Emozioni in Marocco e nelle Cicladi

di Antonello Brandi –

Da un lato la neve imbianca la cima elevata di un monte, dall’altro lo sguardo spazia su un paesaggio che ricorda i grandi canyon dell’Arizona, mentre davanti a noi c’è un fitto bosco di larici. Stiamo salendo verso quota 2260 metri., fra pochi minuti saremo sul passo di Tin-n-Tichka. Il pullman sbuffa e fa fatica ad arrampicarsi sui tornanti stretti e insidiosi dell’ Alto Atlante, ma Abdullah, il nostro abile chauffeur, non si scompone ed anzi traspare in lui una serenità assolutamente disarmante. Ce la faremo? “Inshallah”, ci risponde, “se Allah lo vorrà”.Già. “Inshallah”, ci dovremo abituare a questa affermazione, che da queste parti corrisponde a un atto di fede più che a una rassegnazione. Ed è un po’ la filosofia di vita di un Paese, il Marocco, sempre in bilico fra due mondi, l’Occidente ricco e industrializzato a cui anela far parte e un’anima berbera e nomade, irriducibile e pervasa dall’orgoglio della propria identità e delle proprie tradizioni.
Dopo aver scollinato sull’Atlante, si apre un paesaggio a dir poco affascinante: è qui che comincia il Marocco più vero e caratteristico. Ed ecco che d’improvviso ai lati della strada scorrono come in un film le prime kasbah, vecchi ma sempre splendidi palazzi fortificati che, costruiti con un impasto di argilla, fango e paglia, si confondono e ben si mimetizzano col rosso circostante delle rocce sulle quali si abbarbicano, dominando la valle, al riparo una volta dagli attacchi dei predoni del deserto. E Ait Benhaddou né è splendido esempio, una kasbah dove si riesce ancora a respirare quell’atmosfera così ben descritta nel “Tè nel deserto”, girato proprio qui fra gli stretti vicoli che s’incrociano l’un l’altro inseguendo l’ombra. “E l’ombra qui costa”, come ci dice Mohammed, la nostra guida berbera.

Un bene prezioso, dunque, come del resto l’acqua, elemento fondamentale e indispensabile per la vita di questi luoghi. Sì, l’acqua. Ovunque vi sia la possibilità di sfruttarne le falde acquifere del sottosuolo, lì sorge un’oasi, una grande macchia verde brillante che d’improvviso appare ai nostri occhi entusiasti e che contrasta con la terra rossa del deserto. E a Tinehir è un vero sollievo passeggiare per un paio d’ore all’interno della sua grandissima oasi, tra la campagna coltivata e curatissima, dove le donne si affannano nei campi di orzo, cerali ed henné o sono intente a lavare i loro coloratissimi vestiti nel vicino ouad, il fiume. I campi di menta emanano un odore fortissimo che entra nel il naso per darci una sensazione immediata freschezza. Un profumo che sulla strada si confonde con quello delicato delle rose, incredibilmente belle e rosa, che in questa valle alimentano un florido commercio.
E come non restare incantati di fronte alle Gole del Todra, un’impressionante voragine tra due pareti altissime di granito fra le quali scorre un fiume fresco e rigenerante nel quale le donne berbere s’immergono per scongiurare il pericolo della sterilità, vera disgrazia in una società nella quale “i figli sono la pensione dei genitori”.

