Dieci giorni in Andalusia

di Elli Ciccarelli –
Questo viaggio doveva essere tutt’altro da quello che in realtà è diventato poi.
La premessa La mia amica Sasha aveva… “vinto?” un soggiorno di una settimana a Barcellona, Così decidiamo di partire in tre nel mese di agosto con una settimana e di aggiungere una coda tre o quattro giorni da passare in Andalucia a casa del mio amico fraterno Paolo. Se non che guardando bene notiamo un piccolo particolare che chi sa perchè ci è sfuggito… in luglio e agosto non si può usufruire del soggiorno. Inoltre il volo ci costa veramente una cifra troppo alta: insomma il tutto è niente di più e niente di meno che… una trappola per polli da spennare.

Ma oramai le ferie sono state spostate a settembre.
Così cambio di programma e acquistiamo i biglietti per uno dei voli low cost di Ryanair a 86 euro a persona e noleggiamo una macchina con Fairfly per 8 euro al giorno per 8 giorni da Siviglia aereoporto.

Si parte da Bologna alle 7 di mercoledì 4 settembre. Ritorno venerdì 13. E visto che non portiamo con noi ne’ guide ne’ cartine ne’ niente (tanto non ci servono….) prenotiamo gli alberghi per il giro che vogliamo fare e finalmente si parte!

Treno per Bologna martedì pomeriggio, arrivo tranquillo e cena bolognese prima di partire, un po’ cara per i nostri standard, a 29 euro pp, ma siamo in vacanza, va tutto bene, e così prendiamo la navetta (6 euro pp) e ci prepariamo a passare la notte in aereoporto.

Mercoledì 4 settembre

Sveglia alle 5 e un quarto, notte passata benissimo. Io sdraiata in terra con lo zaino sotto la testa. Sasha preferisce le sedie di ferro messe a disposizione dall’aeroporto.
Se fossimo arrivate prima, invece di cenare, forse avremmo fatto in tempo ad accaparrarci le comode poltrone allungabili che si trovano sotto, prima degli arrivi.

Per me nessun problema, io dormo ovunque.

Ci mettiamo addosso quanto più è possibile per far stare tutto in un unico zainetto, visto che Ryan non permette più di un collo a testa, a meno che non si paghi un supplemento di 70 euro, almeno sul nostro volo.
Colazione e imbarco. E qui la prima sorpresa: non ci hanno dato le carte d’imbarco.

Ma perchè non ho controllato prima? Mi sento per un momento come una cretina,, incapace di pensare e di parlare. E’ la prima volta che faccio il check in online e sono spiazzata. Per fortuna la ragazza della Ryan riesce a farci partire lo stesso. Una volta arrivate ci faremo mandare via mail la carta d’imbarco dall’agenzia che ci ha fatto il check in online. Imparo la lezione della brava viaggiatrice: controllare sempre tutto, non dare niente per scontato.
Comunque partiamo tranquille, per Sasha è il primo volo e sembra una bimba al luna park mentre io mi rilasso con la mia musica preferita e decolliamo.

Arriviamo, ci guardiamo intorno per capire dove dovremo ritirare la nostra auto fra 2 giorni e ce ne andiamo a prendere l’autobus per il centro (4 euro pp)
Scendiamo al capolinea, non sapendo dove altro scendere, e partiamo alla ricerca della via della nostra pensione (pensiòn Santa Maria 30 euro per 2 notti a pp), via Hernando Colon 19.
Ci metteremo parecchio a trovarla, chiedendo sembra che sia chissa quanto lontana, in realtà da Plaza del duque alla cattedrale, se sai la strada, non ci si mette più di 15 minuti a piedi. Ma non sapendola ci mettiamo un’ora e 45 minuti, ma nel frattempo giriamo la città e alla fine fermandoci a leggere i menù di un bar de tapas, alzando gli occhi vediamo la scritta: pensiòn santa Maria… confrontiamo l’indirizzo e…. è lei, finalmente!
Siamo dietro la cattedrale, nella quale eravamo precedentemente entrate con gli zaini ancora in spalla e che avevamo pensato di visitare subito per poi rimandare la visita al pomeriggio.

Il posto mi piace tanto. E anche la casa. Si tratta di una tipica abitazione andalusa, come tutte quelle del centro storico. infatti è qui che abita la signora con la sua famiglia. E la signora Maria ci dà subito le chiavi della stanza e del cancello. La stanza è pulita in maniera impeccabile, e nel prezzo è compreso wifi gratis e aria condizionata.

Facciamo una doccia, ci rilassiamo una mezz’oretta e usciamo per tapas.
Entriamo nel bar sottocasa, che ci era piaciuto da subito, e dapprima ci sediamo nei tavoli laterali, poi decidiamo di sederci al bancone con tutti gli altri.
Troviamo in maggioranza ragazzi e gente che fa la pausa pranzo in questo posto, non ci sono turisti.
Così assaggiamo le nostre prime tapas e soprattutto la Cruz Campo che diventerà la mia birra preferita di tutta la vacanza. Gelata al punto giusto, è proprio quello che ci vuole per togliere la sete col caldo che fa. Peccato che in Italia sia così difficile da trovare!

Entriamo in un altro bar dietro la cattedrale ma prendiamo solo una sangria con qualche nocciolina. Poi visitiamo la cattedrale che apre alle 14.30.

L’impressione che ho di questa chiesa e un po’ di tutte quelle che ho visitato in questa vacanza è che tutto l’insieme sia, per quanto bello, un po’ troppo celebrativo e che proprio da questi eccessi, nelle proporzioni, negli ornamenti, per esempio dei vestiti, nelle espressioni corrucciate delle varie statue e dei dipinti, dalla presenza del sangue e dell’elemento drammatico in generale, venga alla luce un servilismo tra fedeli e divinità che a me lascia dentro un senso di disagio.

La presenza dell’antico dominio arabo si sente soprattutto nella spazialità di questi edifici, come un’apertura verso il cielo ma i vestiti sontuosi dei personaggi e lo sfarzo quasi sfacciato dei gioielli mi trasmettono un senso di teatralità che da un lato li rende vivi, ma proietta il tutto al di fuori della sacralità.

Questo da un lato è bello, gli andalusi mettono molta passione e sentimento in tutto quello che fanno

Completiamo la visita con la salita alla Giralda. Ma fa troppo caldo e quando scendiamo e usciamo dal patio degli aranci l’unica cosa che vogliamo è qualcosa di fresco. Così, verso le quattro del pomeriggio ci sediamo in un bar all’aperto per sorseggiare una fresca sangria e una granisada al limone. A questo punto parte la ricerca del supermarket tanto agognato da Sasha che si rifiuta di continuare la visita della città se non trova un paio di ciabattine per i suoi piedini feriti (scarpa n 41).

Chiedo a un ragazzo e ci manda nel supermarket dove lavora sua mamma: si tratta di un piccolo negozio di alimentari.

