Incontro-scontro con un procacciatore d’affari

di Andrea de Capoa –
Incontro-scontro con un procacciatore d’affari: quello che non vorreste mai accada durante la notte.
New Delhi – Agosto
Durante un viaggio in India, fra le tante cose che vi può capitare di fare, ce ne sono alcune a cui sicuramente non potrete rinunciare: dormire, mangiare ed incontrare dei procacciatori d’affari. Questi ultimi non sono generalmente pericolosi, ma in molti casi possono esasperarvi a tal punto da non farvi più capire se state sognando o se davvero l’inverosimile è diventato realtà. Nel complesso ho sempre fatto esperienze bellissime in India, e se vi racconto questa non è per scoraggiare un vostro viaggio, ma piuttosto per prepararvi a cose che comunque possono sempre capitare ad un viaggiatore indipendente.

Sono le dieci e mezzo di sera, l’aria di Nuova Delhi è densa di umidità e smog esattamente come l’avevo lasciata sei anni prima. Sono appena sceso dall’aereo e, passata l’immigrazione, mi trovo a dover affrontare la mia decisione di viaggio: visto che ho un biglietto aereo di un volo interno per le nove del mattino dopo, è meglio andare in città e dormire anche solo poche ore, oppure andare direttamente all’aereoporto dei voli domestici e dormire li? Opto per una camera d’albergo, cinque o sei ore di sonno e partenza l’indomani di buon’ora. Del resto non avrei mai immaginato quello che mi sarebbe accaduto; inoltre per qualche strano motivo mi sentivo perfettamente in grado di cavarmela in ogni avversità. Salgo sull’autobus che mi porterà in centro e qui il primo disguido: invece di inpiegarci circa un quarto d’ora come credevo, passo seduto ad aspettare per circa cinquanta minuti. Scendo a quella che comunemente viene considerata una fermata, ma che a me sembra un qualunque incrocio del centro. Scavando nei mie ricordi ed aiutandomi con la cartina riconosco vagamente dove sono, ma sfortunatamente non riesco ad orientarmi bene. Subito si avvicina il conducente di un Tuc-Tuc: io devo avere la classica aria del turista idiota e spaesato pronto a farsi fregare del denaro ed a lui non par vero di avere per le mani una tale preda a quell’ora di notte. Mi offre di condurmi al mio hotel per sole dieci rupie; del resto, mi dice, l’hotel è a soli due kilometri da li. A dire il vero avrei scommesso che fosse più vicino, ma del resto il prezzo era oramai fissato e non mi preoccupo.

