Natale tra i Faraoni

di Federica –
Sognavo un viaggio in Egitto da quando a circa 8 anni iniziavo a divorare libri di storia antica e ad interessarmi del misterioso e affascinante popolo egizio, tra mitologia e storia. Finalmente a Natale sono partita e ho coronato un antico sogno. Francorosso ancora una volta non mi ha deluso: hotel curatissimi e lussuosi (anche se io personalmente bado di più alla cultura delle guide e all’organizzazione del trasferimento, mentre mi so adattare anche se lo standard di un albergo non è di lusso), cibo ottimo ovunque (nessun problema intestinale), trasferimenti precisi e puntuali e soprattutto una guida, Ashraf, di grande preparazione e con un ottimo italiano. Abbiamo volato con eurofly da Verona, aereo confortevole e personale cortese, a parte la pasta servita a bordo che aveva visto tempi migliori… Arriviamo al Cairo in serata e la città mi appare esattamente come la immaginavo: enormi periferie abusive, palazzi di 15-20 piani perennemente in costruzione, impressionante la città dei morti: un immenso cimitero forse di guerra, di cui non si riesce ad identificare l’epoca precisa, in cui vivono circa 2 milioni tra le più povere persone del Cairo.

Il traffico è intenso e sconclusionato e certi blocchi agli incroci possono durare anche interminabili mezz’ore, ovviamente i semafori e i vigili hanno funzioni sconosciute! La visita del Cairo viene ripartita in 2 giornate: il primo giorno vediamo la parte islamica della capitale, saliamo alla Cittadella del Saladino tra uno sferzante vento che divenetrà tempesta di sabbia! Le due moschee sono meravigliose e dall’esterno della più in alto si gode un panorama fantastico del Cairo in tutta la sua estensione. Il pomeriggio passa tra i vicoli del mercato coperto di Khan el Khalili, nato nel 1300 circa come caravanserraglio, concludo tra estenuanti ma divertenti contrattazioni (non sognatevi di accettare subito il prezzo che i mercanti egiziani vi impongono, sarebbe uno sgarbo alla loro cultura, oltre che al vostro portafoglio) acquisto 2 splendidi costumi per la danza del ventre, mia passione da anni, che pratico in Italia. Dopo gli acquisti è d’obbligo un tè alla menta nel caffè della piazza antistante il mercato, tra mendicanti, venditori, turisti e variopinta umanità locale che beve e fuma il narghilè seduta nei numerosi locali. Il secondo giorno è dedicato alla piana di Giza, con l’escursione comprendente le tre piramidi e la Sfinge.
Sorge davvero il dubbio che siano state in qualche modo costruite dagli extraterrestri: arrivati con il pulman al sito si resta a bocca aperta, cerchiamo tutti di figurarci le modalità di costruzione di questi antichissimi monumenti funerari, la loro collocazione nello spazio e la vera e ancora sconosciuta funzione magico-religiosa delle piramidi. Siamo entrati nella piramide di Chefren, attraverso uno stretto ed opprimente cunicolo e le nostre sensazioni ed emozioni aumentavano, esperienza da sconsigliare a chi soffre di claustrofobia! Quello che ho pensato è che nella stessa epoca in Europa forse qualche civiltà primitiva scopriva la ruota, mentre questo popolo consacrava alla storia un mistero.

