La natura della Norvegia

di Marco Ciccone – 
Ultimo pomeriggio ad Oslo, di ritorno da Drøbak con le scarpe fradice ad asciugare in camera, ne approfitto per scrivere qualche appunto di questi primi tre giorni in Norvegia.
Prime impressioni di un Paese … tranquillo. Fa specie aver visto in città solo 4 poliziotti (disarmati) e scoprire che dopo i fatti di Breivik la città ha risposto in maniera composta, tanto che per difendere i luoghi di interesse pubblico hanno installato solo i “panettoni” sui marciapiedi per impedire il parcheggio delle auto.

Oslo è una capitale sui generi, nel senso che non ci sono attrattive particolari, in effetti la stessa Cattedrale è proprio semplice, e comunque la zona centrale si gira tranquillamente in mezza giornata.

Abbiamo scelto, viaggiando con un bambino, di visitare un solo museo, quello dedicato ai Nobel della Pace, ottimo modo per spiegargli il significato di parte della nostra recente storia (scelta crediamo azzeccata, visto che è ben allestito ed interessante).

Proprio con l’obiettivo di coinvolgerlo al viaggio, il giorno successivo sotto una pioggia battente, raggiungiamo il battello per Drøbak, per dedicare lui l’intera giornata.
Sì perché la cittadina è uno dei “veri” villaggi di Babbo Natale. Certo la Tregaardens Julehus per noi adulti è uno shop, ma per i bambini è diverso; per i loro occhi ha ancora un significato, lo stesso che si respira nelle decine di migliaia di lettere appese sulle pareti della pro-loco e indirizzate tutte al misterioso padrone di casa.
Drøbak comunque resta una graziosa cittadina, cresciuta grazie alla fama di Santa Claus, per cui anche il piccolo acquario abitato dalla fauna ittica dei fiordi ci lascia un bel ricordo di questa climaticamente gelida giornata agostano.

Passano i giorni, ora mi ritrovo a sorseggiare un’acquavite nell’accogliente sala lettura del nostro camping vicino a Dombas, ripensando a questa nostra seconda parte di viaggio verso il Parco Nazionale di Dovrefjell, famoso per la fortunata gestione del suo ospite più prestigioso, il musk ox o meglio il bue muschiato.
Prima però lungo la strada, come non dimenticare la Stavkirke di Ringebu, una delle ultime chiese medioevali in legno, semplicemente decorata ma ricca di spiritualità – merita una visita.
Comunque la sala lettura da dove sto mettendo giù i miei appunti, mi fa tornare in mente il recente briefing avuto la nostra guida che ci spiega come organizzerà la giornata.
Comincia raccontandoci la biologia di questo mammifero, del successo del suo ripopolamento ormai presente in tre parchi nazionali, del fallimento dell’introduzione degli stessi alle Svalbard, dei sui comportamenti, delle lotte trai i maschi (anche ahimè contro i treni) … tutte cose che mi hanno sempre appassionato nei documentari.



Beh adesso però tocca a noi, quindi si parte in auto per un tragitto di venti minuti, poi su in cima si cammina nella tundra artica, dove intorno a noi vediamo sempre più diradarsi la bassa boscaglia che lascia il posto a muschi, licheni e poche genzianelle con lo sfondo le vette perennemente innevate … fa freddo, ma il paesaggio è favoloso.
Siamo fortunati perché dopo meno di due ore di cammino, incontriamo un branco proprio sotto la vetta; siamo anche troppo vicini, tanto che la guida ci fa segno di indietreggiare, sia per non disturbarli, sia per la nostra incolumità.

Il fatto di essere a sfavore di vento, però ci permette di non essere “odorati” dagli animali, così possiamo restare acquattati dietro le rocce per lunghi momenti e fotografie indimenticabili !!!!
La giornata scorre tra camminate in cresta ed altri avvistamenti; senza dubbio siamo soddisfatti quando infreddoliti torniamo alla macchina raccontandoci l’esperienza vissuta.
Il giorno successivo dedichiamo la mattina a Fokstumyra, una riserva protetta utilizzata dagli uccelli migratori come luogo di nidificazione; sapevamo che la maggior parte degli uccelli erano già partiti verso sud,però siamo comunque speranzosi di avvistare qualche animale e comunque di godere di bei panorami su questo lago.
In effetti a parte il freddo, a tratti pungente, dobbiamo ammettere essere stata una bella camminata in parte su passerelle, culminata anche con l’inaspettato incontro con 4 rumorosi esemplari di gru comuni.

