Il nostro viaggio a Vienna

di Mario e Valeria –
Anche stavolta,  come l’anno scorso, la scelta della destinazione per la nostra piccola, breve vacanza è stata lunga e ponderata. Dopo aver scartato via via la Tunisia, Barcellona, Istanbul, Londra e altro ancora, decidiamo di andare a Vienna. L’Agenzia di Viaggio è la stessa del viaggio di nozze e del viaggio a Parigi . I depliant che consultiamo sono decine, così come decine sono le volte che andiamo proprio in agenzia, dove troviamo comunque delle persone molto per bene e ben disposte ai contatti con clienti un po’ seccanti come siamo noi. Il costo del “pacchetto” è di 930 euro, e comprende i voli andata e ritorno e 4 notti in albergo. 

Giovedì 14 agosto 2003

Il taxi, alle 5 del mattino, ci porta da via San Giacomo dei Capri all’aeroporto per la “modica” cifra di 17 euro. C’è folla. Il volo Napoli/Milano è tranquillo, sia in fase di decollo che di atterraggio. In un’ora, dalle 6.40 alle 7.40, siamo nella città meneghina. Sull’aereo ci offrono succo d’arancia e biscottini. All’arrivo non fa caldo. Aspettiamo due ore girando tra le boutique di lusso dell’aeroporto. Vediamo Peppe Quintale che va a Bari, mentre noi partiamo alle 10 e alle 11 siamo a Vienna, con un volo tranquillo come il precedente, allietato dalla visione dei cartoni animati di Tom e Jerry e dalle candid camera, oltre che da un panino al prosciutto cotto.

Appena arrivati, capiamo subito di trovarci in un’altra nazione.

Se fino a poco prima, in aereo, tra l’altro dell’Alitalia, la lingua italiana era di casa, ora davanti a noi ci sono solo cartelli in tedesco. Compriamo la Vienna Card (vale 72 ore e fa viaggiare su tutti i mezzi della capitale senza limitazioni oltre a fornire sconti su moltissimi musei e attrazioni). La cassiera cerca subito di fregarci, dandoci 5 euro e 10 centesimi in meno sul resto. E’ la prima arrabbiatura viennese.  Per andare in hotel scegliamo il metodo più economico: prendiamo l’S7, un trenino regionale (l’aeroporto è a 19 km dalla città)  che ci costa un euro e 50 a testa (oltre al costo della Vienna Card) e ci porta alla metropolitana. A Vienna ci sono 5 linee del Metro, indicato con una grossa U e con il quale ci si può tranquillamente spostare da un punto all’altro della città, facendo anche meno fatica di Parigi, dal momento che all’interno della rete suburbana si cammina di meno a piedi. Il nostro Hotel si chiama “Mercure Zentrum”, e si trova alla stazione Shwedenplatz della metropolitana. E’ un quattro stelle, munito davvero di tutti i comforts. C’è la moquette, l’aria condizionata, la doccia in una grossa vasca con tenda scorrevole, il frigorifero, la tv satellitare, il phon, i doccia schiuma e il sapone (non quelli soliti, minuscoli e inutili, bensì veri e propri flaconi come quelli che si usano a casa propria).

Il bidet non c’è, come è prassi da queste parti. Comunque, la stanchezza si fa sentire, e ci riposiamo un po’. Usciamo per mangiare qualcosa, e siamo subito attratti da uno dei mille chioschetti che vendono hot-dog in strada. Alla fine, scegliamo quasi a caso, dal momento che non capiamo nulla del menu regolarmente esposto, ma ci va male: il panino è piccantissimo e all’aglio. Il palato brucia e addirittura sia a me che a Valeria si stacca un pezzo di pelle. Andiamo quindi, ancora con la lingua penzoloni e scottata, al vicino Mc Donald’s. Mangiamo panini e insalate (qui le servono in un bicchiere di plastica) su un tavolino all’aperto, ma siamo assaliti dalle vespe, una delle inattese caratteristiche di Vienna. In metrò andiamo a Stephansplatz, alla cui uscita subito siamo accolti dalla splendida visione del gigantesco e maestoso Duomo di Santo Stefano, una costruzione gotica tra le più importanti al mondo con un bellissimo tetto fatto a mosaici di colore prevalentemente verde.  All’interno, il Duomo è molto bello. Saliamo fino a 100 metri d’altezza, pagando 4 euro a testa, sulla torre del Duomo. Il panorama è molto bello, anche se il tempo è un po’ uggioso e cadono alcune goccioline di pioggia. Ci accorgiamo subito che bere sarà un lusso, visti i prezzi delle bottigliette d’acqua minerale, attorno ai due euro e 50 centesimi per mezzo litro. Per fortuna, ci sono parecchie fontanine pubbliche che ci permettono di riempire le nostre bottigliette senza spendere. Nella strada dello shopping accanto al Duomo ci sono moltissimi negozi di souvenir: gettonatissime le cosiddette “palle” di Mozart, di cioccolata ripiena di marzapane. Camminiamo fino al teatro dell’Opera, poi, in metropolitana, raggiungiamo il Prater. E’ un grosso parco giochi. Neppure lontanamente ricorda la maestosità di Gardaland e Eurodisney. Le attrazioni sono costose (3 euro a testa), antiquate e tristi.