Alla fine decidiamo di prendere un taxi; tanto da sole e senza cartina non avremmo mai trovato quello che cerchiamo.
Così andiamo in taxi a un Carrefour dalle parti della Macarena. Il taxista ci chiede 8 eurini e ci lascia il suo numero per chiamarlo quando torniamo indietro, lascia il suo cell, ma noi torneremo in autobus e fra le altre cose compreremo anche uno zainetto viola che poi lasceremo a Paolo dove mettere i nostri acquisti.
Spendiamo meno di 10 euro per 2 paia di ciabatte, zainetto e altre cose, come shampo-doccia e dentifricio che non potevamo portare nel bagaglio a mano.
Prendiamo un autobus che ci lascia vicino al centro e Sasha, che nel frattempo ha prelevato con il bancomat, può sbizzarrirsi nella continuazione dei suoi acquisti.

Intanto si sono fatte le 19.00 circa e il centro ora è pieno di gente e si trovano bancarelle dove si vende e di tutto: frullati di frutta fresca, spezie, ventagli, biglietti della lotteria, senza contare che ora i negozi sono aperti e quindi ci facciamo il nostro giro fermandoci ovunque ci sia qualcosa che attiri la nostra attenzione.

Ma io voglio andare assolutamente nel barrio Santa Cruz per rivedere le viuzze che avevo già visitato 6 anni prima, ma di sera. Così, dopo una sosta in plaza nueva entriamo nel barrio e ci perdiamo tra i vicoli di Siviglia. Sembra un altro mondo, sembra di tornare indietro nel tempo e io penso a Don Giovanni e al Barbiere Figaro e vedendo le carrozze con i cavalli immagino che siano quelli i personaggi che stanno sulle carrozze e mi piace.

Intanto vediamo diverse taverne e in una di queste entriamo per farci una Cruxz Campo, e pensiamo di tornarci per cena: ma purtroppo non riusciremo più ritrovarla.
In compenso, dopo essere passate alla pensione a posare gli acquisti, andremo ancora per tapas e alla fine, a mezzanotte come Cenerentola, imbocchiamo la strada di casa e ce ne andiamo a dormire felici per com’è andata la prima giornata andalusa.
A domani.

Giovedì 5 settembre

Il programma del giorno è visitare l’Alcazar e girare il più possibile di Siviglia, perchè domani si cambia città.

Così usciamo fresche e riposate per la nostra prima colazione spagnola.
Decidiamo di provare prima a prenotare i biglietti per la Alhambra alla Caja de Alhambra e dopo un consulto della ragazza allo sportello con non so chi al telefono ci sentiamo rispondere di provare su internet. Felici di questa risposta usciamo e ci sediamo alla pasticceria più vicina, visto che il nostro bar sotto casa non ha ancora aperto. 4 euro per un croissant e un caffè ci sembra tanto, ma ci diciamo che forse è perchè siamo volute andare in una pasticceria e quindi i prezzi sono più alti, ma non sappiamo ancora cosa ci aspetta.
Comunque andiamo all’Alcazar che apre alle 10.00 ed entriamo senza pagare, così ammortizziamo i costi. Ne restiamo stregate! La bellezza di quelle sale e di quei patii ci toglie le parole, e naturalmente andiamo fuori dal tempo, nel senso che quando usciamo sono le 14.00 e non ce ne siamo rese conto.

Abbiamo stabilito un itinerario da fare che arriva in piazza di Spagna, e nel frattempo ci prendiamo una granisada che sarà il nostro pranzo. Ma poi mi viene in mente che a Sasha piaceva fare il giro sul bus turistico scoperto, per vedere tutta la città e manco a farlo apposta ne vediamo passare uno.

Andiamo a chiedere il costo del biglietto: 17 euro… ok, anche se io sono un po’ allergica a queste cose troppo turistiche.

Comunque, visto che ci siamo, decidiamo di approfittarne più possibile e, una volta arrivate sotto la torre dell’oro, aspettiamo che il bus arrivi e saliamo.

Alla fine i giri saranno ben tre, e non potrò fare niente per cambiare le cose.

Visiteremo Triana, La Macarena, Piazza di spagna e il Parco Maria Luisa, e alla fine le colonne d’Ercole dove, dopo una gelata Cruz Campo, ci fermeremo a tapear.
Questa zona della città è caratterizzata da una alameda e ci sono anche diverse chiese, come quella di Santa Ana e il monastero di san Clemente. In giro è pieno di ragazzi e di famiglie che si divertono, è molto piacevole starsene nel parco davanti a una birra gelata ad osservare il va e vieni e la vita del posto.

Poi ordiniamo qualche tapas e alla fine, verso le 22.00, ci alziamo e ce ne andiamo verso il centro per continuare la serata, e ci fermeremo alla taverna del gongora per un’altra piccola tapa e una bevuta prima di rincasare. Il padrone della taverna parla un buon e italiano e ci intrattiene rispondendo alle nostre curiosità.
Siamo pronte per lasciare Siviglia con un bellissimo ricordo, ma non possiamo sapere ancora quello ci aspetta domani.

Venerdì 6 settembre

La sveglia è alle 7,30. Faccio la doccia per prima. Ma quando esco sento una voce sepolcrale: Elli, è successa una tragedia!
Scoppio a ridere.
Elli, una tragedia di proporzioni catastrofiche…! Che sarà successo, penso io. Hai lasciato a casa la patente?
Sì.
Be?, che problema c’è, disdiciamo la macchina e possiamo proseguire in treno o in autobus, no?

Tralascio tutto il resto. La decisione finale, dopo varie telefonate in Italia ad amici e parenti, è la seguente: andare a denunciare lo smarrimento, anzi, il furto del documento e poi provare ad andare in aereoporto e farci dare ugualmente la macchina prenotata dall’Italia.
Alle 10 e 30 bisognerebbe essere all’aereoporto per ritirare l’auto, ma noi telefoniamo per avvertire dell’accaduto e ci sentiamo dire di venire appena possibile e lì vedremo il da farsi.

Prima tappa: colazione. Decidiamo di consolarci assaggiando i churros, cosa che volevamo fare da quando siamo arrivate in Spagna. Intanto chiediamo a un poliziotto dove sia il Commissariato: dobbiamo tornare in zona colonne d’Ercole, dove eravamo la sera prima, vicino all’Alameda.

Per strada vediamo in fondo a un vicolo un forno con la scritta Churros e decidiamo di sederci, e quando il tipo ci vede si affaccia alla porta e gli dico cosa vogliamo. Dopo mezz’ora circa arriva la nostra colazione: churros e cioccolata calda per 2.

Intanto osserviamo la vita che si risveglia nel vicolo.
Ci sono personaggi piuttosto ambigui che sembrano ancora in giro dalla notte prima, anche se ormai sono le 8.30.
In particolare c’è un signore anziano che entra ed esce da un edificio che pare una chiesa ma non può essere… accanto c’è una ricevitoria del lotto e questo qui entra anche lì e poi rientra in chiesa, forse vorrà benedire i biglietti del lotto.. Nel frattempo arrivano i nostri churros, che sono un po’ unti, ma immersi nel cioccolato sono proprio buoni.
Tanto anche oggi salteremo il pranzo, quindi ci permettiamo il pieno di calorie, anche tenendo conto di ciò che ci si prospetta, ci consoliamo così.

