato del tutto e in previsione di un crollo, decidiamo di visitare la zona dell’aeroporto e rimanere nelle adiacenze dell’hotel per un ulteriore riposo prima della partenza.

Nel primo pomeriggio, dopo un paio d’ore di sonno a bordo di un autobus ci dirigiamo verso il porto. Abbiamo così modo di vedere la periferia della città con le innumerevoli villette circondate da ampi giardini e prati dal colore verde intenso.

Al molo dove si trova attraccata la nave, stanno giungendo centinaia di persone e nuclei famigliari che come noi vanno a costituire il gruppo dei croceristi.

Le pratiche di imbarco vengono svolte con ordine e con una certa celerità grazie anche alla collaborazione del numeroso personale di bordo che si adopera per rendere meno noioso il disbrigo.

Grazie anche all’esperienza di una precedente crociera, prendiamo possesso senza perdite di tempo del nostro alloggio che si trova sul ponte n. 7 e dopo aver disfatto i bagagli facciamo subito un giro per renderci conto di quella che sarà la nostra piccola città viaggiante dei prossimi 8 giorni.

La partenza è prevista alle 6 del pomeriggio. Ma alle 5, gli altoparlanti diffondono un messaggio per tutti i croceristi. E’ in corso la prova di salvamento in caso di avaria o incidente che potrebbe capitare durante la navigazione.

Tutti i croceristi assieme al personale di bordo, vengono smistati sui vari ponti assegnati e assieme assistono alla lezione indossando il proprio salvagente.

Al termine della lezione, una volta riposti nell’armadio della propria camera i salvagente, corriamo sul ponte 11 perché la nave sta mollando gli ormeggi e si stacca dalla banchina.

Scortata dai rimorchiatori lentamente lascia il porto. Poi dopo aver virato di 180° punta verso l’oceano emettendo il tipico suono in segno di saluto.


Sul ponte 11 numerosi sono i croceristi appoggiati sulle ringhiere della terrazza che guardano verso la città che pian piano si allontana, mentre sulla nave ha inizio la vita di bordo in tutto il suo sfarzo, con camerieri bardati di tutto punto che ti rincorrono per offrire il cocktail del giorno.

Quando giungiamo sotto il ponte che delimita la città, i rimorchiatori lasciano la nave che prosegue il suo cammino da sola, mentre un idrovolante la sorvola, ricambiando con il movimento delle ali, il saluto delle braccia alzate di alcuni bambini.

Rimaniamo così ad osservare quanto scorre davanti a noi da una parte e dall’altra della nave favoriti dalla temperatura mite. Trascorrono così le ore sino a quando verso le10 il sole tramonta e noi ci accorgiamo di avere saltata la cena.

Al nostro risveglio le lancette dell’orologio della nave sono state spostate di un’ora per l’adeguamento all’orario dell’Alaska che abbiamo raggiunto in nottata. La giornata è grigia e fredda e rispetta appieno le caratteristiche di questa parte del mondo che la vuole piovosa 240 giorni all’anno.

La nave rimarrà in navigazione per tutto il giorno per approdare domani mattina a Juneau la capitale.


Dopo aver navigato tutta la notte in pieno oceano, il tragitto si snoda in questa prima parte del viaggio, lungo l’Inside passage, un passaggio tra i fiordi di 1500 km. definita una sorta di autostrada oceanica, che mette la nave al riparo dalle onde del Pacifico.

Approfittiamo di questa giornata di navigazione per scoprire la gamma di aree ricreative, come si svolge la vita di bordo, e come nonostante le condizioni meteorologiche avverse, i croceristi trascorrano il loro tempo senza annoiarsi.

L’organizzazione a bordo è perfetta, sia per quanto riguarda le attività giornaliere che per le escursioni a terra e gli intrattenimenti notturni. Tutto viene organizzato in modo meticoloso lasciando al caso esclusivamente la scelta su come trascorrere le giornate e le serate.

Partiamo con la descrizione della nostra modesta ma confortevole cabina. Disposta sul ponte 7, fa parte di centinaia di altre cabine atte ad ospitare i 2400 croceristi e le 1200 persone che compongono l’equipaggio. Naturalmente esistono anche cabine con veranda e addirittura suite con giardino e terrazza.

Lo spostamento tra un ponte e l’altro avviene mediante una serie di ascensori alcuni dei quali a cielo aperto con la visuale sull’oceano della capacità di 40 persone ciascuno e dislocati a gruppi ai lati e al centro della nave.

Già alle sette del mattino, sul ponte 11 gli amanti del joggin e delle passeggiate, corrono lungo la pista che si snoda lungo i 400 m. della parte più alta e all’aperto della nave.

Uno dei posti più affollati, sono i vari ristoranti dislocati su diversi piani dove i croceristi fanno colazione e consumano il pranzo.

Sul ponte 10 si trova la zona piscine scoperte. Nonostante il brutto tempo e l’ora del mattino, c’è sempre qualcuno che sguazza nell’acqua o che si lascia accarezzare dalle bollicine dell’idromassaggio.

Sempre sul ponte 10, da ambo i lati della nave chi non ama la corsa, può cimentarsi in un gioco rilassante che consente di fare un po’ di movimento respirando aria pura.

Sul ponte 4 sono in funzione per tutto il giorno 2 sportelli bancari per prelievo di contante, e una agenzia turistica per la prenotazione e la descrizione delle varie escursioni.

