Estate in Sicilia da quì (San Vito) a là (Ragusa)

di Edoardo Gerbaudo –
Quest’anno restiamo in Italia: dopo vacanze in giro per il Mediterraneo non potevamo esimerci da un viaggio in Sicilia.
Complice, anzi artefice, di questa decisione la famiglia Agosta, genitori di Michela, compagna di classe di Marco, nostro figlio: ecco la catena è finita. Gli Agosta sono sanvitesi (di San Vito Lo Capo – Trapani) d’origine, da parte di Giovanni, ed hanno proposto a Marco di “scendere” con loro per le vacanze e, non contenti, a noi di raggiungerli e passare qualche giorno come loro ospiti. Noi, da bravi parassiti, abbiamo accettato. Il viaggio: speriamo che il buongiorno non si veda dal mattino. Sei ore di ritardo ha fatto il nostro cornutissimo traghetto Genova-Palermo!!! Viaggio apocalittico su una nave lurida . non voglio aggiungere altro, è meglio.
Unico consiglio: chi più spende meno spende. Venite in aereo.

Morale, invece di arrivare a San Vito alle 17 siamo approdati all’una, facendoci, così, subito voler bene da Giovanni e Maritella che hanno dovuto fare le ore piccole per riceverci.

Marco che pensavamo avesse nostalgia di noi, in 10 giorni penso abbia maturato, invece, l’idea di farsi adottare.

2 luglio San Vito

Giornata balneare sulla spettacolare spiaggia di San Vito, dominata dal profilo maestoso del Monte Monaco.

La spiaggia è grandissima quindi la gente si distribuisce senza creare la calca, l’acqua è limpidissima se si eccettua la presenza di alghe a riva.

Comunque si “tricheca” senza problemi, il posto è veramente bello.

Dopo pranzo (alle 15.30!) siamo andati a Calamancina, un approdo naturale dall’acqua cristallina anche grazie a sorgenti sommerse. Infatti è freddissima ed io non me la sono sentita di entrarci. Sto invecchiando.

Marco e Luca erano entusiasti. Inutile dire che il posto l’abbiamo trovato grazie a Giovanni che di questa zona conosce tutto.

Se la trovate Calamancina è un luogo meritevole della strada dissestata fatta per raggiungerla. Comunque la strada si prende al fondo di S. Vito, è segnalata.

3 luglio Riserva dello Zingaro – Tonnara del secco

Alzati presto la mattina facciamo rotta verso la Riserva dello Zingaro. È una riserva nata una trentina d’anni fa quando era stato deciso di fare una strada costiera tra Scopello e S.Vito. L’opposizione degli abitanti e le neonate associazioni ambientalistiche bloccarono il progetto e ne avviarono uno opposto: difendere questo tratto di costa dalla cementificazione.

Entrati dal lato di S.Vito (3 euro adulti, 2 euro ridotti) ci siamo subito fermati alla Cala della Tonnarella dell’Uzzo: una baia più corta del nome ma bellissima con un’acqua trasparente. Si nuota tra branchi di occhiaie lunghe
così: Marco, Luca e Michela hanno anche visto una stella marina.

Consiglio: non pensate di fare tutto il sentiero d’estate a meno che abbiate fatto un voto! La temperatura ed il sentiero tutto al sole potrebbe rimbecillirvi. Con me c’era poco da peggiorare ma ho capito ugualmente che è un’impresa troppo stupida.

Noi, con l'”indigeno” Giovanni, siamo andati a vedere la Grotta dell’Uzzo:
una mega caverna dove è stato rinvenuto uno scheletro di un elefante nano.
Luca, che stava squagliandosi (Marco manco ha pensato di muoversi da spiaggia), ha fatto il bagno nella Cala dell’Uzzo (è tutto di ‘sto Uzzo,
qui!) e poi siamo tornati alla caletta iniziale dove con Marco ci aspettavano le “nostre” donne Laura, Michela e Maritella. Durante il ritorno il caldo mi ha distrutto: ero ad un passo dalle visioni mistiche! A meno che le mucche non volino .

