La discesa di Kukulkan

di Laura Pallavidino –

Non avrei mai pensato di andare in messico per una sola settimana. Fosse stato per me, le vacanze pasquali le avrei trascorse tranquillamente in mar rosso, a poche ore da casa, magari andando a trovare i miei amici egiziani, tempo buono e prezzi contenuti.
Ma ormai erano due anni che la meta la sceglievo sempre io, e la povera Cinzia, la mia amica che con la sua famiglia si aggrega sempre a noi in questo periodo, aveva sempre accettato, magari con qualche riserva. Mi sembrava giusto, per una volta, non insistere piu’ di tanto e lasciarle campo libero (per una volta).
Meta per una settimana di vacanze pasquali: Messico, Yucatan, a sole 11 ore di volo da casa.
Mentre sono sulla chrisler sette posti che abbiamo noleggiato per entrarci tutti, scruto il cielo, di un turchese profondo, e seguo le nubi a fiocchi, a me tanto care, cosi’ basse che sembra di poterle afferrare con una mano.
Adoro questa strada: lunga, dritta e costeggiata dalla giungla. Mi sembra quasi di essere “a casa”, in Africa. Ho il mal d’Africa da molti anni. Raramente mi avventuro in mete al di fuori di quel continente, mi sembrerebbe quasi di tradirlo, come farebbe una moglie con un amante.
Da Akumal ci stiamo spostando verso l’interno. Abbiamo previsto una sosta a Valladolid, per far sguazzare le bambine in un cenote, poi dovremmo proseguire per Chichen Itza. Siamo capitati per caso in una settimana importante : durante l’equinozio di primavera (e anche quello d’autunno), in una determinata ora del pomeriggio, sulla piramide del castillo, secondo i calcoli matematici degli antichi Maya, si forma il serpente piumato, avvenimento seguito in tutto il mondo.
Quest’anno, ho appreso, erano previste piu’ di 40.000 presenze.
Chi era andato in gita organizzata con l’hotel, aveva purtroppo trovato brutto tempo. Che tristezza, pensare che lo slogan per l’escursione era “entra anche tu nella storia!”. Diciamo che in troppi avevamo dato per scontato il tempo bello senza ascoltare gli ammonimenti della canzone di Paolo Conte.
Arriviamo a Valladolid dove io scenderei subito dalla macchina. Una stupenda cittadina autentica, con una bella piazza, una bella chiesa, un mercato sul marciapiede.peccato che non ce la facciamo a fermarci. Proseguiamo per il cenote, ma non riscuote molto successo con le bambine, visto che e’ chiuso e sembra di scendere nel ventre della terra, anche se e’ proprio uno spettacolo vedere la luce che filtra da una spaccatura in alto che illumina l’acqua che diventa turchese.

Via, via, dobbiamo arrivare presto!!!! Il sito archeologico di Chichen Itza e’ molto grande e il fenomeno dell’equinozio inizia gia’ appena dopo le tre del pomeriggio.
Entrando in Chichen, la polizia ci fa subito deviare in un parcheggio.ce n’e’ un bel pezzo a piedi per raggiungere l’entrata e chiaramente, il tutto sotto il sole. Ma e’ bello lo stesso. Nell’aria si percepisce l’attesa. Arrivati al cancello mi stupisco di vedere una cosi’ bella entrata, cosi’ pulita, curata, le persone tutte in fila..tanti negozietti, tanti venditori. Mia figlia compra un parasole prettamente cinese fatto in bambu’ e stoffa: Mulan in Messico.
Poi ci fermiamo a mangiare, in uno dei localini all’ingresso. Devo dire che abbiamo mangiato bene, speso poco e abbiamo persino avuto le danze folkloristiche comprese.
Quando entriamo nella zona archeologica, dopo il vialetto, appare subito il castillo.su un praticello verde, raso, raso, non so perche’, ma ho la sensazione di essere a Pisa. Tutti col naso per aria, Cinzia legge la guida.
Poi passiamo avanti, c’e’ tanto da vedere prima dell’ora fatale. E cosi’ giungiamo al campo della pelota, al cenote dei sacrifici, sempre passando in mezzo a coloratissime bancarelle.
Il cielo si copre. Nuvoloni neri spessi incombono. Da una parte fa persino piacere, visto che non si muore di caldo, dall’altra non sappiamo piu’ a quale portafortuna rivolgerci per poter continuare a sperare che riusciremo a vedere la magìa. Magìa???? Qui ci va bene se non prendiamo un acquazzone!!! Ma io nella borsa ho sempre il pupazzetto del re di spade, che mi ha regalato Mario, il portafortuna per i viaggi (Mario, pensavi mica che lo avrei lasciato a casa, vero?)
Alle 16.00 riconfluiamo nello slargo principale del Castillo, dove si e’ gia’ radunata una discreta folla. Chi balla, chi medita, chi parla, chi gioca… sembra di essere a Woodstock. Che emozione!!!



