Quadro estemporaneo del Messico

Messico… Questa parola mi era sempre suonata bene: mi soffermavo sulla esse delle due lettere centrali. Ssssss. e poi quando concludevo con la “o “subito mi sembrava che le onde del mare, giunte sulla spiaggia si ritirassero verso il grande mare… oooooo… Messico… Da ragazzina avevo conservato un Meridiani di mio fratello: mi ero immaginata come potesse essere arrampicarsi sugli alberi di quella grande foresta, stando attenta a non perdersi (o perdendosi per sempre?) perché potevo spaventarmi se, spuntando dalla cima di un albero per tentare di andare verso il ramo di un altro, sbucasse dalle fronde una di quelle grosse facce minacciose di pietra. Con gli occhi spalancati ma senza pupille, sembrano vedano tutto anche se non capisci se stanno guardando te o qualcun altro. Sembra stiano per dire qualcosa perché hanno la bocca socchiusa, forse vorrebbero ma non ne hanno il coraggio.

Guardano e non guardano, dicono e non dicono, comunque sono enormi, molto più grandi di te e se volessero dire qualcosa o urlare pensi che le tue orecchie ed i tuoi occhi non sarebbero abbastanza per vederli, sentirli, capirli…

E se loro ti fanno impressione per l’espressione delle loro facce probabilmente le loro case (i templi) ti spaventerebbero per le dimensioni…. Forse troppo grandi anche per loro… Dall’ alto dei gradoni delle loro case chissà cosa avrebbero visto con quegli occhi enormi che si ritrovano… Forse è proprio perché vedevano troppo che si sono cavati gli occhi ed ora hanno due buchi, forse non potevano sopportare di vedere lo sterminio del loro popolo, e le bocche sono mute in quell’espressione che sta per dire qualcosa, per annunciare il disastro, la fine, il sangue….

Insomma le grosse maschere mi facevano paura, forse non mi avrebbero spaventato di giorno ma la notte, quando anche gli animali della foresta sono a dormire e si sente da lontano solo il verso di qualche uccello notturno, beh in quel momento non mi sarebbe proprio piaciuto trovarmi di fronte a una di queste sculture…



Autan, due confezioni aveva comprato mio fratello e la crema solare per poi cospargersene nella stanza in ombra con le tende tirate… ma sarà meglio mettere l’autan o la crema solare??? Mah, dipende se temi di più il sole o le zanzare, diciamo che mettendo l’autan c’è la possibilità che anche il sole si rifiuti di posarsi su di te per via della puzza che emana la tua pelle…..

I miei sogni sul Messico sapevano di sabbia, mare ed autan…Erano caldi come il sole e freddi come la pietra… Rassicuranti come il deserto e inquietanti come due occhi cavi e una bocca semi-aperta…Sono enormi come le case degli dei in pietra.

“Il Messico è sette volte l’Italia” , così mi sembrava fosse per tutto quello che c’era là…. Animali grandi, foreste e deserti infiniti… Risate lunghissime dei cordiali messicani che mio fratello ha fotografato…

E i colori… “I messicani hanno inventato tanti nuovi colori” colori di cui io non sapevo l’esistenza, ecco cosa pensavo. Le fotografie dei mercati si sovrappongono ai braccialetti in cui mille fili d’arcobaleno s’intrecciano e formano un piccolo quadro dal tracciato regolare, geometrico… M’ immagino queste donne sorridenti e rugose con un piccolo telaio ed i colori presi dalla tavolozza che inventano un nuovo arcobaleno per far sorridere i loro piccoli…. Quello che penso ora e che pensavo allora s’intrecciano, credo siano la stessa cosa…

Il verde delle foreste, l’arcobaleno dei mercati, il verde del mare, il grigio freddo della pietra…. Terra da attraversare a piedi scoprendo durante il cammino i paesaggi i più diversi: dal mare, alla foresta al deserto… Blu, marrone, bianco…”

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