Parigi o cara

di Donatella Boscaglia e Gianni Fornai –
A Parigi siamo arrivati il giorno 8 mattina con il treno partito da Firenze la sera prima e siamo partiti dalla gare de Lyon il 19. Le cose che abbiamo visto sono le seguenti:
8 luglio. Notre Dame, Mosquée de Paris, Institut du monde arabe, Jardin des Plantes. Partenza da Follonica il 7 luglio alla volta di Firenze con cambio di treno a Pisa. A Firenze ci aspetta un treno con cuccette che ci porterà a Parigi (partenza ore 21, arrivo ore 9.16). Dormiamo in sei in uno scompartimento. Viaggio più lento e più avventuroso di quello in aereo Il viaggio andata-ritorno costa 165 euro. Il giorno 8 arriviamo con leggero ritardo alla gare de Bercy. L’imprinting con i prezzi di Parigi lo abbiamo al bar della stazione: due café au lait e due croissant 8,60 euro, più del doppio che in Italia. La sera prima alla stazione di Firenze avevamo pagato due caffè 0,90 euro ciascuno e in due avevamo cenato abbastanza bene con 20 euro. La stazione del métro di Bercy si trova a 200 metri dalla gare, l’albergo dove dobbiamo andare a 500 metri dalla gare de Lyon. A questo punto consideriamo che i nostri bagagli sono leggeri e ci facciamo la passeggiata tra le due stazioni. La temperatura è di 6-7 gradi inferiore a quella italiana e si cammina bene. Arrivati in albergo ci chiedono subito i 900 euro per le 11 notti. L’albergo, nonostante il basso costo, si rivelerà pulito e silenzioso, il personale efficiente e gentile. La vicinanza a due stazioni di treni (Lyon e Austerlitz) e alle omonime fermate del métro un risparmio in tempo e denaro. L’albergo si trova a trenta minuti di cammino da Notre Dame, venti dal Marais e novanta dal chateau de Versailles. Noi siamo abituati ed allenati a camminare e le distanze non ci preoccupano, anche se noi due consumeremo 32 biglietti del métro negli undici giorni di permanenza. Appena arrivati lasciamo le valigie nel deposito bagagli dell’albergo e partiamo alla volta dell’ile Saint Louis e dell’ile de la Cité. Visitiamo Notre Dame che è piena di turisti .mia moglie riprende tutto con la telecamera mentre io mi limito a qualche foto. Sono stato diverse volte a Parigi e Notre Dame è stata sempre una delle tappe preferite. Attraversiamo il Pont Neuf e ci ritroviamo sulla rive gauche dove ci fermiamo a mangiare in Boulevard Saint Michel, poi proseguiamo tra le bancarelle dei bouquinustes e torniamo in albergo a riposarci. Nel pomeriggio, alle 15.30, andiamo a vedere la musqué de Paris (ingresso 3 euro). Visitiamo, di seguito, l’Institut du monde arabe ( 6 euro). Niente di eccezionale, salvo la facciata del museo. Ci riposiamo un po’ nel Jardin des Plantes e poi andiamo in Place de la Bastille, non lontana dall’hotel. Di lì torniamo alla gare de Lyon, ceniamo nei pressi della stazione e poi torniamo in hotel a dormire.

9 luglio. Tour Eiffel, Musée Guimet, Musée du Quai Branly, Musée de l’Armée, Musée Rodin.

Cominciamo la nostra maratona che durerà quattro giorni. Per prendere il treno della RER che parte dalla stazione di Austerlitz abbiamo attraversato l’omonimo ponte. Nelle mie visite a Parigi avevo sempre rifiutato di andare a vedere da vicino l’ammasso di ferraglia del quale quest’anno ricorrono i 120 anni, ma la moglie andava accontentata. Successivamente siamo andati a piedi al musée du quai Branly (n. 77 della omonima strada) dove acquistiamo il Paris Museum Pass a 48 euro ciascuno per 4 giorni.. Il Quai Branly apre alle 11 e per non perdere tempo attraversiamo la Senna utilizzando il ponte-passerella e andiamo al museo Guimet des arts asiatiques, museo molto interessante. Alle 11.30 siamo davanti al Quai Branly ed entriamo. Per merito del Direttore Stéphane Martin il museo ha avuto una notevole espansione, è sponsorizzato su numerose riviste e si presta ad una visita per conoscere usi e costumi di tutto il mondo. Una volta usciti mangiamo lungo rue de l’Université e ci dirigiamo a vedere il Musée de l’armée e le tombeau de Napoléon I. Ritornrce in questo ultimo museo dopo 36 anni fa un certo effetto. Dopo i 3 musei troviamo ancora la forza e la voglia di vedere anche il Musée Rodin che si trova nell’Hotel Biron (rue Varenne 79). Numerose sono le opere esposte, sculture in marmo e in bronzo, alcune delle quali collocate nel giardino. Vicino al museo si trova la linea del métro e con questo torniamo all’hotel.

