Mikonos, a crazy holiday

di Francesco –
Non mi piace scrivere e non lo faccio quasi mai, ma certe storie ti fanno venire l’ispirazione, certe storie devono assolutamente essere raccontate! Siamo io, detto Justin P., Claudio, per gli amici Score o anche Glen Quagmire, e Antonio meglio conosciuto come Vomitino.

Partenza programmata per le ore 11:00 da Piazza Garibaldi, ma parto da casa con quasi 2 ore di anticipo, colpa di Antonio è troppo ansioso e premuroso. Nell’attesa conosciamo un gruppo di 6 ragazzi palermitani, oltre al sarchiapone solo il biondino merita un appellativo: Branduardo! Poi i rimanenti si chiamano semplicemente: Palermo! Ci facciamo scattare la prima di ben 200 foto (tutte perse!) da Enrica ed Ida (“le veline”), una tettona, l’altra carina, che ci faranno in parte compagnia nella prima settimana di vacanza. Sono le 11:00, ma niente autista, che tarda di ben un’oretta e mezza. Ci fa salire senza fare nessun appello o controllare biglietti, e già si inizia a presagire la sua inaffidabilità. Siamo diretti a Brindisi e nel pullman c’è il caos più totale, ma noi siamo proprio sfortunati, perché capitiamo nei pressi di un gruppo di ragazzi del Vomero, capitanati da un rompipalle canterino, nu’ friariell’ che non sta mai zitto; l’unico sollievo è che sono diretti ad Ios.

Da Brindisi a Patrasso in nave, ben 18 ore di viaggio senza nessun confort, per far passare il tempo ci intratteniamo con una coppia di ragazze irlandesi (di cui non ricordo più i nomi), una davvero simpatica e socievole, a cui insegniamo un paio di espressioni colorite napoletane (napolitan slang), l’altra più timida ma con un brillante aneddoto da raccontare. Le ragazze a quanto intendiamo, (io ero quello del gruppo che conosceva meglio l’inglese, il che è tutto dire) stanno facendo una sorta di interrail e nella tappa in Polonia, l’irlandese timida, girando per una stradina, viene colpita da uno schizzo di coom partito da una finestra, ebbene sì, (che sfaccim!). La lezione di napoletano è servita, perché l’irlandese simpatica prontamente esclama: “eeeeeee che schif’!”.
Le irlandesi dormono, facciamo un giro per il duity free shop, compriamo una bottiglietta di Gin (il nostro primo figliolo) e una di whisky (per gli amici Jack) che si aggiungono alle altre due bocce di rum e vodka. Non contenti prendiamo anche una confezione di sigari per festeggiare gli eventuali eventi lieti, come la casa che siamo convinti di affittare a Mykonos, una bella villa con jacuzzi o come si ostina a dire Claudio “con Yakuza”. Non abbiamo sonno e così giochiamo a carte, che noia! Ma la serata subito si anima quando Claudio fa il chiromante con le carte (napoletane). Strano caso ma a tutti e tre le carte dicono: sei solo (usciva sempre quel maledetto asso di bastone) e senza donne (solo uomini a cavallo→sei gay!)!” Ci rallegra il fatto che la cartomanzia non sia una scienza esatta. Sbarchiamo a Patrasso, in pullman al Pireo dove per soli dieci minuti perdiamo la coincidenza con la nave diretta a Mykonos. Non ci perdiamo d’animo e mangiamo in un posto squallido (tipo Bivio dei bei tempi) cose strane: una “lasagna” e dei souvlaki pieni d’aglio (per me e Claudio), riso e pollo (per Antonio che ci tiene alla dieta). Sulla nave diretta a Mykonos faccio l’incontro con una brutta quanto antipatica chiattona greca, che nell’attimo in cui sposto le valigie, si impossessa furtivamente e in compagnia della mamma e della figlia dei nostri 3 posti. La signora non si vuole alzare sbraita e addirittura mi mette le mani addosso, non so come, ma mantengo la calma e mi limito a solo 2 mal’ parole. Nel frattempo io e la signora diventiamo un’attrazione per i rimanenti passeggeri, che sono tutti solidali nei miei confronti. Tornano Antonio e Claudio, racconto l’avvenuto e Claudio subito improvvisa un filmato dove prende in giro “quella cosa brutta”, le gira intorno con la fotocamera svariate volte (per quasi l’intera durata del viaggio). Finalmente dopo circa 40 ore dalla partenza da Napoli, sbarchiamo sull’isola della perdizione, ma sono le 3 del mattino, non c’è nessuno in giro (nessuno che dica: Calimera!), ci appisoliamo nel “centro di accoglienza profughi”. Sono le 7 non si vedono ancora gli isolani e così decidiamo di andare dal porto al centro, dove prendiamo subito il motorino (13 euro al giorno, ottimo!), un motorino per tre persone (cosa ti aspettavi da dei napoletani?!). Giriamo con lo scooter ma nessuna casa a prezzi interessanti, anzi. Ci rendiamo subito conto che forse Claudio nella sua incoscienza aveva ragione a dire che la casa sarebbe stata con Yakuza, perché gli indigeni ci sparano con “le mitragliatrici” numeri esorbitanti. Antonio è disperato, il budget è limitato, nello sconcerto più totale inizia a dire di voler tornare a casa, Mykonos proprio non gli gusta. Io, invece, inizio a prendermela con gli affittacamere e urlo: “It’s very exspansive, Is Mykonos like Capri?! You are Crazy! I was here the last year (grande palla)” e loro: “The prices are changed! Last year is last year, now this is the price!”. A parte tutte le mie proteste è anche vero che ci stanno proponendo case bellissime, con piscina, aria condizionata e tv satellitare. Noi, invece, siamo in cerca di una bad home, ugly and stinking home. Veniamo accontentati, per fortuna troviamo una casetta con cucina a 21 euro al giorno, c’è anche il giardino coi melograni, davvero carino se non fosse per quei gatti fetosi! Comunque fatta eccezione dei gatti maleodoranti, non avevamo di che lamentarci. E poi la proprietaria, una vecchia, sì bruttina ma simpatica, ci fornisce diverse dritte per risparmiare sulla spesa e per arrivare alle spiagge. Il fratello della vecchia di casa è il proprietario dello stabile di fronte, è anche lui brutto assai, alcuni lo chiamano nostromo, noi Fantozzi. Le sue figlie sono uno spettacolo, quanta grazia, quanta femminilità! Ad ogni mio risveglio, ho la fortuna di vederle uscire di casa, che bel modo di alzarsi dal letto, la loro bellezza è commuovente. Il mare di Mykonos è davvero bello e pulito, addirittura nel porto, acqua cristallina e piena di pesci, tanti che Antonio un giorno si da anche alla pesca. Ma ciò che fa davvero la differenza è il profumo di trasgressione che c’è nell’aria, puoi fare di tutto senza che nessuno ti giudichi, il reato di atti osceni in luogo pubblico, lì non esiste. In questo senso la spiaggia più bella è sicuramente Paradise con il più memorabile dei locali, il Tropicana di Mr. Sasà, 28 cm di felicità, tutti messi in mostra nei suoi costumetti a forma di serpente o di proboscide di elefante (usate un po’ di immaginazione, o sbirciate su internet è piena di sue foto). Il Tropicana è uno dei tanti locali sulla spiaggia dove si prende l’aperitivo e si balla dal pomeriggio fino alle 11 di sera, la musica è sempre la stessa ma la gnocca no. Non so se sia per Sasà (speaker del locale) con le sue fasi scandalose, ma al Tropicana le ragazze, italiane e straniere, come dice lui sono tutte puttane o anche: ” Le italiane, brave ragazze a casa e.. puttane al Tropicana”. E’ proprio vero! Io, però, preferisco le straniere e in particolare le australiane, bellissime, simpatiche ed aperte mentalmente (“Open your mind, open your pussy.”). Solo sentire il nome Australia mi fa luccicare gli occhi, Australiaaaaaaaa.

