Furti di cioccolato nelle cabanas

di Marco Ciccone – 
Qualche mese fa Vittorio mi chiese cosa ne pensassi di un viaggio nell’Africa nera; in un primo momento non ne ero granché entusiasta, però poi l’idea di dividere un’esperienza tra gli animali in libertà mi aveva cominciato ad stuzzicare.
Questo fino a quando ho conosciuto Cristina, con la quale in meno di venti giorni ho organizzato un itinerario in uno dei paesi che da giovane universitario squattrinato avevo sempre sognato. Un viaggio tra le misteriose piramidi maya, tra le città coloniali spagnole, la storia delle genti del Chiapas e le spiagge isolate con sabbia bianca e mare cristallino; è questo che volevo vivere in Messico.
Penso che si sia capito che siamo rimasti ben alla larga dai pullman dei tour operator, che scaricano turisti annoiati davanti ai siti assolati, piuttosto che dalla “gringolandia” che è Cancun, o la italianissima Rimini messicana (Playa del Carmen).
E’ così dopo un massacrante viaggio aereo abbiamo abbandonato Cancun in meno di mezzora.

Qui la prima sorpresa: all’interno dell’aeroporto ci sono le multinazionali di noleggio auto, con le quali si tratta il prezzo del veicolo (si, si tratta come qualsiasi oggetto al mercato).
Dopodiché si viene accompagnati all’esterno e affidati all’impiegato di una sottomarca, Buster Rent a Car nel nostro caso, con la quale si stipula il contratto.
Non serve prenotare via internet (costa di più) neanche ad Agosto, e meglio sarebbe uscire in strada e individuare qualche persona di agenzie locali.

Sapevo da racconti di amici che Palenque era il sito più affascinante, per cui ho fatto in modo che ci avvicinassimo ad esso in maniera graduale, ripercorrendo a idealmente a ritroso la storia della cultura maya.
Per questo abbiamo dormito la prima notte a Pistè, a pochi chilometri da Chichen Itza; arrivarci è facile e veloce, visto che c’è un’autostrada a pagamento da Cancun (70 pesos fino a Valladolid, 40 per il secondo tratto fino a Pistè).
Qui abbiamo alloggiato in una struttura spartanissima, ma abbastanza pulita e con acqua calda, la Posada Chac Mol (180 pesos con ventilatore, 360 con a/c).
Proprio a lato c’è un buon ristorante, il Las Mestizas che offre buone portate da 30 a 50 pesos, anche se il servizio è lentissimo (il che non sarebbe un problema, se non avessimo deciso una levataccia per far colazione prima della visita alle rovine).
Un gran consiglio per Chichen: alle 10.30 arrivano i pullman di rumorosi gitanti dalle città sul mare desiderosi di rompere la monotonia della vacanza con la visita ad un luogo famoso … cercate di anticiparli entrando alle 8, così eviterete (in parte) anche il gran caldo (ingresso 87 pesos, parcheggio 10).
Avevamo deciso di fare rapide soste in questa parte di viaggio, così nel primo pomeriggio ci siamo diretti a Merida (raggiungibile comodamente in autostrada da Pistè con 35 pesos).
Abbiamo trovato alloggio al Hotel San Juan, di categoria media, 385 pesos per stanze spaziose e pulite con a/c e ventilatore; c’è anche un sicuro parcheggio e una piscina che però non dà nessuna garanzia di igiene.
Prima di partire avevo letto pareri molto contrastanti su Merida, noi l’abbiamo trovata molto caotica e trafficata, però è anche molto viva e allegra, specialmente nelle serate di festa, quando il centro è chiuso alle auto, e la via principale si anima di gruppi musicali e di tantissima gente.
Ad ogni modo per noi è stato un punto di appoggio per le escursioni giornaliere che ci eravamo prefissati.
Abbiamo provato due ristoranti in città :
Amaro (calle 59), molto frequentato dai turisti con la Lonely Planet, in cui le portate vanno dai 50 ai 60 pesos (qui abbiamo mangiato i nostri migliori nachos di tutto il Messico).
E’ apprezzabile perlomeno per la vista sulla strada la Bella Epoca, di fronte alla chiesa di Jesus in calle 60, dove i piatti, più cari, vanno dai 60 ai 130 pesos.

