Le sette meraviglie dell’Atlantico

di Fabio Fornasari –
Bergamo Bgy – La Palma (la mas bonita) Questo viaggio si preannuncia molto interessante: in ventiquattro giorni toccheremo cinque delle sette Canarie a disposizione (le altre due sono state scartate solo perché Lanzarote ce la siamo già beccata l’inverno scorso e Tenerife vogliamo tenercela buona per un prossimo futuro, non si sa mai, magari in un periodo con poche idee.). Partenza da Bergamo con la Binter Canarias, con un aereo che sembra disegnato a cartoni animati e che viene naturalmente battezzato “Disney Channel”. Il biglietto (elettronico) è stato acquistato (come tutti gli altri del nostro itinerario) direttamente sul sito della compagnia, al costo di 360,00 euro (BGY-La Palma e ritorno); gli altri voli interni hanno prezzi variabili tra i 40,00 e i 60,00 euro a tratta. Grazie alla proverbiale efficienza degli aeroporti italiani, il nostro Disney Channel parte con un ritardo di oltre un’ora, il che vuol dire perdere la coincidenza a Gran Canaria per La Palma con tutto quello che segue (inutile notte in aeroporto, volo l’indomani, un giorno di vacanza buttato nel cesso). Grande sorpresa, potenza degli spagnoli che sanno come affrontare le
situazioni: all’atterraggio a Gran Canaria tutti i passeggeri con destinazione la Palma vengono bloccati e imbarcati direttamente sull’aereo (che nel frattempo ha aspettato sulla pista) con destinazione La Palma, senza transitare dall’aerostazione. Siamo senza parole davanti a tanta operatività. E i bagagli? Stessa trafila, vengono sbarcati e smistati direttamente sul parcheggio e ci seguiranno senza intoppi. Alla fine dunque sul disguido italiano è stata messa una pezza spagnola. All’aeroporto di Santa Cruz ci aspetta, come d’accordo, Pedro Perez, il nostro padrone di casa (trovata su un depliant e contrattata a suon di e-mail a 418,00 euro per 7 notti, auto compresa, bonifico in acconto del 20%, saldo in contanti all’arrivo) che ci consegna la Citroen Saxo e ci accompagna alla nostra casetta. Ormai è notte fonda, ci fa strada con la sua auto e noi lo seguiamo fino alla punta meridionale dell’isola (una trentina di chilometri a sud dell’aeroporto), a Fuencaliente. Pedro è un pazzo furioso, ci sta facendo percorrere in discesa delle strade ripidissime e strettissime (due auto non passerebbero contemporaneamente) delimitate da muretti di pietre su entrambi i lati. E’ buio pesto e non vediamo un tubo, ma sappiamo che là in fondo, là sotto davanti a noi c’è il mare perché ormai l’isola è finita. Scendiamo ancora. Arrivati finalmente, la casa sembra carina, ma adesso siamo troppo sfatti e affamati, saldiamo il conto, salutiamo Pedro, mangiamo e andiamo a letto. Siamo veramente in culo ai lupi.

02/08/2006 – LA PALMA: CHARCO AZUL – LOS CANCAJOS (170 KM)
Il risveglio è una vera sorpresa, finalmente ci rendiamo conto di dove ci troviamo e il posto è ancora più bello di quanto ci aspettavamo. Non è un appartamento, ma una “casa rural” su un unico piano, muri in sassi e tetto in coppi, pavimenti in cotto, soggiorno con bellissima cucina superaccessoriata (microonde, lavatrice.), camera con due letti, bagno con biancheria. All’esterno un cortile di ghiaia delimitato da una staccionata e lettini per il sole. La veduta è favolosa: sotto di noi le viti basse ricoprono il fianco della montagna e scendono a terrazze fino al mare diverse centinaia di metri più giù, non un’abitazione tra noi e l’oceano e di fianco il Volcan San Antonio. Pedro, sei un mito! Il problema è che percorrere la strada di ieri sera vuol dire rischiare la vita ogni volta che si esce e si torna a casa. Fortunatamente riusciamo a trovare un percorso alternativo che ci permetterà di conservare intatta la pelle.
Come primo giorno spariamo in alto: andremo fino su al nord, lungo la costa est, per vedere le piscine naturali di Charco Azul. Si tratta di pozze di acqua di mare ricavate con delle barriere di scogli e cemento, completate con le scalette da piscina, per fare il bagno nell’acqua dell’oceano senza rischiare la vita. Purtroppo il tempo non è favoloso ci costringe alla felpa, ma verso sud si vede Santa Cruz illuminata dal sole: cambio di programma, veloce spesa al supermercato e quindi in spiaggia a Los Cancajos, poco più a sud della capitale. La spiaggia è vulcanica e la sabbia è nera e finissima; l’acqua è molto bella anche se il fondo scuro non ne mette completamente in risalto i colori. Scopriamo a nostre spese che la sabbia nera amplifica l’effetto dei raggi solari fino a diventare incandescente, tanto che ogni volta che dobbiamo lasciare il salviettone per andare a fare il bagno (di corsa, naturalmente!), è come camminare sui carboni ardenti come i fachiri indiani. Arrivare ad immergere i piedi nell’acqua dopo avere camminato nell’inferno è una sensazione di grande sollievo. Purtroppo, presi come eravamo dalla smania della spiaggia, abbiamo dimenticato la busta dell’insalata in auto, sotto il sedile, sotto il sole cocente. Adesso è marcia e puzzolente.

