Perù: coste, Ande e selva

di Daniele –
Io e mia moglie per quest’anno abbiamo deciso di visitare il Peru’, ecco il nostro diario di viaggio:
31/07 Domenica MILANO-AMSTERDAM-BONAIRE-LIMA
Ci svegliamo alle ore 1.40 ed alle 6.35 partiamo da Milano Malpensa con il volo della KLM per Amsterdam. A Milano l’addetto alla sicurezza al metal detector non ci fa passare il cavalletto della macchina fotografica (pesa 8 etti e chiuso è lungo 20 centimetri), svuotiamo una borsetta e spediamo il cavalletto (appena in tempo perché stavano gia’ chiudendo il check-in). Ad Amsterdam pronti per partire, con il tagliandino della carta d’imbarco gia’ staccato, entriamo nel gate ed a 20 metri dall’aereo ci fanno uscire annunciando 2 ore di ritardo per un problema tecnico. Ci danno un buono da 5 euro per uno spuntino (ad Amsterdam si compra a malapena una brioche ed un caffè). Vediamo un signore con un cavalletto, peserà 3 kg. e chiuso supererà i 60 centimetri (che differenza di valutazione tra la polizia di Malpensa e quella di Amsterdam !!!). Saliamo sull’aereo, ci spostiamo dal finger, siamo pronti per il decollo ma annunciano che forse dobbiamo scendere per un problema tecnico. Dopo 1 ora e 30 minuti (fermi nell’aeromobile) ci informano che un capo ingegnere ha risolto un problema elettrico, finalmente partiamo (alle ore 15.00 invece che alle ore 11.05). Speriamo bene. Durante il volo ci servono ogni ben di Dio e mangiamo con le posate di metallo (sicuramente più pericolose del nostro cavalletto !!!). Facciamo uno scalo tecnico a Bonaire (un’isola delle Antille olandesi vicino al Venezuela) scendiamo per un’ora di sosta assaporando i 30 gradi dei Caraibi. Arriviamo a Lima alle ore 21.45. Il cavalletto non arriva, abbiamo fatto il check-in troppo tardi e non è riuscito a partire da Milano Malpensa. Facciamo la denuncia, la signora della KLM è scortese e lentissima. Un addetto dell’aeroporto ci prende il passaporto per fotocopiarlo e torna dopo 30 minuti (chissà dove aveva la fotocopiatrice !!!). Nel frattempo ne approfittiamo per cambiare la valuta, non e’ necessario portare i dollari in quanto gli Euro vengono cambiati in Sol ovunque. Dopo 2 ore usciamo dall’aeroporto e per fortuna la signora Anna Pia ci ha aspettato con l’autista e finalmente arriviamo all’hotel Josè Antonio a Miraflores. La famiglia di Anna Pia è di origine alessandrina ma da più generazioni vive in Perù, ci dice che la città è molto pericolosa, di non andare in giro con cose vistose (gioielli, macchina fotografica, videocamera .), di lasciare i soldi ed i passaporti (portatevi le fotocopie al seguito) in hotel e di stare attenti ai taxi perché diversi non sono autorizzati e magari accompagnano i turisti ad un agguato. Per il resto ci assicura che il paese è bellissimo ed il cibo stupendo.

01/08 Lunedì LIMA
Sveglia alle ore 7.00.
Andiamo a parlare con l’assistenza del nostro Tour Operator per vedere cosa si può fare per il cavalletto, visitiamo così una casa coloniale un po’ decadente. Le case a Lima sono quasi tutte circondate da cancellate piene di spuntoni, filo elettrico e certe hanno la guardia armata notturna sul marciapiede (spesso abbiamo visto dormire le guardie su una sedia al freddo). Le case a Miraflores sono molto belle, certe sono basse, altre sono state abbattute per costruire piccoli grattacieli di appartamenti. C’è ogni tipo di negozio, dall’internet point al punto telefonico in cui in comode cabine si può telefonare per pochissimo anche in Europa. Prendiamo il taxi e ci rechiamo a Barranco, siamo appena arrivati in Peru’ e non contrattiamo così ci costa 5 Sol (1 Sol vale circa 0,26 Euro). A Barranco non c’è nessuno, solo qualche coppia di innamorati, passiamo sopra il Ponte dei Sospiri ed arriviamo su una terrazza con vista sull’Oceano Pacifico. La zona è carina, molto verde e ben curata e piena di locali per la sera. Fotografiamo, ma un signore ci fa cenno di mettere la macchina fotografica sotto la giacca a vento, la cosa ci sconvolge un po’ perché sembra tutto tranquillo, ma effettivamente non c’è nessuno e potrebbe capitare qualsiasi cosa, così decidiamo di tornare verso Miraflores. Prendiamo il taxi (non contrattiamo e paghiamo 4 Sol) fino al centro commerciale Larcomar. Facciamo pranzo con 1/4 di pollo e patate, beviamo Inka Kola (bevanda gasata a base di erba luigia di colore giallo) e chicha morada (bevanda dolce con il lime a base di mais viola che esiste solo in Perù). Alle ore 14.00 abbiamo l’appuntamento con la nostra guida Carla (una giovane ragazza limena molto carina e gentile) per effettuare le seguenti visite:
– Parque de l’amor: un parco in riva all’oceano con una scultura enorme dell’autore avvinghiato alla moglie, dal parco si possono fare giri in parapendio
– Vista della Huaca Pucllana, una huaca (tempio antico) in mezzo alla città
– Plaza S.Martin
– Plaza de Armas
– Cattedrale, con i resti di Pizarro ed un famoso quadro che ritrae il suo sbarco in Perù
– Convento di San Francisco con la sua splendida biblioteca, il chiostro e le catacombe. Queste ultime contengono enormi quantità di ossa, stanze intere con soli femori, braccia e crani, inoltre vi e’ un pozzo contenente innumerevoli teschi. Sembrerà macabro ma in realtà è tutto molto suggestivo
– Museo Larco Herrera:
– Museo vero e proprio
– Sala delle ceramiche, contenenti più di 40.000 vasi di tutte le culture pre-incaiche (la collezione piu’ grande al mondo di vasi di terracotta)
– Mostra temporanea dell’oro
– Ceramiche erotiche. Questo sono in una costruzione un po’ lontana dal museo, in modo tale che i bambini in visita non entrino. Sono presenti vasi con tutte le “posizioni” del Kamasutra, comprese quelle omosessuali. Ci sono anche quelle spiritose con falli enormi e altre più sconvolgenti che raffigurano il parto.
Alle ore 18.30 torniamo in aeroporto per recuperare il cavalletto che finalmente è arrivato, la nostra guida ci prenota un taxi e ci dice che la KLM ce lo rimborserà, in realtà il taxi che ci chiama è quello dell’albergo che costa il doppio del normale. Noi neanche ce ne rendiamo conto ed andiamo all’aeroporto pagando 50 Sol. La KLM rimborsa solo 50 Sol per andata e ritorno ed il ritorno dobbiamo pagarcelo noi per 25 Sol, salendo su un taxi non autorizzato, completamente sgangherato, chiedendoci per tutto il tragitto se arriveremo a destinazione senza nessun agguato improvviso. Per fortuna tutto bene, ci rimettiamo 25 Sol e non ci verrà mai più in mente di mettere nello zaino il cavalletto.

