Festival vudu’ a Ouidah

di Virna –

Abbiamo fatto questo viaggio con Transafrica, ottimo tour operator specializzato in viaggi nell’Africa occidentale, con cui abbiamo già viaggiato in precedenza, Burkina Faso e Guinee. Lo scopo del viaggio è la scoperta di tre paesi africani accomunati dalla religione vudù, rito divenuto religione nel 1996 e dalla triste storia della tratta degli schiavi. Noi arriviamo a Lomè qualche giorno prima del gruppo, un po’ per fuggire dal freddo della nostra città in questo periodo, un po’ per poter vedere qualche cosa in più rispetto al tour. L’hotel, scelto per i primi 2 giorni, è carino, più vicino all’aeroporto che al centro di Lomè, si chiama Napoleon lagune e si affaccia a quello che qui viene definito il lago o la palude, lontano dal caos del traffico. Ha poche stanze ma pulite e con l’indispensabile, comprese le ciabatte. Una piccola piscina ai bordi della quale vengono serviti i pasti, colegamento wifi gratuito, anche se lento o internet a disposizione. Colazione con frutta fresca, formaggio pane, burro, marmellata e bevande di rito.
Iniziamo la nostra vacanza raggiungendo, a piedi, il centro della città ed il gran mercato. Lomè è una città senza attrattive particolari. La grande e bella spiaggia sull’oceano è praticamente deserta. Il mare è pericoloso a causa di forti correnti. Scopriamo presto che non sarà facile dar seguito al nostro desiderio di andare a Togoville, storica capitale del vudù togolese situata sul lago Togo. Dopo aver saputo che non esistono minibus che vi arrivano, che non esiste una stazione di bus vera e propria, e contrattato con diversi taxi, che ci hanno chiesto l’equivalente di 15 euro per portarci e che ci vuole un sacco di tempo…. Lasciamo perdere. Passiamo quindi 2 giorni al cazzeggio per Lomè incluso un bagno nella grande piscina dell’hotel Ibis, nel quale ci trasferiamo il pomeriggio dell’8 a carico di Transafrica.

Lomè è una città parecchio estesa ed ordinata: da una parte il calmo quartiere amministrativo, dove si lasciano ammirare alcuni begli immobili in stile coloniale ; dall’altra il vivace quartiere degli affari, dominato dal mercato centrale. C’è un intenso traffico soprattutto di motorini e parecchio inquinamento. A suo favore è la discreta puliza che risulta evidente, mercato a parte, tra i più grandi che io abbia visto. A suo sfavore l’impossibilità di muoversi a piedi la sera per il rischio, pare elevato, di rapine a causa della scarsa illuminazione. Pranzato e cenato discretamente al Bena Grill, o Marox in rue du lac Togo, nei pressi del mercato. Cucina più tedesca, con stinco e patate fritte, birra bavarese Paulainer, in un ambiente da October fest, che africana. Sui 15.000 cfa. circa 10 euro. Non male anche la cucina dell’hotel Napoleon con zuppa di cipolle e filetto di zebu. Prezzi un po’ alti ma in Africa a meno di mangiare per strada, i ristoranti sono cari.
Nel caso qualcuno fosse interessato, L’hotel 2 febbraio, il più bello della città era stato affidato ad una compagnia libica per la ristrutturazione ma, a causa dei recenti problemi, ora è chiuso.

Accra/Lome 8 gennaio 2012
la terra si muove a velocità differente a seconda di chi sei tu (proverbio nigeriano)
Raggiungiamo il resto del gruppo, proveniente da Accra, al ristorante dell’hotel Gallion, cucina niente di particolare ma ad un buon prezzo. Siamo in 13 provenienti da Europa, America, Nuova Zelanda. Ci spostiamo poi, tutti su un pulmino piuttosto grande, al mercato dei feticci per iniziare subito ad entrare nel mondo del voodoo o vodoun, come si scrive qui. Subito ci poniamo la domanda se questo mercato sia per locali o per turisti. la risposta arriva da sola dopo il giro del mercato e dopo aver visto le innumerevoli teste di animali seccate al sole, parti di organi, pietre e radici. Nessun turista tornerebbe a casa con souvenir di questo genere. Unica eccezione le coppie di statuette ricoperte di chiodi, che non vengono vendute come feticci ma prorpio come souvenir ed hanno un po’ di macabro che ricorda il lato oscuro del voodoo ed alcuni brutti film degli anni ’70. Riprendiamo il viaggio verso il Benin e sulla strada per il confine ci fermiamo un attimo ad Aneho, prima capitale del Togo che si trova tra il lago Togo ed il mare, per ammirare il bel paesaggio.
Dopo il disbrigo delle formalità di rito al confine puntiamo verso Ouidah, dove domani si svolgerà il festival voodoo. Giungiamo all’hotel Casa del papa, un bellissimo complesso sul mare a 5 km dal centro di Ouidah.
Ogni anno in Benin il 10 gennaio è giorno di festa, in cui si onora la religione tradizionale ed i suoi culti. In particolare a Ouidah si tengono celebrazioni vudù, che radunano migliaia d’adepti, capi tradizionali e “feticheur”.
Ouidah è considerata una delle capitali del vudù africano. In questa città, antico porto del traffico negriero dall’architettura afro-portoghese decadente coabitano uno di fronte all’altro il tempio dei pitoni e la cattedrale cattolica. Si respira un’atmosfera al di fuori del tempo, molto ben descritta da Chatwin nel suo libro «Il viceré di Ouidah».
Il festival del voodoo raccoglie mootissimi consensi.

