La città degli Dei: Atene

di Anna Favaro –
Partiamo il giorno 2 di settembre dall’aeroporto di Venezia, Marco Polo. Io e Alberto siamo assonnatissimi poiché sono le 4 della mattina ma fortunatamente il sonno passa subito, non appena realizziamo che la nostra vacanza sta per cominciare. L’aereo deve fare scalo a Roma e subito ci perdiamo nei meandri del terminal B di Fiumicino: non ci perdiamo metaforicamente, ma nel vero senso della parola! Giriamo tra rampe di scale mobili, negozi e duty free in cerca del terminal A, che poi, come nelle comiche, si rivela vicinissimo.

Partiamo da Roma in perfetto orario, direzione Atene aeroporto El. Venizelos. Il viaggio dura due ore esatte ma, una volta scesi a terra, la valigia tarda ad arrivare. Ben 40 minuti seduti a fissare il nastro dei bagagli vuoto. Stiamo già per perdere pazienza e speranze, quando eccola spuntare dalla tendina di plastica! Evviva! Andiamo così in cerca di qualche mezzo che ci porti più vicino possibile all’hotel. Prendiamo la metropolitana e in 30 minuti siamo all’uscita della fermata “Akropolis”. Un pezzetto a piedi lungo il viale Syngrou ed è fatta, siamo in hotel. La prima cosa che notiamo è il caos di Atene. Le auto corrono all’impazzata, tutti suonano il clacson anche senza un reale motivo, e la velocità supera sicuramente i limiti consentiti. I taxi sono tantissimi, tutti gialli, e ci sono anche molti scooter. L’Acropolis Museum Boutique Hotel è bellissimo. Siamo proprio soddisfatti della camera pulitissima ed ordinata, con ben due accappatoi sul letto e una zanzariera molto elegante che pende sul letto. Posiamo i bagagli ed usciamo subito in cerca di qualcosa da mangiare e proprio lì accanto ci si presenta un ristorantino che propone il “pita kebab”. Decidiamo di prenderlo entrambi. Ci viene servito una specie di panino arrotolato con una salsiccia dentro, accompagnata dalla famosa salsa Tzatziki. E’ buonissimo e la cameriera parla anche italiano! Ci dice che è innamorata dell’Italia e soprattutto di Firenze. Dopo qualche suggerimento su cosa visitare, torniamo in hotel per riposare un pochino e per rinfrescarci.

La sera stessa siamo pronti per cenare e nessun luogo è più adatto della Plaka. Plaka è un quartiere proprio ai piedi dell’Acropoli. Qui si trovano negozietti di ogni tipo, per tutti i gusti e per tutte le tasche. I souvenir si sprecano e ognuno può veramente sbizzarrirsi. Dai vestiti tipici agli oli e alle spezie, cartoline, capellini, magliette, dolci, alcolici.insomma, veramente di tutto. Ma soprattutto taverne a non finire. Ogni cameriere cerca in tutti i modi di convincerti a cenare nel suo ristorante, e da un momento all’altro ti ritrovi in mano un menu da consultare. Decidiamo di fermarci in un ristorantino di questi chiamato “Sikinos” ovvero, prende il nome da un piatto greco fatto di tortini di pasta sfoglia ripieni di formaggio. Mangiamo “mussaka”, “tzatziki”, patate con il formaggio. Una delizia. Sazi, facciamo quattro passi ancora in mezzo alla Plaka, proprio per immergerci il più possibile nell’atmosfera della vacanza greca. Il giorno dopo, mercoledì 3, cominciamo a visitare la città. Ovviamente la prima visita è dedicata all’Acropoli. Di giorno è suggestiva, di notte è magica. Pensare a tutti i secoli che ha passato fa venire la pelle d’oca. Ci arrampichiamo fino in cima e la vista è spettacolare. Tutta Atene ai nostri piedi, dal Pireo, il porto, al Licabetto, la vetta più alta della città. Andiamo alla biglietteria dove sapevamo di trovare un biglietto cumulativo da 12 Euro che ci avrebbe permesso di accedere ai maggiori siti archeologici della città. Ancora più avanti ci attendono i Propilei, l’ingresso dell’Acropoli, maestosi pilastri che ti conducono al Partenone. I capolavori dell’antichità si susseguono davanti ai nostri occhi e si stagliano sul cielo terso: i colori sono unici, i marmi sono bianchissimi e il cielo è blu intenso, non c’è nemmeno una nuvola. Fa caldissimo e, sempre con le nostre bottigliette d’acqua ghiacciata e cercando l’ombra dei templi, cominciamo il giro dell’Acropoli, fino al Teatro di Dioniso sul lato sud. Ormai è ora di pranzo e sappiamo che la Plaka offre da mangiare a tutte le ore del giorno, quindi la nostra meta è quella. Nelle prime ore del pomeriggio decidiamo di terminare la nostra visita dei siti archeologici con le rovine dell’antica Biblioteca di Adriano che annuncia il quartiere di Monastiraki, subito dopo la Plaka. A dire il vero rimaniamo un po’ delusi poiché non c’è molto da vedere e decidiamo di proseguire con la visita dell’Antica Agorà in cui è stata ricostruita la Stoà di Attalo, ovvero un lungo sottoportico con tantissime colonne. L’Agorà era l’antica piazza del mercato di Atene e fu il cuore per 1200 anni di attività commerciali, religiose, filosofiche, artistiche e sportive, e da qui Socrate parlava alla folla. Ci arrampichiamo fino al tempio di Efesto da cui si gode una vista meravigliosa sull’Acropoli, e anche il tempio è ottimamente conservato. Alberto si sbizzarrisce in una marea di fotografie e ne vale davvero la pena. Scendiamo e ci rilassiamo su una panchina. Ormai è pomeriggio e stanchi di camminare andiamo verso l’hotel. Ma la sera siamo pronti per tornare alla carica verso la Plaka per goderci la folla colorata, i negozi caotici e la brezza fresca che si alza ogni sera.