Tutti giorni alle otto del mattino nella sala cinema viene celebrata la santa messa, mentre negli orari successivi ad ore alterne, vengono proiettati film in lingua inglese e spagnola.

Le persone che nonostante la crociera intendessero mantenere i contatti con l’ufficio o con i propri famigliari, oppure per semplice svago, sul ponte 5 hanno la possibilità di navigare in internet in una attrezzatissima sala computer.

Sia al mattino che al pomeriggio, in appositi spazi vengono battuti all’asta oggetti d’arte e quadri di pittori contemporanei del valore di svariate centinaia e talvolta migliaia di dollari.

Sul ponte 5 una serie di boutique, gioiellerie, empori, si snodano lungo tutta la lunghezza della nave, e non fanno rimpiangere le passeggiate dedicate allo shopping nelle principali vie delle città. Ogni giorno poi, a turno ogni negozio espone l’oggetto del giorno, che può variare dall’orologio, alla cravatta, o qualsiasi altra cosa, e che viene venduto solo per quel giorno con una riduzione che va dal 30 al 50%.

Tra una salita e una discesa ci concediamo a metà mattina una pausa caffè al bar Vecchia Milano dove l’atmosfera è allietata dagli strumenti di un quintetto o dalle note di un pianista.

Lungo i corridoi che portano ai vari saloni della nave, agli angoli e nelle nicchie possiamo ammirare una esposizione di opere di arte moderna dai soggetti più strani.


Nel capiente teatro, durante il giorno vengono reclamizzati oggetti o indumenti che vengono venduti nelle boutique della nave, e tra le persone che vi assistono vengono sorteggiati buoni acquisto per centinaia di dollari.

Per gli amanti del fitness, la nave dispone di una palestra con i più moderni attrezzi per lo sviluppo e il mantenimento del tono muscolare, dove i croceristi vengono seguiti da istruttori durante gli esercizi che svolgono davanti ad una immensa veranda dalla quale mentre si allenano possono ammirare il paesaggio.

Sempre sul ponte 9 si trova il centro benessere e di bellezza. Un’ala è dedicata ai massaggi per rilassare il corpo dopo lo stress fisico. In un altra ala del centro si trovano le piscine coperte con le vasche per l’idromassaggio e dove viene praticata la talassoterapia.

Dalle 12.00 alle 14.00 aprono i vari ristoranti self service disposti un po’ dappertutto nei vari ambienti o all’aperto, per consentire ai croceristi di consumare il pranzo ovunque si trovino senza l’obbligo di doversi rivestire se si trovano in piscina o cambiare l’abito, cosa non consentita dalle 6.00 del pomeriggio quando su tutta la nave vige l’obbligo di un abbigliamento consono alle tradizioni della marina.

Sul ponte 7 una sala è a disposizione per i patiti del gioco degli scacchi e delle carte, ma è anche rifornita di un invidiabile elenco di giochi di società.

Fra i tanti croceristi, ogni giorno capita di festeggiare un compleanno o l’anniversario di un matrimonio. Quale occasione per fare una visita nella fornitissima boutique dei fiori per regalare una orchidea o per fare un omaggio floreale.

Ogni pomeriggio nel teatro, dalle 16.00 alle 17.00 si svolge una grande tombolata o meglio il Bingo, gioco che appassiona molto i croceristi, che ambiscono oltre che ai premi normali, anche a quello finale di 1000 dollari messo in palio dall’organizzazione. Per consentire ai genitori di seguire con più attenzione i numeri delle proprie cartelle, in un altro settore, anche per i bambini viene organizzato un bingo tutto per loro.

Ma il bingo non è la sola attrazione che richiama i croceristi. Sul ponte 5 disposto in diverse sale trova luogo il casinò con tutte le sue tentazioni. Disposte in ogni dove decine di slot machine. Più appartati, i tavoli di chemin de fer, baccarat, dadi, black and jack e le roulette che a differenza delle slot machine sempre in funzione durante il giorno, aprono il pomeriggio e la sera.

Dalle 16.00 alle 17.00 nei caffè si può ascoltare della buona musica assaggiando qualche pasticcino, oppure mentre si osserva il paesaggio, gustare una delle varie qualità di pizza, che lo chef sforna in continuazione.

Dalle 18.00 alle 21.00 nel ristorante disposto su due piani viene servita la cena. Per motivi di spazio il servizio viene svolto in due turni.

Ma alle 18.00 di oggi sta per avere luogo un altro avvenimento: il cocktail di benvenuto che il capitano offre ai passeggeri in un’atmosfera festosa.

Nel teatro ogni sera vengono rappresentati due spettacoli il primo per i commensali del secondo turno, mentre il secondo spettacolo, per quelli del primo. Ogni sera si alternano rappresentazioni di altissimo livello artistico con artisti di Brodway e della televisione americana.



Ci sono infine diversi modi per concludere la serata, uno di questi è cimentandosi nel karaoke, dove i croceristi fanno a gara per strappare applausi e conquistare il premio finale.

Nella veranda i più giovani si scatenano in gare di rock and roll o musiche più adatte alla loro età.

Per le persone che hanno superato la mezza età invece, sono più indicate le note di alcune vecchie canzoni cowntry in una atmosfera decisamente più tranquilla.

Quando ormai la mezzanotte è passata da un po’, facciamo rientro nella nostra cabina. Domani ci attende il primo sbarco.

