Un’Aquila vola sul Nordschleife

di Carlo Cattaneo –
Beh, oddio, vola….diciamo zampetta.
Tutto inizia lunedì scorso quando durante uno spostamento di lavoro, sono in zona Lecco e mi fermo dal noto concessionario di Mandello Duilio Agostini dove sono andato per prendere un paio di magliette e vedere se c’è il portapacchi da montare sul mio V11RM. Un simpatico e preparato commesso, oltre a farmi vedere cose di grande libidine quali gli scarichi aperti ovali e cilindrici ed il sostituto del compensatore di serie, mi dice che oltre al portapacchi di cui sopra hanno anche le borse laterali da agganciare agli appositi supporti da montare. Il risultato estetico e pratico risulterebbe assai migliore. Tanto la V11 non è certo una moto da turismo…. Detto, fatto, le compro.

Martedì giornata di fuoco nel lavoro: una trattativa che si protrae sino al tardo pomeriggio facendomi uscire veramente dai gangheri per l’esito. Salto un’aperitivo con degli amici, anche perchè ero vicino casa ed andare a Milano dopo una giornata del genere con l’umore che mi ritrovavo non era proprio cosa. Metto la macchina in box e vedo la RM che mi guarda. Vedo le borse in un angolo e, senza nemmeno cambiarmi, mi rimbocco le maniche, tiro fuori gli attrezzi e monto i supporti. Vado a casa, accendo il pc e vedo che l’agenda dei quattro giorni successivi è vuota. Ci ho messo un’attimo per realizzare la cosa, poi ho preso quattro cose, le ho messe nelle borse nuove e sono partito. Dove vado? Direzione Nord, cartina della Germania, poi vedo. Serata meravigliosa: alle 20.00 c’è ancora il cielo di un blu intenso bellissimo. Prendo la strada litoranea del lago di Lecco ed in neppure un’ora sono sul Passo del Maloja. Ci sono passato un sacco di volte, ma i colori, i profumi, ed i paesaggi mi regalano sempre nuove emozioni. Dopo Saint Moritz svolto a sinistra per il Fluelapass ancora innevato, con il sole radente, al tramonto, che scava solchi di luce con riflessi unici.

Il freddo si fa pungente e la vista della scritta “Wilkommen Motorrad” all’esterno di un albergo a Davos è molto confortante. Prendo una camera in questo bellissimo albergo (Victoria Hotel) attrezzato per i motociclisti con stanze dove fare asciugare eventuali indumenti bagnati, ricovero per la moto chiuso e custodito. Fortunatamente, malgrado siano già le 22 passate, la cucina mi prepara ancora qualcosa. Mangio seduto ad un tavolo sulla veranda del ristorante con vista sui pendii del passo in compagnia di un buon libro e dei miei pensieri. Pensate che si vede ancora il blu del cielo. Dopo cena, faccio due passi digestivi verso il centro della nota località che, malgrado non ci sia in giro nessuno, dimostra di essere molto attrezzata per il turismo di massa soprattutto invernale.

Il mattino seguente un bellissimo sole fa capolino dietro le serrande. Un’abbondante colazione ed alle 9 sono in movimento. Dirigo verso Landquart facendo una strada curvosa bellissima che inviterebbe ad aprire il gas, ma memore della multa da 1 ml. pagata l’anno scorso al governo elvetico, mi metto a velocità codice e mi godo i mille laghetti, le mille cascate formate dalla neve che si scioglie, le mucche al pascolo. Il paesaggio è da favola: non si può restare insensibili di fronte a tanta bellezza. Con tutta calma arrivo a Bad Ragaz e poi prendo verso Wattwil, Wil, Schaffausen. Attraverso la frontiera tedesca e prendo verso la Foresta Nera. Alle 15 mi fermo sul Titisee, bellissimo lago in direzione Friburg, forse troppo turisticizzato, ma comunque piuttosto carino. Mangio due panini, mi rilasso un’attimo e dopo un’oretta riparto. La meta non è molto ben delineata: sto andando veramente a caso.