Il giorno seguente ci aspetta una bella fatica. Abbiamo prenotato con l’agenzia Key Tour dall’Italia due tour organizzati nelle giornate del 4 e del 5 settembre, rispettivamente a Micene ed Epidauro, ed il giorno seguente a Delfi.
Ci svegliamo presto poiché il tour parte alle 8.30 dal terminal dell’agenzia, che fortunatamente è vicinissimo all’hotel. Sono dei tour multilingue e, vista la maggioranza degli anglofoni, la spiegazione è in inglese. La guida comincia a spiegare la nascita di Micene e il suo sviluppo, la sua potenza e la sua prosperosità, fino all’assassinio di Agamennone. Il suo inglese lascia alquanto a desiderare, immaginatevi un greco che parla inglese! Il bus è comodo ma la strada è tanto lunga. Per fortuna ci fermiamo per una sosta e la località è proprio Corinto. Il famoso canale è sotto di noi e fa veramente impressione: lungo e stretto, fa pensare a quando tanti grandi della storia, come Alessandro Magno, tentarono di scavare l’istmo, ma ci riuscirono solo nel 1800 facendo saltare la roccia.

Riprendiamo il viaggio verso Micene e finalmente, in lontananza, si vede la collina dove sorgeva la potenza dell’antica Grecia. La guida ci fornisce i biglietti d’entrata, e la prima tappa è la famosissima porta dei Leoni. Varcare la soglia di Micene, sotto le mura ciclopiche, fa un certo effetto. Alla nostra destra, salendo, ecco la tomba circolare, o a tholos, dove Schliemann rinvenne le famose maschere dorate ora custodite nel Museo Archeologico Nazionale di Atene. Qui la leggenda fa ancora parte di ciò che resta della mitica città. Una volta arrivati sulla cima della collina, dove sorgeva il palazzo reale, la brezza fresca scompiglia i capelli e si respira ancora l’aria antica della sala del trono di Atreo. Anche il piccolo museo ai piedi della collina di Micene è molto carino, pieno di turisti ovviamente, e conserva molti campioni di vasellame e di gioielli. Dopo poco la guida ci accompagna alla famosa tomba a tholos di Atreo, una struttura a cupola imponente! Dentro è vuota ma bisogna immaginarla come il sepolcro di uno dei re più potenti dell’antica Grecia. Atreo ha perfino fatto costruire una camera funeraria accanto alla sua per il suo cavallo! E’ ormai ora di mangiare! Il pranzo era compreso nel tour, e ci portano in un ristorante per farci assaggiare cibo tipico. La sala è immensa, piena di tavoli, non c’era nessuno. Le pareti erano tutte coloratissime, forse un po’ pacchiano come ambiente, e palesemente fittizio. Ma il cibo è molto buono, soprattutto gli spiedini di carne, souvlaki.
Riprendiamo la strada in direzione di Epidauro, il teatro greco meglio conservato di tutta l’antichità. E’ enorme e per salire bisogna fare una bella fatica. Però arrivati in cima la vista è bellissima. Questo teatro è famoso per la sua acustica: abbiamo voluto fare la prova e, lasciando cadere una monetina nel centro del palco si sente il tintinnio anche sull’ultimo gradone in alto. Anche qui scattiamo qualche foto e ridiamo dei turisti che si esibiscono in centro del palco in balletti e canti ridicoli. Il ritorno ad Atene in bus è abbastanza lungo, e osserviamo il paesaggio che scorre fuori dal finestrino. Rimaniamo un po’ basiti dal fatto che, non appena si esce dal centro città, Atene è praticamente in decadenza. Sporca, rovinata, in completo abbandono, soprattutto la zona che porta al Pireo, il porto della città. Fa anche abbastanza impressione.