Una possibile gita da Merida è rappresentata da Celestun. Sia chiaro chi si aspetta una colonia di fenicotteri come nel delta del Okawango ne rimarrà deluso, però l’intera giornata è molto piacevole.
Innanzitutto la strada attraversa diversi paesini con delle chiese coloratissime, che rendono i numerosi topes un modo per osservarle con più calma.
In secondo luogo l’intera gita in barca attraverso le mangrovie, compreso il bagno in una piscina naturale, sono stati un bel momento riappacificante con le bellezze della natura.
Noi abbiamo preferito noleggiare le imbarcazioni nella struttura che c’è sul ponte sulla statale appena prima dell’ingresso del paese, visto che tralaltro costa di meno.
Abbiamo condiviso la barca e diviso le spese con una famiglia di messicani in vacanza, pagando 107 pesos a testa per un giro che dura un’ora e mezzo circa.
Per pranzo, invece, siamo arrivati sulla spiaggia di Celestun (il mare non è granché), fermandoci in uno dei numerosi ristoranti sulla spiaggia, la Palapa, dove i prezzi vanno dai 50 ai 90 pesos per portate di pesce.
Al ritorno abbiamo deviato di poco il ritorno a Merida, per fare un bagno in un cenote che ci aveva consigliato un ragazzo messicano, conosciuto per strada la sera prima.
Bisogna chiedere informazioni per la strada, per raggiungere il cenote di Chocholà, però si viene ripagati perché si arriva in un luogo rilassante, in cui i turisti non se ne vedono (ad Agosto è una rarità).
L’ingresso costa 15 pesos, e adiacente c’è un ristorante economico per gustarsi una birra dopo un bagno in un’acqua limpidissima.

Uxmal è l’altra escursione abbastanza comoda da Merida.
Noi l’abbiamo visitata in una mattinata durante lo spostamento per Campeche.
L’ingresso di domenica per i turisti non è gratuito, ma dimezzato (37 invece di 87 pesos), oltre al solito costo di 10 pesos per il parcheggio.
Per chi come noi parte presto da Merida, difficilmente arriverà comunque ad un orario in cui non faccia già caldo; inoltre a quell’ora il sito è già sovraffollato.
Ciò non toglie che siano delle rovine affascinanti, probabilmente rispetto a Chichen Itza mancano i grandi spazi aperti, ma qui si notano di più le influenze del periodo classico.
Le ripetizioni del dio Chac e delle greche raffiguranti il dio Sole sulle pareti del Palazzo del Governatore sono meravigliose, anche se forse ci ha colpito di più l’interno dell’edificio delle Monache, perché è più facile immaginare le cerimonie che si svolgevano; sul lato ovest, il serpente piumato con la coda a sonagli e con le fauci spalancate dalle quali emerge l’effige umana di Kukulcan è bellissimo.

Siamo partiti nel primo pomeriggio direzione Chiapas.
Abbiamo visto per la strada nei pressi delle rovine di Uxmal diverse possibilità di alloggio o ristoranti economici, anche se a dire il vero molto, ma molto, spartani …
Campeche sarebbe dovuta essere una tappa per spezzare il lungo viaggio verso Palenque, ma l’arrivo nel centro storico ci ha piacevolmente sorpresi.
Era domenica, giorno di chiusura delle tiendas, così le strade del centro erano incredibilmente vuote; sembrava di essere all’Havana rimessa a nuovo e ripulita, quasi che nella capitale cubana fossero passati gli svizzeri.
Abbiamo scelto dalla Lonely Planet di alloggiare all’Hotel Lopez, dove per 350 pesos abbiamo trovato una stanza pulita con bagno privato e a/c.
In calle 63 c’è un parcheggio auto, convenzionato con l’albergo, dove abbiamo pagato 7 pesos per 24 ore, ma è possibile anche arrivarci autonomamente.
Dopo una veloce doccia, comunque, abbiamo cominciato a camminare per la città, ammirando la ancora vivacità dei colori; sapevamo che era l’unica città del nostro tour sul mare e rivolta ad ovest, per cui ci siamo presi i nostri tempi godendoci il tramonto sul mare.
A cena i pochi viaggiatori che abbiamo visto in città si ritrovano nei non numerosi ristoranti aperti; noi abbiamo cenato davvero dell’ottimo pescado al Maranzo, dove le portate vanno dai 70 ai 110 pesos.
Non so se è un peccato o una fortuna che l’industria del turismo non abbia ancora scoperto Campeche, noi comunque conserviamo un bellissimo ricordo dell’Havana svizzera del Messico.
(solo LP@@@) Prima di andarcene abbiamo provato la colazione all’hotel Campeche sulla piazza principale, molto abbondante per 3 dollari.