Per darvi un idea del livello di trasgressione, racconto della cinese ninfomane. Di professione farà sicuramente la pornoattrice, perché le telecamere non la imbarazzano affatto. In un Tropicana stracolmo, alle 7 di sera, inizia a palpare Sasà, gli sfila il ciondolone dal costume e, come direbbe Claudio, fa dei giochino con la bocca. Si china su di un tavolo, sposta il suo perizoma e se la fa fotografare, poi Sasà da dietro.. Insomma davanti a tutti, che in coro urlano:”Siam venuti fin qua, siam venuti fin qua, per vedere Sasà scopà!”, “Non è brasiliano però, che cazzo c’ha, il fenomeno lascialo là, qui c’è Sasà”, mentre Sasà dice: “Mi scopo la sorella puttana di Satoshi Tomiie! (che quella sera avrebbe suonato al Cavo Paradiso)”. Ad un certo punto hanno il buon senso di continuare nel bagno, intanto sono stati girati almeno una trentina di filmati, con molta probabilità qualcuno lo potete anche trovare su internet.
Il bello del Tropicana è che devi stare brillo per forza, anche se non compri da bere, c’è sempre un’anima generosa che ti versa vino dall’alto o che ti spruzza con pistole (ad acqua) caricate con gin o vodka. Non manca mai il riccone che stappa mega bottiglie di spumante sulla folla in delirio, così tu hai il pretesto di leccare o farti leccare il corpo bagnato dal dolce e spumeggiante carburante del godimento. Lasciati gli abiti da ingegnere, con la giusta dose di alcool le trovate geniali, cioè stupide e volgari, fioccano a bizzeffe ed anche io come Sasà invento le mie battute, cito la più carina, indico gruppetti di tre ragazze e: “One, two and three fuck with me!”. Purtroppo non è mai funzionata!
Ad Antonio Sasà sta un po’ antipatico, a causa sua si becca un pugno in viso da una ragazza: Sasà le palpa il sedere e la ragazza se la prende con l’innocente Antonio. Anche i buttafuori ce l’hanno col nostro amico palestrato, fanno sempre storie all’ingresso delle discoteche. I locali notturni sono un po’ più casti (nb: è tutto relativo!), ma si cucca lo stesso, soprattutto nella prima settimana, quando gli italiani non sono ancora tantissimi. E così già la prima notte allo Scandinavian bar si profila per me e Claudio l’occasione di un’orgia (doppia coppia), le ragazze vi assicuro che ci stanno, anche se sono convinto che leggendo questo racconto, ora che sono in Italia vogliano smentire tutto. Alla fine, però, non se ne fa nulla, non dico di chi è la colpa. Lo Scandinavian è un localino nel centro, ma a differenza da quanto faccia intuire il nome è frequentato da tanti italiani. Il paesino è pieno zeppo di locali, quelli che ricordo sono il Caprice, El Pecado (pieno di modelle, ma l’ingresso è su lista, solo per chi ha il portafogli copioso) e il Mykonos bar, dove c’è una cameriera niente male che perde la testa per Antonio; dice che somiglia a Banderas, beh in effetti sono in tante a dirglielo, ma si limitano a questa osservazione, perché il bad English di Antonio non permette conversazioni lunghe. Alle volte mi sono persino prestato a fare il personal translator di Antonio, ma il mio motto è: “the language of love is international!”. In ogni caso non mi sono mai tirato indietro nel pubblicizzare i miei amici con espressioni del tipo: “Do you like him?…Nooo. Are you sure? He has a big Dick!” “He is a good fucker almost like me!”.



A Mykonos ogni sera c’è un party evento con dj di fama internazionale, ma per via dei tanti irriducibili del Metropolis, ci siamo limitati a ballare Joe T. Vannelli, Frankie Knuckles, Presslab Boys, Lorenzo LSP, Satoshie Tomiie (solo Antonio e Claudio) e un paio di party organizzati dal Ministry of Sound from Elephant & Castle (ci sono stato nel 2004!).
I violenti nelle discoteche sono gli italiani, eccetto la montagna di muscoli (somiglia al wrestler King Booker), che minaccia di volermi sotterrare. Io sto ballando con un’olandese, è bassina ma carina, peccato per l’alito, sembra una distilleria di vodka. All’improvviso si avvicina l’uomo nero, fa sedere l’olandesina sulla sua spalla, scende dal cubo (per lui è un semplice gradino di una scala) e ritorna infuriato da me. Io ho il viso pallido non so che fare, vorrei fuggire ma la calca non me lo permette, allora dico: “I’m sorry. I’m sorry. I respect you! I’m sorry.”. Vabbé per fortuna mi lascia stare, l’avrò impietosito. “Abbiamo preso il possesso dell’isola, Mykonos balla per.. Joe..T..Vannelliiiiiiiiii” è così che al Cavo Paradiso il simpaticissimo Mc Cody annuncia l’inizio del festino, che più mi è piaciuto. Ballo gasatissimo sulle note del remix dei Negroamaro: “Nuvole e lenzuola”. Mc Cody canta dal vivo “My washing machine”, è un pezzo vecchiotto, ma per chi non lo conoscesse, scaricatelo! Nulla di eccezionale ma nel contesto è niente male. Joe invita Cody a farsi un bagno in piscina ma: “L’acqua è contaminata, anzi quella è vodka!” E’ altrettanto emozionante il party allo Space col Vocal Dj Gee: “Mikonoooooooooooooooooos!”, una ragazza bellissima suona il sax dal vivo e dal tetto cadono coriandoli luccicanti, mentre Gee con la voce è prodigioso. Dicono che Mykonos sia la meta preferita dai gay, noi non li abbiamo visti, eccetto qualche coppietta appartata in posti isolati (anche se ci sono frequentano luoghi tranquilli, dunque non li vedi) e un indiano che palpa il culetto di Antonio. Piuttosto credo che abbiano preso me e Claudio per una coppia gay: una sera in centro per scherzo decidiamo di camminare mano per la mano a testa alta senza nessun turbamento mentale, tanto noi non abbiamo dubbi sulla nostra