Prendiamo posto e siamo fortunati: troviamo una bella angolatura e una buona visuale, probabilmente la maggior parte della folla si e’ concentrata ieri, 21 marzo, giorno ufficiale dell’equinozio, anche se, in realta’, sappiamo che il fenomeno e’ visibile dal giorno 20 al giorno 23.
Le nostre bambine giocano, Gianni si addormenta col cappello di paglia calato sulla faccia (ha gia’ imparato la sana usanza messicana della siesta). Noi attendiamo. Ma aspetta, aspetta, le nuvolone sono sempre piu’ spesse, piu’ nere e piu’ compatte.
Ci accorgiamo intanto che poco distante deve essere arrivato un personaggio famoso. In tanti si sbracciano per salutarlo, toccarlo, farsi fotografare con lui. Io osservo la scena. Lui e’ un uomo magro, puo’ avere dai trenta ai quarant’anni, ha i capelli lunghi e anche la barba, sembra un po’ ad un novello Jesus Christ Superstar. Quando la gente si calma un po’ si siede anche lui ed aspetta, paziente.
Ma non succede niente. Ok, penso, rassegnamoci. Non entreremo nella storia, come recitava lo slogan, ma questo posto magnifico, una delle nuove meraviglie del mondo, l’abbiamo vista. C’e’ di che essere felici ugualmente.
Mi giro verso il nostro gruppetto. Che, ce ne andiamo? Tanto ormai sono le 16.30, e’ andata. Non vedremo nulla se non cio’ che e’ gia’ innanzi ai nostri occhi. Gianni apre un occhio da sotto la paglietta e dice di aspettare ancora una decina di minuti. Cinzia acconsente. Io mi rimetto a loro.
Dopo poco veniamo richiamati da un canto antico, profondo, che inizia piano e si fa sempre piu’ insistente. E’ lo sciamano, Jesus Christ Superstar, che sta invocando chissa’ quale forza suprema. A lui, si uniscono le voci dei credenti in un coro profondo. Tutti ci voltiamo a guardarli, nella mente non transitano pensieri.
E il canto sale, sale sempre di piu’, fino ad arrivare… al cielo. Alle nuvolone nere. La folla e’ ora tutta concentrata sulla nuvola e resta a bocca aperta.
Incredibilmente, incomprensibilmente, dalla nuvola si apre uno spiraglio ed un raggio di luce si fa strada. Il canto prosegue intenso e la luce illumina il Castillo. In quel momento, tra gli applausi e gli “ooooh” di meraviglia, il serpente piumato appare, in tutta la sua magnificenza : era iniziata la discesa di Kukulkan.un mito, una leggenda, una storia che si fa vera e si ripete soltanto due volte l’anno.

Dopo un tempo che non si riesce a quantificare, perche’ nella magìa dell’attimo sembrava che si fosse fermato, e dopo che tutte le macchine fotografiche erano impazzite di scatti, e dopo che i fedeli avevano gioito, e dopo che le personi comuni erano rimaste esterrefatte, e dopo che tutto fu compiuto, il foro nella nube si richiuse, cosi’, come d’un tratto si era aperto. E come se il programma fosse stato scritto su un canovaccio teatrale, tutti capimmo che era finito, che la nube non si sarebbe piu’ riaperta. E lo sciamano si volto’ sorridente verso la folla, e chi si fece fare un’ultima foto e chi gli strinse ancora la mano, e la tv giapponese sposto’ le telecamere e passo alle interviste, e la gente, ancora gioiosa e incredula di cio’ che era successo, si avvio’ tranquilla paga verso i cancelli dell’uscita.
Gianni mi ha confessato di aver dormito un sonno strano su quel prato. Dormiva, eppure riusciva a sentire tutte le voci intorno. Uscimmo portandoci dentro quel grande senso di immenso e di sgomento: anche quest’anno, il 22 marzo 2008, la magia maya si e’ ripetuta. Se tutto cio’ fosse accaduto per un caso o per una magìa, non ci e’ dato a sapere.


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