Carico il bagaglio e si parte… si viaggia… si continua a viaggiare…
comincio ad impersierirmi ma del resto siamo sempre nei pressi della piazza centrale. Al terzo passaggio di fronte alla stessa banca decisamente mi sono scocciato e comincio a chiedergli se sa dove deve andare; farfuglia qualcosa, sembra lamentarsi… alla fine accenna qualcosa di un diverso hotel, più bello e poco distante… subito capisco la situazione ed alzo la voce, fermo e deciso a farmi portare dove voglio. Dopo cinque minuti ritorna alla carica e si lamenta di non poter raggiungere il posto a causa dei lavori per la metropolitana, riproponendomi un diverso hotel. A questo punto lo guado male e gli ripeto con voce forte ed inequivocabile che voglio raggiungere il posto da me scelto! Come per magia eccoci arrivati in meno di un minuto… ma la vera avventura comincia adesso. Trovo la pota dell’hotel sprangata ed un tipo davanti che a braccia conserte ha tutta l’aria di stare ad aspettarmi. Ha un’aria vagamente distinta ma decisamente poco rassicurante. Mi dirigo verso la porta, ma vengo fermato da quell’individuo che mi dice: “Io sono il proprietario dell’hotel ed è tutto esaurito, ma conosco un altro hotel poco distante dove puoi trovare posto”. Avrei voluto dirgli che io invece ero Topolino e spiegargli cosa ci avrei fatto col suo consiglio… ma ho preferisco evitare il problema e dare all’autista il nome di un diverso hotel. Sfortunatamente mi sente e mi dice di essere il proprietario anche dell’altro hotel, informandomi che anche lì non avrei trovato posto. E’ mezzanotte, sono stanco e decisamente contrariato! Salgo sul mio mezzo e prometto all’autista altre dieci rupie per portarmi via di lì. dopo cento metri gli comunico il nome di un terzo hotel, ma questa volta scelgo qulcosa di categoria superiore, cercando così di evitarmi problemi. Invece il meglio doveva ancora arrivare. Dopo circa dieci minuti lo vedo accostarsi a lato della strada… anzi, di una grossa ma buia e sporca strada. Non capisco cosa sia successo ed al mio sguardo interrogativo lui risponde: “eccoci arrivati all’hotel”. Mi pervade un misto di stupore ed incredulità : mi trovavo in un posto buio, davanti ad un muro con un cancello brutto ed arrugginito. Nessun palazzo dietro il muro a testimoniare la pur vaga possibilità che ci siano delle stanze d’albergo nella zona, nessuna insegna, per quanto sgangherata, con la scritta “Hotel”: soltanto un signore dall’aria vagamente distinta che mi dice: “Io sono il proprietario dell’hotel e non abbiamo più posto, ma conosco un altro hotel poco distante dove puoi trovare posto”. Adesso davvero non ci vedo più dalla rabbia, sbraito con il conducente reo di avermi portato di fronte ad un muro invece che di fronte ad un hotel, ma lui senza fare una piega sostiene di essere di fronte all’hotel e di avermi davvero presentato il proprietario.



E’ oramai la mezza ed io non ne posso davvero più. Rinuncio all’idea di un letto e decido di farmi riportare all’aereoporto. Lui cerca di dissuadermi, vedendo sfumata una proficua commissione, ma io non demordo e lo costringo a riportarmi all’aereoporto. Non sembra contento, ma le trecento rupie alla fine non le rifiuta. Imboccata la strada per l’aereoporto comincia a darci dentro con l’acceleratore, al punto da farmi preoccupare. “Vai piano!” gli urlo più, ma lui sembra non prestare ascolto alle mie parole; anzi, dopo due o tre volte che gli urlo “Vai piano!”, si gira cercando ri rassicurarmi con un “Nessun problema!”. Non passa un minuto da quella frase che di colpo inchioda… Bhum!… non capisco cosa sia successo, ma cominciamo a strisciare sull’asfalto con un bruttissimo stridio di lamiera. Fortunatamente non ci ribaltiamo, ma appena fermi il conducente si precipita giù e comincia a far segno a tutti i camion che ci seguivano sperando che nessuno di loro ci investisse. Scendo immediatamente pure io e vedo una scena quasi esilarante nella sua drammaticità: il tuc-tuc poggia esamine per terra e la sua ruota anteriore giace riversa venti metri più indietro. Eccomi lì, in compagina di un truffatore all’una di notte su di una buia strada statale in un punto imprecisato tra New Delhi e l’aereoporto. “Mi sono fatto circa duemila rupie di danni” mi dice. Non me ne importa niente, ma non sto lì a dirglielo; piuttosto osservo la strada in attesa di un altro qualunque mezzo disposto a caricarmi. Arrivato un secondo tuc-tuc ci salgo sopra. Mi sento meglio, avendo un nuovo mezzo ed un nuovo autista, ma… incredibile: il mio vecchio conducente pretende di essere pagato per intero! Decido di non occuparmi del problema e faccio discutere i due conducenti, fermo sulla mia decisione di non spendere una sola rupia di quanto inizialmente stabilito! Arrivo a questo punto in aereoporto, contento di avere in qualche modo posto una fine a quella specie di incubo. Ci metterò poi solo un paio d’ore a realizzare di essere stato portato al terminal sbagliato, a circa due chilometri da dove avevo chiesto di essere lasciato!!!

Potete leggere altri racconti di viaggio di Andrea nel suo sito personale http://viaggi.andreadecapoa.net

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