E già che ci siamo visitiamo la chiesa, dopo aver pagato 4 euro per i nostri churros con cioccolato, e ci avviamo con gli zaini in spalla, verso il commissariato. Ma Sasha non curante di ciò che ha combinato, o forse per consolarsi, si ferma pure da Jeansa e si compra ben 3 paia di scarpe di jeans con la suola di corda.

Io non ho parole e se me ne viene qualcuna in mente è meglio che sto zitta.

Quando arriviamo al Commissariato le mie parole sono: tenemos un màs grande problema. Risultato: aspetteremo ben 3 ore e mezzo prima di essere ricevute.
davanti a noi ci sono 3 persone: un ragazzo irlandese, un vecchietto quasi ottantenne e una signora che è stata investita e vuole denunciare i colpevoli perchè ha avuto una frattura e si è dovuta ricoverare, e lo racconta a tutti.

Devo dire che gli Spagnoli affrontano la vita con molto maggior self-control di noi italiani, soprattutto il vecchietto si dimostra molto stoico.
Fatto sta che dalle 10 e 30 alle 12.30 non entra nessuno e continuano ad arrivare persone che chiedono inevitabilmente chi è l’ultimo. E poi la signora dice che deve andare a fare la spesa e va via e si fa tenere il posto.
Il suo esempio è seguito subito seguita da altri.
Insomma verso l’una del pomeriggio si apre la porta e iniziano a ricevere. Andremo via alle 14.00. Devo dire che tuttosommato è stato anche da divertente, per lo meno noi, abbiamo cominciato a dirci insulti e a ridere come sceme e se non fosse per la mattinata persa è stata un’esperienza istruttiva.
Anche questo fa comunque parte del viaggio, abbiamo avuto l’occasione di vivere una situazione vera e reale e a contatto con gente del posto e abbiamo imparato a conoscerli un pò.

Il peggio viene ora. Non riusciamo a capire bene da dove parta il bus per l’aereoporto e perdiamo un sacco di tempo. Giriamo sotto il sole delle 2 del pomeriggio senza capire bene dove andare.
Nel frattempo, fra un’indicazione e l’altra, visitiamo un’altra chiesa e ci prendiamo una bottiglietta d’acqua muy fria, che ci allevia il caldo. Finiamo alla stazione Santa Giusta, dove, per ogni evenienza ci informiamo anche dell’orario dei treni per Cordoba.



Poi, con l’aiuto di una ragazza rumena, trapiantata in Andalucia, troviamo il bus giusto e arriviamo dopo non pochi giri e rigiri, all’ufficio della Fairfly. Paghiamo con carta di credito il pieno, e in più decidiamo di prendere il gps e dato che siamo solo con la denuncia di smarrimento e aspettiamo che ci spediscano la patente dall’Italia, decidiamo di fare la casco, così non ci sono problemi.

E finalmente partiamo per Cordoba.
Sono le 16.00 e arriveremo alle 17.30 ma in città il navigatore impazzisce e ci fa fare cose strane come prendere sensi unici, transitare in zone pedonali ecc. Eppure si potrebbe andare in macchina nei pressi dell’hotel che abbiamo scelto, è scritto sulla prenotazione, c’è un posto dove si potrebbe lasciare l’auto. Fatto sta che preferiamo parcheggiare fuori delle mura e andare a piedi, dando un euro al vecchietto che si spaccia per posteggiatore.

Dopo parecchie richieste di aiuto un po’ a tutti lo troviamo, nei pressi dei bagni arabi, in via rei ereidia 26: hostal antico convento, 19 euro pp, solo per una notte.

L’edificio è stato un convento di suore fino ai primi del Novecento, poi è diventato albergo ed è veramente bello, con una ragazza alla reception molto carina e simpatica che ci dà subito tutte le dritte su dove mangiare e le cose da vedere.

Ci sistemiamo con calma e usciamo per un secondo giro, visto che il primo l’avevamo già fatto con gli zaini per trovare il Convento.

Cerco un ristorante che vorrei tanto provare, perchè so da gente che c’è stata che merita veramente, ma non lo trovo.
Mi arrabbio quando non trovo ciò che cerco, ma tanto è così, come si dice dalle mie parti, è una fava che non si cuoce.
Lo troverò il giorno dopo, naturalmente!
Ma per il momento ci troviamo dalla taverna La Cordovesa, e ordiniamo. Siamo digiune dalla colazione e abbiamo fame, arriva un gruppo numeroso tra cui delle signore simpatiche che ordinano tapas e vengono servite prima di noi.
In effetti i camerieri della cordovesa non sono tanto simpatici e i prezzi sono non adeguati alla qualità e al servizio. Però non c’è problema. Una bella cruz Campo in più e tutto si sistema.

C’è da dire che questa birra è leggera, per fortuna, e così ordiniamo anche calamari fritti e un’altra raciòn di pescado e ce ne andiamo spendendo 28 euro in 2, comprese bevande.
Andiamo attraverso i vicoli fino al fiume e al ponte Romano e ci viene voglia di cantare, piano, ma cantiamo e ci godiamo il fresco del fiume. C’è gente in giro, ma qui per la maggior parte sono turisti o spagnoli che vengono da fuori città, ma l’atmosfera è tranquilla e calma, Cordoba ti dà tranquillità, senti che qui nulla ti può succedere e la confusione è fuori posto.
Ce ne torniamo a casa pronte a svegliarci presto per visitare la Mezquita alle 8.30, mentre c’è ancora la Messa e prima che arrivino le orde di turisti.

Sabato 7 settembre

Oggi sveglia alle 7.30, doccia, zaini, e lasciati questi ultimi a Manuel al quale diciamo che verremo a riprenderli alla fine del nostro giro ce ne andiamo. Anche questo hostal mi sento di raccomandarlo per la gentilezza del personale e per il rapporto qualità-prezzo.

Facciamo colazione accanto alla Mezquita e inauguro l’abitudine del zumo de Naranja a colazione, è troppo buono qui in Andalucia.
Sarà la colazione màs barata del viaggio.
E finalmente entriamo alla Mezquita. Sono le 8.30, Io l’avevo già visitata anni prima, ma la rivisito volentieri. Solo che le guardie sono schierate e non fanno passare al di fuori dell’area dove viene celebrata la Messa. Infatti, oggi è il giorno in cui i Cattolici hanno in programma il digiuno per la pace in Siria, per invito del Papa Francesco. Sasha è cattolica, io no, ma non per questo mi astengo dal fare qualcosa per la pace in Siria, anche se penso che la pace deve prima essere dentro di noi. Comunque, visto che siamo dentro, resto anche io alla Messa facendo le mie meditazioni.
Sono contenta di partecipare a questo momento tutti insieme, ma poi appena le guardie allentano la vigilanza me ne vado a contemplare gli spazi e il lavoro creato dagli architetti arabi che in fatto di spazi erano miliardi di anni luce avanti a tutti.