02/08 Martedì LIMA-CHICLAYO-TRUJILLO
Sveglia alle ore 3.00.
Alle ore 4.00 partiamo per l’aeroporto (un’altra volta !!!). Il volo per Chiclayo e’ alle ore 6.30, paghiamo 34 Sol di tasse aeroportuali. In Perù ogni volta che si prende un volo bisogna pagare la tassa d’imbarco (ma non possono inserirla direttamente nel biglietto aereo?). A Chiclayo ci aspettano sia la guida Oscar che il pulmino di un albergo che ci deve ospitare in attesa dell’arrivo della nostra guida. Veniamo così contesi dalla guida e dall’autista del pulmino. Capiremo poi che la guida arriva da Trujillo e non c’è la certezza che all’arrivo dell’aereo la guida sia già in aeroporto ad aspettarci perché la strada per arrivare a Chiclayo è talmente pericolosa che si puo’ viaggiare sicuri solo di giorno. Sono tutti talmente terrorizzati dalle rapine che appena saliamo in macchina mettono le sicure alle porte e controllano che non lasciamo le borse in vista. Attraversiamo un paesaggio rurale, la coltivazione principale e’ la canna da zucchero, ed arriviamo a Sipan. Visitiamo la tomba del Signore di Sipan, è molto bella e ricca, si tratta di una fossa dove sono stati trovati gli scheletri del Signore, con i suoi vestiti ed i suoi ornamenti tutti d’oro. Il Signore è stato sepolto con la moglie, due concubine, un guerriero, un lama ed un cane, tutti sacrificati per seguirlo nel suo viaggio verso l’aldila’. Ci sono inoltre altre tombe di guerrieri che si trovano in cima ad una collina. La scoperta della tomba è avvenuta negli anni ’90, i tombaroli erano arrivati praticamente a 50 centimetri dallo scoprirla, per fortuna non è successo. La guida quando non capiamo dove è posizionato qualcosa (es. lo scheletro del cane), prende una pietra e la lancia nella fossa nel punto dove e’ situato, noi riusciamo ad orientarci ma se ci fossero più turisti bisognerebbe ogni settimana ripulire lo scavo dalle pietre lanciate dalle guide !!. In questa parte del nord ci sono pochissimi turisti (siamo gli unici italiani), tutto è molto autentico, la povertà si vede ma non è estrema, i paesaggi sono molto suggestivi, il terreno è molto sabbioso. Andiamo al museo della tomba reale di Sipan a Lambayeque. Il museo è molto recente ed è un incanto, inizia con una ricostruzione filmata del funerale del Signore di Sipan. Poi ci sono le ricostruzioni delle tombe e dentro sono posizionati come sono stati ritrovati tutti gli scheletri e gli oggetti in oro autentici. Le ricostruzioni funzionano così: si vedono dall’alto e poi si scende per vederle da vicino, l’idea è quella di scendere direttamente nella tomba. Inoltre c’è una ricostruzione animata della vita del Signore di Sipan con musiche e luci molto suggestive. Visitiamo il Mercato Centrale di Chiclayo, la guida ci chiede 1 Sol per il parcheggio. Il mercato non è niente di particolare ma ha dei banchi con delle piante tipiche come quelle allucinogene (cactus San Pedro). Compriamo banane e mandarini spendendo 2.30 Sol. La guida compra una pianta dicendo che gli fa bene alla prostata. Saliamo in macchina per un viaggio di 3 ore fino a Trujillo. Ad un certo punto capiamo che la guida e l’autista sono sconvolti perché non abbiamo chiesto di pranzare, ma noi siamo completamente scombussolati dal fuso orario di 7 ore in meno rispetto all’Italia e non ne sentiamo l’esigenza, ci bastano le banane ed i mandarini. Glieli offriamo (loro accettano perché capiremo con l’esperienza che qualsiasi cosa si offra ad un peruviano l’accetta sempre). Capiremo anche che ogni volta che ci fermiamo a mangiare nei locali, il padrone facendo finta di niente ci fa pagare anche il pranzo della guida e dell’autista, ma siamo appena arrivati e questi due poveretti oggi moriranno di fame. Sulla strada per Trujillo non c’è niente, solo deserto con a volte delle dune di sabbia in movimento. Arriviamo a Trujillo alle ore 16.00, lasciamo la guida e ci avventuriamo in giro per la città. E’ una città interamente coloniale fondata da Pizarro, ha delle case bellissime visitabili. Si entra in cancelli sorvegliati da guardie armate e dentro ci sono mobili in legno pregiatissimi, specchi, quadri, ecc. Visitiamo il Palacio Iturregui, la Casona Orbegoso, la Casa de los Leones. In genere dentro queste case si respira una gran pace e serenità, mentre fuori c’è l’inferno con strade piene di taxi, gente e soprattutto mendicanti; gli attraversamenti pedonali sono da interpretare perché non esiste il semaforo per i pedoni e si attraversa quando Dio ti aiuta. Per strada bisogna guardarsi da tutto e da tutti perché è veramente pericolosissimo, cambiamo in una Casa de cambio autorizzata mentre ad ogni angolo c’e’ un tavolino con due persone che cambiano soldi buoni con soldi forse falsi. Visitiamo Plaza de Armas e la Cattedrale, molto riccamente addobbata. La piazza ha case coloniali di color pastello che spaziano dal blu all’arancio al giallo, le finestre sono enormi in stile franco-anglo-spagnolo con inferriate bianche ed i balconi sono in legno in stile arabo (venivano usate dalle donne per vedere la vita in strada dall’interno senza essere viste dall’esterno). In mezzo alla piazza c’è un monumento enorme, sproporzionato per la piazza stessa che la sta facendo sprofondare perché sotto la Cattedrale è tutto vuoto in quanto ci sono le catacombe, ma nessuno si preoccupa. Le case coloniali di Trujillo con i suoi colori intensi saranno le più belle che vedremo in tutto il Perù. Ceniamo al ristorante El Mochica con roastbeef , purè e riso bevendo Inka Kola e chicha morada, il tutto per 22 Sol.