Il giorno di Natale partiamo all’alba, alle 5 del mattino, con destinazione
areoporto: un volo interno di un’ora e quaranta ci porterà dritti al nostro regalo di Natale: lo splendido complesso del tempio di Abu Simbel, in Nubia, voluto dal grande (ed egocentrico) faraone Ramesse II, per celebrare sè stesso divinizzato paragonandosi al dio del sole Ra. Il complesso nel 1960 è stato spostato a blocchi, con un’intervento colossale durato 4 anni e finanziato dall’Unesco, per evitare il suo sprofondamento nel lago artificiale Nasser. Il risultato è un’escursione che vale tutto il viaggio, un complesso di statue colossali, colonnati e pitture murali che ancora una volta ci parlano della potenza e della grandezza di una civiltà affascinante. Il pomeriggio vediamo la piramide a gradoni di Sakkara, ancor più antica, e il sito archeologico di Menfi, dove si può ammirare un’enorme statua di Ramses II adagiata. Oggi facciamo anche una interessante sosta commerciale in un emporio statale, dove possimo acquistare i papiri dipinti autentici, con un’ottimo rapporto qualità-prezzo. Non acquistateli per strada, li userete per incartare le patate! Dopo la visita al tempio ci spostiamo in aereo verso Assuan, dove ci imbarcheremo sulla nave Lady Carol, che in un’atmostfera d’altri tempi ci accompagnerà nell’itinerario sul Nilo, fino a Luxor, da cui ripartiremo per l’Italia. La navigazione è piacevole e rilassante, accompagnata da attenzioni come il tè servito sul ponte, l’aperitivo di benvenuto e la sera del mio compleanno (il 26 dicembre) torta con candeline offerte dalla direzione. Dal ponte Sole si gode del panorama offerto dal Nilo, il grande fiume dove si sviluppò la civiltà che stiamo scoprendo, si susseguono villaggi, canneti di papiro, strisce verdi di palme da dattero, affiancate in lontananza dal giallo ocra del deserto. I tramonti ci regalano colori e luci che terremo per molto tempo nel cuore. Incantevole il tempio di File, di epoca tolemaica, che si raggiunge con la barca a motore, costeggiando il giardino botanico e l’isola elefantina, e sorge arrocato su una piccola collina sulla riva del Nilo. Suggestiva la visita al tempio di Kom Ombo, a cui si arriva al tramonto dopo l’attracco. Il tempio, ben conservato e con pitture murali ancora visibili, ha la particolarità di essere perfettamente simmetrico e dedicato a due divinità: il dio falco Horus e il dio coccodrillo Sobek, per questioni di opportunità polico-religiosa (nulla è cambiato..) mascherate da una leggenda! A Kom Ombo dopo aver ammirato il tempio alla luce del tramonto abbiamo acquistato le galabye (abiti tradizionali) per la festa araba a bordo della nave, dopo faticose trattative con i venditori fuori dal tempio. Il giorno dopo arriviamo ad Edfu, dove visitiamo il tempio di Horus arrivando con la carrozzella, caratteristica e utile per visitare il centro del paese, ma condita dall’insistenza del conducente per guadagnare mance extra costringendoci a scattarci la foto ricordo! Consiglio di non farsi abbindolare, anche se è difficile, perchè sono già abbondantemente pagati dalle nostre guide. L’interesse di questo tempio sta nell’interno, molto ben conservato, come sarà Medinet Abu, e nella “cappella del nuovo anno” dove campeggia una sublime raffigurazione della dea del cielo Nut che si estende sul soffitto. La conclusione del nostro viaggio arriva a Luxor, splendida città adagiata sulle due sponde del Nilo. Attracchiamo al tramonto e scendiamo dalla nave per una passeggiata sul lungo Nilo, lastricato e pieno di lampioni: è una città moderna e ben tenuta, dove il turista è libero di passeggiare, senza l’assillo dei venditori (c’è un bellissimo souk coperto che ricorda in piccolo Khan el Kahlili), piena di luci e colori.



La mattina dopo ci alziamo all’alba e visitiamo il complesso del tempio di Karnak. La sveglia alle 5.30 è compensata da uno spettacolo dell’arte e della natura: il sole sorge perfettamente nel mezzo del pilone della facciata del tempio, dove le due pareti simmetriche si aprono e illumina di una luce mistica e irreale il viale degli arieti di questo colossale tempio dedicato al dio Amon. Ci spostiamo nella sponda opposta del Nilo, e ci addentriamo nella Valle dei Re, che da sempre ha suscitato la mia curiosità e le mie emozioni. Il paesaggio è mistico e quasi spettrale, le tombe dovevano essere nascoste ai visitatori, scavate nelle inospitali fenditure delle rocce e rese inaccessibili per permettere il riposo etrno dei sovrani, ma non è andata esattamente così, purtroppo o per fortuna! Mi sento come uno degli esploratori archeologi che all’inizio del 900 hanno sfidato le sinistre maledizioni dei faraoni, profanando le tombe (molte delle quali già sacchecciate dai tombaroli) e consacrando alla storia le loro scoperte.
L’unica tomba che conteneva immensi tesori fu quella di Tuthankhamon, il cui spettacolare e famoso contenuto abbiamo ammirato al museo del Cairo. Ma in sè la camera funeraria non vanta pregi pittorici, poichè il faraone è morto a soli 19 anni e ovviamente non è stata completata la decorazione della tomba, che veniva iniziata non appena il sovrano saliva al trono.
Visitiamo tre tombe, quella di Ramesse VI è la più interessante, con un meraviglioso soffitto nella camera che ospita il sarcofago, raffigurante la dea del cielo Nut nell’atto di generare il disco solare, soggetto di moltissimi papiri, tra cui quello che ho acquistato.


Il pomeriggio dell’ultimo giorno ci trasferiamo nel lussuosissimo Hotel St.
George di Luxor, per fare i bagagli, spedire le cartoline e rilassare la mente, riposandoci in vista della partenza alle 8.00 del mattino successivo, dopo un vaiggio che ha riempito il nostro cuore di emozioni e stupore e personalmente ha reso ai miei occhi ancora più affascinante questa millenaria civiltà.

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