La mia avventura italiana

di Ahmed Salah a cura di Eno Santecchia –
Un quaderno di viaggio alla rovescia. 
Settembre 2014. Era il mio primo viaggio.
Quando stavo per partire per l’Italia, quella terra tanto desiderata, tutti i miei amici mi hanno consigliato di portare vestiti invernali ed io, poverino, essendo egiziano, di vestiti invernali non ne ho.

Ero quindi preoccupato, ma appena sono arrivato, a Settembre, c’era un bel sole. Gli amici mi hanno detto scherzando: “Hai portato con te il sole egiziano!”.

L’Italia che ho visto con i miei occhi era diversa da tanti altri occhi, l’ho guardata con gli occhi di un innamorato che non vedeva l’ora di incontrare il suo amore, di incontrare una parte di sé. Ho visto l’Italia con gli occhi di un ragazzo entusiasta che voleva conoscere tutto e girare ovunque. Questo amore non è nato calpestando la polvere di questa terra meravigliosa, bensì è iniziato cinque anni fa navigando su Google Maps e cercando di capire la realtà italiana ed il passato di questo Paese da Il Cairo. Con l’immaginazione attraversavo il mare ed ero lì, immerso nelle sue tradizioni.

Ho atteso questo momento a lungo e non ho mai perso la speranza di poter vedere il mio amore, di abbracciare la sua cultura e girare insieme a lei per le varie piazze. Appena ho calpestato per la prima volta la terra di Roma , dal primo passo, respiravo già un’aria diversa, percepivo la grandezza di una civiltà maestosa. Attraversando la città in bici senza sosta, ed apprezzando la sua bellezza, mi sono sentito come il protagonista di uno di quei film che guardavo mentre sognando e viceversa. In questo viaggio il riposo non aveva importanza né una dimensione specifica: non volevo perdermi niente, né un attimo né uno sguardo.

Sono ripartito per Venezia e, durante il viaggio, ho ammirato prati verdi che mi hanno lasciato a bocca aperta. Dopo aver visto queste due grandi città ed essere rimasto incantato dalle loro meraviglie, il mio viaggio verso Nord continuava. Una nuova avventura a Pordenone mi aspettava con i “Curiosi del Territorio”, un programma itinerante di scambio, cultura ed integrazione. Ed è qui che ho avuto la fortuna di conoscere gli altri partecipanti provenienti da ogni angolo d’Europa, “Curiosi” anche loro di scoprire, proprio come me.

A Venezia



Ero l’unico ad avere una cultura totalmente diversa, ero l’unico di origine araba, l’unico musulmano ad aver preso parte a quest’esperienza vissuta insieme ad altri venti ragazzi provenienti da nove Paesi europei; eppure questo non è stato un ostacolo ma, al contrario, una ricchezza. Forse la mia unica difficoltà è stata riuscire ad assaggiare i vari piatti della tradizione culinaria italiana. I miei amici europei erano divertiti perché potevano mangiare tutto mentre io, invece, soffrivo nel riuscire a trovare un piatto che fosse privo di carne di suino, strutto o vino. Hanno addirittura ironicamente inventato una “giornata anti-Egitto”, durante la quale abbiamo visitato le cantine e le norcinerie di San Daniele ma, ancora una volta, le organizzatrici hanno fatto in modo che non fossi escluso da quella giornata. Il risultato è stato che io, con le mie pietanze speciali, fossi persino più sazio di loro!

Ho conosciuto molte persone durante il mio soggiorno a Pordenone e ho fatto facilmente amicizia con tutti. Non ho avuto problemi a creare nuovi rapporti usando davvero poche abilità, che in molti definiscono come simpatia e diversità. Quest’ultima si è persino rivelata un pregio perché spingeva gli altri a voler conoscere questo alieno in “galabiyya” proveniente da chissà quale strano posto. Ebbene sì, ho deciso di portare qualcosa che richiamasse le mie origini, non provocatorio ma che comunque rompesse gli schemi. Ho così deciso di indossare la “galabiyya”, il nostro abito tipico, anche per i discorsi ufficiali. Le domande che mi venivano fatte mi facevano sorridere, talvolta persino ridere fino alle lacrime perché capivo la difficoltà ad interpretare questa diversità dichiarata. Ho addirittura girato tutta Pordenone con queste vesti, volevo incuriosire la gente e, fortunatamente, ci sono riuscito.