10 luglio. Jardin des Tuileries, Louvre, L’Orangerie, Musée du quai d’Orsay, Beaubourg.

Lo scopo di queste note è di dare delle indicazioni spaziali e temporali per chi ha pochi giorni per visitare Parigi e non vuole sprecare tempo e denaro. Proseguiamo nel racconto. Arriviamo alle 8.30 davanti al Louvre. Contiamo già 5 persone in fila nonostante che il museo apra più tardi. Percorriamo il Jardin des Tuileries fino a Place de la Concorde e poi torniamo indietro. Il Louvre si articola in quattro parti principali: Denan, Sully e Richelieu e la Hall Napoléon.. Al primo piano dell’ala Richelieu si trova la pittura italiana e quel la spagnola. Siamo costretti a selezionare per ragioni di sopravvivenza fisica e cerebrale. La prima volta che ho visitato il Louvre non c’erano le Piramidi in vetro, gli esercizi commerciali, i bar. Citati su Repubblica ha sentenziato che il Louvre è il museo più brutto del modo sulla base di una concezione elitaria della cultura che seleziona opere da vedere e fruitori. Ad essere cattivo penso che, data l’età dello scrittore e giornalista, la vera ragione del proclama contro il museo più famoso del mondo sia che il Louvre è un labirinto, bisogna camminare per vedere e camminare, specie per chi non è allenato, è fatica. I turisti, prima di entrare nell’ala dei pittori, ammirano e fotografano la Niké de Samothrace. Non occorre conoscerne la storia per ammirarne la bellezza. Data l’ora del mattino poche persone ammirano la seconda star del museo: la Gioconda. Di Leonrado da Vinci si possono ammirare altre tre opere, ma sono pochi i turisti che si fermano ad ammirarle. Dopo la pittura italiana e spagnola visitiamo la parte delle antichità romane e greche e di una infinità di altri popoli. Dal momento che abbiamo fatto come i Giapponesi con la telecamera registrando 10 GB di memoria potremmo fare un elenco infinito di opere, ma risparmiamo la fatica all’eventuale lettore. Cerchiamo la Venud de Milo e scopriamo che si trova al rez de chassé, in splendido isolamento perché il resto del reparto è chiuso. Usciamo dal Louvre alle 12.30 e troviamo il fiato per entrare nel Musée de l’Orangerie ad ammirare le ninfee di Monet. E poi prendiamo il métro per andare in albergo a riposarci. Usciamo alle 15.15 alla volta del museo d’Orsay. Anche in questo museo selezioniamo i pittori, in particolare andando al 5° piano: Monet, Renoir, Pissarro, Degas, Manet, Van Gogh, Matisse e molti altri. Riprendiamo con la telecamera e con la macchina fotografica molti quadri, poi usciamo. A piedi raggiungiamo il Centre Pompidou non senza aver ammirato la Tour Saint Jacques. Il musée National d’art moderne presenta numerose opere di contemporanei, in particolare abbiamo apprezzato i precursori: Bracque, Picasso, Matisse, Chagall. Siamo entrati per vedere la mostra di Kandinski, ma risulta chiusa, nonostante sia ampiamente pubblicizzata all’esterno. Sono le 20.30, ceniamo in un ristorante vicino al Centre Pompidou e torniamo all’Hotel.

11 luglio. Versailles, Promenade Plantée.

