Gli occhi dei bimbi dell’India

di Giorgia –
Sono le 10 di sera, ma sembra notte fonda.
Sono seduta su un muretto col mio amico fr. George. C’è uno splendido cielo stellato ed un piacevole venticello tiepido. Il cielo sembra una cartolina perché noi occidentali, abbiamo dimenticato il brillare delle stelle distolti dalle infinite luci della città. C’è silenzio, anzi no ci sono tantissimi rumori, anche questi dimenticati: il lieve stormire delle foglie, il grido di qualche animale in lontananza, un bimbo che piange, mi sembra di sentire anche lo sciacquio dell’acqua, ma non so dove sia. Dopo qualche minuto di silenzio cominciamo a parlare del passato e mi viene spontaneo ricordare la prima volta, nel 1995, in cui ci siamo conosciuti. Era una notte come questa, a Chebrole i bambini malvolentieri si distoglievano dalla Tv per salutarci, ma lui ci disse di aspettare 5 minuti. Non capivamo… non ci sembrava educato ma… veramente dopo 5 minuti la corrente elettrica se ne andò. Ne potevano usufruire solo per un’ora la sera!!. Allora gioiosamente, i bimbi, portarono fuori delle sedie per noi, le stuoie per sedersi tutti ai nostri piedi e le candele perché potessimo guardarci. Ma cosa si fa la prima volta con dei bambini che non conosci, in una lingua in cui non sai comunicare? Ci sembrava di essere incapaci di relazionarci ed invece loro intonarono subito una canzone, poi cominciammo a giocare con i numeri a dirli in italiano e a provare (noi) a ripeterli in telegu. Era sorprendente la loro capacità di ripetere perfettamente le parole! Ricordo Federico, il diciassettenne figlio di Carol che sembrava averci seguito in questo viaggio con poco entusiasmo che poi, accerchiato dai bambini e con uno in particolare che gli era salito sulle ginocchia e se lo teneva stretto al collo, fu costretto ad aprire il suo cuore tanto da decidere di volerlo adottare, di essere il suo daddy italiano. È ancora così, l’India: i suoi bambini, i suoi colori, i suoni i profumi e riesce a prenderti il cuore.
Quest’anno eravamo un piccolo gruppetto di 5 donne: Mara, Barbara Maria, Giovanna ed io. Abbiamo deciso come sempre di fare un piccolo tour turistico prima di dedicarci ai bambini.
All’arrivo in aeroporto grande sorpresa per Mara!!!! Ad aspettarla c’era Lisa, la sua bambina. Ogni volta, che le vedo ritrovarsi, mi si allarga il cuore dall’emozione nell’osservare come queste due persone così distanti per età, lingua, costumi, siano legate da profondo amore. Lisa ha avuto, forse per la prima volta in vita sua, l’opportunità di fare la turista nel suo paese. Siamo andati a Kanchipuram antico centro religioso (è una delle sette città sante del Paese), conserva, del periodo Pallava (secoli V-IX), di cui fu splendida capitale, numerosi templi dalla ricca decorazione scultorea. I templi di Kanchipuram (sia dei Pallava, dei Chola o dei Vijayanagar) furono fatti costruire da Re che promossero non solo lo sviluppo dell’architettura e della scultura ma di tutte le forme d’arte, trasformando la città in uno dei più grandi centri d’apprendimento del Paese, in cui le filosofie buddista e induista fiorirono fianco a fianco.