Al pomeriggio siamo andati alla Tonnara del Secco, vicino a San Vito.
Prendete per la Riserva e, fuori dal paese, seguite le indicazioni “Tonnara”.

Qui è stata allestito la location (come parlo?) della fiction (ma come
parlo?) “Cefalonia” ed anche dell’episodio “Il giro di boa” di Montalbano entrambe con Luca Zingaretti. Una tonnara in disuso, molto in disuso, davanti all’ennesimo specchio d’acqua cristallo. Che abbiate visto le fiction o meno è un posto da vedere. Magari verso sera, è molto poetico.

4 luglio Baia S. Margherita

Oggi ancora bagni: da Castelluzzo si va verso Calazza dove si posa la macchina in un parcheggio libero e poi un trenino gratuito porta i bagnanti lungo la costa, sul versante mediterraneo dell’isola.

Noi siamo scesi alla Baia S. Margherita, una bella spiaggia di sabbia con vista sulla montagna di Trapani, Monte Cofano. Facendo calduccio ci siamo subito buttati nell’acqua .. gelida!

Tornati a casa per pranzo Giovanni ci ha preparato gli spaghetti alla bottarga (!!!!) prima di salutarci per tornare nel continente, al “rusco”.
L’economia va fatta girare!

Non sapevamo che, dopo i saluti, l’avremmo rivisto prestissimo: la macchina che aveva preso a noleggio è spirata prima del traguardo. Dopo un disperato tentativo di rianimarla abbiamo caricato i bagagli sulla nostra auto e ci siamo fiondati all’aeroporto appena in tempo per l’imbarco. Arrivi e partenze un po’ tribolati in questa vacanza!

5 luglio Tonnara del Secco – Saline di Trapani

Ritornati alla Tonnara del Secco veniamo accolti dai bagnati “a secco”: la caletta è infestata dalle meduse. Non ci siamo persi d’animo e, da esperti di mare quali siamo (!), abbiamo capito che la corrente avrebbe sgombrato il campo d’ortiche natanti.

Più che la corrente poté la caccia che Marco e pochi altri temerari hanno scatenato espellendo, catapultando, fuori dall’acqua decine di gelatine tentacolate. Col campo sgombro ci siamo goduti la miglior giornata di mare.
Ad oggi.

Verso sera ci siamo diretti, senza Maritella perché in auto stiamo solo in cinque, alle Saline di Trapani.

Si va verso Marsala ed a Nubia, poco dopo Trapani, si trova il Museo del Sale dove una brava ragazza ci ha spiegato quale mestiere non fare: il raccoglitore di sale.

Il paesaggio delle saline è affascinante, il sole riflesso nelle vasche d’acqua rosa crea dei bei giochi di luce e poi i mulini permettono di fare delle foto da cartolina.

Veramente una bella giornata.

6 luglio – 7 luglio Zingaro – Mothia – Marsala

Due parole per definire la nostra seconda giornata alla Riserva dello
Zingaro: una goduria.

Mare e sole e nient’altro, ma che mare e che sole. E c’era anche Maritella:
abbiamo sfidato la fortuna “ri”omologando la nostra macchina per sei passeggeri.

Il giorno dopo, i soliti cinque, ci dirigiamo verso Mothia: ci imbarchiamo all’Imbarcadero Storico (5 euro adulti, 2,5 euro under 13) e poi partiamo per il tour di quest’isolotto a poche centinaia di metri dalla costa. Mothia era un porto fenicio, secondo per importanza dopo Cartagine e che ha fatto la stessa fine: distrutta completamente.

Il poco che è rimasto è immerso tra viti ed uliveti e la cosa più interessante . non si vede! La strada sommersa: univa l’isola alla terraferma ed era sommersa già allora proprio per non essere scoperta dai nemici.