03/08/2006 – LA PALMA: COSTA OVEST – PUERTO NAOS (180 KM)
La Palma è un’isola verdissima, piena di boschi e pinete, con spiagge nere vulcaniche e disseminata di bananeti. Aveva ragione la hostess della Binter: quando le abbiamo detto dove eravamo diretti, ha sospirato “Ah, la Palma, la mas bonita”. Oggi partiremo all’esplorazione della costa ad ovest, che percorreremo per intero fino all’ingresso della Caldera de Taburriente a nord, oltre Punta Gorda. La strada, naturalmente piena di curve, si trova ad un’altezza considerevole e costeggia grandi foreste di pini di una specie particolarmente resistente al fuoco e in grado di germogliare nuovamente in tempi ridotti dopo un eventuale incendio. Sulla strada incontriamo un “drago centenario”, una pianta molto curiosa particolarmente longeva. La strada è lunga e l’ultimo tratto piuttosto impervio e il richiamo del mare è sempre più forte: dietro front, addio caldera, andiamo in spiaggia. Si ritorna verso sud e circa a metà dell’isola ci fermiamo a Puerto Naos, piccola località turistica con sabbia naturalmente nera e palme sulla spiaggia. E’ ora di stendere il salviettone. Arriva il momento del bagno, il mare dista solo una ventina di metri e senza pensarci ci incamminiamo verso l’oceano senza ciabatte; pochi passi ci bastano per rimpiangere di averle lasciate sui salviettoni. La sabbia nera non perdona. Una volta rientrati nella nostra casetta a Fuencaliente, veniamo letteralmente assaliti dai morsi della fame e, mancando ancora un po’ all’ora di cena, affondiamo i denti in uno dei nostri salami e sbraniamo una delle nostre saporite punte di parmigiano: la “merenda” (così chiameremo questa brutale spazzolata pomeridiana) diventerà una sana tradizione di tutti i pomeriggi al ritorno dalle nostre escursioni. Il tramonto dal nostro cortile è qualcosa di indimenticabile. Dopo cena, lettini sotto al portico per terminare la giornata con una birra sotto le stelle davanti all’Atlantico.

04/08/2006 – LA PALMA: LOS TILOS (100 KM)
Anche se il nostro è un viaggio di “mare” l’isola di La Palma è talmente bella e verde che merita di fare anche alcune escursioni all’interno, anche se ci costeranno sudore e fatica. Uno dei percorsi consigliati è quello che porta al mirador di Los Tilos: bisogna percorrere la LP1, superare Santa Cruz e proseguire fino a San Andres, dove si imbocca una bella strada in mezzo ai boschi che porta verso l’interno. Una volta parcheggiata l’auto, cominciamo a salire a piedi lungo il sentiero, tra i boschi e le felci, ma la salita è più dura di quello che pensavamo. All’arrivo siamo praticamente spompati, ma ce lo siamo anche un po’ cercato, dato che abbiamo fatto la salita con le infradito! (pazzi furiosi). Dopo una sberla del genere, facciamo una bella sosta per vedere il panorama e per riprendere il fiato, perché anche la discesa non sarà uno scherzo. Sulla strada del ritorno passiamo ancora per Santa Cruz che è proprio una bella cittadina con case di colori vivaci e balconi in legno molto caratteristici. L’architettura qui a La Palma è molto semplice, ma unica: le strade sono costeggiate da tante piccole “casas rurales”, generalmente su un unico piano, tutte ristrutturate ed in ottimo stato, che gli abitanti stanno cominciando ad affittare per le vacanze; molti spagnoli (ma anche molti
nordici) hanno capito che il posto non è male.
Anche la nostra casa, casa Carolina (come l’ha battezzata il nostro Pedro) è una tipica casa rural. E per finire, bagno a Los Cancajos, sulla nostra sabbia nera.

05/08/2006 – LA PALMA: CALDERA DE TABURRIENTE (140 KM)
La caratteristica fondamentale dell’isola di La Palma è un territorio completamente dominato da fenomeni vulcanici, alcuni antichissimi, alcuni più recenti (il nostro vicino di casa per esempio, il Volcan San Antonio, ha eruttato l’ultima volta nel 1947, praticamente ieri l’altro). Oggi ci aspetta la famosa Caldera de Taburriente, quello che resta di un enorme cratere vulcanico dal quale è partita una eruzione gigantesca che ha dato origine a buona parte dell’isola.
Abbiamo perso tanto tempo alcuni giorni fa per raggiungere la caldera da nord (senza portare a termine l’impresa), quando l’ingresso più facilmente raggiungibile ed anche più spettacolare si trova a sud, oltre Los Llanos de l’Aridane, poco distante da El Paso. Una bella strada sale piano piano snodandosi tra le pinete fino ad arrivare al mirador de la Cumbrecita, che offre una grandiosa veduta a 360°. La caldera, che dà proprio l’impressione di una grande pentola, è un anfiteatro circondato da vette alte più di 2000 metri, ricoperto da boschi di “pino canario” e si vede ancora benissimo il canale terminale che ha riversato in mare tutto il magma. E’ il paradiso degli amanti del trekking che qui trovano centinaia di chilometri di sentieri, rifugi e possibilità di campeggio. Un paesaggio di alta montagna a poche decine di chilometri dal mare, in mezzo all’oceano Atlantico.

06/08/2006 – LA PALMA: PLAYAS NEGRAS (30 KM)
I paesaggi di La Palma sono estremamente vari e cambiano nel giro di pochi chilometri. Siccome negli ultimi giorni ci siamo sbattuti un po’, passeremo la giornata di oggi tra le spiagge e spiaggette (e sono davvero tante) proprio sotto casa nostra. Si tratta di fare solo un po’ di tornanti in mezzo ai bananeti e dopo pochi chilometri siamo a Playa de la Zamora; di fianco, con un sentiero piuttosto facile, si raggiunge Playa Chica. Entrambe sono piccole spiagge vulcaniche, di sabbia nera e sassi, incastrate tra le rocce in fondo a due piccole baie, dove l’acqua è limpida e si può fare il bagno tranquillamente. Un piccolo spostamento verso sud, fino sotto le pendici del Volcan San Antonio, dove lava, ceneri e lapilli dell’ultima eruzione hanno creato un paesaggio veramente lunare, e facciamo il bagno nelle spiaggette poco affollate di Los Abadejos, Playa Nueva e Playa del Faro. Qui la lava finissima arriva fino sul mare. Dato che l’ultima eruzione del San Antonio è avvenuta nel 1947 e considerato che gli esperti ne prevedono altre perché non è completamente a riposo, il Volcan merita una visita dall’alto, sull’orlo del cratere: da una parte la caldera e dall’altra l’Oceano Atlantico, la veduta non è male, non c’è che dire; là sotto si vede anche la nostra “Casa Carolina” in mezzo ai vigneti.