La nostra giornata inizia con l’andare nella casa del Re del vodous che tra i canti delle fedeli accoglie i vari ministri del culto, che arrivano anche dall’estero. I Fetichur, persone che usano i feticci ma non sono stregoni, sono i sacerdoti e le sacerdotesse vodous, indossano abiti bianchi, molte collane un gran cappello e si appoggiano ad un bel bastone intagliato. Bianchi sono anche gli abiti o gli accessori usati dai praticanti di questa religione mentre le bandiere bianche che si vedono spesso nei villaggi indicano i luoghi dove questa religione viene praticata.
Seguiamo il corteo del re fino alla Porta di non ritorno, monumento eretto per non dimenticare le migliaia di schiavi che da qui venivano imbarcati verso le americhe. Dietro la grande porta si estende un’immensa spiaggia allestita per ospitare il XX festival del vodous, alle sue spalle la grande spiaggia e poi l’oceano.
La manifestazione che è gratuita, si paga solo per fotografare, 15.000 cfa o per filmare 25.000 cfa previa autorizzazione e consegna di braccialetto distintivo da richiedere all’organizzazione all’ingresso, inizia verso le 12 sotto un sole cocente ed un umidità spaventosa. Sotto i tendoni allestiti per ospitare turisti e fedeli si suda copiosamente. In più parti della piazza i tamburi suonano incessantemente e gruppi di donne ballano le loro danze tradizionali, incuranti del caldo. Un presentatore annuncia gli ospiti illustri presenti ed i discorsi che seguiranno, tra cui la famosa cantante Angelique Kidjo, di cui ho molto apprezzato il discorso, ma la gente comune ha già iniziato a proprio modo a festeggiare. Gruppi di maschere Zmbetu che assomigliano a dei pagliai, fanno il giro della grande piazza ed si tirano dietro gruppi di fedeli e curiosi. Lo speaker fa del suo meglio per far tornare la gente al proprio posto ma con scarsi risultati. Dopo i discorsi di rito, brevi per fortuna, il festival va a ruota libera. Sul palco si succedono vari gruppi ma nella piazza e fuori vicino al mare c’è la vera festa. Sulla spiaggia tantissimi fedeli rendono omaggio al vodou del mare Mami Wata facendo delle offerte lungo la battigia. Un Feticheur fa un’offerta di banane e prega finchè una grande onde si infrange sulla spiaggia e le porta via facendolo esultare di gioia. Poco lontano un gruppo di danzatori del vodous del nord fa le prove del breve spettacolo che offrirà più tardi e la gente si entusiama nel vederli. Venditori di ogni sorta di cibo passano tra la gente ormai affamata ed assettata. I gruppi di suonatori di tamburi sono sparsi per la piazza e vicino ad ognuno si celebra un vodou diverso, con cerimonie diverse. Non si sa più da che parte rivolgersi. Per fortuna ogni volta che mi fermo ad osservare trovo sempre qualcuno che mi spiega il significato di quello che sto vedendo. Questi fetseggiamenti proseguono fin verso le 15.30 poi la gente si dirige verso la città dove questi proseguono in una piazza più piccola o in cortili privati. Sono rimasta piacevolmente affascinata da questo festival, che mi ha coinvolto ed emozionato, più di quanto immaginavo. La fine delle celebrazioni è pero’ in una piazza un po’ nascosta con la cerimonia delle maschere Egun, le maschere che incarnano lo spirito dei morti. Ce ne sono davvero tante con i loro splendidi vestiti coloratissimi. Stanno in mezzo alla piazza e fanno le loro danze tenute a distanza con dei bastoni da alcuni ragazzzi poi, ogni tanto da spiriti un po’ dispettosi, corrono verso la gente che scappa crenado un bel po’ di confusione. Essere toccati da queste maschere, che rappresentano i morti, porta male e quindi nessuno vuole correre il rischio. Questa cerimonia non ha limiti di tempo, dipende dalla voglia delle maschere di giocare col pubblico. Noi, dopo più di un’ora visto il buio imminente decidiamo di tornare in albergo.
Buona cena a base di zuppa di pesce alla francese e clamari fritti con riso.
Quando gli elefanti combattono è l’erba che soffre (proverbio nigeriano)