Credo sarebbe semplice, visto il basso fondale, allestire un pontile che affianchi i primi metri della strada per permettere di apprezzarla. Per ora se ne apprezza, direi se ne constata, l’inaccessibilità.

Dopo il giro dell’isola, un po’ di imprecazioni per aver lasciato il pranzo in macchina e torniamo al parcheggio.

Arrivati a Marsala, finalmente mangiamo il “pane cunzato” comprato alla partenza. Il pane cunzato richiede pance vuote per essere terminato tanto è sostanzioso. Non vi svelo gli ingredienti: provatelo.

Marsala ha un bellisimo centro storico dominato dal Palazzo Comunale e dal Duomo.

Oggi abbiamo scoperto che ci sarà un matrimonio e così abbiamo deciso di aspettare per apprezzare lo “sfarzo” degli abiti degli invitati . e della sposa.



Al ritorno qualche foto alle saline vicino a Mozia: sono più grandi di quelle di Trapani ma inaccessibili. C’è anche un mulino ancora in funzione.
Fate una sosta “panoramica”. Anche questo è un luogo dove hanno girato delle scene di Cefalonia.

8 luglio – Tonnara di Scopello

Giornata balneare, doveva essere mezza ma visto il posto ci siamo rimasti fino a sera.

La Tonnara di Scopello con i suoi faraglioni, l’approdo, le ancore tutte allineate, anche con le tante persone presenti, è addirittura più bella di un mio primo piano, non aggiungo altro!

Se siete tipi di spiaggia non è il vostro posto. Mancano anche i bagni. Se invece vi piace il mare di scogli (forse va meglio ‘con’ scogli) e una vita più spartana, la tonnara vi soddisferà certamente. Meglio per voi se siete stitici.

Marco & Luca si sono esibiti in decine di tuffi e noi alzavamo le palette dei voti. Io ho trichecato un po’ dentro e fuori dell’acqua (ho fatto anche un tuffo, quello della cavia per capire se si toccava sotto!) ed è giunta la sera. Tra l’altro c’eravamo tutti, anche Maritella.

Dopo cena siamo andati a sentire un’intervista a Giuliana Sgrena, la giornalista del “Manifesto” rapita e liberata, 5 anni fa, in Iraq, liberazione che è costata la vita a Nicola Calipari. Se capitate a San Vito in estate potete partecipare a questa iniziativa culturale molto interessante, giunta alla 11ma edizione. Diversi scrittori e giornalisti vengono invitati a parlare dei loro libri in una via attrezzata per l’occasione. Interessante . anche per i trichechi!

9 luglio – Gibellina – Segesta

Avevo dei problemi con le cartine, ne ho anche con il navigatore. Almeno posso incolpare qualcun altro, qualcos altro, per le “allungatoie” cui costringo l’equipaggio.

L’idea di oggi era: visita a Segesta poi un’occhiata a Gibellina e ritorno.

Ho cominciato con lo sbagliare l’uscita in autostrada e così le tappe si sono invertite.

I Ruderi di Gibellina sono un’esperienza un po’ inquietante: qui nel gennaio del ’68 è stato localizzato l’epicentro del terremoto del Belice, tristemente famoso oltre che per le vittime anche per i tempi infiniti della ricostruzione. Gibellina, un piccolo borgo di 4500 persone, venne raso al suolo lasciando sotto le macerie 450 vittime. Non verrà mai ricostruito. Al suo posto, nel ’79, l’architetto siciliano Burri lo sostituì con una colata di cemento bianco, visibile da lontano, riportante la pianta del villaggio distrutto. Girare per queste finte strade è, insieme, un’esperienza triste e profonda.

Gibellina Nuova è nata a 20 km di distanza e l’idea era quella di corredarla di sculture di famosi artisti. Il risultato è, per me, deprimente. Una città senza un’identità, già mezza “sgarrupata” con queste sculture che l’unico pensiero che ispirano è di delusione non per come sono ma per come sono state lasciate, in mezzo alla desolazione. Da vedere scuotendo la testa.