Il più importante è il Kailasanatha, dedicato a Shiva e fatto costruire da Re Rajashimba agli inizi del secolo VIII. La sua imponente struttura in arenaria lo rende il più spettacolare esempio dell’architettura dei Pallava . c’è poi il tempio di Vaikunthaperumal, di poco posteriore, dedicato a Vishnu e costruito da Re Nandivarman. Caratteristico dell’arte dravidica è il tempio di Ekambaranatha, costruito antecedentemente al IX secolo e caratterizzato da alto gopuram (torre-portale di 61 m). e tantissimi templi, ancora oggi ne sono rimasti circa 100, ma in passato erano più di mille!!
Abbiamo visitato la città di Vellore sempre nello Stato del Tamil Nadu, e capoluogo del distretto di North Arcot, 130 km a ovest-sud-ovest di Madras, sul fiume Palar.
Importante nodo stradale e ferroviario, è attivo mercato dei prodotti agricoli della regione circostante (riso, semi oleosi, zucchero) anche questa zona di interessanti templi.
Tornati a Madras (Chennai ormai è il suo nome) abbiamo fatto un breve giro turistico per la città poi siamo andati a prendere il treno per Vijayawada: la città dei nostri bambini.
E’ a questo punto che sento cominciare le mie vere ferie, il vero motivo per cui continuo annualmente ad andare in India. L’associazione Care e Share, tramite l’ufficio ci aveva programmato una serie di visite alle nuove strutture avviate o alle preesistenti da farsi al mattino finché i bambini erano a scuola, ma al pomeriggio… lunghi momenti di shopping con i nostri bimbi. Non mi stancherò mai di ripetere quanto si divertono a fare le spese, a potersi scegliere gli abiti, ad azzardare la domanda se invece di un vestito ne possono prendere due, se possono prendere anche la sottoveste o la camicia da notte e se invece delle ciabattine possono prendere i sandali o addirittura le mitiche scarpe da tennis con tanto di calze (che di solito non usano). Sono sempre momenti molto intensi (anche faticosi) quelli vissuti nei negozi con i bambini ma valgono più di tutte le fatiche e più di tutti i soldi.

Ecco la scelta dei vestiti: sia grandi che piccoli si impegnano con interesse e gioia.
In questo viaggio ho trovato due ragazzine sedicenni che si sono sposate. E’ certamente doloroso secondo i nostri canoni sentire queste notizie, ma vi assicuro che aver dato un’opportunità di studio a queste povere ragazze farà si che nel futuro della loro famiglia saranno un po’ più considerate perché sanno leggere e scrivere, ma la cosa più importante è che saranno sicuramente intenzionate a far studiare i loro figli e quindi il piccolo seme che è stato piantato continuerà a crescere.
Altri due bambini non studiavano più ma andavano a lavorare. Se per il più grandino di 12 anni la cosa non può meravigliare troppo, la cosa un po’ più triste è stata quella di un bimbo di 10 anni. Ma anche qui, non possiamo ragionare con il nostro metodo, il bambino è rimasto orfano e la mamma aveva assolutamente bisogno di un nuovo capofamiglia su cui contare. Insistere per farlo continuare a studiare sarebbe stato stravolgere troppo le regole di quella povera comunità. Gli ho comunque fatto fare shopping (avrà per un po’ un nuovo vestito e ho dato un po’ di soldi alla famiglia), ma anche per lui la cosa fondamentale è che quei pochi anni di scuola che gli sono stati concessi gli permetteranno di saper contare per non farsi imbrogliare e di poter leggere e scrivere. Per il resto tutti i bambini stanno bene, come per i nostri c’è chi è più o meno bravo negli studi, ma la luce che brilla nei loro occhi è splendida. Siamo andate a vedere i lavori della nuova struttura Butterfly Hill che sarà il luogo di accoglienza per i bambini sieropositivi ed anche il futuro villaggio Tulip garden che forse diventerà una piccola Daddys Home. Queste strutture stanno andando avanti grazie agli aiuti di tante persone come voi e c’è la speranza che possano essere completate nella prossima estate.
Siamo andati a vedere il dormitorio dei bambini di strada (Night Shelder) ed anche quest’anno abbiamo comperato magliette e camicie per tutti, sembrava che si aspettassero questo dono visto che lo avevamo fatto lo scorso anno.