03/08 Mercoledì TRUJILLO-LIMA
Sveglia alle ore 6.30.
Andiamo a fare un giro per la città per vederne il risveglio e ne approfittiamo per telefonare in Italia (viste le 7 ore di differenza tra noi e loro).Ci sono dei posti telefonici dove si può chiamare pagando 0,50 Sol al minuto (noi lo consigliamo vivamente, visto che in genere ci vogliono 6 Euro al minuto per chiamare in Italia con il cellulare ed in piu’ bisogna avere un triband altrimenti i cellulari non funzionano anche se abbiamo incontrato qualche italiano che non riusciva a telefonare nemmeno con un triband). Alle ore 9.00 arriva la nostra guida. Ieri di sua iniziativa ci aveva detto che ci avrebbe portato a vedere la Piramide della Luna senza chiederci niente di extra, oggi dice che in agenzia non glielo concedono e vuole 30 Sol per l’autista e 5 Sol per se stesso. Abbiamo capito che come in tutti gli altri paesi le guide ci fregano sempre, prima ci ha fatto intendere che assolutamente dobbiamo vedere quel sito e che è tutto gratis e poi arriva la mazzata. Paghiamo (quando mai torneremo qui !!!) e decidiamo che la sua mancia se l’è già presa. Arriviamo alla Piramide della Luna dopo una strada da asfaltare in mezzo ai paesini. Paghiamo l’ingresso di 4.5 Sol a testa invece di 9 Sol perche’ la guida ci fa passare come studenti. La Piramide è ancora molto da scavare ma è molto suggestiva, ci sono molti addobbi con guerrieri e pareti intere colorate con vari disegni. Dalla Piramide della Luna si vede quella del Sole che è chiusa al pubblico, in mezzo c’è il deserto. Queste piramidi sono le più grandi delle Americhe. E’ molto bello e ne vale veramente la pena visitare questo sito. Come souvenir compriamo un vasetto cerimoniale a forma di guerriero della cultura Moche per 10 Sol. Ritorniamo a Trujillo dove visitiamo la Plaza de Armas, la casa coloniale Urquiaga (la casa dove ha vissuto Bolivar) che ora è in parte una banca ed i controlli sono incredibili, bisogna lasciare i passaporti (vanno bene le fotocopie) ed una guardia armata ci segue in tutte le stanze, noi visitiamo mentre dei poveracci fanno la fila per entrare in banca con le guardie che li guardano a vista, se non fosse una banca sembrerebbe che devono andare a visitare dei carcerati. La guida ci chiede di scrivere sul libro dei visitatori, chissa’ perché ma anche in seguito ci chiederanno tutti di scrivere i nostri commenti. I peruviani amano molto il loro paese e sono contenti se noi stranieri lo manifestiamo. Andiamo al museo archeologico che comprende resti e vasi cerimoniali di tutte le culture pre-incaiche. E’ molto bello, i vasi sono davvero deliziosi, compriamo un altro souvenir di un vaso con una testa di guerriero per 8 Sol. La guida ci porta a vedere la fontana vecchia delle stagioni che prima era in Plaza de Armas, sicuramente era più adatta di quella attuale che la sta facendo sprofondare. Vicino c’è un arco che segna un vecchio ingresso della città, al di fuori meglio non andare. La guida si pesa su una bilancia che un signore possiede in mezzo alla piazzetta usata come strumento per guadagnare qualcosa e ci dice che ha perso 6 Kg. dall’ultima volta che si era pesato. Secondo noi ha paura che anche oggi lo lasciamo senza pranzo. Andiamo alla Huaca del Dragon, è splendida, simile ad Edfu in Egitto. E’ circondata da mura in adobe (mattoni di fango cotti al sole) altissime, all’interno ci sono altre mura non visibili dall’esterno. Molte mura hanno ancora dei disegni scavati nel fango, il più famoso sembra un drago (da qui il nome della Huaca) in realtà è un serpente. Saliamo in cima alla Huaca, senza rendercene conto camminiamo a sei metri d’altezza con uno strapiombo a destra ed uno a sinistra su mura di fango costruite 3000 anni fa larghe meno di un metro. Le vertigini si fanno sentire e siamo contenti di scendere. All’ingresso del sito ci sono dei cani stranissimi completamente senza pelo con la pelle scurissima, di razza Biringo. Il nostro giro prosegue per Chan Chan, crediamo che la guida non ce la faccia più dalla fame perché all’improvviso comincia a parlarci in inglese ed a volte dice cose senza senso, speriamo non svenga. Il sito è immenso, è la città in adobe più grande del mondo, le mura hanno sull’ estremità superiore addobbi a forma di rombo, oppure a forma di onda, poi vi sono incisi pellicani, lontre ed altri volatili. Il tutto è molto suggestivo e ben conservato. Camminiamo per 30 minuti in mezzo ai resti. Ad un certo punto nel bel mezzo del silenzio sentiamo un guardiano che russa all’inverosimile (meno male che deve controllare che nessuno porti via niente !!!). Arriviamo a Huanchaco per vedere i Caballitos de mar, delle barche di pescatori fatte in canne di totora usate anticamente dai Chimù. Queste barche sono monoposto, durano un mese ed i pescatori ne costruiscono un’altra in 2 ore. Ci fermiano per il pranzo, mangiamo ceviche, un piatto di pesce crudo marinato nel lime con contorno di alghe di mare, pannocchie, fagioli, camote (patata dolce) e patata bianca e beviamo Inka Kola e chicha morada per un totale di 24 Sol. Ci portano in aeroporto e per scaricarci in fretta ci fanno credere che l’aereo parte un’ora prima, in realtà partirà in orario. La guida ci fa compilare il modulo dei commenti e controlla che scriviamo il nostro giudizio positivo. Noi sicuramente siamo soddisfatti perché il nord del Perù ci resterà come uno dei più bei ricordi di questo paese. Paghiamo 22,80 Sol di tasse aeroportuali a testa e prendiamo il volo per Lima. Torniamo all’hotel Josè Antonio dall’aeroporto per l’ennesima volta. Ogni volta vediamo quartieri nuovi perché ogni autista fa sempre strade diverse, questa volta vediamo il quartiere residenziale di San Isidro veramente molto lussuoso passando prima da Callao e poi da Pueblo Libre pieno di centri commerciali da fare invidia a Roma o Milano.

04/08 Giovedì LIMA-PARACAS
Sveglia alle ore 5.45.
Partiamo per il terminal bus di Ormeno e facciamo il check-in delle valige. Il pullman parte alle ore 7.30, è un Royal Class ed a bordo ci viene servito uno spuntino con bevande calde e fredde, vengono programmati dei films e ci lascera’ direttamente davanti all’hotel Paracas. Il paesaggio al di fuori della moderna Lima è desolante, il “popolo giovane” (i nuovi arrivati nelle grandi città) avanza, per almeno 100 chilometri vediamo deserto e baracche in mattoni di fango una attaccata all’altra spesso prive di luce ed acqua e vi e’ sporcizia ovunque. Il bus fa una fermata a Pisco, sul pullman c’è il cuoco del nostro hotel che ci dice di non andare assolutamente in quella città perché è pericolosissima, molti turisti scendono e in seguito ne conosceremo alcuni che hanno dormito qui senza problemi. Arriviamo alle ore 11.30 all’hotel Paracas, l’hotel è bellissimo, le stanze sono dei bungalow ben attrezzati. L’hotel si trova in una zona super sorvegliata, sicuramente per ricchi peruviani. Intorno ci sono ville con piscina a 50 metri dal mare. Le case non hanno inferriate, allarmi od altre misure di sicurezza, perché qui nessuno tocca niente. Siamo in un’ “isola felice” ma al di fuori c’è solo il deserto. Confermiamo la visita di domani alle isole Ballestas ed il pullman Ormeno per Nazca che ci verrà a prendere direttamente all’hotel. Tramite l’hotel prenotiamo una visita alla Riserva nazionale di Paracas per domani pagando 128 Sol. Il sole è caldo ma l’aria è gelida. Passeggiamo sulla spiaggia fino al tramonto rimanendo incantati dalla quantità di uccelli presenti: gabbiani, ibis, cormorani, martin pescatori, .e nel giardino dell’hotel il Colibrì amazilia. Il tramonto sull’oceano è molto bello, quando va via il sole arriva un freddo intenso. In camera chiediamo un termosifone elettrico perché altrimenti sarà impossibile dormire. Ceniamo in hotel: zuppa di pesce, pesce alla griglia con patate e broccoli, cream caramel e mate di manzanilla (altro non è che una comune camomilla) e paghiamo 100 Sol in totale.

05/08 Venerdì PARACAS-NAZCA
Sveglia alle ore 6.00.
Dopo la prima colazione passeggiamo sulla spiaggia per ammirare gli uccelli che vanno in cerca di cibo e vediamo una serie di martin pescatori che con il loro volo in picchiata si gettano nell’oceano per uscire fuori con un pesce nel becco. Alle ore 7.50 ci ritroviamo al molo per effettuare l’escursione in barca alle isole Ballestas (isole Balestra, per la loro tipica forma) dette anche isole del guano. Vediamo il Candelabro e stormi interi di uccelli che vanno verso le isole. Sulle isole ci sono migliaia di uccelli marini, tanto che su una di esse si vede solo una macchia nera, sono tutti cormorani. Vediamo i pinguini di Humboldt, i più piccoli del mondo, vivono solo qui ed alle Galapagos. Intorno a noi è pieno di leoni marini del Sud America che fanno un chiasso infernale perché litigano continuamente. Dobbiamo stare attenti al guano che continua a cadere dentro alla barca ed addosso a noi (e’ meglio indossare un cappellino). Alla fine dell’escursione ci viene regalato un souvenir. Alle ore 11.00 partiamo con Carlos per la Riserva nazionale di Paracas. Dentro la riserva c’è il museo J.C. Tello composto da una sezione dedicata alla fauna (con le spiegazioni di tutte le specie animali presenti nella riserva) ed una sezione archeologica dedicata alla cultura Paracas con tessuti, ceramiche, mummie con i capelli conservate benissimo, crani allungati e crani trapanati. Era un’usanza dei nobili fasciare la testa ai bambini sin dalla nascita in modo tale da allungarne il cranio e da adulti tutto cio’ comportava ad avere dei mal di testa incredibili tanto da pensare di possedere dei demoni nella testa, quindi si facevano trapanare il cranio. Inutile dire che solo il 40% di queste operazioni riuscivano senza la morte. Andiamo al mirador per l’osservazione dei fenicotteri, ce ne sono 5 ma per non rovinare il loro habitat siamo talmente lontani che si distinguono a malapena con il binocolo. Andiamo su è giù per la riserva in strade che il nostro autista conosce bene, noi ci saremo persi subito, ed arriviamo alla “Cattedrale”, una roccia erosa dal mare che somiglia ad una chiesa. Il paesaggio è uno dei più belli che vedremo in Perù, sembra di essere sulle coste sudafricane, con strapiombi di arenaria incredibili dove i pescatori scendono in mare aiutati con delle corde. A parte il mare c’è solo il deserto, i colori spaziano dal rosa al giallo, vederlo è un’esperienza indimenticabile. Vediamo anche la spiaggia rosa (colorata non per la sabbia ma per la sua ghiaia tutta rosa). Alla fine dell’escursione arriviamo a Lagunillas, un villaggio di pescatori dove avvistiamo pellicani, avvoltoi dalla testa rossa, gabbianelle del Perù, ecc. Torniamo all’hotel e per caso incontriamo due ragazzi che avevamo conosciuto l’anno scorso in Cina, come è piccolo il mondo !!. Il pullman Ormeno deve arrivare da Lima ed ha un’ora di ritardo così partiamo alle ore 17.30. Arriviamo a Nazca e ci trasferiamo all’hotel Nazca Lines, veramente bello ed andiamo a cena al ristorante Kanada dove c’è anche uno spettacolo; mangiamo il lomo saltado (fette di manzo cotte alla griglia con cipolle e riso), patate in salsa, bevendo Inka Kola per 34 Sol totali.