Non mi sono mai piaciute le fusion, sono una purista negli stili architettonici, nella musica, e faccio fatica a accettare che una moschea diventi una cattedrale, ma questo è un mio limite. La Mezquita merita eccome. Sono contenta di averla visitata 2 volte, e forse ne arriverà una terza, chi sa, si dice sempre: non c’è 2 senza 3, e non è un caso.

Comunque, fuori dalla moschea c’è un ragazzo che vende ocarine, sono fantastiche: piccole, in terracotta, sembrano ciondoli e si appendono al collo con un laccio di pelle.. Ne compriamo una ciascuno, è la prima cosa che compro per me in questo viaggio e ne sono felice, e poi tornerà utile durante la vacanza.

Poi ci dedichiamo alla visita della Cordoba antica:
la sinagoga, scroccando la spiegazione della guida di un gruppo di americani che fotografano il nulla, poi l’entrata del Museo dell’Inquisizione. Poi entriamo in un paio di negozi di filigrane e ci interessiamo della produzione e delle differenze di manifattura fra i vari oggetti.

Devo dire che la mattina Cordoba dà il meglio di se, mentre la sera diventa più intima e forse malinconica, ma sempre affascinante. Le scritte delle case, in azulejos nascondono un mondo, raccontano storie e sogno di avere un giorno una casa dove anche io potrò scrivere all’esterno qualcosa di personalizzato per la mia casa.
Alla fine entriamo nella Casa andalusa e la visitiamo tutta con calma, voglio entrare e carpire tutti i segreti, l’atmosfera di quella casa mi prende molto, fra tutte le meraviglie di questo viaggio forse questa è quella che mi rimane di più nel cuore, non uscirei mai.

Ma dopo mezz’ora o poco più la visita finisce e mi dispiace. questi sono i momenti in cui sono felice di viaggiare in libertà, senza tempi ristretti, a modo mio.

E’ ora di andare a recuperare gli zaini. Finalmente ritroviamo la strada di casa, riprendiamo gli zaini e andiamo alla ricerca del nostro parcheggio.
Ci vorrà un po’ di tempo e anche qualche incazzatura, ma leggera, e poi la macchina viene ritrovata e decidiamo di sederci in un bar che ci piace subito, appena lo vediamo, vicino a dove abbiamo parcheggiato. Sasha digiuna, cioè salta il pranzo, ma io ordino una cruz campo gelata che mi viene servita dentro un coccio a sua volta gelato, una vera goduria. Insieme ordino una tapa di salmorejo (il tutto per 4 euro). Non ho mai assaggiato un salmorejo così, veramente stratosferico, e poi è originario proprio di Cordoba e io non lo sapevo.

Fatto sta che partiamo per Granada soddisfatte della nostra visita a Cordoba.

Sono circa le due e mezza. Dobbiamo fare circa 160 km, ma come al solito quando arriviamo, dopo circa 2 ore, il navigatore impazzisce. Non abbiamo stradario ne’ cartina ne’ niente, solo quel pazzo di navigatore inutile che ci fa perdere tanto di quel tempo che non capiamo se siamo o no a Granada, ci manda nei sobborghi e finalmente capiamo che effettivamente siamo in città, ma le indicazioni sono quello che sono.
E in più è sabato sera e a Granada c’è di tutto di più.
Il nostro hotel si trova proprio in Plaza Nueva, e i parcheggi non ci sono e se ci sono non sappiamo dove.
Prima arriviamo nell’Albaicin e poi mentre cerchiamo Plaza Nueva troviamo uno che ci chiede se cerchiamo un Hotel. Da come è vestita e dal colore della pelle Sasha sembra una tedesca o un’olandese, fatto sta che è evidente che siamo turiste. Così gli dico che cerchiamo un parcheggio e allora il tizio in scooter ci fa segno di seguirlo e da allora inizia il film. Questo va ovunque, sensi unici, aree pedonali, divieti di transito, e iniziamo a ridere a crepapelle, mentre Sasha vorrebbe sparire, siamo senza patente, e lei non ha mai fatto niente del genere in Italia, figuriamoci ora, senza patente in un paese straniero….
Fatto sta che questo tipo ci porta al parcheggio e vedendoci ridere si diverte anche lui, anche se non avendo altri spiccioli gli do solo un euro per il disturbo che si è preso, in fondo si è offerto lui e nessuno gli aveva chiesto nulla, e il parcheggio è a pagamento, e ci costerà una piccola fortuna, perciò non mi sento affatto in colpa per avergli dato così poco.

Bene, adesso cerchiamo Plaza Nueva e poi ci sistemiamo. Chiamiamo l’ascensore e quando arriva escono due uomini in frac elegantissimi e noi restiamo un po’ basite, ma io me ne frego ed entro lo stesso, mentre Sasha si nasconde e salirà a piedi.
A questo punto prendiamo il bigliettino del parkimetro e andiamo a Plaza nueva. La città brulica di gente. C’è un mucchio di persone con cappellini di colori diversi, come se appartenessero a 2 squadre, ma non capiamo bene di che si tratta. Poi c’è una schiera di ragazze eleganti, sembra un matrimonio, ma poi ci spiegheranno di che festa si tratta. Comunque arriviamo a Plaza Nueva. L’hotel è al n 3, ma il n 3 non c’è. Chiediamo e ci dicono che non esiste. eppure abbiamo la prenotazione…. Alla fine lo troviamo, dalla parte opposta della piazza, al di là della fontana, in un vicolo laterale. Questa città mi piace subito e perciò, visto che siamo arrivate tardi e domani dovremmo andarcene di già, chiedo a Sasha se le va di fermarsi un giorno in più.

Così chiediamo a quelli dell’hotel se è possibile fermarsi un’altra notte e ci rispondono che lo sapranno solo domani.
Nel frattempo ci sistemiamo e usciamo per cena.
Restiamo vicino all’hotel e scegliamo la taberna Salinas, dove il cameriere parla un ottimo italiano e ci spiega che la festa delle ragazze è un addio al celibato di cui non ricordo il nome, e che le amiche della sposa passano la notte a cantare canzoni e a farle scherzi, per poi passare agli spogliarelli e via così. Ordiniamo una paella per due e per antipasto crocchette queso e jamon e birra Alhambra, tutto buono 32 euro il conto. Le ragazze fanno il giro delle taverne e arrivano anche qui, e il nostro cameriere ha il compito di andarci a parlare, dopodichè le ragazze vanno via da qualche altra parte.
Usciamo e ce ne andiamo a vedere un pezzetto di Albaicin e io mi compro, visto che avevo lasciato a Siviglia la mia bandana argentata per il sole, una fascia rossa con tante medagliette, bellissima, e la pago solo 4 euro, la compro da un arabo e me la metto subito. poi saliamo ancora finchè non troviamo quasi più turisti e vediamo le case caratteristiche con i vecchi fuori dalle porte che chiacchierano e poi solo silenzio.
Decidiamo di tornare indietro e ci fermiamo in una teteria mooooooolto carina, dove io prendo un tè alla menta e rose e la mia amica un gelato al limone con menta e succo di limone. Non contente andiamo in un altro locale dove ci prendiamo una sangria originale e una limonata con miele e vino. Ci divertiamo in mezzo a tutti gli altri e rincasiamo, sempre a mezzanotte, più o meno, non sappiamo se domani dovremo lasciare l’hotel. Il check out è entro mezzogiorno.