g.4: Ouidah – Dassa
Qualche chilometro a nord di Cotonou si estende una regione lacustre che accoglie Ganvie, esteso villaggio sulle palafitte. Gli abitanti, dell’etnia Tofinou, costruiscono le loro capanne su dei pali di teck e ricoprono i tetti delle loro abitazioni con una spessa coltre di paglia. La pesca è l’attività principale di questa popolazione il cui l’isolamento ha permesso di conservare le abitudini e le regole di costruzione originarie. Nelle piroghe, che uomini, donne e bambini conducono con facilità con l’aiuto di lunghe pertiche, si scandisce la vita quotidiana. È sulla piroga che si va a pesca, ci si sposta, si mettono in mostra le merci da vendere al mercato, si canta accompagnando il ritmo delle pertiche…le pafitte non hanno coloegameti tra di loro tipo passerelle quindi qualsiasi attività al di fuori della propria abitazione si svolge sulle canoe. Gli uomini si occupano della pesca le donne di portare il pescato al mercato del paese o di svolgere le attività commerciali nella ”piazzà’ del villagio dove si tiene un colorato mercato galleggiante, molto simile a quelli asiatici. Interessante anche la moschea su palafitte. Questo popolo non ama essere fotografato. Le donne si coprono il volto tenedo una mano aperta davanti al viso.
Il viaggio prosegue verso d’ Abomey. La strada che in realtà è una pista, non è lunga ma in cattive condizioni per cui ci si impiegherà parecchio tempo.
Visita del Palazzo Reale d’Abomey, i cui muri sono decorati con i simboli degli antichi re del Dahomey. Il palazzo è ora un museo che conserva tra l’altro le spoglie mortali dei re ed un tempio costruito con argilla mischiata con polvere d’oro e sangue umano. Il Regno del Dahomey stabili’ le basi del proprio potere su uno stato permanente di guerra che gli permise di catturare prigionieri da rivendere come schiavi. L’esercito reale era formato anche da truppe femminili, che si caratterizzavano per l’audacia e la bellicosità.
Gli storici sottolineano la dimensione “laica” del potere esercitato dai re del Dahomey. Il re non era né un dio, né un sacerdote, nonostante il numero abbondante di sacrifici umani che erano compiuti sulle tombe dei re in alcune occasioni particolari. Il potere era esercitato secondo una razionalità accessibile ad una mentalità europea.
Il palazzo non ha particolari attrattive sono una serie di costruzioni lunghe e strette decorate sulle facciate dai sinboli dei due re, l’elefante per Glèlè ed i bufalo per suo padre Ghezo. All’interno un trono un mantello e qualche suppellettile. È assolutamente proibito fare fotografie….. Non si capisce perchè.
Arrivo in serata Dassa Zoumè. Pernottiamo all’hotel Auberge Dassa Zoumè
(20.000 cfa a notte) posto tranquillo, stanza essenziale e niente acqua calda, notiamo che le lenzuola sono sporche e ce le facciamo cambiare. In tutte le stanze si troviano parecchi pacchi di preservativi.



