Poesie sul Moleskine

di Salvatore Romano – 

Everest, Tibet – Settembre

Ti ho visto
dio delle montagne
sasso più alto del mondo
lanciato a stordire
un azzurro vicino allo spazio
Ho visto nuvole
di eternità incollata alle loro dita accarezzarti
prendersi cura di te
nasconderti o offrirti
per stupire
e gridare al miracolo
Immane magico immobile
bianco di millenni
e nero come le tue pietre
i tuoi misteri
i tuoi uomini
scavati come i tuoi fianchi
a tua immagine
dal vento forte e duro
che gli scagli
a piene mani

Monte Nemrut, Turchia – Settembre 2009



Ho preso un monte e ci sono salito
e sopra c’era il vento e la magia dei secoli
c’era un deserto che è al centro del mondo
c’era un mondo che è al centro dell’uomo
c’era un uomo che entrava e usciva
incomprensibilmente
dal tempo
Ho tirato fuori dai miei polmoni
le impalcature di un mondo quadrato
e ho inspirato
meticolosamente magicamente umilmente
un vortice di attimi nel mezzo dell’universo
la storia
i soli e le lune
e il mondo che gira
con una consistenza azzurra
attorno alle domande che restano nell’aria
quel monte è un tempio
quel tempio è un uomo
quell’uomo è un dio
che costruisce giorni
e notti e stagioni
infiniti
e mi rimanda
insieme alla polvere e alle pietre
il pensiero che io
come tutti gli uomini
sono sempre esistito
senza saperlo
consecutivamente

Yemen 2005

Che stupore è mai questo
per questa terra
di liquida asprezza
e dolce
leggera antica
semplice come la polvere
misteriosa
come le stelle
Ho visitato
neri aquiloni di bellezza
e letto
in occhi nascosti
come ascolta e si ritrae
accoglie e rimanda
prega osserva cattura
Questa terra
che non è terra
ma fango crepe striature
rughe dei secoli
conflitto atteso
pazienza
pensiero
Manca un poeta
a queste sponde
che non sia marinaio
che non abbia viaggiato
che non abbia capito
E a questi fanciulli distanti
a queste donne
di fiati nascosti
a questi uomini
che osservano e accolgono
io do il benvenuto
purchè non ci seguano
e rimangano ad ascoltare

India 2001

Siamo tornati dai deserti del nord
dalle preghiere colorate di sari
dai sorrisi delle donne
e dei bambini
più curiosi delle nostre macchine fotografiche
e con occhi più belli
Di nuovo a casa
dopo esserci persi
in un tramonto liquido e incantato
più forte della nostra anima
di turisti cammellati a forza
e capace di gettare
polvere e sabbia
sulle nostre meraviglie
A noi
testimoni obbligati di riti diversi
sono bastati
pochi fiumi
e un’acqua di cenere e stracci
per finire di non capire
ciò che non abbiamo mai saputo
Ho salutato un antico desiderio
e un viaggio diverso
poi
gli occhi in tasca
e ritornare

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