Al nostro secondo risveglio, la giornata si presenta ancora nuvolosa e le previsioni non sono lusinghiere. La nave, percorrendo una ramificazione del passaggio interno, sta per raggiungere il porto di Juneau

Oggi è domenica e numerose piccole imbarcazioni si dirigono verso luoghi di svago. Molti croceristi amanti della pesca, hanno prenotato una giornata da dedicare a questo sport in quella che è definita: la Patria dei salmoni. L’organizzazione mette a disposizione tutto il necessario: dagli stivali alla barca, e i salmoni pescati, una volta affumicati vengono spediti a casa in tutto il mondo.

Nel frattempo siamo giunti in porto. Dopo aver seguito le varie operazioni di attracco, vengono calate le passerelle e i croceristi scendono per dedicarsi alle varie escursioni.

Il centro cittadino non è lontano, e prima della visita alla città saliamo con una funivia sul monte che domina la baia e da dove partono le escursioni attraverso i boschi.


Juneau ha la fama, sostenuta sia dagli abitanti sia dai visitatori, di essere una delle città con il paesaggio più bello degli Stati Uniti. Con i picchi coperti di neve, mentre il sottostante canale offre un movimentato lungomare.
Dall’alto possiamo ammirare la città situata sul pendio di una montagna lungo uno stretto canale di acqua salata.

Circondata dalla natura incontaminata dell’Alaska, questa cittadina è un vero e proprio paradiso naturale che offre innumerevoli opportunità per passeggiate e arrampicate. Camminiamo lungo i sentieri immersi nel verde con gli scoiattoli che ci vengono incontro in cerca di cibo, mentre di tanto in tanto fa capolino un raggio di sole.

Più tardi ci dedichiamo alla visita della città che ha mantenuto le caratteristiche di un tempo. Juneau fondata durante la corsa all’oro nel 1880, è la capitale dell’Alaska e conta circa 30.000 abitanti.

Per oltre mezzo secolo è stato un centro minerario, mentre oggi le attività principali sono quella governativa e il turismo.

Per quanto riguarda il suggestivo centro cittadino, molte delle case risalgono al periodo della corsa all’oro e risultano perciò particolarmente pittoresche. La zona centrale è costellata da bar, negozi di souvenir e ristoranti. Tra i locali spicca il Red Dog Saloon, che conserva lo spirito selvaggio della fine del XIX secolo.

Nonostante sia la capitale del più vasto degli Stati Uniti, Jumeau è un piccolo centro isolato dal resto del mondo senza una strada, solo montagne, immense foreste e ghiacciai che incombono sul piccolo porto e poi km. di costa scoscesa e di isole disabitate, insenature e fiordi scavati nel corso dei millenni dalla forza del ghiaccio e dalla violenza del vento.

Solo quando rientriamo sulla nave per il pranzo ed un breve riposo, ci accorgiamo della sua grandezza e delle dimensioni paragonabili ad un condominio di 15 piani.

Nel primo pomeriggio ci spostiamo di qualche km. per raggiungere il Glacier Bay National Park, una immensa riserva con oltre 100 km. di coste, popolata da balene, foche, leoni marini, lontre e uccelli acquatici.

Lungo il percorso notiamo il ghiacciaio Mendenhall che arriva quasi fino alla strada.

A bordo di un veloce motoscafo puntiamo verso il largo della baia. Lo scopo è quello di andare ad avvistare le orche che in questo periodo si spostano in cerca di cibo.

Le balene arrivano ogni anno in estate, per nutrirsi di minuscoli gamberetti che abbondano qui nell’acqua gelida. Dopo aver affrontato un viaggio lunghissimo – si pensi che molte provengono dalle Hawaii – esse si rimpinzano a sazietà accumulando le riserve che serviranno per la successiva traversata dell’oceano. Durante il tragitto sarà per loro difficile trovare una simile abbondanza di cibo.

Nelle acque della riserva, rimangono per diverse settimane, dividendosi le insenature migliori, socializzando, insegnando ai piccoli le tecniche di pesca, e attirando decine di appassionati da tutto il mondo.

Ogni tanto il capitano in contatto con altre imbarcazioni dislocate nelle varie insenature della riserva, vira repentinamente nella direzione dove sono avvenuti gli avvistamenti. Ma spesso quando si arriva sul posto, le balene sono tornate in immersione.

Girovaghiamo così per circa un’ora e quando ormai stiamo perdendo ogni speranza ecco l’esclamazione di un passeggero: là, la balena. Siamo stati fortunati, perché a volte passano alcune ore prima di vederle affiorare.

Avvistato il “soffio”, il capitano si avvicina lentamente, fino a una ventina di metri, poi spegne il motore e si aspetta. Secondi interminabili fino a quando ci accorgiamo di essere fermi sopra un branco di orche che per niente disturbate, continuano così a scorrazzare, e spesso si accostano curiose alla barca.

Vedere nell’acqua un gigante lungo una quindicina di metri scivolare sotto la chiglia sfiorandola può far liberare un senso di paura, che svanisce però pochi secondi dopo, quando si percepisce l’assoluta mancanza di pericolo e di “cattiveria” da parte dell'”animale”. Si comincia invece ad apprezzarne la delicatezza, la maestosa bellezza, e si rimane affascinati.