Per la seconda volta prendiamo la RER alla gare d’Austerlitz. Possiamo sceglier tra due linee: la A e la B. La A passa vicino alla Senna e permette di arrivare a Versailles RG (Rive Gauche), la B segue un percorso distinto e distante dalla Senna che arriva a Versailles Chantiers, stazione a 1,3 chilometri dal Castello. La RER segue percorsi distinti da quelli del métro e, per la parte extraurbana richiede biglietti diversi, ma noi abbiamo usato gli stessi, da quelli del métro. Versailles è una piccola cittadina che ogni giorno sostiene l’assalto dei turisti. Il Castello si divide in Grand Trianon e Petit Trianon, quest’ultimo distante un paio di chilometri dal primo e meno affollato. Con il Paris Museum Pass si evitano le file mostruose alla biglietteria, ma non quella all’ingresso. Verso le 12 abbiamo mangiato in una specie di paninoteca situata nel castello dove si trova anche una toilette abbastanza pulita. Se si vuole andare nei giardini si paga un biglietto a parte. La folla, come ho detto, è enorme e, forse, conviene andare di pomeriggio. Comunque mai di domenica o martedì. Il lunedì il Castello è chiuso. Il ritorno all’albergo è avvenuto intorno alle 17.30. Dopo la cena abbiamo trovato all’inizio di rue Dausmenil.uno degli ingressi alla Promenade Plantée e abbiamo percorso un piccolo tratto dei 4 chilometri lungo i quali si snoda questo polmone verde della città.

12 luglio. Musée National du Moyen Age, Panthéon, Sainte Chapelle, Conciergerie

Solita sveglia di buon mattino per arrivare a piedi al Quartiere Latino. Notre Dame, alle 8 del mattino della domenica, è quasi deserta meno qualche fedele assorto nella preghiera. Facciamo colazione alla “Broche d’or” davanti al musée National du Moyen Age o Musée de Cluny. Visitiamo prima il Jardin du Liocorne, giardino medievale, e poi il museo. Ottimo museo che consigliamo a tutti. Raggiungiamo poi a piedi il Panthéon dove andiamo a rendere omaggio ai coniugi Curie, a J.J. Rousseau e a Voltaire. In una sala un audiovisivo ci fa vedere i funerali di diversi ospiti, uno spaccato di vita francese che al di là della tristezza del momento può dare un’idea del concetto di Grandeur che i Francesi perseguono. Mangiamo e poi rientriamo attraverso il Boulevard Saint Michel nell’ile de la Cité. La Sainte Chapelle e i suoi vitraux sono qualche cosa di incantevole bellezza che ti affascina. Poco più in là la Conciergerie ti ricorda la tragedia della Rivoluzione Francese che divorò quasi tutti i suoi figli. In particolare ci ha colpito la lapide che ricorda la vigilia dell’esecuzione di 21 giovani Girondini nella cappella della prigione. Balzac definì la Conciergerie “l’antichambre de l’échafaud ou du bagne”. Alle 15 siamo in Hotel a riposare. Scade alla fine della giornata il Paris Museum Pass che abbiamo utilizzato per tredici musei. Non stanchi percorriamo un buon tratto della promenade plantée e poi andiamo all’ufficio informazioni della Gare d’Orly per il viaggio del giorno seguente a Chartres.
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13 luglio. Chartres: Cathédrale, église de Saint Pierre, église de Saint Aignan.

Sveglia alle 6 del mattino. Métro per la gare de Montparnasse con cambio alla Madeleine. Biglitti A e R 30 euro cadauno. Un’ora di viaggio con ‘partenza alle 7.49. Pochissimi viaggiatori. A Chartres la cattedrale è visibile appena usciti dalla stazione. Si chiama Notre Dame ed è stata costruita tra il 1134 e il 1260. Le finestre con i caratteristici vitraux sono 172. Donatella ci finisce i 4 GB della telecamera (e 2 memorie finite. A chartres ci sono altre cose da vedere, a parte i soldes. Selezioniamo la “maison du saumon” e “l’escalier de la reine Berthe. Ci sono anche diverse chiese tra le quali Saint Pierre (vedibile solo dall’esterno) e Saint Aignan, quest’ultima con bei vitraux che sono riusciti bene nelle fotografie. Verso le 12 ci fermiamo a mangiare in un Internet Point vicino alla chiesa. Alle 13 circa prendiamo al volo un treno senza obliterare (composter) il biglietto e arriviamo a Montparnasse alle 14. Visitiamo i magazzini Lafayette e poi ci avviamo per vedere “rue Mouffetard”. Niente di eccezionale salvo un ottimo gelato. Torniamo a piedi in albergo dove arriviamo alle 18.