Dedichiamo il pomeriggio al riposo, dato che parteciperemo al safari serale alle ricerca dell’alce.
In auto con la nostra guida veniamo guidati su strade secondarie, dove al limitare del bosco gli avvistamenti non si fanno mancare, almeno una decina di esemplari di cervi e alci, di cui uno veramente maestoso con un palco enorme … altro bel regalo per il nostro viaggio.

L’indomani si parte, salutiamo il Furuhaugli, un campeggio dove abbiamo lasciato un pezzo di cuore per dirigerci verso Røros, città patrimonio Unesco, grazie al suo centro storico fatto di case per minatori con pareti in legno e il caratteristico tetto in torba.
Il centro, piccolino, diventato un susseguirsi di gallerie d’arte, offre ancora begli scorci sul passato minerario della zona, con le piccole case degli operai in bella mostra dietro la chiesa.
Di sera ci gustiamo una cena nel miglior hotel della città, dopo aver passato un paio d’ore nella corroborante SPA, dato che da domani rimetteremo gli scarponi perché saremo nel Femundsmarka, un parco nazionale poco frequentato da italiani, ma consigliatoci da un’amica norvegese.

Volo di rientro da Oslo; ho tempo di rimettere in ordine i pensieri degli ultimi giorni di viaggio…
Sul mio taccuino rileggo dell’arrivo a Sorken, un minuscolo puntino sulle mappe geografiche ai lati del lago Femund dove siamo accolti da un branco di renne che ci attraversano tranquillamente la strada.
E’ vero che sono semi-brade, nel senso che appartengono ai Sami della zona, e non fanno parte degli ormai sempre meno numerosi branchi che effettuano le migrazioni, però vederle aggirarsi nel bosco fa sempre un bell’effetto.
Ad ogni modo la nostra sistemazione al Femund Canoe Camp è per diversi aspetti eccezionale.
In primis, la location, ai bordi di un placido fiume che dovrebbe essere abitato da una famiglia di castori (anche se i nostri silenziosi appostamenti serali si sono rivelati inconcludenti, anche se molto divertenti) e dalla hytta (o cabina) diciamo molto spartana … in tipico stile norvegese.

Italiani in questa zona non ne vedremo, anche se a dire il vero le nostre escursioni saranno sempre in quasi completa solitudine.
Ne abbiamo effettuate due: una in canoa, in una zona ancora più isolata caratterizzata da piccoli e meravigliosi laghetti dai nomi impronunciabili (Glen e HalvørsOjen), che ci ha regalato una giornata piacevole e rilassante, immersi nella Natura (la N maiuscola evidenzia la wilderness della zona) e accompagnati solo dagli sguardi di qualche curiosa renna sulle rive.
La seconda sarà più a nostro agio con gli scarponi: abbiamo l’obiettivo di arrivare in vetta a Sorkvola, bella escursione, in parte nella foresta, fino ad una cima sempre sferzata da incessanti venti. Da lì si apre una vista mozzafiato sull’intero Parco Nazionale del Femundsmarka che ci ha lasciato senza parole….

Ci avanza una mezza giornata prima di riconsegnare l’auto, per cui con le poche informazioni trovate al volo in rete, decidiamo di fermarci ad Elverum e, tanto per stare in tema visitiamo il museo sulla foresta (dai suoi abitanti, agli usi e sfruttamento del legno, alla conservazione etc): molto interessante e da prendere da esempio quando si vuole valorizzare un’esposizione al massimo delle sue possibilità . dovremmo impararlo.

Di quelle giornate ricordo l’incontro su un sentiero e la breve chiacchierata con un anziano signore norvegese; noi tornavamo alla nostra hytta, lui con zaino e sacco a pelo camminava verso un’isolata casetta sul lago.
Ecco questa è l’immagine che porto con me di questo viaggio … un viaggiatore con i piedi stanchi.
Lo so che è una scelta difficile da condividere, so che tanti non capirebbero perché abbiamo scelto di non fare crociere sui fiordi o di non arrivare a Capo Nord, ma invece camminare per ore anche sotto una fine pioggia ghiacciata solo con la speranza di incontrare il bue muschiato, per tanti un semplice animali, per noi uno degli ultimi relitti viventi dell’era glaciale.
So che non è molto facile comprendere perché abbiamo deciso di camminare per ore in un remoto parco nazionale norvegese per raggiungere una vetta e godere per pochi minuti della vista sottostante di.
Lo so, è vero .
Perciò, anche se poco condivisibile, io e la mia famiglia dedichiamo tutto ciò a tutti coloro che in viaggio preferiscono tornare alla sera al loro giaciglio con le gambe stanche, qualunque cosa abbiano deciso e voluto fortemente fare durante il giorno… anche per questo Grazie Norvegia.

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