Poi visita agli slum, quelli che in questi mesi hanno avuto gli ulteriori disagi dello straripamento del fiume Krishna. Alcune capanne sono state spostate, altre sono ancora con i teloni di nailon blu sul tetto perché l’allarme piogge non è completamente rientrato. Ci sono vari punti dove ancora il fango rende difficile camminare ma la vita continua con la massima naturalezza data anche dalla filosofia di vita dell’induismo. Un fine settimana ci siamo spostati da Vijayavada, siamo andati ad Eluru dove dovevo incontrare alcune persone, mentre per le altre amiche del gruppo ho organizzato la visita di Hyderabadh la capitale dello stato dell’ Andra Pradesh. L’intenzione era buona, dovevano visitare in città Il Budda dormiente sul lago (una statua grandissima) il Birla temple un tempio in granito bianco multo suggestivo. Il famoso Char Minar col mercatino variopinto e il giorno successivo visita al forte Golconda ed alle tomba della dinastia Qutab. Il programma era interessante, ma l’autista del pulmino non sapeva una parola di inglese e non conosceva i luoghi turistici per cui le ha scarrozzate in giro per ore ed ore prima di arrivare a destinazione. Ma tutto è bene ciò che finisce bene . Tornati a Vijayawada sono ripresi i nostri incontri con i bambini. Abbiamo fatto la distribuzione delle gonne che Maria con amore prepara durante l’anno per queste bimbe che considera un po’ sue. Poi visita al dormitorio per i bambini di strada e regalo di magliette e camicie anche a tutti loro, Visita ai ragazzi del riformatorio ai bambini degli slam con distribuzione di latte e di caramelle. Pensate che in un scuola ci sono 800 bambini, ma abbiamo dato caramelle a tutti!!
Negli ultimi giorni Maria intenerita da tutti i sorrisi, ha deciso di aiutare anche lei una bimba ma… erano due sorelline e quindi ha deciso di prenderle tutte e due. La gioia degli ultimi giorni è stata veramente grande Mummy Maria era costantemente con le sue bimbe quando erano libere dalla scuola e credo che per quelle due bambine questo sia stato il Natale più bello di tutta la loro vita. Ma come sempre il tempo è tiranno e velocemente è arrivato il momento di tornare tra baci e abbracci abbiamo salutato il calore dell’India per tornare al nostro freddo ma con il sole degli occhi dei bambini nel cuore.


15 NOVEMBRE 2008



Giorgia, Mara, Rosanna, Verena, eccoci in aeroporto, pronte per partire! Dopo gli ultimi mesi, che tutte abbiamo trascorso più o meno con stress e tensioni, eccoci ad affrontare un lungo viaggio che troverà al suo termine il sorriso dei bambini che ci aspettano.
Prima tappa Hyderabad, solo per passare la notte… ma come spesso succede non ci hanno preparato la stanza a tre letti (Mara dorme sola) vorrebbero metterci un materasso per terra (non una brandina come già è stato altre volte !!!), ovviamente protestiamo, anche perchè nella stanza non entrerebbero più neppure le valigie… dopo le proteste ci danno un’altra stanza senza maggiorazione di prezzo. Tutto va bene e al mattino ripartenza per l’aeroporto di Hyderabad per raggiungere Vijayawada.