Andando verso Friburg si incontra la B500 che è la strada che attraversa tutta la Foresta Nera. Un vero spettacolo. Se non si va non ci si può rendere conto dell’immensità e del fascino di queste zone. Si passa da Triberg, la città degli orologi a cucù, ed il secondo pezzo da Freudenstadt a Baden Baden è un vero paradiso sia come strada, tutta curve veloci con ottimo grip, sia per il contorno di questa foresta a perdita d’occhio. Arrivato nella città termale, decido per qualche km. di autostrada fino a Landau dove esco e mi dirigo verso Kaiserslautern: quì inizia una strada, la numero 48, che è una specie di pista a cielo aperto anche per i severi motociclisti tedeschi. Infatti all’inizio della strada un cartello con la figura di una moto in piega cita “La morte corre con la velocità?”. Ma tant’è, mi faccio un poco prendere la mano ed assumo un’andatura allegra, non folle, divertendomi a raccordare le belle curve disegnate in mezzo ai boschi e cercando di capire un po’ meglio come si comporta la V11. Tanto per rendere l’idea del posto, c’è uno spiazzo in prossimità di un’albergo all’incirca a metà della strada dove potete vedere i cinque cerchi olimpici fatti con i burn out dei motard tedeschi! Parcheggiata c’è anche una V-Max con bomboletta di protossido d’azoto (di proprietà dell’albergatore). Bell’ambientino di esauriti! Arrivo a Kaiserlslautern all’incirca alle 20.00 così faccio ancora un pezzetto di autostrada fino a Trier. Solitamente questo tipo di strade le odio, ma credetemi, vale la pena farsi questo tratto per il panorama : si vede dall’alto la Mosella in mezzo alle colline piene di vigneti. Trovo un bell’albergo nel centro della cittadina universitaria ed essendo piuttosto stanco decido di fare quattro passi per vedere la romana Porta Nigra (Trier è stata la prima città fatta dai romani in Europa) ed il bellissimo Dom e poi andare a dormire saltando la cena. La mattina successiva il tempo sembra bruttino. Dopo un’abbondante colazione, mi metto in movimento.

In questa regione della Germania oggi è festa e quindi in città non si vede in giro nessuno, mentre appena inizia la strada che costeggia il fiume, si vedono ridde di turisti e famigliole con le loro biciclette (c’è una pista ciclabile che costeggia tutto il fiume su entrambi i lati!). Il tempo fortunatamente migliora. Prendetevi qualche giorno e fatevi questa strada: per me è una delle più belle d’Europa. Da Trier a Koblenz si è sempre di fianco alla Mosella attraversando km. e km. di vigne e prati intervallati da paesi veramente belli (indimenticabile Burg Elz). Arrivato in prossimità di Koblenz svolto a sinistra seguendo uno strano cartello: Nurburgring. Dopo una ventina di km. si arriva al mitico circuito. Come saprete, in realtà i circuiti sono due: il nuovo, dove corrono tutt’oggi sia auto che moto nei vari campionati, ed il vecchio, il Nordschleife. Quest’ultimo, ex strada aperta al traffico normale, e successivamente chiuso e non più utilizzato per le gare perchè troppo pericoloso, è lungo 20 km. ed è la meta, o il mito, per molti motociclisti. L’ingresso al circuito pullula di qualunque tipo di mezzo su ruote. L’orario di apertura è previsto per le 17.45. Sono le 13. Vado a cercare un posto dove mangiare un boccone che trovo all’ingresso del nuovo circuito: una specie di luna park con negozi di souvenir, alberghi e ristorantini. Dopo mangiato faccio quattro passi a curiosare nei negozietti e poi torno all’ingresso del Vecchio. Mancano circa tre ore che passo osservando gli altri mezzi presenti in attesa di entrare. Moto preparate, moto sportive di serie, turisti di passaggio che vogliono fare un giretto (proprio come me), auto sportive e non, pullman in attesa. Eh già. Al “Ring” possono entrare anche pullman, camper, roulotte. Ma indovinate un po’ qual’è la moto che fa formare i capannelli di curiosi più nutriti? Infatti ad un certo punto ero convinto che fosse successo qualcosa ed invece erano una ventina di persone attratte dalla Rosso Mandello che volevano sapere di tutto. Incredibile come la lingua non sia un problema quando ci sono argomenti che interessano.