Non è facile fotografare o filmare i cetacei, perché si deve guardare a 360°, e quando si immergono ti domandi: dove riemergerà?. Dal momento dell’avvistamento, all’inquadratura e al successivo scatto, pur nella loro lentezza riescono a sparire. Per riprendere queste immagini ci siamo affidati alla fortuna puntando la telecamera in un punto e aspettando con pazienza, ma alla fine siamo stati premiati.

Nel frattempo si scatena un violento temporale. Siamo costretti così a rientrare all’interno del motoscafo mentre quasi per dispetto le balene spuntano ora da tutte le parti.

Ma una volta ritornato il sereno eccole di nuovo in gruppi di 3 ÷ 4 che sfiorano la nostra barca per poi allontanarsi e sparire lontano.

Mentre facciamo ritorno, ci sentiamo soddisfatti per l’emozione che abbiamo vissuto al cospetto di queste creature, così diverse ma che abbiamo sentito vicinissime a noi.

Quando rientriamo sulla nave, ci rendiamo conto delle misure di sicurezza che vengono adottate ogni qualvolta avviene uno sbarco. Tutto il materiale introdotto viene controllato minuziosamente, mentre ogni passeggero deve introdurre in un computer la scheda magnetica ricevuta prima della partenza, e che oltre ai suoi dati anagrafici confronta la foto impressa con il volto di chi gli sta di fronte.

Alle 20.00 la nave lasciati gli ormeggi riparte per la sua nuova destinazione. Dopo cena terminiamo la serata nella discoteca. Questa sera il complesso si esibisce in un revival dedicato al più grande dei suoi cantanti rock: Elvis Presley.

All’alba del quarto giorno, la nave dopo aver navigato tutta la notte, alle prime luci dell’alba è già ancorata nel porto di Skagway, una cittadina a circa 200 miglia dalla capitale.

Dopo l’ora di ginnastica e una abbondante colazione, oggi ci prestiamo ad effettuare altre due interessanti escursioni: la prima sul ghiacciaio Denver per provare l’emozione di un percorso, in compagnia dei famosi cani da slitta dell’Alaska, la seconda con un suggestivo trenino d’epoca lungo il percorso dei cercatori d’oro.

Anche oggi grosse nuvole si addensano nel cielo e la nostra prima escursione è a rischio. Dopo circa un’ora di attesa , approfittando di una leggera schiarita, i piloti decidono di alzarsi in volo.

I due elicotteri seguono il corso d’acqua per una decina di minuti e poi si addentrano fra le strette gole della montagna.

La visibilità non è delle migliori e ogni tanto perdiamo di vista l’elicottero davanti a noi e che per qualche secondo svanisce tra le nuvole, mentre la tranquillità del nostro pilota ci infonde una certa sicurezza.

Sorvoliamo quindi quello che a prima vista sembra un laghetto di montagna, mentre si tratta dell’effetto dei raggi del sole che di tanto in tanto filtrano sul ghiacciaio, e che gli fanno assumere tonalità di colore che vanno dallo smeraldo all’acqua marina, mentre non appena il sole sparisce ritorna grigio.

Dopo mezz’ora di volo giungiamo in vista di un accampamento situato sul ghiacciaio Denver.

Una volta atterrati veniamo accolti dalle guide che ci danno alcune informazioni sul luogo e sul comportamento da tenere sulla slitta.

L’accampamento è costituito da tre tende adibite la prima a cucina e refettorio, dove una persona è addetta esclusivamente al vitto, la seconda a dormitorio e svago, mentre la terza costituisce i servizi igienici, e la produzione di acqua calda che viene raccolta dopo aver fatto sciogliere la neve al sole, su di un telone cerato.

L’accampamento è privo di energia elettrica e l’unico comfort consentito, è costituito da una stufetta a gas che serve per scaldare l’acqua per la doccia. Del resto non c’è bisogno di illuminazione in quanto qui ci sono circa 20 ore di luce al giorno.

Nell’accampamento allestito per quattro mesi all’anno, vivono 6 persone. Il loro compito è quello di accudire gli oltre 200 cani da slitta tra i quali figurano oltre 20 campioni che durante il caldo del periodo estivo, vengono portati quassù per essere tenuti in allenamento e partecipare poi alla grande corsa artica che si disputa ogni anno.

Ma l’attività principale dell’accampamento è quella di allestire le slitte che serviranno per trasportare i turisti che si spingono fin quassù. Quando la guida si avvicina al suo gruppo di cani, questi sentendo avvicinarsi il momento di poter sgranchire le zampe, abbaiano in modo da mettersi in mostra per essere prescelti, mentre soltanto alcuni di loro saranno i fortunati.

La guida ha il suo bel daffare per tenere calma la muta. I cani una volta legati alla slitta si impuntano e vorrebbero partire subito. Poi, una volta lasciato il freno d’ancoraggio, la slitta si sblocca e noi partiamo per un breve ma emozionante tour, nell’interno più selvaggio della regione.

Purtroppo l’abbassamento improvviso delle nubi, ci impedisce di ammirare il paesaggio che risulta totalmente piatto. L’unico svago è dato dall’alternanza della conduzione della slitta che la guida ci concede nei tratti di pianura e rettilinei.

Durante il percorso la guida si ferma ogni tanto per fare riposare i cani, questi però emettono dei continui latrati perché vogliono ripartire. Contrariamente a quanto si pensa, i cani da slitta non vorrebbero mai fermarsi, ma correre sempre.

Dopo oltre un’ora, quando siamo ormai sulla via del ritorno, vediamo in lontananza l’elicottero che torna a prenderci.