g.5 : Dassa – Sokode
Si riparte in direzione nord, facciamo una prima sosta ad Atakora Dove nel 1952 è apparsà in una grotta, la Madonna qui è stata costruita una grande chiesa che ora è meta di pelligrinaggi. Subito dopo ci fermiamo presso un importante luogo di culto vudù. Il feticcio di Savalou. La presenza di diversi bastoncini di legno ricorda l’innumerevole serie di preghiere che sono state rivolte al dio locale per soddisfare bisogni della vita di tutti i giorni : un buon raccolto, un felice matrimonio, un parto senza problemi….. Anche noi facciamo la nostra preghiera al feticcio. Un ragazzo pianta per noi un bastone nel terreno pronunciando una preghiera per il gruppo ma il rito non è completo se non si versa dell’olio di cocco e si sputa dell’acquavite sulle due parti del feticcio…. Nessuno vuole bere dalla bottiglia comune per poi sputare… Io mi faccio avanti e con una bella sorsata, con relativo spruzzo di acquavite su entrambe le parti più il resto porto a termine la ceromonia tra gli entusiasmi dei locali. Nel frattempo assistiamo allo spiumaggio di alcuni polli appena sacrificati da un signore che aveva visto esudire la sua preghiera.
Pare che i due luoghi di culto siano strettamente legati. I fedeli che vanno in pellegrinaggio sul luogo dell’apparizione della madonna passano anche a rendere omaggio al potente feticcio vodù e viceversa. Questo è il sincretismo africano.
Ripassiamo la frontiera con il Togo senza grossi problemi. Ci fermiamo lungo la strada per mangiare le cose preparate dal nostro cuoco ed assaggiamo, comprandolo da una donna che lo cucina per strada l’Agouti, una sorta di grande nutria, carne molto apprezzata da queste parti. Altra breve fermata in un mercato locale per acquistare un po’ di frutta e curiosare sulle bancarelle. Il paesaggio che attraversiamo durante il trasferimento è costellato da dolci collinette e campi di cotone. Arriviamo a Sokodè piuttosto presto, in Togo il fuso orario prevede un’ora in meno, per cui noi decidiamo di fare un giro per la cittadina. Non vediamo niente di particolarmente interessante, cosi’ facciamo un giro per l’ennesimo mercato variopinto attiranto la curiosità dei locali evidentemente non abituati a vedere bianchi.
Dopo la cena veniamo portati in un piccolo villaggio Tem a pochi km da Sokomè per assistere alla danza del fuoco, festa tradizionale di questa etnia dle Togo
Al centro del villaggio un gran fuoco illumina i presenti, che danno avvio alle danze al ritmo incalzante dei tamburi. I danzatori in stato di trance si lanciano nelle braci, le prendono in mano e in bocca, se le passano ovunque sul corpo senza riportare alcuna bruciatura né dare segno di dolore. Tutto il villaggio assiste con noi a questo rito partecipando cantando ed incitando i danzatori
Forse sono proprio i feticci che proteggono contro il fuoco. Bisognerebbe provare per credere e… credere per provare!
Coraggio? Autosuggestione? Magia? Difficile spiegare una tale performance che lascia comunque sbalorditi.
L’hotel Central è un buon albergo con stanze e bungalow. I bungalow sono a pianta circolare divisi in due parti, salottino e zona notte. Anche il bagno è diviso in due ambienti. Cena niente di speciale con carne di maiale estremamente dura.
Quando hai tante cose da fare inizia con un buon pasto. (proverbio del Sud Africa)

g.6 : Sokode – Kara
Una pista attraverso la catena collinare dell’Atakora ci porta all’incontro con l’etnia dei Tamberma. Per ragioni di difesa hanno trovato rifugio da secoli nella catena montuosa dell’Atakora, su un territorio dall’accesso difficile che ha permesso di sfuggire a tutti gli influssi esterni e principalmente alla tratta negriera verso il nord Africa islamizzato. È infatti piuttosto complicato arrivare nelle terre dei Tamberna senza appoggiarsi ad un organizzazione, non ci sono infatti bus che percorrono i circa 30 km che occorrono da Kandè a queste terre. Secondo gli specialisti le loro origini li accomunano ai Dogon del Mali: con loro condividono una fedeltà assoluta alle proprie tradizioni animiste. Prova ne è la presenza di grandi feticci, uno per ogni abitante, all’entrata delle loro case. Le dimore, si singolare struttura, le ”Tata”, sembrano dei piccoli castelli costruiti anche su tre piani, col tradizionale bankò. Visitiamo alcune di queste case, al cui interno vengono anche accolti alcuni animali ed assistiamo anche al rito di iniziazione di due ragazzi che consiste in una forma di lotta con frusta e bastoni che si conclude con una danza collettiva.
Lungo la strada per tornare a Kara, dove pernotteremo, ci fermiamo ad osservare il lavoro di alcuni fabbri che forgiano del ferro di recupero, con mantice a mano, per realizzare semplici utensili quotidiani come zappe o coltelli e come i loro antenati usano una grossa pietra, anzichè un martello per batterlo.
Pernottamento all’hotel Kara, il migliore della città. Stanze ampie da 23 a 28.500 cfa a notte. Ma anche bungalow. L’hotel ha la piscina, pulita, ma non fornisce il servizio di asciugamani. Non ha, al momento, alcun collegamento ad internet. Buona la cena a base di zuppa di verdure e di pesce capitan.