Inutile dire che invece di 20 km noi ne abbiamo fatti 30, sempre grazie alla mia imperizia con il navigatore.

Continuando a sbagliare strada siamo arrivati, passando per posti sconosciuti, a Segesta, dove abbiamo pranzato.

Segesta è stupenda: il tempio è in una bellissima posizione ed è intatto.
Dopo 2500 anni e svariati terremoti.

Con la navetta, prendetela se non volete squagliare, siamo saliti al Teatro Greco. Si gode un magnifico panorama, eccezion fatta per il serpentone autostradale nel bel mezzo della valle. Il teatro è, anch’esso, in ottime condizioni.

Restava da tornare a casa .. ed a casa siamo tornati, sbagliando ancora.
Morale: devo fare il pieno alla macchina! . e imparare ad usare il navigatore.

10 luglio Erice

Di buon mattino ci portiamo a Trapani alla partenza della funivia per Erice.
Se vi perdete, io stavolta non l’ho fatto (!!), seguite le indicazioni per l’ospedale, nei paraggi troverete i cartelli che vi porteranno al parcheggio. Dalla cabina si ammira un bel panorama su Trapani e le sue saline.

La prima cosa che si vede arrivando ad Erice sono le torri con i ripetitori per i cellulari. Uno scempio e, incredibile, il mio non prende!

Comunque scesi dal nostro ovetto (non ricordo il prezzo del biglietto, mi sembra 4,5 euro A/R) entriamo in questo bel borgo medievale. Il bello del posto sta nel gironzolare tra le viuzze ed entrare nelle tantissime chiese presenti.

Alcuni luoghi sono a pagamento e con il biglietto Passepartout (5 euro) si possono visitare tutti. Comunque, volendo, ci si può accontentare del bighellonamento.

Scesi a Trapani abbiamo mangiato i nostri panini nel parco di Villa Margherita e poi abbiamo tentato di visitare la città: erano le 14:30 e l’unica cosa aperta era . niente. No, la cattedrale è aperta. Ritenteremo tra qualche giorno. Anche perché abbiamo abbandonato Maritella a S.Vito e quindi non abbiamo aspettato la riapertura della città.

Facendo la litoranea si passa a Pizzolungo dove una stele ricorda il sacrificio involontario di una mamma con i due figli che, anni fa (gli ’80), superando l’auto del giudice Palermo vennero investiti dall’esplosione di un’autobomba mafiosa. La loro morte salvo la vita al magistrato. Lo sdegno vedendo il monumento prende allo stomaco .

Cena al ristorante “Gnà Sara” a San Vito: ho mangiato il cus cus di pesce, lo fanno solo qui ed è buonissimo.

11/12 – luglio San Vito – Marettimo

Oggi 2° giornata di saluti: Maritella torna a casa. Abbiamo chiesto a Michela di continuare le vacanze con noi e, nonostante la mia presenza, ha accettato. Siamo quindi rimasti a San Vito, poi baci e abbracci ed anche Maritella torna a casa ad incrementare il PIL. Noi, ultima frontiera di parassitismo, stanotte rimaniamo ancora a casa loro. L’ospitalità fornita da Giovanni e Maritella è, per i miei canoni, in-restituibile. Proveremo a farlo a rate a suon di cene. Grazie ancora!!

Alla sera andiamo a vedere la finale dei mondiali con me schierato per l’Olanda e, ovviamente, ha vinto la Spagna. Se volete scommettere su qualcosa chiedete a me . e poi fate il contrario. Con Luca, a mondiali non iniziati, avevamo scommesso 5 euro sulla vincente: lui Spagna, io Inghilterra.
Ciao 5 euro.

Stamattina proviamo a partire per Marettimo. Proviamo perché non siamo riusciti ad avere informazioni certe su orari di traghetti ed aliscafi.
Venite al porto qualche giorno prima della partenza, non telefonate: danno informazioni sbagliate!