Prima di lasciare l’accampamento la guida ci mostra il recinto dove è in corso l’allattamento degli ultimi nati.

Come ultimo atto prima di lasciare la base, a testimonianza di questa esperienza unica, raccolgo un po’ di neve del ghiacciaio Denver che conserverò fra i cimeli raccolti in giro per il mondo.

Infine, quando l’elicottero sorvola l’accampamento per riportarci a terra, vediamo i cani che continuano ad allenarsi, mentre siamo consapevoli di aver provato una rara emozione, che la vita, certo non ci riserva ogni giorno.

Prima della partenza della seconda escursione, ci dedichiamo ad un breve giro esplorativo della città. Qui arrivavano le navi cariche di pionieri. Da questa città essi ripartivano nell’epica impresa dapprima valicando il White Pass, poi scendendo il corso del fiume Yukon prima di raggiungere le miniere.

Skagway è una cittadina di 3000 abitanti. Dispone di un’unica strada sulla quale si affacciano i colorati edifici dell’epoca della corsa all’oro. Si narra che almeno 20.000 cercatori d’oro all’epoca, siano passati dal saloon di questa città, mentre ora la maggior parte degli avventori è costituita dai passeggeri delle navi da crociera.

All’epoca in questa città popolata da 10.000 abitanti, vi soggiornarono molti personaggi leggendari. Pochi si arricchirono. Molti invece, morirono per il freddo o in sparatorie per l’accaparramento del metallo prezioso che ancora oggi avendo pazienza nel setacciare il fondo sabbioso dei torrenti si può trovare sotto forma di pagliuzze, o microscopiche pepite.

Nel pomeriggio, a bordo di un pittoresco treno dell’epoca, ripercorriamo le 45 miglia d ferrovia costruita più di 100 anni fa superando innumerevoli ostacoli, per portare ai loro sogni dorati i cercatori d’oro.

Prima di allora il tragitto che portava ai quasi 1000 metri del passo posto sul confine con il Canada, veniva percorso a piedi o a dorso di mulo, e le guardie di frontiera permettevano l’accesso alle zone minerarie, solo ai cercatori con provviste sufficienti per sopravvivere nel grande nord, per almeno un anno.

Il treno prosegue la sua corsa sbuffando e fischiando lungo i versanti di granito e sopra baratri di profonde gole.

In lontananza notiamo il ponte costruito nel 1901, e all’epoca il più alto del mondo. Prima della sua costruzione per raggiungere la vetta il treno percorreva un difficile tragitto zigzagando.

Prima di addentrarci nel tunnel attraversiamo la gola del cavallo morto, che prende il nome dai 3000 animali da soma morti stremati per l’eccessivo carico che trasportavano.

Continuando il suo cammino tra cascate, pinete e precipizi, dopo circa 2 ore il treno giunge in vista del passo, e dopo una breve sosta, inizia il percorso a ritroso.

Il treno ci conduce fino al porto di fronte alla nave. Giusto il tempo di salire e vengono mollati gli ormeggi. Dal ponte 11 vediamo la città che si allontana e mentre grosse nubi minacciose stanno per avvolgerla, il nostro pensiero va a quei temerari che un secolo e mezzo fa giunsero sin qui a piedi in cerca di quella fortuna che non trovarono mai.

Nel quinto giorno di navigazione, non è previsto nessuno sbarco. Dopo aver navigato per tutta la notte, la nave si porterà oggi alla punta estrema del suo viaggio.

Verso mezzogiorno, è previsto l’arrivo nella baia dove sfocia nell’oceano il ghiacciaio Hubbard che con i suoi 1500 m. di fronte e 130 km. di lunghezza è considerato il più grande del nord America. Li ci fermeremo per un’ora circa ad ammirare il paesaggio e se abbiamo fortuna alcuni degli animali che lo popolano.

Ci accorgiamo che stiamo per raggiungere la nostra meta, osservando dapprima le lastre ed in seguito i blocchi di ghiaccio che ci vengono incontro.

Le dimensioni dei piccoli iceberg vanno sempre aumentando, chiarendo che stiamo avvicinandoci al ghiacciaio. Alcuni hanno addirittura sopra qualche passeggero: otarie o qualche uccello acquatico.

Sul ponte intanto, nonostante il sole che ogni tanto si affaccia, sfidando il freddo rigido ed un vento gelido che ci soffia contro, si è radunata una piccola folla di passeggeri pronti a scattare le immagini per le foto ricordo.

Il comandante riduce al minimo la velocità. Gli iceberg (il cui volume per 90% è immerso nell’acqua), costituiscono un serio pericolo per lo scafo della nave. In questo periodo dell’anno a causa delle alte temperature il fronte del ghiacciaio si sfalda, ed è molto pericoloso arrivare sino alle sue pendici.

Quando raggiungiamo il limite di sicurezza, la nave si ferma, e noi nel silenzio più assoluto ci troviamo ad osservare l’imponenza di quella massa di ghiaccio. La neve caduta, depositata e compressa in millenni, ha formato questo fiume di ghiaccio che scende dalle montagne e scorre lungo un letto scavato larghissimo e che termina in mare.

Quando ormai lo sguardo si è assuefatto nello spaziare sulla baia costellata da una miriade di pezzi di ghiaccio, all’improvviso il silenzio che regna, viene tagliato da un crack e immediatamente dopo da un boato. Il tempo di mettere a fuoco l’obiettivo ed ecco dalla parete di cristallo staccarsi un lastrone di ghiaccio che finisce in mare sollevando onde schiumeggianti. Uno spettacolo impressionante.