Domenica 8 settembre

La seconda notte ci costerà 45 euro e non 40 come la prima, ma il posto c’è.
Non ne capiamo il motivo, ma va bene, dopo aver verificato alcuni hotel decidiamo di restare.
Nel frattempo cerchiamo un caffè che sia degno di questo nome. Lo troviamo su indicazione di una signora, ma le colazioni spagnole costano come un pranzo, tanto più che io in Italia non la faccio mai. Oggi spremuta di arancia, caffè solo e un croissant enorme con prosciutto e formaggio 7 euro e cappuccino e tostada con burro e marmellata 5 euro. sì, è tanto rapportato ai prezzi italiani, però è domenica e siamo a Granada, domani andrà meglio di sicuro. E poi era veramente buona, e in genere saltiamo il pranzo, quindi ok.

Visitiamo la chiesa di san Gilles e santa Ana, poi acquistiamo i biglietti dell’Alhambra per domani, con entrata alle nove e mezza ai palazzi Nazariti, andiamo all’Ufficio turistico per prendere delle cartine della città e continuiamo la visita di Granada.

Ci rechiamo alla Capilla real e dopo una granisada aspettando che apra, visitiamo la Cattedrale che è di una freddezza insolita per le chiese andaluse, ma ha un suo perchè.
Entriamo nel suk delle spezie e mi dispiace di non aver comprato niente, ma mi sono detta che sicuramente avrei trovato posti più economici per i mie acquisti di tisane e intrugli vari. Invece poi non è stato così.

Comunque ci immergiamo nel mercato arabo e visitiamo un antico teatro che adesso è in disuso ma serviva come spazio per cerimonie e rappresentazioni di prosa e ora è solo un monumento, ma mi è piaciuto tanto.

Scopriamo vari angoli caratteristici di questa città e noto che fra antico e moderno c’è come un filo che lega tutto, per cui non ti senti mai in un tempo preciso, ma come fuori dalla dimensione temporale. Sarà anche per questo che Granada mi sembra così affascinante, la vedo come un punto di arrivo e mi piacerebbe tornarci, sto già facendo progetti, chi lo sa…

Prendiamo un autobus da Plaza Nueva per andare al Sacromonte, a dispetto delle guide che dicono che è solo roba da turisti, io voglio constatarlo di persona.

L’autobus è pieno e si riempie subito essendo piccolo, di gente elegante che chissà dove va vestita così. Ci sono degli inglesi che scenderanno come noi al Sacromonte, probabilmente ospiti di una festa flamenca.
Poi c’è una famiglia di locali con un piccolino che piange e il papà per farlo smettere si mette a cantare. Ha una bella voce, ma poi piano piano tutti cantano con lui e allora anche noi ci mettiamo a cantare con loro, e tiriamo fuori il nostro repertorio per bambini e il piccolo ci guarda tutti con un’aria di preoccupazione. Ma poi tutti devono scendere perchè sono arrivati e si salutano con gli inglesi e anche noi li salutiamo.

Infine arriviamo e ci accingiamo a scalare la montagna, dove, in cima, si trova il museo del sacromonte, Questo posto mi ricorda un po’ il monte Conero, anche se è molto diverso. Salgo con gli infradito sui sassi sdrucciolevoli e piano piano arrivo in cima. C’è una pace bellissima e un silenzio carico di qualcosa. Sembra di tornare indietro nel tempo e che la città sia lontana, e invece è proprio sotto di noi.

Visitiamo il Museo e le grotte dove dicono che abitassero i gitani dal dopoguerra fino agli anni 70.
Sicuramente hanno ricostruito gli ambienti abbastanza bene, si tratta di un Museo all’aria aperta come se ne trovano in Germania nella foresta Nera, o in Svezia. Ci sono anche riproduzioni interessanti degli animali tipici della zona e della flora endemica.
Mi è proprio piaciuto passare un po’ di tempo quassù al Sacromonte ed anche interessante. L’ingresso al Museo costa 5 euro, e secondo me li vale.

Non si sa come riesco a scendere senza scivolare da questo posto e ci mettiamo sulla strada ad aspettare, non senza andare prima a curiosare dove sono le case del Flamengo, ormai sono tutte feste private e a pagamento.

Quando arriva il bus lo prendiamo: 8 posti a sedere per circa 25 persone, e quel pazzo dell’autista passa per stradine con una pendenza impressionante, e dove ci sta dentro per un pelo, stradine strette e scoscese che mettono alla prova l’equilibrio dei passeggeri. Ma tutto ha una fine e come Dio vuole arriviamo ancora in Plaza Nueva dove saliamo subito dopo su un autobus per L’Albaicin dove vogliamo cenare stasera per poi scendere a piedi al nostro hotel.
Ci fermiamo in un posto che avevamo visto ieri e ordiniamo una anzi due cruz campo, e poi la cena. Io prendo berenjenas al miele, buonissime e costolette d’agnello e un litro di sangria in 2. alla fine ci portano un liquore della casa e spendiamo 45 euro in due, con l’IVA.

Scendiamo a piedi e arriviamo sul fiume Darro che costeggiamo e andiamo anche dall’altra parte attraversando il ponte per vedere le case dell’Albauicin e da sotto si vede anche la Alhambra che visiteremo domani. A un certo punto Sasha mi chiama e mi dice: devi fare una cosa. Mi avvicino a un tipo che ha una macchina da scrivere e un banchetto tutto coperto da pezzi di carta piegati in modo da sembrare sigillati. Ne scelgo uno per Sasha e uno per me. Gli diamo un euro ciascuno. Ma sono scritti in arabo e perciò lui ce li batte a macchina e ce li dà trascritti e dice che se non ci piacciono ce li cambia. In effetti non so a chi potrebbero piacere, sono molto…. gotici. Il mio dice che la vita è un passo verso la morte. L’altro parla di teschi e di ossa, insomma ce ne andiamo ringraziandolo e archiviamo la faccenda ridendoci su. Così decidiamo di tornare alla teteria di ieri e io mi prendo un tè egiziano molto buono e la mia amica lo stesso gelato limone e menta.

Poi vediamo uno spettacolino di flamenco che sta finendo e ce ne torniamo a casa pronte per domani, ma io sono triste e mi si stringe la gola al pensiero che domani lascerò Granada.
Però c’è ancora la Alhambra e poi domani rivedrò i miei carissimi amici che non vedo da quasi 7 anni.

Lunedì 9 settembre.