g.7: Kara – Tamale
Lasciamo il Togo, per il Ghana, passando per la frontiera di Tatale. Dove a causa di problemi con un visto ci attardiamo più del previsto con la conclusione di doverci portar dietro fino a Tamale una “scorta” di due polizziottil Passiamo anche dalla strada asfaltata ad una semplice pista di terra rossa piena di buche e salti, nella migliore tradizione africana.
Visitamo quindi i villaggi Dagomba. Questa popolazione rappresenta un ottavo dell’intera popolazione ghanese. I loro villaggi si caratterizzano per un numero importante di case rotonde, con tetto in paglia. Gli abitanti, dediti all’agricoltura, si sono stabiliti da tempo su questi territori, condividendolo con altri gruppi, tra i cui i Konkomba.
Ci fermiamo quindi in un villaggio Konkomba, popolato da… streghe! Considerate come responsabili di fatti gravi quali la morte di un giovane, una malattia improvvisa, un raccolto mal riuscito… queste donne, circa 200 ma anche una quarantina di di wizard, stregoni, sono esiliati in questo villaggio, ma ve ne sono almeno altri due analoghi nel paese, dove la presenza di un feticcio speciale e di un Feticheur sono in grado di “controllarle”. La loro accoglienza gentile e sorridente fa da contrasto con le storie gravi che giustificano il loro esilio. Alcune di loro, dimostrata la loro innocenza preferiscono comunque restare a vivere in questo luogo tranquillo. Un’architettura tradizionale semplice, riadattata alle esigenze di una comunità speciale, le capanne sono piccole per accogliere una sola persona, fa da quadro ad un villaggio esteso e pulito.
Ripartiamo verso Tamale, con sosta al primo centro un po’ importante per cambiare dei soldi. Il Ghana, infatti, pur facendo parte della Confederazione degli stati dell’ Africa occidentale non ha adottato il Cfa come moneta ma il Cedi 1 euro = 2 cedi. Arriviamo a Tamale, una delle più grandi città del Ghana, che è ormai tardi. Pernottiamo al Gariba Lodge, hotel parecchio lussuoso per gli standard africani. Costo delle stanze, molto grandi con salotto, mega tv, frigobar non funzionante, bollitore con nescafè, ma una sola minisaponetta nel bagno, dai 90 ai 115 cedi a notte compresa colazione a buffet. C’è anche il wifi anche se non velocissimo. Ottima la cena selfservice con zuppa di verdure, pasta, riso bianco, pesce, pollo, verdure miste, patate fritte e frutta.

g.8: Tamale – Techiman
La giornata inizia su una pista sconnessa che ci porta alle cascate Kintampo, nella regione omonima. Non paragonabili di certo a più famose cascate africane ma decisamente notevoli e ben immerse in un splendida natura. Pranziamo anche nel parco istituito per salvaguardarle, ingresso al tutto 5 Ghana a testa. Poi proseguiamo, sempre su pista, verso la regione del Brong Afo abbandoniamo a poco a poco la savana con i suoi paesaggi brulli e bruciati dal sole per inoltrarci in una pista fra muri di vegetazione che ci porta alla foresta sacra di Fiema Boabeng.
Nel giro di qualche decina di chilometri il contesto è cambiato, la natura è diventata rigogliosa. Un’altra Africa.
Gli abitanti di Fiema e Boabeng considerano le scimmie Colobus e Monas delle incarnazioni degli antenati e quindi le rispettano come spiriti tutelari.
Le scimmie Monas sono piccole e verde-marrone, in questa regione non temono l’uomo ed entrano nei villaggi e nelle case, dove è comune vederle, “rubare” del cibo.
Le belle scimmie Colobus hanno un manto di lunghi peli neri su tutto il corpo all’eccezione della coda e del volto cerchiato di bianco. Ricercate per la pelliccia e per la carne, le Colobus sono in via d’estinzione in tutto il resto del continente africano. Le Colobus vivono sulla cima degli alberi nella foresta, completamente indifferenti al passaggio degli uomini.
L’ingresso al parco per gli stranieri costa ben 10 Ghana, contro i 3 pagati dai locali. Con una bella passeggiata nella foresta ricca di piante secolari gigantesche arrivamo a vedere alcuni branchi di scimmie Monas e Colobus che convivono pacificamente al limitare di un villaggio.
Nel tardo pomeriggio arriviamo a Techiman, hotel Prestige palace, stanze da 35 a 60 Ghana. Un po’ spartano ma con l’essenziale, a parte una sovrabbondanza di zanzare! Nella stanza, non molto grande, troviamo un letto king size, 3 piazze, molto comodo. Il bagno è piccolo e scarsamente illuminato. Cena selfservice, sulla terrazza, con parecchie portate. No wifi ma un internet point, con collegamento lento, a pagamento.