14 luglio. Arc de Triomphe, Champs Elysées, Marais

Nonostante l’ora, circa le 8, intorno all’Arc de Triomphe troviamo un’imponente disposizione di forza pubblica che ci costringe a fare un giro predeterminato dalle autorità per entrare negli Champs Elysées. E’ la festa nazionale e ci sarà il Presidente Sarkozy. Sfilerà anche l’esercito indiano. Persone con scale, sgabelli e poltroncine cominciano ad affluire da tutte le parti. Stadi, piscine, biblioteche: tutto chiuso. Sono aperti solo quattro musei. In compenso Le Printemps e la Galerie Lafayette sono aperti e lì andremo. Arriviamo a metà degli Champs Elysées, a rue du Colysé, e cerchiamo di uscir mentre una folla sempre più numerosa entra. Abbiamo visto abbastanza: vecchi carri armati residuati della battaglia delle Ardenne, militari reduci dell’Afghanistan, turisti incolpati di portare dietro un ombrello considerato come arma impropria, bottiglie d’acqua sequestrate. Possiamo goderci i viali della Place dell’étoile senza auto e quasi deserti fino alla gare d Saint Lazare. Percorriamo il viale Haussman e andiamo a vedere le nuove opere d’arte: i vestiti a 3000 euro di Printemps. Colpiti da tanta cultura tralasciamo di entrare nei Magasins Lafayette, gemelli di quelli visti a Montparnasse il giorno precedente. Di passaggio vediamo e fotografiamo l’esterno dell’église de la Madeleine e torniamo con il métro. Mangiamo al solito Tex Mex vicino all’hotel e poi ci rilassiamo nella nostra camera. Alle 17,30 usciamo per visitare il Marais. Da Place de la Bastille prendiamo Boulevard Beaumarchais fino a Rue Saint Gilles, percorriamo rue de Sevigné e rue des Francs Bourgeois. Vediamo dove si trova l’ingresso di diversi musei che non visiteremo per saturazione da museo: Carnavalet, Cognacq Jay e Picasso. Continuiamo la nostra passeggiata e sbuchiamo attraverso Rue Vieille du Temple in Ru de Rivoli dove entriamo nella Chiesa di Saint Paul per riposarci. La sera c’è lo Show di Johnny Halliday al Champ de Mars. Gira la notizia di un compenso che varia tra 500000 e 600000 euro, ma l’Eliseo smentisce e parla di 30000 euro. Scelta di Sarkozy per far felici 800000 persone ch assistono allo spettacolo. Ci saranno poi i fuochi artificiali per ricordare i 120 anni della costruzione della tour Eiffel. Ma questo 14 luglio non è il 220° anniversario della Rivoluzione Francese ?

15 luglio. Porte Dorée, Musée de l’immigration, Chateau de Vincennes

Tra avenue Ledru Rollin e il chateau de Vincennes ci sono 6 chilometri, 4 della Promenade plantée e 2 lungo il Bois de Vincennes. Novanta minuti di cammino al 95% nel verde. Non tutte le grandi città possono offrire una passeggiata piacevole con le stesse caratteristiche. Il Chateau de Vincennes non è niente di eccezionale. L’ingresso al Maschio costa 6 euro. Nella Chapelle ci sono mostre permanenti, ma non siamo entrati. Il ritorno lo abbiamo fatto attraversando la Mairie di Saint Maudé, fuori carta perché Comune diverso da quello di Parigi. Ci siamo comunque orientati e siamo sbucati in Avenue Dausmenil all’alezza dello zoo. Avenue Dausmenil è lunghissima e parallela, per lungo tratto, alla Promenade Plantée. Al n. 293 si trova la Cité nationale de l’histoire de l’immigration del quale ricevo da diverso tempo la newsletter. L’ingresso costa 5 euro. Il museo, non citato dal Lonely Planet, si trova sopra l’Aquarium Tropicale e si articola in 4 elementi distinti. Consigliabile a chi è interessato alle problematiche del multiculturalismo. Pranziamo nella piazza della Porte Dorée e di lì prendiamo il métro. Riposiamo due ore nell’hotel e poi, dopo alcune spese in un negozio di abbigliamento vicino alla Bastille, andiamo a piedi fino a Place ce la Nation e di lì ritorniamo nella zona dell’hotel.