07/08/2006 – LA PALMA: ULTIMO DIA EN LA PALMA
Ci dispiacerà mollare la nostra casa rural: oltre ad essere molto bella, la casetta si trova anche in una posizione invidiabile e piuttosto isolata dal paese di Las Indias (circa due chilometri). Durante il giorno siamo sempre stati in giro a zonzo per l’isola, ma alla sera, al ritorno, ci sono una pace ed una tranquillità che condite con il tramonto sull’oceano rendono questo posto unico. Per alcuni giorni siamo rimasti gli unici abitanti del posto, poi è arrivata una coppia di cinquantenni, chiaramente nordici, che si sono accomodati nella casetta gemella, di fianco alla nostra. “Gli olandesi”, li avevamo soprannominati, anche se non abbiamo mai saputo da dove venissero veramente. In cinque giorni non li abbiamo mai sentiti parlare, neanche tra loro: lui sempre seduto in veranda a leggere, ad ogni ora del giorno e fino a tarda sera, lei sempre alle prese con i lavori di casa (un bilocale di trenta metri quadri non può richiedere così tanto impegno). Niente, neanche una parola. Abbiamo provato a stordirli con gli aromi delle nostre carbonare, per vedere un minimo di reazione, ma loro erano sempre più rigidi e taciturni. Che bel quartetto: noi, due italiani vocianti e pittoreschi, creatori di aromi di sughi e paste condite, loro due freddi nordici che non si sarebbero scomposti neanche per una sboccata del San Antonio.

08/08/2006 – EL HIERRO
Siamo arrivati a La Palma col buio, ce ne andiamo col buio, come i ladri. Levataccia alle 5 del mattino, dobbiamo essere in aeroporto alle 6 e lasceremo la nostra Citroen Saxo incustodita nel parcheggio del terminal; ci penserà Pedro a venirsela a prendere. Oggi ci sposteremo sulla seconda isola del nostro viaggio: El Hierro, la più piccola di tutte. Non c’è un volo diretto da La Palma, ma è necessario uno scalo a Tenerife Nord. Gli aeroporti delle isole minori dell’arcipelago sono molto piccoli, ma moderni e funzionali e molto ben curati. Quello di Hierro viene chiuso durante la notte perché non ci sono voli. Il bimotore ci sbarca sull’isoletta e ritiriamo la Opel Meriva, noleggiata sul sito internet della Cicar (Euro 131,00 per 5 giorni). Abbiamo acquistato tutti i voli interni sul sito della Binter, a prezzi variabili tra i 40 e i 60 euro a tratta; non vengono emessi biglietti cartacei, ma è sufficiente presentarsi al check-in con la stampa del numero di prenotazione. Siamo molto curiosi di vedere la nostra casetta, trovata su un depliant e frutto di uno scambio di e-mail con il proprietario, un certo Cayetano Armas, che deve essere un vero “personaggio”, affittata a 200,00 euro per 5 notti (100,00 con bonifico dall’Italia, il resto da saldare in contanti in loco). Las Casitas (è il nome del nostro residence) è un piccolo complesso di cinque appartamenti, semplici ma funzionali (soggiorno con cucina, camera e bagno), hanno una piccola piscina sul retro e al piano terreno c’è un ristorante. Partiamo alla scoperta dell’isola ma ci rendiamo conto ben presto che c’è davvero poco: le spiagge per esempio (per come le intendiamo noi = sabbia) sono praticamente inesistenti e per ovviare a questa penuria sono state create delle piscine in riva all’oceano, ottenute chiudendo gli scogli con barriere di rocce e cemento. L’unica spiaggia vera e propria è quella rossastra di Playa del Verodal, sulla estrema punta ad ovest dell’isola. Vento insopportabile e mare troppo incazzato per essere balneabile, ci spingono altrove, verso Playa Arena Blancas (“blanca” solo perché un po’ più chiara delle altre). Vicino a casa nostra c’è un “lagartario”, una sorta di rettilario con le lucertole giganti del Hierro, salvate dall’estinzione. Siccome abbiamo fiutato che c’è un po’ pochetto da vedere sull’isola e dovendoci trascorrere ben cinque giorni, vedremo il lagartario più avanti (della serie “cerchiamo di spalmarci per bene quel poco che c’è da vedere). Non ci resta che collaudare la piccola piscina del residence. Riflessione della sera: l’impressione che cinque giorni a El Hierro siano mezzi buttati via sta diventando una certezza.



09/08/2006 – EL HIERRO (KM 80)
Sveglia per andare ad esplorare le coste est e sud. Passiamo da Pozo de las Calcosas e da Charco Manso dove sono state create delle piscine naturali (pare che sia l’unico modo per avvicinarsi al mare da queste parti). Valverde, il capoluogo, è un paesino tranquillo senza niente di particolare e quindi lo lasciamo in fretta per andare a Playa del Tamaduste, poco distante dall’aeroporto: paesino carino, baie riparate con acqua pulita per il bagno. Ma non siamo ancora convinti e proseguiamo lungo la costa in direzione sud fino a Puerto de la Estaca. Nelle nostre rispettive teste sta frullando e prendendo forma un pensiero orrendo, che non abbiamo il coraggio di confessarci reciprocamente, ma che è la vera e cruda realtà: abbiamo sbagliato isola e abbiamo riservato troppi giorni ad un posto che ne meriterebbe al massimo due. In poche parole, abbiamo pestato. Ma ormai siamo in strada e si va avanti fino a Roque de la Bonanza, dove la cartina indica “playas”, ma si tratta in realtà di distese di sassi, quindi di scomodità estrema sotto il salviettone. Siamo sempre più dubbiosi: in un giorno e mezzo abbiamo quasi completamente setacciato l’isola e quello che abbiamo trovato non ha ripagato le nostre aspettative. Si ritorna verso casa, con sosta alle piscine di Las Puntas. Stiamo quasi per preparare la cena, quando finalmente vuotiamo il sacco con le reciproche confessioni. Breve summit e il risultato è: andiamo via subito! E qui viene il bello, perché cominciamo subito a pianificare la fuga. Guarda caso l’isola successiva da visitare (La Gomera) prevede una doppia tratta aerea con scalo a Tenerife Nord il 13/8. Perché allora non anticipare il volo verso Tenerife e restarci qualche giorno prima di volare a La Gomera? Avremmo l’occasione di vedere un’altra isola, che non rientrava nei nostri piani iniziali e che avevamo volutamente tenuto da parte per il futuro. Basta solo chiedere in aeroporto se i nostri voli sono sostituibili. L’idea ci pare favolosa e ci mettiamo al lavoro. Un’occhiata alla Lonely Planet e individuiamo un hotel a buon mercato a Tenerife (a Puerto de la Cruz, per la
precisione): una telefonata, spagnolo ormai fluente, e la prenotazione è fatta. Poi, visto che dobbiamo ancora saldare l’affitto al padrone di casa, cercheremo di tirare l’acqua al nostro mulino: alla fine riusciamo a concordare 100,00 euro per questi due giorni (anziché i 200,00 per tutti e cinque). Molto bene. Dato che a quest’ora l’aeroporto è chiuso, l’operazione “spostamento volo” è rimandata a domani mattina: ormai abbiamo deciso per la fuga e andremo fino in fondo, anche se dovremo acquistare nuovi biglietti. Orgogliosi di noi stessi per la reattività, ci autopremiamo con una meravigliosa paella al ristorante del piano terreno. E domani bye bye Hierro.