Il tratto di strada verso Palenque è molto accettabile (c’è un pezzo di autostrada a pedaggio appena fuori Campeche per 45 pesos), si ammirano panorami differenti rispetto allo Yucatan, ma si è disturbati dai posti di blocco di numerosi militari, che fanno notare la loro presenza in prossimità, e dentro il Chiapas.
Palenque, purtroppo, dimostra di essere una città cresciuta in fretta dietro al turismo; tutto ciò che un turista ha bisogno si trova ai lati della via che taglia il paese, tra questi anche l’albergo che abbiamo scelto soprattutto per via del parcheggio interno, la Posada Los Angeles, dove abbiamo pagato 150 pesos per una stanza spartana e abbastanza pulita.



La mattina seguente eravamo puntuali all’apertura del sito, trovando una strana sorpresa: l’ingresso era totalmente gratuito nonostante fosse un giorno feriale (martedì), semplicemente perché gli impiegati avevano finito le scorte di tagliandi da vendere … anche questo è Messico.
E’ vero che Palenque è il sito più affascinante, peccato che sia molto affollato, e soprattutto che sia chiuso l’ingresso alla tomba di Pakal; ad ogni modo l’essere avvolti dalla foresta, e la vista panoramica che si ha dal Tempio della Croce sono molto suggestivi.
E’ interessante, e da non perdere, la visita al museo del sito, compreso nel prezzo del biglietto, il che fa apprezzare l’importanza di questa città-stato abbandonata all’avanzare della foresta senza un’apparente ragione; noi ci siamo gustati l’intero sito per quasi 5 ore.
Il paese offre numerose possibilità per mangiare per ogni tipo di tasca: segnalo il ristorante Herredero in Juarez poco prima della piazza salendo sulla sinistra, ma soprattutto un piccolo bar, il Bar Cafè, sempre in Juarez, all’angolo con la 20 Noviembre, vicino e sul lato del terminal degli autobus.
E’ un locale in cui il caffè viene macinato e non viene servito il solito insapore nescafè solubile, come pure la spremuta non è confezionata, ma di vere arance.

La salita a San Cristobal del Las Casas è una sorpresa dietro l’altra, visto che offre incontri dei più disparati: dagli immancabili posti di blocco militari, agli acquazzoni tropicali che spesso provocano incidenti, ai ragazzini venditori di manufatti, ai lati della strada in prossimità dei topes, che fermano le macchine tirando delle corde tra la carreggiata … insomma 190 km che sembrano non finire mai.
A dir la verità San Cristobal me l’aspettavo proprio così, non per l’architettura delle case e delle chiese, ma per la gente che si incontra, non tanto gli indios, quanto il tipo di turismo, spesso un po’ freak, che la caratterizza.
Qui è dove abbiamo trovato maggior difficoltà a trovare un alloggio, perlomeno economico e accettabile, in quanto tutti gli hotel su Insurgentes chiedono più di 450 pesos, anche quelli censiti come economici sulla Lonely Planet.
Ci siamo spostati dalla via centrale e abbiamo trovato la Posada Virginia, in av. Colon 1, dove abbiamo dormito con 180 pesos compreso il parcheggio interno per l’auto.
Mi sento comunque vivamente di sconsigliarla, poiché sebbene economica, per quel prezzo abbiamo trovato in Messico situazioni migliori.
Quel giorno non c’era l’acqua, ma a parte l’inconveniente temporaneo (comunque disponibilissimo il personale dell’albergo che ci ha permesso l’uso di un bagno di un’altra stanza), la camera non ci ha dato l’impressione di essere “abbastanza pulita”.
Per chi ne avesse bisogno c’è comunque una lavanderia proprio a lato.
San Cristobal è una cittadina molto piacevole da girare a piedi, e al contrario di come da alcuni segnalato non si ha la minima avvisaglia di pericoli, è piena di angoli caratteristici e di locali particolari; quindi mi soffermerò a segnalare solo alcuni ristoranti.
Il Tuluc in Insurgentes è un classico esempio di un posto che si è avvantaggiato della pubblicità gratuita dalla Lonely Planet, in quanto i prezzi sono più alti rispetto a quanto riportato, e il servizio, sulla guida il fiore all’occhiello, non poi così celere.
Sicuramente meglio l’accogliente, ma rumoroso, e arredato con cura Gato Gordo, in av. Madero in cui il servizio è veloce e le portate sono più buone ed economiche (c’è anche un ottimo menu vegetariano a 20 pesos).
Per chi si alza presto la mattina per le escursioni, e non vuole passare le mezzore ad un tavolino ad aspettare portate improbabili, consiglio il Cafè Restaurante del Centro in Real Guadalupe 15, il quale offre discrete colazioni da 2 a 4 dollari.