eterosessualità a differenza di Antonio, che non si presta al gioco. Ma l’evento tragico è un altro, avviene al Paradise club, una bellissima discoteca in Paradise beach con l’accesso su spiaggia. Per risparmiare sulle consumazioni siamo soliti comprare la gnostra (bocce d’alcool) al supermercato e la portiamo nel locale con noi, nascosta per bene sotto le camice. Attenzione che vi sequestrano le bottiglie, una volta per poco non prendono il nostro figlioletto Gin, ma Claudio infuriato e sprezzante del pericolo (i buttafuori non sono affatto mingherlini) riesce a sventare il rapimento. Visti i controlli il luogo più adatto per scolare la gnostra, in questa occasione si tratta di anice al 50% d’alcool (cavolo come brucia), è il bagno. Antonio non viene, dopo la forte sbronza dei giorni scorsi (un giorno anche a me capita di stare veramente male, al punto di cadere con la testa nel piatto di pasta in brodo). Il bagno è bello grande ed ha una stanza in comune coi lavandini, a destra si affacciano le porte dei bagni per i ragazzi dall’altro lato per le ragazze. Quando andiamo io e Claudio è completamente vuoto, ci chiudiamo in un bagno insieme ed iniziamo a bere. E’ quasi alcool puro, dunque, difficilissimo da scolare (ottimo disinfettante per il mal di gola), ad ogni sorso un gemito, alcuni un po’ equivoci. Restiamo chiusi in bagno circa un quarto d’ora, ignari che fuori si stesse riempiendo di gente e soprattutto che sentissero le nostre urla. Litighiamo a chi deve uscire per primo, alla fine lo facciamo insieme. Apriamo la porta e un ragazzo inizia a ridere dicendo: “Together in the bathroom! Ahahahahah!”. Ci facciamo prendere dall’imbarazzo e stavolta a testa china scappiamo, spintonando persino delle ragazze in coda sulle scale, che figura! Nel locale ci capita subito l’occasione del riscatto, una donna straniera (forse sposata), che sta chiacchierando col suo compagno ed un’amico, fissa me e Claudio, ammicca una continuazione. E’ proprio una zo’! Antonio ha il barbero coraggio di contraddire due Glen Quagmire e si ostina a dire che ci stiamo flesciando, ma che! quella ci segue con lo sguardo e fa cenni equivoci. Secondo Antonio sta fissando la piscina, allora noi ci spostiamo sul lato opposto: “Che è Antonio?!? La piscina sta anche qui?!”. La lasciamo stare, perché il compagno non la molla, così mi metto a ballare con una tedesca molto prosperosa. Le parlo in inglese, ma lei subito capisce che sono italiano ed esclama: “Mamma miaa!” e pure io:”Eh sì! Mamma mia, come sei tanta! Piccerè vien’ accà!”. Le giornate mikotine iniziano al pomeriggio, colazione abbondantissima, poi spiaggia, ci sono più di una trentina di baiette, ne abbiamo visitate solo cinque e pensare che l’intenzione era quella di visitarne almeno la metà; altro proposito: visitare il museo ed Ano Mera (non so cosa sia sulla cartina risulta come un paesino arroccato). Mai fatto! A mio avviso la spiaggia più bella è Paraga, per Antonio e Claudio Panormos, ma le spiagge con più movida sono sicuramente Paradise e Super Paradise, quest’ultima frequentata un po’ più da gay, te ne accorgi subito anche dalla musica, che, nonostante tutto, a noi piace tanto. La prima giornata al Super Paradise è davvero pericolosa per me che sono cagionevole: sono fradicio d’acqua fino alle 11 di sera, cado una continuazione in piscina. Già non ho più la voce ed un mal di gola fortissimo, per limitare i danni uso della carta igienica a mo’ di sciarpa (la carta è un ottimo isolante!) e sul motorino d’ora innanzi mi copro col telo (sporchissimo) tipo befana. La maggior parte dei pomeriggi li trascorriamo a Paradise beach, non a caso una delle spiagge più famose al mondo. Non ricordo più tutti i nomi (durante la vacanza sì), ma ogni giorno mi intrattengo almeno con due ragazze diverse, alcune bellissime, qualcuna molto meno a causa dell’alcol, che offusca la mia capacità di giudizio. Sfortuna vuole, però, che mi capiti sempre di rincontrare le bruttine (sarà un caso ma sono italiane) e di rado di rivedere le bonazze conosciute il pomeriggio. Una che mi perseguita è la milanese, Romina, con la puzza sotto al naso, una snob che si vanta di stare alla Bocconi, ma subito freddata da me: “Starai anche alla Bocconi, ma hai 26 anni e ancora non ti sei laureata!”. La denominiamo “Cassano” per via dell’acne sul viso, peccato perché per il resto non è male: bionda, occhi azzurri, bei lineamenti del viso e fossette di Venere molto evidenti. Altre meno belle non possono essere menzionate, non si sa mai chi possa leggere queste pagine. Parlo, ora, degli incontri più belli. La prima australiana very good conosciuta è in compagnia del fidanzato, ma merita di sicuro una citazione, perché bella in una maniera tale da non poter essere descritta a parole. Due chiacchiere con questo gruppetto di australiani, ma nulla di eccezionale, prendiamo un altro po’ di sole, per fortuna senza avvertire il calore per via di un gradevolissimo vento, che spira per quasi tutta la vacanza. Si è fatta ora sono le 7 di sera, go to dance to dance al Tropicana. La sequenza completa è: to dance to dance, to drink to drink and then to fuck to fuck. Andiamo in tre e dopo poco prima io e poi Claudio spariamo, i soliti Glen Quagmire. Alle volte, però, mi capita di fare approcci insieme a Claudio. Uno memorabile è con un’australiana (anche lei rigorosamente bionda).. Maro’ quanta grinta! quanto è focosa! Balla e si muove divinamente e soprattutto è molto “aperta mentalmente”, tante foto con lei, ma anche queste perse.