10/08/2006 – TENERIFE (KM 90)
Per non smentirci, la sveglia e la partenza vengono fatte rigorosamente con il favore delle tenebre. Come i ladri, come sempre. L’aeroporto di Hierro è ancora chiuso e aspettiamo pazientemente nel parcheggio. Verso le 7,00 del mattino ci aprono e ci precipitiamo agli uffici della
Binter: qui si che sono svegli, i nostri voli sono sostituibilissimi e siccome la prima partenza utile ha ancora un sacco di posti liberi, ci fanno il cambio in quattro e quattr’otto. Manca solo l’ultimo dettaglio: dobbiamo disfarci della Opel Meriva, che abbiamo noleggiato (e già pagato) per altri tre giorni. Spieghiamo la nostra situazione all’ufficio della Cicar e chiediamo un buono sconto sul prossimo noleggio a Tenerife oppure il rimborso per i tre giorni di mancato utilizzo. Buona la seconda, il rimborso arriverà direttamente sulla carta di credito. Praticamente con quello che abbiamo risparmiato sull’appartamento (100,00
euro) e sull’auto (54,00 euro) copriremo un po’ di spese a Tenerife. A questo punto le pratiche di “variazione itinerario” sono felicemente concluse e siccome la nostra agenzia viaggi “siamo noi stessi”, non ci sono costi aggiuntivi per il tour operator. All’aeroporto di Tenerife Nord dobbiamo sbatterci un po’ per trovare un’auto dal prezzo abbordabile. Alla fine alla Betacar riusciamo a trovare una Grande Punto, che è un cesso colossale, alla modica cifra di 153,00 euro per 3 giorni. Va benissimo. Abbiamo prenotato (al telefono, ieri sera) l’hotel Alfomar a Puerto de la Cruz, ad una ventina di chilometri a ovest dell’aeroporto: la camera è molto semplice, ma per noi va benissimo. Il prezzo è fantastico: 75,00 euro per tre giorni e davvero non potevamo sperare in meglio. L’unico lato negativo è che si trova in pieno centro, con tutto quello che ne consegue in termini di casino notturno e posteggio dell’auto (vie strette, affollate e selvaggiamente pluriparcheggiate). Ma alla fine noi dobbiamo stare qui solo tre notti e per giunta durante il giorno saremo da tutt’altra parte. Meglio qui che a El Hierro. Ormai è pomeriggio e ci vaschiamo la costa nord fino a Buenavista del Norte, incontrando diverse spiaggette nere piuttosto affollate. Qualche sosta sulla sabbia e poi, visto che il tempo non è favoloso, ritorniamo a Puerto de la Cruz dove ci beviamo il Jardin Botanico, con un sacco di piante tropicali, un vero “must” per noi. Uno degli aspetti più positivi del nostro hotel è la vicinanza di alcuni piccoli ed accoglienti ristorantini di ottimo pesce a prezzi incredibilmente bassi. Non possiamo lasciarci sfuggire l’occasione e tutte e tre le sere di nostra permanenza andremo a beccare in questi ristoranti dove, a conti fatti, la spesa non sarà mai superiore a 29,00 euro in due!

11/08/2006 – TENERIFE: PLAYA DE LAS AMERICAS (KM 240)
Tenerife, come tutte le Canarie, è un’isola vulcanica e pertanto le spiagge sono nere. Avendo già fatto il pieno di sabbia nera nei dieci giorni precedenti, dato che le uniche spiagge chiare sono al sud, faremo uno sforzo disumano e andremo fino a Playa de Las Americas. L’isola non è particolarmente bella: fino ad ora, tra quelle che abbiamo visitato (compresi gli altri viaggi) è quella dove il turismo ha masticato di più. Santa Cruz de Tenerife per esempio è una grande città sul mare, cresciuta in modo disordinato e con un traffico caotico.
Lungo la costa est si trovano numerose spiagge nere, ma altrettanto numerose sono le strutture turistiche ad impatto devastante con condomini e grattacieli che arrivano fino sul mare. Poco oltre Santa Maria del Mar si trova il Puerto Deportivo che sembra una piccola Montecarlo. Il Pico del Teide con i suoi 3700 metri domina dal centro dell’isola con il suo profilo inconfondibile ed è visibile da qualunque punto di Tenerife. Solo verso il sud le costruzioni diventano un po’ più rade e finalmente dopo più di 100 chilometri, arriviamo a Los Cristianos che forma un’unica città con Playa de las Americas, il paradiso del turista medio. Ristoranti cinesi e pizzerie pseudo italiane si alternano a casinò, discoteche e locali notturni, il tutto in mezzo ad una giungla di giganteschi alberghi con piscine. Era giusto farci un breve tour per vedere, ma, dato che tutto questo non fa per noi, ce ne andiamo rapidamente alla ricerca di spiaggia e mare che troviamo a El Medano: finalmente sabbia chiara (dorata) e mare a perdita d’occhio. Bagno. Una bella grigliata di pesce a buon mercato chiude degnamente la giornata in uno dei ristorantini vicini al nostro albergo.