Arrivati in hotel, necessitiamo di relax prima di inoltrarci nel tripudio di colori e confusione della Plaka per cenare. Anche il giorno successivo facciamo una levataccia per andare a visitare Delfi. Stesso posto, stessa ora del giorno precedente per l’incontro con il bus e con la guida, anche questa con un inglese.diciamo “greco”. Anche il tragitto per Delfi è lunghissimo, e in pullman ci intratteniamo come meglio possiamo. Il pullman è pieno di americani, quindi anche la spiegazione è rigorosamente in inglese. Come dappertutto l’italiano è abbastanza bistrattato. Finalmente arriviamo a Delfi, e lo spettacolo si apre davanti ai nostri occhi. Il mitico tempio di Apollo svetta nel cielo blu intenso, e sotto il sole cocente, e cominciamo ad arrampicarci fino in cima alla collina per avere una vista migliore dello spettacolo che ci offre questa parte della Grecia. Le fotografie si sprecano, e ne vale veramente la pena. Alberto è entusiasta del luogo, e anch’io sono decisamente ammirata. La guida ci racconta delle leggendarie avventure degli dei e della Pizia, la sacerdotessa che interpretava gli oracoli del dio Apollo cadendo in trance e aspirando i fumi che provenivano dalla terra e ciò aumenta il fascino del luogo. C’è anche un teatro molto ben conservato che offriva agli spettatori una vista incredibile su tutta la vallata sottostante piena di ulivi fino al mare. Scendendo dalla collina facciamo tappa al museo di Delfi che conserva reperti di valore inestimabile come l’Auriga, statua di bronzo visibile in tutti i libri di storia dell’arte e con un ottimo stato di conservazione. Usciamo dal museo e veniamo investiti da una folata d’aria caldissima, fuori ci saranno almeno 35 gradi. Ci portano a pranzo in un luogo molto carino, con piscina, dove ci servono un’ottima “tiropita”, un tortino di pasta sfoglia con del formaggio, poi del pollo, accompagnato dall’inseparabile riso, e della frutta fresca. Al ritorno, ci fanno scendere in un negozio di souvenir nella cittadina di Arachova, appena fuori Delfi. E qui gli americani si scatenano. Arachova è famosa tra i locali per i tappeti di pelliccia e la lavorazione a mano della lana. Anche oggi il viaggio di ritorno è eterno: in due giorni di escursioni avremmo percorso qualcosa come 800 km.
La sera decidiamo di andare a mangiare nel quartiere di Monastiraki. Troviamo una strada piena di taverne e ristorantini con vista Acropoli e tempio di Efesto. Di notte lo spettacolo è indescrivibile. Per non parlare poi del cibo!

Il giorno seguente decidiamo di prendere un bus di linea e andare a Capo Sounio, un promontorio sulla punta più a sud dell’Attica. Dopo qualche problemino e vicissitudine per riuscire a trovare il terminal del bus, dopo aver fatto chilometri per trovarlo, e dopo avere visto che fermava proprio fuori dal nostro hotel, ci facciamo anche oggi ben 2 ore di viaggio per raggiungere Capo Sounio e il tempio di Posidone. Beh, merita decisamente. La vista è spettacolare, mare tutto intorno, una lingua di terra che si staglia rigida sul mare blu e un vento fortissimo. Le colonne possenti del tempio ti guardano dall’alto e capisci perché Lord Byron ha amato tanto questo posto. Decidiamo di mangiare qui prima di affrontare altre 2 ore di pullman per il ritorno. Il ristorante ha una terrazza con vista mare e aspettiamo qui che arrivino le 15.00 per riprendere lo stesso pullman che costeggia tutta la costa fino ad Atene. Prendere il pullman di linea è un’esperienza molto interessante poiché ti offre la possibilità di avere contatti con i locali. La bigliettaia viene a farti il biglietto quando sei già seduto mentre salgono dei personaggi veramente degni di nota, per esempio un vecchio con un bastone che arriverà fino ad Atene per vendere dei biglietti della lotteria che attaccherà sul suo bastone, una signora grassa con le borse della spesa, una ragazza con il libro della scuola guida, insomma. un po’ di tutto. Sono queste le cose belle che abbiamo apprezzato, vedere effettivamente come si comportano le persone e quali sono le loro abitudini. Ovviamente, quando parlavano tra di loro, capivamo meno di zero, ma non importa, la confusione che fanno i greci quando si incontrano fa parte del loro essere,ed è stato bellissimo capire qualcosa in più del loro stile di vita. Scendiamo questa volta vicino all’hotel e la sera stessa cominciamo a comperare qualche ricordino da portare a casa ad amici e parenti, sempre nei meandri della Plaka, dove le strade salgono e scendono e dove i cani dormono in mezzo alla strada indisturbati.