Man mano che i blocchi giungono fin sotto la nave, ci rendiamo conto dei danni provocati dall’inquinamento atmosferico, prodotto della tecnologia moderna, e che nessuno si sognerebbe di trovare in questa parte del mondo incontaminata.

Invertita la rotta di 180°, la nave riparte. Inizia così il viaggio di ritorno. Nel frattempo il cielo si è coperto di nubi e la visibilità ridotta, mentre man mano che ci allontaniamo dalla baia il mare ingrossa. Infreddoliti ritorniamo in luoghi più caldi e trascorreremo il pomeriggio passeggiando e ascoltando un po’ di musica cowntry.

Nonostante il mare mosso, abbiamo trascorso una nottata tranquilla, e al nostro risveglio la nave è tornata a navigare nelle calme acque dell’ Inside Passage.

Oggi avremo tutta la giornata da dedicare ad altre escursioni. Mentre ci avviciniamo verso il porto ammiriamo alcune aquile volteggiare e pronte a buttarsi in picchiata non appena avvistano qualche pesce. Kechickian la città dove stiamo per attraccare, è considerata la patria delle aquile, le quali convivono e si destreggiano nel traffico cittadino. Alle 8.00 la nave giunge nella baia dove viene gettata l’ancora in quanto il molo è occupato da altre due navi di croceristi.

In questi casi, frequenti per le navi da crociera, lo sbarco avviene mediante mezzi anfibi e costituisce una prova di abbandono della nave in caso di emergenza.

Con il primo taxi che troviamo nel porto, ci spostiamo di una decina di km. verso l’interno per visitare un villaggio dove tuttora vivono in comunità una tribù di indiani quasi tutti imparentati tra loro.

Nella riserva indiana possiamo ammirare una ricca collezione di totem, che un tempo rappresentavano l’albero genealogico delle famiglie delle tribù, e venivano contraddistinti dalla figura posta sull’estremità del totem che a seconda del luogo dove si trovavano accampate, raffiguravano quando la balena, l’aquila, l’orso ecc.

La costruzione dei totem viene tramandata di padre in figlio e ancora oggi nel villaggio vengono intarsiati e dipinti a mano, e vengono spesso eretti per celebrare con delle particolari cerimonie, alcuni eventi di straordinaria importanza.

Nel villaggio inoltre viene rappresentato uno spettacolo che narra la storia degli indiani del nord America.

Facciamo quindi ritorno in città per un breve giro del centro.
Ketchikan, disposta lungo la sponda sulle colline ai lati di un fiordo, è considerata la capitale mondiale del salmone, e molte sono qui le fabbriche per la conservazione del prelibato pesce.

Il centro cittadino è disposto quasi interamente lungo la banchina del porto e le navi da crociera che vi stazionano sembrano dei grossi edifici inglobati nell’area urbana.

Nel cuore della città, vive ancora il vecchio quartiere con le case dell’epoca della corsa all’oro.
Gli edifici sono disposti lungo un torrente da dove si possono ammirare i salmoni mentre risalgono la corrente.

La Creeck Street all’epoca, era la via più famosa di questo quartiere, in quanto inglobava le case di piacere che i cercatori d’oro affollavano quando ritornavano in città.

Oggi il quartiere è animato da piccoli ristoranti, negozi di souvenir e di artigianato locale. In fondo alla via però, è rimasta la più famosa delle case del piacere, dove l’avvenente e moderna Dolly, attira i turisti (ma soltanto per la visita della casa), come un tempo la bisnonna, adescava i cercatori d’oro.

Dal centro città, una funicolare a cremagliera sale sulla collina da dove abbiamo una bella veduta panoramica sulla baia.

Ma la parte più interessante che ci riserva la giornata, è l’escursione con l’idrovolante lungo i fiordi.

Decollati da uno dei tanti punti d’imbarco delle due rive, l’aereo sorvola dapprima la nave, poi, dopo aver seguito per alcuni minuti il percorso delle imbarcazioni, vira repentinamente verso l’interno.

Ci troviamo così a sorvolare uno fra i più imponenti spettacoli che la natura possa offrirci, con km. di coste scoscese, centinaia di isole disabitate, piccoli laghetti e profonde insenature.

Di tanto in tanto Cristin, l’abile pilota, notando il mio interesse per le riprese, si porta a ridosso quando di una cascata o quando di una parete rocciosa facendomi notare le particolarità del paesaggio.

Superate alcune gole dove la nebbia mette a rischio la visibilità, dopo mezz’ora di volo ci troviamo a sorvolare il ghiacciaio Mendenhal. La visione è impressionante, sorvoliamo spuntoni di ghiaccio alti decine di metri, formatisi nei millenni.

Quando l’aereo vira per fare ritorno lungo i fiordi chiedo al pilota quali forme di vita popolino queste foreste e le difficoltà nell’avvistarle.

Parlando via radio con altri colleghi Cristin si informa dove sono avvenuti durante la giornata, avvistamenti di animali. Poi con una virata di 90° punta verso una gola in fondo alla quale un minuscolo isolotto si specchia in un laghetto di montagna.

Qualche minuto dopo l’idrovolante si posa dolcemente sull’ acqua e noi scendiamo sull’isoletta.