La ruota del Prater pure è una mezza delusione (almeno per me, perché a Valeria non dispiace). Un giro (che dura 20 minuti) costa euro 6.50 grazie allo sconto della Vienna Card, altrimenti costerebbe un euro in più. La immaginavo però più maestosa, più imponente, più nuova. Certo, le “carrozze” sono particolari. A me ricordano un po’ quelle dalla vecchia funicolare centrale di Napoli. Qui le chiamano “gondole”, chissà perché. Quando arriviamo al punto più alto e cominciamo a ridiscendere, la delusione è completa. Comunque, andare a Vienna senza salire sulla ruota del Prater è impensabile. Un forte mal di pancia mi costringe per ben due volte a servirmi del bagno del vicino bar-ristorante, dove non è obbligatorio consumare. Valeria comincia ad avere male ai piedi. Si cammina, e parecchio. In metrò torniamo in hotel. Usciamo di nuovo per andare a cena. Un trancio di pizza costa euro 2.30, ma si sente solo aglio. Meglio il secondo pezzo, in un’altra pizzetteria. Prendiamo anche un hot-dog, e stesso accanto al chiosco dei wurstel conosciamo una simpatica ragazza di Trento che lavora a Vienna da pochi mesi e che ci dice quali sono le cose più simpatiche da fare nella capitale austriaca. Proprio per ascoltarla, raggiungiamo la gelateria Zanoni, dove Valeria prende una fetta della mitica Sacher Torta (costa euro 2.70) e io un gelato (euro 1.50, una delle cose che costano di meno). Mangiamo sotto la statua di Gutemberg. Valeria ha i piedi gonfi. Torniamo in hotel alle 23, già stanchi ma comunque felici per la bella giornata.

Venerdì 15 agosto 2003

Facciamo colazione. E’ a buffet, e c’è di tutto, dai cetrioli alle uova sode, dalle barrette kinder maxi ai pomodori, dal salame al patè e chi più ne ha più ne metta. Anche l’acqua è particolare: ce ne sono vari tipi, tra cui quella alla pera e quella all’arancia. Usciamo. Scopriamo solo ora di essere proprio vicinissimi al mitico Danubio, sulle cui rive scendiamo subito. Fa meno caldo di ieri, e addirittura, nel corso della giornata, Valeria avrà addirittura freddo. Andiamo a prendere informazioni su orari e prezzi delle gite in battello sul Danubio, ma decidiamo di farla il giorno dopo. Andiamo quindi a Shonbrunn, la residenza estiva dell’Imperatore d’Austria. Pioviggina. C’è una folla incredibile in coda per acquistare i biglietti, ma noi, facendo finta di niente, l’evitiamo, e in un battibaleno siamo di fronte alla cassa. Per il modico prezzo di euro 9.60 facciamo il biglietto che ci dà diritto a vedere 40 stanze. Si definisce “Tour imperiale”. Il giro di 22 stanze, invece, costerebbe un paio di euro in meno. E’ tutto molto bene organizzato. Addirittura, ci sono dei display sui quali compare l’ora in cui si può accedere a seconda del biglietto acquistato. Ci forniscono pure una guida audio: è una specie di telefono, e le spiegazioni in italiano sono molto semplici e simpatiche, senza essere scoccianti. Sissi e Franz sono dappertutto, anche sui souvenir. Siamo gli unici a fare fotografie, e proprio per questo ci richiamano con asprezza.