06/08 Sabato NAZCA-AREQUIPA
Alle ore 6.30 ci telefona in camera il signor Aurelio che ci deve portare all’aeroporto per effettuare il sorvolo delle linee di Nazca; siamo prenotati per il primo turno alle ore 7.30 ma non si può volare e cosi’ ci richiamerà alle ore 8.00 per dirci a che ora ci porterà all’aeroporto. Finalmente alle ore 9.00 siamo all’aeroporto, paghiamo 10 Sol di tasse aeroportuali a testa ed aspettiamo di poter sorvolare le linee. Ma fino alle ore 11.15 non decolliamo perché dalla torre di controllo ci dicono che nella pampa c’è la garua (la famosa nebbia costiera). Per fortuna siamo stati prenotati per il primo turno perché altrimenti rischiavamo di non volare. Ci sono altri turisti italiani arrabbiatissimi perché sono rimasti ad aspettare 4 ore piu’ tutto il pomeriggio del giorno prima. Il sorvolo dura 30 minuti e viene effettuato su un aereo Chessna da 4 posti (compreso il pilota ed il posto accanto al pilota), ci sistemiamo dietro e decolliamo. L’aereo si inclina prima a sinistra poi a destra per permettere a tutti i passeggeri di vedere le linee. Soffriamo di cinetosi e prendiamo un Travelgum. Il deserto è pieno di linee e quelle di Nazca si confondono con le altre, a volte è difficile avvistarle. Vediamo il colibrì, il trapezio, la rana, il ragno, la panamericana che ha tagliato in 2 la lucertola, ecc. L’unico diverso è l’extraterrestre perché non è sul terreno ma inciso su una roccia. Alla fine ci fanno vedere il dinosauro. Pensavamo che sarebbe stato entusiasmante ma in realtà rimangono molti dubbi sulla loro antichita’. Aurelio è un vecchietto davvero divertente, ci fa morire dal ridere raccontandoci dei suoi 5 bypass e della sua ex moglie belga, guida come un pazzo urlando ai poveri passanti: “pasa hombre o ti ammazzo”. Torniamo in hotel e prendiamo un taxi (2 Sol) per andare a visitare il museo Antonini. Arrivati a destinazione il taxista suona il campanello del museo, aspetta che arrivino ad aprirci e ci presenta alla signorina del museo. Il museo costa 10 Sol a testa e contiene resti e spiegazioni sulla civiltà Nazca, vediamo ceramiche, tombe, trofei di crani allungati, crani con capelli ed una mummia con i capelli. Inoltre nel giardino ci sono le ricostruzioni di tutti i tipi di tombe ritrovate della cultura Nazca, oltre ad un vero acquedotto Inca. Torniamo verso l’hotel e pranziamo a “La mi casita”, mangiamo brodo di pollo con spaghetti e patate, carne con riso e platano fritto e beviamo la chicha morada con soli 5 Sol a testa. Prendiamo un taxi per andare alla stazione dei pullman Ormeno, il taxi puzza di pecora e scendiamo che sembriamo dei pecorai. Il pullman è in ritardo, deve passare alle ore 15.00 (arriva da Lima) ma è previsto per le ore 16.30, in realtà arriverà alle ore 17.00. Peccato, perché partiamo che è quasi buio e ci perdiamo tutto il panorama che doveva essere molto bello fino ad Arequipa. Il pullman è per i lunghi viaggi, si può stare distesi e quindi dormire tranquillamente, ci viene servita la cena a base di riso, cipolle e pesce. Ad un certo punto ci fermiamo, sale un poliziotto che guarda con una torcia sopra e sotto i sedili alla ricerca di chissà cosa. Per 10 minuti va avanti e indietro e poi se ne va. Dopo 5 minuti ritorna, trova uno zaino dove non è seduto nessuno e chiede a chi appartiene, nessuno risponde, lo apre e guarda dentro. Se ne va definitivamente. Deduzione: sul pullman ognuno di noi ha almeno uno zaino, non ne ha guardato neanche uno ma ne ha controllato uno di nessuno che probabilmente è li tutte le sere per fare la stessa sceneggiata. Dal livello del mare dobbiamo arrivare a 2400 metri, non vediamo nulla perché fuori è buio ma sentiamo dei terribili tornanti. Arriviamo alle ore 3.00 di mattina alla stazione degli autobus e ci trasferiamo all’hotel Casa Andina.



07/08 Domenica AREQUIPA
Sveglia alle ore 8.00.
Visitiamo il monastero di Santa Catalina, ci colpiscono i bei contrasti color pastello dal rosso mattone al blu. Con la nostra guida Carmen visitiamo la Cattedrale, la Plaza de Armas (in cui e’ presente una fiesta con la banda musicale di Puno e personaggi in maschera con dei bellissimi vestiti folkcloristici), la chiesa della Compania costruita in sillar con la facciata completamente scolpita nel tufo al cui interno e’ presente la basilica di Sant’Ignazio. Visitiamo il quartiere ricco Yanahuara, costruito con il sillar bianco (tufo vulcanico) con vista panoramica della città e del vulcano El Misti. Vediamo una chiesa con a lato una grossa croce adornata con tutto quanto era presente durante la passione di Cristo. Ci rechiamo nel quartiere di Cayma dove si ha una magnifica vista delle antiche terrazze incaiche coltivate vicino al fiume Chili. Da qui si ha una splendida vista dei vulcani Pichu Pichu, El Misti e Chachani. Vediamo una piantagione di papaya arechipena (molto buona), assaggiamo la passiflora (frutto della passione), vediamo un allevamento di cuy (porcellini d’india o cavie peruviane) che e’ il piatto nazionale del Peru’. Vi sono delle zucche appese ad un albero lasciate ad essiccare ed infine vediamo dei lama e delle alpaca. Ci rechiamo al Museo Santuarios andino, ingresso 15 Sol a testa + mancia alla guida per la spiegazione accurata in italiano. Dopo un breve filmato in inglese vediamo la mummia Juanita ancora ben conservata con i capelli. Nel museo c’e’ un freddo gelido e una signora sviene. Pranziamo in Plaza de Armas al ristorante Soncollay. Ci sediamo su una terrazza all’aperto che affaccia sulla piazza, beviamo birra di quinoa, mangiamo zuppa di mais, carne di alpaca cotta sulla pietra con contorno di patate bianche, nere, disidratate e camote (patata dolce), infine crema di cioccolato con frutta fresca, il tutto per 9 Sol a testa. Il proprietario è simpatico, ci insegna un po’ di lingua quechua e si ferma a vedere come mangiamo la carne di alpaca con le posate, poi ci spiega che in Peru’ bisogna essere piu’ selvaggi e l’unica soluzione è mangiare con le mani e si mette a ridere. Ci fa visitare la cucina a legna, il cibo viene cotto come nei tempi antichi su delle pietre calde. Chiediamo dove si trova una casa di cambio ed il proprietario ci accompagna fin dentro al negozio, poi ci dice di tornare al tramonto per fare una foto su Plaza de Armas dal tetto del suo ristorante. Torniamo e scopriamo che salire sul tetto è veramente complicato, ci sono scale a pioli e fili elettrici da tutte le parti, ma per una foto della piazza con lo sfondo del vulcano El Misti facciamo questo ed altro. Prendiamo il taxi per l’albergo, trattiamo il prezzo (6 Sol) e partiamo. Dopo qualche chilometro il taxista si ferma, scende e parla con una persona per strada, capiamo che non sa la strada. Finalmente la guardia di una casa riesce a capire dove dobbiamo andare. Ci chiediamo come ha potuto trattare il prezzo senza sapere neanche dove dovevamo andare. Ci porta nella via giusta ma in tutto un altro albergo, gli indichiamo quello giusto e poi gli facciamo un applauso perché finalmente siamo arrivati a destinazione.

