Impressioni di un fotografo

di Eno Santecchia –

Gavino Lo Giudice, fotografo professionista, ci racconta qualche impressione sul suo servizio lungo il “Camino de Santiago de Compostela”.
Nell’ottobre 2009, dopo cinque giorni gaudenti a Barcellona per prepararsi all’impresa mistica, si mise “in Camino”. 

 

All’inizio del viaggio bisogna richiedere al primo alloggio la “Credencial del Peregrino”, una specie di passaporto che si timbra all’entrata e all’uscita degli albergues, senza non si possono ottenere i prezzi riservati ai pellegrini. In quelle strutture ha il diritto di precedenza chi va a piedi, poi in bicicletta, in moto e infine in auto. Curioso il segnale stradale di precedenza con la silhouette di un pellegrino con il bastone.

Il suo zaino pesava 15 kg (con la sua reflex dall’obiettivo 28 – 70 mm) contro i 7-8 degli altri che avevano vestiario sintetico leggerissimo, Gavino la chiama robaccia il cui unico vantaggio era la leggerezza. Per camminare leggeri si potrebbe portare un solo paio di jeans, una calzamaglia, due camicie, un maglione, un piumino e un sacco- lenzuolo, in ogni albergo ci sono molte coperte. Lungo il tragitto si trova attrezzatura da viaggio dimenticata o abbandonata per l’eccessivo peso come borracce, ecc.

Il 3 ottobre 2009 è arrivato in treno da Barcellona a Roncisvalle in Navarra (949 m s.l.m.); nella chiesa in stile gotico di Santiago gli è sembrato di trovarsi nelle scene del film “Il nome della rosa”.
Al contrario della maggior parte dei pellegrini che percorrevano dai trenta ai quaranta chilometri il giorno, egli decise di farne solo quindici, per fotografare paesaggi e persone. I panorami più belli sono i vigneti della Rioja e l’altopiano delle Mesetas; la gente è ospitalissima e si fa riprendere. Al nostro fotografo i girasoli rinsecchiti con la corolla matura in giù di un campo sono apparsi come pellegrini sofferenti.



Nelle grandi città accedeva in autostop per evitare di respirare l’aria inquinata delle periferie industriali. Decise di saltare l’altipiano delle Mesetas proseguendo in autobus per circa 150 km: la zona era troppo fredda e ventosa. Non si può accedere ai camposanti, tutti chiusi.
A Pamplona smarrì la guida del Touring Club Italiano, nel ricomprarla scelse una tascabile in spagnolo di GeoPlaneta, economica ma completa di mappa dettagliata con alloggi, distanze, altimetrie e piante di città.

La chiesa romanica di Santa Maria de Eunate, nella valle del Rio Robo, ha la pianta esagonale, porticati esterni bellissimi con colonnato, archi e un campanile laterale con due campane.
La colazione era compresa, per pranzo un panino (bocadillo) e birra locale; l’unico pasto principale era la cena del pellegrino. Gavino riposava nei letti a castello delle grandi camerate degli albergues, dove non dormiva da quando era adolescente; cena e pernotto costavano dieci – dodici euro.
Lungo il percorso ha incontrato pochi italiani, molti canadesi, tedeschi, inglesi, coreani, sudafricani e giapponesi. Ritiene che i migliori viaggiatori siano i canadesi: camminano leggeri e sono infaticabili. Altra sua impressione: alcuni italiani percorrevano questo itinerario per dimagrire e tenersi in forma, non degnavano di sguardi il panorama, i luoghi sacri e no.

Tra i vari percorsi Gavino scelse l’itinerario classico, il Cammino Francese (760 km) a sud della catena dei monti Cantabrici. Ogni 5 -10 chilometri c’è un albergue, a differenza dell’itinerario del Nord che non è attrezzato, vi sono pochissime strutture. Nonostante ciò ha incontrato una ragazza magra di bassa statura che aveva affrontato da sola il Camino del Nord, per la maggior parte in alta quota e su falesie a strapiombo sull’oceano Atlantico. Nel 2009 sono stati circa 170.000 i pellegrini per Santiago de Compostela, dei quali il 45 % non spagnoli.

Un inglese di settantacinque anni percorreva il Camino ogni anno: il suo medico gli aveva detto che è molto più faticoso di qualsiasi allenamento fatto da uno sportivo professionista. Un italiano cinquantenne viveva alla meglio lungo il percorso da venti anni, cercando di fare proselitismo verso i manager: li voleva redimere a lasciare tutto e vivere in povertà come San Francesco. Altri percorrono il Camino ogni 3 -4 anni, gli spagnoli ne percorrono una settimana l’anno, compiendolo in un decennio.
Ha incontrato molte donne sole, il Camino è sicurissimo; insieme con alcune ha percorso qualche tratto. Martina, coetanea di Gavino, era una pellegrina austriaca munita di cartoncini per schizzi: disegnava a china tutto ciò che le piaceva, poi li spediva come cartoline agli amici. Nella cattedrale di Pamplona ha udito una voce angelica: era di Glena, una ragazza canadese che stava provando l’acustica.
Ha conosciuto anche un ragazzo di Lecce che voleva prendere in gestione un albergue, percorreva il Camino ogni volta che attraversava un periodo triste della sua vita: era la sesta volta che si trovava in circuito!

Sui muri di alcuni albergues sono trascritte con pennarelli per esempio: la poesia di Machado, pensieri e riflessioni dei pellegrini, ecc.

Bellissime sono le sculture di pietre sovrapposte che a volte compongono dei paesaggi veri e propri. Il Mantra del pellegrino è una spirale di pietre del diametro di trenta metri. È abitudine dei viandanti lasciare messaggi di carta sotto le pietre. Tra i soggetti delle composizioni di pietra si possono trovare un cuore, un crocefisso, nomi di persona, il nome di uno stato e crocefissi.

br /> Prima di Puente La Reina s’incontra la curiosa Fonte del Pellegrino, ci sono due rubinetti uno con l’acqua e l’altro con il vino: ci si può dissetare gratis. L’epigrafe dice: Buen pan excelente agua y vino, carne y pescado. Llena de toda fecitad (Buon pane eccellenti acque e vino carne e pesce rendono felice la vita).

Ha fotografato una chiesa abbandonata con ex voto consistenti in lattine di Coca Cola, pacchetti di sigarette vuoti, messaggi scritti fermati con le pietre, ramoscelli di olivo, pigne, sassi, foulard, bandiere, frutta, bicchieri di plastica, fagioli, piccoli crocefissi e oggetti vari. Su un valico l’hanno colpito due scarpe da trekking usate appese su aste di legno conficcate nel terreno.
Nelle magliette dei viandanti si leggono simboli, effigi e scritte varie come: “Yo soy un otro tu”, “Tiempo es arte”, “El amor es un estado deser”, “El Camino me mata” ed effigi varie. A Santiago de Compostela nei negozi dei souvenir le magliette riportano in varie lingue: “Senza dolore non hai gloria” e l’immagine delle piante dei piedi con le piaghe causate dal lungo camminare.

Molti fedeli portano al collo il pendente con la conchiglia di San Giacomo (la capasanta). Come le nostre pietre miliari quelle conchiglie segnano il Camino; numerose sono le chiese gotiche, spesso il paesaggio è rovinato da stabilimenti industriali e da pale eoliche. Ulteriori informazioni si possono trovare anche su www.ilcaminodisantiago.it

Risultato: quattrocento chilometri percorsi a piedi in un mese e tante belle foto.

Potete trovare altri racconti e articoli interessanti nel sito di Eno Santecchia www.storieeracconti.it


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