Istanbul: magie d’oriente alle porte d’Europa

di Michele Crocco –
Il 27 aprile, finalmente, io e mia moglie siamo riusciti a liberarci dal lavoro ed a partire per Istanbul. L’idea del viaggio e la decisione su dove andare è stata mia, colpito dalla storia e dal fascino particolare di questa città. Come detto, partiamo il 27 aprile da Lamezia alle 6,15, e dopo aver fatto scalo a Milano Malpensa, atterriammo ad Istanbul alle 13,40. La prima impressione che abbiamo all’arrivo all’aereoporto “Ataturk” è di essere comunque in una città occidentale, e non di trovarci alle porte d’oriente. Facciamo il visto (10 €) e passiamo al controllo dei passaporti, dopodiché prendiamo la nostra valigia e saliamo sul primo taxi (forse un po’ vecchiotto), e con 25-30 minuti circa, e con 12€, siamo davanti al nostro hotel, l’”Erboy”, a due passi da Santa Sofia e da tutti i monumenti più importanti di Istanbul. Ci accoglie una gentile e sorridente receptionist che ci fa sistemare subito nella camera da noi prenotata, la 105. La camera era al primo piano, un po’ piccola, con i due lettini separati, ma gradevole e ben pulita, e ciò ci è bastato. Dopo aver poggiato al volo i bagagli, subito abbiamo iniziato col visitare la città. Pioveva, ed è capitato spesso in questi 5 giorni, ma ciò non ci ha fermato. In strada non mi ci è servito neanche la cartina per orientarci: ci eravamo talmente preparati a casa su questo viaggio che sembrava di essere già stati per quelle strade.

La nostra prima meta è stata il Bazar Egiziano, dove i profumi delle spezie, e i colori e i sapori dei dolci (non potevamo non assaggiare, e abbiamo fatto bene visto che erano buonissimi!) ci hanno dato il primo vero impatto con l’oriente, così come il canto del muezzin che ricorda ai musulmani che è l’ora della preghiera. Ecco qual è la prima vera cosa che mi colpisce di Istanbul: gli odori particolari che aleggiano per le strade di questa meravigliosa città. Dal Bazar Egiziano usciamo proprio davanti alla moschea nuova, Yeni Camii, costruita nel 1597 da Mehmet III, molto bella e di grande valore religioso per la città. Le moschee in genere sono luoghi accoglienti dove si può entrare tranquillamente e scattare foto ( evitare, però, durante le cinque preghiere giornaliere, per non disturbare i fedeli), basta ricordarsi alcune semplici regole come togliersi le scarpe prima di entrare, e indossare un abbigliamento casto e decente, specie per le donne(mia moglie in borsa portava anche un velo per mettersi in capo, ma poche volte l’ha dovuto usare). Da lì, dopo esserci soffermati ad ammirare la bella e affollata piazza Eminonu, abbiamo attraversato il ponte di Galata, pieno di pescatori sopra, e ristoranti e locali vari sotto (ad ogni ristorante un cameriere davanti l’ingresso ci “costringeva” a fermarci ed a leggere il menù in varie lingue), e ci siamo diretti verso la torre di Galata, che si raggiunge dopo una bella salitina. La torre si visita prendendo un ascensore che porta i turisti su in cima (dove, fra l’altro c’è anche un ristorante), da dove si può ammirare uno spettacolare panorama di Istanbul, che fa passare in secondo piano l’esoso costo del biglietto per visitare la torre (10 € a persona). Scesi dalla torre siamo andati a cambiare un po’ d’euro (100€) in lira turca (175 YTL circa) e siamo andati a mangiare qualcosina di fronte all’imbarcadero, da dove partono i traghetti (vapur) per la sponda asiatica di Istanbul. Io ho preso una specie di pasta sfoglia, con all’interno carne, mentre mia moglie ha preso un dolce ed una tazza di caffè turco. Da qui in poi non abbiamo toccato più caffè, preferendo il tè (çai) che fra i turchi è la bevanda più diffusa. C’è da dire anche, che per ciò che riguarda il mangiare, si spende veramente poco e si mangia benissimo, io ho cercato di provare tutto, non accontentandomi solo dei ristoranti, ma anche dei venditori per strada che portavano i loro carrettini pieni di simit (ciambelline di pane al sesamo, molto buone ed economiche). La sera dopo aver passeggiato ancora un po’ per le stradine della città, ci siamo fermati a cenare ad un ristorantino davanti la chiesa di Santa Sofia, dove abbiamo mangiato un ottimo piatto di kebap di pollo e 2 tè, e poi siamo andati dritti in hotel dove la stanchezza l’ha avuta vinta!