La sveglia suona alle 6.30, e piano piano ci prepariamo a questa giornata cruciale. Io ho già visitato l’Alhambra, ma questa volta non sarò in un gruppo ma libera di capire le cose con calma e di vedere tutto per bene, e poi amo rivedere le cose che ho visto. Anche rileggere libri, rivedere film, è stato sempre così per me.

Perciò ci alziamo, lasciamo i nostri bagagli alla gentile reception e poi usciamo per la colazione.

Adesso però basta, possibile che spendiamo 16 euro in 2 in un bar senza infamia e senza lode, una colazione mediocre, con un succo in bottiglia al posto della spremuta fresca? Giuro che non farò più colazione al bar. Sarà che mi sono dovuta alzare presto, ma la giornata non comincia bene per niente.

Torniamo alla Cattedrale per prendere il bus n. 32 che ci porta all’Alhambra. Chiedendo la strada a uno spagnolo sembra sempre che chi sa quanto dovremo camminare… ma non è poi così lontana in verità.

Comunque, scese dal bus, ci troviamo all’ingresso dell’Alhambra e dopo pochi minuti siamo dentro. E’ impressionante vedere quanta gente lavora per mantenere questa meraviglia sempre al meglio! Ci sono già parecchi turisti, e anche molti italiani, mentre finora non ne avevo trovati quasi per niente.

Noi ci prendiamo una sola audioguida e poi iniziamo il giro. E’ stato detto tutto su questo monumento e io non sono brava a descrivere le mie sensazioni. Sarei solo ripetitiva e preferisco che siano gli altri a farlo. Dico solo che siamo rimaste dentro fino alle 14.00 e sarei rimasta ancora un’oretta nei giardini del Generalife a rilassarmi. Se non fosse che abbiamo un incarico. Infatti dobbiamo recuperare degli attrezzi per Maddalena e ci aspettano fuori dall’Hotel; e dobbiamo pranzaare.
Perciò usciamo e poi seguendo un gruppetto di tedeschi scendiamo attraverso una strada stupenda, fra gli alberi e le roccie, accompagnate dal gorgoglio dell’acqua, fino ad arrivare dietro Plaza nueva. A cento metri dalla piazza ci fermiamo in un ristorantino andaluso, con il menù turistico che scegliamo tra una serie di proposte, a soli euro 9.50. Io scelgo paella e omelette sacromonte, con prosciutto e funghi, più birra pane e Natilla, mentre Sasha sceglie il pescado e la paella. Tutto buono e abbondante.

Rotoliamo in Plaza Nueva, ci riprendiamo gli zaini e aspettiamo che Valerio arrivi sedute sulla fontana della piazza, e quando arriva ci salutiamo e, visto che lui abita a Sacromonte, gli dico che sicuramente ci rivedremo presto, e lo ringrazio a nome dei miei amici.

E’ ora di andare a cercare il nostro parcheggio. Dopo un po’ lo troviamo e così, una volta capito come pagare e ritirare la macchina, abbiamo la brutta sorpresa di scoprire quanto ci è costato: ben 25 euro al giorno. Così, alleggerite di 50 euro, ce ne andiamo da Granada, ma non per questo diminuisce la mia voglia di tornarci quanto prima.

Appurato che il nostro navigatore è del tutto Inutile, anzi, deleterio, lo lasciamo nella sua custodia e ce ne andiamo in direzione Malaga, ma la mia amica alla guida non capisce un gran che con le indicazioni spagnole e facciamo una serie di stupidaggini che alla fine ci porteranno da tutt’altra parte, a sud di Malaga, verso Torremolinos.

Ci fermiamo e lasciamo sbollire il nervosismo e la frustrazione, Poi, seguendo le indicazioni telefoniche di Paolo e i numeri delle uscite, riusciamo a trovare il paesino dove abitano Maddalena e Paolo, un paesino delizioso, in montagna ma a 5 minuti dal mare, con l’aria buona, fresco e tranquillo e molto andaluso.

Loro mi racconteranno che l’hanno scelto su internet e hanno deciso di venire ad abitare proprio qui, dopo aver vissuto a Cremona, la città dove ci siamo conosciuti.
Maddalena è originaria proprio di Malaga, e adesso vivono da 2 anni qui dove hanno il loro laboratorio di strumenti musicali.

Paolo ci viene a prendere al parcheggio e finalmente ci abbracciamo, felici di stare qualche giorno insieme. Loro però devono lavorare, quindi continueremo a girare da sole e ci ritroveremo la sera.

Ci offrono una birra fresca di benvenuto e ci sediamo in cucina a chiacchierare.
Dopo un po’ Paolo esce a fare spesa e saliamo sul terrazzone che sta in alto, in cima a una scala a chiocciola, dove ci mettiamo a spizzicare prosciutto e formaggio e olive, ma io sono sazia del pranzo e non riesco a mangiare quasi nulla.
Loro invece giustamente hanno fame e così decidiamo di farci una pasta condita con feta e pomodorini che loro coltivano sul terrazzo di casa, dove stanno mettendo su un vero e proprio orticello.

Fra una cosa e l’altra, naturalmente abbiamo tantissimo da raccontarci e andiamo avanti fin verso l’una a chiacchierare di tante cose. Sto proprio bene con loro, sembra che il tempo non sia mai passato.

Poi decidiamo di andarcene a dormire e Sasha si prende la stanza con il divano grande mentre io decido di dormire da sola nello studio per poter usare il mio pc e avere un po’ di spazio in più.

La notte è fresca e la gattina di Maddalena decide di dormire con me.

Martedì 10 settembre.

D’ora in poi non ci sveglieremo mai prima delle dieci, e non ce ne andremo mai prima delle 11.30.

La nostra vacanza non è più itinerante, ma abbiamo voglia di vedere ancora tanto, perciò il programma di oggi è ricco e vario. Ci alziamo e facciamo colazione in cucina tutti insieme, poi ci mettiamo il costume e partiamo in direzione almeria, ma ci fermeremo a Nerja, tanto per cominciare, per vedere le grotte più grandi d’Europa.

Troviamo subito le grotte e paghiamo 8 euro per l’ingresso. A dir la verità non è che queste grotte mi abbiano entusiasmato, ma in effetti sono proprio grandi e maestose, come le Cattedrali andaluse…

Ma io mi aspettavo qualche pipistrello o qualche geco, invece nulla e in più ci sono troppi turisti. Dopo mezz’ora siamo fuori e decidiamo di andare al mare.

Abbiamo deciso di andare al mare a Maro, che è un piccolo paese, l’ultimo prima della costa granadina, che dicono essere molto bella.

Noi il paesino non lo abbiamo neanche visto, ma c’è una specie di lungomare con i parcheggi molto più in alto.
Somiglia un po’ alla costa di Oristano, e anche il mare ha un colore simile ed in effetti sembra molto pulito,.

Parcheggiamo e scendiamo alla spiaggia, sapendo che poi sarà tutta salita. L’uomo dei parcheggi vorrebbe un euro, ma noi non abbiamo spiccioli e così ci lascia andare.