Morale: trafelati saliamo sul traghetto delle 10 ed alle 13 approdiamo a Marettimo.

Ci stipiamo in un appartamento (120 euro/gg) che per 3 sarebbe piccolo, figuriamoci in 5, pranzo, pennichella e piccolo assaggio del mare marettimaro.

Quest’isola, l’ultima delle Egadi, è piccola, C’è solo il paese, molto bello, con le case ad un piano con le imposte azzurre. Le macchine non ci sono e si respira un’aria rilassatissima. Pace assoluta, di giorno .

Purtroppo Michela non sta molto bene. Guarirà, spero, anche perché non essendo “nostra” vorremmo restituirla come ce l’hanno consegnata. :

13 luglio Marettimo

Pietro, il nostro locatario nonché muratore d’estate e pescatore d’inverno, ha una barca con la quale organizza i giri dell’isola, così, forse dopo aver piazzato un davanzale, ci carica su “Mimma” per il tour. Ah, Michela è ancora viva e sta bene. Fiuuuhhh.

Dalla barca si apprezzano le varie grotte: del cammello, della bombarda, del presepe tutte chiamate in base alla loro forma o dall’effetto sono dell’acqua al loro interno. Quindi un po’ di tuffi schivando le solite meduse, numerose qui come i tedeschi a Rimini .

Inutile continuare dicendo dell’acqua limpida come in piscina. Quindi parliamo della caletta in cui Pietro e “Mimma” ci scaricano: è sulla punta sud-est dell’isola. Poca gente con l’acqua che fa sciuf-sciuf. Mi appisolo felice e ronfante. Domani si torna sull’isola grande grande.

Marettimo è un posto che ispira pace, purtroppo per noi ha attratto parecchi fan di Gigi D’Agostino che per due notti (le nostre uniche notti qui) hanno rotto i .. timpani con musica kunz-kunz fino alle 2.

14 luglio Traversata della Sicilia

Partiamo in aliscafo sperando di arrivare a Trapani in tempo per vedere la Chiesa del Purgatorio che avevamo trovato chiusa giorni fa. La Ustica Lines ha remato contro recapitandoci a destinazione più di 1/2 ora in ritardo e quindi, niente chiesa, di nuovo.

Ci consoliamo con le stratosferiche granite di Colicchia e poi partiamo alla volta di Pachino: da nord-ovest a sud-est.

Il viaggio . un calvario: 400 km di statale, decente fino a Gela, no comment per il resto. A riceverci troviamo Giorgia, la nostra locataria: una persona deliziosa, molto espansiva. Ci farà da cicerone (sua decisione) in quest’ultimo scorcio di vacanza.

Ci ha pure dato cena oltre all’appartamento (più grande, molto più grande, di casa nostra). Che si può volere di più?

15 luglio Pachino – Isola delle Correnti

Stamattina abbiamo visto dove siamo, ieri era buio e sentivamo lo scroscio delle onde e Giorgia che diceva: “Vedrete che roba”: la casa è praticamente sulla spiaggia. Da film. Colazione con i cornetti recapitati a domicilio e poi due passi, uno e due, e siamo sul bagnasciuga.

Con noi sono scese Ester (10 anni) ed Elisa (7), le figlie di Giorgia ed abbiamo passato la mattina insieme. Pranzo, ri-offerto ma la pasta, almeno, era nostra condita con i pomodorini pachino, ovviamente.

Al pomeriggio Giorgia ci porta all’Isola delle Correnti: qui c’è il capo più a sud d’Italia (isolette escluse) celebrato da un cippo. Si può fare il bagno in due mari: Mediterraneo e Ionio.

Colmo della fiducia: Giorgia aveva un impegno e ci ha lasciato le figlie in custodia. Elisa mi ha eletto a papà di scorta in attesa di quello vero, ancora al lavoro.