12/08/2006 – TENERIFE: PLAYA DE LAS AMERICAS (KM 240)
Ad essere sinceri fino in fondo, Tenerife non ci entusiasma. Sarà per il casino, sarà per lo sfruttamento edilizio selvaggio, ma fino ad ora tra tutte le Canarie che abbiamo visto (Hierro è un caso a parte) è la meno interessante. Questi tre giorni sono stati fondamentali per renderci conto di come stanno veramente le cose: avevamo volutamente escluso Tenerife dal nostro viaggio proprio perché abbastanza grande da dedicarle un viaggio intero in un prossimo futuro. Adesso abbiamo la certezza che non ce ne frega niente di tornare qui.
Dato che la Playa del Medano ieri ci è piaciuta, considerando che le altre che abbiamo visto sono nere e affollate, percorreremo anche oggi oltre 100 chilometri per andare a prendere la nostra razione di sole quotidiana al sud. Domani abbiamo il volo per la Gomera. I nostri piani originari avrebbero previsto la partenza da Hierro in mattinata, sosta a Tenerife e partenza per la Gomera con il primo volo del pomeriggio. Il sole, il mare e la spiaggia hanno sempre avuto un effetto ipervitaminico sui nostri cervelli e così oggi le rotelle cominciano a girare vorticosamente e ci mettiamo ad elaborare un nuovo piano diabolico: siamo già a Tenerife, domani non avrà senso aspettare il pomeriggio per volare a La Gomera, un volo in mattinata ci farebbe guadagnare mezza giornata. In fondo si tratterebbe solo di sostituire le nostre prenotazioni.. E noi abbiamo già avuto la dimostrazione di quanto la Binter Canarias sia una compagnia brillante. Detto, fatto. Mettiamo mano al numero verde della Binter con il cellulare, comodamente sdraiati al sole sulla playa e, grande spettacolo, ci cambiano il volo al telefono! Basterà presentarci al check-in con il nuovo numero di prenotazione che ci hanno affibbiato e che noi abbiamo prontamente trascritto a penna sulla carta dei panini. Deve essere la prima volta che un biglietto aereo viene emesso su un pezzo di carta unta. A questo punto ci vengono in mente i peggiori pensieri sulla nostra italianissima compagnia di bandiera che… lasciamo perdere. Dopo tutto questo lavoro, ci meritiamo una grigliata di pesce anche stasera.

13/08/2006 – LA GOMERA: PLAYA SANTIAGO, SAN SEBASTIAN (KM 50) Il nostro è senz’altro un giro abbastanza insolito: La Palma, Hierro e La Gomera non fanno parte delle rotte turistiche tradizionali e per questo andavano viste. Se la prima è stata una piacevole sorpresa, la seconda ci ha fatti scappare a gambe levate e, dopo il fuori programma a Tenerife, ci aspetta La Gomera, per la quale abbiamo grandi aspettative. All’aeroporto di Tenerife non crediamo ai nostri occhi: faremo il volo con l’aereo più piccolo sul quale siamo mai saliti, 19 posti, senza bagno (c’era poco da scegliere: o il water o i bagagli) e siccome non c’è neanche il posto per lo steward, il pilota copre i due ruoli. Chiameremo questo piccolo oggetto volante, il “Binterino”. Il volo dura circa venti minuti e all’aeroporto di La Gomera ci aspetta una Opel Meriva (prenotata con le consuete modalità, via internet) alla Cicar al prezzo di 146,00 euro per 5 giorni.
Il Tapahuga, trovato su internet (manco a dirlo) e prenotato con un giro di e-mail al prezzo di 200,00 euro per 5 notti, si trova a Playa Santiago, sul mare a pochi chilometri dall’aeroporto. E’ un piccolo residence con appartamenti semplici ma completi (soggiorno con cucina, camera bagno) e con la piscina sul tetto. Tra le diverse opportunità, noi abbiamo scelto un appartamento senza vista mare (per spendere meno). Facciamo un salto a San Sebastian che dista dieci chilometri in linea d’aria, ma per arrivare bisogna percorrere le strade interne sulle montagne e ci vuole quasi un’ora. San Sebastian è il centro principale dell’isola e dal suo porto partono i traghetti veloci del Garajonay Express che lo collegano a Tenerife, là davanti con il Pico del Teide in bella mostra. Anche a La Gomera le spiagge sono di sabbia nera; molto bella è Playa de la Cueva, dove finalmente stendiamo i salviettoni. Per le serate Playa Santiago non offre granchè, anche se effettivamente noi siamo di poche pretese; comunque i ristoranti chiudono piuttosto presto, tanto che ci presentiamo alle nove e ci dicono che la cucina è già stata pulita. Se vorremo andare a mangiare fuori nelle prossime sere sarà meglio cambiare i nostri orari. Fortunatamente proprio sotto il Tapahuga c’è una pizzeria (italiana, anche
qui) che ci salva la vita, dato che non abbiamo fatto la spesa.

14/08/2006 – LA GOMERA (KM 50)
La Gomera è un’isola completamente montuosa, anzi sembra la sommità di un monte emersa dall’oceano, che arriva quasi a 1500 metri. Non ci sono pianure, ma solo vallate piuttosto strette che dal centro dell’isola scendono verso il mare. Naturalmente le coste sono piuttosto frastagliate, ma in fondo alle vallate sul mare c’è posto per piccole spiagge nere. I centri abitati si trovano tutti sul mare, ma non ci sono strade costiere che li uniscono; tutte le carreteras partono dai paesi sull’oceano e puntano verso il centro dell’isola, per poi ripartire come i raggi di una ruota. Infatti per andare da un centro all’altro si impiega un sacco di tempo. Lungo le strade, oltre a boschi e mirador, troviamo spesso delle aree attrezzate con due costruzioni di mattoni ad uso pubblico, una con una fila di dieci-quindici griglie in muratura, l’altra con tavoli e panche di legno, che stanno a sottolineare la grande passione degli spagnoli delle Canarie per le grigliate e il casino. E infatti la gente arriva in questi posti con carichi disumani di carnazza e bottiglie di vino e birra per mangiare e bere fino a crepare e poi cantare a squarciagola. Ce le avessimo anche noi in Italia queste aree del bengodi. Per oggi andiamo un po’ a zonzo per l’isola ed abbiamo il primo assaggio della principale attrattiva, il Parque de Garajonay, che copre buona parte della superficie di La Gomera.