08/08 Lunedì AREQUIPA-CHIVAY
Sveglia alle ore 7.30.
Questa notte abbiamo avuto i primi sintomi dell’altura: mal di testa, problemi intestinali e siamo solo a 2300 metri di altezza !!!. Partiamo alle ore 8.30 con Claris per il Canyon più profondo del mondo (3000 metri). Claris ci da’ acqua e caramelle al limone per superare l’altura e ci fa comprare delle pastiglie svizzere di Coramina: 15 Sol 5 pastiglie (qui le medicine vengono vendute a numero, il commerciante apre la scatola e taglia il numero di pastiglie che vuoi). Una pastiglia ha un effetto di 4 ore. Fino a 3000 metri d’altezza vediamo i chona cactus. In lontananza vediamo i vari vulcani e attraversiamo la Riserva nazionale Salinas y Aguada Blanca piena di vigogne, alpaca, lama, ibis neri e bianchi che si nutrono nella puna (il tipico paesaggio oltre i 3000 metri). Arriviamo a 4000 metri, ci fermiamo e beviamo il mate de coca. Proseguiamo il viaggio su una strada non asfaltata per arrivare ad un passo di 4910 metri, in realtà ci spiega la guida, con il Gps sono 5025 metri ma il cartello non è stato ancora aggiornato. L’altura si fa sentire, nausea, brividi, mal di testa e la strada è tutta a sobbalzi. Arriviamo a Chivay e ci rechiamo al ristorante Il Colca, il pranzo e’ molto buono. Siamo stanchi morti ma la guida insiste per fare un giro al mercato locale per digerire il pranzo, ovviamente alla fine ci porta in un negozio carissimo dove vendono maglioni di alpaca e continua ad insistere perché compriamo qualcosa ed ovviamente non compriamo nulla. Vorremmo andare alle terme de la Calera ma siamo troppo provati dall’altura e ritorniamo all’hotel Casa Andina. Abbiamo la febbre molto alta, altro sintomo dell’altura, ed i miei battiti cardiaci sono di 126 al minuto, parliamo con la guida che ci consiglia di chiamare il dottore. Dopo 15 minuti torna con il direttore dell’unico ospedale della zona dicendo che stava andando a casa ma lei è riuscita a fermarlo promettendogli la nostra cena in albergo che a noi non viene neanche in mente di consumare. Ci visita sommariamente con solo uno stetoscopio senza neanche misurarci la pressione od altro. Dice che devo assolutamente far abbassare la febbre per via dei battiti cardiaci troppo alti e mi prescrive un’iniezione. Dobbiamo prendere gli antibiotici, per fortuna vanno bene quelli che abbiamo portato dall’Italia. La guida va in paese a prendere la medicina per l’iniezione, si fa dare 20 Sol per la medicina e 10 Sol per il taxi (e’ tutto molto vicino al nostro hotel e non abbiamo mai visto un taxi in tutta la nostra permanenza a Chivay !!!). Torna quasi subito con la medicina e la siringa sterilizzata, facendoci notare che è sigillata (ci mancherebbe altro !!!). Senza lavarsi le mani il medico si appresta a fare l’iniezione, di corsa mia moglie tira fuori dalla valigia quello che abbiamo: acqua ossigenata ed un fazzoletto di carta pulito, e mi faccio fare questa puntura, speriamo bene !!!. Il dottore ci consiglia di mangiare un po’ di zuppa di mais e la guida va a prendercela. Restiamo soli con questo dottore che si siede sulla poltrona e si legge i suoi appunti mentre noi febbricitanti restiamo a letto. Ci portano la zuppa, c’è anche il piatto del dottore che poverino si accontenta di mangiarla seduto in poltrona perché il tavolo è solo per due persone. La situazione è un po’ imbarazzante e quasi comica, abbiamo le valige aperte con tutto sparso un po’ ovunque, forse c’e’ più roba nella nostra stanza di quanto questa gente abbia in casa loro. Il dottore dice che dobbiamo bere anche un mate di manzanilla per dormire e perché siamo disidratati, ce lo facciamo portare. Paghiamo 50 Sol al dottore e lui se ne va soddisfatto con la guida a consumare la nostra ex cena.

09/08 Martedì CHIVAY-CANYON DEL COLCA-PUNO
Sveglia alle ore 5.30.
Ci svegliamo con poche linee di febbre (bassa rispetto ai 39 gradi di ieri sera). Partiamo alle ore 6.30 per il Canyon. La strada ovviamente non è asfaltata e dobbiamo effettuare 50 km di sobbalzi (pensate che lo Stato fa pagare ad ogni turista 7 dollari per fare questa strada disastrata !!!). L’autista si ferma all’improvviso, pensiamo di avere forato una gomma, in realtà deve fare pipì. Ripartiamo e vediamo dei terrazzamenti pre-incaici. La guida ci fa notare una mappa Inca, incisa su una roccia, dei terrazzamenti presenti. Visitiamo il villaggio di Maca con una chiesa restaurata dopo il terremoto. Si vede la Falda di Maca provocata dal terremoto del 1950 ed infine facciamo una foto ad un’aquila delle Ande trovata qualche anno fa ferita ad una zampa. Arriviamo in prossimita’ del Cruz del Condor, la guida ci fa fare una passeggiata, cammina velocissima e ci dice di andare al suo passo altrimenti perdiamo la vista dei condor. In realtà scopriremo dopo che potevamo camminare molto più lentamente. Ad ogni passo sembra che il cuore esploda ed appena ci fermiamo stiamo bene. Crediamo di non farcela ad arrivare. Ad un certo punto la guida ci chiede di andare avanti, anche lei come l’autista deve fare pipì dietro ad un cespuglio, e cosi’ capiamo perche’ ci faceva camminare velocemente. Arriviamo al Cruz del Condor e vediamo decine di condor, ad un certo punto ne contiamo 15 che volano insieme. E’ uno spettacolo esaltante e dopo tutto questo mal d’altura ne è valsa la pena. Qui al Colca stanno quasi tutti male, chi ha il vomito, chi il mal di testa od altro. Torniamo a Chivay, andiamo all’ospedale per prendere la ricevuta del dottore per il rimborso dell’assicurazione; è lo stesso dottore di ieri sera ma neanche ci saluta, ci consegna il foglio con disprezzo, di certo sperava che non passassimo a ritirarlo. Mia moglie approfitta del bagno dell’ospedale ma è talmente osceno che le torna una nausea incredibile. La guida ci lascia per andare a ritirare la ricevuta della medicina di ieri sera, noi ci avviamo verso il ristorante di ieri per ritirare il pranzo al sacco. La distanza è di circa 100 metri ma mia moglie non riesce quasi ad arrivarci per la nausea, il formicolio e le vertigini. La guida torna ovviamente senza ricevuta e ci dice che ce la spedirà in Italia entro tre giorni, ci lascia il numero di telefono così se non riceviamo niente la chiamiamo. La cosa ci fa sorridere, sappiamo benissimo che non arriverà niente perché quella medicina l’ha pagata molto meno di quanto ci ha chiesto. Decidiamo che per il servizio che ci ha dato può andare più che bene per la sua mancia. Ritiriamo il pranzo al sacco che consumeremo al bar situato al bivio per Arequipa e Puno dove finalmente la strada sara’ asfaltata; fanno tutti così per evitare problemi di stomaco. Rifacciamo il famoso passo a 5025 metri ed arriviamo finalmente a quota 4000 metri, consumiamo il pasto (si fa per dire perché l’altura toglie completamente la fame) e la guida ci lascia. Onestamente siamo contenti, perché era troppo invadente e senza scrupoli, la peggiore che troveremo qui in Perù. Partiamo con l’autista alla volta di Puno a ‘soli’ 3800 metri sul livello del mare. Vediamo il lago Lagunillas, ci sono i fenicotteri ma sono troppo lontani per fotografarli. Il paesaggio è bellissimo, vediamo i campesinos con i loro camelidi. Ci ferma la polizia per tre volte, capiamo che l’autista non ha il permesso di circolazione per portare i turisti; la sua ditta l’ha sollecitato, ma non è ancora arrivato, fermano solo noi e ogni volta portano l’autista da qualche parte, lui ritorna sempre più amareggiato e sicuramente sempre con meno soldi (visto che ogni volta che ci fermano continua a ripetere “Policia Ladra”). Ci chiediamo se arriveremo mai a Puno o se dovremo anche noi sborsare qualche tangente. Arriviamo a Juliaca e notiamo che e’ una citta’ molto all’avanguardia (c’e’ l’aeroporto, fabbricano computers, ecc.) ed i taxi sono tutti richo’ a pedali. Arriviamo a Puno alle ore 18.00 e scorgiamo tutte le case illuminate arroccate sulle montagne. L’autista ci aveva detto di conoscere Puno e di sapere dov’era l’albergo, in realtà non ne ha la minima idea. Per 30 minuti giriamo per la città con l’autista che scende ad ogni incrocio per chiedere dell’hotel Plaza Mayor. Nessuno sa dove si trova, poi per fortuna ci passiamo davanti. Siamo arrivati, non ce la facciamo più, è tornata la febbre.