Le escursioni più vicino a S.Cristobal meritano una menzione a parte, in quanto sono ormai diventate delle mete sovraffollate e non più molto fedeli dello stile di vita degli indios.
Noi abbiamo preferito farle autonomamente, visto che ci eravamo informati della realtà che stavamo visitando.
La chiesa di San Juan Chamula, sebbene molto turistica, è molto suggestiva; noi siamo rimasti affascinati, e rispettosi delle usanze, nell’assistere a persone intente in una preghiera tanto appassionata, immersi in un’atmosfera irreale di file di candele scintillanti che affiorano tra il resinoso odore di un tappeto di aghi di pino.
Anche quelle di Zinacantan rappresentano, nella loro semplicità, un bellissimo spaccato della cultura cattolico-pagana delle orgogliose civiltà indigene del Chiapas.
L’addetto dell’ “ufficio turistico” del paese quasi si scusava del pattume per le strade del paese dovute alla festa della Vergine che si svolgeva in quei giorni … quasi non sapessimo che per i ritmi messicano quei resti di festeggiamenti sarebbero rimasti lì per settimane …
L’ingresso alla chiesa costa 10 pesos a San Juan Chamula, compreso un piccolo museo etnologico di fianco al municipio, e 5 pesos per le tre chiese di Zinacantan.

L’altra classica gita da San Cristobal è il Canyon del Sumidero, anche se a dir la verità per noi si è rivelata inferiore alle attese.
Il paesaggio è bellissimo, è un posto in cui si può apprezzare la natura, un po’ meno gli animali (coccodrilli, aquile e trampolieri) a disposizione di foto da posa nei soliti anfratti conosciuti a memoria dai piloti delle lance.
La gita costa 95 pesos per 2 ore di navigazione e per arrivarci è possibile utilizzare l’autopista a pedaggio che dovrebbe collegare Tutxla Gutierrez con San Cristobal, anche se per ora si ferma a 60 km dalla seconda (uscendo a Chopa de Chorzo si pagano 15 pesos).

Questa è stata l’ultima parte del nostro viaggio itinerante, poiché avevamo deciso di concederci qualche giorno di riposo in qualche località del Quintana Roo.
Non avevamo le idee chiare su quale spiaggia arenarci, così abbiamo cercato di percorrere la via del ritorno molto velocemente, in modo da avere la possibilità di vedere più alternative prima di riconsegnare l’auto.
Questo mi dà l’occasione per consigliare a chiunque viaggi in macchina per il Messico di fermarsi non appena possibile al riparo, all’accenno di un temporale.
Noi ci siamo trovati, nostro malgrado, in mezzo ad una tempesta tropicale, e credo che ci ricorderemo per molto tempo quella mucca che ci ha fatto sbandare sbucando dal buio più totale per attraversare la strada.
Quella notte siamo arrivati ad Escarcega, un paesino molto brutto, ma che ci è sembrato un paradiso dopo la nostra disavventura; abbiamo alloggiato nel migliore albergo della città (secondo la Lonely Planet) l’Hotel Escarcega al costo di 200 pesos con ventilatore (280 con a/c), notando, tra l’altro, che un posto stranamente molto frequentato da messicani, forse in vacanza.

Il giorno successivo eravamo a Tulum, dove siamo rimasti un po’ sorpresi dai prezzi delle cabanas, tutte superiori ai 500 pesos a notte (anche per soggiorni settimanali).
Dopo un giro per diverse strutture abbiamo scelto di concederci un po’ di meritato “lusso” fermandoci al Papaya Playa (il secondo a destra dopo l’incrocio) nella migliore e più spaziosa loro abitazione per 700 pesos (dopo una contrattazione) a sole tre palme dal mare.
Il “resort” consta come tutti quelli della zona di un piccolo ristorante e un bar, dove le portate vanno dai 60 ai 70 pesos e comunque le camere costano dalle 280 senza bagno ai 800 pesos per la suite.