15/08/2006 – LA GOMERA: VALLE GRAN REY (KM 90)
La meta di oggi si trova nella parte occidentale dell’isola, Valle Gran Rey. Partendo da Playa Santiago percorriamo la “ruta sur” verso Alajero e poco dopo entriamo nel famoso Parque de Garajonay, dove la strada stretta ma molto ben tenuta si snoda in mezzo a boschi verdissimi. In alcuni punti la foresta si chiude sopra le nostre teste, formando delle gallerie naturali molto suggestive. Che si trattasse di un posto con una vegetazione molto abbondante, lo avevamo letto, però non ci aspettavamo una tale ricchezza (anche di palme) su un’isola così piccola in mezzo all’Atlantico. I numerosi mirador che troviamo lungo le strade offrono splendide vedute panoramiche, dalle quali si vedono anche Hierro e La Palma. Valle Gran Rey si raggiunge dall’alto, scendendo lungo la vallata omonima in mezzo ai palmeti e ai bananeti. Il centro principale, che è sulla costa e porta lo stesso nome, è una località turistica molto frequentata soprattutto da tedeschi, con molte spiaggette di sabbia nera. Come sempre, snobbiamo le spiagge davanti a i centri abitati, preferiamo quelle un po’ più isolate e Playa de l’Ingles, leggermente fuori dal paese fa al caso nostro. Il bagno è d’obbligo, ma il mare, piuttosto incazzato, ci sbatte a destra e sinistra contro le rocce. Un po’ malconci, come se ce le avessero suonate, con qualche livido usciamo dall’acqua: meglio prendere il sole. Sulla strada del rientro andiamo alla ricerca del famoso “Drago de Agalan”, un albero millenario che le mappe e i segnali stradali indicano da queste parti. Molliamo la macchina e proseguiamo a piedi, ma il sentiero, ripido e in discesa (che poi inevitabilmente si trasformerà in pesante salita) è più lungo di quello che credevamo. Così, senza avere raggiunto il drago, abbandoniamo l’impresa.

16/08/2006 – LA GOMERA: PARQUE GARAJONAY (KM 80)
La principale attrattiva de La Gomera è il Parque Nacional de Garajonay, che copre buona parte dell’interno. E’ un unico grande bosco di piante sempreverdi molto rigogliose, dove si manifesta un fenomeno unico, quello delle brume che quotidianamente avvolgono le foreste e lasciano sulle piante l’umidità che sopperisce alla mancanza d’acqua. Grazie a questo fenomeno i boschi sono pieni di felci e allori (laurisilva) e i tronchi grondano letteralmente di muschi.
Partiamo alla scoperta del parco, dove i mirador sono numerosissimi, ma un posto bello da togliere il fiato è Los Roques, una balconata dalla quale abbiamo una gran veduta su Tenerife, mentre siamo circondati da tre mastodontici picchi rocciosi che ricordano vagamente certe illustrazioni di Machu Picchu, in Perù. L’impatto è incredibile: restiamo qui in silenzio per un’ora e mezzo solamente per guardarci attorno, fare foto e goderci la pace. Mentre siamo qui assistiamo in diretta al fenomeno delle brume: sulle montagne circostanti arrivano delle formazioni nuvolose che, in continuo movimento, ricadono sui boschi come una cascata, un po’ come se una gigantesca colata di panna montata venisse versata sopra a una torta. Il giro continua attraverso tutti i mirador fino ad addentrarci nel Bosque del Cedro, molliamo la macchina ed entriamo nel bosco: la foresta è fittissima, tanto da non vedere il cielo e i tronchi, ricoperti da muschi cadenti, rendono il paesaggio quasi irreale, sembra di essere dentro a quelle foreste popolate da mostri e gnomi che si vedono sui libri per bambini. Non avendo avuto il tempo per andare al mare, una volta rientrati a casa, andiamo ad inaugurare la piscina sul tetto del nostro residence. E non è male.

17/08/2006 – LA GOMERA: HERMIGUA (KM 100)
Abbiamo ormai setacciato buona parte dell’isola, ci manca solo il nord ed oggi è l’ultimo giorno disponibile. Attraversiamo parte del Garajonay fino ad arrivare a Vallehermoso e poco dopo siamo in mezzo ai bananeti di Hermigua, che sendono a terrazze dai fianchi delle montagne fino all’oceano. A Playa de Hermigua imbocchiamo una stretta strada che sale lungo il fianco della montagna per arrivare a Playa de la Caleta, bella spiaggia di sabbia nera dove ci becchiamo un bel bagno. Non siamo i soli perché, tra l’altra gente, c’è anche un gruppetto di donne obese ultrasessantenni che si divertono come delle matte a sfidare l’oceano gettandosi a peso morto sulle onde. Uno spettacolo.. Geriatrico. Domani ci attende un altro spostamento, questa volta per arrivare a Fuerteventura, dove abbiamo prenotato un piccolo residence a El Cotillo. Piccolo imprevisto: gli operatori di Hotelkey (il sito sul quale abbiamo fatto la prenotazione di Fuerte) ci contattano e ci informano che a causa di un disguido la nostra futura casetta è in overbooking. Peccato, perché il posto che avevamo scelto era veramente da randagi e costava poco (209,00 euro per 4 notti). Però a questo punto, dato che l’imprevisto non dipende da noi, Hotelkey non può lasciarci a piedi e ci deve garantire in loco (o nelle vicinanze) una struttura di livello almeno pari se non superiore e, cosa più interessante, senza pagare il becco di un euro in più. E infatti ci propongono un residence “tre stelle” (niente a che vedere con le stelle italiane: un “tre stelle” spagnolo equivale tranquillamente ad un quattro stelle italiano), con piscina e colazione a buffet, a Corralejo, poco distante dalla nostra destinazione originaria. Naturalmente non ci sogniamo nemmeno di fare storie: va bene così, stavolta ci abbiamo guadagnato. Non ci resta che entrare in un internet point, aprire la e-mail e stampare il nuovo voucher. Che servizio spettacolare!