La spiaggia non è grande, meglio. E’ formata da tanti sassolini e l’acqua è freddina ma veramente invitante. Si affittano amache, ombrelloni e tutto quello che si vuole, ma alle 2 del pomeriggio non è che ci siano tante persone: in pratica solo noi due e alcuni ragazzi tedeschi, che tentano improbabili entrate in acqua con la tavola da surf, cadendo e divertendosi così.
Noi non avendo portato nessun copricapo ne tanto meno un ombrellone decidiamo di buttarci in acqua e continueremo ad alternare tuffi e nuotatine e piccoli periodi sdraiate sotto il sole, ma poi arriva una striscia marrone che si ferma a pochi metri dalla riva e allora decidiamo di andarcene.

Ci diranno che questa cosa si ripete tutti i pomeriggi, ma noi abbiamo ormai deciso di andare e, essendo quasi le quattro, e vedendo che stanno arrivando i vari turisti, ci vestiamo e filiamo via sotto il sole, arrampicandoci fino al parcheggio, alla volta di Frijiliana.

Prima passiamo per la città di Nerja che però non ci dice nulla e poi prendiamo la strada di montagna che arriva a Frijiliana, un tipico pueblo blanco con tanti fiori sui balconi delle case.

Avendo saltato il pranzo di pesce che volevamo in un primo momento ed essendo molto assetate ci prendiamo 2 granisade da una signora che trita il ghiaccio come si faceva una volta e ci prepara le nostre granite sotto gli occhi.

Bene. attraversiamo in macchina questo pueblo e parcheggiamo dall’altra parte del paese.
Poi, attraversando strade un po’ alternative, come scale private e scorciatoie adatte più alle capre che alle persone, saliamo verso il punto più alto del paese e poi scendiamo verso la piazza e visitiamo la sua bella chiesa, che non è niente di speciale, ma a me piace.

Poi raggiungiamo la macchina per la strada normale, ammirando i negozietti e le particolarità delle case.

Quando torniamo, questa volta senza sbagli, a casa, sono da poco passate le 19.00, e visto che non abbiamo pranzato, decidiamo tutti insieme di andarci a mangiare una pizza.

Volevamo portarcele a casa, ma poi invece decidiamo di fermarci a mangiare lì e in pochi minuti arriviamo a Rinçòn de la Victoria, e troviamo lo chalet che fa questa famosa pizza, devo dire enorme e proprio buona, anche se il condimento è molto spagnolo e poco italiano.
Comunque complimenti alla signora che gestisce questo posto, una calabrese che ci fa anche assaggiare l’olio delle sue parti, quello meno piccante dei due tipi che può offrirci, che basta e avanza anche per me che amo molto i cibi piccanti.

Proseguiamo la serata a casa, fra una birretta e una chiacchiera, finchè si fa l’ora di dormire.

Mercoledì 11 settembre

La mia sveglia suona presto, ma non mi alzo. resto a fare qualcosa al pc, come smaltire la posta dei giorni passati, scrivere, ecc.

Quando mi alzo gli altri hanno già fatto colazione e così mi mangio un po’ della torta di banane che aveva preparato Maddalena il primo giorno che siamo arrivati e che mi era piaciuta.
Faccio anche una lavatrice, ne avevo proprio bisogno. E poi, visto che stasera abbiamo deciso di mangiare i pimientos ripieni di carne, decido di cucinare io il ragù mentre i ragazzi lavorano e Sasha mi dà una mano con le carote, che io detesto con tutto il cuore.

Il ragù viene bene e mentre bolle lascio i ragazzi a controllarlo e noi ce ne andiamo a vedere il paese, che si chiama Benagalbon e non è niente male
E per essere un piccolo villaggino di novecento anime hanno anche tante iniziative, un circolo culturale, serate di flamenco, e diversi ristorantini e bar, e case veramente belle, alcune delle quali molto personalizzate.

Ma è veramente piccolo e dopo poco siamo di ritorno. Oggi andremo tutti insieme a pranzo a Palo, il paese sul mare subito dopo Rincòn, dove mangeremo i pesciolini tipici della zona: gli spiedini di sardine cotte davanti al fuoco di legna di olivo.

Arriviamo fino in fondo al lungomare, al chiosco preferito dai miei amici, e anche il più economico, e infatti spenderemo veramente poco per quello che ordiniamo..

Innanzitutto le birrette, che arrivano immerse in un secchiello pieno di ghiaccio come lo champagne. E poi i pesciolini, calamari e seppie fritte, una paella in 4 e gli spiedi di sardine, che sono molto gradite da tutti e specialmente io e soprattutto Sasha, che vorrebbe riprovare a farle, una volta a casa, ma… dubito che verranno così.

Alla fine del pranzo però i nostri amici devono tornare al lavoro, mentre noi andiamo a Malaga in autobus, con una piantina disegnata da Maddalena con tutte le indicazioni da seguire per girare a piedi e per tornare. Naturalmente non serviranno a niente.

Scendiamo al castillo e poi proseguiamo a piedi, ma tutte quelle scalinate dopo pranzo sono fatali, soprattutto a chi non è abituato a bere come Sasha e così ci fermiamo sul primo terrazzo dell’Alcazaba a guardare i gabbiani e un cagnolino che fa il giro della fortezza di corsa, e alla fine ci incamminiamo anche noi verso l’ingresso dell’Alcazaba e saliamo a visitarla da dentro.

Ma dopo aver visto quella della Alhambra non ne restiamo colpite e ci perdiamo all’interno del labirinto di stanze e scalinate, per poi uscire finalmente e andare a vedere il centro storico della città.
Malaga non è brutta, anzi, ma essendo una città di mare, e molto grande, mi fa l’effetto di un dejà vu, ma anche lì troviamo qualcosa di particolare, come Pimpi, il famoso café dove sembra di tornare indietro nel tempo.
Si compone di una serie di salette, tutte diverse. La nostra è piena di botti e di arredi vecchio stile. L’ambiente e i camerieri è un po’ snob, un po’ per gente fichetta. Si sente una chitarra e delle voci: infatti, nel patio in fondo al locale, c’ è un gruppo di signore, con un solo uomo che sarebbe il chitarrista. Sembra una lezione di canto flamenco, ci nascondiamo dietro un angolo per ascoltare senza essere viste, poi ce ne andiamo a consumare le nostre bibite: un bicchiere di moscatel e un frullato di fragole, con prezzi più che accettabili.

Quando usciamo andiamo a vedere la cattedrale, ma è chiusa. Riusciamo a entrare da una porta laterale e ne vediamo una parte.
Anche questa chiesa non si smentisce: è piena di statue vestite sfarzosamente, ma troviamo una specie di celebrazione, o una veglia, fatto sta che usciamo e andiamo verso il mare, a cercare la nostra fermata del bus.

Quando alla fine la troviamo, il bus deve arrivare. Quando arriva saliamo e dopo un po’ si parte.
Saremo a Rincon de la Victoria dopo circa mezz’ora e telefono a Paolo che ci viene a riprendere per andare a casa e consumare la nostra cena sul terrazzone.