L’aeroporto è’ diventato molto bello, anzi è nuovo. Quello vecchio è stato trasformato in aeroporto militare; questo è completamente nuovo, pulito, signorile, accogliente… miracoli di Bill Gates, visto che questa città assieme a Bangalore è diventata la Cyberland indiana!!!
Altro piccolo incidente di percorso, l’aereo parte con un’ora di ritardo, ma questo ci permette di sapere che il volo di trasferimento di Verena e Rosanna per Cochin è stato soppresso…discuti, ridiscuti, reclama e una soluzione viene trovata.
Arriviamo a Vijayawada e troviamo ad accoglierci alcuni dello staff dell’ufficio e qualche bambino…naturalmente c’è Lisa che è sempre la prima ad accogliere la sua Mummy Mara. Trasferimento al DV Manor che ormai è la nostra casa, quando veniamo in India. Li’ siamo ben accolti curati e coccolati da tutto il personale.
Ci godiamo la tranquillità della sistemazione, da domani “ full immersion” nel lavoro.
SHOPPING !!!!!!!!!!!!!!
E così è, il giorno successivo, infatti, agli uffici di Care e Share, troviamo 23 bambini (dei 111) che dovremo vedere, che ci aspettano per fare lo shopping.
Come si svolge? Il bambino arriva da solo se è grande, accompagnato dai genitori, da parenti o dal personale di C. e S. se è piccolo. Viene fotografato così come arriva, con la letterina dello sponsor in mano o qualche pacchettino; dopo questo rito si parte tutti per il Chandana Bross, un negozio di abbigliamento a 4 piani. Qui comincia la nuova avventura: prima suddivisione in maschi e femmine, seconda suddivisione in piccoli e grandi. Ci dividiamo anche noi adulti per seguire i bimbi dei 4 gruppi.
E’ molto interessante osservare le modalità di scelta di ciascun bambino: alcuni puntano sul colore, altri sugli abbinamenti, alcuni ragazzi controllano anche le cuciture! Una volta scelti i vestiti, si passa alle mutandine e se ci sta anche la canottiera, per qualcuno ci sta anche il maglioncino (siamo in inverno ed anche se ci sembra strano le notti a 18 gradi per loro sono freddissime!!! specie se vivono in una capanna. Poi, altre foto di rito con i vestiti nuovi quindi tutti da Bata a comperare le scarpe. Si decide sandali per tutti, la scarpa in India è indispensabile solo per andare a scuola ( e non in tutte), per questo costa molto. Qualcuno sognerebbe le scarpe da ginnastica, ma costano quasi come in Italia attorno ai 50/70 euro e più!
E… la prima giornata è trascorsa così.
La seconda giornata: uguale, con qualche bambino in più privilegiando l’arrivo dei bambini di Rosanna e Verena che poi dovranno partire. Grande lavoro di nuovo, loro due sono diventate bravissime, ma le due ragazze dell’ufficio che ci accompagnano sono efficientissime.
Ora dobbiamo pensare anche a vedere le attività della Care a Share, perciò in questi tre giorni, visto che sabato partiranno, organizziamo di vedere alcune cose.
1° tappa slum di Kandrica e riformatorio. A Kandrika distribuiamo latte e biscotti,