Un altro approccio in società è con la meno disinibita ma comunque bella e simpatica ragazza russa, che parla perfettamente l’italiano. Peccato per il furto della fotocamera, perché scattiamo una foto davvero artistica: la russa, io che l’abbraccio da dietro e Claudio tutto piegato con la sua testa tra le gambe di lei, o’ solit’ spuorc’! Alle volte Claudio dimostra di avere un cuore impavido, il William Wallace di Mykonos, si diletta con certe ragazze non brutte, bruttissime. Si va a scartare le due australiane più brutte ed è vero che. mah non lo invidio affatto! Ha persino il coraggio di ballare con un’ultrasessantenne, che ci fa tanto ricordare la donna che si vede nel finale del video di Pink “stupid girls”. Gli incontri di Antonio a dir la verità sono pocucci e per di più è anche sfortunato perché la cipriota sulla quale punta gli occhi, dopo aver fatto alcune cose e fatto credere chissà che, si rivela lesbica è davanti ai nostri occhi sbigottiti amoreggia con la sua compagna. Antonio nei primi giorni è timido negli approcci, ci prova con un’australiana, ma questa si limita a fotografarlo. Ci prova anche con una napoletana bellissima, sembra starci, li lasciamo soli in spiaggia, si perdono di vista. Antonio, invece, di cercarla (è in una casa nei paragi della nostra Cat’s home) rinuncia e a mio avviso sbaglia: due ragazze napoletane, venute da sole a Mykonos non si lasciano scappare, perché hanno voglia di Dick & Dick. Mi capita di fare qualche approccio insieme ad Antonio, conosciamo insieme delle bellissime newyorkesi, che vivono da un anno a Roma, di cui sono innamorate e dove studiano arte. La brunetta del gruppo, Nicoletta, è molto socievole e fa perdere la testa ad Antonio: ha un corpo favoloso, occhi verdi e balla con estrema sensualità. Non tutte le americane sono così belle e simpatiche, c’è una stronza di Miami che prende a testate prima Antonio e poi me. Lo fa senza motivo, quello è il suo modo di attirare le attenzioni maschili, vuole fare la ragazza aggressiva, a me sembra solo un maschiaccio, oltretutto mi fa davvero male, per poco non reagisco con le mani, mi limito ad un:”Fuck you and fuck your fucking friends!!!!!!!”. Purtroppo tutte le foto di questa memorabile avventura mikotina sono perse, e pensare che nella sola prima settimana abbiamo scattato più di 200 foto e girato 5 o 6 filmati. Il posto ci sembra tranquillo e in noi matura una certa ingenuità, lasciamo, come tutti, gli zaini in spiaggia incustoditi. Il lunedì della seconda settimana, non abbiamo ancora il tempo di renderci conto che qualcosa è cambiato: sono arrivati tanti italiani, soprattutto napoletani di malaffare. La memoria della fotocamera è satura, decido di trasferire i dati sulla pen drive (regalatami in occasione della laurea) in un internet cafè nei pressi della spiaggia. Do la fotocamera in custodia a Claudio, che purtroppo non sposta, come di solito facciamo, lo zaino in un posto illuminato e comunque a portata di vista. Nel frattempo io sono distratto, ballo sul palco del Tropicana in compagnia di Simona e Lana. Finita la serata, la rabbia ci assale… Io perdo fotocamera e pen drive, Claudio il cellulare, in più si prendono una ventina di euro e sigarette ed accendino, ma fortunatamente, si fa per dire, con l’ausilio di una torcia troviamo le chiavi del motorino e di casa. I teli e le magliette sono sparsi per il parcheggio, qualcosa è nel cassonetto dell’immondizia. Purtroppo certa gente, invece di pensare a farsi le bonazze dell’isola, pensano a fottersi soldi e oggetti vari. La settimana a ridosso di ferragosto (non oso immaginare quella successiva) è caratterizzata da atti di delinquenza come furti nelle case o bauletti dei motorini scassinati. Coincidenza vuole che tutto ciò capiti quando aumenta il flusso turistico degli italiani.. Siamo sempre noi i peggiori! Tornati a casa facciamo un atto disperato, inviamo un sms al cellulare di Claudio: “Mi servono la fotocamera e il cellulare. Quanti soldi vuoi?Risp su questo numero.I need the mobile telephone and the camera. How many money do you want? The answer on this mobile!” (Col ca’ che rispondevano!). Il giorno dopo, prepariamo un altro zainetto esca, lo posizioniamo nei paragi del furto e ci appostiamo ben nascosti. Non si avvicina nessuno, eccetto due ragazze, anche loro vittime di un furto.
La perdita del cellulare per Claudio implica anche la perdita di Marilena, credo la sua conoscenza più lieta, è greca, bellissima, fa la timida ma ben presto si lascia andare. In un primo momento io e Antonio abbiamo il piacere di assistere alla loro conversazione. Claudio inventa nuove parole, lui dice che sono in inglese, ma io non conosco l’espressione: “Don’t worry, I can prest you my vestit’ (prest vestit?!?!)”. Alla domanda: “Do you know Pierros?”, lui risponde: “No, I know only Pier one” (che cazzo c’entra?!?!). Pier 1 è un’agenzia di viaggi del centro, mentre Pierros credo sia il nome greco di qualche altra isola oppure del pellicano, che vive a Mykonos (boh. è ancora un mistero). Li lasciamo soli, sono su un divanetto del Cavo a fare sozzerie varie mentre Frankie sta missando gli ultimi pezzi. Marilena deve andar via, ha la nave per un’altra isola alle 10 del mattino. Si scambiano i numeri di telefono, nei giorni a seguire lei invia un SMS, dice di voler ritornare a Mykonos per Claudio, ha già comprato il biglietto della nave. Ma a quell’SMS Claudio non potrà mai rispondere.

Oltre ai mulini a vento, il pellicano è un simbolo dell’isola, in realtà ne vivono 4, abbiamo persino il piacere di beccarli. Questo anno anche un altra icona è ben in mostra sulle carrozzerie delle auto, sui flyer delle discoteche, sui top di bellissime ragazze, è il camello della Camel, sponsor ufficiale di Mykonos. Le ragazze immagine ti offrono sigarette, talvolta anche l’intero pacchetto, peccato che noi non fumiamo, eccetto Claudio, ma giusto un po’.
Noi sappiamo perché Claudio ha ben stampato nella mente il nome dell’agenzia Pier 1: ci lavora una ragazza carina con i capelli bianchi (spero per lei tinti), portati in maniera alquanto stravagante. Claudio la trova estremamente eccitante (mah. a me non dice nulla di che), nonostante abbia sempre le occhiaie, un viso pallido e un’estrema lentezza nei movimenti. Torniamo, ora, alle “mie patatine”, iniziamo da un buon made in Italy, è romana, per niente prosperosa, ma con un viso e delle labbra carnose bellissime (curiosità: è bruna). Balliamo in maniera caliente e mentre la bacio mi sento urtare da dietro, cavolo è Sasà. Io: “Sasà sai come è, ma non voglio che tu mi interrompa e per giunta da dietro (col coso che si ritrova)”. Balla con la mia romana, che fino ad un istante prima diceva di provare disgusto per Sasà, si danno un innocente bacio timbro, poi ritorna da me. Sasà mi intervista col microfono e poi va via e noi subito a rifare i zozzi, allora Mr 28 cm di felicità prontamente urla:”Alle ragazze romane piace il cazzo dei napoletani!”. E io: “Per l’esattezza il mio!”. In quel momento Antonio e Claudio ballano altrove, sentono tutto ma non sanno ancora che il napoletano di cui parla Sasà sono io. La romana di cui ho parlato è amica della più ignorante e coatta ragazza con le treccine. Incontriamo spesso la coatta sola, perché fedele al suo ragazzo (rimasto a Roma) è sempre nei pressi del telefono pubblico, che è a sua volta nei pressi del bagno da noi spesso visitato. La coatta è ignorante al punto tale da credere che Antonio sia di origini cubane, Claudio argentino e io inglese. Tutto nasce dall’improvvisazione di Antonio che monta una storia bizzarra: noi tre ci saremmo incontrati l’anno prima a Londra, nata l’amicizia, veniamo a Mykonos insieme. Secondo la storia Antonio è l’unico dei tre a vivere in Italia e per questo traduce lo spagnolo di Claudio e il mio inglese pieno zeppo di espressioni napoletane e di parole tronche in italiano. La romana: ” Aooo non ce sto a capì più niente, e questo che è cubano e l’altro argentino e l’altro inglese”. Noi ridiamo, io così forte da: “I ingnutted the gam!(da ingoiare la vivident)”. La romana non si accorge di nulla e lo scherzo va avanti per diversi giorni, ovvero fino all’incontro con la sua amica carina, che si rende conto della beffa solo guardandomi in viso. Un mio grandissimo incontro, che purtroppo non ha avuto seguito, è con Julia, modella 19enne australiana di Sidney. Maro’ e quant è bella, esordisco, infatti: “Why are you so beautiful?”. Lei fa l’acidella e non risponde, continua a ballare con le altre tre amiche, anche loro eccezionali ma non bionde come Julia. Sono triste, getto la spugna, in effetti non mi sento il suo tipo, non possiedo il panfilo. Poi all’improvviso un’ondata di alcool mi travolge, è Claudio che mi versa dall’alto del vino. Mi rifaccio avanti, voglio offrire da bere ma a loro non va. Deciso e sicuro prendo la mano di Julia, balliamo, ci guardiamo… Cavolo ci sta!