10/08 Mercoledì PUNO
Sveglia alle ore 6.00.
Alle ore 7.00 partiamo dall’hotel con la guida Firmino per il porto. Ci imbarchiamo per le isole degli Uros sul lago Titicaca (il lago navigabile piu’ alto del mondo). Sono isole galleggianti costruite con le canne di totora e rinnovate continuamente. Sulle isole assaggiamo la totora (qui la usano per qualsiasi cosa e soprattutto per sfamarsi) per scoprire che ha il gusto del cocco. Visitiamo un museo di animali imbalsamati (pesci, uccelli, volpi.). Quest’isola è piccola, gli abitanti vengono solo di giorno per fare i figuranti per i turisti, di notte solo pochi dormono sul posto e molti rientrano in città perché è troppo umido e rischiano i reumatismi. La loro lingua e’ l’aymara che ha una cadenza simile al giapponese. Prendiamo una barca di totora per 5 Sol a testa per 20 minuti di navigazione e ci rechiamo su un’isola albergo. Qui si dorme in capanne di totora che a mala pena contengono un materasso che fa da letto, il bagno non c’è e viene dato un vaso da notte; di luce e acqua calda ovviamente neanche a parlarne. E’ anche presente un posto telefonico dove si puo’ comunicare con tutto il mondo ed e’ presente anche la buca delle lettere. Saliamo su una piattaforma molto instabile per vedere l’isola dall’alto, scopriamo che davanti c’è l’isola com’era una volta mentre dietro c’è l’isola moderna con l’elettricità, la scuola e l’ospedale. Mangiamo il pane degli Uros fatto con farina, uova ed olio. Ritorniamo sulla barca per 2 ore e 30 minuti di navigazione fino all’isola di Taquile. Scendiamo, dobbiamo arrivare a Plaza de Armas a 4000 metri sul livello del mare, noi siamo a 3800 metri, ci avviamo ed ad ogni passo ci scoppia il cuore, se ci fermiamo stiamo bene. Il sentiero è molto lungo, la guida ci dice che deve proseguire piu’ veloce per andare a prenotare il ristorante e che ci aspettera’ a Plaza de Armas dopo 40 minuti di cammino, in realtà arriveremo dopo un’ora. Il lago dall’alto è di un blu incredibile, i paesaggi sono bellissimi, si vede addirittura la costa con le montagne innevate della Bolivia. Ad ogni angolo ci sono bambini terrorizzati dai turisti che fanno finta di sferruzzare per farsi dare i soldi per una foto, noi diamo penne e giochini. Gli abitanti parlano quechua e gli uomini indossano berretti di colore diverso a seconda del loro stato civile. Finalmente arriviamo nella piazza, visitiamo la chiesa ed andiamo al ristorante: mangiamo zuppa di quinoa, pesce persico con patate fritte e riso, mate di muna (simile al timo). Ci avviamo per tornare alla barca, vediamo un matrimonio locale e uomini alle bancarelle che sferruzzano per i turisti. Dopo il pranzo la discesa è veramente difficile, inizia il formicolio e la tachicardia, la strada e’ diversa dall’andata, ci sono 550 gradini. Sulla riva del lago incontriamo un signore con un sacco di patate pesante 50 kg, a noi scoppia il cuore e lui sale quei gradini con tutto quel peso sulla schiena come se niente fosse !!!. Torniamo a Puno dopo 3 ore di navigazione. Facciamo un giro per la città, e’ carina, piena di negozietti e vie pedonali con le bancarelle. Plaza de Armas ha gli alberi con le chiome tagliate a forma di animali. Torniamo in hotel, non c’è la corrente, non possiamo andare in camera e restiamo 45 minuti seduti sui divani della reception a sorseggiare un mate de coca. Finalmente torna la corrente ed entriamo nella nostra camera gelida. La notte sarà terribile, l’altura porterà anche gli incubi.

11/08 Giovedì PUNO-CUZCO
Sveglia alle ore 6.00.
Partiamo alle ore 7.00 con il pullman First Class per Cuzco. Sul pullman c’è una guida che parla spagnolo ed inglese, verranno effettuate delle visite ed il pranzo è incluso. Ci fermiano a Pukara dove visitiamo il museo Litico. E’ piccolo ma interessante ed al suo interno iniziamo a conoscere la croce andina (Chakana) adottata anche dagli Incas. Nel giardino sono esposti dei menhir con raffigurazioni di lucertole, puma, ecc.. Entriamo dentro la cattedrale e assistiamo ad un matrimonio locale. Vediamo i primi Toritos, dei tori di ceramica che a coppie vengono messi sul tetto delle case come portafortuna. Arriviamo al passo Abra la Raya a 4319 metri sul livello del mare, il passo più alto tra Puno e Cusco. I paesaggi sono molto belli, diverse montagne hanno il ghiacciaio. Dopo l’ottimo pranzo a Sicuani, consumato in una bella tenuta nel ristorante privato della First Class, visitiamo il villaggio di San Pablo; il capo del villaggio sale sul campanile suona tre volte un corno dandoci il benvenuto. Tocchiamo il lama, la vigogna e l’alpaca e diamo da mangiare il latte con il biberon alla vigogna. Visitiamo Raqi, il nostro primo tempio Inca dedicato al dio Viraqocha, ci sono granai, case dei nobili e una muraglia Inca a protezione della citta’. Dal pullman vediamo una porta di controllo Inca. Visitiamo Andahuayllas, considerata la cappella Sistina del Sud America. Arriviamo a Cuzco (l’ombelico del mondo) alle ore 17.00. L’hotel Ruinas è in centro, giriamo un po’ per la città. In Plaza de Armas c’è una manifestazione di professori dell’università, armati di megafoni e cartelloni, accompagnati da suonatori di conchiglie di mare (tipico strumento Inca). Ci sono centinaia di persone in corteo, cerchiamo di allontanarci e ci infiliamo in un bell’edificio con un bel chiostro. Peccato che quell’edificio sia proprio l’università ed in pochi minuti ci troviamo inglobati alla manifestazione. Per fortuna riusciamo a svincolarci ed usciamo. Visitiamo la chiesa de la Compania, andiamo a fare compere per i vari negozietti e rientriamo in hotel.