Ed ecco che il nostro pullman improvvisamente si ferma: dobbiamo lasciare il passo a una variopinta tribù nomade in trasferimento, uno spettacolo nello spettacolo con la loro mandria di cammelli e asini sui quali c’è proprio tutto quello che serve alla loro sussistenza. Lo sguardo è rapito dai colori che si stagliando lungo la cosiddetta “strada delle mille kasbah”, che una dietro l’altra sfilano davanti ai nostri avidi obiettivi. Il sole calante colora di un rosso argilloso il tramonto davanti a un pozzo di un piccolo villaggio berbero, mentre il pensiero è già rivolto a domani, quando proveremo veramente cosa significhi l’emozione di quella parola che incute timore e fascino nello stesso tempo: il deserto del Sahara.
E’ ancora buio e un po’ freddino quando i fuoristrada con i loro fari illuminano la pista che da Erfoud ci porta a Merzouga, alle porte del grande Erg. L’emozione prende il sopravvento sul sonno rubato di primo mattino, mentre da lontano s’intravedono le dune di sabbia. Tra le dune altissime dal colore ambrato, il silenzio del deserto ci avvolge completamente, nonostante il vociare confuso di frotte di escursionisti mattinieri alla ricerca di un’emozione. Siamo circondati da dune sinuose e altissime, ondulate come onde di un mare d’oro rosso o arancio a seconda della luce di un sole che poco a poco comincia a fare capolino dall’orizzonte. La prima cosa che viene in mente di fare è quella di togliersi le scarpe e sprofondare nella sabbia sottile fino alle caviglie, poi rotolarsi per provare una sensazione solo immaginata sui prati erbosi di quando si era bambini. E la fatica di salire su una duna altissima è compensata dallo spettacolo sbalorditivo che si presenta dalla cima, da dove lo sguardo è finalmente libero di spaziare verso l’infinito delle dune del deserto. Non resta che guardare incantato e sognare, mentre un leggero soffio di vento ci accarezza il viso….…. E’ questo il Sahara, è questa la sua magia!

Torniamo in pullman per puntare verso Rissani, villaggio berbero culla della dinastia regnante degli Alaouiti, famoso anche per un importante fiera dei datteri. E mentre osserviamo gruppi di uomini avvolti nei loro jallaba accalcarsi al souk, le donne si nascondono dietro ai loro abiti neri attraverso i quali s’intravede un solo un occhio scrutarci da lontano, timorose che l nostri obiettivi possano rubar loro l’anima. Una visita a una piccola fabbrica di lavorazione del marmo con i suoi fossili marini ci ricorda come migliaia di anni da anche qui, pare incredibile, ci fosse il mare.
Il nastro d’asfalto sempre più dritto taglia un piatto terreno sassoso delimitato da rocce rosse sulle quali il vento ha depositato la sabbia del Sahara. Ecco una serie di splendidi villaggi fortificati (ksar), un insieme di case costruite con un impasto di argilla e paglia che, però, si sgretolano durante gli acquazzoni che trasformano gli oued da asciutte pietraie in fiumi impetuosi. E la mancanza di manutenzione assieme al richiamo delle città e all’emigrazione verso l’Occidente ha portato inevitabilmente all’abbandono della maggior parte di questi villaggi, nei quali, comunque, la presenza sui tetti di paglia di antenne paraboliche stride con la semplicità del paesaggio, ma ci ricorda come la globalizzazione è arrivata anche qui.



Piena atmosfera berbera a Zagora, il cui lussureggiante palmeto si estende a perdita d’occhio costeggiando le sponde del Draa, il “Nilo del Marocco”, fiume vitale per tutta la serie di villaggi che si distendono lungo il suo corso, formando quasi un’oasi interrotta fino a Ouarzazate, dove una diga racchiude le sue preziose acque. Lasciamo gradatamente il fascino dei paesaggi del Sud e del deserto per risalire la valle del Draa, prima di tornare sull’Atlante e ridiscendere verso Marrakesh .
A Marrakesh , la “perla del sud” per via del colore delle sue case, l’atmosfera è quella delle grandi città: un viavai caotico di persone al quale, sinceramente, dopo una settimana al sud, non eravamo più abituati. Grandi vie, alberghi e palazzi che architettonicamente in sintonia con le tendenze occidentali, ma che poco hanno a che vedere con la tradizione, costellano la parte più nuova della città, quella fuori dalle vecchie mura, che racchiudono appunto la parte più antica, la vera anima popolare e caratteristica di Marrakesh. E’ la Medina, un continuo intricarsi di persone, viuzzee, moscheee e piazzette. Ma ciò che impressiona è la quantità di gente che giornalmente affolla il cuore della Medina e il simbolo della stessa città, piazza Djemma-el-Fna o “piazza degli impiccati”, a ricordo delle esecuzioni capitali di epoca imperiale. Una vera corte dei miracoli, un teatro a cielo aperto, ritrovo di incantatori di serpenti, cantastorie, venditori di arance, bancarelle di kebab, cavadenti e altro ancora, che si alternano ad ogni ora del giorno.