La mattina seguente, dopo aver fatto colazione in hotel, siamo usciti abbastanza presto, perché avevamo programmato di visitare quelli che, forse, sono i monumenti più importanti di Istanbul. Prima tappa era la splendida Santa Sofia. L’ingresso ci è costato 15 YTL a persona, ma la bellezza di quello che fino alla creazione della Basilica di San Pietro, è stato il più grande monumento della cristianità vale qualsiasi prezzo. Da lì, superando un bel giardino con un laghetto al centro ci si trova subito dinanzi la Moschea Blu, progettata dal celebre architetto Sinan, celebre per i suoi 6 minareti (riservati solo alle moschee più sacre), il cui nome deriva dal fatto che al suo interno vi sono 21000 piastrelle di ceramica il cui colore dominante è blu. Dalla moschea, successivamente, siamo passati per l’Ippodromo, o per meglio dire, ciò che ne resta, ovvero 2 obelischi (quello di Teodosio e quello murato) e la colonna serpentina di Delfi, abbiamo girato dietro la Moschea Blu, e ci siamo diretti verso Topkapi, passando attraverso l’Arasta bazar. Per entrare nell’antica reggia dei sultani ottomani, abbiamo dovuto fare un po’ di fila davanti la biglietteria. Ci sono tre tipi di biglietti che si possono fare: quello per la visita del palazzo (12YTL), quello per la visita delle sale del tesoro (10YTL), e quello per la visita dell’hamman (10YTL); quest’ultimo lo abbiamo scartato, perché, ho letto, c’era poco da vedere. La visita del palazzo è importante perché rende un’idea del potere ottomano nei secoli passati (da lasciare senza fiato i tesoro contenuti al suo interno!!). In particolare mi ha colpito, però, una sala, importante per i musulmani, dove all’interno ci sono varie reliquie di Maometto (l’orma del suo piede, il suo mantello,un suo dente, e pochi peli della sua barba), e c’è un imam che recita alcuni versi del Corano. Tutto il palazzo, comunque, con le sue sale finemente rifinite, i suoi bei giardini e la sua spettacolare veduta sul Bosforo è veramente meraviglioso. Finito il giro, siamo andati a pranzo (abbiamo evitato i musei archeologici), anche se prima volevamo visitare la chiesa di Santa Irene, ma era chiusa. Così abbiamo cercato un ristorante di cui avevo letto sulla mia guida, Doy-Doy. Il ristorante occupa tre piani (il primo è per i turchi) con una bella terrazza che offre un bel panorama della Moschea Blu. Anche il cibo era ottimo: abbiamo ordinato 2 chicken wing, 1 konia pizza, 1 cheese pizza e 2 pepsi, e abbiamo pagato 21YTL(12€ circa). Dopo abbiamo ripreso le nostre visite, partendo dalla suggestiva Cisterna-Basilica (ingresso 10YTL ciascuno) molto bella da vedere per l’atmosfera che si crea al suo interno, con le sue tante colonne illuminate ad arte;belle le due teste di Medusa che sono al suo interno. Ps: evitate le foto qui perché c’è troppa poca luce, e fate attenzione al pavimento, che l’umidità rende scivoloso. Nel pomeriggio abbiamo passeggiato (e acquistato) all’interno del Gran Bazar, dove abbiamo anche potuto gustare un ottimo tè alla mela, seduti in uno dei tanti cafè situati fra i vari negozietti. Successivamente ci siamo recati alla Moschea di Solimano ed abbiamo potuto visitare a fianco il mausoleo dove è sepolto il grande sultano, peccato però che era già chiuso (chiude alle 17). Al tramonto, dopo aver mangiato l’ennesimo simit (come mi mancano!), ci siamo seduti a sorseggiare una fresca e ottima Efes, un tipo di birra turca, in uno dei locali posti lungo il ponte di Galata, osservando il sole che si perdeva all’orizzonte. Tornando in Hotel, non abbiamo potuto non assaggiare dei dolci al miele, all’apparenza simili al simit, anch’essi buoni ed economici. La serata si è conclusa nel nostro hotel, davanti ad un bel caffè turco.