L’Isola delle Correnti è raggiungibile a piedi ed ospita una casermetta ed un faro, veniteci con le scarpette. Noi, ahia, non le avevamo.

Dopo il tramonto torniamo a casa (record: 7 in macchina. Se sei un poliziotto/carabiniere o qualcosa del genere, fai finta di non avere letto) per cena . offerta. Il mio nome Para, Para Ssita.

16 luglio Noto

Destinazione mattutina: Vendicari, una spiaggia in una riserva naturale.
Arrivati al parcheggio il signore all’ingresso ci avverte che sulla spiaggia c’è Posidonia. Vedendo le nostre facce ci ha spiegato che sono alghe che, essendo questa una riserva dove nulla si tocca, non vengono rimosse.
Evitiamo quindi il bagno nell’insalata ed optiamo per San Lorenzo, una bella spiaggia poco più a sud.

Al pomeriggio, ore 17.30, andiamo a Noto.

Entriamo dalla porta principale e ci avviamo lungo Corso Vittorio Emanuele dove si affacciano tutti gli edifici più importanti.

Il barocco siciliano può piacere o meno ma l’effetto scenografico non può lasciare indifferenti. Le scalinate davanti a chiese color crema sono veramente una bella vista.

Siamo entrati in tutte le chiese aperte, anche sul terrazzo di Santa Chiara per apprezzare il panorama e fare La Foto, quella del Duomo che si vede sui cataloghi.

Il Duomo è imponente, meno “voluttuoso” delle altre chiese, più sobrio. Come si sa è stato ricostruito, insieme alla cupola, dopo il crollo del ’96. Un bell’esempio di recupero dopo un brutto esempio di incuria.

Cena alla Trattoria del Buco (niente di che), ultimo giro per Noto di notte e ci dirigiamo, per incontrare Giorgia, a Marzamemi, un piccolo borgo di pescatori. Molto siciliano, andate a vederlo. Ora dormiamo, anzi, io sto già dormend..zzzzzzzzzz.

17 luglio Punta Secca – Ragusa – Modica

Giornata barocca-montalbana: al mattino rotta sulla “Marinella” di Montalbano/Zingaretti. La casa in cui hanno domiciliato il commissario più famoso d’Italia si trova a Punta Secca, ad ovest di Marina di Ragusa.

Arrivati alla spiaggia la casa si individua immediatamente grazie alla terrazza, inconfondibile.

Due passi a vedere il faro e poi balneiamo fino a pomeriggio inoltrato. Alle 18.00 approdiamo a Ragusa Ibla: la parte vecchia di Ragusa da cui è staccata abbastanza nettamente. È arrampicata su due colline ed è disseminata, anche lei, di chiese, tutte in stile barocco siciliano. Bellissima.

Qui fa mostra di sé il Duomo di San Giorgio, la chiesa con la scalinata anch’essa inserita in tutti gli episodi di Monatalbano. Alle 20 siamo raggiunti da Giorgia la nostra vulcanica padrona di casa che, tra l’altro, si è sposata proprio qui, nel Duomo.

Insieme a lei ci spostiamo a Modica dove ceniamo a base di “schiacce”
modicane. Sono diversi tipi di chiamiamoli calzoni ripieni di melanzane o acciughe e cipolle o ricotta e salsiccia o pomodoro, ricotta e cipolla buone ma leggere come un asciugamano da spiaggia bagnato.

La nostra cicerona ci fa apprezzare Modica con i suoi palazzi barocchi affacciati su Corso Umberto I ed il Duomo di San Pietro. Mastodontico-rocco.

Dal corso una scalinata di 209 gradini (contati dai nostri minorenni) porta alla chiesa più bella, per me, vista finora. Il Duomo (un altro) di San Giorgio. Stesso santo, stesso architetto, stessa struttura di quello di Ragusa ma più spettacolare.