Noi continuiamo a farle. Con enorme fatica saliamo a piedi lungo i viali che portano ai giardini della Gloriette, da cui si gode l’ennesimo panorama meraviglioso. All’interno della residenza imperiale c’è pure un enorme zoo e un grosso labirinto, dove però preferiamo non andare, anche perché sia i depliant che i cartelli sono scritti tutti in tedesco, e non capiremmo nulla.

In metropolitana raggiungiamo dunque Rathaus (il Municipio). La fermata è proprio alle spalle dell’edificio, a la visuale non è delle migliori, ma quando arriviamo davanti alla facciata principale, è tutta un’altra cosa. Da quelle parti c’è pure una specie di ristorante multietnico all’aperto. Piatti di tutte le nazioni del mondo fanno bella mostra di sé, ma non brillano certo per pulizia e igiene, dal momento che nelle padelle troviamo anche capelli e vespe. Non mangiamo nulla. Passiamo davanti a una chiesa e, credendo che fosse il Duomo di Santo Stefano, le giriamo attorno, ma alla fine è un’altra chiesa. Mangiamo qualcosa a un Mc Donald’s, e anche qui tentano di fregarci un euro e 50 sul resto. Torniamo in hotel. Riposiamo a lungo. La sera andiamo con la Metropolitana in una zona sul Danubio piena zeppa di localini e discoteche.  E’ molto bello. C’è un ponte sul Danubio. Ci affacciamo, consapevoli del fatto che, caspita!, siamo proprio affacciati sul Danubio. Scegliamo un ristorante e ceniamo. Mangiamo pasta alla carbonara, pizza e un piatto a base di carne, patatine fritte e insalata mista. Il tutto per 24 euro. Vediamo il lavapiatti che si lava i piedi nel lavandino della cucina. Per fortuna, lo fa dopo che abbiamo mangiato. La zona vicino alla Metropolitana non è delle migliori: brutti ceffi ovunque ci consigliano di tornare dalle parti del nostro hotel. Mangiamo un altro hot-dog e finiamo la serata con un gelato da Zanoni. Anche qui una stranezze: una mosca si posa sul cono del gelato e, ovviamente, me lo faccio cambiare. Torniamo in albergo alla mezza.

Sabato 16 agosto 2003

Valeria fa colazione, mentre io ho la pancia in subbuglio e mi astengo. In metrò andiamo alla Casa delle Farfalle, situata in un grosso parco (il giardino di Burggarten) dove c’è pure una bella statua dedicata a Mozart, con tanto di chiave di violino ottenuta con piante e fiori. 4 euro a testa per l’ingresso.  Le farfalle ci si posano anche sulle mani, ma è una mezza delusione (almeno per me) perché delle 200 specie segnalate sul volantino pubblicitario ne vediamo a stento una ventina. Soliti souvenir, tutti dedicati alle farfalle, all’uscita. Andiamo poi, a piedi, visto che è vicino, a Hoffburg, la residenza invernale degli imperatori. La visitiamo però solo da fuori, visto che una guida ci dice che è identica a Shonbrunn. Anche qui negozi di souvenir a iosa. Facciamo delle fotografie e ci informiamo del prezzo di un giro in carrozzella: 50 euro per mezz’ora! In metrò siamo a Stephansplatz, giriamo per i negozi che vendono cioccolata e andiamo poi alla Cripta degli Imperatori. Entriamo senza pagare con un trucco alla napoletana, eludendo il controllo (peraltro molto blando) all’ingresso. Troviamo le bare e le tombe di tutti gli imperatori. Ci sono pure quelle di Sissi e di Francesco Giuseppe, quest’ultimo in un tombone alla Napoleone. Mentre i piedi fanno sempre più male, perché si cammina proprio assai, ci rilassiamo con un giro in battello sul Danubio. Dura due ore, ed è talmente rilassante che qualcuno si addormenta. Mi faccio prestare un binocolo dal comandante per guardare i bagnanti sulle rive attorno al fiume: ci sono molti nudisti. Prendiamo ancora il metrò e, dopo qualche chilometro a piedi (perché sulla guida non era segnalato che era meglio prendere anche un autobus) raggiungiamo la Torre sul Danubio. E’ alta 250 metri. Salire fino alla cima costa 9 euro a testa. In vetta ci sono prima un bar poi un ristorante: la particolarità è che sono girevoli, e permettono di vedere un bellissimo panorama di Vienna sorseggiando o mangiando qualcosa. L’ascensore ha un soffitto con una vetrata: si può vedere in pratica come la cabina si infila all’interno della torre. Qualcuno ha paura, magari per la velocità, e piange appena si aprono le porte. Stanchissimi, torniamo in hotel prendendo un autobus e il metrò. Compriamo un pezzo di pizza, ma attorno al cornicione ci sono vari peli. La buttiamo via. La sera (mentre in televisione, su Rai 1, che vediamo via satellite, c’è il film su Sissi)  mangiamo in un ristorante vicino all’albergo. Si chiama Pizza Hut. Mangiamo spaghetti alla bolognese (in Austria!!!), pollo a pezzi fritto, pezzi di maiale e patatine. Non ci piace molto quello che abbiamo mangiato, quindi andiamo pure al Mc Donald’s a prendere una bella insalata. Io prendo pure un pezzo di pizza. Passiamo poi un po’ di tempo su un ponte sul Danubio a guardare il lento scorrere del fiume. La serata finisce con un bel gelato (per me) e una bella fetta di Sacher Torta (per Valeria) da Zanoni, sotto la statua di Gutenberg. In hotel torniamo a mezzanotte meno dieci.