osserviamo i lavori del corso di cucito e comperiamo alcune cosettine fatte dalle ragazze.
Per i ragazzi del riformatorio invece abbiamo acquistato 50 magliette con i pantaloncini, anche loro avranno il nuovo vestito di Natale! Verena è incantata da questi ragazzi e quando ce ne andiamo già mi dice che vuole tornare per portare qualcos’altro.

2° tappa Daddy’s home e night shelter. Alla Daddys home dopo aver salutato I bambini che conosciamo andiamo alla Babys home e restiamo affascinatedai piccoli. Rosanna decide di comperare il latte per i neonati ; ad un certo momento passa un gruppetto di bambine in costume da bagno… stanno andando alla piccola piscina costruita nella casa proprio per loro! Sono stupende e sembrano proprio divertirsi molto.
Conosciamo Joel malgrado il nome apparentemente straniero è veneziano di Caorle dove lavora come cuoco in un ristorante a 4 stelle e fa il cuoco per i nostri bambini!!!!
La sera invece si va al Night Shelter a trovare i ragazzi di strada che la sera tornano in questo luogo per lavarsi mangiare e dormire. Abbiamo portato per loro asciugamani, saponette e … naturalmente distribuiamo anche caramelle.

3) Butterfly Hill e ritorno in riformatorio.
Dopo aver visto la Daddys Home così grande, ben organizzata, con tutte le case ben organizzate, ci si chiede come sarà il nuovo villaggio in costruzione. E’ veramente incredibile!!! Lo scorso anno c’erano due case ora ne sono pressoché terminate sei. C’è la scuola già funzionante, gli spazi sono molto più ampi, c’è un bellissimo orto, si prospetta veramente un luogo molto bello anche questo.
Tornate in città si ritorna al riformatorio per portare spazzolini e dentifrici per i ragazzi.
Tantissime sono le cose che le due amiche si porteranno negli occhi e nel cuore durante il loro viaggio di ritorno le salutiamo raccomandando di portare i nostri saluti a Thomas e famiglia a Cochin.
In Daddys Home ci sono tante persone, volontari ed ospiti di passaggio. Quattro ragazze irlandesi che fanno un ottimo lavoro con i piccoli della Baby’s home, Il cuoco che per il secondo anno, si ferma 6 mesi per lavorare in cucina sia per i bambini che per gli ospiti.
Una signora anglo-francese che si fermerà alcuni mesi come insegnante di supporto per i ragazzi che hanno problemi con la lingua inglese. Due tedeschi che stanno facendo un bellissimo lavoro di video sulle attività varie.
Io. Mara e Piera, che rimaniamo meno giorni, possiamo solo dedicarci a coccolare i bambini ed imboccare i piccoli durante la mensa.
Questa settimana i medici italiani, volontari, dell’associazione Pediatri che per sei mesi portano avanti un progetto, hanno dovuto accompagnare velocemente due bambini al P.S. per gravi problemi respiratori, ad uno dei due bambini e’ stata fatta la respirazione artificiale per tutto il tragitto. Ce l’hanno fatta tutti e due!
Bellissima notizia, due copie di indiani hanno adottato due bambini, di cui una femmina, ma… il numero non cala, il giorno dopo ci hanno portato una bambina di 11 giorni abbandonata dentro ad una chiesa.
Domenica Mara ed io la passiamo in Daddy’s home, si sta bene perchè i bambini non sono a scuola e li avremo attorno per tutto il giorno. Ho portato dall’Italia grazie agli amici di Dese, i pattini in linea per i ragazzi che fanno pattinaggio. In un primo momento penso di aver fatto tanta fatica per tutto quel peso inutilmente perché mi dicono che loro usano solo quelli a 4 rotelle… ma per fortuna l’insegnante li convince che sono ottimi e poco dopo ecco che sfrecciano felici sulla pista.

Si decide di portarne una decina di bimbi in piscina al Word Water. E’ difficile fare scelte tra 500 bambini per cui dobbiamo stringerci e ne porteremo tredici. All’arrivo ci si deve togliere i sandali e noleggiare i costumi… ovvero magliette e pantaloncini lunghi (dai colori più strani) e via in acqua! C’e’ lo scivolo da cui si scende con dei grossi salvagenti a ruota, una piscine che ricrea le onde dell’oceano, una piscine con tanti spruzzi. E’ un vero divertimento e per molti di loro e’ proprio la prima volta!
Si pranza nel ristorante poi di nuovo tutti in acqua prima che cominci la digestione. Alle 15 li raduniamo per ritornare: doccia, cambio vestiti, piccola merenda e ritorno: stanchissimi ma felici.
Stanno per arrivare Matteo e Raffaella: evviva, nuova compagnia.
Arrivano da Varanasi, sono stati per una settimana in un Ashram di un Baba nel quale vi e’ una piccola scuola seguita da loro amici di Treviso. Matteo e’ già stato qui, per cui conosce un po’ il nostro lavoro, Raffaella viene per la prima volta a visitare i nostri progetti anche se li conosce attraverso gli amici di Dese.
La vedo osservare attentamente tutto: andiamo a distribuire il latte a Kandrica, andiamo alla scuola di Autonagar che io ricordavo in un luogo impossibile, tutta nera di fuliggine ed invece e’ stata spostata in una costruzione piu’ accogliente (vicino ai ragazzi della Happy Home), poi si va al riformatorio ed infine torniamo a Daddy’s home. Ripartiranno sabato per cui cerchiamo, anche con loro, di vedere più progetti possibile; naturalmente tra una visita e l’altra arrivano anche i bambini che dobbiamo portare a fare shopping.
Trascorriamo un pomeriggio a distribuire una trentina di Barbi a bambine che di solito non ricevono regali… immaginate la felicità di vedere queste bambole corredate di vestitini, scarpe ed accessori vari!!.