12/08 Venerdì CUZCO
Sveglia alle ore 8.00.
Con la guida Gonzalo visitiamo Saqsaywaman e vediamo dei bambini che scivolano sugli antichi acquedotti incaici. Ci rechiamo a Q’enqo e dopo una difficile salita ci ritroviamo sul tempio del sole. Visitiamo Tambomachay (gli antichi bagni Inca) e la fortezza di Pukapukara. Rientriamo a Cuzco e ci rechiamo al tempio di Qoricancha (mura Inca) dove al di sopra e’ stato costruito il convento di Santo Domingo. In Plaza de Armas assistiamo allo spettacolo dell’Inca con personaggi vestiti come nel periodo incaico i quali offrono al Dio sole mais e chicha. Visitiamo la Cattedrale: e’ molto ricca ed e’ presente un quadro che raffigura l’ultima cena con il cuy come cibo. Da soli visitiamo la chiesa di San Blas, ingresso 4 Sol a testa con la guida inclusa. Visitiamo il museo Historico y Regional. Consigliamo di visitare il Museo Inca (ingresso 10 Sol a testa), e’ veramente molto bello. In Plaza de Armas assistiamo ad una festa con dei bambini vestiti in costume tipico per una manifestazione scolastica. Decidiamo di cenare sulla Plaza de Armas per poter fare una foto notturna e ci rechiamo al ristorante La Estancia Imperial. Mangiamo sulla terrazza che affaccia sulla piazza, questo il menu’: buffet di antipasti, cuy al forno, patate, frittella ripiena di carne e peperoni, Inka Kola per un totale di 53 Sol.

13/08 Sabato CUZCO-MACHU PICCHU-CUZCO
Sveglia alle ore 4.45.
Partiamo alle ore 5.45 per andare alla stazione. Alle ore 6.30 saliamo sul Treno delle Ande per recarci a Machu Picchu. Siccome il treno e’ a scartamento ridotto, per poter salire su una collina bisogna andare avanti ed indietro per ben 4 volte impiegando 1 ora e 15 minuti. Arriviamo ad Aguas Calientes (Machu Picchu Pueblo) alle ore 10.30 e notiamo le bancarelle situate subito a ridosso dei binari della ferrovia ed il treno della Perurail che gli passa proprio in mezzo. Notiamo anche la grossa frana che a Febbraio del 2005 colpi’ il treno e fece diverse vittime; delle ruspe stanno rimettendo a posto le parti coinvolte dalla frana. Prendiamo un pullman che da quota 1400 metri ci porta a 2400 metri sul livello del mare. Dopo 30 minuti di viaggio arriviamo alla mitica citta’ perduta Incas Machu Picchu. Visitiamo il sito fino alle ore 14.00 con incluso un rito della coca fatto dalla nostra guida Gonzalo che e’ un abile suonatore di strumenti antichi a fiato Inca (lui appartiene ad un gruppo musicale che suona musica incaica). Ritorniamo ad Aguas Calientes e facciamo il pranzo. Riprendiamo il treno e ritorniamo a Cuzco dopo essere scesi a Poroy dove ci vengono a prendere in macchina per farci risparmiare 1 ora di strada.

14/08 Domenica CUZCO-VALLE SACRA DE LOS INCAS-CUZCO
Sveglia alle ore 7.00.
Partiamo alle ore 8.00 con la nostra guida Gonzalo. Decidiamo di effettuare due escursioni extra a Moray e Salinas vicino Maras per 70 Sol. Visitiamo l’antico centro agricolo sperimentale incaico di Moray (ingresso 5,5 Sol a testa), dove si possono osservare delle terrazze circolari concentriche disposte una sopra l’altra, in cui gli Incas erano riusciti a coltivare dal mais alle patate attraverso diversi microclimi con un’escursione termica di 10 gradi da un estremo all’altro delle terrazze. Scendiamo fino al centro della terrazza piu’ piccola e facciamo un rito sacro della coca alla Pachamama (la Madre Terra) effettuato dalla nostra guida che ci suona la qena, il siku, l’ocarina di argilla, il tutto accompagnato con dei sonagli (shajshas) ricavati dagli zoccoli di capra: e’ veramente emozionante. Partiamo alla volta di Maras per andare alle Salinas (ingresso 3 Sol a testa), l’autista ci dice che si vedono molto bene dall’alto senza scendere nella vallata. Arrivati sul posto ci accorgiamo che fare una foto da quell’altezza non darebbe minimamente l’idea di vedere delle saline ed allora gli facciamo notare che in basso vicino all’ingresso vi sono dei pullman turistici e siccome bisogna scendere di soli 500 metri vogliamo andare a vederle da vicino in quanto abbiamo pagato il biglietto. Questo posto e’ incantevole, vi sono piu’ di 300 vasche completamente bianche dal sale ed i proprietari ne ricavano il sale per poi iodarlo e venderlo nel paese oltre che darlo da mangiare alle mucche, visto che ne vanno pazze. Queste vasche sono presenti da secoli e le usavano anche gli Incas. Facciamo un giro camminando sopra le vasche e scattiamo diverse foto, il luogo e’ molto suggestivo e dall’alto sembra di vedere un piccolo ghiacciaio incastonato tra le montagne. Facciamo un pranzo eccezionale presso il ristorante Tunupa usato anche per le cerimonie. La guida ci porta in un casolare per farci vedere come si produce la chicha nelle sue varie fasi che iniziano dalla macinatura del mais fino alla sua fermentazione, dopodiche’ ci spiega e ci fa giocare a Sapo, un classico gioco che consiste nel lanciare dei dischetti metallici nella bocca aperta di una rana anch’essa di metallo. Ci rechiamo ad Ollantaytambo, la grande fortezza Inca ed in seguito visitiamo il tipico mercato di Pisaq. Rientriamo in hotel e ci salutiamo con la nostra guida bevendo un Pisco Sour (un tipico liquore di 40 gradi ottenuto dalla fermentazione del mosto d’uva sormontato dall’albume d’uovo). La guida ci mostra il suo cd musicale chiedendoci un’offerta che verra’ devoluta ai bambini poveri peruviani, compriamo il cd.

15/08 Lunedì CUZCO-PUERTO MALDONADO
Sveglia alle ore 6.30.
Facciamo l’ultimo giro per la città fotografando Calle Loreto con le sue tipiche mura incaiche e la famosa pietra dai 12 angoli. Ci trasferiamo in aeroporto e paghiamo le tasse di imbarco di 28 Sol in due e partiamo alle ore 11.35 per Puerto Maldonado nella selva amazzonica. Durante il tragitto vediamo dal finestrino la fittissima foresta attraversata, come se fosse un grosso serpentone, dal fiume Madre de Dios (un affluente del Rio delle Amazzoni) ed atterriamo alle ore 12.05. Appena scendiamo dall’aeromobile ci accorgiamo della temperatura (33 gradi) e dell’umidita’ (100 %) che attanaglia i nostri corpi ed iniziamo a boccheggiare. Incontriamo la nostra guida Josè ed andiamo all’imbarcadero. Con una motolancia navighiamo il fiume Madre de Dios per raggiungere dopo 35 minuti il nostro lodge Corto Maltes, il fiume misura da una riva all’altra ben 500 metri. Facciamo pranzo con delle portate cucinate con gli ingredienti locali mescolati alla cucina francese e rimaniamo esterrefatti per la bonta’ di quello che mangiamo e per come sono presentate le varie portate in stile “nouvelle cuisine” (i proprietari del lodge sono francesi). Al termine del pranzo ci concediamo una pennichella nelle amache del nostro lodge situate sul terrazzo che affaccia nella lussureggiante vegetazione. Alle ore 16.15 ci ritroviamo con la guida ed iniziamo ad addentrarci nella foresta. Ci viene mostrata una capanna dove si puo’ prendere parte a riti sciamanici utilizzando una particolare specie di liana, l’ayahuasca allucinogena (la liana del diavolo), vediamo diverse specie di fiori e ci spiegano i tipi di cure che si possono fare con determinate piante. Vediamo anche il ficus strangolatore, l’albero della gomma, la ceiba (o Kapok) dotato di enormi contrafforti di forma piatta vicino alla base, diversi nidi di termiti sopra gli alberi, l’albero dell’aglio, liane, liane allucinogene, piante per curare l’impotenza e la fertilita’, piante per curare la malaria, ecc. A causa dell’elevato tasso di umidita’ e della fitta vegetazione notiamo che nella foresta abbiamo delle difficolta’ respiratorie (siamo in una foresta di tipo secondaria, ci immagiamo quali possano essere le difficolta’ in una foresta di tipo primaria). Alle ore 19.00 partiamo con una motolancia per vedere i caimani di notte e durante il tragitto scorgiamo diversi occhi che si illuminano sia sulla riva che nel fiume Madre de Dios.