A turno tratteniamo l’aereo prima che prenda il largo, e ci godiamo il silenzio di questo angolo di paradiso. Dal centro del laghetto con il binocolo cominciamo a scrutare tra le conifere.

Mentre alcune aquile volteggiano sopra di noi, incuriosite per la pacifica intrusione nel loro territorio, Cristin cerca di consolarci qualora non riuscissimo ad avvistare qualche traccia di vita. Del resto gli animali sono molto sospettosi e fuggono se sentono la presenza dell’uomo.

Poi dopo oltre mezz’ora di sosta Cristin toccandomi sulla spalla e facendomi segno di non parlare, mi indica un punto della sponda del laghetto alle nostre spalle.

Dapprima un orso si muove lentamente probabilmente ignaro della nostra presenza. Trascorrono pochi secondi ed ecco arrivare un secondo orso. A questo punto, probabilmente per aver avvertita la nostra presenza o chissà per quale altro motivo, all’improvviso i due animali si rincorrono scomparendo tra gli alberi.

Guardando l’orologio notiamo che sono già le 18.00. Con un certo timore faccio notare a Cristin che la nave parte alle 19.00 e certamente come da regolamento non aspetta nessuno.

Il pilota cerca di tranquillizzarmi dicendo che al massimo in 45 minuti raggiungeremo il porto e di li in 5 minuti con l’auto saremo sulla nave. Poi considerando che comunque saremmo arrivati entro il limite massimo, scherzando mi dice che qualora non ce l’avessimo fatta, ci avrebbe accompagnati alla prossima destinazione della nave. Ma quando gli faccio notare che questo è l’ultimo scalo e che il prossimo sarà fra due giorni a Vancouver, per sicurezza dà un po’ di manetta e punta decisamente verso la destinazione.

Quando mettiamo piede sulla nave mancano 2 minuti alle sette. Viene ritirata la passerella, e noi agitando le braccia salutiamo Cristin che si allontana mentre i motori aumentano i giri e la nave si stacca dalla banchina.

Ma come tutte le giornate trascorse intensamente, anche quella di oggi non ha finito di riservarci sorprese. Mentre sorseggiamo un drink, dalla veranda osserviamo la nave che si allontana lentamente da Ketchikan.

Alle 21.00 l’appuntamento è nel grande salone del ristorante per la serata di gala.

Se ogni sera lo chef ci ha strabiliato con i suoi manicaretti, questa sera decisamente ha superato se stesso.

Nonostante ci avviamo verso la conclusione del nostro viaggio, l’atmosfera che si respira nell’ambiente raffinato ed elegante è delle più gioiose.

Durante la serata vengono presentati tutti i componenti della nave, dal comandante all’ultimo inserviente, che con la loro professionalità hanno fatto in modo di rendere piacevole, rilassante e sicura questa nostra vacanza.

Più tardi, quando tutti in piedi in coro hanno intonato una canzone, un brivido ci è corso lungo la schiena pensando a quanti scomparvero mentre cantavano la stessa canzone proprio in queste acque circa un secolo fa durante una crociera.

Poi, la musica allegra del gruppo che anima la serata ci riporta alla realtà e mentre il comandante, augurandosi per il futuro di averci ancora a bordo della sua nave ci invita ad un brindisi, lo chef ci da l’appuntamento per il gran buffet mezzanotte.

Trascorriamo il resto della serata a teatro dove un gruppo di acrobati si esibisce in spericolati numeri.

Qualche minuto prima della mezzanotte, con la complicità di un cameriere riesco ad essere tra i primi ad entrare nel salone che circa due ore prima ci ospitava per la serata di gala.

Sembra impossibile che in così breve tempo il personale sia riuscito ad allestire quanto si presenta davanti a noi, un buffet dalle proporzioni colossali.

Vale la pena scattare qualche foto a ricordo di questa serata. Passiamo davanti a vassoi e piatti decorati, fra statue di ghiaccio rappresentanti l’ambiente marino. Carciofi, pomodori, cipolle, sedani e cavolfiori, come nelle fiabe si sono trasformati in fiori multicolori e fanno da cornice alle varie portate.

Tutto è stato confezionato con cura dal pane agli antipasti dalle pietanze ai dolci in una miriade di colori e profumi che si sposano con la coreografia appositamente creata.

Con l’ammissione dei croceristi al buffet, proviamo un po’ di amarezza nel vedere pian piano sgretolarsi questo capolavoro. Poi ripensandoci, ci rendiamo conto che questo rito si rinnova ogni settimana e quindi lasciamo da parte le amarezze e partecipiamo alla festa.

Quando è ormai notte inoltrata facciamo ritorno nella nostra cabina dove prima di addormentarci daremo un’occhiata al giornale di bordo per vedere le attività del giorno.

Al risveglio di questo ultimo giorno di navigazione ce la siamo presa con comodo. Dopo l’ora di ginnastica, facciamo colazione sulla veranda osservando il paesaggio che nel senso inverso avevamo percorso di notte.

Anche per l’ultimo giorno le condizioni meteo non sono rassicuranti, ma nonostante ciò, il cielo coperto e la nebbia che si alza e si abbassa, riescono a dare delle immagini paesaggistiche stupende.

Considerato che non abbiamo nulla da fare, oggi sono più che mai deciso a catturare qualche immagine da catalogare tra i miei ricordi.

