Frammento da un viaggio a Nord Est

di Emilio Locatelli
….E mi ritrovo al termine di una densa e tormentata giornata stressante, dentro una stanza, a dir poco modesta, di una casa rustica del paese polacco di Bialowieza che somiglia alla versione naiv di una casa americana della provincia, di quelle che si vedono nei telefilm…Pareti di listelli bianchi sagomati, finestre bianche esternamente screpolate e un giardino minuscolo ma delizioso tutt’attorno. La richiesta della padrona e’ di 95 Zloty per 3 giorni di soggiorno, poco piu’ di 20 euro. Accetto senza indugio. La padrona e’ una tipica vecchia zia d’altri tempi, che canta durante le faccende e urla alla nipotina la quale, ospite con la famiglia, appare vestita come si conviene ad un personaggio delle fiabe, con abitino rosso fuoco e calzamaglia bianca a disegni di pupazzi. Si aggira salterellando qua e la’ come se fosse finta. Unico richiamo all’ambiente circostante della foresta e’ un palco di corna di cervo di mezza eta’ appeso alla parete sopra il mio divano letto, opera di dubbia ingegneria. Sarei tentato di credere che questa casa sia un cosiddetto “non luogo”, una vacanza dalla ragione comune nell’aria balsamica di conifera che filtra dalle ampie fessure degli infissi. E in questo non luogo di una regione polacca del nord est (il Podlaskie) che in fondo non ha mai avuto una duratura appartenenza geo-politica, abitera’ per tre giorni, salvo imprevisti, un “non individuo”, cioe’ colui che sta a suo agio in ogni dove come pure in nessun posto. E che di li’ a poco si imbatte in un altro strano presonaggio di nazionalita’ indigena che si aggira sula sua due ruote stracarica vestito da biliotecario in libera uscita per pausa pranzo e mostra doti di intelligenza e saggezza non comuni nel nostro mondo giovanile occidentale. Sostiene che la fatica ciclistica sia un fatto mentale, non reale, ed il suo fisico esile lo dimostra.

Il mio arrivo a Bialowieza segue ad un trasferimento agevole su strade rettilinee e veloci, strade da 100 km/h. Traversando paesi agricoli che non sono affatto mete turistiche…e la gente ti scruta come un alieno naufragato per caso. Deprimente il chiosco nel centro di accoglienza al margine della zona protetta, pur ricca di bei monumenti.
Il rumore di fondo del cottage al civico 71 comincia a darmi sui nervi. Non ho neppure la soddisfazione di capire e assaporare le solite banalita’ che si scambiano gli adulti con una nipotina e che ti sembrano rassicuranti e piacevoli quasi come una colonna sonora della campagna. E ogni tanto mi sovviene il ricordo della visita al lager di Lublin, che ho abbandonato prima del dovuto sotto uno scroscio di pioggia abbracciando un’ esile corpo di fanciulla (la guida interprete) che stonava in quel posto come un fiore di campo dallo stelo sottile in un letamaio a cielo aperto.
Ora lancio uno sguardo fuori dalla finestra e scorgo un cielo azzurro carico a fare da sfondo a nuvole bianche, le solite, che pero’ qui’ appaiono come irreali.
Anche oggi la giornata inizia all’insegna del sole, pero’ si guastera’ nel pomeriggio e infine terminera’ in clima sereno. la notte di sicuro siamo a circa 10 C.
Ancora una volta questi luoghi di turismo di massa presentano aspetti contrastanti. da una parte i servizi sono abbondanti, dall’altra carenti e occorre accontentarsi di cio’ che accettano i nostri piu’ sprovveduti connazionali oppure sperimentare cio’ che vive quotidianamente la parte piu’ povera della popolazione locale. Questo per dire che mi trovo reduce da una notte trascorsa su di un divano attrezzato con piumone sintetico e privo di regolamentari lenzuola…Quando accedo al bagno n. 1 scopro che manca lo spazio per potermi accomodare sull’asse del WC e devo recarmi al bagno n. 2 dove per lo meno posso espletare le operazioni basilari.