E qualche passo più in là, da una stretta via laterale, si entra nel souk, il misterioso, colorato e incredibile mercato degli artigiani e dei commercianti, un dedalo di spazi aperti e chiusi nei quali si alternano gli odori ora pungenti ora delicati delle innumerevoli spezie.
E poi il minareto della Koutubia, gioiello architettonico che ha la sua copia a Siviglia, uno sguardoal palazzo Bahia e agli splendidi giardini acquatici della Manara. Tutt’attorno sui tetti della Medina campeggiano le antenne satellitari, nuovi fiori tecnologici che contendono lo spazio vitale ai nidi delle cicogne, e che rappresentano, forse, il vero pericolo per un’identità che, prima o poi, sotto i colpi della civiltà del consumismo, rischia di annacquarsi e perdere le proprie caratteristiche peculiari.

 

 

Quindici giorni di Grecia, quindici giorni di emozioni e di sensazioni da riavvolgere nella mente come un nastro di un film, quindici giorni di profumi e sapori da far assaporare a chi sta leggendo. Non è certo facile…
Le isole Cicladi sono ancora un luogo dove la natura riesce a ritagliarsi un suo spazio ben definito e importante. Qui, a mio parere, esiste un giusto equilibrio fra esigenze del turismo e protezione (o rispetto, che dir si voglia) dell’ambiente naturale. Certo, Mykonos è il tempio del turismo, dei divertimenti, della vita notturna; ma al tempo stesso riesce a offrire spiagge ancora relativamente tranquille, villaggi isolati dove asini e capre risultano essere dominatori incontrastati e strumento importante per il sostentamento degli abitanti dell’isola, strade bianche dove regnano incontrastati la polvere e i sassi.
E che dire della totale assenza delle nuvole, quasi si fossero dimenticate di far rotta verso quelle isole bruciate dal sole, un sole mitigato dal soffio costante del metélmi, il vento che da queste parti porta via tristezza e malumori…. E che soprattutto mitiga il caldo, secco, ma comunque difficile da sopportare.
Un itinerario che si dipana fra Mykonos, Ios, Santorini: tre isole per tre modi di intendere la vacanza. E tutte e tre a loro modo uniche. Premessa valida per tutte le isole: uno scooter a noleggio per poterle godere appieno, non costa molto e i noleggi si trovano dappertutto.
Mykonos, creata per divertire, con i suoi disco-bar, i club, le spiagge con la musica e i drink, ma capace di affascinare co n i suoi paesaggi e le candide spiagge, ti mostra subito il suo volto percorrendo la strada che dall’aereoporto scende verso l’omonimo centro principale dell’isola (detto anche Chora): le casette bianche e i tetti azzurri, le strette viuzze che sembrano un labirinto fatto apposta per farti godere appieno il fascino delle piccole case in calce con gli infissi colorati e degli imponenti mulini a vento che mantengono intatto il loro fascino. E che dire del quartiere di Alefkandra, detto Piccola Venezia, con le sue caratteristiche case a balconi e loggiati che lambiscono il mare… Mykonos, l’Ibiza dell’Egeo, rifugio trasgressivo degli omosessuali di tutto il mondo, cosmopolita patria dei nottambuli in cerca di sballo, ma anche dei giramondo con sacco a pelo e zaino in spalla alla ricerca di emozioni. Emozioni che puoi gustare meglio in una delle tante taverne tipiche sparse un po’ dappertutto, dove tutto è più genuino e familiare, piuttosto che nei brulicanti e affollati ristoranti del centro (a chi interessa c’è anche l’Hard Rock Caffè).
Le spiagge sono molto belle, il mare ancora di più. Ci sono quelle celebrate e prettamente turistiche, con baretti e ristorantini direttamente sulla spiaggia a ritmo di musica, atmosfera e divertimento assicurati, quali PARADISE e SUPER PARADISE, molto affollate. Consiglio la spiaggia di ELIA, un po’ meno frequentata, in una bellissima baia, e quella di PANORMOS a nord, la più selvaggia e genuina, frequentata anche dai greci. Sulla stessa falsariga KALAFATIS, più a est. Meritano una puntatina anche il piccolo villaggio di FTELIA e di TIGANI. Le strade asfaltate non sono poi tante e un certo tipo di turisti tendono a seguire solo gli itinerari più agevoli…. Vale quindi l’equazione <accesso più scomodo e difficoltoso uguale meno gente e più tranquillità>. Tutto poi dipende poi da cosa uno cerca, anche se ad agosto penso sia difficile che ci possa essere poca gente!

