Emozioni

di Pierantonio Zambotto –

Molte volte ti trovi di fronte a dei fatti che apparentemente possono sembrare comuni e appartenenti alla quotidianità o alle abitudini della gente. Ciascuna comunità ha le proprie consuetudini e le proprie motivazioni, ma quando tutto ciò viene visto e vissuto da persone che provengono da culture e situazioni molto diverse la cosa non passa inosservata e provoca forti emozioni ed un profondo senso di rispetto.

Sono qui a Ñu Apu’a (nord del Paraguay) come persona che ha scelto di dare una mano alla scuola nel suo aspetto tecnico – funzionale e soprattutto per la parte logistica e agronomica.

Ero qui l’anno scorso alla fine dell’anno scolastico e sono qui ora all’inizio del percorso educativo. Due situazioni completamente diverse; l’anno scorso tutti non vedevano l’ora di ritornare alle proprie famiglie o, comunque, terminare un lungo periodo condito da momenti di allegria, comunità e talvolta qualche nostalgia della propria famiglia, soprattutto per i più piccoli; ora un’atmosfera di allegria, curiosità e tantissima voglia di ritrovare i propri compagni la propria classe e magari la nuova maestra.



Mi ha rallegrato e fatto riflettere osservare i volti di questa gente che arrivava, con mezzi inimmaginabili e da luoghi molto lontani. Come riferimento:normalmente a cavallo si può percorre dai 25 ai 30 km in un giorno. Qualcuno, per arrivare alla scuola, ha viaggiato per tre giorni. Certo i mezzi sono inimmaginabili secondo la nostra cultura e le nostre pseudo comodità. (In home page del sito LumbeLumbe una foto molto eloquente). Questa è la loro realtà vissuta con serenità, gioia e rispetto.

Con un carro trainato dal trattore, proveniente dalla estancia Bufalo, distante circa 50 km, sono arrivati una ventina di ragazzi accompagnati dai rispettivi genitori, una signora ha accompagnato le sue due figlie con un carretto trainato da 2 asini. Ho avuto una conferma sull’importanza di questa scuola per la popolazione del comprensorio. Se non ci fosse Ñu Apu’a il grado di analfabetismo sarebbe molto più elevato e diffuso. Si continuerebbe ad avere genitori e figli analfabeti con una grave ripercussione nel tessuto sociale della popolazione.

Due considerazioni sono emerse durante questa giornata piena di emozioni. La prima è che queste persone, soprattutto di età più giovane (6-10 anni), appartengono a famiglie numerose e povere nelle quali è difficile garantire un minimo di alimentazione. Venire a scuola significa, prima di tutto, trovare un pasto decente, un letto da dormire e soprattutto un ambiente educativo e formativo degno della persona umana; la seconda è quella di pensare, attraverso questi ragazzini, alla loro situazione famigliare quasi sempre tragica o addirittura inesistente. Madri in giovane età che hanno fino a nove figli con padri diversi, abbandonate a se stesse, preda di prostituzione o convivenze occasionali.

Ho potuto parlare un attimo con sr Pascuala che aveva il compito di chiedere le informazioni anagrafiche dei ragazzi e dei rispettivi famigliari al momento dell’iscrizione alla scuola, mi ha fatto un quadro triste e penoso. Alcuni genitori non hanno il coraggio di pronunciare il proprio nome perché analfabeti o incapaci di sottoscrivere il documento di iscrizione, madri che non hanno la possibilità di dare le generalità del padre dei propri figli. Queste realtà ho toccato con il mio cuore e la mia mente e le porterò con me, sempre.

Stare con questi ragazzi, la sera, dopo il saluto comunitario è un dono. Ti vengono a stringere la mano, ti dicono ” hola Pier hasta mañana” .. queste poche semplici parole ti fanno sentire bene e motivano ad andare avanti, continuare. È come una terapia e rimedio a tanti momenti difficili ed impegnativi. A chi legge queste mie poche righe auguro di incontrarci qui a Ñu Apu’a per convivere qualche giorno con questa comunità che, a noi uomini del benessere, può insegnare molto.

Pierantonio Zambotto

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