Dopo un cannolo libidinoso al Caffè delle Arti, Giorgia ci fa un ultimo regalo. La vista di Modica da un belvedere che, seguendola in macchina, non ho ben capito come si raggiunga. Seguite le indicazioni Modica Alta e buona fortuna.

Alla fine della giornata “mi sono fatto persuaso” che la Sicilia sia un gran bel posto.

18 luglio Siracusa – Palermo

Oggi tocca a noi tornare a casa: salutiamo Giorgia, Ester ed Elisa (anche Syria, il loro bel cucciolo) e facciamo tappa a Siracusa.

Per prima cosa entriamo nel Parco Archeologico di Neapolis. Bello l’anfiteatro, dicono il terzo per grandezza dopo Colosseo e Arena di Verona, anche se nei tempi precedenti è stato declassato a cava per materiale edilizio. Quindi il colpo d’occhio non è per nulla paragonabile a Colosseo ed Arena.

Interessante l’orecchio di Dionisio, una caverna artificiale dove si dice Dionigi, tiranno di Siracusa, rinchiuse i prigionieri ateniesi e, grazie alla straordinaria acustica del sito, ascoltasse le loro conversazioni per carpire delle informazioni. In realtà si chiama Orecchio perché così la descrisse Caravaggio quando la vide. La vedesse adesso più che di Dionisio l’avrebbe chiamato Orecchio di Shrek, è uguale!

Alle spalle di Shrek c’è il Teatro Greco, perfettamente conservato ma anche drammaticamente esposto al sole! Solo Marco è riuscito a salire in cima alla scalinata ed ha fatto le foto anche per noi, seduti all’ombra.

Dopo la grecia classica un altro po’ di barocco, va. Ortigia, un’isola collegata a terra da due ponti, è una bomboniera. Sulle stradine si affacciano bellissime case con dei balconi molto fotogenici.

Si sbuca in Piazza del Duomo: dalla pianta irregolare, bianchissima, ospita il Palazzo Municipale, di fronte un altro di cui non ricordo il nome, la sede vescovile e, splendidi, il Duomo e Santa Lucia. Il Duomo è una macedonia di stili: facciata barocca, interno non so come ma è bello vedere le colonne doriche del tempio greco su cui la chiesa è stata edificata, inglobate nei muri perimetrali.

Santa Lucia ha un bel balcone sulla facciata ed ospita una tela del Caravaggio (Miiii, il mio pittore preferito! Non ci posso creeederee!), la Sepoltura di Santa Lucia. Purtroppo la tela è collocata troppo lontano dal cordone che limita l’accesso. Non si vede quasi nulla, una sciocchezza colossale.

Dopo aver mangiato una pizza temperatura-ambiente (aauuffff), partiamo per Palermo.

Qui una fugace visita alla Cattedrale e poi al porto dove, incredibile, c’è già la nave ad aspettarci, una nave vera!

CONCLUSIONI

Siamo stati fortunati ad aver conosciuto Giovanni e Maritella. È grazie a loro che la nostra vacanza è stata così. Prima ci hanno ospitato in una delle località di mare più belle della Sicilia.

I giorni passati a San Vito con Maritella sono stati proprio belli anche perché è una donna con ci si sente a proprio agio.

Poi Giovanni ci ha consigliato gli altri luoghi da visitare trovandoci anche i posti dove dormire. Non potrò mai ringraziarli a sufficienza.

Aggiungiamo Giorgia di Pachino che ci ha ospitato in una casa degna di un film nutrendoci, consigliandoci ed accompagnandoci. Impagabile.

Per ultima va ringraziata Michela, l’amica di Marco: la sua presenza ha annullato la solita litigiosità tra i fratelli. Poi è una ragazza veramente simpatica, e paziente: Marco e Luca l’hanno “noiosata” per tutto il tempo e lei sembrava sopportare senza problemi. Ha anche ottimi gusti musicali!

Qui, sul ponte della nave, non ho la solita malinconia che mi prende nei ritorni. Sarà perché questa vacanza è andata molto oltre le mie aspettative.

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