La cena riesce proprio bene
Alla fine rimarremo solo Paolo e io e ci fermeremo fino alle quattro a ricordare i bei tempi e a ridere come matti, finchè ci mangiamo gli ultimi 2 pimientos e andiamo a dormire.

Giovedì 12 settembre

Questa mattina usciamo tutti a fare colazione insieme, tranne Sasha che poverina si è alzata presto, ma, non avendo trovato nessuno, ha fatto colazione da sola, col caffè avanzato da ieri e qualche biscotto.

Non partiremo prima delle 11.30, e naturalemente, nonostante le indicazioni e le raccomandazioni, sbaglieremo strada. Il problema è che le indicazioni stradali qui sono messe per terra o ad mezza altezza, bisogna prenderci mano. Comunque riusciamo a prendere la A 45 che sarà anche la strada che faremo domani per tornare a Siviglia e dopo poco cominciano ad apparire le montagne ai lati della strada, di terra rossa e poi più scure e dopo un centinaio di km arriviamo ad Antequera, la nostra meta di oggi. Per paura di non trovare posto in seguito lasciamo la macchina appena troviamo un posto, ma naturalmente non ci preoccupiamo di segnarci la via e di prendere qualche minimo accorgimento per poterla ritrovare una volta tornate. Saliamo verso il centro e incontriamo i bambini che escono da scuola e vediamo che questa città è grande ed ha un centro antico abbastanza piccolo e con pochissimi turisti. Noi siamo qui per vedere principalmente i dolmen, ma non riusciremo a vederli, Scopriremo poi che sono nel giardino che sta vicino ad una scuola, ma le indicazioni non esistono e quindi questo sarà un motivo per tornare qui. Comunque all’ufficio del turismo ci danno delle cartine e una piantina del centro storico. Così arriviamo sulla piazza principale dove c’è la collegiata e la visitiamo. è una bellissima Chiesa, piena di energia, quantunque triste e austera. Lì vicino ci sono i resti delle terme romane e varie altre chiese che si trovano su un percorso chiamato Paseo delle chiese, ma a quest’ora sono chiuse.
Ci fermiamo in un bar proprio sotto la Collegiata, perchè abbiamo sete, Prendiamo anche il menù, ma si tratta di un posto fichetto per turisti, infatti ci sono solo un paio di tavoli occupati, e per lo più sono americani o tedeschi. Alla fine prenderemo solo 2 cruz campo. Poi decidiamo di scendere verso la macchina e cercare di entrare nei pochi monumenti interessanti che a quest’ora sono aperti.

Una volta ritrovata la macchina, incredibilmente, ce ne andiamo verso il torcal. Il torcal è un parco naturalistico, con vari percorsi che si snodano attraverso sentieri circondati da rocce dalle forme e dai colori spettacolari, ma come al solito una volta fuori dalla città, non troviamo indicazioni.

La strada si arrampica sulle montagne e le rocce si cominciano a vedere già prima di arrivare, ma bisogna salire ancora e noi non sappiamo se siamo sulla strada giusta e non sappiamo a chi chiedere perchè non c’è nessuno. Sono molto delusa e arrabbiata, ci tenevo tanto e non so come fare a capire dove andare per trovarlo.

Così ci fermiamo in un punto in mezzo alle rocce e restiamo lì a goderci il panorama. Siamo in mezzo ai precipizi ai lati della strada e sedute sulle rocce rosse ammiriamo il panorama che si gode da quassù..
Purtroppo non abbiamo fatto nessuna foto, ma sembra di stare nel West, e sicuramente questo è un motivo valido per tornare anche qui.
Torniamo a casa per le 19,30 e decidiamo di andare a comprare l’occorrente per il mojito al piccolo supermarket del paese, e festeggiare così la nostra ultima sera in terra spagnola.
Abbiamo deciso di fare la lenticchia tibetana, almeno la ricetta ci è stata venduta per tale.
Così iniziamo i preparativi e ci prendiamo l’aperitivo tutti insieme.
Sono le 22.00 e dopo l’aperitivo saliamo e portiamo tutto sulla terrazza e ceniamo lì, con la lenticchia tibetana e dei panini con il chorizo. La cena è deliziosa, ma io sono triste, penso che non passerà molto tempo prima di tornare in Spagna, sento già la mancanza di tutto questo e dei miei amici che ho rivisto dopo tanto tempo…. purtroppo i miei progetti non si sono realizzati ancora, ma questa è un’altra storia.
Decidiamo che il giorno dopo ci alzeremo presto per fare un bagnetto di addio nella spiaggia sotto casa, ma in Spagna il sole si alza tardi e la mattina l’acqua del mare è veramente troppo fredda. Quindi anche questo progetto non si realizzerà, anche perchè alle 11.00 dobbiamo andarcene definitivamente e raggiungere Siviglia per consegnare la macchina e tornare in aeroporto.

13 settembre

Sveglia con comodo. Decidiamo di fare colazione al bar tutti insieme con pitufo e spremuta di arancie e caffè. Questo paesino mi rimarrà nel cuore, come la gente andalusa, sempre sorridente e pronta a scambiare due parole.
Questa vacanza per noi è stata molto coinvolgente, ci ha regalato emozioni che faremo fatica a mettere da parte una volta tornate a casa.

Ci salutiamo e partiamo ripercorrendo la stessa strada di ieri che passando per la E45 attraversa l’interno del Paese passando attraverso il solito paesaggio caratterizzato da colline di terra rossa e alberelli bassi, viti e ulivi, ma niente o quasi macchine. Poi arriviamo sulla E92 e mentre ci avviciniamo a Siviglia il traffico aumenta un pochino. Decidiamo di fermarci per il pranzo in una bella casa con scalinate in pietra e fontane che poi si rivela essere una specie di autogrill.
L’interno infatti mi delude abbastanza, è arredata come una mensa, e quando arriviamo ci siamo solo noi, perchè è soltanto l’una passata da poco e gli spagnoli pranzano tardi.
La mia idea sarebbe di andare via, ma mi adeguo al volere della mia amica e andiamo a ordinare. Come al solito e fino alla fine sbagliamo e ordiniamo molto più di quanto vorremmo. 2 salmorejos che da soli basterebbero e poi anche crochette di formaggio secreto iberico e morcilla. Tutte cose che non riusciremo a finire. Spendiamo circa 20 euro a testa, poi ci mettiamo sulla tangenziale di Siviglia e fatichiamo un po’ a trovare l’aeroporto e riconsegnare la macchina.

Solite pratiche di controllo e fila per l’imbarco (questa volta senza intoppi) e via verso Bologna.

Sarà un viaggio silenzioso, ognuno perso nei suoi pensieri, io mi guardo un film al pc e così arriviamo in Ancona, dove c’è Gabriele che ci porterà a casa. Fa freddo, era da tanto che non sentivo un freddo così, del resto è mezzanotte e non siamo più in Andalucia, almeno fisicamente.

Alla prossima, a presto Andalucia, ciao!

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