Rimango così da solo tutto il giorno sul ponte 11 passando ogni tanto da una sponda all’altra della nave, scrutando con il binocolo lungo le rive del passaggio, controllando lo specchio d’acqua e osservando attentamente ogni variazione delle onde.

Trascorro così la mia giornata, le ore passano, ma ogni qualvolta vedo in lontananza qualcosa, non appena metto a fuoco il binocolo, vedo solo tronchi che galleggiano.

La mia costanza però viene premiata verso il tardo pomeriggio. In lontananza un spruzzo d’acqua appare e scompare a ritmi continui. Una certa agitazione mi assale e ho una certa difficoltà ad inquadrarlo nella telecamera.

Vorrei chiamare qualcuno per renderlo partecipe di questo avvenimento, ma non c’è nessuno, però sento delle voci concitate provenire forse dal ponte 10 o da qualche altra parte e che ha individuato il soffiare di un cetaceo.

Pochi secondi dopo sempre con la telecamera puntata più o meno nella stessa direzione, vedo apparire una massa enorme nera che subito dopo si immerge.

La balena si avvicina quasi come volesse farsi notare e si immerge e riemerge seguendo la rotta della nave rimanendo ad una distanza di circa 200 m. Ma lo spettacolo non è finito perché dopo qualche secondo viene affiancata da altri 2 o 3 altri grossi cetacei.

Nel frattempo alcuni passeggeri sono arrivati sul ponte 11 e guardano dalla parte opposta della nave. Dall’altra parte infatti, altre due balene stanno dando spettacolo tra l’ammirazione dei passeggeri che ritmano con la voce l’immersione e l’emersione dei mammiferi.

Lo spettacolo si protrae per circa 5 minuti, poi, così come con il loro soffio si sono annunciate, con un’ultima immersione spariscono sott’acqua, mentre io faccio ritorno nella cabina per sistemare il bagaglio che dovrà essere posto all’esterno prima della mezzanotte.

E’ consuetudine sulle navi lasciare una mancia al personale che si è dimostrato particolarmente attivo e cordiale con i passeggeri, e da parte nostra come del resto tutti i passeggeri possiamo dire di avere ricevuto un eccellente servizio. Sapendo poi che questi ragazzi a nostra disposizione 24 ore al giorno confidano in queste elargizioni in quanto lo stipendio è piuttosto modesto, cerchiamo di arrotondare le cifre che la direzione ci ha consigliato di mettere nelle buste che ci ha fatto recapitare e che consegneremo questa sera.

Concludiamo la serata ancora una volta ascoltando un po’ di musica. L’ambiente è semideserto, in quanto la maggior parte dei passeggeri sta ultimando la preparazione dei bagagli prima di andare a dormire.

Quando ci svegliamo, la nave sta passando sotto il ponte che delimita la periferia della città. In lontananza si distinguono già i grattacieli di Vancouver. Il tempo piovoso e grigio aggiunge tristezza, alla tristezza che si prova ogni qualvolta sta per concludersi una vacanza.

L’avvicinarsi della nave nel porto attira uno stormo di gabbiani in cerca di cibo. Poi le sagome nitide degli enormi edifici ci fanno capire che il nostro viaggio è terminato.

Gli altoparlanti annunciano le modalità da seguire per uno sbarco ordinato che avverrà secondo dei criteri che prevedono la discesa per prime, delle persone che proseguono il viaggio di rientro nei rispettivi Stati, con voli nelle prime 2 ore e così via.

Gli ascensori salgono vuoti e scendono stracolmi di persone. Gli ultimi saluti, gli abbracci le promesse di rivederci, come avviene al termine di ogni vacanza trascorsa, assieme a gente conosciuta per l’occasione.

Poi è la volta della nostra chiamata. Quando lasciamo la nave, diamo un ultimo sguardo a quella che per 8 giorni è stata la nostra città, la nostra casa …e, mentre lasciamo il porto alcune persone che stanno arrivando spingendo le loro valige ci chiedono: com’è andata? Sono i nuovi croceristi che tra qualche ora si imbarcheranno.

Ma qui a Vancouver abbiamo tutto il giorno a disposizione in quanto il nostro aereo partirà soltanto alle sette del pomeriggio.

A bordo di una caratteristica vettura facciamo una visita panoramica della città.

Ripercorriamo con malinconia gli ampi viali sotto una pioggerellina. Quando dopo aver attraversato il parco ci troviamo dalla parte opposta della baia, vediamo ancora una volta la nave ancorata.

Quando al termine del giro ci troviamo a passeggiare nel più antico quartiere della città, notiamo una curiosità, il primo orologio a vapore costruito e che ogni quarto d’ora fischia e sbuffa.

Nel pomeriggio lasciamo la città e in mezz’ora raggiungiamo l’aeroporto. Trascorriamo le ultime due ore a girovagare tra le boutique nei lunghi corridoi del duty free per gli ultimi acquisti e regali.

Alle 7.00 puntualmente il velivolo si stacca dal suolo. Dopo poco più di 3 ore di volo, quando siamo appena entrati nello spazio della Groenlandia, sul monitor appare la data odierna con l’ orario in cui si trova l’aereo al momento.

Guardando dal finestrino vediamo il sole di mezzanotte, mentre sul monitor con lo scoccare della mezzanotte appare il giorno: 27 giugno 2002.
Non ci resta che chiamare la hostess, farci portare due bicchieri e anche se quelli che ci ha portato sono di plastica, brindare al nostro anniversario di matrimonio.

 
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