Alla domanda: “Don’t you like me?”.
Lei: “Nooooooo, I like you so much!” (con voce sensuale). Baciarla mi manda in estasi, mi perdo nei suoi occhi verdi, sfioro con le mani le sue curve e lei dolcemente mi accarezza il viso. E’ incantevole! La magia, però, dura poche decine di minuti, perché devono tornare a casa. Mai più rivista, eccetto nei miei sogni.
Vi starete chiedendo cosa mangiamo a Mykonos. Colazione con 200 g di yogurt greco per me, latte per Antonio e Claudio, nutella fette biscottate. Unico pasto la sera: 500 g di pasta e cose varie, tutto preparato dal nostro chef Antonio. Merita un applauso, ha saputo sempre soddisfare il nostro appetito, suggerendo integrazioni proteiche alla dieta, come le uova sode, quando torniamo dalla disco. Sa cucinare bene, malgrado le pochissime risorse e mezzi, per poco un giorno non salta in aria tutta la casa. Il tubo del gas in cucina si rompe e c’è una fiammata altissima, che il palestrato Antonio spegne prontamente. Una cena memorabile la facciamo in compagnia dei nostri vicini napoletani (della seconda settimana, nella prima c’erano dei greci antipatici, che facevano la doccia nel giardino), siamo in 7 (Claudio è già a Brescia), al pian terreno, dove alloggiamo noi, non c’è spazio a sufficienza, così decidiamo di cenare al piano di sopra. Mangiamo sereni, tanto anche se clandestini, siamo convinti che al piano di sopra abitino solo 2 salernitane bellissime (a loro piacciono solo gli uomini danarosi), ma innocue. Ci accorgiamo presto che non è così, salgono 2 palestrati, abitano nell’appartamento affianco alle salernitane, in fretta e in furia, meglio di una ditta di traslochi, puliamo e portiamo tutto giù, i tavoli, le sedie, lanciati da sopra e presi al volo da incoscienti al piano terra (tra gli incoscienti ci sono anche io). L’idea di cenare sopra è dei nostri vicini, sono degli scrocconi incalliti, si offrono di fare la spesa mentre noi mettiamo a disposizione la cucina, spendono non più di 1,5 euro, il resto lo prendiamo noi. Il loro primo giorno a Mykonos, quando non ci conosciamo ancora mi vedono all’opera al Tropicana, tornati a casa uno di loro mi indica è dice: “Ma tu si chill’ ca s’ ne purtat quattr?!” e io:”Io ne ricordo solo 3, ah ma hai ragione, Julia valeva per 2!”. Tra napoletani subito si fa amicizia, al punto che Paolo un giorno chiede ad Antonio:”Ti dispiace se entro in bagno con te? Così mentre tu ti fai la doccia, io mi lavo i denti”. Antonio: “Paolo sai come è?! Già dicono che Mykonos sia l’isola dei froci, poi tu te ne vieni con certe proposte..” e chiude la porta in faccia a Paolo, già con lo spazzolino tra i denti. Di solito facciamo qualche spuntino fuori, un classico è il mitico Gyros pita, la fame me lo fa divorare in due morsi. I nostri acquisti fatti in spiaggia sono davvero comici, perché io che sono l’amministratore del fondo cassa, custodisco i soldi protetti da una bustina di plastica (per non farli bagnare da eventuali schizzi di spumante o acqua) nella tasca del costume. Nella bustina trasparente (sembra una prova del delitto in pieno stile C.S.I.), insieme ai soldi ci sono i soliti due durex, quindi ad ogni pagamento diamo nell’occhio. Spesso capita che insieme alle monete da 1 o 2 euro escano i durex, i commessi sembrano non disdegnare questo tipo di pagamento. Una cosa strana di Mykonos sono gli insetti, tantissimi, giganteschi e alcuni mai visti in Italia, sono terrorizzato da certe falene mostruose. Le zanzare non mancano, ma insolitamente non toccano il mio corpo (e pensare che in patria sono la loro vittima prediletta), mentre mordono Antonio che non è affatto abituato ai morsi d’insetti. E’ arrivato il momento di parlare di amicizie maschili. Antonio si intenerisce quando vede il suo amico napoletano, un ragazzo mingherlino coi capelli lunghi e tanto generoso. Dispensa alcool un po’ a tutti, e subito ci rendiamo conto del motivo: ruba le bottiglie al supermercato del Tropicana (se le infila nella parte di dietro del costume, sta con mezzo culo da fuori, è disgustoso). Lo faccio anche io, mi riesce in una sola occasione, poi vengo beccato due volte in flagrante ma in posti diversi; ci sono tanti italiani, così i commercianti hanno gli occhi ben aperti e alle volte si servono anche di guardie nascoste. I proprietari si riprendono la refurtiva e mi lasciano stare, non succede così con l’amico di Antonio che viene colpito con la bottiglia di birra (il gesto sembra quello di un’accoltellata) dal proprietario cinese e percosso dietro al banco dal chiattone greco. Poverino, noi fuggiamo, Antonio vuole tornare indietro a salvarlo: tra loro è nato l’amore. Antonio ha anche altri amici, un gruppo di romani, a detta sua simpatici, a me sembrano più una banda di coglioni. Indossano sempre lo stesso pareo maculato ed hanno al collo delle catene. Uno di questi vuole rubare la polpetta dal piatto a Claudio, ma lui certo non se la lascia sfuggire. Il mio amico, invece, si chiama Jhonny, ragazzo francese abbastanza carino, che mi ricorda tanto l’amico spagnolo conosciuto a Londra, Havi. L’amicizia con Jhonny si consolida quando io stufo del solito: “Poporopopopo” “La mamma di Zidane è una puttana” “e chi non salta è un francese”, inizio a gridare “evviv la frans”. Con i ragazzi francesi ci divertiamo tanto, ci ospitano sui loro tavoli privati, vado nel privé del Paradise club e dello Space, ci offrono da bere. Jhonny è molto facoltoso, ne abbiamo la conferma quando paga il conto al Tropicana, 150 euro in contanti per il tavolo e 140 euro con la master card per le bottiglie di Vodka. E questo solo il pomeriggio. Lo so, state sicuramente pensando che frequento Jhonny per la sua generosità, non è così, o almeno non solo per quello. Balliamo insieme, facciamo tante postegge, lui mi aiuta con l’inglese, io