Viaggio in Olanda

di Simona Cenci – 

L’estate scorsa ho fatto un viaggio in Olanda in bici e battello. E’ stata una settimana fantastica che ha abbinato la scoperta di un paese diverso con lo sport, la conoscenza di posti affascinanti con i mezzi tipici e tradizionali di quella nazione.

Sono arrivata ad Amsterdam in aereo, all’aeroporto di Schipol e in treno ho raggiunto la Stazione Centrale. Da li’ ho girato per mezza giornata le strade e i canali della città scoprendo la cosidetta “Venezia del Nord” che mi sembra piuttosto diversa da quella italiana. E’ interessante, piena di vita e, nonostante quel che si possa pensare, è una città tranquilla, dove ognuno conduce la propria esistenza nel rispetto assoluto degli altri. E’ un ritrovo ed incontro di culture a prima vista facile e senza contrasti. Sembra che veramente predomini il rispetto per l’altro. Al pomeriggio ho raggiunto un punto del molo in cui era ancorato il battello “NINA”. siamo partiti dopo circa un’ ora e subito ci siamo avviati verso zone tipiche tra i mulini a vento. Il viaggio è stato da subito molto interessante perchè sulla barca c’erano circa 25 persone di nazionalità diversa. Ero l’unica italiana e così ho avuto la possibilità di parlare inglese tutto il tempo visto che la scelta era tra questa lingua e il francese che so meno. Abbiamo provato le nostre bici, di ottima qualità, con 21 cambi, non appena scesi al primo porto, Vormerveer, per la notte. Da li’ dopo cena (18.30) siamo andati verso il villaggio di Zaanse Schans. Abbiamo visto i nostri primi tre mulini a vento, il più vecchio del 1673, con un tramonto fantastico sullo sfondo. In giro c’era un gran odore di cioccolato. La serata è passata nell’unico pub vicino al molo, visto che il paese era veramente piccolo e non c’era altro. Gia’ si respirava quell’atmosfera amichevole che c’è solo nei pub in Irlanda, in Inghilterra e qui.

Il secondo giorno la meta era la città di Alkmaar. Siamo passati per Graf e De Rijp, paesini fantastrici, forse un po’ turistici, ma incantevoli con i ponticelli sull’acqua e le barchette e i canali fuori dalla porta delle case insieme alle zucche, appoggiate in qua e in là al sole. A Schermerhorn ci sono tre mulini che abbiamo visitato all’interno. Sono mulini-museo che però danno l’idea di come potesse essere viverci una volta. la cosa più bella il bagno con scarico diretto in un canale. Ad Alkmaar siamo arrivati al pomeriggio. Abbiamo poi passeggiato per la città. C’era una festa. Primo giro della mia vita su una ruota panoramica da cui è stato possibile ammirare tutto e fuochi d’artificio sul canale. La temperatura era calda come la sera d’estate da noi e la piazza principale con bar e pub era piena gremita di gente. (Km. 37)

Il terzo giorno è stato in assoluto il più faticoso. siamo stati nella zona delle dune a nord: il sentiero era in mezzo a pinete, cespugli e le dune stesse. Siamo arrivati alla spiaggia, ma tirava il vento, non era caldissimo e non valeva la pena fermarsi ulteriormente. Abbiamo voluto continuare fino a Den Helder per poi imbarcarci sul traghetto fino a Texel (bici e sacco in spalla, quasi!!). E qui altri 8 km per ragghiungere il porto di Oudeschild dove la NINA , il nostro battello ci aspettava. In tutto circa 65 km e chi ha detto che l’Olanda è piatto deve rimangiarsi tutto perchè sarà pur piatta tutt’attorno, nei polder, ma queste piste ciclabili sono state un vero sali e scendi “togli-forze”. Il tramonto a Texel, la sera si è presentato fantastico, abbiamo passeggiato in avanscoperta e ci siamo subito accorti della differenza di temperatura. Un bel freddo!! Da qualche maglione. 13 gradi C° mi sembra. Poi al pub, l’unico nel giro di qualche Km, a bere e ad ascoltare musica.



Il giorno seguente ci siamo divisi in due gruppi e abbiamo girato l’isola. Fantastica, fantastici gli uccelli di ogni specie, carini i paesi e spettacolari le dune. insomma bello, ma alla fine eravamo anche stanchi. Ovunque le piste ciclabili. Bello percorrerle soprattutto quelle lungo la costa, che passano a fianco di qualche faro, dalle forme classiche come quello bianco e rosso, o dalla “figura” scheletrica in ferro. Ci siamo fermati a Oesterend, che sembra molto una cittadina america, di quelle non molto grandi, con dei bei viali. Passando per De Cocksdorp siamo andati a De Slufer, anche qui dune e chilometri a piedi prime di toccare l’acqua del mare. Tagliando un po’ di traverso siamo tornai al battello. Una gran bella isola. La sera, il solito pub, unico punto d’incontro nel freddo e nel silenzio di un porto così piccolo, ma illuminato da una palla di luna.