Un po’ di inglese, un po’ di tedesco, un po’ di gesti, riusciamo a capirci ed è veramente con orgoglio che tento di capire e rispondere a tutte le loro domande. Il tempo scorre così abbastanza velocemente tra una chiacchiera e l’altra e viene il momento di entrare in pista. Lascio le borse alla reception, faccio i biglietti ed entro. Era più di un anno che non tornavo in pista. Dopo il mio primo incidente, l’anno scorso. Non sono neppure particolarmente emozionato. Un minimo il percorso lo conosco essendoci già stato un paio d’anni fa. Passano dei razzi a velocità inusitate. Vedo i famosi “postini del Ring” che conoscono la pista alla perfezione ed aspettano le vittime dietro le curve per sverniciarli da tutte le parti. Ovviamente, capiscono anche che le mie intenzioni non sono bellicose, vista la mia andatura, e mi lasciano perdere. Mi diverto ad aprire il gas più di quanto si possa fare in strada, cerco di capire dove posso arrivare io e dove può arrivare la moto. Certo, il bicilindrico di Mandello non nasce per questo scopo ed infatti escono tutti i suoi limiti: avantreno leggero in velocità, la forcella affonda e fa fatica a ritornare nei velocissimi saliscendi del circuito tedesco. Eppure nelle staccate più violente tiene benissimo e la discesa in curva è rapidissima e sicura. Dopo un po’ capisco il “trucco” memore di quanto suggeritomi dal buon Cassani di Abbiategrasso. Anticipo la staccata e poi sfruttando la poderosa coppia, apro il gas a metà curva, molto prima che con le cattivissime plurifrazionate. Ed infatti il risultato dal punto di vista della pulizia di guida e del più puro divertimento è assicurato. La pista è molto lunga e quindi, malgrado all’ingresso ci fosse tantissima gente, incontrare altri mezzi è raro.

Mi trovo solo un pullman all’uscita del Karrusell, che mi vede e si sposta prontamente, e mi sorpassa un gruppo di missili terra aria che scompaiono all’orizzonte. Mi sorpassano anche “Starky e Hutch” su due Porsche velocissime a cui faccio largo. Pochi giri, ma molto divertimento, anche se ho la conferma che la pista non fa per me. Ho troppa paura della velocità e degli altri. All’uscita un simpaticissimo signore mi fa vedere che con la sua digitale mi ha fotografato mentre passavo in curva con la RM. Ovviamente gli ho chiesto di mandarmi la foto. Tranquillamente rimonto le borse e prendo la via del ritorno. Sono le 18.30 e mi passa per la testa di arrivare a casa in nottata ma il freddo e l’angoscia di un’autostrada (scelta obbligata per il rientro) al buio e deserta mi fa cambiare idea. Mangio un boccone in una stazione di servizio e riparto tentando di arrivare almeno ad Ulm. Ormai però sono quasi le 23 e così scelgo di uscire ad Ellwangen e cercarmi da dormire. La cittadina è deserta ma trovo una Gasthof molto carina che mi dà ricovero. Venerdì mattina riparto col sole e passo velocemente Ulm, Bregenz, San Bernardino ed alle 14 circa sono a casa. Totale 2150 km. Nella mente paesaggi, profumi, emozioni, il piacere di stare solo con me stesso ed il rombo fantastico della mia V11 Rosso Mandello.

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