Tre giorni nel deserto piu’ bello del mondo

di Andrea de Capoa –
Il taxi collettivo sul quale viaggiavo esce dalla strada principale per imboccare una anonima stradina che porta dritta verso il nulla. Dopo pochi minuti vedo in lontananza alcune case e capisco che siamo arrivati. Il villaggio di Wadi Rum ha un solo hotel, un paio di piccoli negozi, tante strade polverose ed un piccolo edificio sede della polizia locale. Sono arrivato qui, nel punto esatto da dove molti anni prima Lawrence d’Arabia partì per attraversare il deserto alla conquista di Aquaba, e sono deciso ad assaporare la sensazione della vita nel deserto, anche se solo per pochi giorni. Presso l’hotel del paese sono disponibili degli spazi per il campeggio o degli spazi sul tetto; memore di quanto possa fare caldo dentro una tenda, preferisco il tetto e mi sistemo sul lettino messo li per l’occasione.

Sono circa le dieci del mattino; fa già molto caldo, ma devo muovermi se voglio partire per il giorno dopo. Ho in mente di trovare una buona guida, un cammello, del cibo… tutto quello di cui ho bisogno. Per prima cosa mi reco al comando di polizia; gli spiego le mie intenzioni e loro mi suggeriscono una buona guida locale. Mi dicono, con un inglese un po’ difficoltoso ma molto comprensibile, che è uno dei più affidabili, che conosce molto bene il luogo, e chedi lui posso sicuramente fidarmi.

Seguendo le indicazioni dei poliziotti, mi dirigo verso la casetta indicatami, sperando di trovare qualcuno che parli almeno poche parole di inglese. Ovviamente una speranza del tutto vana! Il vecchietto che mi si presenta davanti è un tipo simpatico, allegro, rassicurante nel tono di voce mentre parla del percorso, del cibo, del cammello… capire quello che mi sta dicendo sarebbe stato piacevole, ma non si può avere tutto. Cercando di comunicare a gesti mi fa intuire che al cibo ci pensa lui, il resto dell’organizzazione la fa lui, io devo soltanto portare dell’acqua. Tre litri al giorno per tre giorni di avventura. Fissiamo il giorno e l’ora della partenza, un po’ a gesti ed un po’ disegnando un orologio su di un pezzo di carta. Adesso sono pronto, devo solo fare un po’ di spesa.

Mi dirigo verso il negozio vicino all’hotel; pochi scaffali, pochi prodotti, ma roba buona. Compro l’acqua e, a scanso di equivoci, un po’ di scatolette di cibo. Tra una cosa e l’altra sono adesso le cinque, tutto è pronto per il viaggio e attendo il momento della partenza curiosando tra le vie del villaggio prima di cenare e poi andare a letto. La scelta del lettino sul tetto si è dimostrata particolarmente valida vista la bellissima stellata.



Il giorno dopo partiamo! La guida, io, un cammello e tanto spirito di avventura. Da subito il luogo si mostra in tutta la sua bellezza; fa caldissimo, ma sono completamente rapito dalle immagini che vedo per potermene accorgere. La conduzione del cammello è inizialmente faticosa, ma con i saggi consigli della guida imparo sufficientemente in fretta. Comincio ad interpretare meglio il suo gesticolare e cominciamo ad insegnarci reciprocamente alcune parole.

La giornata si svolge in modo molto semplice; conduciamo di volta in volta il cammello verso i luoghi più interessanti, facendo a volte delle pause per il pranzo o semplicemente per accendere un fuoco e prepararci un thè. Di tanto in tanto vediamo un furgoncino che porta in giro turisti con poco tempo che, purtroppo, assaggiano solo, senza poterla assaporare a fondo, la bellezza di questo luogo.
Arrivata la sera accendiamo un bel fuoco, mangiamo e ci corichiamo. la coperta con la quale mi sto coprendoè stata tutto il giorno sopra il corpo del cammello… l’odore non è proprio dei più invitanti, ma dirigo i miei pensieri da un’altra parte, guardo le stelle e mi addormento.

Il secondo giorno si svolge in modo molto simile al primo, paesaggi incantevoli, pitture rupestri, altri paesaggi. La bellezza del luogo mi rapisce completamente. Capita ogni tanto che la guida mi indichi la direzione, e mi lasci solo per un po’ di tempo mentre lui fa una piccola deviazione a salutare degli amici. Capita quindi che io mi ritrovi da solo, completamente coperto da capo a piedi per difendermi dal sole impietoso, mentre dirigo con apparente sicurezza il mio cammello. Ecco che accade l’incredibile. Uno dei soliti furgoncini che portano i turisti da lontano mi vede, gira, si dirige verso di me; un turista americano, o per lo meno presunto tale, scende, mi si avvicina, scatta delle foto e senza degnarmi di un saluto risale sul furgoncino. È quasi commovente l’idea che che un turista conservi adesso delle mie foto credendo si tratti delle foto di un beduino!

Ad ogni modo la mia piccola avventura prosegue. Nel pomeriggio incontriamo degli allevatori di cammelli; la guida mi dice di aspettare mentre parla con loro; poi ritorna verso di me: “tunig slip beduin”. Capisco che siamo stati invitati a passare la notte con queste persone. Ci dirigiamo verso il loro villaggio, entriamo nella loro tenda; poco distante si stavano costruendo una casa in muratura. Le donne cominciano a preparare la cena. Mangiamo tutti insieme, con le mani, da un enorme piatto di riso e pollo, condito con alcune verdure e dello yougurt; prima gli uomini, poi, in un angolo della tenda, le donne.

Intanto un violento temporale si abbatte su di noi, tuoni e fulmini che fanno apprezzare in modo particolare la protezione fornita dalla tenda. Il giorno dopo il tempo migliora un po’, portando solo alcune gocce di pioggia che non ci impediscono di ritornare a casa con il nostro cammello. Rimango qualche ora ospite a casa della mia guida, prima di riprendere il mio bagaglio ed aspettare l’autobus che mi riporterà indietro

Potete leggere altri racconti di viaggio di Andrea nel suo sito personale http://viaggi.andreadecapoa.net

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