La Corsica al rovescio

di Eno Santecchia –

Se il freddo, interminabile inverno vi ha stancato ed è presto per partire, godiamoci un viaggio estivo di ventidue anni fa, durato dieci giorni e compiuto con modeste risorse.
La Corsica è un’isola per buona parte montuosa, scarsamente popolata con 1200 km di coste; sui rilievi cadono abbondanti precipitazioni che le evitano la penuria d’acqua delle altre isole mediterranee.

Questo fu il primo viaggio all’estero di Anna Maria G., un percorso avventuroso sin dall’inizio. Una mattina dei primi giorni di agosto del 1987, con un’amica di Tolentino, partì da Belforte del Chienti (MC), alla guida di una malandata Fiat 126 colore rosso di dieci anni.
A mezzogiorno giunsero a Orbetello, dove si misero alla ricerca di una stanza per dormire e dopo un’ora finalmente la trovarono lungo una strada ad alto scorrimento.
Il mattino seguente s’imbarcarono a Viaggio in CorsicaPorto S. Stefano per la Corsica e dopo la breve traversata in traghetto giunsero a Bastia, anche qui cercarono una stanza per la notte che trovarono da un’affittacamere. Lasciarono i bagagli e si misero subito alla scoperta della stupenda isola in auto dirigendosi a nord, verso capo Corso. Era stata avvisata che le strade erano strette, tortuose e con poco traffico.
Dalla strada orientale, scesero in direzione della costa occidentale imboccando il giro dell’isola in senso antiorario: esattamente quello sbagliato! Anna Maria lo notava ogni minuto dai paurosi strapiombi alla sua destra. Come se la paura dei burroni non bastasse, la sua amica spesso le strillava: “Fermati” per scattare delle foto ai panorami mozzafiato.

A capo Corso poterono ammirare uno spettacolo meraviglioso, un tramonto da brivido: il mare era color blu intenso, il sole si rispecchiava nell’acqua come per dare il bacio della buona notte, disegnando gli scogli con le forme più strane. Sembrava una tavolozza di colori; mentre le due donne lo osservavano, si fece buio.
Da Porto, in direzione di Propriano, la vettura si fermò; dopo varie peripezie trovarono un’autofficina, ma il meccanico non riuscì a riparare il guasto. Si staccava continuamente il cappellotto di una candela, dopo brevi percorrenze Anna Maria doveva fermarsi e riattaccarlo.
Dopo aver percorso parecchi chilometri, chiedeva ai passanti quanta strada rimaneva ancora per ritornare a Bastia, tutti le rispondevano: “Vers l’avant, vers l’avant”. Dovevano percorrere ancora molta strada dapprima pianeggiante, poi in salita.
Una sera, verso le ore 23,00, guardando dallo specchietto retrovisore, si accorse che alcuni motociclisti la seguivano. Pensando si trattasse di un agguato come se ne vedono nei film americani, fu presa dal timore. Con la prontezza di spirito che la distingue, per seminarli, Anna Maria imboccò la prima strada a destra. Dopo un po’ si rimise sulla statale, dove i centauri le stavano aspettando a lato della strada per salutarle con: “Ciao belle marchigiane”. Un bel sollievo per le due: erano dei fiorentini che ridevano tra di loro vedendo le due donne a bordo dell’appariscente, rumorosa 126 targata MC.
Rientrarono in camera a mezzanotte e si beccarono un rimprovero dalla locandiera: quelle strade erano pericolose e ancor meno raccomandabili di notte perché deserte.

Visitarono anche Nonza, un paesino sbiadito arroccato su una montagna dove non ci sono parcheggi: le auto si lasciano lungo la strada. Anche la spiaggia è grigia, non esisteva un cimitero, ogni abitazione aveva a fianco o sul davanti un luogo di sepoltura.
Anna Maria si rimise in marcia per raggiungere Porto dove aveva prenotato la pensione. Le strade erano strettissime, spesso mancanti di banchine, ponti senza guard-rail, lunghi tratti isolati senza distributori. Durante il tragitto fece tappa a Illerusse, piccolo abitato molto carino, tutto rosso, case, spiaggia, da questo colore prende il nome.
Il paesaggio che rimase più impresso nella memoria ad Anna Maria fu quello delle calanche di Piana che dominano il golfo di Porto, esse compongono uno scenario spettacolare ed emozionante. Il blu del mare fa diventare irreale la luce che lambisce la costa insieme alla gamma dei colori arancio e rosa del granito delle maestose creste. Un giro in barca attorno alla vicina isola consentì alle donne di ammirare l’insenatura e splendidi rapaci quali aquile, falchi pescatori e avvoltoi. Il golfo di Porto è una delle località turistiche più attraenti per l’ampiezza dell’insenatura e le bellezze che lo circondano, come le scogliere di granito rosso e la penisola della Girolata. Sostarono ad ammirare le famose calanche di Piana: rocce di tutti i colori, come dolomiti sul mare. Per Anna Maria fu una grande emozione ammirare quelle splendide bellezze naturali. Durante tutto il viaggio, l’amica scattò numerose foto dall’inquadratura molto curata.
Dopo aver mangiato, ripresero il cammino, come sempre le strade litoranee erano tutte a strapiombo sul mare, tanto che vide quattro – cinque autovetture precipitate nei burroni. Ciò metteva in Anna Maria una grande tensione, ma non pensò mai di rinunciare.
Giunte in albergo, Anna Maria chiese alla reception se le strade per ritornare a Bastia fossero tutte così. La donna le rispose di no con una certa indifferenza, poi aggiunse che la litoranea orientale è molto più comoda e pianeggiante. I corsi a volte sono freddi e pochi cordiali, dimostrano anche una certa intolleranza ai francesi del continente.



L’isola dove nacque Napoleone oltre alle bellezze naturali offre anche attrattive artistiche e architettoniche: affreschi delle chiese, ponti genovesi dai quali si può ammirare lo scorrere dei torrenti dall’acqua cristallina. A Filitosa, nel cuore della distesa d’olivi, c’è una stazione preistorica risalente al V millennio a.C. (Neolitico antico). Poco lontano da Ajaccio, un’escursione in battello attorno alle isole Sanguinarie, così chiamate perché al tramonto diventano di color rosso acceso, consentì loro di scoprire graziose calette dalla sabbia multicolore e di osservare dal mare la costa e le vicine montagne.

Da Sartène si diressero verso Bonifacio, una pittoresca cittadina medioevale arroccata su un promontorio. Con una gita in barca si recarono a vedere le grotte dotate di aperture naturali dalle quali si può vedere il cielo. C’è anche un vecchio monastero francescano da visitare.
Nelle strade interne è comune vedere capre e maiali selvatici che attraversano anche la strada. Questa era la Corsica bella, selvaggia, allo stato naturale della seconda metà degli anni Ottanta. Durante il viaggio incontrarono molti turisti tedeschi in bici, molti inglesi, italiani e pochi francesi.

Un viaggio che rifarebbe volentieri per il contatto diretto con la realtà umana, le bellezze paesaggistiche dell’isola, la natura e la gastronomia. È consigliabile farlo con la moto, la bicicletta o piccole utilitarie a causa della rete stradale che, come abbiamo visto, è piuttosto limitata.

 

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