Il terzo giorno avevamo deciso di andare a visitare la sponda asiatica di Istanbul. Da Eminonu abbiamo preso il vapur (traghetto) per Uskudar alle 8:55 (ce ne sono ogni 15 minuti circa e si paga 1 YTL solo andata). Il vapur non è un battello turistico, ma dà la possibilità di mescolarsi maggiormente alla popolazione locale. Sbarcati dall’altra parte, ciò che ci salta subito agli occhi è che qui non vediamo turisti in giro, e noi sembravamo gli unici. Una pioggia costante ci creava un po’ di difficoltà, ma non ci ha fermato lo stesso. Abbiamo iniziato a visitare le varie moschee, o almeno quelle aperte, viste che molte erano ancora chiuse. Lo stomaco ci ha imposto di fermarci in una pasticceria dove abbiamo mangiato un dolce buonissimo, cioccolato con sopra fragola, accompagnandolo con del tè caldo, che ci ha tirato su un po’, visto che eravamo bagnati fradici. Girovagando senza meta siamo riusciti a trovare un mercatino, di quelli che si trovano in ogni città, senza nulla di turistico, ma in cui abbiamo potuto acquistare qualcosa di bello come foulard o qualche bella collanina o anello, pagandoli molto meno che a Sultanahmet. Abbiamo girovagato fino a uscire dinanzi alla Torre di Leandro, che avevamo deciso di visitare, ma il battello che porta alla torre ha orari prestabiliti, perciò siamo andati avanti. Tornando verso l’imbarcadero siamo andati a pranzo in un ristorante dove siamo stati trattati molto cordialmente, anche se era evidente che non erano abituati a trattare con i turisti, visto che nessuno sapeva neanche una parola d’inglese, ed il menù era scritto solo in turco. Usciti da lì siamo andati a prendere il traghetto per tornare nella parte occidentale: rispetto all’andata, dove eravamo pochissimi sul traghetto, stavolta tutti i posti erano occupati, pieni di gente che tornava dal lavoro o da scuola. Nel pomeriggio ci siamo recati fino alla torre di Beyazit , con l’omonima moschea e piazza proprio di fronte l’università. Nei vari vicoli c’è un vivace mercatino: girovagando a caso, abbiamo trovato il mercato del libro, di cui avevo letto sulla mia guida, e dove ho potuto comprare un’elegante edizione del Corano, scritto nella lingua originale, l’arabo. Inoltre ho acquistato un narghilè in un negozio che vendeva utensili in rame, ad un prezzo molto buono. Dopo un giro in una zona popolare di Sultanahmet, siamo tornati verso piazza Eminonu, e siamo andati ad ammirare la stazione di Sirkeci, dai cui binari parte il mitico Orient Express. Il resto della serata lo abbiamo passato ad assaggiare altre specialità della cucina turca (dolci inclusi), passando da locale in locale (o fermandoci dai venditori per strada), fin quando i nostri stomaci hanno detto stop!! La serata l’abbiamo conclusa con una romantica passeggiata lungo il ponte di Galata, con il magnifico sfondo delle sagome delle moschee illuminate dai faretti, e che rendevano l’atmosfera veramente unica.