Domenica 17 agosto 2003

Dopo aver fatto colazione, visitiamo (raggiungendola in metrò) la Casa della Musica. E’ un palazzo di sei piani tutto dedicato ai suoni, alla musica e ai compositori. L’ingresso costa 9 euro a testa, ma ne vale la pena. Componiamo un Valzer tutto personale, le cui note vengono scelte dal caso con il lancio dei dadi: ogni numero corrisponde a una nota. In una saletta viene simulato un teatro: sullo schermo le immagini dell’ultimo concerto di Capodanno. Bellissimo e trascinante. C’è pure la possibilità di dirigere l’orchestra della Filarmonica.  Saliamo su un palchetto, con in mano una bacchetta elettronica. Di fronte, sul video, un grosso schermo: se sbagliamo, si alza un orchestrale a caso e ci rimprovera!!! Simpaticissimo. In un’altra sala viene riprodotto il suono che sente attorno a sé il feto in grembo alla madre. Inoltre, si possono ascoltare i rumori di varie città del mondo, di animali, di versi strani e chi più ne ha più ne metta. Grande spazio ai migliori compositori: Mozart e Beethoven tra i tanti. Ci colpisce un ritratto che vede Mozart all’età di 6 anni suonare davanti all’Imperatore. Pranziamo al Mc Donald’s. Da fuori, guardi. amo la chiesa di Carlo Borromeo, poi torniamo in albergo. Ceniamo a “Casa Romana”, un ristorante dove paghiamo 4.50 euro una bottiglia d’acqua da un litro. Mangiamo spaghetti ai frutti di mare e pizza. Concludiamo la giornata con un gelato da Zanoni, dove lavora pure un simpaticissimo giovane della provincia di Avellino. Imbuchiamo pure una decina di cartoline acquistate in mattinata (ognuna costa 35 centesimi, mentre il francobollo costa 55 centesimi).

Lunedì 18 agosto 2003

Facciamo con mestizia le valigie, lasciandole in custodia in albergo. Lasciamo la camera con la solita nostalgia che ci prende ogni volta che visitiamo un posto nuovo. Andiamo in giro per souvenir nella zona di Santo Stefano. Lasciamo Vienna, e in metropolitana (che strano, per la prima volta ecco un controllore) raggiungiamo l’aeroporto. Prima di salire sull’aereo, però, c’è il tempo per un giro nel supermercato. Compriamo varie specialità alimentari austriache (tra cui il classico salame lungo e sottile, un po’ piccante). Da Vienna a Milano l’aereo parte alle 17.20 e arriva dopo un’ora. Da Milano, per Napoli, partiamo invece con un’ora di ritardo, alle 22.10. Arriviamo alle 23.10 e, a sorpresa, ci vengono a prendere Fiorella, Massimo, Chiara e Mariolino.  E anche questa vacanza è finita. Alla prossima!!!

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