18/08/2006 – CORRALEJO, EL COTILLO (KM 100)
Sbarchiamo a Fuerteventura con un volo della Binter Canarias provenienti da La Gomera via Tenerife Nord. All’aeroporto ci attende una Citroen C1 noleggiata sul sito della Autoreisen (compagnia di noleggio auto, affidabile ed economica) al prezzo di Euro 101,00 per quattro giorni . Si legge ovunque che Fuerteventura ha le spiagge più belle d’Europa e siccome non vediamo l’ora di verificare, inforchiamo subito la FV1 verso Corralejo (costa nord , 40 km dall’aeroporto) per mollare i bagagli nella nostra nuova cameretta e buttarci al mare. Il nostro appartamento si trova nel complesso turistico Las Olas a Corralejo, non lontano dal centro: è una specie di loft, con soggiorno con grandi vetrate sul giardino, angolo cottura (che non ci sogniamo neanche di sporcare!), zona notte con un bagno che sembra una discoteca. Questo posto faraonico ci costa la modica cifra di 209,00 Euro totali per quattro notti, compresa la colazione a buffet, grazie all’overbooking di Hotelkey di cui abbiamo già parlato (vedere La Gomera, 17/08). E’ un vero affare. Festeggiamo l’evento trascorrendo il resto del pomeriggio sulle dune di Corralejo, un posto magico a pochi km da casa nostra, con spiagge bianche e acqua azzurra e trasparente come ai caraibi. Le spiagge di questo posto fanno parte delle ultime propaggini del Parco Naturale di Corralejo, una distesa di dune come il deserto del Sahara.
Breve spostamento verso ovest, superando Corralejo, per andare ad aspettare il tramonto in quel posto che noi battezzeremo “il santuario”: Playa El Cotillo. E’ una spiaggia lunga diversi chilometri, alla quale si accede solo a piedi dopo avere lasciato l’auto sulla scogliera: la sabbia è dorata, il mare azzurro-verde, pulito e sempre in discreto movimento, per la gioia di surfer e kitesurfer che qui trovano pane per i loro denti. Il posto è bellissimo e noi torneremo in pellegrinaggio al santuario tutte le sere della nostra permanenza a Fuerte.

19/08/2006 – CALETA DE FUSTE, ANTIGUA, BETANCURIA, LOS MOLINOS (KM 180) Siccome è sabato ne approfittiamo per andare fino a Caleta de Fuste dove oggi si tiene il mercato settimanale, che a quanto pare deve essere molto pittoresco. Caleta de Fuste è una località sulla costa est, quindici chilometri a sud di Puerto del Rosario, con grandi alberghi ed insediamenti turistici. Puerto del Rosario è orrenda, non vale neanche la pena di fare una sosta e per questo utilizziamo con grande piacere la tangenziale. L’unica cosa decente è la spiaggia (Playa Blanca) tra l’abitato e l’aeroporto.
Veramente dal mercatino di Caleta de Fuste ci aspettavamo qualcosa di più, magari aloe, sculture, vasellame. boh. Invece gli espositori sono quasi tutti africani che vendono i medesimi oggetti che si trovano nelle nostre
fiere: le solite maschere e sculture in legno, i soliti tappeti, oltre agli immancabili occhiali e cinture. La nostra sosta a Caleta non dura molto perché anche la spiaggetta, rossastra e con acqua non favolosa, non è granchè e non stendiamo neanche i salviettoni. E siccome oggi è stato ormai battezzato come il “giorno del giro culturale” continuiamo sulla FV2 verso sud, inoltrandoci verso l’interno alla scoperta di Antigua, a vecchia capitale di Fuerte. Paesino piccolo, grazioso, con la classica chiesa bianca (un classico dei paesi ispanici) in mezzo alla piazza principale. Alla fine Antigua è tutta qui.
Si riprende la strada (la FV50) che ci porta fino a Morro Velosa a 610 mt, uno dei punti più alti di tutta l’isola, dove c’è uno dei mirador più spettacolari di tutta Fuerte, con un vento da paura. Fuerte è un’isola arida e piuttosto piatta, dove i colori dominanti sono il giallo e il marrone, non ci sono catene montuose e i picchi più elevati si aggirano intorno ai 650 – 700 mt, quindi i venti fanno quello che vogliono e la spazzano continuamente, mantenendola libera dalle nuvole. All’interno non ci sono boschi e neanche alberi, solo alcune palme qua e là; l’unica pianta veramente diffusa è l’aloe che trova il suo habitat naturale in questo clima semi desertico e che viene utilizzata artigianalmente per la produzione di creme. Oltre Morro Velosa arriviamo a Betancuria, un piccolo paesino-gioiello dominato da Casa Santa Maria, una imponente costruzione bianca del XVI secolo, con piccole finestre e tetti di coppi, a metà tra un castello e un edificio religioso.
Il viaggio culturale volge al termine perché il richiamo della spiaggia è ormai troppo forte, ma siamo comunque incuriositi dalla costa ovest, che a occhio e croce dovrebbe essere quella più selvaggia, dobbiamo vederla. Sulla strada per la Oliva facciamo una deviazione verso ovest e alla fine di una stretta strada ci ritroviamo a picco sull’Atlantico: siamo a Los Molinos, niente spiagge, ma scogliere, sassi e un oceano incazzatissimo. In compenso c’è un piccolo e ottimo ristorante di pesce sul mare. Si riparte e sulla strada verso nord facciamo una brevissima sosta a Casillas del Angel per dare un’occhiata alla facciata della Iglesia de Santa Ana, unica nel suo genere perché completamente nera (costruita con pietra lavica). Lo avevamo detto che si trattava di una giornata culturale Gran finale alla spiaggia di El Cotillo, come promesso.