Il giorno dopo prendiamo la metropolitana per andare a visitare il Museo Archeologico Nazionale di Atene. E’ un edificio imponente, con le immancabili colonne ovunque. Dentro ammiriamo le opere dell’antichità splendidamente conservate, come le statue ellenistiche ma anche quelle arcaiche, ma soprattutto le sale micenee dove viene conservato il tesoro di Atro e la famosa “maschera di Agamennone”. Un susseguirsi di ori e monili che ci lasciano a bocca aperta per la loro bellezza dietro le teche piene di ditate dei turisti. Facciamo un salto al bookshop, che però non offriva molta scelta, e ci siamo riposati nell’accogliente giardinetto del museo. Decidiamo poi di spostarci nella zona ovest della città con la metropolitana, precisamente nel quartiere di Kolonaki, la zona della grandi firme e delle belle ed eleganti case residenziali. Mangiamo in velocità in piazza Kolonaki, proprio ai piedi della collina più alta di Atene, la collina del Licabetto. C’è una funicolare a cremagliera che ti porta in cima alla collina ogni mezzora, fino alla bianca chiesetta ortodossa di San Giorgio. Beh, che dire, qui la vista è davvero meravigliosa. Si vede Atene che si espande fino al mare. Tutte le case di Atene sono ben visibili e l’Acropoli, verso sud, è piccola piccola in lontananza. C’è un bel bar ristorante e pensiamo che la sera deve essere incantevole.
Poco distante, in fondo ad una discesa ripidissima, c’è il teatro del Licabetto, dove ancora oggi si svolgono spettacoli ed intrattenimenti di ogni tipo. Anche da qui il panorama è incredibile e ci sediamo su una panchina per rinfrescarci e goderci la vista. Alla discesa dalla collina, passiamo per il quartiere universitario, tra la Biblioteca Nazionale e l’Accademia di Belle Arti. Torniamo in hotel e ci aspetta un’altra serata rinfrescante e rilassante tra le vie di Monastiraki ed il mercatino della pulci. E’ il nostro ultimo giorno qui ad Atene e lo passiamo gironzolando per il centro per prendere gli ultimi regalini. Ci fermiamo a mangiare un toast in uno dei bar con le poltroncine sui marciapiedi della Plaka, per poi dirigerci verso l’hotel. Alle 17 il pullman ci aspetta per portarci al porto navale di Patrasso. Abbiamo deciso di tornare con il traghetto della Anek Lines, fino a Venezia. Il tragitto è lunghissimo, ben 4 ore di pullman con sosta a Corinto, tra gli improbabili souvenir. Il tragitto per Patrasso è stato alquanto travagliato, nel senso che il pullman ha dovuto fare una deviazione a causa di alcune sommosse locali. Arriviamo al terminal del porto per fare il check-in per imbarcarci e ci troviamo davanti una lunga fila di persone che dovevano imbarcarsi sul nostro stesso traghetto. Ben 40 minuti di coda e un solo operatore allo sportello! Finalmente riusciamo ad imbarcarci, stanchissimi. La cabina non era esattamente come ce l’aspettavamo, ma pazienza. Saliamo sul ponte e guardiamo i tir greci e anche italiani che vanno a riempire lo stomaco della nave. Fanno impressione! Non penseresti mai che una nave possa trasportare tanto peso. Non appena usciamo dalla cabina, un bivacco di persone con i sacchi a pelo intasa il passaggio nei corridoi della nave. Fa un po’ schifo poiché la sporcizia non tarda certo ad arrivare. Il viaggio di ritorno è comunque piacevole, soprattutto quando si passa lo stretto del canale d’Otranto tra l’Italia e l’Albania. Arriviamo a Venezia la mattina del 10 settembre, contenti di essere ormai a casa, ma con il blu del cielo greco ancora negli occhi.

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