Un breve scalo tecnico per Syros, la “Signora delle Cicladi” che ti accoglie con i suoi palazzi signorili affacciati sul porto, e dove non ti accorgi di essere su un’isola, e poi via, traghetto veloce verso Ios. Arida e selvaggia, un’unica strada asfaltata, Ios ti affascina per la sua semplicità. E’ un tipico villaggio cicladico con le case che si aggrappano sulla roccia, sparsa di infinite e minuscole chiesette a cupola e di i vecchi mulini ormai in disuso che dominano dall’alto il paesino di Chora. Qui puoi trovare davvero le spiagge deserte, con il solo rumore del vento e nient’altro a farti compagnia. Esempi di questo tipo sono la spiaggia di Agios Thedothi e di Lorenzago, unveero e proprio paradiso. Strade che s’inerpicano sulle basse montagne per poi scendere a rotta di collo verso un mare dai colori che pensavi catturati solo da mani esperte di fotografi-pittori: turchese, azzurro, verde, blu, un’iridescenza di tonalità che restano impresse negli occhi di chi li ha visti. Un monastero proclama il suo silenzio quasi nascosto tra le rocce, mentre le cupole azzurre delle infinite chiesette dall’alto del paese riflettono un sole che non vuol saperne di andare a riposare.
Il traghetto ci porta infine verso Santorini, fascinosa e romantica tappa per gli innamorati, dai paesaggi mozzafiato e dalle mille luci che di notte illuminano Thira (Fira), la capitale, che si arrampica sulle imponenti scogliere a picco sul mare, dove le notti brillano di stelle così vicine da poterle quasi toccare. La sensazione è di una “città”, con le sue automobili dalle targhe più svariate, i motorini che si divincolano nel traffico confuso della città bassa e con i suoi bus instancabili che arrivano dappertutto. Santorini dalle mille chiesette bianche e dai campanili che rintoccano a intervalli non ben precisati, dalle lunghissime spiagge di sabbia e ciotoli neri frutto dell’ira del suo vulcano, con gli ombrelloni variopinti a fare da cornice. Da vedere AKROTIRI (con la visita a un importante sito archeologico), la spiaggia rossa (RED BEACH), il tipico e caratteristico villaggiodi IA (detta anche Oia) dove si respira una tranquilla e magica atmosfera. Da evitare, a mio giudizio, la visita all’antica Thera, spacciato per sito archeologico ma che invece è uno scandaoloso ammasso di pietre senza nessuna indicazione nè tabella esplicativa. Niente di particolare dalla visita alla spiaggia di KAMARI e a quella di PERISSA, particolari solamente per la sabbia totalmente nera, ma molto assomiglianti a Rimini ad agosto… Ottimo il Museo Archeologico di Thira.
Gioielli, ceramiche e tappeti fanno bella mostra di sè nei negozi che si allineano in fila indiana negli stretti vicoli della cittavecchia, mentre il forte odore di “gyros” pervade tutt’intorno. Gustoso il vino liquoroso qui prodotto. Santorini la fascinosa, dalla miriade di ristoranti dove si cena a lume di candela con terrazza sul mare, dove gli amanti, stringendosi, si giurano amore per l’eternità e si coprono di baci…

Il Viaggio Fai da Te – Hotel consigliati in Marocco

 
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