a conquistare le ragazze solo col linguaggio del corpo. Ne fermiamo tante e nonostante lui sulla carta sia messo meglio di me, le ragazze alla domanda: “Who do you prefer?” scelgono sempre me. Per gli amici francesi divento presto un eroe, salgo sui tavoli da loro prenotati come fossero i miei, e faccio scendere gli altri ragazzi (soprattutto gli italiani che cercano di entrare clandestini nel privé), atteggiandomi a vip. Ogni volta che ci incontriamo è un immenso piacere lui urla: “Francescooooooo” e io “Oh Jhonny!” e c’è l’abbraccio. Per colpa di Jhonny, però, perdo due ragazze che meritano, una di Napoli che lui fa letteralmente cadere dal cubo e l’altra greca, che, alla vista delle amiche francesi di Jhonny che mi toccano, scappa via. Le francesi sono tre, due molto carine e l’altra di colore un po’ bruttina. Inizio a ballare con la più bella e folle. Stiamo danzando in bilico tra due panche, i piedi poggiano sugli schienali, in pratica facciamo gli equilibristi e per giunta con più vodka che sangue a scorrerci nelle vene. A lei piacciono le cose strane e non ne vuole proprio sapere di scendere, sta per cadere diverse volte, la prendo al volo. Poi capita a me di perdere l’equilibrio, già mi vedo con la testa rotta, per fortuna il più brutto dei francesi, lo scimmione, ci salva. La francesina si rende finalmente conto che è meglio ballare giù o sul cubo, come tutte le persone normali. E’ molto “open mind” e mi invita a baciare l’altra amica carina, poi viene il turno della bruttina. Mi trovo di fronte ad un bivio (non quello dei polli): chiudo gli occhi e bacio la cioccolatina (non sono razzista) o finisce qui la mia esperienza con le altre due ragazze. Decido di darle un bacio timbro, più che altro perché mi fa tenerezza, tutti a pensare le altre due e nessuno a lei. Lei mi sorride, gliene do altri due, e così un bel to dance to dance, molto trasgressivo con le francesine. Alcune ragazze sono così aperte che le vedi baciare mezzo Tropicana, beh quelle le allontano, per baciare loro ti occorre un preservativo in bocca. Ma la seconda settimana, anche queste iniziano a venir meno, perché l’isola si riempie di italiani, violenti e stupidi. Con le loro palpatine gratuite e i loro assalti in dieci attorno ad una ragazza, anche la più puttana del Tropicana scappa. Abbiamo visto cose orrende, ai limiti della violenza carnale. In un occasione sono intervenuto: sono napoletani, per convincerli a smetterla non la metto sul piano della morale (io, il moralizzatore di Mykonos), non capirebbero. Mi danno, invece, ragione quando spiego loro che così facendo, anche se la straniera ci sta, non la può dare a tutti e dieci, dunque: approcciate mai in più di due alla volta e non toccate se non invitati, così almeno uno se la porta. Un po’ di pazienza e meno foga! Gli italiani sembrano non aver mai visto una figa, beh un fondo di verità c’è. Le italiane sono meno disinibite, la cultura italiana è in parte pervasa dalla dottrina religiosa. Ne consegue che le italiane sono acidelle e mal viste anche dagli stranieri, come dice la mia Simone (è una ragazza australiana): “Italian boys like Australian girls, but Australian boys don’t like Italian girls, because they are virgin”. Ho citato Simone, da me si fa chiamare Simona, ho detto “mia”, vi starete chiedendo il motivo. Ebbene in questa bolgia che è Mykonos, mi sono preso una piccola cotta. E’ di Melbourne con origini polacche, 27 anni, fa la pharmacist, ma ci tiene a precisare che è manager (di che cosa? non l’ho ancora capito). Capelli biondi leggermente mossi, pelle liscissima, occhi azzurri, naso scottato dal sole, corpo sodo con le giuste proporzioni. La incontro in spiaggia ed è lei a presentarmi Jhonny. Balliamo, e faccio subito le mie battute: “Do you want marry me? It’s romantic for our children tell them that their parents meet in Mykonos. Now do you want to go to do our first son?” (lo so non è affatto corretto grammaticalmente, ma lei mi capisce). Lei dice che sono pazzo, ma intanto mi bacia, ho le sue mani dappertutto.. Non riesco a convincerla a farlo in spiaggia sotto le stelle, ma lei continua a dirmi che sono troppo sexy e si fa promettere che ci rincontreremo. Mi fa impazzire, anche se all’inizio tento di negarlo persino a me stesso. Ci scambiamo, infatti, i numeri di telefono e io faccio passare un’intera giornata, ignorandola, perché non avrei potuto, a Mykonos, focalizzare la mia attenzione solo su una ragazza. Tutte stronzate! Non dormo la notte, penso solo lei. Il caso ci fa rincontrare allo Space, discoteca in centro. In questa occasione sono davvero fortunato, perché manca poco che non la perda. Due ragazze, una cinese (o giapponese), l’altra meticcia mi invitano con insistenza a ballare con loro. A me non piacciono le orientali, ma loro sanno convincermi, hanno movenze e fanno gesti osceni (soprattutto con la lingua) da esperte pornoattrici, e poi per me sarebbe la prima esperienza interetnica o meglio con l’Oriente. Anche Claudio mi suggerisce di andare da loro, quando all’improvviso, eccola… Vedo Simona. Corro subito da lei, sono felicissimo. Ci appartiamo appoggiati ad una vetrata, il flusso d’aria condizionata è diretto su di noi, facciamo cose folli, quando all’improvviso lei si ferma, non ci rendiamo conto che dietro la vetrata c’è il privé: stiamo dando spettacolo. I ragazzi nell’altra stanza, infatti, sono seduti sul divano e ammirano, a nostra insaputa, le mutandine arancio di Simona (che hanno un simpatico disegno di Garfield). Decidiamo di fare un giro fuori, chiacchieriamo, per quanto possibile, e mi spiega perché non le andava in spiaggia. Se ho capito bene (parla troppo velocemente), il Tropicana le da la sensazione di un bordello: ti scegli la ragazza, come se fossi al supermarket, e te la porti.

