La settimana di Mitch

di Marco Lotito –



20-28 ottobre 1998
La settimana di Mitch: aspettando un uragano che per nostra fortuna non è mai arrivato o La storia della breve vita di Mitch vista dalle bianche spiagge di Playa del Carmen 20 ottobre: Nato come semplice tempesta tropicale, Mitch era lì davanti, che si stava gonfiando di acqua, diventando ogni ora più pericoloso. La popolazione di Chetumal avrebbe di lì a breve abbandonato la capitale, il tam-tam del The Weather Channel con la solita enfasi catastrofico-americana aveva trasformato il tutto in un evento televisivo. Dopo aver montato i pannelli di truciolato alle finestre si andava in spiaggia a cercare di capire cosa stesse accadendo, a carpire un messaggio dal vento che soffiava da giorni sinistro, … ma in fondo chi l’aveva mai visto un uragano?
23 ottobre: Playa ormai era deserta: chiuso il 99 % delle attività, svuotati super e mini super dalle “compras de panico”, rimanevano aperti il Tapas Bar, il Pez Vela, Fofo e la panaderia sulla Quinta. Mentre hotel e villaggi venivano via via abbandonati prima dai clienti e poi da tutti gli altri, le camionette dell’esercito pattugliavano le strade per evitare episodi di saccheggio. Con i pochi amici rimasti si stava creando un legame di forte complicità: nessuno di noi avrebbe voluto lasciare Playa in questo momento, le volevamo troppo bene per scappare. Sebbene non si parlasse apertamente di paura, ci si riempiva di amuleti e si ripetevano gesti come fossero rituali scaramantici.
Sembrava proprio essere la calma prima della tempesta: a pensarci bene non c’erano uccelli, ed erano giorni che non incontravo uno dei tantissimi cani randagi, lo stesso dicasi dei gatti. Quell’insolito silenzio rendeva i pensieri un frastuono. Dove erano andati i messicani? Dove erano finiti tutti i turisti? Tutto sommato non era ancora stato proclamato l’allarme rosso.. 25 ottobre: A causa della violenza delle raffiche i primi pezzi delle palapas erano già volati via, la spiaggia era ormai ridotta a pochi metri di sabbia e rocce emerse, andare in acqua era vietato (eppure c’è stato anche il momento di gloria del surfista che ha voluto sfidare le onde e si è ritrovato in manette), il porto era chiuso e Cozumel pressochè isolata, all’aereoporto di Cancun i pochi aerei giungevano semi-vuoti e ripartivano stracolmi sbarellando sulla pista a causa delle fortissime raffiche di vento. I taxisti si rifiutavano di arrivare fino a Playa. L’apprensione degli operatori turistici era giustificata: una campagna denigratoria di Televisa, il canale più importante i cui proprietari hanno forti interessi ad Acapulco (rivale storica della Riviera Maya) diffondeva nel Mondo immagini registrate in Honduras fingendo che fossero registrate a Tulum e Cancun. Questo atteggiamento di palese manipolazione dell’informazione si manifestò ancora a lungo, addirittura in seguito le previsioni del tempo davano sempre il sole ad Acapulco e pioggia a Cancun, mentre a chi avesse privilegiato Acapulco sarebbe stata rimborsato il pedaggio autostradale tanto in hotel quanto al ristorante. In quell’occasione mi incaricai personalmente di informare i nostri quotidiani principali della reale situazione nella zona, soprattutto per evitare che i parenti della comunità italiana vivessero giorni di angoscia ingiustificata (le linee telefoniche hanno funzionato solo ad intermittenza per alcuni giorni). Ma secondo voi davvero c’è tanta differenza tra la stampa messicana e quella italiana? Fa più notizia una catastrofe o il fatto che non sia successo nulla? 28 ottobre 1998: lo aspettavamo alle “5:30 AM”, ma il canto timido di uno stormo di uccelli dimostra chiaramente che Mitch, incontrando una forte corrente da Nord, ha cambiato improvvisamente strada, seminando morte (24000 vittime) e distruzione altrove, risparmiando in extremis le “nostre” terre maya.
Sembrava assurdo, eppure questo Paradiso (abbandonato così velocemente da turisti e speculatori ingrati) avrebbe potuto diventare un’Inferno da un giorno all’altro. Il monito della natura è giunto imponenente alle orecchie di chi sa ascoltare il vento. A chi ha avuto occasione di riflettere, Mitch ha dato delle indicazioni dalle quali non potrà più prescindere. Prima di mancare ancora di rispetto alla natura, bisognerà pensarci molto bene.
la versione con foto all’indirizzo: http://utenti.tripod.it/aptcentauro/uraganomitch.html

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