20/08/2006 – PENISOLA DI JANDIA (KM 300)
Il giro di oggi è piuttosto ambizioso perché prevede una trasferta fino all’estremo sud dell’isola, nella penisola di Jandia. Dopo circa un paio di ore di auto arriviamo a Costa Calma, località piena di palme, frequentata soprattutto da turisti inglesi e tedeschi: da qui in poi la strada è un susseguirsi di splendide vedute su un’unica grande spiaggia bianca (Playa
Sotavento) lunga 18 km con un mare dai colori caraibici.
Eccoci a Morro Jable, l’ultimo paese della penisola, parcheggiamo l’auto e ci buttiamo sulla Playa de Matorral: sabbia bianca e mare bellissimo, naturalmente molto frequentata, ma gli spazi sono immensi e non si corre il rischio di avere l’effetto “Rimini”. Qualche ora di sole & mare e poi la nostra continua fame di viaggio ci spinge risalire la penisola fino a Playa Sotavento, già vista dai mirador questa mattina; anche qui è come essere ai caraibi. Dato che il vento non manca, i surfisti abbondano. Il viaggio di oggi è piuttosto impegnativo, ma con quello che costa la benzina alle Canarie (meno di un euro al litro), ogni pieno è una pacchia, mentre in Italia ogni rifornimento si affronta con l’allegria di un funerale. Durante il nostro viaggio a ritroso, poco dopo Costa Calma imbocchiamo a sinistra la strada per “La Pared”,che la mappa ci indica come “posto interessante”. A La Pared troviamo un villaggio turistico di alto livello (= per ricchi), ma non sembra esserci altro; ci spingiamo più avanti, verso la scogliera, almeno per vedere il mare. Ecco cosa c’è di interessante: sotto la scogliera dove abbiamo parcheggiato l’auto c’è una bellissima spiaggia scura lunga almeno un centinaio di metri, protetta su tre lati dalle “pareti” della montagna (ecco perché si chiama “La Pared”), una specie di piccolo El Cotillo, molto meno conosciuto e frequentato. Bingo, abbiamo trovato un altro posto da favola e restiamo qui fino al tramonto. Durante il ritorno troviamo il tempo per una breve sosta a Tarajalejo, ma solo per dare un’occhiata e toccare la sabbia di questa spiaggia che è nera e finissima. A Fuerte ci sono proprio tutti i tipi di sabbia. E il gran finale? Ma davanti ad una favolosa grigliata mista di pesce al nostro ristorante ufficiale, La Marisma a El Cotillo. Per la cronaca, siamo venuti a banchettare in questo ristorante per tutte e quattro le sere del nostro soggiorno a Fuerteventura; grigliate e fritti misti ci sono costati un massimo di 29,00 euro in due. Questa è vita.

21/08/2006 – CORRALEJO & EL COTILLO (KM 80)
Dopo avere macinato chilometri e chilometri negli ultimi giorni, ci meritiamo (è molto faticoso stare in vacanza, spiagge, sole e mare debilitano molto) una giornata di riposo totale. Faremo quindi i randagi tra le spiagge vicine al nostro covo. Naturalmente in mattinata si parte dalle dune di Corralejo, dove ci sono un gran numero di signore spiagge (Playa Bajo Negro, Playa del Moro, Playa de Corralejo); la cosa favolosa è che, una volta individuato il posticino dove vorrai sistemarti, basta parcheggiare e scendere al mare armati solo di salviettone e crema. E’ tutto libero e gratuito. E poi, a coronamento di tutto, parte del pomeriggio e il tramonto a “El Cotillo”, per l’ultimo saluto. Fuerteventura ha veramente le spiagge più belle d’Europa. Gran finale con grigliata, domani avremo il volo per Gran Canaria.

22/08/2006 – GRAN CANARIA (KM 100)
Per il gran finale di questa galoppata sulle Canarie abbiamo scelto Gran Canaria, sia perché rappresenta un punto logistico fondamentale (il nostro volo di rientro verso l’Italia partirà da qui) sia perché è ancora vivo il ricordo di un viaggio entusiasmante che ci ha portati qui meno di un anno fa. Useremo questi due giorni per un bel ripasso. All’aeroporto preleviamo la nostra Polo (questa volta noleggiata sul sito di Autoreisen, Euro 65,00 per 2 giorni). Dato che i posti che interessa rivedere sono concentrati sulla costa sud, abbiamo cercato (e trovato,
naturalmente!) una sistemazione a Playa de l’Ingles (bungalows Los Girasoles a Euro 115,00 per due notti), acquistata via internet su Expedia. Nel complesso c’è anche la piscina, che noi però non useremo. Ci aspetta l’anfiteatro bianco di Amadores, spiaggia sempre affollata, dove la sabbia è bianca (ma riportata) e il mare è azzurro. Purtroppo è sempre in agguato dietro l’angolo l’italiano cafone e vociante che si lamenta di avere trovato la pasta scotta al ristorante o la pizza “non come in Italia”. consigliamo Riccione, per un’altra volta. Senz’altro troverà la pizza di suo gusto. Un salto ad Anfi del Mar, bellissima spiaggia bianca (anche qui riportata) con mare turchese, alla quale si accede solo a piedi, scendendo un sentiero tra i giardini. E naturalmente, prima di rientrare al covo, una tappa d’obbligo alle dune di Maspalomas, con la consueta (è come se l’avessimo fatta ieri l’altro) passeggiata in mezzo al deserto, per poi arrivare all’oceano e restare fino al tramonto. Avevamo sognato questo momento per dieci mesi e adesso il sogno si avvera. Siamo molto soddisfatti, abbiamo fatto bene a tornare.

23/08/2006 – GRAN CANARIA (KM 80)
Ultimo giorno alle Canarie e quindi giro al pittoresco mercatino di Puerto de Mogan, un’oretta in mezzo a cianfrusaglie di ogni genere. Poi, mare. Tutto il resto del giorno sulle dune di Maspalomas, a rosolarci al sole come le lucertole. E quando ci ricapita? E’ veramente una vita durissima: il sole, il mare e le vacanze sono molto stressanti, si resiste appena. Siamo ormai alla fine, il grande cerchio sulle Canarie si sta chiudendo: ventiquattro giorni, sei isole, sei case, sei auto noleggiate, dieci tratte aeree, due salami sbranati, due punte di parmigiano reggiano divorate. Domani la Binter Canarias ci riporta in Italia, con due valigie di roba sporca e un carico di ricordi indimenticabili.

Se vi è piaciuto e avete bisogno di informazioni andate sul mio sito www.tripfabio.com e scrivetemi.

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