Abbiamo notato una gran differenza tra le possibilità di offerta mare in questa parte di costa del Messico, invasa da Cancun verso sud di alberghi a 5 stelle; noi abbiamo scelto le opzioni piu semplici e spartane, ma non per questo più economiche, perché volevamo rilassarci e stare lontani dal rumore delle discoteche.
Tulum, comunque, sta subendo delle modifiche, che porteranno a completare tra qualche anno le costruzioni in muratura di alberghi, cosicché il turista con lo zaino si sposterà inevitabilmente più a sud.
Ad oggi c’e’ ancora chi come noi gode nel soggiornare in una struttura in cui la corrente elettrica c’e’ solo per poche ore al giorno, in cui devi dividere il tuo spazio in spiaggia con pochi turisti, e in cui devi condividere il tuo spazio con i più numerosi granchi, ragni, paguri e iguane.
Da parte nostra, siamo rimasti contenti nell’assistere tutte le sere all’arrivo dei cormorani che si tuffavano a picco sui pesci, a pochi metri dai bagnanti che nuotavano ignari.
Tulum, comunque, non offre solo le capanne, infatti in paese si possono trovare soluzioni di alloggio meno care, a 3 km dalla spiaggia però.
Qui si trova tutto: un centro commerciale, lavanderie, tiendas, oltre che una serie di ristoranti ai lati della statale che costano meno rispetto ai resort, ma molto di più confronto al resto del Messico.

La cosa che ci ha più deluso della zona? Cristina voleva tornare alle rovine di Tulum dopo la sua prima visita in Messico 10 anni fa …
L’ingresso, rispetto ad allora e’ a pagamento, 37 pesos, tutte le costruzioni sono inaccessibili, ed e’ diventato ormai il punto di raccolta per i turisti con il braccialetto all-inclusive, ai quali il sito viene
venduto nel pacchetto alla stessa stregua di Palenque o Chichen.
Esiste perfino un pullmino colorato che al costo di 15 pesos percorre i 700 metri che dividono le rovine al parcheggio degli autobus per il ritorno a Cancun (autobus privati).

Un paio di informazioni:
Le corse in taxi dal pueblo alle cabanas (o viceversa) costano 30 pesos, mentre il collegamento con il sito archeologico 20; noi ci siamo accordati con 50 pesos per farci accompagnare al terminal degli autobus alle 6 del mattino.
Chi deve arrivare in aeroporto a Cancun può sfruttare i collegamenti con Playa del Carmen a 22 pesos, prima corsa alle 6, e da qui verso l’aeroporto per 65 pesos (molto meno dei 18 dollari che chiedono i microbus all’andata), prima corsa alle 8.

Telefoni:
E’ possibile chiedere gratuitamente all’ufficio turistico, presso l’ostello in av.Tulum, i numeri telefonici delle compagnie aeree per confermare il volo di ritorno.
A questo proposito abbiamo scoperto l’esistenza di due tipi di schede e di cabine telefoniche: per le telefonate nazionali esistono tessere con taglio minimo da 50 pesos valide solo nelle cabine della Telmex (dislocate in paese).
Nelle strutture sulla spiaggia sono installati altri tipi di cabine che svolgono solo chiamate internazionali e, funzionano, oltre che con le carte di credito, con altri tipi di tessere (raffiguranti un pappagallo) con taglio minimo da 100 pesos.

Voglio concludere il nostro viaggio raccontando degli incontri e dei furti notturni nella nostra cabanas …
Una notte siamo stati svegliati di soprassalto, perché un rumore sinistro proveniva dalla zona dei nostri bagagli, come se qualcuno li stesse rovistando.
La mia paura principale era che qualche ladro si fosse introdotto nella stanza, mentre Cristina temeva la presenza di animali (improbabili giaguari), visto che la strana presenza era accompagnata da un forte odore di selvatico.
La mattina seguente abbiamo scoperto il furto di ben 3 biscotti al cioccolato sottratti da una confezione aperta per l’occasione…
Non e’ bastato appendere le nostre cibarie in alto per evitare che il nostro ospite, con il suo inconfondibile odore, ci venisse a trovare le notti successive, visto che si portava il cibo da fuori trovando angoli tranquilli della nostra stanza per sgranocchiare.
Ancora più pacifico e’ rimasto quando l’ho individuato con la torcia; il medio-piccolo roditore (l’animale più probabile che potesse essere nonostante la coda striata di bianco e nero e l’odore da puzzola che aveva) se ne stava lì per niente impaurito dei miei inviti ad andarsene, come se, giustamente, fosse lui il legittimo occupante della zona.
Beh si, anche questo fa parte degli splendidi ricordi che conserveremo di questo primo nostro viaggio insieme … Iviva Mexico !!!!

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