L’ultimo giorno ad Istanbul, abbiamo visitato la parte moderna della città. Superato il ponte di Galata abbiamo preso Necatibey cad. la strada che porta dritta al palazzo di Dolmabahçe, che era la nostra destinazione finale. Durante il tragitto, però, abbiamo potuto ammirare altri monumenti importanti e belli di questo versante della città; nell’ordine: il Patriarcato ortodosso turco, l’elegante moschea di Kilic Alì Pasa Camii, con la fontana di Tophane dietro, e la moschea Nusretiye Camii, fino a trovarci davanti alla moschea di Dolmabahçe. L’interno della moschea è stupendo, da lasciare senza fiato per lo splendore dei suoi decori, che si ispirano all’arte europea, mentre di arabo ha ben poco, incisioni del Corano a parte. La moschea è proprio di fronte al palazzo di Dolmabahçe, ma noi non lo abbiamo visitato perché stava piovendo a dirotto e la fila alla biglietteria era lunghissima. Inoltre quel giorno il palazzo era sede di incontro fra capi di stato (come poi ho letto su un quotidiano turco in lingua inglese, il Turkish Daily News), compreso il presidente turco Erdogan. Per questi motivi abbiamo tralasciato il palazzo, alla ricerca di un luogo riparato dove asciugarci. Dopo aver fatto qualche foto allo stadio del Besiktas, abbiamo iniziato una bella salitina (Istanbul, come Roma, sorge su sette colli), e abbiamo raggiunto piazza Taksim, cuore della Istanbul moderna, con al centro la statua dedicata alla guerra d’indipendenza, e a fianco l’omonimo parco. Dopo aver pranzato ed esserci asciugati (per fortuna nel frattempo aveva smesso di piovere), abbiamo iniziato il ritorno verso Sultanahmet, stavolta però, percorrendo la movimentata Istiklal cad., che ci ha condotto direttamente alla nostra meta (bèh, non proprio direttamente, visto che una sosta in una pasticceria, ad assaggiare un favoloso profiterole l’abbiamo fatta). Nel pomeriggio siamo andati a vedere la Cisterna di Teodosio, ma era chiusa, così come era chiusa la Piccola Santa Sofia (causa lavori). Abbiamo visitato la moschea di Sokullu Memhet Pasa, l’unica moschea dove non ci è stato permesso di scattare foto all’interno; il motivo: ovviamente l’imam aveva a disposizione delle “belle” foto, che ci vendeva a soli 10YTL, l’intera bustina. Da lì ci siamo recati a visitare la tomba di Mamhud II e di altri pasa, e la Colonna di Costantino, ma quest’ultima era circondata da un’impalcatura per via dei lavori di ristrutturazione. Essendo nei pressi del Gran Bazar, siamo andati a farci un giro per comprare qualche souvenir da portare agli amici, e poi siamo ritornati al Bazar egiziano, per prendere qualche “dolce” ricordo turco. La sera abbiamo cenato nei pressi del nostro hotel, dove è tutto un fiorire di ristorantini molto accoglienti, e abbiamo fatto due chiacchiere col cameriere (o almeno abbiamo provato); abbiamo parlato di calcio (i turchi ne vanno matti), della sua passione per il Galatasaray (una delle squadre cittadine), ed è rimasto contentissimo quando gli ho detto che è la squadra turca che più mi piace.
Siamo tornati in hotel un po’ malinconici pensando che la nostra visita alla città era già passata, e che alle 2:30 un auto prenotata dall’hotel ci attendeva per portarci all’aeroporto Ataturk, da dove saremmo decollati alla volta dell’Italia. Peccato!!!

Considerazioni finali:
Istanbul è splendida: i suoi colori, i suoi profumi e i suoi sapori, unite alle sue atmosfere romantiche, la rendono una città unica; i turchi sono persone gentili e cordiali, a parte i soliti mascalzoni (se vi chiedono di cambiare dieci euro da moneta a banconota, con la scusa che le banche non li accettano, diffidate, perché c’è il trucco: io l’ho fatto e mi sono ritrovato con 5 euro anziché 10, nonostante il tizio abbia contato le monete davanti a noi!!). Preciso anche che né io, né mia moglie parliamo inglese, a parte qualche parola base, e nonostante ciò abbiamo girato e rigirato dappertutto, riuscendo sempre a cavarcela, basta un po’ di pazienza. Insomma, è stata un’esperienza fantastica, ed entrambi speriamo di poterci tornare un giorno.
Buon viaggio!!

Informazioni utili:
* appena si arriva all’aeroporto ricordatevi di pagare il visto prima di controllare i passaporti (10 €); (aggiornamento – il pagamento del visto non e’ piu’ richiesto)
* al ritorno andate un po’ prima all’aeroporto: i controlli sono molto accurati (noi siamo andati 3 ore prima);
* utilissime ci sono state le informazioni trovate sul sito di turisti per caso (grazie a Giovanni e Manila) oltre alla guida “Routard” ed. il Viaggiatore;
* per il viaggio abbiamo speso 735 € (volo + hotel per 2 persone) con il CTS, e circa 400 € per le spese sul posto (potevamo spendere molto di meno, ma ci siamo lasciati un po’ andare a spese varie, i negozi hanno tante belle cose!!)

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