E ora non so dove sia possibile consumare una colazione accettabile, dato che scarseggiano i negozi e non posso neppure scaldare un beveraggio, essendo il mio fornello camping imprigionato nell’auto in sosta nel cortile…
Malgrado la tensione e l’ansia mattutine decido di partire per un giro ciclistico sul confine ovest della riserva e su di una MTB Lincoln mutilata del deragliatore anteriore parto speranzoso dalla sede del PTTK. Attraverso dapprima una secondaria asfaltata, poi una sterrata sud-nord che mi conduce al villaggio di Narewka, dove trovansi una segheria, un paio di minuscole botteghe ed un chiosco dove servono fantastiche derrate locali, come pesce e zuppe aromatiche. La pioggerella diventa diluvio e ricovero la mia carcassa gia’ stanca insieme alla Lincoln mutilata sotto il tetto della pregevole saletta, in cui tre poiane impagliate scrutano intorno da un trespolo saldato alle travi sotto il colmo…. (quando i poveri componenti di un locale non creano squallore ma una indefinibile armonia rurale in sintonia con la foresta) E non gradisco sapere che Goering e Galeazzo Ciano hanno affiancato le loro sozze orme a quelle di alci, cervi, volpi, lupi e bisonti e daini in questi luoghi.
Quando il diluvio cessa si prosegue verso est, transitando da un grazioso villaggio con bisonti finti del parchetto locale, costruiti mirabilmente con listelli di legno, e un giardino botanico su cui vigila una statua lignea che rappresenta, forse, una antropomorfizzazione della foresta oppure la compenetrazione dell’uomo e della natura. La fauna avicola qui e’ numerosa ed emette richiami ad alto volume sonoro.



Lasciata quell’oasi di pace inizia la marcia verso sud-ovest e , seguendo un segnavia colorato, iniziano anche i guai….Credendo di dirigermi a sud sono indotto a compiere un percorso contorto che conduce ad una zona interna della foresta, ove si trova una stazione di baitoni in legno circondata da palizzata. Raro trovare luoghi piu’ desolati. Nessuna presenza umana puo’ confortarmi circa la direzione da prendere in quel labirinto di sterrate, tracce di strada gippabile su fondo erboso, sentieri larghi che si perdono nella selva promordiale. La mappa 80.000 che ho in dotazione non risulta completa e cerco di orientarmi con la sola bussola. Il terreno imbevuto d’acqua e sabbioso rallenta l’avanzata della Lincoln mutilata e il mio ginocchio sinistro sovraffaticato da’ segni di cedimento. Traverso minuscoli rivoli di acqua scura e stagnante, che collegano esigui acquitrini coperti da uno strato di foglie galleggianti color verde chiaro. Qua e la’, nella macchia, carcasse d’albero in processo di decomposizione e anche strani relitti di legno che si ergono talvolta con sembianze di animale accovacciato…La foresta non si mostra interamente ma si intuiscono le presenze che ospita…. una poiana mi si para innanzi a volo radente.

Faticosamente, alternando tratti a piedi e pedalata, riesco ad evadere da quel labirinto lussureggiante e arrivo ad una stazione di allevamento bovino. Una famiglia contadina mi rifornisce di acqua e mi conduce ad una giovane che si presenta maneggiando i finimenti di un cavallo. Parla inglese ed e’ esperta dei percorsi forestali. Con le sue indicazioni posso ritornare a Narewka e ripresentarmi al medesimo pub-ristorante della sosta mattutina. Sono ormai le 8 di sera e dubito di rientrare ad un’ora decente.
Mi viene quindi servita una cena squisita di polpette rustiche di carne, verdure cotte, patate e una birra locale sublime. I gestori, poi, soddisfano sbigottiti la mia richiesta di ricevere una colazione mattutina fuori orario e sul tavolo compare pane affettato, marmellata, la ricotta locale aromatizzata con erbe particolari,una noce di burro e una tazza di caffe’ d’orzo! La figlia dell’oste tenta di comunicare qualche battuta ma il dialogo avviene solo a sguardi, i miei di desiderio, i suoi di curiosita’ mista a compassione. La marcia riprende verso Bialowieza, non funestata da incidenti ulteriori. Sta calando l’imbrunire, lentamente i contorni si fanno piu’ indefiniti, la luce del cielo ancora luminoso filtra irregolarmente, ostacolata dai due muri di vegetazione sui lati della strada…e la strada e’ piena di buche inondate d’acqua traslucida.

Transito da una proprieta’ abitata che intuisco in distanza scorgendo le braci accese di una casa recente. Verso le 10 cala il quasi buio del Nord e non posso neppure consultare la bussola. Uno strato di foschia galleggia sulle radure e vedo la sagoma della cima dei covoni di fieno, che qui sono montati su di una intelaiatura piramidale. Nel cielo brillano poche stelle e la luna piena splende. La notte, alla Tropinka, la mia gamba sinistra restera’ paralizzata per qualche tempo e poi , a fatica, riusciro’ a distenderla. Sono assalito da violenti brividi febrili. Intanto fuori si scatena un nuovo temporale con fulmini lontani. E ci si ritrova all’alba in pessime condizioni di salute, ad inventare una nuova giornata polacca….

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