Il Friuli Venezia Giulia mi ha offerto paesaggi che mi hanno lasciato con gli occhi spalancati. Un mio amico “curioso” fotografava le mie facce strane quando guardavo i prati verdi o le montagne, che siano delle Dolomiti o quelle di Piancavallo poco importa, e diceva: “Ahmed e la scoperta dei nuovi colori”.
Ho visto Udine durante la sua festa, Trieste e il suo castello, Gorgazzo e ho messo i piedi per la prima volta nell’acqua ghiacciata, una sensazione per alcuni banale e naturale ma, per me, una vera scoperta. Ho visitato Cividale e passato sul ponte del diavolo. Ho partecipato alla festa Medievale di Valvasone. Ho guardato con ammirazione la magnificenza di Gorizia e conosciuto la sua contessa. Ho visto Sacile e l’unicità del suo fiume. Sono stato invitato a cena e mangiato i vari tipi di formaggio e percepito l’ospitalità della gente di Pordenone.

Dopo l’avventura Pordenonese, il mio viaggio doveva continuare e lo avrei dovuto fare senza i miei “Curiosi”, senza la famiglia che abbiamo creato in quelle tre settimane. Ed è proprio da questo momento che inizia l’avventura più grande: vagabondare da solo, scoprendo l’Italia senza gite programmate.

Sono arrivato a Milano con la speranza di vedere il Duomo come l’ho sempre sognato, bello e grande. Per quanto ero entusiasta, ho girato a piedi i posti più noti di Milano. E visto che sono Egiziano, possiedo anche io, come gli Italiani, la famosa “arte di arrangiarsi” e cercavo sempre di cavarmela con le poche risorse a disposizione. Ho trovato quindi un sito che si chiama “Blablacar” il quale permette di condividere i posti in automobile ed ho viaggiato da Milano a Pisa proprio in questo modo, con pochi soldi. Qui, ovviamente, ho ammirato la meraviglia della Torre e da Pisa sono andato a Livorno per salire su un treno regionale che mi avrebbe riportato nella capitale, a Roma. Appena giunto a destinazione, mi sentivo ancora sotto l’effetto di una strana droga, mi ero perdutamente innamorato di questa grandiosa città.

Da Roma sono poi andato a Napoli, la mia città preferita, la città che amavo già prima di esserci stato, la città dove vivrei ben volentieri. Quella città che riusciva a darmi soddisfazioni persino a distanza, mentre ero qui in Egitto ad immaginare di attraverso quel piccolo lenzuolo di mare che unisce le due sponde. Ho girato tutta Napoli, parlavo con la gente del posto e mi rispondevano in Napoletano ed io, con una faccia ingenua, annuivo ed emettevo un suono: “ Eeeh?”.

Dopo aver girato un po’ per le viuzze di Napoli, mi aspettava la bellezza della Costiera Amalfitana dove sono rimasto folgorato, colpito fortemente dalla natura che ho visto. La bellezza e la magnificenza di queste pittoresche località non hanno eguali in nessuna parte del mondo. Sorrento, Positano, Amalfi, passando per Salerno. La spettacolarità di quei luoghi è abbagliante, da lasciarti senza parole, come del resto l’ospitalità di una bellissima famiglia di Battipaglia che mi ha accolto affettuosamente. In fondo anche loro sono campani.

La disponibilità e l’ospitalità che ho provato sulla mia pelle mi hanno fatto ricordare il calore delle nostre parti. La diversità nel parlare e nel mangiare che l’Italia ha è un gran dono che, purtroppo, tanti ignorano. Quest’esperienza mi ha fatto credere fortemente che ogni regione ha il suo fascino e che sia inutile paragonare il Nord con il Sud perché a parere mio, ogni città, paesino e posto ha la sua particolarità.
L’Italia è un alveare di paesini dentro un Paese. L’Italia è un insieme di culture diverse dentro un paese, l’Italia è diverse tradizioni dentro un paese, l’Italia è moltitudine di lingue unite da una sola lingua, l’Italia è dialetti pieni di colori e fascino. L’Italia è ancora più bella dopo esserci stato.

Ahmed Salah

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