16/08 Martedì PUERTO MALDONADO
Sveglia alle ore 5.30.
Alle ore 6.00 partiamo per l’avvistamento dei pappagallini sulla Collpa ma questi non arrivano fino alle ore 7.30 perche’ c’e’ foschia per l’alto tasso di umidita’. Lo spettacolo e’ incredibile, decine e decine di pappagallini si ritrovano sugli alberi per poi decidere di scendere su un terrapieno verticale (la Collpa) che contiene dei sali minerali di cui i pappagallini si nutrono per purificarsi lo stomaco visto che durante il giorno mangiano delle bacche che sono anche velenose. Questa attivita’ viene svolta tutte le mattine ed e’ anche un’occasione per questi animaletti di socializzare e scegliersi una fidanzatina. Alle ore 10.30 partiamo con una motolancia per visitare l’isola delle scimmie. Si tratta di un’isola posta nel mezzo del fiume dove e’ stato sviluppato un progetto, e la nostra guida ne e’ stata partecipe, per ripopolare di scimmie l’isola stessa. Giunti sul posto la nostra guida per fare avvicinare le scimmie inizia a tirare fuori delle piccole banane e dei frutti della passione, di cui le scimmie sono ghiotte, ed arrivano una decina di scimmie con il capo branco che vuole essere il primo a mangiare. Vediamo 5 tipi di scimmie: la capucina testa bianca, la capucina testa nera, l’ibrida, la scimmia scoiattolo ed il tamarino, quest’ultima molto particolare, comunque tutte veramente belle. Ripartiamo ed arriviamo alla Riserva Tambopata dove camminiamo per 5 Km. Durante il percorso vediamo delle bellissime farfalle giganti dal colore blu elettrico, le famosissime formiche tagliafoglie che nel loro percorso trasportano pezzi di foglie, formiche guerriere con delle tenaglie veramente grandissime e delle lucertole molto grosse. Arriviamo al lago Sandoval dove consumiamo il nostro pranzo al sacco. Il lago, formatosi da un meandro del fiume Madre de Dios, e’ molto bello e suggestivo. Prendiamo una barca a remi e navighiamo per circa 2 ore sul lago dove vediamo diversi tipi di uccelli, dei piccoli pipistrelli che riposano lungo i tronchi degli alberi posti sulla riva del lago, cormorani, aironi ed infine le lontre giganti che si riveleranno gli animali piu’ ammirati di tutta l’escursione. Le lontre giganti si fanno sentire gia’ a diverse centinaia di metri dalla nostra barca e cosi’ decidiamo di raggiungerle, le vediamo immergersi nel lago per uscire fuori con i pesci nella loro bocca, e con il loro verso ci fanno capire che le stiamo importunando. Rientriamo al tramonto al nostro lodge e non ci resta che goderci questo ultimo momento per vedere il sole che si staglia sul fiume Madre de Dios.

17/08 Mercoledì PUERTO MALDONADO-LIMA
Sveglia alle ore 7.00.
Alle ore 9.00 partiamo con una motolancia per Puerto Maldonado e visitiamo il mercato locale dove compriamo 6 pagnotte al prezzo di 1 Sol. Ci rechiamo in aeroporto e la guida ci dice che per velocizzare il check-in dobbiamo dare i soldi a lui per pagare le solite tasse aeroportuali di 11,30 Sol a testa. Gli diamo 40 Sol e lui ci rida’ 2 dollari indietro (il resto se lo tiene e cosi’ decidiamo che vale come mancia). Arriviamo a Lima alle ore 15.30 dopo aver fatto scalo a Cuzco, in questo passaggio aereo notiamo la varieta’ dei paesaggi che spaziano dalla foresta alla costa desertica passando per le cime innevate delle Ande. A Lima facciamo un giro a Larcomar e rientriamo in Hotel.

18/08 Giovedì LIMA-BONAIRE
Sveglia alle ore 8.00.
Decidiamo di prendere un taxi (al costo di 7 Sol) per recarci al Parque de la Leyende allo zoo (8,5 Sol a testa). Il parco zoologico e’ suddiviso in tre fasce: costa, Ande e selva in modo da poter conoscere i diversi tipi di flora e fauna esistenti in Peru’ ed ammiriamo giaguari, tigrilli, anaconde, bradipi, condor, puma, vigogne, pinguini, leoni marini, pellicani, ecc. Pur trattandosi di uno zoo e’ veramente ben strutturato. Rientriamo a Miraflores con il taxi (8 Sol). Decidiamo di fare l’ultimo pranzo con ceviche e riso ai frutti di mare, bevendo l’ultima Inka Kola e birra cusquena (30 Sol in tutto). Ci fermiamo davanti ad una panetteria con le sedie all’interno e ordiniamo 2 fette di torta (3,5 Sol). Partiamo per l’aeroporto alle ore 16.30 ed arrivati paghiamo le solite tasse aeroportuali, ma questa volta internazionali (95 Sol a testa). Il volo per Amsterdam parte alle ore 20.25 via Bonaire. Arriviamo a Bonaire a mezzanotte, scendiamo per un’ora di scalo. Il gate e’ pieno di polizia olandese, fermano un ragazzo che era sul nostro aeromobile, gli chiedono di mostrare i documenti e poi gli fanno aprire la bocca e tirare fuori la lingua e lo portano in un’altra stanza, lui ritorna da solo e si va a sedere in un posto un po’ nascosto, i poliziotti lo ricercano, uno ha i guanti, lo riportano nella stanza. Noi nel frattempo risaliamo sull’aereo che ritarda a partire, entrano i poliziotti con quel ragazzo e gli fanno prelevare il bagaglio a mano e scendono dall’aereo, sale una ragazza in tutta fretta (l’avranno trattenuta il giorno prima?), il ragazzo non sale più a bordo e l’aereo decolla.

19/08 Venerdì BONAIRE-AMSTERDAM-MILANO
Arriviamo ad Amsterdam alle ore 17.45.
Il gate e’ pieno di poliziotti con il cane a seguito che sembra impazzito. Ogni persona fiutata dal cane viene portata in una stanza a parte. C’è subito un posto di blocco, controllano i documenti, hanno una lista di nomi (saranno tutti gli amici del ragazzo rimasto a Bonaire?) e trattengono delle persone. Dopo 200 metri c’è il normale controllo dei documenti, un poliziotto mi salta quasi addosso, stava mangiando un panino ma è stato chiamato probabilmente con un pulsante nascosto, preleva una signora extracomunitaria con una bambina. Prendiamo l’aereo per Milano, stanno caricando i bagagli, un poliziotto ha una lista di nomi e preleva due valige e le porta via (probabilmente sono delle persone trattenute in dogana). Finalmente arriviamo a Milano Malpensa alle ore 21.45, ritiriamo i nostri bagagli e prendiamo il pulmino che ci porta al parcheggio. L’auto dopo tre settimane non parte, serviranno i cavi ed all’una del mattino del sabato siamo a casa.

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