Londra

di Fabrizio Burlando –
Questo é un posto dove il Sole lo si aspetta. Lo si prega in silenzio, in riti animisti, rozzi, in un costante desiderio silenzioso, lo si cerca in ogni luogo. Lo si aspetta. Sulla moquette sozza dei pub, nell’aria pesante dei treni, sulle scale delle case scricchiolanti. Milioni di anime non si parlano, non guardano, ma condividono l’attesa. Le pelli bianche si scoprono lentamente donandosi al freddo in un sacrificio mistico, mentre dozzine di corpi si ammassano nel desiderio della luce. L’attesa del Dio Sole si fa trepidante. Le corse febbrili. I seni gonfi. L’attesa.
E poi finalmente eccolo. Il Sole arriva, si mostra in un trionfo di luce e colori. Uccide per qualche ora la grigia nebbia delle strade e dei volti e ostenta la bellezza di questa città ritrosa. Mostra agli scettici la grazia scomposta di Londra e i colori vivi del lungo fiume, dei suoi abitanti, dei suoi marciapiedi. Le anime impazziscono, i corpi si spogliano, i mercanti si intossicano nella luce con i loro bicchieri giallognoli e le lacrime sul volto. I parchi fioriscono di esseri umani che parlano, camminano e respirano con un insolito sorriso. Danzano.

Tutti sanno che dura solo un giorno, un minuto, che dura quel che basta per alimentare la speranza della venuta. Una speranza da consumare nell’oscurità dei treni, dei pub, delle case, dietro ad un volto fermo e triste. Chi vive qui da più tempo conosce il trucco di questa città senza scrupoli. Sa che attira tra le sue cosce con facili promesse per poi fuggire e lasciare insanabili tumulti. Senza veli, senza luce, volgare e sotterranea ha imparato nel tempo a non concedersi, a celare con veli la sua bellezza. Ma tutti cascano senza appello nei suoi tranelli atroci. Tutti sognano di rivederla ancora così splendida nella luce.

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