Partenza dl traghetto al mattino durante la colazione per rientrare nell’Ijsselmeer. Si preannunciava una giornata piovviginosa e non tanto calda. Abbiamo passato la Afsluitdijk che è lunga circa trenta chilometri e che è servita per salvare l’Olanda dall’acqua, insiemi ai sistemi di prosciugazione tuttora funzionanti. Lo Zuiderzee, con la costruzione della diga, è oggi l’Ijsselmeer. Scesi dalla barca, saliti sulle nostre bici, il tempo è andato via via migliorando. Abbiamo pedalato quasi lungo il bordo dell’acqua. Si pedalava verso Medemblik con un castello, circondato da un largo fossato: Radbout. Ci siamo fermati per una breve pausa. Al pomeriggio siamo arrivati ad Enkhuizen. Forse la città più bella. Con un castello che si ergeva proprio davanti a dove era attraccato il nostro battello. La campana suonava una musica anzichè dei semplici rintocchi e per entrare nella città dal porto dovevamo passare sotto un portone e su un ponte di legno. C’è qui la città-museo (il museo dello Zuiderzee), riprodotta fedelmente così da sembrare vera. Non mancavano nemmeno le olandesine!!! In costume caratteristico. La sera le possibilità erano diverse, perchè ci sono più pub che in tutti gli altri posti visitati e quello dove ci siamo fermati era pieno di gente e suonavano musica molto coivolgente.

Il giovedì ci dirigiamo verso Hoorn. C’è il sole. Lasciamo le bici, ci fermiamo per colazione, passeggiamo per le vie della città. Qui c’è la sede della V.O.C., la Compagnia delle Indie Orientali, e questa era una importante città marinara. Si prosegue per Edam, la città del formaggio, ma non troviamo nulla di tipico, il formaggio loacquistiamo in un negozio e cè una tipica festa moderna col luna park. Per la notte ci siamo diretti a Volendam e lungo il percorso abbiamo fatto tappa da “Simonehove”, una fattoria dove producono formaggio e, sembrerà strano, zoccoli, che una volta, come ci è stato mostrato erano fatti a mano. La sera a Volendam ci ha portato in un pub il cui nome in italiano è “Il buco degli olandesi”, ma di olandesi ce n’era forse uno e di stranieri nemmeno quello. Ce ne siamo andati subito, dopo un breve giro, sulla Nina, a dormire. Devo ammettere che questa è stata una giornata molto calda, tipicamente estiva, e che il tramonto a Volendam era sul rosa. Bello.
Ultimo giorno di bici. Siamo arrivati a Marken attraversando una lunga diga, vicino a dei modernissimi mulini a vento. Ci siamo persi tutti. E ci siamo cercati per due ore, trovandoci e riperdendoci. Così ho avuto più tempo per guardare intorno. Sembrava più di essere in Norvegia che in Olanda, con tutte quelle case verdi dei pescatori. Questa un tempo era un’isola che, grazie alla diga è stata unita alla terraferma. Abbiamo proseguito a pedalare. Era un gran caldo. Estate, nonostante fosse il 3 Settembre in Olanda! Alla fine siamo tornati al punto di partenza ad Amsterdam, ma sempre seguendo le piste ciclabili, fino a quando non ci siamo imbarcati per arrivare in un altro punto del molo. E’ stato sempre un sollievo ritrovare la Nina e la propria barca ogni sera, con la propria cabina e una doccia calda.

Alla sera, giro per Amsterdam, una Amsterdam estiva, coi bar e le strade piene di gente di ogni tipo, viva, ma tranquilla allo stesso tempo. L’ultimo giorno è stato quello dei saluti, degli e-mail, degli indirizzi e delle valigie appoggiate al deposito della stazione, almeno per me, che avevo l’aereo alle 21. Ognuno del gruppo ha girato un po’ per i fatti suoi, per fare le sue cose, poi ci siamo ritrovati in un Coffe Shop a mangiare e, alcuni, a fumare. Il fumo è come le brioches. Lo trovi descritto sul menù, lo scegli, te lo portano pure al tavolo, e lo consumi. Non mi è interessato, ma trovo che alla fina sia un modo molto democratico di vivere. Più intelligente.

In sintesi? Un viaggio magnifico, per il moto (la linea), per i luoghi, per la compagnia, per l’abbinamento bici-battello.
Da rifare!

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Commenti

Ciao buongiorno, volevo chiederti se hai prenotato tutto dal’italia o se la bici la hai fittata lì?