16 luglio Butte Montmartre, Saint Denis

Non è facile trovare sempre la linea e la direzione giusta se mancano indicazioni nel métro. Dalla Gare de Lyon alla stazione Charles de Gaulle, come sempre, tutto è filato liscio. Siamo al terzo carnet di biglietti e non è certo la prima volta che giro Parigi in métro. Alla stazione Charles de Gaulle non si trova la linea, ma solo la 1, segnata sulla mappa del métro, e la 6, non segnata. Alla fine siamo riusciti a trovare il capo del filo della matassa ed abbiamo raggiunto la stazione di Anvers e di lì il Sacré Coeur. Erano molti anni che non tornavo a vedere la chiesa sulla Butte Montmartre. Il Sacré Coeur ti colpisce la fantasia con le caratteristiche forme classiche dovute ad un a me ignoto architetto che la progettò nel 1879. Visitiamo la Place du Tertre ed ammiriamo le opere degli artisti che di buon mattino sono in attesa di clienti. Da Montmartre raggiungiamo un’altra stazione di métro dove prendiamo il treno per la ville de Saint Denis e visitare la Basilique dove sono sepolti i re di Francia. La cittadina di Saint Denis è multiculturale con persone di diverse etnie che la abitano e la animano. Il viaggio vale senz’altro la pena. Visitare la Basilique, il museo e il quartiere per trovarsi in un ambiente meno animato e più a misura d’uomo di Parigi. Da Saint Denis raggiungiamo facilmente con la RER la gare de Lyon e, quindi, l’albergo.

17 luglio Quartier Latin, Canal Saint Martin

Approfittiamo della capitale per acquistare libri che ci servono. Sulla Place Saint Michel si affacciano diverse librerie di Gilbert Jeune dove possiamo trovare tutto quello che cerchiamo. Per soddisfare invece la mia Bardomania ci rivolgiamo alla Shakespeare and Company, vicino a Notre Dame, dove non trovo i due saggi che cerco, esauriti anche in italiano, ma altre opere critiche che riguardano Shakespeare. Pranziamo presto ed andiamo a riposarci perché il cielo minaccia pioggia., la notte è piovuto e tira molto vento. Mentre ritorniamo lungo il quai Henri IV un ramo d’albero si schianta sopra un’auto a venti metri dalle nostre teste. Usciamo, comunque, alle 14.30 e compriamo uno zaino perché le valigie non sono più sufficienti per contenere gli acquisti. Raggiungiamo poi la stazione del métro ed andiamo a Belleville, il quartiere multiculturale di Parigi, reso celebre dai libri di Pennac. Di lì ci dirigiamo al Canal Saint Martin per vedere le chiuse in azione e godere il fresco degli alberi. Assistiamo al passaggio del battello pieno di turisti da un livello di acqua all’altro e poi, vista la minaccia di pioggia, torniamo nella zona dell’albergo per cenare.

18 luglio. Saint Germain des Prés, Jardin du Luxembourg

Potevamo andare a Fontaine bleau, ma la pioggia ci ha spinto a restare a Parigi. Ripassiamo a piedi per il Marais, rivediamo il Centre Pompidou e poi decidiamo di entrare nel Quartiere Latino. Andiamo a visitare la più antica chiesa di Parigi, Saint Germain des Prés, e mentre camminiamo diamo un’occhiata ad un negozio di abbigliamento o ad una libreria. La chiesa è semplice e ben costruita, stile romanico. Ci riposiamo al Jardin du Luxembourg e successivamente pranziamo. Finiamo la nostra ultima giornata a Parigi nel Jardin des Plantes a leggere un libro. Ci rilassiamo per prepararci spiritualmente al lungo viaggio in treno.

CONCLUSIONE

Elenchiamo le sette cose migliori e le sette peggiori di Parigi. Non è certamente il primo viaggio nella capitale della Francia, anche se è passato molto tempo dall’ultimo. In Francia siamo poi stati una ventina di volte , ma nella provincia.

Migliori:
1. Spazi verdi. A Parigi si trovano diversi parchi e diversi percorsi nel verde. Dall’inizio della Promenade Plantée al Chateau de Vincennes abbiamo percorso 6 chilometri nel verde.
2. I semafori ad ogni attraversamento pedonale sono una sicurezza
3. Il métro collega ogni punto della città, è rapido e facile da usare.
4. Il Paris museum pass permette di risparmiare e di couper les queues
5. Le piste ciclabili e le biciclette a noleggio.
6. Il Canal Saint Martin
7. La trasparenza degli alti pezzi.

Peggiori:
1. Il chiasso gratuito delle auto della polizia, delle autoambulanze, dei pompieri e di chiunque indossi una divisa.
2. Les crottes des chiens. Dappertutto.
3. I Clochards. Inoffensivi, ma con un diritto ad un tetto.
4. Il sudicio per le strade.
5. La nuova mania di parlare tutti in inglese.
6. Il petit déjeuner, a parità di prestazione prezzo doppio di quello italiano
7. I prezzi in genere.

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