Questa, invece, è la serata giusta a casa mia non si può, c’è Antonio che dorme (non è voluto uscire), così andiamo nel suo albergo. Vuole prendere il motorino, ma mi rendo presto conto che è più vicino l’hotel (a soli 200 m dallo Space) che il parcheggio. Albergo a 5 stelle, la sua camera è gigantesca, solo il bagno è grande quanto casa nostra, e poi hanno il frigobar, che è pieno zeppo di bottiglie di malibù portate dall’Australia. Stiamo un po’ sul balcone (vista stupenda), sono le 4:30 del mattino, la luna piena, che sta tramontando, col suo bagliore illumina la stanza e tutta la baia, il luccichio del mare è interrotto dalle luci della piscina sottostante. Subito suggerisco di andare a farci una nuotata, ma il custode vigile ce lo vieta. Simona condivide la stanza con l’amica Lana, che mi ha raccomandato di non usare anche il suo letto, mi spiace, abbiamo così 2 letti, da una piazza e mezza, a disposizione e… Non l’ appagamento di un istinto, bensì il desiderio di starle vicino il più possibile. Quando finiamo sta sorgendo il sole, il cielo è arancio e io non voglio più andar via, come dice lei sono il suo sexy kid. Una notte romanticissima, che lei definisce come la nostra honeymoon (in pratica accetta la mia richiesta di nozze fatta al Tropicana). Mi sto rivestendo, Simona commenta i miei abiti, in particolare la cintura, dice che è stravagante, d’altronde l’Italia è un fashion country. Peccato che la cintura non sia italiana, l’ho presa, nel senso che non l’ho pagata, da H & M in Oxford street, la considero un portafortuna. Mio malgrado devo andare, peccato quanto desidero dormirle accanto (ammesso ci riesca). Prendiamo appuntamento per la notte successiva al Full moon party.
Sono al Paradise club, luogo dell’appuntamento, non ci incontriamo, eppure siamo entrambi nella stessa discoteca, fatta eccezione che lei è nel privé al secondo piano. Incontro Jhonny, gli chiedo di farmi salire, si impegna vanamente, servono 50 euro, che io non ho. Allora avverte Simona che sono giù, nel frattempo io convinco uno che lavora nella disco (somiglia a Ronaldinho) a darmi il pass ( “this is a question of love!”). Quando salgo, Simona è scesa, a mia insaputa, a cercarmi, non mi trova e va via, mi resta la magra consolazione che nel privé c’è il free bar (vai dietro il bancone e ti servi da solo). Non bevo nulla, ho il morale a pezzi, oltretutto sono solo, perché Claudio e Antonio dopo il Paradise sono andati a fare l’after hour al Cavo Paradiso (non sono andato con loro perché pensavo di trascorrere il tempo restante con Simona). Ci siamo dati appuntamento alle 8:30 del mattino, sono le 5:00 e io senza Simona non ho più voglia di ballare, vado in spiaggia e mi appisolo su una sdraio. Passa un gruppetto di ragazze inglesi, mi sfottono, ridono, hanno voglia di fare le “sceme”, ma le ignoro. Suona la sveglia del cellulare, incontro Antonio, che mi dice:”Claudio torna tra un’oretta, è andato a casa con Annapaola circa mezz’ora fa”. Io:”Come fa a tornare tra un’oretta, se ci vuole quasi sto tempo solo per andare e tornare col motorino a casa nostra?!”. Come immaginiamo Claudio tarda e restiamo sotto al sole fino alle 11:00, poi preoccupati che Claudio possa essere caduto o altro, ci incamminiamo a piedi. Siamo stremati, la strada è tutta in salita, fa caldissimo, purtroppo non c’è vento. Passa altro tempo, sono le 12, chiedo il passaggio a dei ragazzi in motorino, e nell’altro senso di marcia vedo passare Claudio, non ho voce ma urlo lo stesso (ho rischiato di perdere permanentemente la voce, perché provo un dolore atroce e non riesco più a parlare). E’ un incosciente, io e Antonio siamo infuriatissimi, vabbé per fortuna non gli è successo nulla. La nostra preoccupazione è giustificata dal fatto che corre tanto con lo scooter, inoltre di incidenti ne succedono davvero tanti. In un’occasione ci capita di assistere a quello di due ragazzi, ci fermiamo per prestare soccorso, come noi tanti altri. Ci tranquillizza vederli coscienti, sebbene sporchi di sangue (escoriazioni varie); Antonio vuole alzarli da terra, parla ad alta voce, dice: “dobbiamo portarli in ospedale! Toglietevi, lasciate vedere a me!”. Prendo Antonio con violenza, è completamente ubriaco, potrebbe fare più danni che altro, sta per giungere l’ambulanza andiamo a casa. Per farvi capire come guida Claudio, vi dico che nonostante fossimo in tre e perdessimo molta strada in rettilineo (il motore non stava messo un granché bene), recuperavamo sempre nelle curve (soprattutto nella curva del Tabaccaio). Claudio guida benissimo ed io ad ogni sorpasso urlo: “E Rossi c’è!” E’ la sua ultima giornata, si fa accompagnare da me al porto, mi costringe ad attendere la partenza della nave e così, per l’ennesima volta, passiamo per 2 froci. Io giù e lui che mi saluta dal ponte, che scena struggente! Nel frattempo passano i giorni ed io non riesco ad incontrare Simona, per giunta la Vodafone non mi fa inviare messaggi in Australia, non posso risponderle. L’ingegno di Antonio mi suggerisce una trovata, che può essere interpretata in due maniere diverse: gesto romantico o patetico. Si rivela estremamente efficace e romantico, vado col motorino nel suo albergo, sto per lasciarle un bigliettino (la brutta copia l’ho scritta sul retro del cartoncino della Simmenthal, è l’unico souvenir da Mikonos) sotto la porta, fortunatamente vengo bloccato: Simona ha cambiato stanza. Sono le 7:30 del mattino la reception ha aperto, lascio loro il mio biglietto. Al ritorno guido zigzagando, sul mio volto si legge l’espressione di compiacimento per aver trovato almeno un modo per sperare. Mi risponde sul cel e io di nuovo in motorino (per fortuna l’albergo dista solo 2 km) per lasciarle il secondo messaggio. Prendiamo appuntamento per la sera (mezza notte e mezza) alla fermata del bus; Antonio non esce, peccato così casa è occupata.