E’ una settimana intensa anche questa e quando arriva il momento della loro partenza vorrei portarli ancora in tanti luoghi, ma… la vita e’ lunga ci saranno altri tempi.
Siamo rimaste di nuovo io e Mara, aspettiamo Daniele che accompagnerò ad Eluru.
Quando arriva e’ stravolto dalla stanchezza di una intera notte trascorsa in autobus. Un giorno di riposo lo rimetterà in sesto!
Ci fermiamo una giornata ad Eluru, devo vedere alcuni bambini e fare con loro lo shopping di Natale. E’ una città un po’ più piccola di Vijayawada ed anche i negozi sono diversi, ma trovano ciò che e’ di loro gradimento. Il giorno dopo partenza per Lakkavaram un paesetto verso il mare dove Daniele si fermerà per un paio di settimane ospite di padre George. Il nostro programma e’ di andare a fare una gita in barca in un luogo molto rinomato dal punto di vista naturalistico : le colline di Papikonda. Per arrivare all’imbarcadero al mattino presto, ci vogliono più di tre ore di strada per cui dovremo alloggiare fuori una notte. La barca e’ a due piani e ci accomodiamo sopra per avere una bella visuale, visto che e’ piena di turisti . Il viaggio durerà 4 ore di risalita del fiume Godavari per l’andata e 4 per il ritorno. Lo speaker ci spiega cosa incontriamo lungo il percorso, villaggi, templi ed in particolare ci spiega i luoghi dove sono stati girati dei film (il cinema e’ la passione degli indiani). Durante il percorso ci fanno scendere per visitare due templi ed incontriamo gruppi di tribali scesi dalle montagne per vendere i loro prodotti ai “pellegrini” . Nella mattinata e poi nel pomeriggio viene offerto agli ospiti della barca un intrattenimento di balli e canti. Tutti partecipano con allegria, noi guardiamo un po’, poi preferiamo risalire a goderci il panorama. Se non fosse per la musica a tutto volume che fa un fracasso terribile, sarebbe un ottimo momento per fare meditazione! Lentamente si torna al punto di partenza. E’ stato un piacevole ed interessante percorso, la natura ha il potere di calmare la mente.
Eccoci di nuovo a Lakkavaram, prima di ripartire Daniele mi invita alla festa “per sua mamma” che organizzerà in una vicina casa di riposo. Ci sono circa 30 anziani, più donne di uomini, alcuni malandati ma molti autosufficienti anche se un po’ storti… e tutti vogliono essere fotografati. Dopo la torta dedicata a Nonna Rosa, viene offerto anche il gelato di cui gli anziani sono golosissimi. E di nuovo e’ il momento dei saluti, questa volta sono io a partire per tornare a Vijayawada. Daniele resterà ancora una settimana poi, quando noi staremo per tornare in Italia, lui si trasferirà a Cochin.
Mara e’ felice di rivedermi, mi aggiorna sulle news dei bambini e facciamo programmi per l’ultima settimana.
Arriva mia faglia Pavani, l’anno scorso avevo promesso a sua madre che sarei andata a conoscere il candidato marito. Non posso mancare alla promessa e quindi accetto di andare al villaggio del ragazzo. Io e Mara siamo accolte con molto sussiego, chissà cosa pensano di noi, ma sembrano molto felici di questa ufficializzazione e mi promettono che organizzeranno il matrimonio per quando io sarò in India. Naturalmente siete tutti invitati!!
Torniamo dai nostri bimbi ed ancora comperiamo latte e pannolini per i neonati; un ragazzino si avvicina e ci dice che è il suo compleanno per cui andiamo a comperargli un vestito nuovo ed è felicissimo!
Poi finalmente sono pronte le 250 camicie da notte per le ragazzine dell’hostello del Bishop Azariah. La camicie sono state preparate dalle donne dello slum di Kandrica e dalle ragazze del corso di cucito, cosi si sono prese qualche soldino. Anche per queste, oltre ad altri amici italiani, dobbiamo ringraziare gli amici di Dese. Durante la distribuzione si sente aria di gioia attorno!

Ed ancora una volta arriviamo alla fine dei nostri giorni in India : il volo Kingfisher è in pista e ci aspetta per riportarci ad Hyderabad e da lì in un gelo terribile di aria condizionata è la Luftanza che ci riporta nel gelo italiano mentre nelle orecchie risuonano le vocine “bye mummy I love you”.

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