g.9: Techiman – Kumasi
Ripartiamo alla volta di Kumasi. Lungo il percorso, finalmente una strada asfaltata, ci fermiamo in un mercato di frutta a a fare acquisti. Gli ananas di questa regione sono spettacolari. Enormi e dolcissimi. Peccato che questo non sia periodo di manghi…
Kumasi è una città di 3 milioni di abitanti, che vanta un passato che ruota attorno ai re ashanti che dalla fine del 17° secolo ad oggi hanno mantenuto vive le tradizioni e la forza del loro popolo ed un presente, rappresentato da floride attività economiche, che traggono profitto dalle oppurtunità offerte dalla foresta e dalle miniere d’oro.
Iniziamo il giro della città con la visita al piccolo ma interessante museo ashanti, collacato all’interno di un bel parco che è anche centro culturale. In quest’’oasi di pace, all’interno della città molto caotica a causa della troppe auto, si trovano una serie di negozi di artigianato locale ed un ristorante. Passiamo, poi ad un, purtroppo breve, giro del mercato. La cui vista dall’alto lascia sbalorditi. È immenso! Molto più esteso e caotico di quello di Lomè. Si calcola che ogni giorno più di 10.000 persone facciamo affari in questo luogo. È di sicuro uno dei mercati all’aperto più vasti dell’Africa Occidentale. Dopo aver girovagato, non senza fatica, negli stretti passaggi tra i banchi in mezzo a mucchi di abiti usati, provenienti quasi sicuramente da aiuti umanitari ed ad una folla che ti spinge e ti trasporta dove non vuoi, mi limito all’acquisto di un pezzo di tessuto in cotone stampato. Dopo aver cercato di contrattarne il prezzo con diverse venditrici scopriamo che è una merce che non si contratta. Ha un prezzo fisso, 3 ghana per una yard, 94 cm. Mentre i tessuti ashanti, prodotti ancora a telaio in strisce di 15 cm per 150, e poi cuciti insieme per la larghezza desiderata, sono mooolto più cari circa 10 volte tanto.
Nel pomeriggio riusciamo ad essere invitati ad un funerale ashanti, grazie all’intercessione di un contatto locale. Questi funerali, sono in realtà una celebrazione festosa della memoria del defunto, che si svolge una settimana dopo l’inumazione, cerimonia più privata. Tramite questa celebrazione il defunto diventa un antenato per tutta la famiglia. I partecipanti esibiscono ricchi tessuti rossi e neri. Gli uomini si drappeggiano del tessuto nero come gli antichi romani, lasciando una spalla scoperta. Le donne ricoprono degli abiti rossi con del tessuto nero e portano copricapi neri. Il funerale a cui assistiamo coinvolge una comunità piuttosto numerosa e veniamo invitati a salutare tutti i partecipanti seduti nelle prime file all’interno di vari cortili e all’ombra di parasoli. Più di un centinaio di persone! Dopo questo rituale possiamo noi stessi sederci in prima fila aspettando di essere salutati a nostra volta. Nel frattempo i tamburi rituali non smettono mai di suonare ed una specie di cerimoniere inizai le danze rituali con i gesti estremamente raffinati che caratterizzano le danze ashanti. Un’anziano mi invita a danzare e poi mi segue spiegandomi le movenze del ballo. Poco dopo le donne sedute intorno alzano la mano destra con l’indice ed il medio uniti un mix di benedizione e segno di vittoria e capisco di avere ottenuto il loro consenso. Infatti poco dopo mi chiedono da dove vengo e cosi’ scambiamo qualche battuta. La cerimonia prosegue coinvolgendo nel ballo via via sempre più persone che si susseguono in uno spazio più ampio fino a fine cerimonia che puo’ durare anche un paio d’ore.
Per il pernottamento ci spostiamo all’hotel Miklin, un po’ fuori dal caotico centro. La stanza è grande, con letto king size, tv, minibar funzionante, ampio bagno acqua calda ed il necessario per farsi un nescafè o un the. L’hotel ha pure una piscina di dimensioni discrete. C’è il wifi in stanza ed alcuni pc disponibili nella hall. Buona la cena selfservice scarsa, invece, la colazione che viene servita al tavolo con un servizio lento. Prezzi daigli 80 ai 105 ghana a notte.