Ci incontriamo e lei subito inizia a parlare, dice che ricevere i miei biglietti pubblicamente in albergo l’ha imbarazzata tantissimo ma al contempo le scioglie il cuore, perché dopo aver finto di colpirmi in petto, mi abbraccia calorosamente e mi sussurra nell’orecchio: “You are so sweet that bla bla bla bla” (non ho capito più nulla). Ho già mangiato a casa ma lei vuole cenare (in effetti l’aveva scritto nel messaggio, ma non l’avevo inteso), giriamo un paio di ristoranti, chiede lei e li scarta quasi tutti dicendomi: “Nooo, this is very espansive!”. In mente mia dicevo: “Buono, ho con me tutti i soldi rimasti, ma non sono tanti”. Andiamo al Niko’s restaurant, a me non dà affatto l’impressione di un ristorante più economico degli altri, anzi. Vabbé non ci penso e ordiniamo: una caprese, una bottiglia di vino, una di acqua e due orate alla griglia. Chiacchieriamo un po’, nonostante lei sia costretta a ripetere le cose almeno due volte, considerato il mio pessimo inglese e il suo brutto vizio di usare lo slang (lo fa addirittura negli sms e io non ci capisco un carba). Iniziamo una conversazione sulle ragazze italiane, ad un certo punto credo lei mi dica che detesto mia sorella, visto che parlo male delle ragazze italiane. Parla almeno 5 minuti e io non ho la minima idea di quello che dice, ma sento troppo spesso la parola sister, allora rispondo: “Don’t touch my sister, please!”. Scoppiamo a ridere entrambi, anche perché uso una continuazione l’espressione “in fact”, lei mi sfotte per questo, io , invece, la prendo in giro per i suoi modi eccessivamente garbati quando chiede informazioni o parla col cameriere (ha una voce impostata molto infantile e dolce). Ci imitiamo a vicenda e non so perché ma ho l’impressione che tutti gli altri clienti stiano guardando noi, forse siamo troppo rumorosi o troppo disinibiti, ma non mi importa. Adoro il suo modo di accarezzarmi i capelli, mi fa l’occhiolino con molta malizia e mi imbocca, ma io non contento le mordo anche le braccia e… vabbuo’ certi particolari li ometto. La caprese è pessima, niente mozzarella, niente basilico, le orate in compenso sono squisite e grandi, lei ci butta sopra un kg di sale. Si limita a bere un solo bicchiere di vino, il resto a me, ma ormai alla fine della vacanza sono assuefatto dall’alcool, non mi fa nessun effetto particolare.
Mentre ceniamo, passano i nostri amici francesi in comune, “Oh Jhonny!”. Quando vanno via urlano: “Francesco you are a playboy!” (il pomeriggio mi ero portato una greca niente male), si girano tutti, io sono gasatissimo. Simona, invece, se la prende un tantinello, anche perché tutto ad un tratto smette di farmi il piedino. Mi domanda il motivo di tale appellativo e io: “Boh.I don’t know what does playboy mean? In Italy we don’t use this word”. Insomma faccio il finto tonto, e lei mi spiega tutta la storia della rivista; vabbé Simona sto scherzando. Ride, torna serena e soprattutto ricomincia a toccarmi sotto il tavolo. E’ il momento del conto, lei prende la master card, ma io insisto che voglio offrirle la cena. CAVOLO! 95 euro! E che c’era o’ sang e S. Gennaro?! Apro il portafogli ho solo 55 euro in banconote, prendo gli spicci, rovescio tutto sul tavolo e inizio a contare, persino i 5 centesimi. E’ una scena comicissima! Sono tutti i miei averi e arrivo a stento a 60 euro. Insiste per pagare lei, ma io: “Wait, I’m thinkig the solution”. Poi: “I don’t find the solution” e così facciamo fifty fifty (circa), 50 euro lei e 60 io. Ci sono 15 euro di resto, che lei vuole lasciare come mancia, perché in Australia usually danno il 10% di mancia, e io: “Are you crazy?! Usually in Italy we ask the discount”, e poi a Napoli con 15 euro ti mangi pizza, panzarotti, patatine e birra. Alla fine 5 di mancia e gli altri 10 li prendo io, anche perché con quei soldi devo affrontare tutto il viaggio del ritorno.
Finita la cena, giriamo un po’ per il paese, propongo di andare in camera sua, ma non si può perché è venuto un suo amico australiano, appena arrivato da Ibiza (conduce una trasmissione su Mtv Italia o All music, al momento non mi interessava, quindi non ho chiesto di più, so solo, a detta di Simona, che le ragazzine italiane lo fermano per gli autografi). L’amico australiano è in camera con due americane conosciute all’aeroporto. Azz’ si da subito da fare il giovane! A casa mia c’è Antonio, in spiaggia non si può, c’è un vento fortissimo. Nooooooooooooooooooooooooooooooo! Ci appartiamo in un vicoletto (e’ vic re quartier, li chiama Claudio), è la nostra ultima occasione di stare insieme e nonostante il viavai di gente facciamo abbastanza.
Arriva il momento di salutarsi, perché lei decide di andare con Lana al Cavo Paradiso, io non la seguo, non ho né voglia (l’indomani devo partire), né soldi. (Continuiamo a sentirci per e-mail). Il giorno seguente è assai triste, devo abbandonare l’isola, che più che un posto è un idea, un modo di pensare. Io sono abbattuto, Antonio, invece, ha tanta voglia di ritornare a casa. Sulla nave del ritorno mi intrattengo con una coppietta, lui 35enne, lei 10 anni in meno, sono molto socievoli, hanno trascorso la vacanza in barca a vela tra le isole greche vicino la Turchia. Di fronte a noi c’è un gruppetto di ragazzi appena diplomati, sono di Lecce, tranne uno di Milano che è arrivato 3° in Lombardia alle olimpiadi di matematica, si dicono indovinelli per tutto il viaggio. Ad un tratto interviene il velista espone anche lui degli indovinelli, abbastanza complessi direi, alla fine ci rivela la sua professione: elabora sistemi matematici e al momento ha un’azienda di software tutta sua (bravo!). Espongo uno dei tanti quesiti: siete intrappolati in una stanza, ci sono solo 2 computer, uno mente sempre l’altro dice solo verità. C’è un’unica tastiera con soli 2 bottoni, uno vi farà uscire, l’altro morire asfissiati. Potete fare una sola domanda (di qualsiasi genere) ad uno dei due computer. Come ve la cavate?
Il troppo pensare mi fa venir voglia dell’ultimo sigaro, andiamo sul bordo piscina della nave e da profani fumacchiamo, di fronte c’è un tizio di mezza età anche lui col sigaro e un bicchiere di whisky, credo stia ridendo di noi, ma che importa.
Arrivo a Piazza Garibaldi mamma, come al solito ansiosa fuori dall’auto ad attendermi, mio padre in macchina con la porta aperta legge qualcosa, indossa i suoi occhialini alla mastro Geppetto. Sono fradicio, subito una doccia, mangio e dormo, sono esausto. A Mykonos dormivo pochissimo 3, massimo 4 ore al giorno (Antonio e Claudio 2 e anche 3 ore in più), ma non ero stanco, certi giorni soffrivo d’insonnia, non dormivo affatto. Il mio sogno ricorrente (ho continuato a farlo anche nei primi due giorni dopo il rientro): ragazze ammiccanti intorno al mio letto, ho gli occhi pesanti, ma è più forte di me, devo aprirli e così mi svegliavo. D’altronde il sonno a Mykonos è una cosa ignobile, disonesta, improduttiva.
Più una vacanza è bella e più è brutto e difficile tornare alla sterile routine di tutti i giorni, è forse per questo che mi sono appigliato al ricordo e che ho scritto queste pagine. Fatto è che c’ho preso gusto e credo che scriverò qualcosa anche sulla più lunga ed interessante esperienza londinese.

Potete trovare foto e altri racconti nel blog di Francesco

Il Viaggio Fai da Te – Hotel consigliati in Grecia

 

 
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