g.10: Kumasi – Anomabu
Il nostro contatto ha organizzato un incontro con un capo ashanti, il responsabile degli ornamenti del re Ashanti Osei Tuti II, anch’esso re di una comunità di circa 2.000 persone. Ci riceve nella sua corte, il cortile della sua casa di Kumasi, predisposto con un trono ed alcune sedie. Esce dall’abitazione vestito con gli abiti della festa, ricoperto di anelli e monili d’oro e con una specie di corona, a significare il suo alto lignaggio. È preceduto da due ragazzi che portano due spade incrociate per il manico affinacato da un consigliere, che reca un bastone rituale con l’effigie del suo simbolo, un leone, e seguito dal portatore di parasole. Noi gli offriamo della grappa e il suo consigliere esegue un rituale propiziatorio e di saluto allo stesso tempo che inizierà la cerimonia di udienza. Espletate queste formalità il nostro portatore di parola ci fa da tramite perchè, visto il suo lignaggio, non ci è permesso parlargli direttamente. Molto intelligentemente inizia a spiegarci gli usi e costumi del suo popolo, il significato dei simboli che portaaddosso in modo da esaudire già parecchie nostre curiosotà. Ma le domande non mancano. L’udienza dura un’ora e mezza poi salutiamo il nostro gentile ospite e ci dirigiamo verso il Palazzo Reale, nella sua sezione adibita a museo. Al nostro arrivo riusciamo anche a scorgere il re Osei Tuti II che, con la sua corte, sta uscendo dal palazzo. Il museo, 10 ghana cidis l’ingresso, non contiene niente di particolare è anche un po’ kitsch ma serve per capire meglio questo popolo. Tra l’altro: i pezzi esposti, non sono “solo” pezzi da museo, ma tuttora utilizzati in occasione delle feste tradizionali
Lasciamo l’interno e i paesi ashanti per dirigerci verso la costa. La strada è buona la foresta che attraversiamo verde e rigogliosa. Ci fermiamo un paio di volte per vedere alcuni alberi di cacao e una ”distillerià’ di grappa di palma. Ottenuta dal vino di palma che esce spontaneamente, dopo aver inciso la corteccia di questo grande e generoso albero. Arrivamo, alla splendida spiaggia dell’Anumabu beach resot nel tardo pomeriggio giusto per bagnarci un po’ in questo oceano molto agitato e pericoloso per la balneazione. L’hotel è il tipico resort sulla spiaggia con bungalow, nascosti tra le palme. Le stanze sono decisamente ampie anche se spartane. Bagno decoroso con il minimo indispensabile. Non ho idea dei costi a notte. Cena a buffet abbastanza varia e buona.
C’è un’usanza strana, tra le tante, in Ghana che vuole che chi ha fatto fortuna, è diventato ricco, torni al proprio villaggio e costruisca una bella casa. Grande e bella in proporzione alla ricchezza accumulata. Ma non deve necessariamente abitarla. E cosi’ lungo le strade, attraversando parecchi villaggi, si scorgono numerose belle abitazioni in muratura completamente abbandonate.

g.11: Anomabu
Dopo colazione, a buffet, partiamo con dei taxi, anzichè col nostro bus a causa di un malore dell’autista, alla volta di Elmina: nome legato alla storia dell’Africa, ma anche alla storia di tutta l’umanità. Nel 1482 Cristoforo Colombo e Bartolomeo Diaz arrivarono qui con una dozzina di caravelle per costruire un castello sotto l’autorità portoghese. I luoghi scelti erano legati alla possibilità di sfruttamento d’oro. Ecco l’inizio della storia d’Elmina: un castello, un porto, un villaggio, da cinque secoli in contatto con le popolazioni europee. Il castello che la domina è il risultato dei lavori realizzati da Portoghesi, Olandesi, Inglesi e autorità locali. Nel corso della sua storia è stato utilizzato come magazzino d’oro, d’avorio, di legno pregiato, ma anche di schiavi. Oggi è Patrimonio dell’Umanità.
La città d’Elmina è un tipico porto di pesca con centinaia di grandi piroghe colorate che tutti i giorni affrontano l’oceano. L’entrata al mercato del pesce, decisamente grande e molto affollato, è a pagamento. Pochi centesimi di ghana. Le varietà di pesce esposto è molto varia ma le donne, che li commerciano, non amano che vengano fotografati e questo è motivo di qualche piccola discussione. I vicoli di quest’antico villaggio di pescatori ci faranno respirare un’atmosfera vivace e fuori del tempo. Vecchie costruzioni portoghesi, oggi abitate da dei locali, sorgono a fianco dei templi delle “compagnie asafo”, in cui i guerrieri depositavano offerte votive.
Nel pomeriggio un piccolo gruppo decide di andare a visitare Cape Cost, cittadina con un suo forte ed un museo sulla tratta degli schiavi. Altri, come me, preferiscono oziare sdraiati sulla spiaggia guardando l’oceano.

g.12: Anomabu – Accra/Lome out
Ultimo giorno di tour. Si parte alla volta di Accra. Circa 150 km di strada asfaltata ci separano dalla caotica capitale del Ghana.
Interessante città africana, in rapida evoluzione, Accra ha saputo conservare un’identità, che si riflette nei quartieri moderni, come anche in quelli vecchi, dove si moltiplicano le attività tradizionali. Il traffico è molto intenso. Ci mettiamo più tempo ad attraversare la città che a percorrere la distana da Anomabu ad Accra. Diversamente da Lomè il cui traffico è caratterizzato dai motorini, Accra è invasa dalla auto e ci si muove a passo d’uomo.
I verdeggianti quartieri amministrativi, composti da eleganti ville della prima metà del Novecento, ci ricordano che questa fu la più prosperosa delle colonie britanniche d’ Africa Occidentale.
Di fronte all’oceano si organizza la vita del quartiere indigeno:James Town, la zona di Ogro Road, Wato ed il mercato del pesce (la vecchia Accra fra Ussher Town e James Town). Un villaggio circondato da una città! Qui le attività economiche seguono criteri ben diversi da quelli che governano la city, distante solamente qualche centinaio di metri.
Nel quartiere di James Town visitiamo le vecchie mura di un forte portoghese che si affaccia sul’oceano, ormai utilizzate dai locali come abitazione. Li’ vicino un gruppo di donne affumica del pesce su enormi bidoni di ferro trasformati in forni, che poi venderà al mercato.
Divertente la visita ai fabbricanti di sarcofagi, dalle forme “fantasy”. Con estro escono fuori dalle loro mani bare a forma di frutti, pesci, aerei, animali… Questi prodotti potrebbero far bella figura in qualsiasi centro d’arte moderna.
A conclusione della giornata e del nostro tour, dopo aver pranzato al self service del Teatro nazionale, bell’ edificio moderno dalle forme arrotondate, visitiamo il Museo Nazionale, realizzato per comparare l’arte tradizionale del Ghana con quella dell’intero continente africano e per lo sviluppo della produzione artistica moderna., che raccoglie un po’ tutto quello che abbiamo visto durante questo viaggio (10 ghana a testa). Salutati gli altri componenti del gruppo raagiungiamo il nostro hotel, Afia Beach, un bell’albergo sul mare, che non è per nulla sfruttato, con stanza spaziosa, tv, frigobar vuoto, bel balcone con scaletta per l’accesso alla spiaggia, ventilatorene aria condizionata, un sacco di asciugamani! 70 euro a notte con colazione continentale.
Per cena decidiamo, con un’amica del gruppo, di provare la pizza della pizzeria Mamma mia segnalata dala guida. Dopo aver contrattato il taxi’ 5 ghana, la corsa, arriviamo in una zona, del quartiere Osu, ricca di ristoranti, negozi di tipo occidentale gelaterie, banche e bar. Un altro mondo rispetto a quello visto nel pomeriggio. Il ristorante è pieno di gente, occidentali e non, è all’interno di un cortile con dei alcuni alberi ed un grande forno a legna, c’è anche una parte in muratura con l’aria condizionata ma al suo interno fa un freddo terribile. Il menu delle pizze è vario, ma i prezzi son alti, dai 23 ghana per la margherita ai 30 della supreme, 15 euro! Preparano anche piatti di pastà 20 ghana. Solo la birra ha gli stessi prezzi pagati in precedenza 4 ghana la bottiglia da 66 di Goulder, Le nostre pizze 4 stagioni e supreme sono veramente molto buone. Sottili e croccanti, ben cotte e molto ben farcite. Il conto è un po’ salato per i canoni di questo paese ma ne valeva la pena. Ricontrattiamo con un altro taxi, sempre 5 ghana, per tornare in hotel.
Ultimo giorno di vacanza! Lo staff di Transafrica, puntuale alle 7 viene a prenderci all’Afia Beach per darci un passaggio fino a Lomè, in Togo, 200 km circa,da cui ripartireno alla volta di Parigi. Riatraversiamo parte di Accra pernpoi immetterci nell’autostrada verso il Togo. Sul nostro cammino il paesaggio varia dai campi coltivati alla savana brulla. Attraversiamo il delta del fiume Volta, molto grande e carico d’acqua. Le formalità alla frontiera sono veloci, salutiamo e ringraziamo cosi’gli amici di Transafrica e da un taxi, 2000 cfa, ci facciamo portare all’hotel Napolen, quello utilizzato i primi giorni, dove prendiamo una stanza in day use per 10.000 cfa. Lasciati i bagagli ci dirigiamo verso il gran marchè di Lomè per fare gli ultimi acquisti ed un’abbondante merenda cinoria a base si stinco e mega bistecca al solito Bena grill. Nel tardo pomeriggio rientro in hotel per rapida doccia e cambi d’abiti, purtroppo, in vista del volo di ritorno.

Costi e Conclusioni
Prezzo del volo 750 euro a testa con Air France
Viaggio transafrica 2040 a testa
Visto Ghana 50 euro
Visto Togo 35 euro
Visto Benin 50 euro
Hotel Napoleon Lagune Lomè 48 euro in b/b a notte per 2 notti.
Hotel Afia Beach Accra 70 euro, stanza e prima colazione.
abbiamo , inoltre, speso 290 euro in bibite, pasti non compresi e qualche souvenir
Cambio 655 Cfa per un euro (una bottiglia di acqua da 1litro e 1/2 costa 350 cfa).
2 Ghana cidies per 1 euro

Viaggio molto interessante, ricco di emozioni e, per fortuna, senza inconvenienti. Difficilmente il viaggiatore solitario, a meno di non disporre di molto tempo e pazienza riesce a vedere e vivere così tante situazioni. Ottima, come sempre, l’organizzazione di Transafrica senza i quali è veramente difficile riuscire ad entrare in alcuni villaggi, parlare con i re locali o partecipare a certe manifestazioni. Un viaggio che consiglio

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